Di Simona Caruso e MariaPaparo

Comitato 25 aprile Siracusa

Quando siamo immerse nel corteo di studenti, la maggior parte di loro adolescenti e preadolescenti di scuola media inferiore e media superiore, al primo impatto ci sembra di essere ormai troppo cresciute per certe cose, e ci ritroviamo a pronunciare le stesse identiche parole pronunciate verso di noi dai ragazzi più grandi quando avevamo poco più di 13 anni e popolavamo di baldoria e striscioni le piazze delle nostre città. Insomma, sarà anche vero che per alcuni le manifestazioni sono scampagnate scolastiche dove si danza, si suona, si parla di fidanzate, storie, di professori insopportabili, si urlano slogan con rime mai riportate sui giornali; sarà anche vero che per alcuni non importa sapere, basta fare presenza e quanto più confusione, ma, basta un attimo e ci rendiamo conto che non è sempre vero ciò che si pensa dei manifestanti, che in fondo se sono li e non hanno pensato di stare a casa a dormire o fare shopping o vedere altro, altrove, è perché un po’ (ma a volte tanto) ci credono, perché qualcosa chiamata responsabilità e partecipazione nasce in loro a piccole dosi. Basta un attimo e ci rendiamo conto che poi, in fondo, non siamo così tanto cresciute, e dall’ ”alto” dei nostri 22 e 27 anni, ci uniamo a loro. 

La prima cosa che riesco a realizzare in modo chiaro e indiscutibile è che per azzardarsi fotografi bisogna avere almeno per concessione di madre natura 1 metro e 70 di altezza: io e Maria un metro e 90 riusciamo a raggiungerlo una sull’altra. Ma questo è poco importante, con la nostra volontà riusciamo a fotografare qualunque cosa vogliamo.
Prendiamo il quadernetto a quadri sul quale ho scritto lista per la spesa, libere associazioni, promemoria vari, e comincia il “gioco della giornalista”. La prima cosa che scrivo è lo slogan di due striscioni: sul primo si intravede scritto DEMOCRATICIZZIAMO LA SCUOLA. 
Il secondo è meno criptico,
ma prima di capirne il senso impieghiamo un bel po’ di tempo per capire in che lingua è scritto
CA MORATTI A SCOLA S’ABBATTI Sicuri è Siciliano, niente paura terrorismo!!

Mentre scrivo, con la macchina fotografica appesa al polso, lo zaino sulle spalle e il cappellino con visiera (forse per mimetizzarmi?) una giornalista davanti il portone della prefettura mi chiede se sono una collega; io non riesco a rispondere di no ma anche un si mi sembra presuntuoso, così rispondo che sono una giornalista improvvisata. Lei continua con le domande, mi chiede se sono più fotografa o più giornalista e io non so proprio cosa risponderle, intanto Maria si diverte a cercare scene da immortalare. La giornalista mi chiede ancora per quale giornale scrivo e io le rispondo che scrivo in realtà per una radio, ma chiarisco subito (vista la sua perplessità) che è una radio soprattutto scritta, solo per “intercettori” poco ascoltatori,  ma vedendola ancora perplessa, chiarisco meglio che è una radio-giornale di controinformazione. Lei ripete “CONTROINFORMAZIONE?” Eh già, ha un block notes elegante e un mare di volantini presi da diverse scuola per scrivere il suo articolo, è ben pettinata e ben posata. Io invece ho l’aspetto da bombarola, forse per via dello zaino, un quadernetto sgualcito, una BIC dal tappo mangiucchiato dal cane e una macchina fotografica poco curata. Maria ha sicuramente un aspetto più ordinato ma chiama i suoi amici “compagni” e urla alla gente per alzare gli striscioni e per fare decentemente le foto: forse è quando si assumono queste sembianze che si può parlare di giornalisti che fanno controinformazione, o forse si parla di controinformazione quando si scrive di ciò che accade in mezzo a ciò che accade, quando tutti diventano importanti non solo il Prefetto e la “sua” intervista, quando ti rendi conto che informare è un diritto ma forse lo è di più essere informati, non solo di quanto accade in superficie ma oltre.

Quando scende la delegazione che era salita dal Prefetto, Maria rapisce al volo Mario Cicala che esce dal portone, è l’ex rappresentante della Facoltà di Lettere e Filosofia, ex solo perché ambisce a una responsabilità maggiore, e considerando che fa il pendolare ed è un ragazzo con non più di 24 anni, tutto questo è più che ammirabile. Ci dice che il Prefetto li ha ascoltati per un ora e ha “promesso”che quanto detto verrà comunicato alla Presidenza del Consiglio (la stessa che ci mandava gli SMS!).I problemi nati dalla riforma Moratti sono reali e incidono negativamente su una cosa poco conosciuta fino a qualche tempo fa in Italia: l’istruzione. Dai tagli alla spesa pubblica ne consegue un aumento delle nostre spese, il diritto allo studio viene progressivamente ostacolato, ragazzini che a 13 anni sono costretti a scegliere cosa ne sarà della loro vita (e già difficile per noi che ne abbiamo un tantino di più) quando già è tutto abbastanza complicato e la scuola non aiuta di certo, così sarebbe giusto inoltrare l’obbligo scolastico a 16 e poi 18 anni.

Scriviamo e immortaliamo tutto quello che ci sembra rappresentare questa giornata:

ragazze che sorridono attorno ad un tamburo

-Claudio e il suo cartellone

-Andrea della sinistra giovanile e un suo amico che reggono un volantino –che ha per titolo “CANCELLIAMO LA MORATTI”

-Il portone della Provincia e le lettere che ne compongono il nome.

(Quando chiediamo al poliziotto davanti al portone chi c’è al primo piano per poter fotografare meglio dall’alto, mi spiega “Qui sono tutti uffici pubblici” Ed io rispondo “Quindi posso starci anch’io”

Lui ride, peccato che  la mia deduzione non era una battuta).

Tutto termina a mezzogiorno, quando il sole fa prospettare il ritorno della bella stagione nella speranza di un nuovo e più sorprendete futuro SMS da parte della Presidenza del Consiglio: “Moratti cancellata, la “SQUOLA” si è salvata”