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Operazione D. “Come si è tentato di incastrare Berlusconi attraverso la D’Addario” Panorama.it italia C’è un’altra storia da raccontare su Patrizia D’Addario e sull’affaire che ha coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Una storia che sta scrivendo, in gran segreto, la procura della Repubblica di Bari. È bastato poco al suo capo, Antonio Laudati,
giunto alla guida degli inquirenti del capoluogo pugliese nel settembre
scorso, per capire che la vicenda della escort approdata nell’autunno 2008,
con registratore annesso, a Palazzo Grazioli, residenza del premier, meritava
di essere approfondita.
Da quanto Panorama è in grado di ricostruire, da qui a poco ci sarà un terremoto giudiziario destinato a minare nelle fondamenta il castello costruito intorno alle presunte rivelazioni di D’Addario e del suo mentore, l’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Al fascicolo, seguito direttamente da Laudati, lavorano anche i sostituti procuratori Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice. Si tratta di un fascicolo che tecnicamente va sotto la sigla di modello 21: vi sono cioè degli indagati e sono almeno una dozzina. Tra le persone finite sotto quella lente d’ingrandimento c’è sicuramente Patrizia D’Addario. Di più: la escort è il personaggio chiave. Impossibile conoscere i dettagli dell’inchiesta, ma
dalle strettissime maglie della rete di silenzio che per mesi l’ha ingabbiata
alcune informazioni trapelano. I magistrati si sono concentrati sulla genesi
del rapporto tra D’Addario e Tarantini. Hanno accertato che a presentarla
all’imprenditore barese fu l’ex socio Massimiliano Verdoscia, arrestato
in agosto per spaccio, che a sua volta conobbe la escort proprio per la
sua attività di prostituta.
Già, ma chi l’ha selezionata? Questo è
lo snodo centrale dell’inchiesta in cui compaiono a vario titolo magistrati,
politici, giornalisti e professionisti della Bari che conta. A breve, nei
confronti di alcuni giudici che avrebbero partecipato a quello che appare
come un vero e proprio complotto ai danni del premier dovrebbe scattare
un procedimento parallelo che, secondo quanto stabilito dall’articolo 11
del Codice di procedura penale, sarà affidato alla procura di Lecce,
competente a indagare sulle toghe del capoluogo pugliese.
Fra gli attori del “complotto” su cui si stanno concentrando gli inquirenti guidati dal procuratore Laudati un ruolo non secondario lo avrebbero recitato alcuni giornalisti, ai quali sarebbero state passate notizie allo scopo di alimentare il clima a sostegno della tesi di D’Addario. Alcuni articoli sarebbero stati persino utilizzati per indirizzare le indagini. Ora la procura sta cercando i suggeritori di quelle cronache. Secondo quanto risulta a Panorama, il filone relativo alla fuga di notizie è prossimo alla conclusione e sarebbero già pronte le richieste di misure cautelari per diversi personaggi, compresi alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. Certo, non è facile districarsi nel labirinto del malaffare di Puglia. Perché i vari fascicoli d’indagine sono come vasi comunicanti che alcune volte si scambiano i fluidi contenuti. In una sorta di entropia velenosa. E così l’inchiesta D’Addario-fughe di notizie si mescola con quella sulle tangenti nella sanità: un procedimento in cui, dopo gli arresti di metà gennaio, fra gli altri, dell’avvocato Lea Cosentino, ex direttore generale dell’azienda sanitaria di Bari, e di Antonio Colella, in passato dirigente dell’area patrimonio della asl, e il coinvolgimento dell’ex vicepresidente regionale del Pd Sandro Frisullo, sono attesi tempestivi sviluppi. Infatti sono al vaglio del giudice per le indagini preliminari ulteriori provvedimenti restrittivi nei confronti di politici e imprenditori regionali. Ma torniamo al “complotto”. Su Patrizia D’Addario sono
state avviate da mesi analisi patrimoniali che hanno riservato non poche
sorprese. La escort, infatti, secondo le verifiche degli investigatori,
sarebbe risultata intestataria di numerosi conti correnti, direttamente
o attraverso prestanome. Nel corso di questi accertamenti sarebbero emersi
quelli che vengono definiti “elementi interessanti” nei confronti di alcuni
familiari di D’Addario.
Gli investigatori stanno valutando più ipotesi:
dalla creazione di una provvista in nero fino al pagamento di alcune mazzette
trasferite all’estero per conto di imprenditori o di politici. La documentazione
bancaria necessaria a definire i contorni di questa vicenda non è
ancora stata acquisita completamente, ma, per avere un quadro più
chiaro, non occorrerà attendere molto.
Per ingraziarsi il premier, Tarantini avrebbe investito
oltre 5 milioni di euro. Soldi spesi per cucirsi addosso l’immagine di
un giovane imprenditore facoltoso e credibile. Capace di sperperare mezzo
milione di euro in un mese per organizzare party e affittare una villa
in Sardegna, nei pressi della residenza estiva del Cavaliere, per ottenere
così di essergli presentato.
La corruzione si realizzerebbe attraverso l’erogazione
di questi particolarissimi “fringe benefit”: i politici, gli amministratori
non ricevono un compenso in denaro o beni, ma usufruiscono di favori soprattutto
di origine sessuale. Come avrebbe dimostrato proprio il filone della sanità
pugliese. Metodo che qualcuno ha cercato di replicare a livello nazionale,
puntando al “bersaglio grosso”: il presidente del Consiglio, Berlusconi.
E qui ci si addentra nella parte più delicata
dell’indagine. Chi sono, allora, i burattinai dell’affaire D’Addario? È
logico pensare, seguendo il ragionamento della procura, che questi vadano
ricercati nel campo avverso al Popolo della libertà.
L’obiettivo della tournée estera di D’Addario
altro non sarebbe se non fare da grancassa allo scandalo sessuale e ridicolizzare
oltreconfine Berlusconi. Insomma, sarebbe l’ultimo tassello di un piano
architettato sin dall’inizio per screditare l’immagine del premier.
Con una banda di cospiratori che avrebbe fabbricato falsi documenti con l’obiettivo d’inquinare l’inchiesta, usando come cinghia di trasmissione alcuni giornali. E il ruolo cruciale della stampa in questa vicenda è sottolineato dal retroscena della prima intervista di D’Addario: la donna sarebbe stata anche convinta a rinunciare all’accordo con il settimanale Oggi per essere indirizzata verso il Corriere della sera. La sua prima intervista esclusiva vi comparve il 17 giugno 2009. Sono quattro, in conclusione, i fronti giudiziari (tutti comunicanti) aperti a Bari: riguardano le presunte tangenti nel sistema sanitario regionale, le attività illecite di Gianpaolo Tarantini, la costruzione e la gestione dell’affaire D’Addario e le fughe di notizie legate alle deposizioni della escort e di altri protagonisti. Un tema, quest’ultimo, particolarmente curato da Laudati, che, coincidenza per nulla strana, il giorno del suo insediamento venne salutato dalla pubblicazione dei verbali riservati di Tarantini: accadeva il 9 settembre del 2009. Da allora diverse cose sono cambiate nella procura del capoluogo pugliese. E in molti, presto, se ne accorgeranno. (1 – continua)… |
Un complotto per la escort di
Berlusconi?
La escort barese Patrizia D’Addario e una dozzina
di persone (tra cui magistrati, politici e giornalisti) sarebbero indagate
dalla procura della Repubblica di Bari per «avere ordito un complotto
contro Berlusconi». Lo scrive il settimanale Panorama nel numero
in uscita oggi, del quale ha dato un’anticipazione. Secondo i risultati
dell’inchiesta – seguita personalmente dal procuratore, Antonio Laudati,
e alla quale sono applicati i pm Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice, scrive
il settimanale – D’Addario «sarebbe stata selezionata e successivamente
‘consegnata’ a Tarantini. Selezionata affinché portasse a termine
la missione di compromettere la reputazione del presidente del consiglio,
mettendolo politicamente in difficoltà». Panorama afferma
che «a breve, nei confronti di alcuni giudici che avrebbero partecipato
a quello che appare come un vero e proprio complotto ai danni del premier
dovrebbe scattare un procedimento parallelo» che sarà affidato
alla procura di Lecce. Nella vicenda «un ruolo non secondario lo
avrebbero recitato alcuni giornalisti, ai quali sarebbero state passate
notizie allo scopo di alimentare il clima a sostegno della tesi di D’Addario.
Alcuni articoli sarebbero stati persino utilizzati per indirizzare le indagini».
Il settimanale aggiunge che per questo filone «sarebbero già
pronte le richieste di misure cautelari per diversi personaggi, compresi
alcuni appartenenti alle forze dell’ordine». Al vaglio dell’inchiesta,
infine – sempre secondo quanto scrive Panorama – ci sono anche accertamenti
patrimoniali sulla D’Addario («sarebbe risultata intestataria di
numerosi conti correnti, direttamente o attraverso prestanome») e
in particolare «alcuni movimenti di denaro di entità rilevante»
come un trasferimento in Qatar nel febbraio 2008 di un milione e mezzo
di euro fatto ‘fisicamente’ dalla stessa escort.
Di tutt’altro avviso è la Procura di Bari che
afferma di non avere in corso alcuna indagine sull’esistenza di un ipotetico
complotto per compromettere la reputazione del premier, Silvio Berlusconi,
attraverso la escort Patrizia D’Addario. Lo riferiscono fonti giudiziarie
baresi, interpellate dopo l’anticipazione diffusa da Panorama del numero
in edicola domani. Le stesse fonti fanno quindi sapere che non vi sono,
tra gli altri, né magistrati né giornalisti che avrebbero
preso parte all’ipotetica missione affidata a D’Addario. Le uniche inchieste
in corso – viene evidenziato, ma il dato è noto da tempo – riguardano
le fughe di notizie del giugno scorso, relativa all’esistenza dell’indagine
sulla notte che Patrizia D’Addario afferma di aver trascorso a Palazzo
Grazioli assieme a Berlusconi; e quella scaturita dalla pubblicazione,
nel settembre 2009, dei verbali di interrogatorio di Gianpaolo Tarantini,
l’imprenditore barese che ha confermato di aver ingaggiato D’Addario e
altre ragazze e di averle inviate a feste organizzate nelle residenze private
del premier. Tarantini ha sempre spiegato – e le sue dichiarazioni sono
state finora ritenute attendibili dagli inquirenti – di aver ingaggiato
le donne per conquistare la simpatia del premier e ottenere vantaggi professionali
e personali. Riferendosi alle indagini per rivelazione del segreto d’ufficio,
in passato il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, ha
sempre affermato che intende «identificare e assicurare alla giustizia
i pubblici ufficiali che hanno consegnato ai giornalisti, che hanno fatto
solo il loro dovere», i verbali di interrogatorio (secretati) di
Tarantini. Quali siano gli sviluppi di questa indagine non è dato
sapere, ma viene escluso che siano in preparazione richieste cautelari
per i pubblici ufficiali coinvolti. Esiste anche, ma anche questo è
noto, un’indagine avviata dopo denunce presentate nei confronti della D’Addario.
Tra i denuncianti l’ex amante della donna, Giuseppe Barba, arrestato e
condannato dopo le dichiarazioni della escort barese. Uno dei filoni d’indagine
riguarda un presunto trasferimento a Dubai di circa 1,5 milioni di euro
fatto da D’Addario nel febbraio 2008. Su quest’ultimo episodio si sa –
perché lo ha detto Barba ai media nel settembre 2009 – che la escort
nascose la somma, composta da banconote da 500 euro, nella guepiere ed
ebbe come ricompensa diecimila euro.
| La carne è debole: il
premier sotto scacco
Una parola che evoca oscure trame e possibili vittime inconsapevoli. Rivelazioni. Informazioni sussurrate che diventano di pubblico dominio. Dossier per un ricatto. Una parola stampata in copertina da “Panorama”, settimanale di famiglia, sulla faccia di Patrizia D’Addario, la escort barese che ha registrato e raccontato il suo incontro con il Cavaliere sul lettone di Putin. Annuncia clamorose ricostruzioni il periodico berlusconiano su quello che è davvero stato il Grazioli-gate, la denuncia sostanziata da una iniziativa giudiziaria della Procura di Bari (che ha smentito) nei confronti nel clan variegato dei possibili partecipanti: giornalisti, politici, magistrati e, ovviamente, signore disinvolte e disponibili. Capaci, queste ultime, di colpire lì dov’è il punto debole del premier. L’attrazione per le donne, giovani o meno giovani, purché belle. La maxi cimiceTorna dunque d’attualità la tesi
del complotto. Fu una strada già percorsa all’inizio di questa storia
per cercare di trovare una giustificazione ad una debolezza che, riguardando
il capo del governo, sarebbe stato più opportuno venisse assecondata
con più accortezza. A ben ricordare, l’ombra delle spie si era già
allungata su palazzo Grazioli quando Berlusconi annunciò anni fa,
con un’enfasi eccessiva, di aver trovato nel suo studio una “cimice” dalle
dimensioni eccessive.
I viaggi del mistero Di domanda
in domanda si potrebbero ridurre al ridicolo le azioni di tutti gli 007
che hanno affollato i film di spionaggio in qualunque parte del globo fossero
ambientati. E sì, perché la D’Addario, sempre nella ricostruzione
del settimanale avrebbe compiuto un viaggio a Doha, capitale del Qatar,
per trasferire là una somma ingente. Mentre gli inquirenti starebbero
dedicando particolare attenzione al altri misteriosi viaggi «in Francia,
Spagna, Brasile, Gran Bretagna, Cina ed Emirati Arabi». Trasferte,
scrive sempre “Panorama” che sarebbero state gestite «da alcuni intermediari
internazionali, diretti a loro volta da politici italiani rimasti nell’ombra».
L’aspetto più inquietante dell’ipotesi avanzata a mezzo stampa è
proprio questo. Se dovesse essere verificato che notizie compromettenti
per il capo del governo italiano siano uscite dall’Italia e siano pervenute
a servizi segreti di altri Stati, anche di paesi potenzialmente ostili,
quale potrebbe essere la conseguenza logica? Che il premier è ricattabile.
Sull’onda di una debolezza personale. «A me sembra una cosa non credibile»,
dice Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, fino a qualche giorno
fa membro del Copasir. «un disegno che tende a sviare l’opinione
pubblica dal giudizio che si è formata sulla vicenda. Ma se le cose
stessero veramente così, e mi sbagliassi, si riaprirebbe la questione
della sicurezza del premier e della sua oggettiva ricattabilità».
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«Incontri e candidatura Ecco la mia verità» Patrizia D’Addario in lista alle Comunali Corriere della sera Fiorenza Sarzanini 17 giugno 2009 BARI — Patrizia D’Addario è candidata nelle liste di «La Puglia prima di tutto», schieramento inserito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni comunali a Bari. Ha partecipato alle prime settimane di campagna elettorale al fianco del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e degli altri politici in corsa per il Pdl. Ma adesso ha deciso di rinunciare perché vuole raccontare un’altra verità. La D’Addario ha cercato il Corriere e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione, trattandosi di una candidata alle amministrative. «Mi hanno messo in lista — afferma — perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che cosa è successo prima che decidessi di tirarmi indietro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più». Cominciamo dall’inizio. Quando sarebbe andata
a palazzo Grazioli?
Chi l’ha invitata?
Qual era la proposta?
E lei non ha pensato a uno scherzo?
Quindi è partita?
E poi?
Lei lo aveva mai incontrato prima?
Lei è tornata subito a Bari?
C’è qualcuno che può confermare questa
storia?
Che vuole dire?
Vuol dire che la notte delle presidenziali degli Stati
Uniti lei era con Berlusconi?
E che cosa è accaduto?
Si rende conto che lei sostiene di aver trascorso
una notte a palazzo Grazioli?
E come fa a dimostrare che siano reali?
Scusi, ma lei va agli incontri con il registratore?
E lei vuol far credere che non è stata controllata
prima di entrare nella residenza romana del premier?
E può anche provarlo?
A noi la sua versione sembra poco credibile…
E non si rende conto che questo è un ricatto?
Però lei non era in quella lista?
Quindi la candidatura alle Comunali è stata
un ripiego?
Perché?
Addirittura? Ma ha presentato denuncia?
È il motivo che adesso la spinge a raccontare
questa storia?
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