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ROMA 12 marzo 2010- Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media che chiedeva la sospensione del regolamento varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Una regolamentazione così stringente per i talk show, da portare al loro stop nell'ultimo mese di campagna elettorale. A questo punto il cda della Rai è stato convocato in seduta straordinaria lunedì prossimo 15 marzo alle 12. Era stato il Cda infatti a decidere la sospensione dei talk show in applicazione delle regole della Vigilanza.
Nella loro richiesta di sospensiva, Sky e Telecom italia aveva ricorso al Tar contro la delibera che limitava l'informazione politica durante la campagna elettorale. In questo Agcom si era mossa in analogia con quanto previsto dal regolamento per la Rai, che sottoponeva tutti i programmi di informazione alle regole della comunicazione politica e prevedeva che i talk show dovessero ospitare o anche essere sostituiti dalle tribune politiche. Ed è su questa interpretazione che si era mosso il cda rai decidendo, a maggioranza, di sospendere trasmssioni come Annozero, Ballarò e Porta a Porta.
Con la decisione di oggi il Tar, invece, dà ragione alle emittenti private. Con questo esito, aveva detto il presidente Rai Paolo Garimberti, "si riapre il cda" sul regolamento. A questo punto il consiglio dovrebbe riammettere i talk show anche per non creare una disparità con le private. Anche l'Agcom dovrà ora decidere il da farsi, e il consiglio dell'authority dovrebbe riunirsi all'inizio della prossima settimana.
I giudici hanno invece respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perchè ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, "sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento", in quanto appunto "approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell'organo che ha adottato l'atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza".
Le reazioni. "Accolgo con favore questa decisione, che non si presta ad equivoci, pur essendo tra coloro che avevano votato a favore di questa soluzione - commenta il commissario dell'Agcom, Michele Lauria - A questo punto è auspicabile che il Cda Rai riveda la scelta di sospendere i programmi di approfondimento"
"La sospensione del regolamento Agcom è una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di vigilanza Rai" sottolinea Paolo Gentiloni del Pd. "Cade il primo pezzo di un castello di illegalità costruito apposta per mettere mordacchia a programmi di approfondimento - dice Michele Santoro a RepubblicaTv - la Rai dovrebbe mandare in onda le trasmissioni con le vecchie regole come si è sempre fatto. Ma avranno coraggio politico? servirebbe un atto di coraggio, un'autonomia aziendale che ora non c'è". Dal Tar stanno dipendendo "tutte le cose importanti per l'Italia" dice Lucia Annunziata, conduttrice del programma "in 1/2 ora'. Mentre per il segretario del Pd, Pierluigi Bersani "il rischio è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione, serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi". E se il cda non dovessere tornare sui proprio passi? "Vediamo che succede e poi si vede i gesti di rottura si fanno, non si annunciano" dice il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Per il radicale Marco Beltrandi, relatore della par condicio nella commissione di Vigilanza sulla Rai, però, la decisione del Tar "non muta muta le regole". Pert questo il senatore pdl Alessio Butti, componente della commissione vigilanza Rai, spiega: "Il ricorso di Federconsumatori sulla Rai è stato bocciato. E'stato accolto quello che riguarda l'emittenza privata. Questo significa che per quanto riguarda la rai il regolamento va benissimo così com'è". "Rispettiamo come sempre le decisioni della magistratura. Nel caso specifico le condividiamo appieno perchè è bene che si ritorni a parlare di politica nei grandi contenitori televisivi" dice il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa.
La norma bocciata. Questo l'articolo 6 comma 2 del
regolamento Agcom per le Regionali 2010: "Nel periodo di vigenza della
presente delibera, tenuto conto del servizio di interesse generale dell'attività
di informazione radiotelevisiva, i notiziari diffusi dalle emittenti televisive
e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo,
riconducibili alla responsabilità di specifiche testate giornalistiche
registrate ai sensi di legge, si conformano con particolare rigore ai principi
di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza,
dell'obiettività e dell'apertura alle diverse forze politiche, nonchè
al fine di garantire l'osservanza dei predetti principi, allo specifico
criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse
forze politiche individuate ai sensi dell'art. 2, comma 1, del presente
regolamento". L'articolo 2 al comma 1 disciplina la definizione e quindi
la presenza dei soggetti politici nelle Tribune politiche: di fatto i programmi
di approfondimento vengono equiparati alle regole delle tribune.
| Rivelazioni del Fatto: da un'inchiesta su un giro
di carte di credito illegali spunterebbero intercettazioni
tra il premier, il membro dell'Authority Innocenzi e Minzolini. Il Cavaliere "furioso" con Scalfari e Mauro Trani: Berlusconi, Innocenzi e Minzolini indagati
ROMA 12 marzo 2010- Il premier voleva mettere il bavaglio ad Annozero. Lo scrive oggi in prima pagina "il Fatto quotidiano", citando un'inchiesta a Trani durante la quale - in maniera del tutto casuale - sarebbero state intercettate le telefonate che dismostrerebbero le pressioni e gli interventi del Cavaliere contro la trasmissione di Santoro. Nelle intercettazioni che risalirebbero a circa tre mesi fa, legate a un' inchiesta che si occupava di carte di credito e tassi di usura, si leggerebbero, a margine del fascicolo, i nomi di Berlusconi, Innocenzi (membro dell'Agcom) e Minzolini. Tutti, secondo il Fatto, discutono della tv pubblica e delle sue trasmissioni. "La procura, scrive il giornale, ascolta in diretta le pressioni e le lamentele del premier per Annozero. Rivolte al membro dellAgcom Giancarlo Innocenzi". Con inviti molto espliciti a chiudere la tramissione. In un'altra di queste telefonate il presidente del Consiglio si sarebbe lamentato della presenza del direttore di Repubblica Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari a un'altra trasmissione da lui odiata, Parla con me, condotta da Serena Dandini. Sempre secondo il Fatto, Innocenzi avrebbe rassicurato il premier sulla "soluzione" del problema. E visto che per agire contro Annozero l'Agcom deve ricevere degli esposti, lo stesso Innocenzi si sarebbe detto disponibile a mobilitare alcuni suoi funzionari come consulenti sulla materia. Altrettanto clamorose le telefonate di Innocenzi al dg della Rai, Mauro Masi, in cui lamenta le continue pressioni del premier: "Nemmeno nello Zimbabwe", è il commento del direttore generale. Disponibilissimo a venire incontro alle esigenze del capo del governo, sulla base delle rivelazioni del Fatto, è il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, che Berlusconi chiama "direttorissimo", e che si sarebbe detto pronto a intervenire, ad esempio, sul caso Spatuzza: e infatti il giorno dopo in tv arriva il suo editoriale, in cui definisce "bugie" le parole del pentito di mafia. E la vicenda in mattinata viene commentata da Antonio Di Pietro: "Abbiamo presentato un'interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organi di controllo come l'Agicom chiedendo la chiusura di Annozero. Il responsabile dell'Agicom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini".
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| Il presidente nazionale dei Verdi Bonelli in sciopero
della fame da 33 giorni è stato ricoverato d'urgenza
Il Quirinale al leader ambientalista: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta" Contrario il presidente di viale Mazzini Garimberti: "Così si danneggia gravemente l'immagine dell'azienda" Appello di Borsellino, Sassoli, Vendola e Zanda. Santoro si ribella: "Il 25 proverò ad andare in onda" ROMA 1 marzo 2010- A un mese dalle elezioni regionali si infiamma il dibattito politico sulle nuove regole per l'informazione. Ricoverato d'urgenza, in un ospedale sul litorale romano, il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da 33 giorni in sciopero della fame contro la censura sui temi ambientali nei programmi tv e contro la violazione del pluralismo politico. Napolitano lancia un appello: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta". Intanto la Rai, con il voto contrario del presidente Garimberti, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Si ribellano i conduttori, da Bruno Vespa a Giovanni Floris a Lucia Annunziata. E Michele Santoro annuncia: "'Il 25 marzo proverò ad andare in onda con una vera e propria trasmissione di Annozero. Non so dove". Un appello contro il divieto è stato inviato ai presidenti delle Camere e alle autorità di garanzia del settore da Rita Borsellino, David Sassòli, Nichi Vendola e Luigi Zanda. Rai, stop ai talk show. Il cda Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Ma la decisione incassa il no convinto del presidente di viale Mazzini Paolo Garimberti, che giudica la decisione un danno per la Rai stessa e per gli utenti, e per la quale si è detto molto contrariato, ricordando in cda di essersi battuto e di aver fatto "tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito", compreso un estremo tentativo di avere dalla Vigilanza un'interpretazione formale utile all'applicazione del regolamento sulla par condicio meno dannosa per la Rai. Garimberti: "Una vicenda che mi tormenta" . Il presidente Rai ha spiegato che, pur comprendendo le valutazioni del dg, "come giornalista e come amministratore" è stato "molto tormentato da questa vicenda" di cui non condivide la conclusione, e si è detto contrariato soprattutto per "i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e come paventato dallo stesso presidente dell'Agcom". Inoltre Garimberti ritiene, da amministratore, "che vi sia anche un concreto rischio di danno erariale" che potrebbe evidenziarsi in modo più definito dopo un'eventuale accoglimento da parte del Tar dei ricorsi delle emittenti private. "Si danneggia l'immagine della Rai". Come "giornalista liberale" poi, Garimberti valuta la decisione "in modo assolutamente negativo" perché in questo modo "si danneggia gravemente l'immagine della Rai e si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione". Il presidente di viale Mazzini conclude difendendo i conduttori: "Si dà un segnale di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capaci di gestire gli spazi loro affidati. Rifiuto l'idea che dei colleghi giornalisti non siano in grado di comportarsi con giudizio ed equilibrio". Contrario anche il consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten, in quota Pd: "Restano i notiziari ma questo, visti i comportamenti dell'attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, parla invece di "uno dei momenti più bui per la libertà di stampa in Rai da quando esiste il Servizio pubblico radiotelevisivo". Conduttori in rivolta. Di "decisione grave, ingiusta e sorprendente" parla Bruno Vespa, mentre il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, annuncia che "cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda". Duro l'ex direttore del Tg3, Antonio Di Bella: "RaiTre si oppone con forza a una decisione gravissima e senza precedenti ed esperirà ogni tentativo possibile per poter andare in onda con Ballarò e con ogni altra trasmissione nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione". "I programmi non cancellati che comunque devono sottostare al regolamento subiscono un'ulteriore beffa che è la sostanziale impossibilità a lavorare", osserva Lucia Annunziata. E Michele Santoro: "Qui si va oltre un regolamento già illegittimo, è una prova di forza del governo punto e basta, di cui francamente mi chiedo anche il motivo. Si vuole umiliare la tv, con i suoi autori e conduttori, in base alla legge del più forte, quella dei partiti". E annuncia: "Il 25 andrò in onda, non so dove". Le reazioni del mondo politico e del lavoro. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, "se è comprensibile l'esigenza di regolamentare meglio la partecipazione dei diversi candidati nella campagna elettorale, non è tuttavia giustificabile la cancellazione, di fatto, della voce di chi, in piena autonomia, rappresenta le istanze del mondo del lavoro e della produzione in questa difficile situazione di crisi". "Per la prima volta, in dodici anni, proprio durante la campagna elettorale non ci sarà politica, è un'assurdità e un paradosso", aggiunge Giovanna Melandri del Pd. La vicenda Bonelli. Le condizioni fisiche del leader dei Verdi che da oltre un mese non si nutre e che ha perso oltre 15 chili dall'inizio della protesta, "sono fortemente peggiorate a causa di problemi renali - si legge in una nota del partito - proprio i problemi renali e la presenza di sangue nelle urine hanno spinto i sanitari che seguono Bonelli a disporre un ricovero immediato". Sulla vicenda anche in Quirinale ha emesso un comunicato nel quale è scritto che "il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, informato delle gravi condizioni di salute dell'onorevole Angelo Bonelli, nel confermare l'attenzione alle motivazioni dello sciopero della fame intrapreso da 33 giorni e nel rinnovare il richiamo al pieno rispetto del principio del pluralismo nella comunicazione politica, auspica che l'onorevole Bonelli non prosegua in una così estrema forma di protesta". Appello ai presidenti delle Camere. Un appello ai presidenti delle Camere e alle autorità di garanzia del settore è stato lanciato da Rita Borsellino, David Sassòli, Nichi Vendola e Luigi Zanda (leggi l'appello). "Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare", rilevano i quattro firmatari. |
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