Che vergogna. Un pubblico ministero chiede la condanna del capo del
governo Silvio Berlusconi per gravissimi reati, compresa la corruzione
di giudici. Ed ecco che schiere di politici insorgono non solo a difesa
dell’accusato – che ha già nel processo i suoi difenssori – ma per
accusare il pubblico ministero di ‘persecuzione’ e ‘accanimento’.
Tra questi anomali difensori si distinguono ministri in carica.
Se è persecutorio chi sostiene l’accusa, cosa sarebbe il giudice
che condannasse? E allora, come farà il tribunale a giudicare se
è intimidato da questo coro di potenti? La minaccia d’essere considerati
persecutori è efficace: il nuovo ordinamento giudiziario in via
di approvazione dà ampi poteri all’esecutivo nella carriera dei
magistrati, li sottopone a una iniziativa disciplinare nella quale il ministro
ha un ruolo assai influente in tutta la procedura. Il governo considererebbe
il tribunale che condanna ‘ persecutore” accanito. Quel Tribunale non è
più libero.
Il Paese tace e giace, semiasservito. Abituato alle leggi che il
primo ministro si è fatto o fatto fare per garantirsi l’impunità.
Qualcuno legge con orgoglio che Berlusconi è tra i primi quattro
uomini più potenti del mondo: masochisti. Nella graduatoria ci sarebbe
stato un tempo anche Mussolini. Di quella potenza fa parte l’immunità
dalla giustizia che invece obbliga i comuni cittadini, dei quali una buona
parte gode però di stare sotto
il tallone del nuovo padrone.
Invece di chiedersi, arrovellarsi sul quesito: il capo del governo
italiano è un malfattore o no? Ha davvero corrotto i giudici? Ha
mentito? Come fare per saperlo se i giudici sono intimiditi? Se colpevole,
dovrà andarsene immediatamente o no? Che cosa dicono le nostre coscienze,
il nostro orgoglio, che cosa dice il mondo? No, non è questo il
tormento. Anzi non c’è palesemente tormento. L’informazione conformista
si aggrava.
Una cospicua parte della stampa tace e non commenta con il pretesto
del signorile distacco, della volontà di ‘non fare politica’ mentre
qui si tratta di mantenere libertà e decenza.
L’Italia che segue la storia di Borsellino e si commuove, solo in
piccola parte si occupa della presenza mafiosa o del potere che corrompe
e minaccia. L’Italia che si commuoverebbe a un bel film su Ambrosoli continua
ad assistere al progressivo attuarsi del programma della P2, che precedeva
in sostanza ciò che ora dicono le riforme della Costituzione e dell’ordinamento
giudiziario. Che vergogna, l’Italia vile di questi anni, nella quale una
parte dell’opposizione politica si occupa di non inquietare il cinismo
scambiato per moderatismo (si può essere moderati su temi politici,
economici e sociali, ma che significa esserlo sui fondamenti della democrazia
liberale?). L’opposizione civile e morale è solo una minoranza,
robusta, viva, ma minoranza. Se credevamo che la Costituzione e la sua
civiltà fossero davvero l’ossatura e il costume di un nuovo grande
paese, ci siamo sbagliati.
E allora, quando Berlusconi replica alla requisitoria che lo riguarda
come imputato dicendo che essa conferma l’esigenza della riforma dell’ordinamento
giudiziario, ammette di essere un dittatore. Di natura mediativa, più
morbida, però sempre sciolto dalle leggi. Si deve fare la riforma
perchè io sono imputato e vengo accusato di un crimine: lo Stato
sono io, io cambio le leggi che mi vorrebbero chiamare a rispondere. Siamo
tornati indietro di secoli. E subiamo. Buona parte dei giornali più
diffusi non commenta per fiacchezza e per non perdere lettori tra gli strani
‘moderati’ disposti al nuovo capo. Una corte di ruffiani fa il coro che
gli dà ragione. Che vergogna.
![]() |