Italia anno 2009, PDA: Progetto Devastazione Ambientale.
A Siracusa, in Sicilia,
il Comune tenta di varare il PRG, nuovi quartieri a ridosso delle "Mura Dionigiane" villaggi turistici in aree protette;
Un Piano territoriale che continua la devastazione del territorio,
iniziata con l'insediamento del Polo chimico di Priolo negli anni '60.
A oristano, in  Sardegna,
il Ministero della Marina tenta di cedere S'Archittu, per l'istallazione di pale eoliche: duemila ettari di specchio d'acqua e 450 metri quadrati di area demaniale una zona marina stupenda,  imponente monumento di terra lunare in cui il mare nei millenni ha cercato la sua via di fuga, scavando un arco profondo dieci metri. Situato nel litorale occidentale della Sardegna, fra Bosa e Oristano, uno dei ventiquattro siti naturali dell'isola protetti da una legge regionale dell'85.
La parola d'ordine è:
insediamenti alberghieri, mega-zone residenziali, rigasificatori. Senza avere nessun rispetto per le ricchezze archeologiche
che fanno ricca questa zona, senza tener in nessun conto le necessità della popolazione, senza alcun rispetto per le aree protette.

Siracusa, Maggioranza e opposizione, una alleanza trasversale. 
Centro-Destra e Centro-Sinistra in pieno accordo:
continuare la svendita e la devastazione del territorio aretuseo.
Dopo le industrie chimiche ora è l'era dei grandi centri commerciali, e dei villaggi turistici.
Flebili voci, dopo anni di colpevole silenzio, si levano a difendere il poco che rimane da salvare.

I consiglieri Ettore Di Giovanni di Sinistra e Libertà e Riccardo De Benedictis del Partito Democratico, presenteranno in commissione urbanistica delle precise proposte di variante al PRG, tendenti a tutelare quelle zone caratterizzate da valenze storiche e ambientali, come le mura  Dionigiane o la fascia costiera. La proposta di variante al PRG nasce a seguito di un ordine del giorno presentato dal consigliere Di Giovanni e sottoscritto dal consigliere De Benedictis, unitamente ad altri consiglieri del Partito Democratico.
Consideriamo un vantaggio per la città che la maggioranza, che pur si vantò di essere pervenuta alla approvazione del nuovo Piano Regolatore, si sia resa conto della erroneità di alcune scelte le quali, nonostante la sordità dimostrata lungo il travagliato percorso di approvazione, oggi si vuole accreditare il merito di intervenire verso la salvaguardia e la tutela del territorio siracusano.
La nostra proposta qui di seguito riportata scaturisce dalla esigenza improcrastinabile di bloccare l’ulteriore cementificazione di aree che vanno assolutamente tutelate, consapevoli che molte altre sono le pecche del Piano adottato nel 2004, e che una revisione puntuale e circostanziata richiederebbe tempi così lunghi da favorire nel frattempo la cementificazione dell’intero territorio.
Riteniamo erronea la densità edilizia del Piano Regolatore che prevede un fabbisogno abitativo di gran lunga superiore alle effettive esigenze in rapporto alla crescita demografica, che ha come conseguenza una ingiustificata espansione dell’edificato, tralasciando in tal modo il recupero del patrimonio edilizio esistente, a cominciare dalla borgata S. Lucia.

Riteniamo inadeguata la scelta di sparpagliare nel territorio innumerevoli comparti edificatori, i quali, prevedendo che una parte sia ceduta per servizi, stanno per disseminare aree così piccole da renderle inutilizzabili ai fini di una idonea utilità collettiva.

Mentre nulla si prevede per l’edilizia popolare, assolutamente erronea è inoltre l’individuazione delle aree destinate alle cooperative edilizie, in quanto le stesse dovevano e potevano essere inserite all’interno dell’ambito urbano (aree di espansione “C”) e non divorare aree di verde agricolo.
Si potrebbe continuare nella elencazione di tali scelte erronee, ma oggi a nostro giudizio, è essenziale cercare di bloccare subito lo scempio delle aree più delicate.
È per questi motivi che oggi proponiamo alcuni punti fermi, i quali saranno oggetto anche di ulteriore approfondimento in occasione del tavolo tecnico che il Partito Democratico ha convocato per la settimana prossima.

In questa ottica, intendiamo proporre al consiglio una variante avente il seguente contenuto:

1) Tutela delle mura Dionigiane
Per consentire la realizzazione del Parco urbano attrezzato dell’Epipoli occorre ripensare e ridurre i comparti poiché le previsioni del PRG prevedono l’occupazione di quasi tutta la sua
superficie.

Conseguentemente proponiamo:
- eliminare il comparto 12a, destinando la relativa superficie a parco urbano;
- ridurre e destinare a parco urbano il comparto 12b eliminando la ZCV a ovest della prevista strada;
Per la parte restante a est della prevista strada di piano, le destinazioni d’uso consentite vanno limitate al commerciale, esclusa la grande distribuzione, turistico ricettiva per il 70% e residenziale per il rimanente 30%. Le aree attualmente classificate come S3 vanno destinate al parco Urbano dell’Epipoli, dove è non sarà consentita l’edificazione ma solamente la creazione di posti di ristoro, attrezzature per il gioco dei bambini e attrezzature per lo sport all’aperto, secondo quanto previsto da piano particolareggiato di iniziativa pubblica o privata.
- Cassare la possibile previsione di incrementi di cubatura ai sensi del comma 5)
dell’art. 55 e del c. 5 dell’art. 56) delle Norme Tecniche di Attuazione e ridimensionati gli interventi previsti da dette norme;
- Modificare l’art. 56 delle norme tecniche, ove è prevista per il Parco delle Mura una non giustificata separazione tra un parco di valenza ambientale ed uno di valenza archeologica, vietando edificazioni e trasformazioni delle aree a contatto con la zona archeologica;
- Cassare i numerosi comparti lungo il viale Epipoli denominati 47a, b, c, d, e, f, g, h, i, l (ex C11) in quelle aree non ancora oggetto di concessione edilizia, ripristinandoli con le previsioni della precedente normativa.

In tali comparti infatti è prevista una altissima concentrazione di volumi all’interno di un’area di grande importanza paesaggistica aventi cubatura di ben 5 volte superiore a quella prevista nel precedente PRG.
Non a caso, il precedente piano prevedeva e fu approvato il piano particolareggiato esecutivo di iniziativa pubblica esteso all’interno comprensorio, a tutela e salvaguardia della valenza archeologica del sito.
2) Tutela della costa
- Modificare Parametri urbanistici ed edilizi delle aree T1 (c. 5 dell’art. 38 delle NTA)
Si propone al Consiglio una rivisitazione degli insediamenti turistici lungo le coste modificando la normativa delle T1 per limitare la volumetria, riducendo in tal modo i posti letto e l’impatto ambientale, ovvero di eliminare le aree 
classificate in T1 che ricadono in prossimità dell’Area Marina Protetta e dei SIC (Sito di Interesse Comunitario), come anche a quelle soggette a vincoli di diversa natura, con particolare riferimento a quelle previste tra Punta della Tavola e Punta della Mola, e alla Tonnara di Terrauzza e, destinarle a riserva naturale.
- Sottoporre tutti i piani a VAS;
- Modificare il comma 6 dell’art. 57 delle Norme Tecniche di Attuazione, prevedendo la cessione gratuita del 50% al posto dell’attuale 25%, delle aree classificate PTC (Parco Turistico Convenzionato);
- modificare l’art. 61 (Area costiera attrezzata per la Fruizione del Mare - AFM) delle Norme Tecniche di Attuazione.
In dette aree bisogna prevedere che le AFM siano destinate alla balneazione pubblica estendendo i piani di intervento all’intero comprensorio e, aggiungendo fra le disposizioni particolari l’obbligo di garantire comunque la libera fruizione del mare.

3) Tutela del territorio
- moratoria dei Piani di Lottizzazione delle aree T1 e dei comparti A47, non ancora approvati;
- moratoria delle aree destinate a cooperative edilizie, con particolare riferimento a quelle ricadenti in contrada Tremmilia e in aree agricole, che così come risulta nello studio agroforestale, sono intensamente coltivate anche a colture pregiate.
- Modificare l’art. 51 delle Norme Tecniche di Attuazione E1 - Aree per l’attività
agricola.

Le abitazioni private saranno consentite ai proprietari ed ai conduttori dei fondi che attestino l’esistenza di una attività
agraria sul fondo, attraverso la partita iva, l’iscrizione alla camera di commercio in qualità di coltivatore diretto. Gli
interventi consentiti sono quelli previsti per le zone agricole, ad eccezione di quelli di cui al punto 1.5.1 (silos) 1.5.2
(serre fisse e mobili); 1.5.5 (locali per la conservazione e la prima trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici), e
impianti o manufatti edilizi destinati alla lavorazione o trasformazione di prodotti agricoli o zootecnici locali ovvero
allo sfruttamento a carattere artigianale di risorse naturali locali, così come indicato all’art. 22 della L.R. 71/18.e
zootecnici. Il fondo minimo agricolo di intervento dovrà essere superiore a 5 ettari.

4) Adeguamento e miglioramento della rete idrica e fognaria
- Richiesta di accordo tra comune di Siracusa e SAI 8;
Il PRG deve essere accompagnato da uno studio sullo sviluppo delle infrastrutture relative al S.I.I. (Sistema Idrico Integrato) anche mediante la redazione della necessaria variante al PARF che adegui gli attuali impianti allo sviluppo urbanistico del PRG, e ciò con il contributo del nuovo gestore SAI 8 spa in occasione di tavoli tecnici da convocarsi all’uopo.

Il Consigliere Comunale Riccardo De Benedictis Il Consigliere Comunale Ettore Di Giovanni


Anche in Sardegna, l'assalto alle coste
ha raggiunto l'ultima frontiera, quella del mare.

Ai Comuni, alla Provincia di Or, alla Regione Autonoma Sardegna
Noi “Comitato dei Cittadini”
Esprimiamo l’assoluta contrarietà al progetto di realizzazione del “campo eolico off shore nella baia di Is Arenas”
rivolgendo, nel contempo, un appello a tutte le Istituzioni del Territorio perché si adoperino concretamente a tutelare
un patrimonio che è parte essenziale delle nostre radici e della nostra identità,
nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione che pone la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali della Repubblica.

Preso atto che l’installazione di 80 (ottanta) pali alti 100 (cento) metri è:
- offesa gravissima al valore estetico ambientale del nostro territorio
- mancanza di rispetto verso le nostre comunità espropriate del diritto di decidere
- danno sul piano economico e occupazionale per gli operatori commerciali e turistici locali
- impedimento alla piccola pesca e alla navigazione di diporto
- alterazione delle praterie sommerse di Posidonia oceanica
- alterazione nel naturale moto delle correnti
- grave interferenza su migrazioni avifauna in zone umide della Convenzione di Ramsar
- inquinamento acustico e elettromagnetico;

Chiediamo
agli Enti in indirizzo una decisa presa di posizione con idoneo atto deliberativo, da trasmettere entro il sette ottobre alla Capitaneria di Porto di Oristano, finalizzato al diniego della pratica di concessione demaniale marittima presentata dalla ditta “Is Arenas Renewable Energies S.r.l.” per la realizzazione di un impianto di generazione eolica off-shore nelle acque territoriali della Sardegna “fronte baia Is Arenas”.
Consapevoli della validità dell’Eolico “off shore” proponiamo in alternativa “campi eolici off shore” a gestione diretta della Regione da localizzare, grazie alle nuove tecnologie, a oltre venti miglia dalla costa su fondale medio-alto;
Nella speranza che tutte le Istituzioni sapranno vigilare e reagire con fermezza ora e sempre nell’interesse collettivo dell’Ambiente, del Paesaggio e della nostra Gente 

il “Comitato dei Cittadini” ringrazia
27 Settembre 2009
Documento trasmesso a mezzo e.mail e organi di stampa


Un mega impianto eolico nel paradiso della Sardegna
25 settembre 2009
L'assalto alle coste sarde ha raggiunto l'ultima frontiera, quella del mare. Dopo che il cemento ha inghiottito ettari di costa, ora è da lì, dal fronte opposto, che arriva la minaccia. S'Archittu è un imponente monumento di terra lunare in cui il mare nei millenni ha cercato la sua via di fuga, scavando un arco profondo dieci metri. Situato nel litorale occidentale della Sardegna, fra Bosa e Oristano, è uno dei ventiquattro siti naturali dell'isola protetti da una legge regionale dell'85. Un mito di pietra, prima ancora che uno scatto da cartolina. Presto alle sue spalle potrebbe sorgere il più grande impianto eolico off shore del Mediterraneo: una foresta di alberi artificiali da ottanta turbine dell'altezza di cento metri ciascuna, ad appena un miglio dalla costa. Capace di produrre 320 megawatt di potenza – abbastanza da sfamare d'energia 40 mila abitazioni – la fattoria del vento occuperebbe oltre duemila ettari di specchio d'acqua e 450 metri quadrati di area demaniale. Un orizzonte d'acciaio si aprirebbe al largo di Punta Tonnara fino a Santa Caterina di Pittinuri, passando per Is Arenas, una pineta di 163 ettari catalogata fra i SIC, Siti di Interesse Comunitario.
Travolti dalle pale eoliche, tramonterebbero il miraggio turistico – eterna terra promessa in questo lembo di Sardegna, che qui conta tre campeggi e diversi villaggi turistici – e la pesca, che nella migliore delle ipotesi dovrebbe essere convertita in mitilicoltura, con uno stravolgimento dell'ecosistema. Eppure è questo che potrebbe accadere se, entro il prossimo 9 ottobre, sarà dato l'ok all'impianto.

La storia della fattoria del vento al largo delle coste oristanesi prende il via in sordina, lo scorso 9 settembre, con un'inserzione sui quotidiani locali e nazionali in cui la Capitaneria di Porto di Oristano rende nota la richiesta di concessione demaniale marittima sessantennale presentata dalla “Is Arenas Renewables Energies”, società con sede in Lussemburgo e capitale sociale di diecimila euro: trenta giorni di tempo per le obiezioni. Tutto sotto silenzio per un po'. Finché a scoperchiare il caso non interviene il deputato oristanese del Partito Democratico Caterina Pes che, insieme al collega Giulio Calvisi, presenta un'interrogazione parlamentare in cui chiede che i siti in questione siano risparmiati da uno stravolgimento paesaggistico di quelle proporzioni. «Non siamo contrari alle energie rinnovabili, ma qui si tratta di un uso indiscriminato – sottolinea la parlamentare – non possiamo accettare l'eolico selvaggio».

L'eolico selvaggio, appunto. Finora, il far west del vento si era accontentato di comprare la terra sarda a basso costo: la negoziazione, asimmetrica, avveniva tra le multinazionali dell'energia e i Comuni che, affamati da finanziarie avare, hanno barattato terreni per una manciata di posti di lavoro, spesso addirittura con pagamenti in natura: persino gli arredi delle scuole erano buona merce di scambio. Con margini di guadagno irrisori per gli enti locali rispetto al business delle multinazionali verdi. Eppure un minimo di contrattazione con la popolazione fino a oggi c'era stato. Ora no: con la formula off shore si issano gli alberi d'acciaio in territorio demaniale, senza potere di veto da parte delle autorità locali. A un miglio nautico dalla costa – meno di due chilometri – non è più Sardegna. Scavalcati la Regione, la Provincia, i Comuni costieri, unico referente resta il Governo, il solo che potrà consentire o bloccare l'operazione. Operazione che dovrà passare dalla Commissione tecnica di VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale).

Ed è qui che la storia si complica, perché, come emerge da una seconda interrogazione della Pes, Giuseppe Venturini, membro della Commissione, è fratello di Isabella Venturini, amministratrice della Pro.En., società consulente della Is Arenas Renewables Energies. Un affare di famiglia: fratello controllore, sorella controllata. Giuseppe Venturini fa sapere però di non essere membro della sottocommissione che esaminerà il progetto ma che, qualora la pratica dovesse approdare alla sua scrivania – fatto che non esclude, evidentemente – lui si tirerebbe fuori cavallerescamente. Più o meno come il premier risolve il suo conflitto di interessi: uscendo dall'Aula quando si parla di tv.

L'opposizione, da queste parti, resta netta e trasversale: i sindaci, i consiglieri provinciali e regionali hanno alzato le barricate. Anche l'ex governatore Renato Soru, uno dei primi a dire no all'anarchia eolica, affila le armi. Ma rischia di non bastare. «Vedrete che proveranno a comprarci – ha avvertito Antonello Chessa, primo cittadino di San Vero Milis, centro costiero coinvolto – con la promessa di nuovi posti di lavoro». Che in paesi dove i tassi di disoccupazione lievitano in maniera direttamente proporzionale a quelli dell'emigrazione, sono l'arma di ricatto più insidiosa. Per ora resistono, però, questi Don Chisciotte sardi, davanti al mare che porta di nuovo conquistatori, questa volta conquistatori del vento.
 

Parco eolico Is Arenas, coinvolgere la Regione e le popolazioni locali
  mercoledì 16 settembre 2009

Il parco eolico di Is Arenas non deve essere autorizzato senza il coinvolgimento della Regione e delle popolazioni locali: lo chiede il capogruppo del Popolo Della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, in un’interrogazione all’Assessore regionale agli Enti Locali, Gabriele Asunis. Diana fa riferimento alla notizia apparsa oggi su un quotidiano locale, secondo cui la società Is Arenas Renewable Energies S.r.l. avrebbe presentato alla Capitaneria di Porto di Oristano la richiesta per una concessione demaniale relativa ad un tratto di mare situato tra Su Pallosu e S’Archittu, al largo delle coste di Is Arenas, per la realizzazione di un parco eolico ‘off shore’ da 320 Megawatt.

Il parco si estenderebbe su una superficie a mare di quasi 2.200 ettari e su un’area demaniale di 450 metri quadri. Le singole torri, che saranno piazzate a una distanza minima di meno di due chilometri dalla costa, potranno raggiungere un’altezza di 100 metri. La notizia, riferisce il capogruppo nell’interrogazione, “ha provocato grande sconcerto nella popolazione del territorio”, che teme per l’impatto devastante che l’opera potrebbe avere “su un’area di straordinario pregio paesaggistico come quella di Is Arenas, interessata da importanti progetti di sviluppo turistico su cui gravano le speranze di rilancio dello sviluppo economico dell’intera provincia di Oristano”.

Oltretutto, a Diana “non risulta che la società abbia presentato alcuna richiesta di Valutazione di impatto ambientale, sia in sede regionale che in sede nazionale”. “La decisione di realizzare il parco eolico su un’area del demanio marittimo”, prosegue l’esponente oristanese del Pdl, “consente un iter autorizzativo estremamente semplificato, non implica il rispetto delle norme del Piano paesaggistico regionale e riduce al minimo le possibilità di intervento da parte dell’Amministrazione regionale, delle comunità locali e delle loro rappresentanze istituzionali”. Inoltre, “quella in oggetto non appare l’unica iniziativa nel territorio slegata dalla programmazione regionale e che si vuole realizzare senza il coinvolgimento dell’Amministrazione regionale e delle comunità locali”.

Diana chiede perciò all’assessore Asunis se le notizie sul progetto per il parco eolico ‘off shore’ sono vere e alla Giunta regionale che “sia valutata con assoluto rigore l’aderenza del progetto alla normativa paesaggistica, regionale o nazionale, cui è sottoposta l’area del demanio marittimo su cui il progetto dovrebbe essere realizzato”. Infine, Diana chiede all’esecutivo di attivarsi, “se necessario anche presso le autorità statali competenti”, affinché “il rilascio delle necessarie autorizzazioni per la realizzazione del progetto sia preceduto dalla consultazione della popolazione locale e affinché l’iter autorizzativo avvenga con il coinvolgimento dell’Amministrazione regionale e delle istituzioni locali”.


INTERROGAZIONE URGENTE DIANA MARIO
Capogruppo del Popolo Della Libertà nel Consiglio regionale della Sardegna
con richiesta di risposta scritta, sul progetto per la realizzazione di un parco eolico ‘off shore’ al largo delle coste di Is Arenas

Il sottoscritto,

PREMESSO che, secondo preoccupanti indiscrezioni apparse oggi sulla stampa locale, la società Is Arenas Renewable Energies S.r.l. avrebbe presentato alla Capitaneria di Porto di Oristano la richiesta per una concessione demaniale relativa ad un tratto di mare situato tra Su Pallosu e S’Archittu, al largo delle coste di Is Arenas, per la realizzazione di un parco eolico;

CONSIDERATO che il parco eolico di cui sopra, la cui capacità è stimata in 320 Megawatt, si estenderebbe su una superficie a mare di quasi 2.200 Ha e su un’area demaniale di 450 mq, e che le singole torri, situate a una distanza minima di meno di 2 km dalla costa, potrebbero raggiungere un’altezza di 100 m;

VERIFICATO che la notizia, apparsa oggi sulla stampa, ha provocato grande sconcerto nella popolazione del territorio, che teme per l’impatto devastante che un’opera come quella in oggetto potrebbe avere su un’area di straordinario pregio paesaggistico come quella di Is Arenas, interessata da importanti progetti di sviluppo turistico su cui gravano le speranze di rilancio dello sviluppo economico dell’intera provincia di Oristano;

AGGIUNTO che non risulta all’interrogante che la società abbia presentato alcuna richiesta di Valutazione di impatto ambientale, sia in sede regionale che in sede nazionale;

VALUTATO che la decisione di realizzare il parco eolico su un’area del demanio marittimo consente un iter autorizzativo estremamente semplificato, non implica il rispetto delle norme del Piano paesaggistico regionale e riduce al minimo le possibilità di intervento da parte dell’Amministrazione regionale, delle comunità locali e delle loro rappresentanze istituzionali;

SOTTOLINEATO che quella in oggetto non appare l’unica iniziativa nel territorio slegata dalla programmazione regionale e che si vuole realizzare senza il coinvolgimento dell’Amministrazione regionale e delle comunità locali;

CHIEDE DI INTERROGARE

l’Assessore regionale agli Enti locali affinché riferisca

•Se quanto apparso oggi sulla stampa locale relativamente al progetto per la realizzazione di un parco eolico ‘off shore’ al largo delle coste di Is Arenas risponde al vero;

•Quali misure la Giunta regionale intende adottare affinché sia valutata con assoluto rigore l’aderenza del progetto alla normativa paesaggistica, regionale o nazionale, cui è sottoposta l’area del demanio marittimo su cui il progetto dovrebbe essere realizzato;

•Quali misure la Giunta regionale intende adottare, se necessario anche presso le autorità statali competenti, affinché il rilascio delle necessarie autorizzazioni per la realizzazione del progetto in oggetto sia preceduto dalla consultazione della popolazione locale e affinché l’iter autorizzativo del progetto avvenga con il coinvolgimento dell’Amministrazione regionale e delle istituzioni locali.