Sprofonda il made in Italy nel 2005, anno nero dell’industria
 Va male la Fiat, ma va male anche il made in Italy, le scarpe di Della Valle, gli occhiali di Del Vecchio, le giacche di Armani. Tutta l’industria che non è stata ancora delocalizzata in paesi terzi, sprofonda. È proprio un anno nero il 2005 per l’economia produttiva italiana. I dati diffusi lunedì dall’Istat sono addirittura peggiori delle previsioni degli analisti. Si tratta di un dato medio, quello della produzione industriale, in calo dell’1,8 percento rispetto all’anno precedente. Ora, è vero che si è lavorato ben quattro giorni in meno tra domeniche e feste comandate, ma anche con questa correzione si tratta di una pesante battuta d’arresto: meno 0,8 percento. Il dato peggiore dall’anno Duemila in termini grezzi, cioè al lordo dei giorni di ferie in più, e comunque il peggiore dell’ultimo triennio.

L’unico valore con il segno più è quello legato al caro greggio e all’aumento del consumo di energia (la sua produzione ha avuto un’impennata del 4,2 percento). Ma poi hanno tutti il segno meno: l’indice di produzione di beni di consumo (2,4%), quello dei beni strumentali (1,5%) e quello dei beni intermedi (1,1%). Questo per i grandi raggruppamenti.

In rialzo nell’anno appena chiuso soltanto il comparto dell’energia
Mentre scendono calzature, abbigliamento, apparecchi elettrici
Istat, produzione -1,8% nel 2005 è il dato peggiore dal 2000 A dicembre -2,5%. Balzo degli autoveicoli: +27,5%

ROMA (13 febbraio 2006) – La produzione industriale del 2005 è diminuita dell’1,8 per cento rispetto all’anno precedente. Lo comunica l’Istat, precisando che il dato corretto per giorni lavorativi è – 0,8 per cento(nel 2005 ci sono stati quattro giorni lavorativi in meno rispetto al 2004). Si tratta del dato peggiore dal 2000 in termini grezzi e dal 2002 al netto dell’effetto dei giorni lavorativi.

A dicembre, l’Istat ha rilevato una diminuzione del 2,5 per cento rispetto a dicembre 2004. Lo stesso dato corretto per i giorni lavorativi si è tradotto in dicembre in un aumento del 3,5 per cento (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 22 di dicembre 2004). Rispetto a novembre, la produzione ha invece registrato un rialzo dell’1,2 per cento.

Nel confronto tra la media del 2005 e quella dell’anno precedente, l’unico raggruppamento che ha segnato una variazione positiva è quello dell’energia (più 4,2 per cento). Hanno presentato variazioni negative del 2,4 per cento i beni di consumo (meno 3,2 per cento i beni durevoli e meno 2,1 per cento i beni non durevoli), dell’1,5 per cento i beni strumentali e dell’1,1 per cento i beni intermedi.

In dettaglio, gli aumenti maggiori hanno interessato i settori dell’estrazione di minerali (più 7,3 per cento), delle raffinerie di petrolio (più 3,8 per cento) e dell’energia elettrica, gas e acqua (più 2,6 per cento).

Le diminuzioni più accentuate hanno riguardato i comparti delle pelli e calzature (meno 7,7 per cento), del tessile e abbigliamento (meno 6,5 per cento) e dei mezzi di trasporto e degli apparecchi elettrici e di precisione (entrambi meno 4,6 per cento).

In calo, nella media annua, anche la produzione di autoveicoli (- 4,2 per cento in termini grezzi e – 2,8 per cento il dato corretto per giorni lavorativi); sulla media d’anno nel 2005 la produzione di autovetture è calata del 12 per cento. Ma a dicembre si registra invece un fortissimo balzo in avanti: la produzione di autovetture è salita, rispetto allo stesso mese del 2004, del 27,5 per cento (dato grezzo). Per quanto riguarda gli autoveicoli, sullo stesso mese dell’anno precedente, la produzione è aumentata del 12,7 per cento in termini grezzi e del 25,2 per cento rispetto al dato corretto.