La strategia della tensione

La "strategia dell tensione", per potersi realizzare, necessita di un contesto storico, politico e sociale pieno di profonde contraddizioni in cui possa inserirsi in'azione spregiudicata che tenda a spostare il terreno della lotta politica sul terreno della lotta frontale con le forze dell'ordina, in modo da trasformare il rapporto tra lavoratori e Stato in un problema di ordine pubblico.

La crisi storica del centro sinistra, le spaccature che sono state provocate al suo interno delle lotte dei lavoratori, pongono in evidenza la doppia anima del centrosinistra, l'una riformista, l'altra centrista e conservatrice nella quale trova credito e spazio la componente reazionaria guidata dai socialdemocratici e dalla destra democristiana.

Da questo scaturisce una paralisi dell'iniziativa politica, determinata dalla necessita' di accantonare i problemi struttuurali della società; e proprio qui si innesta il ricatto socialdemocratico che richiede o il completo allineamento a una politica conservatriceoppure la crisi al buio che possa consentire i piu' ampi margini di manovra alle forze reazionarie annidate nell Parlamento, nell'apparato nella burocrazia, nella classe imprenditoriale. A tale scopo, mancando le condizioni obiettive che permettano soluzioni di questo tipo, si provoca a freddo un clima interessato di allarmismo con continue minacce di scioglimento delle Camere e di elezioni anticipate, con le ricorrenti minacce di Colpo di Stato, con l'utilizzazione indiscriminata dello squadrismo fascista, con la provocazione promossa dall'apparato burocratico e poliziesco, tollerante e spesso dichiaratamente connivente con la teppaglia fascista.

Un disegno di questo genere conte sulla possibilita' di eccitare l'opinione pubblica contro i pericoli che minacciano le istituzioni democratiche, pericoli rappresentati dagli "opposti estremismi" e dalla impossibilita' per le forze di polizia di mantenere l'ordine. Si cerca infatti di perseguire una guerra di logoramentto che acuisca la sfiducia dei cittadini e quindi predisponga il terreno per l'accettazione supina di avventurereazionarie o paragolliste.

In questo disegno e' indispensabile poter contare in qualunque momento sulla complicita' dell'apparato poliziesco e difensivo. Non mancano esempi.

il 29 novembre 1968, ad Avola, gli agrari rompono le trattative con i sindacati dei braccianti che chiedono il rinnovo dei contratti di lavoro. La situazione e' tesa ma i proprietari disertano le riunioni convocate a piu' riprese. Il Prefetto di Siracusa non esita a schierarsi al loro fianco appoggiandone le manovre dilatorie e ponendo al loro servizio la polizia, benche' sia stato avvertito dallo stesso sindaco di Avola di non mandare agenti "perche' la situazione potrebbe precipitare".

Il 2 dicembre la polizia spara sui braccianti uccidendone due. Ma la complicita' nella provocazione non si e' epressa solo a livello di prefetto, polizia e magistratura: essa trova l'avallo anche a livello governativo, nell'incredibile discorso del Ministro degli interni Restivo alla Camera, in cui pone l'accento sopratutto sulla priorita' assolutadel mantenere l'ordine publico.

In questo modo i problemi politici scompaiono, al loro posto emerge il tema predominante dell' "ordine" in difesa dal "disordine"; e in certa misura, anche i sindacati e le forze della sinistra cadono nella trappola proponendosi come obbiettivo primario quello del disarmo della polizia.

In occasione dei fatti di Avola la stampa cosidetta moderata svolge puntualmente il suo ruolo di copertura, riversando le colpe di quanto e' accaduto su "una minoranza di provocatori che mettono in atto una tattica di guerriglia".

L'inserimento e il ruolo della stampa diventano piu' espliciti in occasione dei fatti di Battipaglia.

Il 9 aprile 1969 la polizia spara ancora in quella città, mentre e' in corso lo sciopero generale contro la ventilata chiusura del locale tabacchificio, e uccide un operaio di 19 anni e una giovane maestra che assisteva agli scontri da una finestra del suuo appartamento.

Giornali come "La Stampa" della FIAT e "Il Giorno" dell'IRI parlano di "tumulti". Ma i giornali fascisti e quelli dell'industriale socialdemocratico Attilio Monti usano termini come "rivolta contro lo Stato", "organizzazione insurrezionale", "fine della democrazia", sostenendo che "il governo e' debole" e non ha "il coraggio di diffendere le forze dell'ordine e di far rispettare la legge".

Ancora una volta il Ministro degli Interni giustifica il comportamento della polizia accennando esplicitamente all'esistenza di un "piano preordinato" messo in atto da "provocatori estranei alla città"

Sulla natura e l'appartenenza politica di questi "estranei"non si pronuncia lasciando all'immaginazione della stampa"indipendentte" il compito di definirli. E per essa, ovviamente, non puo' che trattarsi di "cinesi e anarchici che il PCI sfrutta per aprirsi una via verso la partecipazione al potere".

Il Ministro non dice che nei due giorni precedenti la tragedia di Battipaglia il 7 e l' 8 aprile si erano concentrati in citta' gruppi di fascisti napoletani di Ordine Nuovo. Eppure si trattava di elementi una cinquantina in tuttto, per buona parte notiagli Uffici Politici delle Questure italiane. La cosa era talmente nota che l'"Agenzia di stampa O.P. diretta dal'ex pacciardiano Simeoni il giorno, prima degli scontri aveva "captato" lo spostamento dei fascisti e previsto che a Battipaglia vi sarebbero stati"gravissimi tumulti".

L'interpretazione dei fatti di Battipaglia che avvengono mentre e' gia' in atto la manovra della scissione socialdemocratica accentua la frattura all'interno del Partito Socialista Unificato. Nel dibattito alla Camera, mentre il socialdemocratico Mauro Ferri dice che "nel mezzogiorno la protesta popolare e' strascesa" il socialista Lezzi che giudica che "le provocazioni possono essere state messe in atto da esponenti dello stesso apparato statale".

Salvo rare eccezioni comunque il significato dei fatti di Battipaglia non viene colto nella sua dimenzione strategica, collocatoall'interno di un disegno ben preciso. PCI, PSIUP, la sinistra socialista e democristiana, ne colgono soltanto gli aspetti piu' appariscenti e drammatici per rilanciare il discorso del disarmo della polizia. Il comunista Gian Carlo Pajetta denuncia in Parlamento un episodio sintomatico, avenuto nella Caserma di polizia di Castro pretorio a Roma in quegli stessi giorni, in cui il Paese e' scosso da grandi manifestazioni di protesta "Sapete che fu segnalato un reparto, uomo per uomo, e messo al comando di ufficiali repubblichini, affinche al passaggio degli studenti, anziche' gli squilli di tromba e lo sbarramento, sia pure, lo scontro, ci fosse invece l'assalto improvviso e poi la caccia all'uomo per dei chilometri e le bastonature selvagge?"

Una denuncia del genere e' limitativa illumina soltanto uun aspetto della manovra portata avanti anche dagli incidenti di Battipaglia. Eppure sarebbe stato suffficiente leggere con maggiore attensione certi giornali da quelli dell'impero Monti a quelli fascisti, per capire meglio sino in fondo il significato di quegli incidenti. il "Tempo" di Roma, il 17 aprile, scrive che "a Battipaglia e' stata sperimentata per la prima volta la tattica che i Vietcong usano a Saigon", che "e' prioritario il disarmo immediato dei terroristi" e che "lo Stato Democratico deve e la natura del PCI sono incompatibili." e invita la Democrazia Cristiana a "non attendere i comodi di nessuno per agire efficacemente in difesa, anche preventiva, dll'ordine pubblico"

I fatti di Battipaglia vanno invece inquadrati in una situazione che vede l'apparato dello Stato e la polizia svolgere non piu' soltanto un generico ruolo di appoggio, quasi naturale, alle tendenze conservatrici, ma sviluppare una precisa azione di provocazione. Preordinata e finalizzata.

E' quanto si verifica a Roma in occasione della visita del Presidente Nixon, con connivenza aperta tra forze di Pubblica Sicurezza e gruppi fascisti, denunciata da diversi giornali della sinistra; a Milano con gli attentati del 25 aprile; a Torino con gli scontri del 3 luglio in Viale Traiano; a Pisa il 27 ottobre durante gli assalti della polizia contro gli stuudenti che erano stati provocati dai fascisti greci e italiani.

Ma a parte questi esempi clamorosi, una tale complicita' e' diventata ormai consuetudine in Italia sia esplicandosi con la tolleranza colpevole verso le azioni squadristiche, sia con quegli assalti a freddo di cortei di studenti e lavoratori che durante l'autunno sindacale sono statti usuali.

La connivenza con i fascisti si attenua solo in concomitanzacon le vicende della vita politica, quando vi e' la necessita' di sostituire alle paure perovocaate dallo squadrismo l'arma piu' subdola degli "opposti estremismi", la visione delle Guardie Rosse e delle guardie nere che assieme danno l'assalto all'ordine e alla tranquillita' borghesi.

Per la strategia della tensione quello che conta e' provocare, nell'opinione pubblica moderata l'immagine del vuoto politico, creare la psicosi della paura, della minaccia permanente, di una incombente disgregazione dello Stato, lenta ma ineluttabile. Nel necessario contesto, di fianco agli attentati, agli scontri, alle provocazioni fasciste e della polizia, si inseriscono anche l'aggiotaggio politico fatto sopratutto dai socialdemocratici con i loro continui ricatti o minacce di scioglimento dell Camere; la messa in circolazione di voci su presunti o imminenti Colpi di Stato; l'allarmismo economico provocato con artificiali crisi di Borsa e con il trasferimento di capitali all'estero ampiamente pubblicizzato dalla stampa.

Lo scopo e' quello di far pensare che ci si trovi alla vigilia di un nuovo 1922 odi un Colpo di Stato alla greca. Ma si tratta di un falso scopo, almeno sinora, che tende a sviare l'attenzione da un'altro Colpo di Stato, strisciante, che si realizzagiorno per giorno, con il ripristino di disposizioni eccezionali, le limitazioni asi gruppi politici e alla stampa di sinistra, il progressivo slittamento verso destra del governo, il tentativo di porre il bavaglio ai sindacati, eccetera.

E' un disegno per il momento piu' di tipo gollista che di tipo greco, anche se non sono scartate soluzioni di ricambio piu' radicali.

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