a) Con la nuova legge elettorale, proporzionale con sbarramento a livello plus premio di maggioranza uno e molteplice, mi troverò di fronte alla tragicomica parodia istituzionale della guerra di Bush; un Parlamento Preventivo, importatomi cioé da chi ha deciso e vuole il mio bene.
b) Più del 90% del Parlamento – l’Assemblea dei rappresentanti del popolo, il fondamento necessario anche se non sufficiente di ogni democrazia – è stato già nominato da una microarchia di partito, naturalmente non eletta da nessuno. Il fondamento sta in alto. Assistiamo al Primo Effetto Paradossale: il Rovesciamento Radicale della Fonte del Potere. L’altro 10% circa del Parlamento sarà sì determinato variabilmente dal voto ma sempre all’interno di liste prestabilite dall’alto.
c) Mi troverò dunque di fronte a un Parlamento Preventivo che dal voto dei cittadini sarà semplicemente insediato, ma non configurato, con un atto meramente notarile. Nessuna effettuale libertà di elezione attiva, ma solo potere formale di insediamento.
d) I cittadini eleggeranno invece, insediando il Parlamento Preventivo, la coalizione prescelta a sostenere il governo, il quale tuttavia rispondendo a sua volta a un Parlamento nominato a maggioranza dalla stessa coalizione, produrrà il Secondo Effetto Paradossale: il Circolo Vizioso del Potere.
e) Questo circolo vizioso ha ricevuto e riceve il suo movimento rotatorio dalla coalizione dei partiti. Formalmente (ma solo virtualmente) i cittadini iscritti ai partiti – e unicamente in quanto tali, attraverso cioè le istanze e le sedi proprie dei partiti – possono incidere sulla configurazione del Parlamento. Gli altri no.
f) Dunque, sempre rispetto al Parlamento, se già l’elettorato passivo è, se non formalmente, sostanzialmente riservato agli iscritti ai partiti o ai loro entourages, l’elettorato attivo è formalmente (ma solo virtualmente) riservato in esclusiva agli iscritti ai partiti. Di fatto è riservato alle microcrazie,o, come dice bene una volta tanto Baget Bozzo, alle partitinocrazie.
g) Si perfeziona in questo modo un evidente vulnus costituzionale che produce una patente e radicale disparità democratica: gli iscritti ai partiti, quali cittadini maggiori, sono dotati di potere formale di delega parlamentare, gli altri no. Gli altri, veri e propri cittadini minori, hanno solo il potere, come si diceva, di insediare il Parlamento, e di configurarne più o meno un dieci % variabile ma già prefigurato.
h) In seguito a tale scempio nascono altri paradossi: poiché un parlamentare è stato nominato dalla coalizione o dal partito, non solo i cittadini non sanno chi è, cosa ha fatto, cosa farà o comunque cosa è capace di fare, ma non sanno letteralmente a chi rivolgersi per le loro istanze. È vero che anche nella precedente procedura elettorale la territorialità del candidato era spesso non rispettata, tuttavia la campagna elettorale aveva consentito l’autopresentazione pubblica e quindi la connotazione dei candidati. I cittadini dovranno rivolgersi ai partiti (ma a chi?) o alla coalizione (ma a chi?). L’assenza costituzionale di vincolo di mandato si è trasformata in assenza di ogni vincolo versus i cittadini e in vincolo di mandato rigido versus le segreterie di partito.
i) Sarebbe elegante che i partiti costituissero degli Uffici Competenti ad Assumersi le Responsabilità delle Nomine Parlamentari (UCARNP), con persone in carne ed ossa in grado di rispondere dei comportamenti parlamentari degli insediati. Ora il carattere grottesco di questa proposta è evidentemente null’altro che il sintomo paradossale del carattere sinistramente grottesco di questa legge elettorale.
j) Come cittadino che non può
avvalersi di questo improbabile Ufficio sono destinato dunque nel silenzio
dell’impotenza formale e materiale ad una scelta obbligata fra tre opzioni:
1) ad iscrivermi finalmente ad un partito; 2) ad attivarmi soggettivamente
nella politica minore del fai da te; 3) a farmi i fatti miei per 5 anni
aspettando le prossime elezioni che, in mancanza di modifiche della legge
elettorale mi vedranno galleggiare boccheggiando nella stessa situazione:
Terzo Effetto Paradossale che ingloba i primi due: Disperazione Democratica
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