

Di Simona Caruso e MariaPaparo
Comitato 25 aprile Siracusa
Quando siamo immerse
nel corteo di studenti, la maggior parte di loro adolescenti e preadolescenti
di scuola media inferiore e media superiore, al primo impatto ci sembra
di essere ormai troppo cresciute per certe cose, e ci ritroviamo a pronunciare
le stesse identiche parole pronunciate verso di noi dai ragazzi più
grandi quando avevamo poco più di 13 anni e popolavamo di baldoria
e striscioni le piazze delle nostre città. Insomma, sarà
anche vero che per alcuni le manifestazioni sono scampagnate scolastiche
dove si danza, si suona, si parla di fidanzate, storie, di professori insopportabili,
si urlano slogan con rime mai riportate sui giornali; sarà anche
vero che per alcuni non importa sapere, basta fare presenza e quanto più
confusione, ma, basta un attimo e ci rendiamo conto che non è sempre
vero ciò che si pensa dei manifestanti, che in fondo se sono li
e non hanno pensato di stare a casa a dormire o fare shopping o vedere
altro, altrove, è perché un po’ (ma a
volte tanto) ci credono, perché qualcosa chiamata responsabilità
e partecipazione nasce in loro a piccole dosi. Basta un attimo e ci rendiamo
conto che poi, in fondo, non siamo così
tanto cresciute, e dall’ ”alto” dei nostri 22 e 27 anni, ci uniamo a loro.



Quando scende la delegazione
che era salita dal Prefetto, Maria rapisce
al volo Mario Cicala che esce dal portone, è l’ex rappresentante
della Facoltà di Lettere e Filosofia, ex solo perché ambisce
a una responsabilità maggiore, e considerando che fa il pendolare
ed è un ragazzo con non più di 24 anni, tutto questo è
più che ammirabile. Ci dice che il Prefetto li ha ascoltati per
un ora e ha “promesso”che quanto detto verrà comunicato alla Presidenza
del Consiglio (la stessa che ci mandava gli SMS!).I problemi nati dalla
riforma Moratti sono reali e incidono negativamente
su una cosa poco conosciuta fino a qualche tempo fa in Italia: l’istruzione.
Dai tagli alla spesa pubblica ne consegue un aumento delle nostre spese,
il diritto allo studio viene progressivamente ostacolato, ragazzini che
a 13 anni sono costretti a scegliere cosa ne sarà della loro vita
(e già difficile per noi che ne abbiamo un tantino di più)
quando già è tutto abbastanza complicato e la scuola non
aiuta di certo, così sarebbe giusto inoltrare l’obbligo scolastico
a 16 e poi 18 anni.
Scriviamo e immortaliamo
tutto quello che ci sembra rappresentare questa giornata:
ragazze che sorridono
attorno ad un tamburo
-Claudio
e il suo cartellone
-Andrea
della sinistra giovanile e un suo amico che reggono un volantino –che ha
per titolo “CANCELLIAMO LA MORATTI”
-Il portone della Provincia
e le lettere che ne compongono il nome.
(Quando chiediamo al
poliziotto davanti al portone chi c’è al primo piano per poter fotografare
meglio dall’alto, mi spiega “Qui sono tutti uffici pubblici” Ed io rispondo
“Quindi posso starci anch’io”
Lui ride, peccato che la
mia deduzione non era una battuta).

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