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CORTEO concentramento Piazza Croci Contro Chiesa e stato Per la libertà delle donne di decidere del proprio corpo ORE 20.00 Palermo
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| 29 feb 2008, 00.00
DI ABORTO NON SI DISCUTE 26 febbraio 2008| Nell’ultimo mese abbiamo assistito ad un’escalation di prese di posizione e pontificie dichiarazioni riguardo al tema della vita: prima la provocatoria proposta di Giuliana Ferrara di una moratoria sull’aborto prima e della nascita di un partito “provita” poi, in seguito il documento dei medici delle università romane (quegli stessi medici obiettori che da anni attuano il loro lavoro di sabotaggio alla libertà decisionale della donna in tema di maternità), ancora le ennesime dichiarazioni del papa sul diritto alla vita. Naturalmente i vertici delle istituzioni ecclesiastiche non hanno perso l’occasione di utilizzare le provocazioni di Ferrara per cercare di riaprire un dibattito politico sulla Legge 194, legge che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Il Papa, il cardinale Bagnasco e l’immancabile Ruini, hanno espresso giudizi positivi sulla proposta di moratoria, invitando tutte le buone coscienze a riflettere sul carattere sacro della vita umana e sull’importanza di tutelare la cosiddetta “vita del nascituro”. Tutta l’area cattolica sembra più che mai impegnata in una crociata etica su questi temi: si attaccano a questioni minimali, una settimana o meno come limite per l’aborto terapeutico, per portare avanti la missione affidatagli da dio circa 2000 anni fa: il riconoscimento della donna come incubatrice di vita e poco più. Dove il “poco più” riguarda gli obblighi di madre dopo la nascita del bambino. A limite del farsesco risulta il loro farneticare dei nuovi metodi che la scienza offrirebbe oggi per poter far sopravvivere un feto nato prima delle fatidiche 24 settimane. Quello che non viene però mai ricordato in tutta la vetrina mediatica creata dal fronte cattolico è che non è semplice interrompere una gravidanza dopo il terzo mese ed è possibile solo in caso di gravissime malformazioni del feto come la mancanza di organi vitali o nel caso di grave pericolo per la donna. Non si può certo accusare di omicidio una madre che non se la sente di portare a termine una gravidanza che si concluderà con la morte di un bambino entro i primi anni, se non mesi, della sua vita. Non si può parlare di eugenetica quando la scienza medica si ferma di fronte all’inevitabilità di un’esistenza infelice. Il dibattito ha preso piede sui giornali, all’interno dei talkshow televisivi. Fortunatamente se ne parla e se ne discute molto anche tra la gente, tra le donne e gli uomini di ogni età, che percepiscono la gravità degli attacchi che la nostra libertà sta ricevendo. Dopo quanto accaduto a Silvana, la donna che a Napoli è stata sottoposta ad interrogatorio dalla polizia dopo aver subito un aborto terapeutico, molte donne e molti uomini sono scesi in piazza per protestare contro il clima che si sta creando intorno a queste delicate questioni. Ora che siamo entrati nel vivo della campagna elettorale, lo scontro non potrà che inasprirsi e di conseguenza la necessità di difendersi dagli attacchi, ma anche e soprattutto di rivendicare con forza il nostro diritto all’autodeterminazione, si farà sempre più concreta e urgente. La discussione è accesa,
il dibattito è aperto,
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