Terremotato abruzzese chiede: «Berlusconi mi ospiti a villa Certosa»
una richiesta legittima basata sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio
il quale aveva pubblicamente promesso che avrebbe ospitato nelle sue case alcuni terremotati.

Per ordine della nostra Santa Lega sono obbligato a darvi la stessa notizia in due lingue diverse.
14 agosto 2009 Rag. Fantozzi
Veneto.
Un sior teremotà de L’Aquila el se ga presentà a Villa Certosa per le vacanse estive: so invità da lu in persona, el ga dito.
Gianfranco Letta e Bruno Fede i ga sercà de recoverarlo al reparto malattie mentali de Olbia. 
Ligure.
Un sciù terremotou de L’Aquila u la fetu un culpu de campanellu a la villa de siù Silvio in Sardegna:
u ma ditu che possu far le vacanse estive a villa Certosa e be ciamme tutte le veline che veddu.
Belin, ragazzi, an ciamou a crouge verde de Olbia pe famme ricuverà in un manicomio navale.
 
Un terremotato dell’Aquila chiede al premier di mantenere la promessa.

Il Cavaliere si era dichiarato pronto a mettere a disposizione
alcune sue case Intanto scoppia la grana dell’università.

ROMA. In apparenza era una pratica come le altre, una delle tante inviate dai terremotati aquilani, a Comune e Protezione civile, per fruire di un alloggio provvisorio in affitto. Ma nell’apposita casella, lo sfollato Bernardini Antonio
l’ha specificato a penna quale fosse la sistemazione preferita: «Se possibile a Villa Certosa oppure a Palazzo Grazioli».
E non per scherzo, giura lui.

Ai giornalisti il signor Bernardini ha spiegato di non essere un burlone,
ma una persona che ha preso in parola il premier Berlusconi.
«Non si tratta di una provocazione, ma di una richiesta legittima basata sulle dichiarazioni del presidente
il quale aveva pubblicamente promesso che avrebbe ospitato nelle sue case alcuni terremotati.
In questo modo avrei anche l’occasione di essergli utile con la mia esperienza di profondo conoscitore della città
e di terremotato prima in tenda, poi in auto e infine in due alberghi»,
Bernardini, fino al sisma del 6 aprile abitava nel centro storico dell’Aquila,
in una delle case dichiarate inagibilindopo le scosse e i crolli di quella drammatica notte.

Bernardini non sbaglia, la memoria non lo inganna, il Cavaliere aveva promesso.
Il premier Berlusconi quella promessa la fece davvero il 9 aprile scorso e fu un titolo per molti giornali.
Promise sulle bare delle vittime, nell’hangar della caserma di Coppito trasformato in camera ardente,
che i sopravvissuti non sarebbero stati abbandonati.
Poi aggiunse testuale: «Già molte persone hanno offerto le proprie case per aiutare gli sfollati,
e anche io farò quello che potrò offrendo delle mie case».

Se il Cavaliere sia pronto ad accogliere nuovi ospiti a Villa Certosa non è dato sapere.
E’ certo, invece, che a Ferragosto il presidente del Consiglio sarà di nuovo all’Aquila per controllare
i cantieri dei nuovi villaggi antisimici promessi agli abruzzesi per la metà di settembre.

Berlusconi arriverà nel pomeriggio, dopo avere trascorso la mattinata al Viminale, per la tradizionale conferenza stampa
con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. E tra le grane impellenti che si troverà a discutere ci sono dell’università
e della ripresa scolastica. Perché l’ateneo ha bocciato la proposta di decentrare le facoltà e ha scelto di rimanere in città
nonostante i mille problemi legati all’inagibilità di gran parte delle strutture. Prima fra tutte la questione
degli alloggi per i fuori sede che dovrebbero essere reperiti in comuni limitrofi, ma che allo stato non ci sono.

La soluzione gli studenti l’avrebbero trovata: è la stessa sostenuta dal rettore Ferdinando di Orio,
e ieri mattina una delegazione dell’Udu (l’Unione degli universitari) l’ha prospettata al prefetto Franco Gabrielli:
dormiremo a Coppito, hanno spiegato i delegati definendo la soluzione della caserma, che conta 3.500 alloggi,
«l’unica concretamente possibile» nei tempi a disposizione.

«Chiediamo chiarezza a tutti i soggetti istituzionali», hanno scritto gli studenti in una nota aggiungendo che
«se la risposta non sarà Coppito, di fatto si decreterà il dimezzamento degli iscritti all’ateneo».
«Continuando su questa linea fra tre anni avremo migliaia di alloggi, ma non ci saranno più coloro che devono abitarli»,
si legge una nota diffusa dall’associazione.

D’altra parte i fuori sede senza una casa sono più di duemila e altrettanti sono gli universitari che alloggiavano in abitazioni ora in fascia A e B. Sarà possibile inserirli nel progetto Casa come il resto della cittadinanza? «Non vogliamo sottrarre spazio ai cittadini senza casa, tra i quali figuro anch’io, ma credo – ha detto il rettore – che le due esigenze possano convivere».