Foglio EStemporaneo

Mentre ci viene presentata una finanziaria che non ha alcun rispetto per i lavorato risiamo sottoposti al ricatto: se non dite sì a questo capestro torna al governo la destra. E allora? Per quanto schifo faccia la destra italiana, il centro-sinistra non sembra migliore quando si tratta di difendere gli interessi dei lavoratori.
Da troppo tempo siamo abituati a ragionare unicamente in termini di governo. Come se la società non contasse più niente sembra che ci possiamo chiedere soltanto chi cè al governo oggi chi ci sarà domani?
Ci farà  più male un governo amico o uno nemico?

Fin quando l’orizzonte è dominato dal dogma liberista e securitario, nessun governo sarà mai amico della società.
Credono di spaventarci: se cade Prodi torna Berlusconi, e in nome di questa paura ci vogliono far ingoiare qualsiasi infamia.
La decontribuzione delle ore straordinarie, la distruzione della scuola pubblica, il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori pubblici, il privilegio della rendita finanziaria cui è concesso di non pagare tasse, la mano libera sul lavoro precario, la distruzione del sistema pensionistico.

Smettiamo di farci trattare come dei bambini impauriti.
Il nostro problema non è chi sta al governo.
Chi sta al governo è comunque nemico dei lavoratori, dato che per andare al governo bisogna giurare fedeltà al sistema della guerra e dello sfruttamento.
Il nostro problema è l’autonomia sociale. Da troppo tempo la società non ha alcuna autonomia dal capitale. Il potere del capitale è diventato potere assoluto. Nessuna legge vale per il capitale, dato che il capitale è la legge. Questo è quel che si chiama deregulation.
Ma quando i lavoratori sono capaci di autoorganizzarsi, quando sono capaci di dire di no in maniera unitaria, quando imparano che la legge è contro di loro e non hanno paura di sfidare la legge, allora lassolutismo del capitale comincia a finire.

Quando i lavoratori capiscono che la competizione è un dogma senza fondamento, e che i parametri di compatibilità europea non sono le  tavole dei dieci comandamenti, ma un patto che ha come finalità la riduzione del costo del lavoro e l’aumento dei profitti, allora può iniziare una  nuova storia.
La storia di una società di uomini e di donne liberi dalla paura e dallossessione, capaci di dire no allimposizione dei ritmi di sfruttamento, capaci di organizzare la loro vita quotidiana senza subire il ricatto dellindebitamento e del consumismo.
La Finanziaria che vogliono imporci è la peggiore che si sia mai vista.
 Ci offrono qualche monetina di elemosina e ci tolgono quel poco che ci  resta.

Mandiamoli a casa, mandiamoli a casa tutti.
Liberiamoci dal dogma liberista e securitario.
Riconquistiamo la libertà la dignità l’indipendenza della nostra vita.

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20 OTTOBRE?
La manifestazione nazionale del 20 ottobre è stata concepita e proposta come pressione per spingere il governo Prodi. Nelle ultime settimane però il quadro è mutato.

La Legge Finanziaria è agli antipodi delle attese dei lavoratori. Riduzione della spesa sociale, attacco contro l’occupazione dei  lavoratori del sistema pubblico, ulteriore attacco contro la scuola pubblica, privilegio impositivo per la rendita e riduzione del costo del lavoro.
Rinvio dell’età pensionabile e precarizzazione del lavoro. E per finire decontribuzione delle ore straordinarie che significa sempre più ore di lavoro per gli occupati e sempre più disoccupazione e precarietà per gli altri. Questo è il senso generale della politica del governo di centrosinistra, e questa linea generale non appare più modificabile, perché i margini di manovra parlamentare sono minimi e la Confindustria esercita il suo ricatto allinterno della stessa coalizione di governo.
Più lavoro e meno salario è la linea che governa l’Europa in modo conformista e dogmatico.

Questa politica comporta una violenza sulla società che produce insicurezza e aggressività, soprattutto quando le politiche di mobilità internazionale 
del lavoro producono un flusso continuo di immigrazione. L’imposizione delle politiche liberiste si accompagna quindi necessariamente con il rafforzamento di politiche securitarie: diffusione di sentimenti razzisti, 
incremento della percezione di insicurezza che a sua volta alimenta le misure securitarie in una spirale che sembra non avere fine. Riduzione della spesa pubblica, riduzione del costo del lavoro e cultura della guerra si saldano così in un circolo infernale che non sembra avere vie duscita.

Ma quel che sta succedendo nelle assemblee dei lavoratori italiani mostra per la prima volta in trent’anni la possibilità di rompere il circolo infernale.
Non sappiamo ancora se i lavoratori finiranno per accettare o  respingere 
questa finanziaria, se finiranno per subire il ricatto dei vertici sindacali e la campagna ossessiva del sistema mediatico di regime. Ma è ormai chiaro che nella società italiana si sta diffondendo un movimento di rifiuto che trova il suo nucleo centrale nella resistenza degli operai metalmeccanici e della loro organizzazione la FIOM.
La resistenza operaia può essere letta come un elemento di persistenza dell’autonomia operaia del passato, ma questa persistenza può divenire l’innesto di un processo di organizzazione autonoma dei lavoratori precari.
La precarietà non è un elemento marginale e provvisorio dell’organizzazione sociale del lavoro.E’ il carattere essenziale del mercato del lavoro nella sfera del capitalismo cellularizzato e reticolare. Non si tratta di legiferare contro 
la precarietà. Si tratta di pensare le forme di organizzazione e di lotta della classe precaria, si tratta di pensare una organizzazione sociale post-salariale che la precarizzazione generalizzata e la diffusione reticolare della prestazione lavorativa rendono necessarie, se non si vuole che una forma nuova di schiavismo prenda piede in Europa come ormai è accaduto in gran parte del mondo.

La crisi dei mutui americani ha innescato un processo lentamente destinato a colpire l’economia di tutto l’occidente.In questo contesto dobbiamo avviare un processo di critica diffusa del dogma liberista della competitività e della crescita, e questo comporta
 
naturalmente un lavoro culturale profondissimo di ridefinizione delle ragioni stesse dell’essere sociale. Questo lavoro di ridefinizione prenderà anni e forse decenni, ma oggi nel rifiuto degli operai italiani vediamo l’occasione di una rottura del dominio assoluto del capitale.

La manifestazione del 20 ottobre può essere importante, non perché si tratta di premere sul governo Prodi, che è un governo debole fin dal giorno del suo insediamento, incapace di indipendenza dal dogmatismo liberista che domina in Europa, e dalla Confindustria.Si tratta di puntare all’abbattimento di questa finanziaria, pur sapendo che le conseguenze saranno catastrofiche. La catastrofe è comunque già in atto nella vita quotidiana di decine di milioni di persone, nella relazione sociale sottoposta allo stress securitario, nella guerra che si avvicina sempre più ai confini stessi d’Europa.
La crisi italiana può diventare occasione per prendere l’iniziativa di rompere il paralizzante consenso europeo al liberismo ed alla guerra.

 La catastrofe italiana può essere occasione per la ridefinizione dellorizzonte europeo, se saremo capaci di fare della resistenza operaia italiana linnesco di un processo di organizzazione del lavoro precario a livello continentale.

Se non vogliamo che la manifestazione del 20 ottobre si risolva in una burla, dobbiamo farne la dichiarazione di rottura con questa  Finanziaria, 
ma soprattutto l’avvio di un processo che non potrà che avere una dimensione europea.
Un processo di autorganizzazione della società e di autonomia dall’assolutismo dal capitale.
Un processo di coordinamento del lavoro precario, di costruzione delle condizioni per il sabotaggio dell’ordine del capitale, di invenzione di forme di organizzazione della vita quotidiana che rendano possibile indipendenza, amicizia, tranquillità.
Basta col fanatismo della crescita. Basta con l’adorazione del prodotto nazionale lordo.

Convochiamo una assemblea europea del lavoro precario che segua la manifestazione del 20 ottobre.
Lanciamo una campagna europea per il sabotaggio dalla guerra criminale  che le corporation euroamericane hanno scatenato contro l’umanità.
Lanciamo una campagna per il rilancio della spesa sociale contro il pericolo razzista e l’ideologia securitaria che l’alimenta.