leggi Anti-immigrati: Respingimento, militari indagati.
La Procura di Siracusa: lo impone la legge.
SIRACUSA. Il caso dei migranti rinviati in Libia, interviene il procuratore Rossi.

SIRACUSA 9 dicembre 2009.
«Il trattato bilaterale italo-libico non ha mai modificato in alcun modo, né avrebbe potuto farlo,
le convenzioni internazionali ratificate e dunque diventate parte integrante della legislazione italiana che vietano
espressamente, al pari delle norme interne, tanto le operazioni di respingimento collettivo che l’espulsione di minori».
Lo dice il procuratore di Siracusa Ugo Rossi replicando ad un articolo de «Il Giornale» in cui si parla di un’indagine
che riguarda alcuni militari della finanza per il respingimento in Libia di un barcone con 75 migranti a bordo, tra i quali
alcuni minori, avvenuto a largo della costa di Portopalo di Capo Passero nella notte tra il 30 ed il 31 agosto scorso.

«Considerato - prosegue - che quando dei migranti sono su navi italiane, benché in acque internazionali, quella nave
è a tutti gli effetti suolo dello Stato italiano, ne deriva la naturale e piena vigenza della nostra legislazione.
Dunque da parte della procura di Siracusa non vi è stata alcuna violazione bensì strettissimo ossequio della legge.
E considerato che nel nostro Paese vige, altresì, il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, avviare il procedimento
è stato un atto dovuto. Stiamo adesso valutando ogni cosa, stiamo effettuando gli altri accertamenti, nella piena convinzione che se dovessero emergere delle responsabilità penalmente rilevanti non sarà certo l’ultimo chiodo del carro a pagare per tutti».

Il procuratore smentisce che la procura abbia inviato ai giudici di pace del circondario di Siracusa una circolare con la quale
si invitava a sollevare eccezione di costituzionalità a proposito della norma che punisce l’immigrazione clandestina.

«Noi - conclude - abbiamo riunito i viceprocuratori onorari che, per questioni di organico dei giudici togati, sono coloro
che materialmente rappresentano la pubblica accusa davanti ai giudici di pace competenti per queste fattispecie,
per consentire loro di prendere visione di un documento nel quale venivano argomentate le ragioni per le quali sarebbe stato opportuno richiedere di sollevare eccezione di costituzionalità. Dunque la nostra interlocuzione è stata esclusivamente con chi rappresenta la pubblica accusa e non con i giudici di pace con quali il dialogo avviene solo in udienza».
«Aver rappresentato - conclude il procuratore - una realtà diversa da quella effettiva, come sarebbe stato assai semplice accertare, se lo si fosse voluto, mi sembra un atto di gravità estrema».