Unipol, Paolo Berlusconi indagato per il nastro di Fassino e Consorte
L'accusa: rivelazione di segreto d'ufficio
Secondo la ricostruzione del pm, la rivelazione del segreto, così determinatasi,
sarebbe avvenuta in favore di "Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio in carica".
 La procura di Milano chiude le indagini sul passaggio di mano nel 2005 delle intercettazioni nelle quali l'allora segretario
dei Ds esclama: "Abbiamo una banca". Il fratello del premier coinvolto in quanto editore del "Giornale".
Chiamati in causa anche gli imprenditori Roberto Raffaelli e Fabrizio Favata
"Rivelò notizie coperte da segreto"
Secondo i pm di Milano trattò l'audio in cui Fassino diceva la frase "Abbiamo una banca".
Ed è accusato di ricettazione ma anche di rivelazione di atti segretati
in quanto editore del "Giornale" che poi pubblicò i verbali

MILANO 25 ottobre 2010 - Paolo Berlusconi è indagato dalla Procura di Milano, assieme ad altre tre persone, per la vicenda del 'passaggio di mano' dell'intercettazione Fassino-Consorte ("abbiamo una banca") ai tempi delle indagini sul tentativo di scalata di Unipol a Bnl. La Procura ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio che riguarda, oltre che Paolo Berlusconi, anche l'ex titolare della Research Control System, Roberto Raffaelli, e l'imprenditore Fabrizio Favata 1, che passò l'intercettazione a Berlusconi.

Come si legge nell'avviso di conclusioni indagini firmato dal pm Maurizio Romanelli, il fratello del premier è indagato non solo per ricettazione e millantato credito ma anche per concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio. Perché fu Il Giornale, di cui era editore, a pubblicare il 31 dicembre 2005 la conversazione intercettata tra Fassino 2 e Consorte nonostante fosse coperta ancora da segreto istruttorio. Durante gli accertamenti, lo scorso giugno la Procura milanese convocò, in qualità di persona informata dei fatti, anche Niccolò Ghedini, deputato Pdl e legale di Silvio Berlusconi, che per tutta risposta invitò il ministro della Giustizia a inviare gli ispettori 3). Il premier non è indagato.

Secondo quanto si legge nell'avviso di conclusione, Roberto Raffaelli, l'imprenditore che era capo della Rcs, società che forniva alla Procura le attrezzature per le intercettazioni, avrebbe rivelato il contenuto della nota intercettazione ("Abbiamo una banca") ad altre due persone, ora indagate, tra cui l'imprenditore Fabrizio Favata.

Queste, a loro volta, avrebbero rivelato la conversazione a Paolo Berlusconi che, ricevuto il 'nastro' della telefonata su una "pen drive", secondo quanto si legge, lo avrebbe 'girato' "al quotidiano Il Giornale".

Secondo la ricostruzione del pm, la rivelazione del segreto, così determinatasi, sarebbe avvenuta in favore di "Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio in carica". Nell'avviso di conclusione delle indagini il premier risulta parte lesa per il tentativo di estorsione messo in atto dall'imprenditore Fabrizio Favata, che "mediante contatti telefonici e personali con l'avvocato Ghedini Niccolò" e con un collaboratore del suo studio, aveva minacciato "di denunciare all'Autorità Giudiziaria" o "di riferire a testate giornalistiche" la vicenda del 'passaggio di mano' del nastro,in cambio di denaro.

L'avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche a Eugenio Petessi, imprenditore legato a Raffaelli da "rapporti di conoscenza e di attività illegali (false fatture)". A tutti e quattro è stato contestato il reato di concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio. Favata è indagato inoltre per estorsione mentre nei confronti di Raffaelli e Petessi sono anche ipotizzate la frode fiscale e l'appropriazione indebita di circa un milione e 800 mila euro.

Questa cifra, secondo la ricostruzione del pm, è servita per creare "la disponibilità di fondi in nero utilizzati nel corso degli anni" dall'ex titolare della Research Control System per varie finalità: si cita, tra l'altro, la consegna, tramite Favata, di circa 500 mila euro a Paolo Berlusconi "quali compensi - si legge nell'atto -  asseritamente destinati a favorire attraverso canali istituzionali prospettive di espansione di Rcs sul mercato estero ottenendo così, tra l'altro, incontri con cariche istituzionali". Paolo Berlusconi, per questa vicenda, è indagato per ricettazione e millantato credito mentre Favata solo per ricettazione.
 
 

1) "Berlusconi ascoltò la voce di Fassino e mi promise eterna gratitudine"
Favata: io ad Arcore con la telefonata tra il leader Ds e Consorte. Ieri l'imprenditore in procura. "Ora sono senza lavoro, ho chiesto aiuto invano a Ghedini". "In quell'occasione Paolo Berlusconi aveva portato in regalo al fratello un tartufo gigantesco" 
 6 maggio 2010 EMILIO RANDACIO

MILANO - Fabrizio Favata, l'imprenditore indagato nell'inchiesta milanese per aver "passato" alla famiglia Berlusconi l'intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ("Allora, abbiamo una banca?"), si è presentato ieri alla procura, con il legale Antonio Nebuloni, per raccontare la sua verità. Al pm Massimo Meroni ha anche consegnato tre registrazioni a supporto della sua versione. 

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Favata - va ricordato - in passato è stato arrestato per bancarotta e ha subito tre condanne tra il '93 e il '94. Da allora, la sua vita galleggia. Un momento di gloria era arrivato con la Iptime, società di cui è stato consulente per Paolo Berlusconi. Nel 2007 la Iptime è stata liquidata. Ed è per questo che a Favata, in grave crisi economica, viene in mente di rispolverare la promessa che nel 2005 Silvio Berlusconi gli avrebbe fatto ad Arcore. Quale promessa? Qui entra in scena la versione di Favata. A ottobre vede Antonio Di Pietro e racconta che il nastro della conversazione Fassino-Consorte, al premier, lo ha portato lui, alla vigilia di Natale del 2005, in compagnia di Paolo Berlusconi e dell'ex numero uno della Rcs (Research control system), Roberto Raffaelli, che ha affittato alla procura la strumentazione per intercettare Consorte. Di Pietro ascolta la storia e, il giorno dopo, presenta un esposto in procura. Favata e Raffaelli finiscono indagati per accesso abusivo al sistema informatico.

Favata, com'è che quel nastro è finito nelle mani del premier?
"Nell'ottobre del 2005 mi trovavo nella sede della Rcs da Raffaelli. Mentre chiacchieravamo, Roberto mi ha allungato un paio di cuffie e mi ha fatto ascoltare il nastro di Fassino. Raffaelli mi ha raccontato il contesto e abbiamo deciso di rivolgerci a Paolo Berlusconi, con il quale lavoravo". 

Come siete arrivati ad Arcore?
"Paolo ci disse che avremmo incontrato il presidente ad Arcore alla vigilia di Natale 2005. L'appuntamento era alle 18 e 40 nel parcheggio di un grande magazzino. Poco prima di arrivarci, ho chiamato sul cellulare Paolo Berlusconi. Lui era già lì, con la scorta. Li abbiamo seguiti fino alla villa del premier. Ricordo che Paolo aveva portato il regalo di Natale per il fratello. Dentro un barattolo c'era un gigantesco tartufo. Poi si è aperta una porta e il presidente ci ha fatto accomodare in una saletta. Si è disteso su una poltrona e ci ha chiesto di fargli ascoltare "quella cosa". Raffaelli ha acceso il portatile, ha inserito la chiavetta e ha fatto girare il nastro. Quando Berlusconi ha riconosciuto la voce di Fassino, ha aperto improvvisamente gli occhi e ha detto: "Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno"".

Tutto qui?
"Berlusconi ha chiesto a Raffaelli come funzionava la "cosa". Mi ha dato l'impressione di non essere molto pratico. In tutto, l'incontro non è durato più di venti minuti".
Ricapitolando, Raffaelli spingeva sul premier per un appalto in Romania. Paolo Berlusconi fece pubblicare la conversazione sul il Giornale. Ma a lei, di ficcarsi in questo ginepraio, chi glielo ha fatto fare?
"Quel favore mi ha rovinato. Nel giro di pochi mesi, viste le cattive acque in cui navigavano le società di Berlusconi, il fratello ha deciso di chiuderle tutte, compresa la Iptime. In piedi è rimasto solo il Giornale. E da un giorno all'altro mi sono ritrovato in mezzo a una strada. Allora mi è venuta in mente quella promessa fatta ad Arcore".

A qualcuno potrebbe sembrare qualcosa di simile a un ricatto...
"Chiedevo aiuto perché ero e continuo a essere disperato. Era stato il Cavaliere a dichiararmi la sua eterna riconoscenza. Ricordo che nel 2005 i sondaggi davano Forza Italia in netto calo. Alle politiche successive, invece, il margine fu molto ridotto. E questo, sono convinto, anche per la campagna di stampa su Fassino. In questi mesi ho anche incontrato l'onorevole Niccolò Ghedini. Ho chiesto un prestito di un milione per riavviare l'attività dell'Iptime, ma non mi hanno aiutato".

Può provare di aver incontrato Ghedini?
"Nello studio padovano ho registrato il colloquio con un collaboratore. L'ho appena depositato alla procura di Milano".

Cosa si aspetta dal suo futuro?
"Solo di essere aiutato. Spero che qualcuno possa offrirmi un lavoro, la possibilità di riscattarmi, di mettere al riparo la mia famiglia. Mi appello agli italiani, mettetevi una mano sul cuore, altrimenti il 25 maggio con la mia famiglia sarò costretto a vivere come un senza dimora".  



2) Veltroni smentisce le allusioni del premier sul caso Bnl "Vicenda amaramente grottesca, impensabili cinque mesi così" Unipol, Fassino si appella alla Cdl "Basta, cambiamo tutti registro" Dal leader della Quercia un invito a Berlusconi e agli altri leader
"Fermiamoci, il clima è incompatibile con elezioni normali"

ROMA 14 gennaio 2010 - Dopo le polemiche e la richiesta di scuse, dal segretario dei Ds Piero Fassino arriva un appello "al presidente del Consiglio e agli altri leader della Cdl" affinché il confronto politico torni ad essere civile, mettendo da parte insulti e veleni. "Tutti - afferma il leader della Quercia - devono sentire la responsabilità di cambiare registro e passo: e, in ogni caso, i Ds lo faranno tornando, da domani, a occuparsi dei problemi del Paese". 

"Mi rivolgo al presidente del Consiglio e agli altri leader della Cdl, in queste settimane non a caso silenti - continua Fassino - perché ci si fermi, non si prosegua oltre. Il clima di queste settimane è incompatibile con lo svolgimento di normali elezioni, tutti sentano la responsabilità e il clima torni sereno". "Il sistema politico e istituzionale tutto - insiste - ha il dovere di creare le condizioni perché tutti possano votare liberamente e serenamente". 

E prosegue, il leader della Quercia, anche in serata, con l'invito ad abbassare i toni. Ospite di Fabio Fazio nel programma di RaiTre Che tempo che fa, Fassino ribadisce che "non c'è una questione morale che riguarda i Ds" e invita tutta la classe politica a fare un passo indietro e a restituire "a questo Paese una condizione di normalità". 

Nel corso dell'intervista il segretario della Quercia torna a parlare dell'intercettazione con Consorte e dell'espressione "Adesso abbiamo una banca": "E' chiaro che le intercettazioni nelle trascrizioni non traducono il tono. Io l'ho riletta e, a parte la battuta, preciso subito che la banca l'avevano presa loro e non noi". E approfittando del clima rilassato della trasmissione, fa una battuta sull'uso del telefono: "Dopo questa vicenda ti viene voglia di disdire tutti i contratti telefonici. Ma con il tam tam non si può comunicare per cui continuiamo a telefonare, magari cercando di stare più attenti". 

L'invito ad abbassare i toni è condiviso dal sindaco di Roma Walter Veltroni: "Cinque mesi di campagna elettorale così, e il Paese non resta in piedi. Bisogna tornare a quella responsabilità istituzionale che è stata violata. E' una vicenda amaramente grottesca. Non è una bella pagina per le istituzioni del nostro Paese". 

Il sindaco di Roma esprime le sue preoccupazioni rispondendo ai giornalisti che gli chiedono un commento sulle affermazioni di Berlusconi a proposito di un incontro tra lui e il presidente delle Generali, Antoine Bernheim. Quell'incontro, dice Veltroni, c'è stato, ma per tutt'altri motivi da quelli adombrati dal premier. 

"A quella cena non si è mai parlato di questi temi (la scalata Unipol a Bnl, ndr). Abbiamo parlato di tutt'altro, dei problemi del Paese, della governabilità", racconta Veltroni durante il viaggio in pullman con gli studenti romani diretti a Locri. "E' stata una cena con Bernheim - aggiunge - che non avevo mai visto prima, voluta da lui per conoscermi. Non ho parole, è difficile pensare che in un Paese straordinario e in un grande Paese democratico il primo ministro vada a raccontare chi vedono gli esponenti dell'opposizione. Sarebbe meglio che guardasse con chi va a cena lui". 



3) Caso Unipol, Ghedini al governo "Mandate gli ispettori in procura"
Il legale del premier, convocato dai pm come persona informata sui fatti, non si era presentato.
Ora chiede un'azione disciplinare nei confronti del sostituto Meroni, che accusa di "comportamenti inqualificabili"
 
ROMA 18 giugno 2010 - "Il ministro della Giustizia mandi gli ispettori in procura a Milano". E' la reazione dell'avvocato di Berlusconi e deputato Pdl, Niccolò Ghedini, alla convocazione dei pm che vogliono ascoltarlo in merito alla vicenda Unipol-Consorte.

In un'interrogazione di 8 pagine presentata al ministro della Giustizia Angelino Alfano, Ghedini chiede che si valutino provvedimenti disciplinari nei confronti del sostituto procuratore Massimo Meroni. Nel documento il legale del premier parla anche di "comportamenti inqualificabili" da parte del pubblico ministero.

La vicenda è quella della famosa intercettazione nella quale l'ex segretario dei Ds Piero Fassino, al telefono con l'allora numero uno di Unipol Giovanni Consorte, pronuncia la frase "Abbiamo una banca". Una conversazione mai trascritta né finita negli atti di un'inchiesta, quindi teoricamente sconosciuta, e che invece venne pubblicata in prima pagina su "Il Giornale". Secondo quanto raccontato dall'imprenditore Fabrizio Favata 1, il nastro della conversazione Fassino-Consorte fu fatto ascoltare anche a Silvio Berlusconi. Per quella vicenda è indagato il fratello del presidente del consiglio 2, Paolo Berlusconi, editore del quotidiano milanese.

Su quei fatti, la procura di Milano ha convocato Ghedini per poterlo ascoltare, in qualità di persona informata dei fatti. Convocazione alla quale Ghedini non ha dato seguito, motivo per il quale il pm Meroni ha chiesto alla Giunta della Camera di poter disporre l'accompagnamento coatto nei confronti dell'avvocato.