Cosa si nasconde dietro lo sgombero dello Zetalab?
Si accendono i riflettori sul passato dell’associazione Aspasia,
assegnataria dei locali di via Boito:
Non ha ancora trovato una sua soluzione di buonsenso la vicenda dello Zetalab, sgomberato con la forza dalla polizia martedì scorso. Per questo, oggi si terrà un corteo che partendo da via Boito si concluderà in Prefettura, per sollecitare le autorità a rimettere le cose a posto. Viene spontaneo chiedersi: Palermo è una metafora della Sicilia confusa, tra i vizi del suo passato e le possibili virtù del suo futuro? A valutare la vicenda dello sgombero del “Laboratorio/Zeta”, di via Arrigo Boito, parrebbe proprio di sì.

A sentire l’On. Pino Apprendi (deputato regionale palermitano del PD), uno che non parla mai a vanvera, non siamo di fronte ad una semplice vicenda di ordine pubblico - l’esecuzione di un legittimo ordine di sgombero di un locale di proprietà pubblica illegittimamente occupato - ma, probabilmente, ad una solita “storia palermitana”.

“Premesso che in questo momento – spiega Apprendi – i 22 sudanesi che lì avevano trovato ricovero da anni, sono costretti a vivere per strada dopo il blitz da parte della polizia su ordine dell’Istituto autonomo Case popolari. Debbo rilevare da parte delle istituzioni un inaccettabile ritardo nel trovare una soluzione concreta e soddisfacente, ad una vicenda che mette in gioco troppi principi di civiltà universale. A cominciare dall’obbligo giuridico e morale delle istituzioni territoriali, di dover prestare adeguata assistenza a dei migranti, legalmente residenti in Italia da più di otto anni, in quanto rifugiati politici dalla tragedia umanitaria del Darfur. Per non parlare, dello spessore culturale del curriculum di iniziative che il Lab/Zeta ha espresso in questi gli ultimi anni, sino ad oggi”.

Una nota dell’eurodeputato Rita Borsellino, ribatte: “Non si può ignorare il fatto che in questi nove anni di storia, i ragazzi e le ragazze del Laboratorio Zeta hanno dato accoglienza a decine di immigrati e rifugiati politici, dando vita anche ad importanti iniziative di aggregazione sociale e culturale, per di più in un quartiere privo di spazi e strutture di socializzazione”.

Taglia corto Pino Apprendi, che dice secco: “ Il presidente della Regione all’ARS si è impegnato a che il Governo intervenga sullo IACP perché, in nome del prevalere della pubblica utilità, i dirigenti dell’Iacp di Palermo revochino al più presto il bando di assegnazione, vecchio di dieci anni, all’origine di questo sgombero forzato, che aveva assegnato l’immobile di via Boito ad un’associazione che, privatisticamente, non si sa bene cosa dovrebbe farne”.

 Già, l’associazione Aspasia, con sede a Mondello in via Vasco De Gama, che avrebbe per rappresentante legale una gentile signora attorno agli 80 anni, cosa ci vuole fare nell’immobile di proprietà dello IACP, di via Arrigo Boito, a ridosso della centrale e pregiatissima via Notarbartolo? Dalle prime notizie emerse, parrebbe anche un asilo privato a pagamento, con opzione di trattamento di semiconvitto.

“Dubito che l’immobile possa avere una destinazione ad uso commerciale privato – risponde pronta l’avv. Nadia Spallitta, capogruppo di “Un'altra storia” al Comune - in quanto secondo il piano regolatore lo stesso è destinato ad un uso pubblico”. “Ed escludo che il Comune, voglia lui, ex post – conviene e chiosa Pino Apprendi - regolarizzare i progetti privatistici di Aspasia, affidandole qualche servizio di natura pubblica”.

Va netta al sodo Antonella Monastra, consigliere comunale di “Un'altra storia”: “Credo che sullo sgombero del Lab/Zeta vada fatta luce da una prospettiva diversa. Infatti, mi pare singolare che la signora Anna Ciulla, figlia dell’anziana Presidente dell’Associazione Aspasia, e quindi non rappresentante legale, abbia commentato l’avvenuto sgombero in esecuzione di un ordine di sfratto decretato nel 2008, dicendo: “Finalmente si è ristabilita la legalità”. Perché gli chiediamo?  "Perché queste parole stanno male in bocca alla signora Anna, che è stata condannata, nel febbraio 2003, insieme all’ex assessore comunale alle attività sociali Giuseppe Scoma, per corruzione e concussione. Una storiaccia inerente proprio ad una convenzione con il Comune di Palermo per una vicenda di assistenza ai bambini in estate nella ex colonia comunale. È opportuno che si faccia chiarezza sulla storia di questa associazione, che è stata coinvolta in passato in vicende dai risvolti poco chiari. Chi si erge a paladino della legalità dovrebbe prima ’controllare’ se ha scheletri nel suo armadio. Perciò, è opportuno che lo IACP revochi l’assegnazione fatta ad Aspasia, e si ripristini, così, concretamente la legalità".

Cronisti coscienziosi, abbiamo voluto verificare, però, la fondatezza di ciò che sostiene la Monastra. Et voilà! Dagli archivi dei giornali (sulla cronaca palermitana di Repubblica, per esattezza) si trova conferma della condanna a 5 anni e mezzo dell’ex Assessore Giuseppe Scoma (fratello dell’ex Sindaco). Che, allora, risultò beccato dalla Giustizia per una seconda volta, per storie di tangenti chieste ed incassate, a fronte di convenzioni e contributi comunali da lui concessi, proprio all’Associazione di assistenza e solidarietà animata dalla signora Anna Ciulla. Condannata anche lei, con altre persone dell’associazione, da quella sentenza del 2003 che, pare, dimostrasse pure come con Scoma fosse intercorsa una buona consuetudine di conoscenza e collaborazione.

Abbiamo chiesto all’On. Giovanni Greco (Pdl Sicilia), consigliere comunale, grande esperto di questioni sociali nel settore dell’assistenza e solidarietà, cosa ne sapesse di questa vicenda. “Nulla – risponde secco – non mi ricordo di queste vicende del passato, né al momento mi sovviene chi sia questa Associazione Aspasia.” “Per adesso – continua Greco - sono in allarme per una ennesimo incomprensibile atto della Giunta Cammarata. Stavolta, in materia di assistenza e solidarietà sociale. Si tratta dell’atto di indirizzo, contenuto nella delibera n°3 del 13 Gennaio 2010, che destina 500mila euro di contributi ad associazioni private che pratichino l’assistenza ai bambini in regime di semiconvitto. Senza entrare, oggi, nel merito dei prerequisiti e della regolamentazione individuata dalla Giunta, mi chiedo come mai sia maturata, all’improvviso, questa presa di posizione, che sembrerebbe voler evitare il giusto passaggio in Consiglio comunale di un delibera - a mio avviso, dubbia sul piano della legittimità - che esorbita pure dai tetti di impegno di spesa in disponibilità di legge della Giunta”.

Ma non basta. I ragazzi del Lab/Zeta non riescono a comprendere le ragioni dell’insistenza della signora Ciulla di dover entrare in possesso a tutti i costi dell’immobile di Via Arrigo Boito, assegnatole nel 2003 dallo IACP. Anche, alla luce del fatto che l’attività dell’associazione potrebbe esplicarsi lo stesso - anzi meglio - in una villetta vuota già in sua disponibilità. Che parrebbe, proveniente dai beni sequestrati ai mafiosi, allocata nel quartiere di Villagrazia, assegnata ad Aspasia, due anni fa, dal Comune di Palermo, ma che, a tutt’oggi, risulterebbe, ancora inutilizzata. Venendo meno, così, al principio antimafia dell’importante testimonianza sociale del riutilizzo.
 
fonte: http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronaca/78262/zeta.htm