Trenitalia Viareggio, disastro annunciato.
Italia, liberalizzazioni, effetti collaterali: lo Stato ha fatto "un passo indietro",
servizi pubblici strategici, affidati alle multinazionali, che auto-certificano il rispetto delle norme di sicurezza,
e la "conformità" dei mezzi usati, le revisioni affidate a ditte straniere tutto senza controlli.
- Mentre tanti altri Paesi mantengono il monopolio -
L'Italia, dopo la liberalizzazione del 2000 è terra di conquista.

Le multinazionali entrate nel business dei trasporti badano più al guadagno che alla sicurezza. Liberalizzare può andare bene, ma solo se mettiamo regole. E per scegliere queste regole, la nostra inchiesta è fondamentale: dobbiamo sapere davvero cosa è successo e cosa è stato sbagliato. E allora dobbiamo avere la forza di trovare i giusti rimedi".

VIAREGGIO 2 luglio 2009- C'è un silenzio che fa male, nella stazione della strage.
Gli altoparlanti muti, i tabelloni luminosi non annunciano nessun arrivo e nessuna partenza.

Il rumore dei treni è già un ricordo, perché tutto si è fermato nella notte dello scoppio. Non si potrebbe entrare, in questa stazione inaugurata il 13 giugno 1936, con una gran festa di regime, "per sedurre la folla immensa dei viaggiatori che qui accorrono". Ci sono gli uomini della "Protezione aziendale" che bloccano gli accessi, "per motivi di sicurezza". "I vigili del fuoco - spiegano questi sorveglianti arrivati da mezza Italia - stanno ancora lavorando per svuotare le cisterne di gas propano liquido. L'accesso è vietato perché questo è il cuore della zona rossa. Se deve partire, ci sono i pullman sostitutivi. Le Ferrovie riescono come sempre a garantire la circolazione dei passeggeri".

Ma bastano pochi passi, nella stazione proibita, per capire perché è stata chiusa. Meglio non fare vedere le cisterne di gpl che sembrano grandi missili in parata, ferme proprio sul primo binario. Meglio non mostrare le fiamme che vengono sparate dalle "torce" dei pompieri per bruciare il gas rimasto dopo l'esplosione. Meglio non impressionare chi domani continuerà a entrare in stazione, facendogli vedere cosa succede quando un convoglio di carri cisterna deraglia appena fuori dalle pensiline.

Sono pulitissimi, i bagni per "Signori" e quelli per "Signore". Chiuse le serrande dello Snack bar. Nemmeno una carta sul marciapiede vuoto del primo binario. Sono qui, i cinque carri della Gatx Rail, quelli che nel disastro sono rimasti intatti. "Nostro compito - dice Giuseppe Romano, comandante dei vigili del fuoco - è mettere le cisterne in sicurezza. Sono le Ferrovie che adesso debbono decidere cosa fare. Le nostre leggi sono strane. Ciò che viaggia sui binari non è di nostra competenza, ma se un convoglio si blocca per un incidente, allora dobbiamo intervenire. Queste cisterne, a un primo esame, sarebbero in grado di raggiungere la loro destinazione, ma bisogna verificare se abbiamo subito danni. Non sono più merce viaggiante ma sostanze pericolose che vanno assogettate alla legge 334 del 1999, la cosiddetta normativa Seveso. Ora le Fs debbono decidere come e dove stoccare queste sostanze".

Una stazione vuota è una stazione morta. I treni passeggeri che erano stati bloccati qui la notte del disastro sono stati allontanati. Erano un Intercity partito da Milano per Roma e un regionale che doveva raggiungere Firenze. Per fortuna il treno del gas è riuscito a superare la stazione. Oggi, dietro le cisterne della Gatx Rail, ci sono soltanto i convogli arancioni del soccorso, che dovranno rimettere a posto binari e linee aeree. Chiusa la sala d'aspetto un tempo famosa, prima sosta dei milanesi che venivano nei famosi alberghi della Versilia. C'erano due tele di Lorenzo Viani, che raccontavano il lavoro nelle cave e nei porti. Furono pagate 16.000 lire, nel 1936. Ma la stazione, progettata dall'architetto Roberto Narducci, doveva essere il volano del turismo, la prima cosa bella da mostrare ai ricchi turisti del Nord. Adesso Orient Express è solo il nome di un bar davanti alla stazione, gestito da una famiglia cinese.

Poche decine di passi sul primo binario, verso sud, e già si vedono le fiamme. Qualcuno si è spaventato, soprattutto nella notte di martedì. "È tornato il fuoco, cosa succede in stazione?". Un pompiere, con un potente getto d'acqua, raffredda la base della "torcia", un tubo che lancia in alto il gas che arriva da queste cisterne rovesciate come elefanti abbattuti. "Noi preleviamo gran parte del gpl - spiega il comandante Giuseppe Romano - ma in fondo alla cisterna resta sempre un residuo. Allora, con cautela, lo preleviamo e lo bruciamo. È tutto sotto controllo, i cittadini restino tranquilli". Va avanti fino a notte, questo lavoro pericoloso. Solo quando tutto sarà in sicurezza, potrà cominciare la vera inchiesta. "C'era ruggine sull'asse", ha detto il ministro in Parlamento. Ma qui i dubbi sono ancora tanti.

"Io credo - dice Andrea Gambacciani, capotreno e coordinatore regionale della Filt Cgil - che ci sia stato questo guasto strutturale, ma l'inchiesta deve rispondere a una domanda più importante: perché la "botte" si è spaccata? Ci sono norme precise che dicono che una cisterna come questa non può rompersi nemmeno in caso di deragliamento. Sia la cisterna, che le valvole, debbono resistere ad ogni urto. In particolare, le valvole, anche se tranciate, non debbono lasciare uscire il gas. Del resto, osservi le altre cisterne deragliate. Hanno subito colpi pari a quelli presi dalla prima, sono uscite dai binari e si sono rovesciate, ma da queste non è uscito un litro di gpl. È stata la nostra fortuna. Il disastro provocato dalla prima cisterna è stato enorme, ma se si fossero rotte o fossero scoppiate tutte, sarebbe scomparsa mezza Viareggio".

Non si parla d'altro, fra i ferrovieri. Si sentono responsabili dei passeggeri che ogni giorno decidono di salire su un treno. "Che si sia rotto l'asse - dice Andrea Gambacciani - è ormai cosa certa. Un treno deraglia se cedono i binari o un carrello e noi abbiamo visto che i binari sono a posto. Anche sulla velocità non ci sono dubbi. In cabina c'è una specie di scatola nera, elettronica, che registra tutto il viaggio del treno: la partenza, la velocità, le frenate... I nostri macchinisti andavano a 90 all'ora su una tratta in cui si può arrivare a cento".
Sono tre, le torce dei pompieri. Un leggero sibilo all'inizio, quando esce il primo gas, poi le fiamme silenziose. Vigili protetti da tute speciali lavorano attenti ad ogni movimento. "Io spero - dice Stefano Boni, segretario regionale della Fit Cisl - che l'inchiesta arrivi davvero a chiarire tutto. Alcune cose si possono già denunciare. I controlli, ad esempio, non sono quelli giusti. Secondo la normativa, i carri vanno revisionati ogni sei anni e le cisterne ogni quattro. Se succedono questi disastri, dobbiamo dedurne che i controlli vanno fatti più spesso e in modo più incisivo, tenendo conto non solo del tempo passato ma anche dei chilometri percorsi. Noi abbiamo l'Agenzia per la sicurezza, ma non decolla. E poi dobbiamo essere certi che ciò che viene dichiarato dalle società di trasporto sia vero. I dati che dicono quando è stata fatta la revisione, ad esempio, sono numeretti scritti con la vernice sui vagoni. Io non metto in dubbio nulla, ma se invece dei numeretti ci fosse una targhetta elettronica, non modificabile, con tutti i dati dentro, saremmo più tranquilli e sicuri. Questo soprattutto quando - come è successo nel nostro caso - una ditta polacca gestisce un convoglio con carri tedeschi e ruote austriache. Noi possiamo ricordare davvero i nostri morti solo se, dopo questa strage, riusciremo a cambiare davvero le cose. L'Italia, dopo la liberalizzazione iniziata nel 2000 - mentre tanti altri Paesi mantengono il monopolio - è diventata terra di conquista. Le multinazionali entrate nel business dei trasporti badano più al guadagno che alla sicurezza. Liberalizzare può andare bene, ma solo se mettiamo regole. E per scegliere queste regole, la nostra inchiesta è fondamentale: dobbiamo sapere davvero cosa è successo e cosa è stato sbagliato. E allora dobbiamo avere la forza di trovare i giusti rimedi".

Al di là dei binari inizia la città nera delle case bruciate. Il comandante Giuseppe Romano si ferma all'inizio di via Ponchielli. "L'altra notte in questa strada c'era un unico, immenso incendio. Eppure i pompieri si sono buttati dentro, sono entrati nelle case per salvare i feriti". Ci sono scritte strane, sui muri, come "SP 30/6-0-0". "È un codice internazionale, voluto dalle Nazioni Unite dopo il terremoto in Turchia. Questa scritta significa che una squadra di vigili del fuoco di La Spezia ha ispezionato a fondo la casa il 30 giugno e ha trovato 0 morti e 0 feriti. Ma questo era il secondo controllo: morti e feriti li avevamo raccolti subito dopo gli scoppi o nelle prime ore. In questa casa c'è scritto No Go: non entrare". L'esplosione ha violato l'intimità delle case. Si vedono tinelli con fiori di plastica bruciati, uffici con i diplomi di laurea, camere da letto con fotografie sul comò. C'è una sveglia che suona, al civico 32. Non si ferma mai, sembra chiamare l'uomo che doveva svegliare. La stazione è lì, a cento metri. Con le torce accese il fascio di binari sembra una raffineria. Il lieve sibilo del gas è ancora l'unico suono.
 
Le Fs bloccano la circolazione dei convogli della multinazionale: "Chiarimenti"
Molti i feriti, difficile l'identificazione dei corpi. Si continua a scavare, diciannove le vittime, 1000 tornano a casa.
Trenitalia, stop ai carri Gatx
Berlusconi: "Forse non è stato solo il caso, possibile revisione norme vagoni cisterna"
Ipotesi di reato: disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e incendio.

VIAREGGIO - Sale a 19 il bilancio provvisorio delle vittime della tragedia di Viareggio cui se ne può aggiungere anche un'altra indiretta: una donna di 69 anni, morta di infarto a causa dello spavento dopo la prima esplosione. Quattro vittime sono state identificate con certezza: sono Elena Iacopini, 32 anni, Ilaria Mazzoni, 36 anni, e Maria Luisa Carmazzi, 49 anni, e Luca Piagentini, tutti di Viareggio. Di altre sei si conosce l'identità, anche se ufficialmente non sono state ancora identificate: Hamza, Iman e Mohamed Ayad, Lorenzo Piagentini, Boumalahaf Noureddin, Abou Talib Aziza. Sono quindi dieci le persone che hanno perso la vita nella tragedia che ora hanno un nome. Per gli altri corpi sono in corso le procedure di identificazione, attraverso gli esami necroscopici e la conseguente estrazione del Dna. Per l'identificazione delle salme carbonizzate sarà necessario il confronto con il materiale genetico dei parenti che lamentano la sparizione di un loro caro, operazione che viene condotta il più velocemente possibile per poter procedere ai funerali. 

Berlusconi: "Cambiare le norme sui vagoni cisterna". E' stata un'altra giornata di dolore a Viareggio, e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha invitato gli italiani ad essere vicini alle vittime della tragedia, "legata al caso e alla malasorte, ma forse non solo". Il premier ha infatti aperto alla possibilità di "cambiare le regole per i trasporti dei vagoni cisterna". 

Stop ai convogli Gatx. Le Ferrovie hanno deciso di sospendere la circolazione su tutta la rete italiana dei carri di proprietà della società Gatx finché non verranno chiariti i dubbi sulla manutenzione della cisterna che ha provocato la strage. Continuano intanto a lavorare sul luogo dell'incidente di lunedì sera operai delle Ferrovie e vigili del fuoco. Questa notte è terminato il travaso del gas contenuto nei vagoni deragliati. E domani, a partire dalle 6, riprenderà la circolazione dei treni alla stazione di Viareggio: lo ha assicurato l'amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti. 

Ipotesi: cedimento di un vagone, escluso attentato. L'ipotesi "probabile" per l'incidente è quella del cedimento di un componente meccanico, dice il procuratore di Lucca Aldo Cicala in conferenza stampa. Il cedimento, spiega, ha poi provocato il rovesciamento del primo vagone. "Purtroppo si è aperta una falla su una cisterna del primo vagone con fuoriuscita di gpl". Esclusa invece la pista dell'attentato, mentre il pm è perplesso riguardo l'ipotesi che il cedimento possa essere stato provocato dalla ruggine. Rispondendo alla domanda di un giornalista che gli ricordava che il procuratore generale della Toscana Beniamino Deidda avrebbe affermato che la ruggine non c'entra con il cedimento, Cicala ha risposto: "Sono d'accordo". 

Le ipotesi di reato sono disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e incendio colposo, ma l'indagine è ancora a carico di ignoti. Sul disastro ferroviario ''le indagini procedono in maniera serrata''. E ''faremo tutto nel tempo piu' breve possibile, ma con la maggiore certezza possibile'', assicura il procuratore. 

Moretti: "Non ci sentiamo responsabili". Come Ferrovie dello Stato "non abbiamo attivato la nostra assicurazione perché non ci sentiamo responsabili. Devono attivarsi i proprietari dei carri coinvolti nell'incidente", ha detto oggi l'amministratore delegato delle Fs, Mauro Moretti, durante un'audizione al Senato sulle cause della tragedia. L'ad ha poi chiarito che Fs potrebbe anche pagare il risarcimento, e poi girare il conto "sull'assicurazione del proprietario del vagone, ma non vogliamo che questo gesto possa sembrare ammissione di colpa che non c'è. Poi discuteremo le forme più opportune", ha aggiunto. Sulla dinamica dell'incidente, Moretti ha anche detto che non "c'è stato alcun tipo di saldatura rotta, si è trattato di uno strappo, punto", aggiungendo poi: "Ho letto cose aberranti dette da persone che si sono qualificate come tecnici". 

Rientrano nelle loro case gli sfollati. Intanto il sindaco ha autorizzato mille sfollati a rientrare nelle loro case e già alcuni di loro hanno fatto rientro negli edifici non danneggiati. Gli altri dovranno aspettare il via libera dei tecnici. La strada investita direttamente dalle fiamme, via Ponchielli, è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. Gli abitanti delle case che si affacciano sulla via potranno rientrare solo se accompagnati dalle forze dell'ordine per prendere effetti personali. I vigili del fuoco continuano a scavare sotto le macerie. 

Fermati i carri Gatx. Il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, ieri in Parlamento, ha parlato di "tracce di corrosione sulla ruota". Sull'asse del treno troncato di netto, i tecnici hanno riscontrato un'ampia fessura parzialmente corrosa dalla ruggine, che rendeva fragilissima la tenuta del primo carrello della cisterna. Per evitare altri incidenti e in attesa di chiarimenti da parte della compagnia, da ieri sono stati sospesi i trasporti con carri di proprietà della multinazionale austriaca Gatx, proprietaria della cisterna che ha originato l'incidente. Il 2 marzo scorso le ruote del carro che hanno ceduto erano state sostituite dall'azienda Cima riparazioni di Bozzolo, in provincia di Mantova. "Ma le ruote - ha dichiarato l'amministratore Giuseppe Pacchioni - erano state consegnate direttamente dalla Gatx". Lo stesso Pacchioni ha ribadito in una nota di escludere "nel modo più assoluto di avere responsabilità di sorta per quanto è accaduto a Viareggio", aggiungendo che "la revisione del carro cisterna da cui sarebbe originato l'incidente - è stata da noi effettuata nel rispetto delle richieste della società proprietaria del carro stesso, e anche nella rigorosa osservanza delle normative comunitarie". 

Sulla vicenda è intervenuto anche lo stesso Moretti, che alla Commissione Lavori pubblici del Senato ha dichiarato:
"Il carro è stato immatricolato in Germania nel 2004 ma abbiamo scoperto che la componentistica è più antica,
ossia del 1974 ai tempi della Ddr". 

Moretti ha poi spiegato: "L'elemento che determina l'immatricolazione è legato alla parte grande, il body, ma la componentistica è quella che fa la sicurezza". "Non basta, quindi - ha ribadito - avere un'immatricolazione giovane per dire che il rotabile è giovane. L'importante è che sia giovane e soprattutto prestante tutta la componentistica di sicurezza.
Noi quella - ha concluso Moretti - la cambiamo costantemente". 

Stato d'emergenza. E' stato fissato per domani il Consiglio dei ministri che adotterà il provvedimento dello stato d'emergenza e stanzierà i soldi necessari per la ricostruzione delle case distrutte "a totale carico dello Stato": così ha promesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei giorni scorsi. 

Ancora una vittima. E' salito intanto a 19 il numero delle vittime. Poco prima delle 2 di questa notte era morto uno dei pazienti ricoverati nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Carrara. Secondo quanto si apprende dalla Asl, si tratta di un uomo di origini marocchine che era stato ricoverato in gravissime condizioni e la cui identificazione era stata possibile solo nella giornata di ieri. Oggi pomeriggio è poi deceduta una donna ricoverata nel reparto di rianimazione dell'Ospedale Versilia: si tratta di Abou Talib Aziza, la mamma di Hamza Ayad, morto al pronto soccorso dopo aver cercato di salvare la sorella Iman. 

Una ventina di feriti. Negli ospedali delle altre regioni, restano in gravissime condizioni una ventina di feriti. Già nel tardo pomeriggio di ieri era deceduto, all'ospedale Bufalini di Cesena, Mohammed Ayad, 50 anni, marocchino. Era il padre di Iman e di Hamza: quest'ultimo, 17enne, aveva perso la vita per mettere in salvo la sorellina di 3 anni, che è però morta ieri mattina all'ospedale Bambin Gesù di Roma.



L'ad di Trenitalia: "Le nostre ferrovie sono le migliori d'Europa"
Il ministro Matteoli conferma la fiducia nei vertici delle Fs,
"Tracce di ruggine sull'asse del carro spezzato"
Nominata una Commissione d'inchiesta ministeriale sull'accaduto.
La regione Toscana: "troppi incidenti nelle ultime settimane"

ROMA 1 luglio 2009 - Sono diciassette per ora le vittime accertate del disastro ferroviario di Viareggio. 25 i feriti, di cui molti gravi e un disperso. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli riferendo alla Camera dei Deputati nell'informativa urgente sul disastro ferroviario di Viareggio. Il ministro ha poi confermato che tracce di ruggine e di corrosione sono state trovate sulla superficie dell'asse del carro che si è spezzato. 

Carro corroso. Un asse del carro cisterna da cui è 
fuoriuscito il Gpl che ha provocato l'esplosione a Viareggio si è spezzato e la superficie di rottura presenta "un aspetto liscio con tracce di ruggine", ha detto Matteoli. Il ministro ha spiegato che sono stati condotti i primi accertamenti su una "sala montata" (vale a dire il complesso composto dall'asse e delle ruote) del primo carro, quello che si è ribaltato. L'asse si è di fatto spezzato nella parte che sporge dalla ruota - detta "fusello" - che è coperta dalla boccola, la quale consente all'asse stesso e alle ruote di girare. La sezione di rottura, ha detto il ministro, ha evidenziato una "cricca esterna", cioè una fenditura sottile e profonda, "che ha portato la sezione esistente a ridursi notevolmente fino al totale cedimento". La superficie di rottura, poi, è "liscia con tracce di ruggine". Le immagini confermano: la sezione dell'asse spezzata appare liscia per almeno tre quarti (la parte che si era "staccata" in precedenza), mentre per l'altro quarto, praticamente uno spicchio, si vedono i segni della saldatura. Quella è la parte che ancora teneva e che ha ceduto l'altra notte. 

In presenza dell'autorità giudiziaria, ha affermato ancora Matteoli, "è stato aperto il coperchio della boccola distaccatasi, per rilevare la sigla presente sulla testata del fusello, relativo agli ultimi ultrasuoni eseguiti sull'asse". Questi controlli con gli ultrasuoni servono proprio a verificare l'integrità dell'asse, che non può essere accertata altrimenti. 

La presenza di tracce di ruggine era già stata riferita dall'assessore regionale alla Protezione Civile della Toscana, Marco Betti, e dal sindaco di Viareggio Luca Lunardini, che aveva citato quanto affermato già ieri da Mauro Moretti, ad delle Ferrovie dello Stato. 

La società che ha fatto la manutenzione. "Da quello che abbiamo verificato in questo momento, il nostro lavoro è stato svolto in maniera corretta ed adeguata. Stiamo collaborando con gli inquirenti per capire esattamente cosa è successo". A parlare, ai microfoni del Tg1, è Giuseppe Pacchioni, amministratore unico della Cima riparazioni Spa, la società della provincia di Mantova che ha svolto la manutenzione sul carro esploso a Viareggio. 

L'indagine punta a far luce proprio sulla manutenzione, e il responsabile della società risponde: "E' necessario assolutamente farla". Poi, riguardo al fatto che uno degli assi presentava tracce di ruggine, Pacchioni ribadisce: "La manutenzione che abbiamo fatto noi è stata fatta in maniera corretta. Noi abbiamo sostituito delle ruote che ci sono state consegnate dalla Gatx, la società proprietaria del carro". Il titolare della società aggiunge che, quando è prescritto, questo materiale viene verificato. E quando è prescritto? "Dipende, ci sono casi e casi". 

Quindi secondo voi è stato fatto tutto in modo regolare? "Certamente", risponde Pacchioni. 

"Ferrovie sicure". Lo stesso Moretti, intervistato da Sky Tg24, è tornato sulla polemica sulla sicurezza della rete ferroviaria italiana da lui definita la "più sicura d'Europa" con riferimento ai "troppi sciacalli in giro che affermano il contrario". Sempre sulla sicurezza l'ad delle Ferrovie ha detto: "'Sicurezza e manutenzione sono sacre per noi, e ha aggiunto: "Magari rinunciamo a fare una verniciatura in più ma non rinunciamo mai alla sicurezza". 

Accertamenti. "Verranno effettuati nuovi accertamenti per verificare la regolarità delle operazioni di manutenzione effettuate sul carro - ha detto Matteoli nel corso dell'informativa alla Camera - E' ancora in corso il trasbordo del Gpl dai carri cisterna ribaltati a Viareggio, un'attività che sta avvenendo con le massime precauzioni". Il ministro ha poi aggiunto: "E' stata nominata una Commissione d'inchiesta per verificare le cause del disastro". Sui vertici delle Ferrovie dello Stato: "Sono stati nominati in precedenza e godono della stima del governo". 

Sicurezza. Matteoli si è anche soffermato sul tema sicurezza: "Non risponde al vero che quanto accaduto ieri a Viareggio, come sostenuto da alcuni parlamentari, è da addebitare alla limitatezza delle risorse destinate alla manutenzione e alla sicurezza della rete ferroviaria, scelta che sarebbe dettata dalla volontà di investire solo nell'alta velocità", ha precisato il ministro: "Chi vi parla ha sempre dato priorità alla sicurezza della rete e degli impianti e ciò è ampiamente testimoniato dalle risorse destinate per tale finalità nei piani delle Ferrovie dello Stato". 

La Toscana forse parte civile. Da quanto è emerso nel corso del dibattito in consiglio, la regione Toscana potrebbe costituirsi parte civile nella vicenda. Il presidente Claudio Martini ha affermato: "E' un punto avanzato da tutti gli schieramenti - ha detto Martini - che mi sento di riprendere, anche per una partecipazione attiva della Toscana alla fase dibattimentale".