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L’idea che pare possa affascinare
il presidente la ipotizza Vincenzo Migliucci: «Questo Parlamento
per la prima volta nella storia della Repubblica ha l’occasione di “farsi”
ricordare come quello che ha approvato una legge di iniziativa popolare».
Ora serve una mossa di peso:
il Senato – chiedono i rappresentanti dei movimenti – approva la moratoria
per la privatizzazione dell’acqua.
Come ha già fatto l’aula
della Camera. Anche per questo motivo, il movimento per l’acqua come bene
pubblico lavorerà in tre direzioni: una grande manifestazione a
ottobre per tenere alta l’attenzione sul principio che l’acqua è
un bene comune,
la pressione a governo e Parlamento
perché anche al Senato sia approvata la moratoria dei processi di
privatizzazione della gestione dell’acqua come è già avvenuto
a Montecitorio e infine l’iniziativa di alcuni parlamentari di «inserire
alcuni principi della proposta di legge popolare – spiega Walter Mancini
– nel processo di modifica del decreto ambientale».
Cosa inimmaginabile appena sei
anni fa, come spiega Emilio Molinari: «Adesso però possiamo
dire di essere riusciti a sensibilizzare i cittadini – chiarisce – e a
condizionare l’agenda politica nazionale».
Anche sui territori è cresciuta l’attenzione. Corrado Oddi spiega infatti che, grazie al lavoro svolto capillarmente dai comitati in tutta Italia, la campagna “acqua bene comune” ha intercettato tante vertenze territoriali «che sono molto forti e che sosteniamo».
Dopo le parole è il momento
del brindisi. E di Tonino Mancino, battagliero rappresentante del foro
contadino,
che mostra a favore di telecamera
una bottiglia d’acqua con un’etichetta che fa il verso a una famosa marca.
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