Chi Antonio Sottosanti

Antonio Sottosanti, detto Nino il fascista, 42 anni indicato come uno dei sosia di Valpreda, tanto somigliante all'anarchico che il supertestimonio Cornelio Rolandi, davanti a una fotografia, esclama che "e' Valpreda ritoccato". Nato da genitori siciliani a Verpogliano, Gorizia.Il padre fu ucciso nel 1939 e del delitto, rimasto impunito, furono imputati antifascisti slavi. Come figlio di un martire, Sottosanti ha studiato a spese del regime.

Dopo il 1945 fa diversi mestieri, ha una figlia. Fugge a Marsiglia ed entra nella Legione Straniera dove rimane cinque anni. Risiede un po' di tempo a Francoforte, finche' nel 1966 arriva a Milano. Lavora come portiere di notte. Torna all'estero in Olanda, e poi di nuovo a Milano. Parla bene il francese e il tedesco ha una discreta istruzione riesce a esercitare una certa influenza sopratutto tra i giovani.

A Milano diventa un militante del movimento di Pacciardi Nuova Repubblica, con sede in Via San Maurilio, e ne diventa segretario per un breve periodo. Con Randolfo Pacciardi vanta buoni rapporti personalii e propone varie volte all'ex partigiano medaglia d'oro Giovanni Pesce di incontrarsi con lui (ritentera' le avances anche dopo la sua "conversiione" politica.

Dopo gli attentati del 25 aprile 1969 a Milano, (incidentalmente lavorava alla fiera campionaria) Sottosanti comincia a frequentare gli anarchici. la sua entratura politicae' costituita dall'alibi che egli ha fornito al giovane anarchico Tito Pulsinelli accusato di avere abbandonato un pacco contenente esplosivo in una strada di Porto Marghera.

Gli anarchici milanesi lo conoscono come Nino il fascista ma lo accettano, in parte per l'aiuto che egli ha fornito al loro compagno incarcerato in parte perche' apprezzano il fatto che Sottosanti non nega affatto il suo passato politico: "solo che, aggiunge adesso sono diventato anarchico".

Nell'estate '69 continua ad essere in stretto contatto con gli ambienti del neosquadrismo milanese. Quando ha soldi dorme alla pensione Sicilia di Via San Maurilio e' amico di Giorgio Chiesa e Serafino Di Luia. A luglio si fa vedere in giro con il gia' citato Ercolino, e dice che sta organiizzando gruppi per "provocare disordine e quindi un nuovo ordine".

Il 6 agosto parte per Rimini, dove partecipa a una riunione di fascisti (avvenuta alla vigilia degli attentati sui treni), ma agli anarchici dice di essere andato in un altro posto.

Nello stesso periodo viene notato a frequentare l'albergo Lord di Via Spadari, luogo di ritrovo di fascisti italiani e greci.

In ottobre si trasferisce in Sicilia a Piazza Armerina e torna a Milano solo il 2 novembre perche' deve essere interrogato dal giudice Antonio Amati sull'alibi che egli ha fornito a Tito Pulsinelli.

Per diciassette giorni vive in casa dei genitori dell'anarchico ma non esce mai di casa passa le giornate sul letto a leggere e fumare. L'unica cosa che sembra interessarlo e' riuscire a mettersi in contatto co Giuseppe Pinelli, che ha conosciuto nei mesi precedenti perche' riceveva da lui i fondi del Soccorso Crocenera da inviare a Tito Pulsinelli e agli anarchici che erano in carcere.

Verso mezzogiorno del 12 dicembre va a casa di Giuseppe Pinelli, pranza con lui e riceve un assegno di 15.000 lire per Pulsinelli, assegno che costituira' il suo alibi per il pomeriggio della strage. Alle 14,30 i due vanno al bar di Via Morgantini a bere un caffe' e poi alla fermata del tram dove, alle 15,05 (versione Sottosanti) si lasciano. Mentre Pinelli torna al bar Sottosanti si reca alla Banca del Monte di via Pisanelo a incassare l'assegno. quindi prende un altro tram per Piazza delle Ferrovie nord e li' l'autobus per Pero dove vivono i genitori di Pulsinelli e dove lui arriva verso le 16,30 (teoricamente avrebbe avuto tutto il tempo dicollocare l'ordigno alla Banca di Piazza Fontana). Riparte per Piazza Armerina la sera del 14 dicembre.

Di questa sua permanenza a Milano vengono nformate pochissime persone: gli anarchici non ne parlano perche' pensano che lui non debba avere grane con la polizia per non compromettere l'alibi fornito a Tito Pulsinelli. Sottosanti viene intererogato solo il 13 gennaio quando il capo dell'ufficio politico milanese lo va a cercare in Sicilia. Il giudica Ernesto Cudillo lo convoca in seguito due volte a Roma. Il giorno della sua seconda convocazione un giornale radio del pomriggio trasmette la notizia che egli e stato arrestato come uno dei responsabili della strage di Milano. La notizia per' scompare dalle successive trasmisioni.

in questo periodo il commissario Allegra riesce a far circolare tra giornalisti e avvocati la voce secondo cui Nino Sottosanti deve essere collegato a Giuseppe Pinelli (anzi: e' stato Pinelli che ha dato la valigetta al tritolo a Sottosanti, quel venerdi' a mezzogiorno in casa sua... Poi sono usciti assieme, Pinelli e' andato al bar e Sottosanti in Piazza Fontana. Ecco quindi perche' Pinelli si e' ucciso...)

Invece delle "indiscrezioni" messe in giro dal capo della squadra politica milanese, vale la pena sottolineare qui alcune contradizioni e particolari strani che circondano la figura di Sottosanti e il ruolo che egli puo' avere svolto:

1) Nino Sottosanti non viene immediatamente fermato dopo le bombe del 12 malgrado le retate sano state pesanti: eppure la polizia sapeva benissimo che egli si trovava in quei giorni a Milano e anzi risulta che egli fosse costantemente seguito.

2)La polizia inoltre era al corrente che Sottosanti era stato in casa Pinelli venerdi' 12 e che aveva ricevuto l'assegno dall'anarchico, come risultava dalla matrice del blocchetto degli assegni di Pino; poteva quindi trattarsi di un indiziio molto comodo per coinvolgere assieme agli anarchici un ex fascista come Sottosanti, alla lucedella manovra attuata da tempo contro "gli opposti estremismi" di destra e di sinistra che coincidono;

3)invece si aspetta ad interrogare Sottosanti sino al 13 gennaio, quando il commissario Antonino Allegra va a cercarlo in Sicilia. Non si sa bene se questa sia stata una sua iniziativa personale ma e' certo che Allegra in quell'occasione viene accompagnato dal brigadiere Vito Panessa, il fedelissimo del commissario Calabresi, il quale di fatto sembra condurre l'interrogatorio.Dopo la convocazione del magistrato a Roma, su Nino Sottosanti, e' calato un sipario di silenzio. Perche'?

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