Gianpaolo Tarantini: il manager delle escort
Dall'accusa di procacciare escort per il premier all'arresto per estorsione:
La parabola di Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese un tempo amico di Silvio Berlusconi, oggi in carcere.
Nei suoi confronti aperti sette fascicoli diversi dalla procura di Bari, con ipotesi di reato che vanno dalle tangenti,
al favoreggiamento della prostituzione, fino alla cessione e detenzione di droga.
"Alla corte di Silvio anche le mogli della Bari bene"
Tarantini ai magistrati: "Tra le donne portate a Berlusconi anche amiche di mia moglie".
Nicla in lacrime: "Anche se mi ha tradita non lascio mio marito, ho paura che si suicidi"
"Da Silvio mogli di notai e avvocati" Gianpi svela le intercettazioni-shock
Tarantini ai magistrati: "Tra le donne portate a Berlusconi anche amiche di mia moglie".
ROMA - "Gianpi" Tarantini è terrorizzato. E' preoccupato delle numerose intercettazioni telefoniche tra lui e Silvio Berlusconi quando parlavano delle "amiche" che avrebbe portato a Palazzo Grazioli e con Valter Lavitola, ora latitante all'estero. Intercettazioni "bomba", conversazioni che Tarantini conosce a memoria e che teme possano provocare altri guai al suo "amico" Silvio Berlusconi, ma soprattutto a se stesso. Perché - ha detto davanti ai pm di Napoli Woodcock, Piscitelli e Curcio che lo interrogavano - quelle conversazioni faranno tremare (in verità già franno tremare, perché il tam tam è avviato da giorni) la Bari-bene. 

Tra oggi e domani le intercettazioni saranno depositate dal procuratore di Bari Antonio Laudati e dal sostituto Ciro Angelillis per la conclusione delle indagini. Tarantini, come lui stesso ha ammesso, non ha portato al premier soltanto escort da lui pagate, ma anche sue "amiche". È questo che terrorizza Tarantini. "Dopo che usciranno questi verbali, sicuramente mia moglie mi lascerà" dice rassegnato Tarantini ai pm napoletani che lo hanno interrogato nei giorni scorsi. Perché la moglie Nicla - è il timore dell'imprenditore barese - scoprirà che le sue amiche più intime l'hanno abbandonata. "Sono scomparse anche quelle più fidate" ha detto Nicla in lacrime ai pm. E adesso, con il deposito delle intercettazioni delle telefonate tra il marito e Berlusconi, scoprirà il perché: alcune di queste amiche erano amanti di suo marito.

"MOGLI DI NOTAI"
Nell'interrogatorio Tarantini naturalmente nega di avere estorto soldi a Berlusconi e racconta che il presidente del Consiglio non sapeva che alle cene di Palazzo Grazioli c'erano delle escort. Sapeva - dice Tarantini - che quelle ospiti erano sue "amiche", alcune delle tante che facevano la fila pur di incontrare Berlusconi. "E tra queste "mogli di notai, avvocati ed imprenditori baresi" e "anche alcune amiche di mia moglie".

"SOLO MIE FANTASIE"
Quando a Tarantini vengono contestate le conversazioni intercettate con Valter Lavitola, e in particolare quelle in cui si valuta l'opportunità di chiedere il patteggiamento, l'imprenditore dice che si trattava di sue "fantasie". Nega insomma di aver pensato di chiedere il patteggiamento per proteggere Berlusconi, evitando che le intercettazioni contenute nell'inchiesta barese fossero rese note.

"NOI INGANNATI" 
Gianpi e sua moglie Nicla avevano scoperto che Lavitola - diventato il loro anello di collegamento con Berlusconi - "barava" e li imbrogliava e, soprattutto, li ingannava. Tarantini sapeva della relazione extraconiugale della moglie: "E' stato un momento di debolezza in una situazione che era diventata drammatica" dice ai pm, aggiungendo di avere compiuto tanti errori ma di amare ancora sua moglie. Nicla stessa ammette subito ai magistrati che aveva una relazione con Lavitola. Una relazione nata agli inizi di quest'anno, racconta Nicla, e che - dice la donna - è stata favorita proprio da un momento di debolezza e di prostrazione. "Ma non definitemi amante di Lavitola. Lui in quel momento era l'unica persona che pensavamo ci aiutasse. Con lui ho avuto un momento di debolezza e non sono un'amante. L'amore per me è un'altra cosa".

"TRADITA TANTE VOLTE"
"Mio marito mi ha riempito di corna - dice addolorata e con le lacrime agli occhi ai magistrati la moglie di Gianpi -. Ma non lo lascerò mai perché è sempre il padre dei miei figli e perché ho paura che possa suicidarsi". Poi Nicla racconta che dopo le disavventure giudiziarie si era rimessa a fare l'avvocato e che guadagnava "soltanto 2 mila euro al mese". "Poi ho trovato lavoro da un imprenditore barese (non ne rivela il nome-ndr) successivamente arrestato per evasione fiscale". E commenta così: "Sono una donna davvero sfigata". Nicla torna quindi a parlare di suo marito e di Lavitola. "Gianpi è stato un deficiente ma si è rovinato per questa vicenda con Berlusconi. Ha sconvolto la mia famiglia e quella di suo fratello. Ha perso tutto, il nostro cognome ha fatto il giro del mondo. Pensate che una mia sorella che era in Giappone mi ha telefonato perché aveva appreso dai giornali giapponesi della nostra vicenda giudiziaria".

GLI INCONTRI CON SILVIO 
Per tre volte Nicla si è incontrata con il Presidente del Consiglio. Una volta da sola a Palazzo Grazioli, le altre due insieme al marito e a Lavitola. Ai magistrati la donna racconta che gli incontri con Berlusconi, osteggiati da Lavitola, furono molto brevi. "Mio marito lo ringraziava e lui (Berlusconi) ci aveva promesso di aiutarci. Si comportava come uno zio, un padre", insomma un uomo - sempre secondo Nicla - che sa "conquistare" le persone. "Non ho mai avuto soldi direttamente da Berlusconi, andavo sempre in via Del Corso a Roma nell'ufficio di Lavitola". Ma la busta con i soldi - sospettano i magistrati ed è lo stesso sospetto di Nicla - non era quella originale consegnata dalla segretaria di Berlusconi, ma un'altra "ripulita" da Lavitola. "E quando Lavitola apprese che mio marito aveva ottenuto un appuntamento con Berlusconi, volle essere presente. Ma davanti a lui non potevo esprimere le mie perplessità nei suoi confronti visto che Lavitola era l'uomo di fiducia del presidente del Consiglio".


Marinella Brambilla, segretaria di Berlusconi e i ricatti di Lavitola:
"ho dovuto dirgli basta"
La segretaria di Berlusconi davanti ai magistrati: "Stava sempre a insistere, non lo si poteva fermare.
E Tarantini diceva: "Vogliono che io chiudo il coso mio, il procedimento, inchiavicandomi la vita
5 settembre 2011

NAPOLI - L'"approfittatore" Valter Lavitola e le dure parole contro di lui della segretaria di Silvio Berlusconi, Marinella Brambilla. La rabbia per un contratto che scade e la principesca villa ai Parioli di Debbie Castaneda, l'affascinante colombiana passata dalle particine in tv al ruolo di consulente per l'estero di Finmeccanica. E poi lo sfogo di Giampaolo Tarantini prima di finire in carcere ("Vogliono inchiavicarmi la vita"). E il bruciante avvertimento di Lavitola a "Gianpi": "Attenti, non fate i bambini. Questi (i magistrati, ndr) hanno sgamato tutto!".

LAVITOLA SENZA LIMITI
"Valter Lavitola? Non lo si poteva più fermare. Non si poneva limiti. Stava sempre lì a insistere, a premere". Cioè: a chiedere e a ottenere fiumi di denaro da Silvio Berlusconi. "Anche per questo di fronte agli impegni pressanti del presidente e alle insistenze di questo signore che chiedeva continuamente di parlargli, anche io a un certo punto ho dovuto dirgli: ora basta".

Tono basso, parole meditate. Così Marinella Brambilla, 48 anni portati con asciutta eleganza, dinanzi ai pm di Napoli, tre giorni fa, scarica Lavitola, il faccendiere accusato di estorsione, tuttora latitante, e intercettato sia in una conversazione con il premier, sia al telefono con la fidatissima segretaria del Cavaliere. "Lavoro con il Dottore da 32 anni - spiega la signora Marinella - Sono la figlia della governante di casa Berlusconi. Mi occupo della sua segreteria personale e della sua agenda. Sono io a stoppare qualche telefonata se il presidente è immerso negli impegni istituzionali". Ma quel genere di stop non funziona con Lavitola. Nella telefonata con Valter del 28 giugno, la Brambilla reagisce bruscamente: "Ho capito... Non rompere più. Dai Valter, fai il bravo". Lui, in un'altra conversazione con Gianpi, ricambia dicendo: "Lì (la segreteria del presidente, ndr) è un covo di vipere, non mi fido più neanche di Marinella". La Brambilla riannoda, davanti ai pm, il filo tortuoso di quei contatti. "Quell'uomo si era fatto invadente, oltre ogni previsione. Interrompeva continuamente il lavoro, pretendeva ascolto, dava l'impressione di approfittare della situazione".

CASA DA 3.000 METRI QUADRI
I pm l'hanno già ascoltata una volta, ma non escludono di risentirla. Lei, Debbie Castaneda, consulente per l'estero del gruppo Finmeccanica - intercettata al telefono con il direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere, e con Marinella Brambilla - si arrabbia per il contratto non rinnovato e minaccia di "parlarne direttamente con "lui"". Cioè, Berlusconi. Dalla sontuosa residenza ai Parioli, dove abita con il marito Marco Squatriti (3mila metri quadri di appartamento, 10 mila metri quadri di giardino), la Castaneda fa sapere attraverso il suo avvocato: "Ho conosciuto circa 5 anni fa Berlusconi, quando collaboravo con l'ambasciata della Colombia. Ho avuto con lui rapporti esclusivamente di natura professionale, in relazione al mio incarico di consulente di Finmeccanica". "Non sono mai stata ad Arcore - aggiunge - ed ho partecipato con il Presidente Berlusconi solo a riunioni di carattere istituzionale". E su Lavitola, chiarisce: "Ho avuto modo di incontrarlo, nel mio ruolo di consulente, tre volte: due nel corso di incontri ufficiali all'estero e soltanto una negli uffici di Finmeccanica".

SOLDI DA SPILLARE AL PREMIER 
Il 17 luglio 2007 Lavitola e Tarantini discutono in maniera accesa del denaro da spillare ulteriormente al premier. 
Tarantini: "Lo sai com'è quello. Che tu oggi gli chiedi 500, vai tra due mesi e gli dici: "Guarda che sono serviti per una cazzata, lì devi mettere altri 500". E te le mette". 
Lavitola: "Sì. E quello piglia e te le mette (ironico). E questa è un'idea tua, hai capito? Questa è l'idea tua".
Tarantini: "Eh, Valter: noi in un anno e mezzo come abbiamo fatto? Abbiamo trovato quattro, cinque cazzate da dirgli e ci ha sempre dato tutti i soldi che volevamo".
Lavitola: "(...) Se io gli andavo a parlà di tutti quanti... l'unica cosa che mi ha meravigliato è stata la cosa dell'affitto, Gianpa'... 
Tarantini: "Scusa, l'ultima volta che gli hai portato il bollettino, quello dopo un mese, due mesi, te li ha dati; non è che ha battuto ciglio".

LO SCANDALO ESCORT DI BARI
Il 2 luglio, Lavitola e Gianpi parlano dello scandalo escort di Bari e dei nuovi atti, "catastrofici", che stanno per essere depositati. 
Lavitola: "Ti dissi che l'avvocato andava a parlare con il Capo (riferito, per gli investigatori, al procuratore di Bari, Laudati, ndr)
Tarantini: "Dice che sono terrificanti (i nuovi atti)".
I due discutono dei suggerimenti provenienti, secondo l'accusa, dall'entourage del premier, per spingere Tarantini ad optare per il patteggiamento, con l'obiettivo di evitare la diffusione di intercettazioni. Ma "Gianpi" che vorrebbe discuterne direttamente con il presidente, viene dissuaso da Lavitola: "Gianpa'... secondo me tu sei matto...". E Tarantini, più avanti, sbotta: "Vogliono che io chiudo il coso mio (il procedimento), entro 'sta settimana, inchiavicandomi la vita mia per non farli uscire".



"Passatemi il presidente voglio ancora tre milioni"
Nelle informative della Digos di Napoli allegate agli atti dell'inchiesta i colloqui tra Tarantini, Lavitola e Nicla Devenuto,
moglie del primo e amante del secondo. "Voglio vedere la faccia di Berlusconi quando usciranno le porcate che ha detto"
4 settebre 2011

ROMA - Una storia comune, aver sedotto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "l'imperatore", procurandogli belle donne. Affari comuni, come un investimento sui fondi Fas o alcune faccende con Eni e Finmeccanica. E una compagna, una persona con cui confidarsi in comune: Nicla, moglie di Gianpaolo e amante di Valter. Sono storie parallele quelle di Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. Il primo che si racconta come uno che "a vent'anni era sulla barca di D'Alema e a trenta a dormire a casa di Berlusconi" ed è convinto che "se mi fai parlare a me, quello (Berlusconi) ci dà tre milioni". Il secondo che è in Sud America per scegliere "le modelle alla Fininvest" e che si vanta di parlare con schede criptate (in realtà intercettate) "con Berlusconi e con questi della Cia". Affari, millanterie, dialoghi da film di Vanzina, storie al confine della legalità, così come ricostruite nelle informative della Digos di Napoli allegate agli atti dell'inchiesta.

PROSTITUTE A PALAZZO
Giampaolo Tarantini entra nelle grazie del presidente di Berlusconi portando nelle residenze romane starlette e prostitute. E lo stesso fa Lavitola che organizza party al castello di Torre in Pietra, vicino Roma. Lo racconta lo stesso Lavitola alla moglie di Tarantini. "Ninni - sintetizza la Digos nei brogliacci delle intercettazioni - a sua volta manifesta l'insofferenza di Giampaolo nel non poter avere più un rapporto stretto con Berlusconi. Valter dice che Berlusconi teneva il rapporto solo per le fighe e quando lui (Valter) stava facendo la cosa del castello di Torre in Pietra veniva chiamato da Berlusconi di continuo, e continua dicendo che a lui (Berlusconi) quello che gli interessa di più è quella cosa della figa. Ninni dice che lui per la figa si è rovinato la vita". La  moglie di Tarantini dice che visto che quello là (Berlusconi) ragiona solo a fica, lei andrà da Lui a settembre personalmente e gli chiede un lavoro per lei così alza il proprio reddito sele trova qualcosa per lei. Valter non è d'accordo, dice che se ne occuperà lui perché a "quello" gli devono chiedere solo una cosa altrimenti le chiederà anche di scoparsela tanto vale che scopano tutti e tre insieme.  

LA RABBIA DI NICLA 
La moglie di Tarantini è furiosa perché il premier non vuole ricevere il marito. Lavitola: "Nicla, qua il problema è un altro: quello mi dice, ma questo imbecille cretino, cosa vuole da me? Lui lo ritiene uno stronzo qualsiasi, allora non lo vuole vedere (...) L'altro giorno mi ha detto, ma a te cosa te ne frega di questi due?".
Nicla: "Ha detto così? Cosa te ne frega? Perfetto, voglio vedere proprio la sua faccia quando usciranno tutte le porcate che ha detto...".
Pochi giorni dopo si ritrovano a parlare di Berlusconi e del rapporto con Gianpi.
Nicla: "Cioè quello (ndr, Berlusconi) si è fatto arrivare le minorenni in casa e ha continuato a puttaneggiare... Quindi il problema non era Gianpaolo che a 33 anni non gli ha saputo dire di no perché è un superficiale e un amorale, perché uno con un minimo di moralità non le fa queste cose, su quello non ci piove... Ma il problema sta sul fatto che lui sia uno che si muove solo così, o era Gianpaolo o era Sabina (ndr, Began) o era quello o quell'altro... quindi andasse a fanculo, tutti sanno che il verme marcio è proprio lui".
Lavitola: "Ascolta amore mio (...) tieni presente che attorno a lui ci sta gente che vuole solo dimostrare che avevano ragione e che qualunque contatto con lui (Tarantini, ndr) è sbagliato".
Nicla: "Ho capito, però tanto lui sa dentro di se che è una merdaccia".
Lavitola: "Benissimo, lui che è il re, l'imperatore non ammetterò mai che sarà una responsabilità sua di una cosa".

GLI AFFARI CON I FONDI FAS 
"Gianpaolo - scrive la Digos - dice che oggi ha incontrato Dante il quale gli ha riferito che nella delibera dei fondi che avevano stanziato ha saputo che i fondi non ci sono più, e gli ha riferito che Raffaele (ndr, probabilmente si tratta del ministro Fitto) ha lui i fondi Fas per cui gli hanno dato la delega (...) Valter dice che bisogna fare una nota precisa su questa cosa un appunto in cui si dice di fondi Fas sono in questo capitolo del bilancio della Regione".
I due parlano poi di affari con Eni e Finmeccanica. Lavitola parla di "preoccupazioni per verifiche della Guardia di Finanza su ben 25 società in parte riferibili agli affari (gruppo Finmeccanica) su cui indaga la Procura".

TARANTINI E FINMECCANICA
La procura di Bari ha ricostruito che uno dei motivi per cui Tarantini aggancia Berlusconi è portare, dopo aver intascato centinaia di migliaia di euro, suoi amici imprenditori ai vertici delle aziende statali. E' proprio a una cena in casa Berlusconi che aggancia l'allora capo della protezione civile, Guido Bertolaso e grazi a lui arriva a Marina Grossi, moglie del numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini. A raccontarlo è uno degli imprenditori che ha pagato Tarantini, il pugliese Enrico Intini. "A Bari si era sparsa la voce che Gianpaolo Tarantini fosse in contattato con il presidente del consiglio, contatto di cui Tarantini non faceva mistero (...) Gli chiesi se potesse favorire la realizzazione di un incontro con Bertolaso che avvenne a metà novembre. Alla riunione partecipò anche Tarantini. Bertolaso in quella circostanza si mostrò interessato e suggerì di prendere contatti con Finmeccanica. Presi contatto con l'ingegnere Manlio Fiore e Marina Grossi (...) In tale circostanza, i miei interlocutori mi dissero che non vi erano sviluppi esecutivi dei progetti tali da consentire eventuali sub forniture. (...) A marzo 2009 stipulai un contratto di consulenza con Tarantini".

I CONSIGLI DI DELL'UTRI 
Lavitola è al telefono con la moglie di Tarantini. "Lei le confida - appunta la Digos - che il suo avvocato le ha consigliato di separarsi legalmente. Valter le dice che non ne vale la pena di farsi rompere le palle per le ansie che le trasmette il marito, che poi di riflesso lei mette in ansia lui (Lavitola) e lui fa le cose troppo di fretta può far qualche casino, e le dice: "Come ti ha detto l'altro giorno Dell'Utri: futtatinne!!".

LA CASTANEDA E IL PRESIDENTE
Appunta sempre la Digos: "Paolo Pozzessere (direttore commerciale di Finmeccanica) comunica a Debbie Castaneda (ex modella colombiana) che non le verrà rinnovato il contratto, provocandone la reazione sostanziatasi nella minaccia di chiamare Marinella (Brambilla, la segretaria del premier) per avere un appuntamento personale con Lui (onorevole Berlusconi?) per riferirgli la cosa. Segue una telefonata di poco successiva, diretta alla stessa Marinella che le nega un appuntamento per impegni di Lui a Palazzo Chigi". 

"PIÙ MERDA C'È MEGLIO È"
Tarantini è molto preoccupato per la sua situazione giudiziaria. "Valter dice che è meglio così, e ribadisce che in questa situazione "più merda c'è, e meglio è".

MARINELLA E  LE VIPERE
Giampaolo vuole incontrare il presidente Berlusconi. Lavitola lo scoraggia. "Giampaolo ma a che serve l'accesso tuo a lui determina solo una cosa, due cose: la prima un inutile rischio a lui perché io non mi fido più neanche di Marinella, delle segretarie e di nessuno perché lì è un covo di vipere e stanno uscendo cose vere incasinate, che non può sapere nessuno d'accordo? Due, se io riesco a farti ricevere Gianpà, è più facile farti dare 500mila euro che farti ricevere".




Escort, da Berlusconi a Tarantini altri 350.000 euro in contanti
Interrogati i coniugi arrestati. "Il premier era come uno zio".
Tre incontri con il Cavaliere. Giampi e Nicla in lacrime pronti a denunciare Lavitola.
Ieri è stato interrogato dai magistrati di Napoli
I Pm: "Ghedini sapeva dei pagamenti illeciti La Brambilla ai magistrati: "Pagavo Lavitola"
Berlusconi rinvia il suo interrogatorio
4 settembre 2011

NAPOLI - Un premier che si fa usare come un bancomat. Costretto a tenere a libro paga per un anno Gianpi Tarantini e la moglie Angela Devenuto, detta Nicla. Ora, grazie ai loro ricordi affiorati in carcere, emerge un più cospicuo bollettino dei pagamenti: quasi 350 mila euro sono stati versati da Silvio Berlusconi in più soluzioni e sempre in contanti, sia a Roma che a Milano. Un tesoretto, comprensivo di spese legali, cui va aggiunto il "finanziamento" da mezzo milione che però finirà per quattro quinti nelle tasche di Valter Lavitola. "Berlusconi è un benefattore che aiuta le persone in difficoltà. A quanti altri ha fatto del bene? Ve lo dico io: Dell'Utri, Lele Mora", assicura Tarantini.

Due interrogatori. Sette ore in tutto. Caldo torrido nel carcere di Poggioreale. Gianpi e Nicla si ritrovano per la prima volta dopo l'arresto. Lei lo vede e piange, lui appare tesissimo. Li interrogano il gip Amelia Primavera, con i pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock, Vincenzo Piscitelli titolari dell'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco. Accanto agli indagati, gli avvocati Ivan Filippelli e Alessandro Diddi. Gianpi e Nicla ammettono di aver ricevuto dal premier tantissimi soldi. Meno, comunque, di quanti ne avrebbero ancora spillati. "Il 12 agosto, prima di partire per le vacanze a Cortina, sono andata a Palazzo Grazioli per chiedere 5 mila euro. Un collaboratore del presidente però ci disse che avevamo avuto già troppi soldi", ricorda Nicla. La conferma dei pagamenti consolida l'impianto accusatorio che ipotizza un ricatto ai danni del presidente del Consiglio ad opera dei Tarantini e di Valter Lavitola, l'unico sfuggito al carcere perché all'estero. 

Per la Procura si tratta di un'estorsione. Ma Gianpi e signora replicano che Berlusconi ha pagato quel denaro spontaneamente "e non perché minacciato" da possibili ricadute sulla sua immagine del processo di Bari, dove Tarantini è indagato di favoreggiamento della prostituzione per le escort condotte dal premier. "Aveva preso a cuore i nostri problemi, ci trattava come se fosse un padre. uno zio. Si sentiva un po' il nonno delle nostre figlie", dichiara Angela Devenuto. Lo ripete anche suo marito: "Il presidente mi voleva aiutare". Tuttavia Tarantini sembra contraddirsi quando rivela ai pm, riportandosi ad alcuni passaggi del suo memoriale. "In effetti, avevo timore che una mia eventuale uscita dal processo avrebbe potuto determinare una caduta di attenzione da parte del presidente per le mie vicende. Mi rendo conto della puerilità del mio agire, avendo in quel momento dubitato della spontaneità e della generosità del presidente. Però all'epoca ero ancora in attesa del finanziamento di 500 mila euro che mi era stato promesso". Anche Tarantini e la moglie, dopo la segretaria del premier, Marinella Brambilla, sentita come teste venerdì, scaricano pesantemente Lavitola. "Lo voglio denunciare - dice Tarantini ai magistrati - Valter ha approfittato della situazione. Ha sfruttato un nostro periodo di debolezza e difficoltà per fare soldi". 

Tarantini, dopo il caso escort, lascia gli arresti domiciliari nell'estate 2010. Da quel momento il premier si fa carico di tutte le esigenze di una famiglia abituata ai lussi. Lo conferma Nicla. "Avevamo bisogno effettivamente di tanto denaro perché abbiamo un alto tenore di vita". Per almeno tre volte incontrano il premier per ottenere denaro. Ricorda Tarantini: "Il primo incontro con il presidente avviene, tramite Lavitola, nel novembre 2010 a Palazzo Grazioli, ci va mia moglie. La seconda volta è nel marzo 2011: dopo numerose insistenze, Lavitola ci accompagna a Villa San Martino, ad Arcore. Ero emozionatissimo, tra l'altro, perché non vedevo il presidente da due anni. E l'ultimo incontro è recente, agosto 2011, a Palazzo Grazioli". Poi evidenzia un particolare significativo: "Nell'ultima occasione avevo fissato l'appuntamento con un collaboratore di Berlusconi per andare lì da solo. Ma Lavitola lo venne a sapere e pretese di venire con noi".

Nicla, la signora che ama le borse Cartier, piange ripetutamente. "Mi sono ritrovata in una cella con altre cinque detenute, una delle quali tossicodipendente. Fino a ieri dormivo con la mia bambina". Oggi tornerà a casa con l'ok della Procura: il lungo interrogatorio e la sua condizione di madre con due figlie piccole hanno indotto il gip a firmare il provvedimento di arresti domiciliari. 



"Silvio stai attento saltano fuori le minori"
Tra Lavitola e Tarantini, il piano per far dimettere Letta.
Il faccendiere sul premier: "Tu non hai idea a che punto si arriverà con sta storia, io lo dovrò mettere spalle al muro".
L'ex direttore de 'L'Avanti' aveva cercato di organizzare un incontro tra il Premier e il manager

"Silvio stia attento, arriva una bomba in casa sono arrivate le minorenni"
Le telefonate tra Lavitola e Tarantini: "Farò dimettere Letta". Il faccendiere sul premier:
"Tu non hai idea a che punto si arriverà con sta storia, io lo dovrò mettere spalle al muro" 
3 settembre 2011

NAPOLI - "Questo sta proprio con il cervello da un'altra parte". Così Valter Lavitola, si riferisce al presidente del Consiglio Berlusconi in una conversazione del 14 luglio scorso con Angela Devenuto detta "Nicla" o "Ninni", la moglie di Gianpiero Tarantini. Nella stessa telefonata la Devenuto, agitata per le difficoltà economiche in cui dice di trovarsi, esprime rabbia e amarezza nei confronti del premier, che lei stessa ha incontrato in compagnia del marito. Arrivando a riferire una dura espressione che "Gianpi", suo marito, avrebbe usato nei confronti del presidente: "Mi aiutasse a fare questa cosa e poi si togliesse dai coglioni, che mi ha rovinato la vita".

"IL CERVELLO DA UN'ALTRA PARTE"
V: "Hai capito? eh... stiamo parlando che io non lo so più che cosa fare con questo qua, l'unica cosa ti dico, la verità è andare con i piedi di piombo perché questo sta proprio con il cervello da un'altra parte...
N: "Ma io non ho capito...".
V: "Sarà sta storia della Fininvest, sarà 'sta storia del governo che lui adesso dice che se ne va, sarà non si sa che cosa... allora il ragionamento non è che lui mi ha detto chi se ne fotte, così chi se ne fotte".

"PORTO TARANTINI AD ARCORE"
In un passaggio successivo Lavitola sostiene di aver parlato a Berlusconi di una richiesta di Tarantini di incontrarlo. Colloquio che, secondo i magistrati, Lavitola vuole evitare perché intende conservare il ruolo di intermediario con il premier.
V: "Io a lui gli ho detto me lo può fare un favore personale. Lui mi ha detto "sì" se io le faccio venire lì Giampaolo accompagnato dalla moglie in modo tale super sicuro all... di notte, di mattina. Lo faccio venire a Arcore lo faccio venire dove le pare, va bene? Lei lo può vedere? dice: "Ma per che cosa?", niente semplicemente perché le vuole parlare perché ci sta bisogna andare a definire 'ste cose e poi deve parlare pure di altri fatti che mo' non mi va di parlarle a telefono, lui mi fa "ma che c... dobbiamo fare che cosa dobbiamo fare". Io ho detto che ne so, cosa dobbiamo fare dobbiamo fare questo, "ma tu, non ho capito, per che c...., se dai tanto addosso a questi qua dice non ho capito gli stiamo facendo tutto". Presidè che gli stiamo facendo non gli stiamo facendo un cazzo. E lui dice come un c... stiamo facendo tutte queste cose, i soldi, quello quell'altro, l'avvocati. Dico, senti un'altra volta, allora dice "guarda basta io mi sono rotto i coglioni e...". Insomma se la prendeva più con me che con lui allora rispetto a ciò io ti sto cercando di dire che io se.... oggi tra andargli a dire chiama Scaroni fallo venire là e vengo pure io piglio l'aereo vengo due giorni e torno va bene? a dirgli ricevi a Giampaolo quello ci fa un piacere più grosso a ricevere a Giampaolo che a fare andare a Scaroni là allora dico io siccome questo è uno stitico in tutte le cose a che c... serve fargli andare Giampaolo là che lui non lo vuole vedere?".
N: "Ma infatti Giampaolo sai cosa ha detto, sai cosa ha detto? ma facess... mi aiutasse a fare questa cosa si togliesse davanti ai coglioni ha detto perche mi ha rovinato solo la vita".
V: "Brava e quello che gli ho detto io".
N: "Ed è la verità".
V: "Brava..."

BERLUSCONI SPALLE AL MURO
Nella stessa telefonata, parlando della possibile "bomba" giudiziaria in arrivo da Bari, Lavitola manifesta l'intenzione di mettere Berlusconi "spalle al muro.
V: "Si... brava hai capito? allora quando lui (verosimilmente Tarantini n. d. r.) si sputtanerà io gli andrò addosso (secondo il giudice il riferimento è a Berlusconi n. d. r.) gli andrò a dire noi faremo il gioche...... i... i.. il coso io gli andrò a dire guarda che questo qui mo' mi mette nella merda pure a me, perché questo si impazzisce si fa si dice, gli dico mo' devi fare questa cosa se no mo' scoppia la merda davvero perché mi incazzo pure io... Tu non hai idea a che punto si arriverà con sta storia, io lo dovrò mettere spalle al muro".
N: "Va bè Valter spalle al muro ma facesse che c..... ma ti posso dire una cosa ma andasse a fare in culo, cioè andasse pure lui a fare in c... e se la vedesse lui e il mese di marzo che alla fine dei conti noi non abbiamo più niente, quindi non abbiamo più niente da perdere, salvo il fatto di non avere i soldi la mattina per mangiare, lui invece c'ha da perdere tutto".

"LE MINORENNI IN CASA"
Angela Devenuto continua poi a sfogarsi con Lavitola.
N: "Io ti voglio dire una cosa, lui risolve i problemi a... ma va bè tu dici lui perché sò femmina, ho capito gli compra le case le sistema gli trova il lavoro a quattro mignotte e che c... sto ragazzo fino a prova contraria l'ha preso e lo ha difeso davanti a tutta la stampa io non ho detto che nella vita c'ha una cosa e non deve essere per carità, non è che lui è obbligato, però voglio dire pure una coscienza di una persona di quella età che dice un ragazzo con tutta la vita davanti, cazzo gli do una mano". 
E più avanti Angela Devenuto affonda. 
N: "Ma se lui dopo Giampaolo, si è fatto arrivare in casa minorenni, ma vogliamo parlarne, ma perché il problema era Giampaolo".

LE DIGHE IN ALBANIA
Nei suoi affari Lavitola si muove ostentando grande influenza con il premier Berlusconi. Il 26 giugno conversa con un tale Roberto Guercio che gli chiede di attivarsi presso Berlusconi per un intervento sul presidente albanese Berisha.
R: "Walter.. allora serve che il presidente chiami Berisha e gli dica che vado lì a parlare per la questione delle dighe.. io ho trovato iso..".
V: "E vabbe', questo... questo.. che tempi di urgenza c'ha?".
R: "Ma.. io pri.. prima ci vado e meglio è perché ho trovato i soldi e devo sistema'...".
V: "L'ho capito fratello mio, ma in questi giorni non è la cosa più facile da fare".
R: "No ma a me basta una telefonata sua o.. di qualcuno da presidenza che gli dice che vado lì per trattare questa cosa con una certa autorevolezza ..., basterebbe pure Frattini forse.....".
V: "Ma voglio di.. ma secondo te avendoci tu già preso i contatti, non possiamo fare il contatto, non possiamo fare al contrario che tu ci vai e poi dopo facciamo chiamare da Berlusconi?".
R: "E vabbè ma come... il problema è che non abbiamo più il gancio lì per fa .... cioè che faccio gli telefono io da qua e ce vado..".
V: "C'è...". 
R: "un minimo di cosa no?".
V: "Uh... e non lo so, io in questo momento non me la sento di chiamà a Berlusconi e dirgli sta cosa almeno per qualche giorno, finché non si chiarisce tutto sto fatto".
R: "Vabbe'....".
V: "Secondo me, almeno... io dico una cosa, siccome noi siamo in grado sicuramente di far poi chiamare Berlusconi al 100%... io dico una cosa.. chiamalo, siccome tu ci sei già andato, lui ti ha ringraziato... tu chiamalo da parte di Berlusconi. Tu gli dici il presidente Berlusconi mi ha autorizzato a chiamare direttamente e chiede l'appuntamento.. tanto ho detto visti i rapporti che ci stanno mi potevo permettere".

"FAR DIMETTERE LETTA"
Il 5 luglio, discutendo con un non meglio identificato Roberto, che parla da un telefono intestato a Finmeccanica, Lavitola discute della situazione politica e del caso P4.
Lavitola: "Questo è un problema interno con Letta e che il casino grosso è fra Letta e Tremonti e una volta che si sono neutralizzati Letta e Tremonti i problemi non ci saranno più. Ci saranno altri pretendenti, ci saranno delle altre cose, ma il problema lì sono le mazzette".
Roberto: "Hai sentito che hanno pizzicato D'Alema".
Lavitola conferma ed aggiunge che "quella di D'Alema è un caso e che togliendo le sue manie di protagonismo questa è una cosa che ha innescato quello scemo di Marco Milanese (deputato del Pdl indagato a Napoli n. d. r.) contro di me, con quello scemo di Bisignani a Napoli e l'hanno fatta partire così, tant'è che all'inizio dell'indagine c'era solo lui (Lavitola) e siccome a loro è piaciuto fare casino lui lo ha fatto". Quindi aggiunge: "Vediamo che succede al tribunale del riesame, se il tribunale mi concede il fatto che hanno fatto associazione per delinquere (come poi accaduto, la parola passa ora alla Corte di Cassazione n. d. r.) e trasferisce in carcere Bisignani, Bisignani deve per forza raccontare cose di Letta, di Balducci e viene fuori l'ira di Dio".
Lavitola: "E a questo punto Berlusconi lo sa no? E quindi il discorso è non difendere a Letta ma farlo dimettere, io non ci riesco ma se ci riesco con me in Italia si mettono paura pure di guardarmi".

"Due incontri con il Cavaliere  mi dava 20 mila euro al mese"
La memoria difensiva di Tarantini è affidata a 14 pagine scritte a mano: "Ricevetti 500mila euro per lavorare". La prima visita con la moglie a Palazzo Grazioli, la seconda a Villa San Martino ad Arcore di FRANCESCO VIVIANO
Le accuse: "Tarantini pagato per tacere" di TIZIANA TESTA
3 settembre 2011


Il memoriale di Tarantini
"Così presi soldi dal premier" Due incontri amichevoli, le dazioni "spontanee" di 20mila euro al mese,
le mediazioni di Lavitola.
Nella sua memoria difensiva, l'imprenditore barese tenta di giustificare il suo legame "economico" con Silvio Berlusconi e di difendersi dall'accusa di estorsione

NAPOLI - Ha affidato la sua difesa in un memoriale di quattro pagine consegnato ai pm di Napoli che oggi lo hanno interrogato per oltre 7 ore nel carcere di Poggioreale. Tarantini respinge l'accusa di avere estorto migliaia e migliaia di euro al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (ventimila euro al mese più gli extra, più 500mila euro "gestiti" da Valter Lavitola), affermando che si trattava di un aiuto economico per ricominciare a vivere e non del prezzo per comprare il suo silenzio nella vicenda D'Addario. Ma in questo memoriale, pur difendendosi, mette in cattiva luce il suo benefattore, al quale procurava le escort per le feste di Palazzo Grazioli. Ecco cosa scrive Tarantini nel suo "memoriale".

Il documento, composto di 14 pagine, è stato scritto nella serata di mercoledì scorso, poche ore prima che venisse arrestato. Un memoriale dove naturalmente respinge ogni accusa di estorsione nei confronti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma che contiene anche due particolari: due incontri avvenuti in gran segreto proprio con il suo "amico" Silvio Berlusconi che per mesi aveva tentato di vedere da vicino.

Incontri che aveva sollecitato a Lavitola il quale non riteneva "opportuno" che Berlusconi ed il suo procacciatore di escort si vedessero per non alimentare altre polemiche di stampa. Ma Tarantini insisteva, voleva vedere a ogni costo il Presidente e alla fine Berlusconi e Lavitola decisero di incontrare Tarantini e sua moglie.

Ecco cosa scrive nel suo "memoriale" Tarantini. "Nell'autunno dell'anno scorso, non sono ora in grado di ricostruire tutte le cadenze temporali (anche perché le ritengo ininfluenti), il Lavitola mi fece sapere che il Presidente (Berlusconi ndr) gradì molto i miei saluti che contraccambiava con affetto e che mi avrebbe certamente aiutato. Ricordo che il Lavitola mi disse anche come il Presidente mi avrebbe potuto eventualmente aiutare, sostenendo mie nuove iniziative economiche. Per il momento, per far fronte alle prime esigenze di vita, iniziai a ricevere settimanalmente, tramite Lavitola, somme di denaro in contanti che mia moglie andava a prelevare in Via del Corso a Roma presso gli uffici di Lavitola. 

Complessivamente ho ricevuto circa 20 mila euro al mese (oltre ad altre somme per far front ad esigenze extra) fino al mese di Luglio". Tarantini giustifica questa richiesta di denaro al Cavaliere con "esigenze di vita": le sue aziende sono ormai crollate e deve sostenere moglie, figli e mamma vedova. "Sempre nel corso dei nostri incontri, riferii a Lavitola la volontà, ove ovviamente condivisa, di incontrare il Presidente Berlusconi perché il mio desiderio era quello di potere mantenere vivo il mio rapporto di amicizia, visto anche i segni di affetto che ricevo tramite Lavitola. Quest' ultimo, però, in un primo momento mi disse che non era opportuno che io incontrassi il Presidente Berlusconi perché se ci avessero visto insieme sarebbe potuta scattare una nuova campagna stampa che sarebbe stata nociva per me e per lo stesso Presidente".

Ma l'imprenditore pugliese insistette ancora e nel novembre del 2010 fu organizzato un incontro a Palazzo Grazioli con Berlusconi dove andò soltanto la moglie di Tarantini. "Lo scopo dell'incontro - scrive Tarantini nel suo memoriale - era quello di ringraziare il Presidente per le disponibilità manifestatee per chiedergli se poteva aiutarlo ancora per lavorare". Ma Tarantini voleva vedere ad ogni costo il Presidente Berlusconi e dopo tante insistenze, a marzo scorso "Lavitola accompagnò me e mia moglie dal Presidente Berlusconi ad Arcore, presso la dimora del Presidente a Villa San Martino... L'incontro durò circa un'ora, Berlusconi fu con me affettuosissimo. Lo ringraziai umilmente per i disagi e gli imbarazzi, che - mio malgrado - gli avevo procurato... e mi permisi di richiedere al Presidente Berlusconi un finanziamento di 500 mila euro per riprendere a lavorare".
 

Il memoriale di Giampaolo Tarantini

Lo sfogo del premier: "Paese di merda
Tra qualche mese me ne vado"
I verbali che hanno portato all'arresto di Gianpaolo Tarantini per estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere: rapinato da pm di sinistra. Lavitola: metto Silvio alle corde
2 settembre 2011

CENTOCINQUE pagine esplosive. La scena, praticamente registrata in diretta, delle minacce e dei ricatti
che avvolgono il presidente del Consiglio. Persino nelle ore in cui - siamo al 13 luglio scorso -
il Paese è sotto la scure di un'acutissima crisi economica.

E poi le strategie, gli insulti, le regie occulte degli estorsori del premier, uomini e donne che sanno troppo.
Negli atti dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, tutte le "telefonate folli" che -
come profeticamente teme Valter Lavitola in una intercettazione - "Dio non voglia abbiano preso".

BERLUSCONI E LA P4
È il 13 luglio scorso. In piena emergenza manovra, quasi a ridosso della mezzanotte, il premier "obbedisce" alle richieste di Lavitola e chiama il faccendiere da una scheda telefonica, intestata ad un cittadino peruviano, che lo stesso Lavitola gli ha fatto recapitare a Palazzo Chigi. 

Valter: "Presidente... ". 
Berlusconi: "Eccomi.. ciao.. dimmi". 
V.: "Allora.. buona sera... senta.. io.. come le ho scritto. Ce l'ha la nota che le ho fatto?". 
B.: "Sì sì, l'ho letta almeno". 
V.: "Allora.. guardi.. dottore.. a comprova di questo.. ci sta il fatto di ieri... sui giornali... che Bisignani". 
B.: "Ma non capisco... perché io... mi debba occupare di queste cose... scusa... io non c'entro niente... sono lontano da tutto.. ma perché devo stare a parlarne?".
V.: "Dottore... ma come.. perché... devo starne a parlarne?... "
B.: "E scusami... non ho niente a che vedere con questa storia... Bisignani l'ho conosco da lontano.. l'avrò visto una volta in vita mia... Perché m'hai telefonato?".
V.: "Ma non c'entra nulla il telefonato.. questo stronzo qua.. sapeva sempre in anticipo.. le questioni che potevano riguardare lei... e anche per quelle robe che potevano riguardare me... dalla questione di Fini... in avanti.. fino agli ultimi giorni.. quando lui le disse.. quando Letta le disse che io ero il centro di questa cosa... E invece era Bisignani... io le dico una cosa... questo qui.. secondo me... ci stanno due ipotesi. La prima.. lei la esclude.. giustamente che Letta potesse in qualche modo essere d'accordo con questo, e la cosa è da escludere. Ma l'altra cosa che non è assolutamente da escludere, è che questo delinquente qui strumentalizzasse Letta. Allora siccome questo adesso finirà nei guai fino al collo perché come ci sono le anticipazioni di oggi già sui giornali... Questo lo rimettono in carcere, questo qui che è un mascalzone, andrà a raccontare.. tutte le vicende di Letta... che è riuscito a sapere".
B.: "Ma non sa niente delle vicende di Letta... (incomprensibile). Perché Letta è la persona più pulita e più onesta del mondo, quindi.. io non ho.. nessun timore di nulla... che riguardi Letta".
V.: "Dottore... Bisignani è senza dubbio uomo di Letta. Tramava contro Berlusconi.. e teneva rapporti operativi con nemici vero.. forse veri... Bocchino, D'Alema, Montezemolo".
B.: "Teneva rapporti con tutti.. non.. con ogni mio nemico.. Non ha mai fatto niente.. contro di me".
V.: "No.. dottore.. non è così.. È credibile, secondo lei, che Letta non sapesse.. quanto meno... delle costanti prese di distanza e affermazioni lesive... della sua personalità?.. è credibile?".
B.: "Ma lei, sono tutte cose... così... dici... cazzo... non fa niente... non si sbriga... che cosa sono?... niente... son descritti... sì.. circa il mio modo di comportarmi.. e allora?".
V.: "Niente da fare... dottore... quando questo stronzo qui... fa questioni di Adinolfi del quale lei sa io non sono un estimatore, per l'amor di Dio... Anche perché a me, non m'è mai piaciuto però, Adinolfi, alla fine della storia... lui ha giu... ha detto... a Mario Farina... io questo... non potevo.. non volevo neanche metterglielo per iscritto... che non si sa mai... ha detto a Mario Farina... persona amica mia... che è il fratello di Vittorio Farina.. col quale lui è in affari... ha detto testualmente - e l'ha detto al generale Lisi.. il quale glielo può confermare, ed è una persona seria - "vedrai che bello scherzo combino ad Adinolfi"".
B.: "Chi l'ha detto questo?"
V.: "Ah? L'ha detto... Bisignani".
B.: "E vabbè, contraddizioni.. antipatie loro... per me.. Adinolfi non è nessuno. Io non sono amico di Adinolfi... Ma io di questa storia, Valter, non me ne voglio interessare. Sono lontano cento chilometri da questa storia, è una cosa che non mi interessa... e non me ne voglio interessare. Di Letta sono sicuro non al cento per cento ma al cento per mille. E di tutto il resto non me ne fotte niente, capito? Di Bisignani... di Adinolfi... di tutti quei nomi lì... non me ne può importare di meno... quindi.. la questione.. che io mi coinvolga dentro una cosa del genere... neanche stare... soltanto a sentire".
 
IL PREMIER E IL "PAESE DI MERDA" 
V.: "Ma dottore, io vorrei semplicemente che lei ne fosse cosciente... che il suo ufficio è di una tale permeabilità". 
B.: "Ma anche di questo.. non me ne può importare di meno.. perché io sono così trasparente, così pulito nelle mie cose.. che non c'è nulla che mi possa dare fastidio, capito? Sono uno che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato... quindi, sono assolutamente tranquillo... a me, l'unica cosa che possono dire di me è che scopo. È chiaro? E quindi mi mettono le spie dove vogliono.. mi controllano le telefonate.. non me ne fotte niente... io.. tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei... da un'altra parte e quindi... vado via da questo paese di merda... di cui sono nauseato. Punto e basta. Scusami eh Valter... mi sembra che tu sia preso troppo da questa storia.. ma chi se ne fotte, dai. Son tutte balle dai".
V.: "Lo so... ma qui con le balle. Perché lei tutti i casini che ha avuto, non li ha avuti per delle gran balle? Lei che ha fatto.. pagava le puttane... o.. per caso... faceva le droghe.. o le cose? O le porcherie che dicevano loro? Io sinceramente non credo che ci sia una donna al mondo che se lei le telefona, dice vieni qua, a farmi una pompa, quella non viene correndo. Dottore, lei mi perdoni se mi permetto". 
 
BERLUSCONI E IL LODO MONDADORI 
Valter: "Sì. io sto bene, e lei dottore, come sta?"
Berlusconi.: "Eh.. io non sto benissimo... sono senza forze... sento che mi hanno fatto una cosa troppo grossa... (riferimento alla sentenza di risarcimento per la Cir di De Benedetti, ndr)".
V.: "Come dice?"
B.: "Mi hanno fatto una cosa troppo terribile, troppo grande... 25 anni di lavoro.. mandati in fumo, una rapina basata sul nulla. Basata su due giudici talebani di sinistra".
V.: "Un altro paio di cose... Veda che mi diceva il ragazzo, Giampi (Tarantini, ndr) che aveva avuto notizie dagli avvocati.. che.. da Perroni (l'avvocato di Tarantini, ndr)... che a Bari.. stiano facendo un'indagine contro Laudati... e dove sarebbe coinvolto Nicolò... Lui non so bene che cos'è la storia... mo' mi faccio dire tutto.. e poi... dico a Perroni...".
B.: "Sì, sì, vabbè.. ma insomma.. questo, tutto per aria. Poi?".
V.: "Ah, va bene. Altra cosa.. Mi dice Pozzessere (direttore commerciale di Finmeccanica, ndr) domani poi le manda una nota sulla questione di quel senatore lì dell'Argentina... Insomma le mando una nota, sembra che stanno facendo un casino... io gli ho detto d'informarla.. " 
B.: "Ah, quello lì.. è pericoloso, pericolosissimo. Esteban Caselli (responsabile all'estero del Pdl, ndr)".
V.: "Bravo., lui, Esteban Caselli... ".
 
LA LITE SUI 500MILA EURO 
Lavitola ha incassato 500mila euro che avrebbe dovuto girare a Tarantini, ma l'imprenditore barese viene a saperlo, solo molte settimane dopo, dal proprio avvocato. E accusa Lavitola di aver fatto il doppio gioco. È il 17 luglio scorso.
Giampaolo Tarantini: "Senti Và (Valter), ti volevo dire una cosa strana che mi ha chiesto Perroni oggi". 
Valter Lavitola: "Eh". 
GT: "Mi sono incontrato... Va be', che non so se tu sai che è uscito il fatto della D'Addario, va bè... che ha ritrattato tutto... Poi, ad un certo punto, mi prende un attimo e mi dice nell'orecchio: "Ma lei li ha avuti, ma, senta, mi tolga una curiosità, perché mi hanno chiesto... mi ha chiesto - inteso come Nicolò - ma ha avuto poi i 500, lei?". Ho detto: "Guardi, ho detto, veramente no. Me li doveva dare, perché siamo rimasti così l'ultima volta"".
VL: "Roba da pazzi. Questi sò scemi, sò pazzi".
GT: "Non vorrei che lui gli abbia detto così a Nicolò. Però la cosa che mi ha detto oggi mi ha fatto rimanere di merda, cioè, sono rimasto di c., io". La tensione sale tra i due. E quando Tarantini si lamenta perché ha ricevuto troppo poco, svela che ha intenzione di chiedere al premier 3 milioni. E dice cita Lele Mora.
GT: "Gli ha dato 4 milioni di euro, 4 milioni di euro, con tre bonifici, sui 4 milioni se n'è intascati 800 Emilio Fede (...) Ma l'hai vista la casa di Sabina? (forse la Began, definita l'"ape regina" dell'harem berlusconiano, ndr).
VL: "Comunque se tu vai là e gli vai a chiedere 3 milioni, quello ti caccia a pedate".
GT: "Ma io non glieli chiedo. Io a lui gli voglio dire una cosa, mi voglio mettere di fronte e gli voglio dire: "Presidè io non c'ho una lira, sono disperato, sto facendo sta cazzo di operazione, nel frattempo, per favore, mi vuoi mantenere come Cristo comanda, senza avere rotture di coglioni di nessun genere?". Mi deve dire no? Io non ci credo".
VL: Gianpà, quello che cosa ti deve dire, ti deve dire: "lo sto facendo", com'è vero che lo sta facendo.
 
"TENIAMOLO SULLA CORDA"
Lavitola sconsiglia all'imprenditore di parlare faccia a faccia con il premier e ragiona:
 
Vl: "Allora io dico: perché non lo teniamo sulla corda del fatto che, comunque sia, quello... io gli continuo a pressare su quelle cose e si fanno e tu quello che ti devi prendere te lo prendi lo stesso, non si corre il rischio che invece non si prende proprio un c.?".
 
IL "VANTAGGIO" DI BARI 
Tarantini parla con Lavitola soprattutto dell'inchiesta di Bari in cui è accusato di sfruttamento della prostituzione. E della riapertura dell'inchiesta. "È per darci un vantaggio", dice Gianpi.
 
GT: "È stato fatto per. per non chiudere le indagini, per non mandare l'avviso di conclusione, così non escono intercettazioni".
VL: "Embè, è che vantaggio ha il pm a riaprire le indagini, scusa"
GT: "No, il vantaggio ce l'abbiamo noi; l'ha fatto apposta Laudati questo, perché, si sono messi d'accordo, nel momento in cui riaprono l'indagine e non mandano l'avviso di conclusione, non diventano pubbliche, le intercettazioni".

LETTA AL QUIRINALE, TREMONTI A PALAZZO CHIGI
In una conversazione tra Lavitola e alcuni personaggi legati a Finmeccanica, l'editore dell'"Avanti!" dà la sua visione dei conflitti in corso al governo. Lavitola: "Noi abbiamo Letta e Tremonti che non è vero che sono in lite, Letta e Tremonti sono in accordo. L'unica lite che c'è è su chi deve fare il Presidente... poi Letta al Quirinale e Tremonti a Chigi, inculandosi a Berlusconi".



"Sono disperato":
lo sfogo del "mantenuto" del premier L'imprenditore pugliese Giampaolo Tarantini
Centocinque pagine per dimostrare la necessità dell'arresto di Giampaolo Tarantini e di sua moglie Angela Devenuto.
E nelle intercettazioni telefoniche con Valter Lavitola, che ha materialmente incassato mezzo milione di euro da Berlusconi, prende forma l'estorsione: "Poi Mora e Fede, hai visto? E io sono il coglione?"
1 settembre 2011

ROMA –  Il presidente del Consiglio tenuto sotto scacco, quasi “in ginocchio”, da chi conosce i suoi segreti. Un capo del governo che dice al telefono ad uno dei suoi presunti ricattatori: "Basta, vado via da questo paese di merda, sono nauseato". E  il suo denaro destinato a comprare il silenzio di persone che egli percepisce come potenziali pericoli. Così si spiegano, secondo l'accusa, i 500mila euro versati a Valter Lavitola e destinati a Giampaolo Tarantini, già procacciatore delle escort per il premier sotto inchiesta a Bari, più “lo stipendio” mensile di 20mila euro, più il fitto della residenza romana destinata al solo Tarantini.

Esplode lo scandalo più insidioso sulla corte dei “mantenuti” del presidente. L'accusa: estorsione. Parte offesa, lo stesso presidente del Consiglio. Su richiesta dei pm di Napoli Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, a Roma finiscono in carcere Giampaolo Tarantini e sua moglie Angela Devenuto, detta anche Nicla o Ninni. Sfugge invece alla cattura Valter Lavitola, l'uomo già indagato nell'ambito dell'indagine napoletana sulla P4. "Sono all'estero per lavoro", fa sapere lui. Si tratta dell'editore del giornale “Avanti!”, oggi accusato di essere il burattinaio delle tangenti del premier, ma già noto come l'artefice della campagna di stampa sulla vicenda Montecarlo, diretta contro il presidente della Camera Gianfranco Fini. Indagati anche due personaggi legati a Lavitola: suo cugino Antonio Lavitola e Fabio Sansivieri, l'uomo che distribuiva il denaro intascato.

Nelle 105 pagine dell'ordinanza emessa dal gip Amelia Primavera, spicca la lunga telefonata del premier, datata 13 luglio scorso, con Lavitola. Lo stesso Lavitola procura al capo del governo alcune schede intestate a cittadini sudamericani, e Berlusconi da quelle utenze che ritiene non intercettabili, discute con lui di Bisignani, di Gianni Letta ("è l'uomo più onesto che conosca"), della loggia P4 ("è lontana da me cento chilometri"), della decisione sul risarcimento alla Cir di De Benedetti (“una cosa troppo terribile mi hanno fatto, una rapina basata su due giudici talebani di sinistra”). Berlusconi si lascia andare anche a uno sfogo: "Io sono assolutamente tranquillo, a me l'unica cosa che mi possono dire è che scopo. Mi mettono le spie dove vogliono, non me ne fotte niente, io tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei".

Ma nel provvedimento di custodia cautelare colpiscono anche le numerose e inquietanti conversazioni tra Lavitola e Tarantini, che addirittura litigano sul denaro già spillato o da spillare ancora a Berlusconi. Tarantini sospetta infatti che Lavitola stia distraendo per sé i 500mila euro ottenuti dal premier e da girare ai coniugi baresi. E sbotta: "Ma sono coglione io?... Allora Sabina ha una casa che sembra la Onassis, ma l'hai vista? Dieci milioni. Ma l'hai vista? Sembra finta, quella casa... Poi Mora e Fede, hai visto? E io sono il coglione?". In un'altra accesa telefonata Tarantini dirà, riferendosi al denaro da estorcere al premier: "Io a lui gli voglio dire una cosa, mi voglio mettere di fronte e gli voglio dire: "Presidè, io non c'ho una lira, sono disperato, sto facendo 'sta cazzo di operazione... nel frattempo, per favore, mi vuoi mantenere come Cristo comanda, senza avere rotture di coglioni di nessun genere?" Mi deve dire: no? Io non ci credo". E Lavitola prova a rabbonirlo: "Gianpà, quello cosa ti deve dire, ti deve dire: "Lo sto facendo", com'è vero che lo sta facendo". Non abbastanza, evidentemente.

Emerge anche che Tarantini ha incontrato due volte, riservatamente, il presidente del Consiglio. E soprattutto che in ballo, come arma da usare per estorcere altri capitali, c'è la vicenda del processo a Bari: “Gianpi” dovrà assolutamente evitare il patteggiamento, che comporta la condanna certa per Tarantini e il sollievo per il premier, allarmato dai contenuti ritenuti potenzialmente “catastrofici” di quegli atti di Bari. Lavitola detta a Tarantini la linea: "Gli devi dire che il patteggiamento non lo fai, e solo se te lo chiede lui (Berlusconi, ndr) in ginocchio". Berlusconi, intanto, interpellato da "Panorama", che aveva anticipato l'intera istruttoria, ha sostenuto: "Ho solo aiutato una famiglia che ha drammatiche difficoltà economiche". Ma ora il premier potrebbe essere ascoltato come testimone dalla Procura di Napoli.

Un'inchiesta che si intreccia e, per certi aspetti, spiega ciò che era rimasto nell'ombra in alcuni retroscena di parallele inchieste. Tarantini, ad esempio, sottolinea che Niccolò (Ghedini, ndr) lo avrebbe "messo nel panico, due anni fa", cioè quando esplode l'inchiesta sulla D'Addario. Un quadro che tira dentro anche le condotte, al vaglio dei magistrati, dei difensori di Tarantini e dello stesso premier. Un contesto di tinte così fosche che, come scrive il giudice per le indagini preliminari, "tira in ballo la stessa trasparenza delle istituzioni".