Sorpreso all'ingresso del teatro greco mentre tenta di entrare senza biglietto esplode in escandescenze:
"Lei non sa chi sono io"


Il sindaco Visentin tenta di spiegare le ragioni della sua reazione all'ingresso del Teatro greco durante la prima:
«Ho fatto il padrone di casa»
Laura valvo Martedì 15 Maggio 2012

A Roberto Visentin non piacciono né le vesti di Ulisse (che torna ad Itaca e nessuno lo riconosce) né quelle di Oreste che non si fa riconoscere da Clitennestra. Di più gli si adattano quelle di Anfitrione che si preoccupa di far fare bella figura ai suoi ospiti nella festa in casa sua, dal momento che è lui il padrone di casa. Un padrone di casa il cui comportamento (del tutto legittimo) sere fa al Teatro greco è stato motivo di chiacchiere e, come al solito in questi casi,
di disappunto e compiacimento.

I fatti comunque rimangono e con essi una domanda: il sindaco ha agito forse perché impulsivo?
«Sono passionale, non impulsivo e credo nelle cose giuste».

Perché al Teatro greco ha richiamato all'ordine una maschera e, uscito l'articolo, è andato su tutte le furie?
«Non sono andato su tutte le furie, semplicemente le cose non sono andate come descritte. C'era molta confusione.
Ero con mia moglie, ma la maschera ha pensato che accompagnassi una signora davanti a me. Inizialmente non mi ha
chiesto neanche il biglietto. E quando gli ho detto "non mi riconosci?" ha usato un tono più che garbato, quasi paterno».

Sindaco, le ha dato più fastidio non essere riconosciuto o l'eventualità di dover pagare il biglietto in casa sua?
«Non mi infastidisce il fatto di non essere riconosciuto né l'eventualità di pagare il biglietto. Ci mancherebbe.
Semplicemente mi sono sentito responsabile di una organizzazione che in quel momento non funzionava a dovere.
All'ingresso non erano stati riconosciuti il prefetto, il procuratore... A quel punto avevo il dovere,
in qualità di presidente della Fondazione, di fare in modo che le cose andassero al meglio».

Cosa pensa del presidente Napolitano che paga il biglietto del cinema?
«Al cinema il biglietto lo pago anch'io e regolarmente. Sono sempre stato coerente».

A lei non le si può imputare nulla e la sua onestà è riconosciuta. Ma da politico poteva agire diversamente?
«In questo caso non era il politico a essere invitato al Teatro greco, ma l'organizzatore. In questa veste avevo il dovere
di controllare che tutto procedesse regolarmente e bene. Non pretendo nulla. Ma mi sarei aspettato che la maschera,
scelta con un criterio di massima trasparenza, doveva conoscere le autorità locali. E' questo il mio rammarico.
Non mi sento punto nell'orgoglio. Sono sempre stato contro i privilegi e spesso sono criticato perché tendo a mantenere
un profilo basso. Non mi sento assimilato ai politici che certi privilegi li pretendono. E' una cultura che non mi appartiene».