Decreto per lo sviluppo italia
Una colata di cemento incombe sulle coste italiane.
Spiagge privatizzate e cementificazione selvaggia:
"Grattacieli in riva al mare e centri commerciali sulla spiaggia"
Cemento anche a ridosso degli arenili
"Si potrà costruire su terreni demaniali" Spiagge in concessione per 90 anni
Dieci milioni di metri cubi di mattoni, e direttamente a ridosso degli arenili.
È l'effetto del decreto sviluppo appena varato dal governo.
Un terremoto contenuto in una semplice formula: "diritto di superficie".
La preoccupazione dell'associazione ambientalista: "Le norme non distinguono tra edifici che hanno una concessione
e quelli abusivi. Si potrà costruire su aree demaniali senza che il ministero dei Beni culturali possa mettere bocca"

ROMA - "Addio chioschetti e tradizionali stabilimenti. Al loro posto avremo centri commerciali, centri fitness e alberghi, negozi e appartamenti vista mare". A lanciare l'allarme è Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente di fronte alle norme contenute nel dl Sviluppo 1 relative al diritto di superficie, sul quale Bruxelles ha chiesto all'Italia chiarimenti 2. Il provvedimento, dice Venneri, "è una vergogna": "Per la prima volta si apre al condono degli edifici abusivi su terreni demaniali. E si potrà costruire sui trecento metri dal mare aggirando la Legge Galasso. Invitiamo i ministri Prestigiacomo e Galan a leggere attentamente il testo del decreto".

Secondo Venneri, i modelli sono la Versilia, in Toscana, e Ostia, la spiaggia di Roma. "A rischio - dice il vicepresidente di Legambiente - ci sono le spiagge di Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Toscana". Per quanto riguarda le regioni più tradizionalmente marine "rischiano il cemento con la trasformazione delle cabine in bungalow e poi in piccoli villaggi vacanze". Le norme, spiega Venneri "non distinguono tra edifici che hanno una concessione e quelli abusivi, e si aprono così le porte al condono per centinaia di edifici e interi villaggi - come Triscina in Sicilia - costruiti in barba a qualsiasi legge".

E per il futuro, il dl Sviluppo apre le porte a una spaventosa devastazione del paesaggio costiero italiano ". "E' incredibile - continua Venneri - che nel testo c'è scritto che nel demanio costiero 'sulle aree inedificate l' attività edilizia è consentita in regime di diritto di superficie e nel rispetto delle norme esistentì. Ma il Decreto, escludendo completamente il ministero dei Beni culturali dalla identificazione delle aree inedificabili e dalla concessione del diritto di superficie, di fatto apre le porte a nuovi edifici sulle spiagge".

Senza dimenticare che la norma relativa alla possibilità di costruire anche nella fascia dei trecento metri dalla battigia "trasformerà inevitabilmente il paesaggio costiero".


Spiagge in concessione per 90 anni
Bruxelles chiede chiarimenti all'Italia
"La Commissione Ue molto sorpresa"  una portavoce di Michel Barnier: "Il provvedimento non è conforme
con le regole del Mercato unico, abbiamo chiesto alle autorità italiane chiarimenti sul decreto presentato ieri
dal ministro Tremonti"." Prestigiacomo: "E' solo tutela del territorio"

ROMA - Se le notizie stampa sul decreto che cede le spiagge in concessione per 90 anni sono corrette e confermate, la Commissione europea sarebbe "molto sorpresa, perché il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo". Lo ha indicato Chantal Hughes, portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier, riferendo che Bruxelles ha chiesto alle autorità italiane chiarimenti sul decreto presentato ieri  1dal ministro Tremonti.

"Quello che ci inquieta in particolare del decreto non abbiamo ancora ricevuto è se alla fine del periodo di concessione non ci sia il diritto quasi automatico per il concessionario a ottenere il rinnovo che è in contrasto con le regole della concorrenza leale e del mercato unico", ha affermato la portavoce, rilevando che l'Unione Europea chiede per le concessioni "un tempo appropriato e limitato".

"Le autorità italiane non ci hanno ancora inviato il testo del provvedimento - ha detto Hughes - e dopo aver visto gli articoli sulla stampa abbiamo chiesto oggi stesso di mandarci ulteriori informazioni". La portavoce ha ricordato che nel 2009 e nel 2010 la Commissione aveva già inviato due lettere di "messa in mora", il primo passo della procedura di infrazione, sulla questione delle concessioni ai privati di spazi pubblici come le spiagge e per le piazze per i mercati. "Secondo le norme Ue - ha ricordato la portavoce - le concessioni devono avere una durata appropriata e alla fine del periodo limitato deve essere garantita l'apertura alla concorrenza". 

Hughes ha ricordato che Bruxelles con le due lettere di messa in mora aveva già aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per il sistema sulle concessioni marittime che prevede il loro rinnovo automatico ogni sei anni. Le lettere sono state inviate il 29 gennaio del 2009 e il 5 maggio del 2010. "La questione è ancora aperta", ha detto la portavoce. "In questi mesi abbiamo lavorato molto con l'Italia per trovare regole compatibili con il mercato unico europeo", ha aggiunto. Bruxelles contesta all'Italia il rinnovo automatico degli affitti degli stabilimenti balneari per sei anni, senza procedere con il sistema delle aste. 

La questione, come sottoliena Bruxelles, è regolata dall'articolo 12 della direttiva Bolkestein del 2006, secondo cui le concessioni devono essere "rilasciata per una durata limitata adeguata e non possono prevedere la procedura di rinnovo automatico nè accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami".

Per il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo però "non si tratta affatto di una svendita". "Non abbiamo assolutamente regalato le spiagge ai privati. Abbiamo fatto una norma di tutela del nostro territorio per evitare che vengano a occupare le nostre spiagge imprese straniere laddove abbiamo una tradizione e una presenza storica di operatori italiani", ha detto a margine delle Giornate di studio del Gruppo del Ppe al Parlamento Europeo in corso a Palermo a proposito del decreto sviluppo varato ieri 2 dal Governo.

Anche Pier Ferdinando Casini esce dal coro delle critiche che arrivano dalle opposizioni."Su questo punto mi permetto di dire che forse tra le varie misure questa non è la più sbagliata". "Purché - aggiunge il leader Udc - si faccia pagare quello che i privati devono pagare. Però bisogna riflettere con calma, anche perché c'è chi ha fatto investimenti sul territorio che non potevano essere azzerati, da questo punto di vista".

Contro la posizione della Commissione Europea è anche il presidente Fiba Confesercenti, Vincenzo Lardinelli: "La Commissione europea ci aveva chiesto di cancellare l'automatismo del rinnovo nelle nostre concessioni e questo - ha detto Lardinelli - lo abbiamo fatto modificando i relativi articoli nella recente legge comunitaria. La misura del governo punta al rilancio del turismo balneare, valorizzando un'eccellenza che è solo italiana, non solo in Europa ma nel mondo. Al di là della direttiva servizi, ci siamo messi in regola con le richieste di Bruxelles, ora stiamo facendo una misura nuova per rilancio dell'economia, non vedo perché dovrebbero avere qualcosa in contrario".

"E' l'ennesima bacchettata dall'Europa", ha detto invece il capogruppo del Pd al Parlamento europeo, David Sassoli. "Per settimane il governo ha spiegato che l'Europa era lontana - aggiunge Sassoli - mentre ogni giorno si dimostra invece che è il governo a essere lontano dall'Europa". Critico anche il responsabile Ambiente e Territorio dell'Italia dei Valori, Paolo Brutti, che liquida il ministro Tremonti e la privatizzazione delle spiagge definendolo "liberista delle mie infradito". "Concedere per 90 anni un bene demaniale corrisponde a una sostanziale vendita - sostiene Brutti -. In questo modo si rischia di affidare il bene di tutti a concessionari poco attenti e motivati. La concessione delle spiagge va rimessa in gara ogni 7-9 anni, con bando aperto a tutti, e se il diritto passa di mano non casca il mondo perché il subentrante pagherà i lavori e gli ammodernamenti effettuati da chi lo ha preceduto. Non ci sono rischi. Perché Tremonti - conclude Brutti - non si limita a copiare diligentemente quello che fanno negli altri Paesi dove la concessione per 99 anni equivale di fatto a una vendita, anziché avventurarsi in invenzioni che l'Unione europea regolarmente cassa?". 

Per il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli la norma sulla privatizzazione delle spiagge inserita nel dl Sviluppo è illegittima. "Perché in contrasto con gli articoli 42 e 49 del codice della navigazione - spiega Bonelli - in contrasto con la direttiva Bolkestein in materia di concorrenza nel libero mercato degli stati europei". Se la norma del dl sviluppo dovesse essere convertita in legge, "sulle spiagge italiane potranno essere realizzati oltre 10 milioni di metri cubi di cemento- conclude bonelli- per questa ragione già ieri sera abbiamo inviato un esposto ai commissari Ue per la Concorrenza e per l'Ambiente per fermare questa vergogna con cui il governo vuole svendere le coste italiane".



Approvato il decreto sviluppo Piano casa più "elastico"
Nel provvedimento il credito di imposta per chi assume donne e al Sud.
Le concessioni "balneari" dureranno 90 anni; cambiano le regole sugli appalti.
Il pacchetto sulla scuola contempla l'assunzione di 65mila precari. Nasce il diritto alla rinegoziazione dei mutui svantaggiosi

ROMA - Via libera del consiglio dei Ministri al decreto legge con le norme per lo sviluppo. In arrivo, tra le altre cose, un pacchetto di semplificazione fiscale per le imprese, il credito d'imposta per le assunzioni al Sud e la ricerca e la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile. Inoltre i ministri hanno raggiunto un accordo sul nuovo testo sugli incentivi al fotovoltaico presentato dai responsabili dello Sviluppo economico, Paolo Romani e dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il decreto che doveva essere licenziato a fine aprile è stato fonte di tensioni 1 fra i due ministeri sul nodo della certezza dell'investimento legata all'allaccio sulla rete. La questione è stata risolta prevedendo un indennizzo in caso di ritardo di allaccio entro 30 giorni.

Credito d'imposta - Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha confermato che il testo prevede all'articolo 1 gli incentivi per la ricerca anche sanitaria e farmaceutica: "Imprese farmaceutiche, Università ed enti di ricerca saranno in grado di avere il credito di imposta". Un decreto successivo catalogherà i centri di ricerca "abilitati". La stessa forma di incentivo è prevista (articolo 2) per le aziende che assumono donne al Sud in settori che presentano un forte gap uomo-donna (superiore al 25%). In particolare, il provvedimento prevede una defiscalizzazione del 50% dei costi salariali per assumere lavoratori svantaggiati nei 12 mesi  successivi all'emanazione del decreto e nei 24 mesi se particolarmente svantaggiati.

Concessioni balneari da un secolo - Fermo il diritto di passaggio su spiagge e scogliere, il terreno (o l'immobile) su cui ci sono insediamenti turistici come gli stabilimenti balneari sarà oggetto non più di concessione, ma di diritto di superficie; il "prestito" durerà 90 anni e il pagamento sarà annuo e determinato dall'agenzia del territorio in base dei valori di mercato. Secondo Tremonti, il termine lungo favorisce la programmazione economica da parte delle imprese e tutela gli investimenti. Dell'articolo 3 fa parte anche la disciplina di distretti turistico-alberghieri "a burocrazia zero".

Opere pubbliche - L'articolo 4 del decreto riguarda la disciplina delle opere pubbliche e prevede una serie di misure per ridurre le pratiche burocratiche. Tra l'altro modifica la prova dei requisiti di partecipazione alle gare di appalto (c.d. requisiti di moralità), con l'obiettivo di ridurre la discrezionalità degli enti appaltanti. In particolare, si spiega nella bozza, "viene ridefinita la disciplina concernente le condanne penali ostative alla partecipazione alle gare e le false dichiarazioni rese dai concorrenti alla stazione appaltante. Nel provvedimento è prevista anche la tipizzazione delle cause di esclusione dalle gare, limitandole soltanto a quelle previste dal codice degli appalti e dal regolamento di esecuzione. Viene inoltre alzato a un milione di euro (dagli attuali 500mila) l'importo dei lavori per i quali si può procedere all'assegnazione senza ricorrere alla gara d'appalto.

Carta d'identità elettronica - Nel decreto, ha detto il ministro Tremonti durante la conferenza stampa, c'è anche la carta di identità elettronica che dovrebbe assorbire in un chip tutti i dati dei documenti vari di cui oggi è titolare un cittadino.

Assunzione precari scuola - Il decreto prevede un piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di docenti e personale tecnico amministrativo. Il piano riguarda gli anni 2011-2013 ed è basato sui posti vacanti in ciascun anno. Le assunzioni, circa 65 mila, verranno effettuate in base alle graduatorie vigenti, ma l'intero progetto rimane condizionato al rispetto della stabilità dei conti.

Mutui - Sarà possibile rinegoziare i mutui casa fino a 150.000 euro per chi ha un mutuo a tasso variabile e deve far fronte a rate più pesanti a causa dell'aumento dei tassi. Potrà chiedere la rinegoziazione, fino al 30 aprile 2012, il mutuatario che abbia un reddito isee non superiore a 30.000 Euro e sia in regola con i pagamenti. Con la rinegoziazione il tasso viene trasformato da variabile in fisso per la durata residua del mutuo. Mutuatario e banca possono concordare l'allungamento del mutuo fino a un massimo di 5 anni.

Piano casa - Viene introdotta una disciplina nazionale a cui le Regioni dovranno adeguarsi. Diventano possibili ampliamenti fino al 20% per gli immobili che vengono ristrutturati con una riqualificazione energetica, mentre arriva un premio di volumetria del 10% anche per gli edifici non residenziali. Non solo, sarebbero incentivate le operazioni di abbattimento-ricostruzione dando inoltre più libertà "architettonica". Le procedure infine saranno semplificate, con il meccanismo del silenzio-assenso e la Scia (segnalazione certificata di inizio attività).

Controlli più morbidi alle aziende - Nel contesto delle misure a favore delle imprese, il decreto sviluppo prevede anche una stretta sui controlli amministrativi: le "visite" in azienda dovranno essere riunite in un unico accesso che sarà semestrale e non potrà durare oltre 15 giorni. Inoltre, gli agenti della Guardia di finanza non potranno presentarsi in divisa, ma dovranno essere in borghese.


Arriva il fisco "forte e gentile" Meno controlli e più cortesia
Il governo e l'Agenzia delle entrate con due provvedimenti introducono le "buone maniere" nella lotta
all'evasione fiscale ed alle irregolarità amministrative. Stop ai blitz in divisa nelle aziende e sanzioni disciplinari
per ispettori e militari arroganti o eccessivamente zelanti

ROMA - E' una svolta quella che si annuncia nella lotta all'evasione fiscale ed alle irregolarità amministrative e contabili che spesso ne sono il paravento. Il governo e l'Agenzia delle entrate hanno infatti varato oggi due provvedimenti che introducono il guanto di velluto e le buone maniere durante controlli, ispezioni e verifiche per l'accertamento della fedeltà dei contribuenti.

A muoversi per primo è stato il governo che, nel decreto sullo sviluppo approvato oggi 1 dal consiglio dei ministri, ha previsto un pacchetto di misure relative ai controlli amministrativi nelle aziende. Il testo dispone che, fatta eccezione per le situazioni di emergenza, i controlli amministrativi del personale ispettivo sulle imprese debbano essere concentrati in un'unica "visita" in azienda, essere semestrali (dunque in qualche modo annunciati) e non possano durare più di 15 giorni. A quanto si apprende, inoltre, i militari della Guardia di finanza dovranno presentarsi in borghese e non più in divisa. Il pacchetto si conclude con la previsione di una sanzione disciplinare per il pubblico ufficiale, militare o ispettore che sia, che assilli o vessi un'azienda eccedendo nei controlli.

Quasi contemporaneamente, mentre il consiglio dei ministri avviava la procedura per la sua riconferma, il direttore generale dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha pubblicato sul sito dell'Agenzia una lunga e durissima lettera rivolta ai propri ispettori, in cui chiede "rispetto" per i contribuenti, sottolineando che "soprusi e arroganza nei controlli" finiscono "quasi per apparentare l'azione del fisco a quella di estorsori" e che in presenza di "gravi comportamenti", "gravi saranno anche le relative sanzioni, nessuna esclusa".

A parte la curiosa coincidenza fra l'iniziativa del governo e quella del fisco, da cosa nasce la lettera di Befera? Il direttore dell'Agenzia ne attribuisce l'origine al fatto che "continuano ad arrivare" alla sua attenzione segnalazioni di contribuenti che si lamentano degli ispettori del fisco e ne denunciano gli atteggiamenti vessatori: "La nostra azione - scrive Befera - di controllo può rivelarsi realmente efficace solo se è corretta. E non è tale quando esprime arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell'ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti".

Certo, ammette il capo dell'Agenzia delle entrate, alcune segnalazioni potrebbero esser strumentali, ma sono comunque indice di un disagio che va raccolto soprattutto "quando mi viene riferito che qualcuno, a giustificazione di tali comportamenti, farebbe presente di operare in quel modo per necessità di raggiungere l'obiettivo assegnato". Insomma, il fine (l'accertamento dell'irregolarità) non può giustificare mezzi scorretti perché ne deriverebbe un "devastante danno di immagine" per l'Agenzia e per i colleghi, finendo "quasi per apparentarne l'azione a quella di estorsori: operando così, si alimentano purtroppo i peggiori stereotipi".

La lettera di Befera si trasforma poi in direttiva operativa con indicazioni che sono, per il personale, "vincolanti e impegnative" e "rilevanti sotto il profilo disciplinare": "Se un accertamento non ha solido fondamento, non va fatto - scrive il direttore generale ai propri dipendenti - e se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, non è corretto cercare a ogni costo pseudoinfrazioni formali da sanzionare solo per evitare che la verifica stessa sembri essersi chiusa negativamente. Insomma, se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell'accanimento formalistico significa venire meno a un obbligo morale di reciprocità. Allo stesso modo, non è ammissibile pretendere dal contribuente adempimenti inutili, ripetitivi e defatiganti; e costituisce una grave inadempienza ritardare l'esecuzione di sgravi o rimborsi sulla cui spettanza non vi sono dubbi".

Per il direttore dell'Agenzia, a prevalere devono essere le "modalità di relazione che i contribuenti stessi elogiano nelle lettere che da qualche tempo pubblichiamo su intranet: disponibilità, cortesia, capacità di ascolto, chiarezza nelle spiegazioni, attenta valutazione senza preconcetti di problematiche complesse, volontà di cogliere la sostanza delle questioni e di trovarne tempestivamente la soluzione. Senza trincerarsi dietro esasperanti formalismi o piccole astuzie burocratiche". In fondo, conclude Attilio Befera, "la regola da seguire è molto semplice. E' una regola di rispetto: comportiamoci tutti, come funzionari del Fisco, così come vorremmo essere tutti trattati come contribuenti".



Spiagge in concessione per 90 anni
Insorgono ambientalisti e opposizioni
"I litorali su cui insistono chioschi e varie strutture turistiche saranno oggetto
di diritto di superficie che dura 90 anni", questo dice il decreto. I Verdi: "In nessun paese
d'Europa e del mondo si è arrivati ad una simile gestione del demanio marittimo"

ROMA - "Le spiagge su cui insistono chioschi e varie strutture turistiche saranno oggetto di diritto di superficie che dura 90 anni", questo dice il decreto sviluppo approvato oggi 1. In sostanza chi prende in concessione uno stabilimento balneare può andare avanti praticamente a vita. E le rassicurazioni Giulio Tremonti, "le spiagge restano pubbliche" ha detto, non rassicurano ambientalisti e opposizioni che attaccano: "Svendono i litorali italiani". Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli commenta: "In nessun paese d'Europa e del mondo si è arrivati ad una simile gestione del demanio marittimo".

"Un decreto sottosviluppo" con all'interno "un piano casa e la privatizzazione spiagge: un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori" commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. "Mai avremmo potuto immaginare di raggiungere un punto così basso - aggiunge Cogliati Dezza - Il Belpaese smembrato e devastato dal cemento, in mano alla criminalità e agli speculatori con l'avallo del governo". 

Tremonti, però, difende il provvedimento: "Tutto ciò che è terreno su cui insistono insediamenti turistici (chioschi, stabilimenti balneari) sarà oggetto di diritto di superficie, che durerà novant'anni e dovrà essere richiesto dagli imprenditori che vorranno proseguire la loro attività. Il diritto sarà ovviamente a pagamento e noi riteniamo che sarà pagato molto bene, ovviamente a condizione che ci sia regolarità fiscale e previdenziale". "Abbiamo ritenuto -  spiega il m inistro - che un diritto lungo dia una prospettiva di tempo sufficiente per fare degli investimenti e creare lavoro". 

Secondo il Codacons il piano spiagge, "concedendo il diritto di superficie sulle nostre coste per un periodo addirittura noventennale, crea le premesse per un "grande" piano di cementificazione del territorio".

Positiva, invece, la reazione della Fiba, il sindacato dei balneari della Confesercenti. :"Sul diritto di superficie che interessa gli insediamenti turistici sulle spiagge la posizione di Tremonti è una positiva novità che registriamo con grande interesse".



Cemento anche a ridosso degli arenili
"Si potrà costruire su terreni demaniali"
Nel provvedimento spunta un comma che abolisce i vincoli, ambientalisti in rivolta.
Meno regole e permessi facili per chi vuole edificare o ampliare strutture esistenti.
I Verdi: così si aprono le porte alla speculazione, in arrivo dieci milioni di nuovi metri cubi
di FRANCESCO MIMMO

ROMA - Una nuova colata di cemento incombe sulle coste italiane. Dieci milioni di metri cubi di mattoni, calcolano gli ambientalisti, e direttamente a ridosso delle spiagge. È l'effetto del decreto sviluppo appena varato dal governo. Un terremoto contenuto in una semplice formula: "diritto di superficie". Vale a dire il nuovo regime per la gestione degli stabilimenti balneari, che però porta con sé anche il diritto a costruire nuovi edifici, non solo sui terreni demaniali, ma anche su quelli adiacenti. Una formula i cui effetti vengono moltiplicati dagli altri articoli del decreto: meno burocrazia e permessi più facili per chi vuole costruire o ampliare edifici già esistenti. È così che parte la nuova corsa alla speculazione balneare.
Nel decreto varato giovedì, all'articolo 3 si legge: "Per incrementare l'efficienza del sistema turistico italiano, fermo restando il diritto libero e gratuito di accesso alla battigia anche ai fini di balneazione, è introdotto un diritto di superficie avente durata di novanta anni". Vuol dire che al posto delle concessioni pluriennali e rinnovabili, chi vorrà gestire un bagno ne diventerà di fatto proprietario per 90 anni in cambio di un canone ("a prezzi di mercato", ha specificato il ministro del Tesoro Tremonti). Ma il diritto di superficie è uno strumento di diritto privato che ha le sue regole, fissate dal codice civile. Tra queste c'è il diritto a costruire, sia sul terreno ottenuto in gestione sia su quelli limitrofi. Nel caso di stabilimenti balneari, dunque, la norma si traduce in possibilità di costruire sugli arenili, quelle zone di "demanio marittimo" dove fino a oggi era impossibile edificare alcunché, se non chioschi e piccole strutture destinate all'attività di affitto di ombrelloni e sdraio. Ora cambia tutto, si salvano solo scogli e bagnasciuga. Con un effetto che, secondo gli ambientalisti diventa devastante per il patrimonio costiero italiano se associato agli altri articoli del decreto: variazioni di destinazione d'uso dei fabbricati, aumento di cubature, silenzio-assenso per costruire, sgravi fiscali per i distretti turistici.
Case, residence, alberghi, ristoranti, parcheggi. "È tana libera tutti - dice Angelo Bonelli, presidente dei Verdi - è un provvedimento che fa cadere il principio dell'indisponibilità dei beni demaniali, ma soprattutto apre alla possibilità di costruire sui terreni delle concessioni e su quelli limitrofi, spesso aree verdi comunali dove potranno sorgere parcheggi e alberghi". Per costruire servirà comunque il via libera dei Comuni, ma prima era semplicemente impossibile. E anche il vincolo paesaggistico che impone di non alzare edifici entro i 300 metri dal mare può non bastare. "I Comuni possono comunque toglierlo", dice Bonelli che aggiunge: "Cambia tutto sulle spiagge, con le regole sul cambio di destinazione d'uso per esempio si potranno trasformare le cabine in bungalows da affittare". In tutto i Verdi (che hanno inviato un esposto alla Ue) calcolano l'impatto futuro in dieci milioni di metri cubi di cemento. Come le case di una città da 100 mila abitanti, ma stese una di fianco all'altra a poche decine di metri dal mare. "È vero che formalmente rimane tutto pubblico - dice Patrizia Fantilli, dell'ufficio legale del Wwf - ma in pratica si vendono i gioielli di famiglia. Si tratta di terreni di valore inestimabile e che sul mercato sarebbero impossibili da trovare. Oltretutto con una formula che suscita molti dubbi: il diritto di superficie non era mai stato utilizzato per il suolo pubblico". Protesta anche il Touring Club Italia: "Si rischia di passare dal caos attuale a una situazione ancora più grave, bisogna chiarire il rapporto tra Stato ed enti locali per garantire regole uniformi".



Berlusconi svende le spiagge
Ue: stop, non privatizzatele
La Commissione europea si è detta oggi «molto sorpresa» per le misure sulla concessione per 90 anni di spiagge
e altri luoghi pubblici contenute nel Dl Sviluppo. «Questo non sarebbe in linea con le regole del Mercato Interno,
in particolare con la direttiva servizi», ha detto la la portavoce del commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier.

«La Ue boccia il provvedimento contenuto nel dl sviluppo che prevede la concessione per 90 anni delle spiagge ai privati e la cosa non stupisce, perchè le norme europee prevedono che le concessioni devono avere una durata appropriata e alla fine del periodo limitato deve essere garantita l'apertura alla concorrenza». Così in una nota i senatori Pd, Roberto della Seta e Francesco Ferrante. «Quella del governo berlusconi è una tipica trovata del suo repertorio pre-elettorale, ma se venisse realmente attuata concederebbe una lucrosa rendita di posizione a pochi e darebbe il via libera all'ulteriore cementificazione dei nostri litorali» proseguono. «Non si comprende - aggiungono i senatori pd - come il governo possa negare che si tratti di una privatizzazione delle spiagge e degli arenili italiani, quando viene prevista una concessione quasi centenaria, e che magari come già avviene adesso potrebbe essere rinnovata automaticamente».

Ieri Tremonti aveva presentato il Ddl sviluppo con la contestata scelta.
Il premier aveva rivendicato in conferenza stampa il miracolo economico italiano del quale il Paese in crisi non si è accorto. «Stiamo uscendo meglio di altri fuori dalla crisi», ha detto, dopo il Consiglio dei ministri,  sottolineanndo all'attivo del Paese «fattori positivi come un deficit meno alto dopo quello della Germania in Europa, intorno al 4,5/4,6 e la produzione industriale intorno all'1,5», mentre il livello del debito pubblico va in carico alll'essere stato «messo insieme dai governi del consociativismo».

Poi Tremonti e Berlusconi aggiungono, all'interno del dl sviluppo, il decreto-spiagge, ed è subito polemica:
«Non c'è nessuna vendita delle spiagge. La spiaggia rimane pubblica», ha detto Tremonti, spiegando che per le spiagge
ci sarà «un diritto di superfice bisogna essere in regola con fisco e con la previdenza e noi pensiamo che si debbano
assumere giovani». Insorgono gli ambientalisti: «Demanio regalato ai privati».

Nel mirino di Tremonti anche il fisco. «Oggi uscirà una circolare dell'Agenzia delle entrate che spiegherà quali saranno le sanzioni per chi esagera» con i controlli fiscali», ha detto il il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Un conto è chiedere le tasse- precisa- un altro è essere coerenti con la legge». 

«Un decreto sottosviluppo» con all'interno «un piano casa e la privatizzazione spiagge: un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori». Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, commenta il testo del dl Sviluppo. «Mai avremmo potuto immaginare di raggiungere un punto così basso - aggiunge Cogliati Dezza - Il Belpaese smembrato e devastato dal cemento, in mano alla criminalità e agli speculatori con l'avallo del governo». Una «deregulation totale introdotta con il nuovo Piano casa - continua Cogliati Dezza - con l'autocertificazione per tutte le nuove costruzioni e col passaggio dalla Dia alla Scia e i vari premi in cubatura, condannano il nostro Paese alla devastazione e all'affermazione delle leggi tribali dove il più forte, in questo caso il più ricco e spregiudicato, vince su tutti e fa quel che vuole del patrimonio comune». Un principio - osserva il presidente di Legambiente - «confermato anche dall'articolo sul diritto di superficie delle spiagge che di fatto privatizza il patrimonio costiero». Il dl «oltretutto, va in tutt'altra direzione rispetto all'Europa che da tempo, ci invita a indire regolari gare per le concessioni demaniali». Legambiente conclude appellandosi «ai costruttori e all'Ance affinchè si dissocino» da questo provvedimento.

«Il decreto Sviluppo contiene il credito di imposta al 90% a favore delle piccole e medie imprese che investono in ricerca con l'università e un piano di assunzione di decine di migliaia di precari della scuola». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rivolto ai giornalisti durante una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri odierno. 
Se un problema per l'economia c'è, ammette il premier ossessionato dalle toghe, è legato alla «giustizia civile e la giustizia penale sono due punti molto negativi, che tutti giudicano con molta paura». 

Abbiamo anche problemi di energia, «ma non si vuole andare al nucleare: la Francia produce l'85% del fabbisogno» con l'atomo, mentre «noi ci arrabattiamo per differenziare le acquisizioni di energia, per non incorrere in situazioni penose di blackout, ma tutto questo ci costa dal 30 al 50% in più e questo grava sui nostri costi». 

L'obiettivo del governo resta quello della riforme istituzionali e della giustizia. «Noi ci apprestiamo a presentare prestissimo la riforma dell'architettura dello Stato che è urgente come quella della giustizia. Il nostro intendimento è di realizzare anche la riforma tributaria entro fine legislatura. Si tratta di un gran lavoro perchè c'è un ginepraio di leggi inestricabile anche per professionisti della materia preoccupati quando devono dare suggerimenti alle imprese». «Abbiamo compiuto il miracolo, la mission impossible di uscire dalla crisi con la tenuta dei conti pubblici», ha detto il premier commentado anche la vicenda delle nomine dei sottosegretari. 

«So che ci saranno tante ironie» sulla nomina dei nuovi sottosegretari, «ma non mi sembra siano fondate perchè questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si è formata in sostituzione del Fli che si è portato al centro e praticamente all'opposizione di questo governo, liberando posti che ci è parso assolutamente logico assegnare». Questo «consente al governo di operare in Parlamento con una maggioranza coesa e sicura e che ci permetterà di realizzare quelle riforme» che non sono state possibili a causa dell'opposizione di Gianfranco Fini. 

Al di là dei nomi, come quello del Guardasigilli, indicato ad alcuni corrispondenti stranieri, o quello del ministro dell'Economia, lanciato ieri a Porta a Porta, conta la qualità «ottima», della squadra messa insieme dall'ingresso in politica ad oggi. Questo è il concetto che Silvio Berlusconi usa per contestualizzare i riferimenti ora a Angelino Alfano ora a Giulio Trementi come suoi potenziali successori a Palazzo Chigi. «C'era stata un'interpretazione anche eccessiva - osserva in sala stampa a Palazzo Chigi, con lo stesso Tremonti al suo fianco, insieme ad altri ministri - quando io, partecipando a un incontro con giornalisti stranieri che mi avevano detto di aver avuto con loro il ministro Alfano e che era loro sembrato molto bravo, mi sono vantato di aver messo in campo una ottima squadra di ministri, e non solo di ministri». 

Una squadra, torna a dire oggi, «che può essere, anche domani, una classe dirigente che non veda la presenza di Silvio Berlusconi». 
L'allargamento della squadra di governo «non è finito, intendiamo aumentare il numero dei componenti della squadra di governo di circa una decina». «Ora abbiamo una maggioranza più coesa politicamente ma questi numeri costringeranno ministri e sottosegretari ad essere sempre presenti in Parlamento al momento dei voti. Stiamo facendo i conti, riteniamo di avere la necessità di incrementare i componenti del governo, e faremo un apposito ddl che manderemo in Parlamento». Dunque, ha aggiunto Berlusconi, «ci sarà la possibilità per tanti parlamentari che giustamente ritengono di poter dare un contributo all'azione di governo di trovare soddisfazione a queste loro aspirazioni». Ma il numero dei deputati deve diminuire: È inconcepibile non modificare il numero dei parlamentari».



Consiglio dei Ministri n.138 del 5 maggio 2011

il decreto legge sullo sviluppo, presentato al termine della riunione
in conferenza stampa dal presidente Berlusconi del Consiglio
e dai ministri Tremonti, Romani, Gelmini, Fitto, Alfano, Matteoli e Brunetta