Stop ai talk show, il no del Tar
I giudici bocciano il regolamento
Accolto il ricorso di Sky e Telecom Italia media
per la sospensiva della normativa
dell'Authority sui programmi politici.
Cade il primo pezzo di un castello di illegalità costruito apposta per mettere mordacchia a programmi di approfondimento - dice Michele Santoro a RepubblicaTv - la Rai dovrebbe mandare in onda le trasmissioni con le vecchie regole come si è sempre fatto. Ma avranno coraggio politico? servirebbe un atto di coraggio, un'autonomia aziendale che ora non c'è". Dal Tar stanno dipendendo "tutte le cose importanti per l'Italia" dice Lucia Annunziata, conduttrice del programma "in 1/2 ora'.

A questo punto si va verso una convocazione d'urgenza del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini
L'organismo dovrebbe essere convocato dal presidente Paolo Garimberti per lunedì
Par condicio, il Tar boccia lo stop ai talk show "Fatto per zittire, la Rai sia coraggiosa"
Bersani: "Viale Mazzini prenda atto e tornino i programmi". Rizzo Nervo: "In onda le trasmissioni"

ROMA 12 marzo 2010- Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media che chiedeva la sospensione del regolamento varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Una regolamentazione così stringente per i talk show, da portare al loro stop nell'ultimo mese di campagna elettorale. A questo punto il cda della Rai è stato convocato in seduta straordinaria lunedì prossimo 15 marzo alle 12. Era stato il Cda infatti a decidere la sospensione dei talk show in applicazione delle regole della Vigilanza.

Nella loro richiesta di sospensiva, Sky e Telecom italia aveva ricorso al Tar contro la delibera che limitava l'informazione politica durante la campagna elettorale. In questo Agcom si era mossa in analogia con quanto previsto dal regolamento per la Rai, che sottoponeva tutti i programmi di informazione alle regole della comunicazione politica e prevedeva che i talk show dovessero ospitare o anche essere sostituiti dalle tribune politiche. Ed è su questa interpretazione che si era mosso il cda rai decidendo, a maggioranza, di sospendere trasmssioni come Annozero, Ballarò e Porta a Porta.

Con la decisione di oggi il Tar, invece, dà ragione alle emittenti private. Con questo esito, aveva detto il presidente Rai Paolo Garimberti, "si riapre il cda" sul regolamento. A questo punto il consiglio dovrebbe riammettere i talk show anche per non creare una disparità con le private. Anche l'Agcom dovrà ora decidere il da farsi, e il consiglio dell'authority dovrebbe riunirsi all'inizio della prossima settimana.

I giudici hanno invece respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perchè ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, "sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento", in quanto appunto "approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell'organo che ha adottato l'atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza".

Le reazioni. "Accolgo con favore questa decisione, che non si presta ad equivoci, pur essendo tra coloro che avevano votato a favore di questa soluzione - commenta il commissario dell'Agcom, Michele Lauria -  A questo punto è auspicabile che il Cda Rai riveda la scelta di sospendere i programmi di approfondimento"

"La sospensione del regolamento Agcom è una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di vigilanza Rai" sottolinea Paolo Gentiloni del Pd.  "Cade il primo pezzo di un castello di illegalità costruito apposta per mettere mordacchia a programmi di approfondimento - dice Michele Santoro a RepubblicaTv - la Rai dovrebbe mandare in onda le trasmissioni con le vecchie regole come si è sempre fatto. Ma avranno coraggio politico? servirebbe un atto di coraggio, un'autonomia aziendale che ora non c'è". Dal Tar stanno dipendendo "tutte le cose importanti per l'Italia" dice Lucia Annunziata, conduttrice del programma "in 1/2 ora'. Mentre per il segretario del Pd, Pierluigi Bersani "il rischio è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione, serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi". E se il cda non dovessere tornare sui proprio passi? "Vediamo che succede e poi si vede i gesti di rottura si fanno, non si annunciano" dice il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Per il radicale Marco Beltrandi, relatore della par condicio nella commissione di Vigilanza sulla Rai, però, la decisione del Tar "non muta muta le regole". Pert questo il senatore pdl Alessio Butti, componente della commissione vigilanza Rai, spiega: "Il ricorso di Federconsumatori sulla Rai è stato bocciato. E'stato accolto quello che riguarda l'emittenza privata. Questo significa che per quanto riguarda la rai il regolamento va benissimo così com'è". "Rispettiamo come sempre le decisioni della magistratura. Nel caso specifico le condividiamo appieno perchè è bene che si ritorni a parlare di politica nei grandi contenitori televisivi" dice il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa.

La norma bocciata. Questo l'articolo 6 comma 2 del regolamento Agcom per le Regionali 2010: "Nel periodo di vigenza della presente delibera, tenuto conto del servizio di interesse generale dell'attività di informazione radiotelevisiva, i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo, riconducibili alla responsabilità di specifiche testate giornalistiche registrate ai sensi di legge, si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza, dell'obiettività e dell'apertura alle diverse forze politiche, nonchè al fine di garantire l'osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche individuate ai sensi dell'art. 2, comma 1, del presente regolamento". L'articolo 2 al comma 1 disciplina la definizione e quindi la presenza dei soggetti politici nelle Tribune politiche: di fatto i programmi di approfondimento vengono equiparati alle regole delle tribune.
 
Rivelazioni del Fatto: da un'inchiesta su un giro di carte di credito illegali spunterebbero intercettazioni
tra il premier, il membro dell'Authority Innocenzi e Minzolini. Il Cavaliere "furioso" con Scalfari e Mauro

Trani: Berlusconi, Innocenzi e Minzolini indagati
per concussione: "Pressioni su Tg1 e Agcom"
Inchiesta a Trani, telefonate per bloccare Annozero
"Berlusconi fece pressioni su Tg1 e Agcom"
E commentando le pressioni del capo del governo Masi avrebbe commentato: "Manco nello Zimbabwe..."
Di Pietro: "Presentata interrogazione urgente, cacciare a pedate i protagonisti della vicenda"

ROMA 12 marzo 2010- Il premier voleva mettere il bavaglio ad Annozero. Lo scrive oggi in prima pagina "il Fatto quotidiano", citando un'inchiesta a Trani durante la quale - in maniera del tutto casuale - sarebbero state intercettate le telefonate che dismostrerebbero le pressioni e gli interventi del Cavaliere contro la trasmissione di Santoro.  

Nelle intercettazioni che risalirebbero a circa tre mesi fa, legate a un' inchiesta che si occupava di carte di credito e tassi di usura, si leggerebbero, a margine del fascicolo, i nomi di Berlusconi, Innocenzi (membro dell'Agcom) e Minzolini. Tutti, secondo il Fatto, discutono della tv pubblica e delle sue trasmissioni. "La procura, scrive il giornale, ascolta in diretta le pressioni e le lamentele del premier per Annozero. Rivolte al membro dellAgcom Giancarlo Innocenzi". Con inviti molto espliciti a chiudere la tramissione. In un'altra di queste telefonate il presidente del Consiglio si sarebbe lamentato della presenza del direttore di Repubblica Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari a un'altra trasmissione da lui odiata, Parla con me, condotta da Serena Dandini. 

Sempre secondo il Fatto, Innocenzi avrebbe rassicurato il premier sulla "soluzione" del problema. E visto che per agire contro Annozero l'Agcom deve ricevere degli esposti, lo stesso Innocenzi si sarebbe detto disponibile a mobilitare alcuni suoi funzionari come consulenti sulla materia. Altrettanto clamorose le telefonate di Innocenzi al dg della Rai, Mauro Masi, in cui lamenta le continue pressioni del premier: "Nemmeno nello Zimbabwe", è il commento del direttore generale.

Disponibilissimo a venire incontro alle esigenze del capo del governo, sulla base delle rivelazioni del Fatto, è il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, che Berlusconi chiama "direttorissimo", e che si sarebbe detto pronto a intervenire, ad esempio, sul caso Spatuzza: e infatti il giorno dopo in tv arriva il suo editoriale, in cui definisce "bugie" le parole del pentito di mafia.

E la vicenda in mattinata viene commentata da Antonio Di Pietro: "Abbiamo presentato un'interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organi di controllo come l'Agicom chiedendo la chiusura di Annozero. Il responsabile dell'Agicom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini".


Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero" 
La Guardia di finanza intercetta il premier mentre chiede a Innocenzi (Agcom) sanzioni contro Santoro.
Nell’inchiesta Minzolini e Masi. In un’indagine della procura di Trani emerge un giro di telefonate nelle quali
B. vuole bloccare le puntate sul caso Mills e il pentito Spatuzza. Nel mirino anche Floris e la Dandini
12 marzo 2010 
L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1.
Santoro nel mirino: “Chiudere tutto”

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un'inchiesta partita da lontano. L'indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l'Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell'Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno attaccato. Chiede se - e come - l'Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell'Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l'Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all'avvocato inglese Mills, all'epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell'Utri. Tutt'altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell'Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell'intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine.

La notizia più interessante, però, è un'altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d'indagine - è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.


Il commissario-garante che disse: "Il Capo vuole una spallata"
Giancarlo Innocenzi e il triangolo dell'Autorità delle Comunicazioni:
il braccio armato della guerra all'informazione
- Il fatto quotidiano Marco Lillo 12 marzo 2010 -

Almeno stavolta nessuno potrà dire: non sapevo. Che Giancarlo Innocenzi fosse lo scherano di Silvio Berlusconi nell’Agcom e che la presunta “Autorità indipendente” delle comunicazioni fosse il braccio armato del premier sulle tv non è una novità. Sul libro “Papi” avevamo già pubblicato le telefonate intercettate nel caso Saccà nelle quali il commissario dell’Agcom chiamava Silvio Berlusconi “Il Capo” e si dava da fare in tutti i modi per eseguire i suoi ordini. Già allora la magistratura e l’Agcom avrebbe dovuto debellare questo virus del sistema. E invece la Procura di Roma ha ritenuto irrilevanti le intercettazioni mentre il Comitato “etico” (che parola grossa) dell’Agcom ha statuito che Innocenzi non ha fatto nulla di male. Così, assolvendo Innocenzi, l’Autorità ha condannato sé stessa alla perdita di ogni credibilità.

Gli otto commissari dell’Agcom sono nominati dal Presidente della Repubblica su indicazione del Parlamento tra personalità competenti e autonome. In realtà su otto componenti, cinque sono ex parlamentari: Roberto Napoli (Udeur); Michele Lauria (Margherita); Gianluigi Magri (Udc); Enzo Savarese (An); Giancarlo Innocenzi (Forza Italia). Poi ci sono due personalità competenti ma “di area” come Stefano Mannoni (costituzionalista ed editorialista de “Il Foglio” e de “Il Giornale”) e Nicola D’Angelo (già capo dell’ufficio legislativo dei ministri di centrosinistra Maccanico e Fassino).

L’unico commissario competente ma anche indipendente è Sebastiano Sortino, già direttore generale della Fieg, la federazione degli editori dei giornali. I commissari sono ipergarantiti, quasi come un Governatore di Bankitalia. Proprio per preservare un’autonomia che spesso non hanno restano in carica sette anni e sono pagati 397 mila euro all’anno ciascuno. Compensi stratosferici ma in linea con un Autorità che costa 66 milioni di euro all’anno. Soldi gettati al vento. Nell’indagine di Trani è evidente che l’Agcom è un finto giudice che serve a esaudire i desiderata di Berlusconi triangolando sull’altrettanto asservito direttore generale della Rai. Questo schema triangolare è stato usato contro Michele Santoro e Marco Travaglio. Prima l’Agcom ha multato la RAI per la trasmissione “Annozero” nella quale è stato trasmesso il filmato di Grillo che ironizzava sul presidente Napolitano e per la celebre frase sul presidente Schifani, pronunciata da Travaglio allo show di Fazio.

Poi, ecco la seconda mossa, è entrato in gioco il dg Rai Mauro Masi per paventare lo stop alla trasmissione e di Travaglio. Non per via di una censura politica. Non sia mai. Ma per una mera tutela economica dell’azienda che altrimenti avrebbe rischiato le multe miliardarie dell’Agcom. Ecco, grazie all’inchiesta di Trani, si scopre finalmente quello che tutti immaginavamo. Questa finta dialettica Agcom-Rai a danno della libera informazione è un gioco delle parti con un solo regista: Silvio Berlusconi. Le intercettazioni di Saccà già avevano svelato il lato B del commissario dell’Agcom che è stato prima manager del gruppo Fininvest e poi sottosegretario alle comunicazioni di Forza Italia. Il 2 agosto del 2007 Innocenzi chiamava Saccà e cercava di concordare con lui, dopo un incontro con Berlusconi, le mosse per far cadere il governo Prodi: “Sono reduce da un incontro con il grande Capo (così il “Garante Indipendente” appella il suo controllato, cioé il padrone della Fininvest ndr) e abbiamo fatto un po’ di ragionamento di politica. Si è deciso di dare una spallata a questi qua (il governo Prodi ndr) . A un certo punto gli ho detto: tra le varie cose che abbiamo, questo signore (Bordon, ndr) ha una moglie che fa quel mestiere (l’attrice, ndr) e attraverso Guido (De Angelis, produttore della fiction “Incantesimo”) l’avevamo messa anche su quella produzione (“Incantesimo”, ndr). Solo che quel pirla di Fabrizio (Del Noce, direttore di Rai1, ndr) l’ha stoppata. L’altro (Berlusconi, ndr) neanche ci ha pensato un secondo, non mi ha dato neanche il tempo di finire e ha preso il telefono e ha chiamato Fabrizio. Dicendogli: cazzo, scusa, mi serve per...la moglie di...”.

Effettivamente poi la parte sarà offerta a Rosa Ferraiolo, moglie di Bordon, che alla fine rifiuterà. E poi sarà organizzata una cena a casa Bordon alla presenza di Innocenzi, del produttore e delle rispettive. Mentre raggiungeva casa Bordon in auto, Innocenzi chiama De Angelis e gli dice che Berlusconi si è arrabbiato perché Bordon tentenna e non molla Prodi. A un certo punto Innocenzi spiega anche perché il senatore del Pd si ostina a votare per il Governo: “Se lo sono ricomprato”. E poi aggiunge: “Non può solo avere, deve anche dare”. Non basta. Innocenzi aggiunge anche quello che lui aveva fatto avere a Bordon: interviste a Rete 4, “Il Giornale”, Tg1 e “Panorama”. Tutto ottenuto grazie a lui. Il  Garante.
 


Il presidente nazionale dei Verdi Bonelli in sciopero della fame da 33 giorni è stato ricoverato d'urgenza
Il Quirinale al leader ambientalista: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta"
Rai, stop ai talk show per un mese Napolitano: "Rispettare il pluralismo"
Contrario il presidente di viale Mazzini Garimberti: "Così si danneggia gravemente l'immagine dell'azienda"
Appello di Borsellino, Sassoli, Vendola e Zanda. Santoro si ribella: "Il 25 proverò ad andare in onda"

ROMA 1 marzo 2010- A un mese dalle elezioni regionali si infiamma il dibattito politico sulle nuove regole per l'informazione. Ricoverato d'urgenza, in un ospedale sul litorale romano, il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da 33 giorni in sciopero della fame contro la censura sui temi ambientali nei programmi tv e contro la violazione del pluralismo politico. Napolitano lancia un appello: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta". Intanto la Rai, con il voto contrario del presidente Garimberti, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Si ribellano i conduttori, da Bruno Vespa a Giovanni Floris a Lucia Annunziata. E Michele Santoro annuncia: "'Il 25 marzo proverò ad andare in onda con una vera e propria trasmissione di Annozero. Non so dove". Un appello contro il divieto è stato inviato ai presidenti delle Camere e alle autorità di garanzia del settore da Rita Borsellino, David Sassòli, Nichi Vendola e Luigi Zanda.

Rai, stop ai talk show. Il cda Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Ma la decisione incassa il no convinto del presidente di viale Mazzini Paolo Garimberti, che giudica la decisione un danno per la Rai stessa e per gli utenti, e per la quale si è detto molto contrariato, ricordando in cda di essersi battuto e di aver fatto "tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito", compreso un estremo tentativo di avere dalla Vigilanza un'interpretazione formale utile all'applicazione del regolamento sulla par condicio meno dannosa per la Rai. 

Garimberti: "Una vicenda che mi tormenta" . Il presidente Rai ha spiegato che, pur comprendendo le valutazioni del dg, "come giornalista e come amministratore" è stato "molto tormentato da questa vicenda" di cui non condivide la conclusione, e si è detto contrariato soprattutto per "i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e come paventato dallo stesso presidente dell'Agcom". Inoltre Garimberti ritiene, da amministratore, "che vi sia anche un concreto rischio di danno erariale" che potrebbe evidenziarsi in modo più definito dopo un'eventuale accoglimento da parte del Tar dei ricorsi delle emittenti private.

"Si danneggia l'immagine della Rai". Come "giornalista liberale" poi, Garimberti valuta la decisione "in modo assolutamente negativo" perché in questo modo "si danneggia gravemente l'immagine della Rai e si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione". Il presidente di viale Mazzini conclude difendendo i conduttori: "Si dà un segnale di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capaci di gestire gli spazi loro affidati. Rifiuto l'idea che dei colleghi giornalisti non siano in grado di comportarsi con giudizio ed equilibrio". Contrario anche il consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten, in quota Pd: "Restano i notiziari ma questo, visti i comportamenti dell'attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, parla invece di "uno dei momenti più bui per la libertà di stampa in Rai da quando esiste il Servizio pubblico radiotelevisivo".

Conduttori in rivolta. Di "decisione grave, ingiusta e sorprendente" parla Bruno Vespa, mentre il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, annuncia che "cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda". Duro l'ex direttore del Tg3, Antonio Di Bella: "RaiTre si oppone con forza a una decisione gravissima e senza precedenti ed esperirà ogni tentativo possibile per poter andare in onda con Ballarò e con ogni altra trasmissione nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione". "I programmi non cancellati che comunque devono sottostare al regolamento subiscono un'ulteriore beffa che è la sostanziale impossibilità a lavorare", osserva Lucia Annunziata. E Michele Santoro: "Qui si va oltre un regolamento già illegittimo, è una prova di forza del governo punto e basta, di cui francamente mi chiedo anche il motivo. Si vuole umiliare la tv, con i suoi autori e conduttori, in base alla legge del più forte, quella dei partiti". E annuncia: "Il 25 andrò in onda, non so dove".

Le reazioni del mondo politico e del lavoro. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, "se è comprensibile l'esigenza di regolamentare meglio la partecipazione dei diversi candidati nella campagna elettorale, non è tuttavia giustificabile la cancellazione, di fatto, della voce di chi, in piena autonomia, rappresenta le istanze del mondo del lavoro e della produzione in questa difficile situazione di crisi". "Per la prima volta, in dodici anni, proprio durante la campagna elettorale non ci sarà politica, è un'assurdità e un paradosso", aggiunge Giovanna Melandri del Pd.

La vicenda Bonelli. Le condizioni fisiche del leader dei Verdi che da oltre un mese non si nutre e che ha perso oltre 15 chili dall'inizio della protesta, "sono fortemente peggiorate a causa di problemi renali - si legge in una nota del partito - proprio i problemi renali e la presenza di sangue nelle urine hanno spinto i sanitari che seguono Bonelli a disporre un ricovero immediato". Sulla vicenda anche in Quirinale ha emesso un comunicato nel quale è scritto che "il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, informato delle gravi condizioni di salute dell'onorevole Angelo Bonelli, nel confermare l'attenzione alle motivazioni dello sciopero della fame intrapreso da 33 giorni e nel rinnovare il richiamo al pieno rispetto del principio del pluralismo nella comunicazione politica, auspica che l'onorevole Bonelli non prosegua in una così estrema forma di protesta".

Appello ai presidenti delle Camere. Un appello ai presidenti delle Camere e alle autorità di garanzia del settore è stato lanciato da Rita Borsellino, David Sassòli, Nichi Vendola e Luigi Zanda (leggi l'appello). "Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare", rilevano i quattro firmatari.