
Dal terzo ponte in Ortigia alla demolizione della pensilina
allo stadio, passando per un roof-garden a piazza delle Poste. Questi alcuni
elementi di «sfregio» alla città annoverati da Giuseppe
Patti, docente di Design alla facoltà di Architettura e presidente
della sezione locale del Wwf, come emblema del «fallimento estetico»
che connota Siracusa da ormai un decennio.
Patti si riallaccia alle critiche mosse da Vittorio
Sgarbi sulla mancata consapevolezza culturale del patrimonio aretuseo di
chi lo amministra. «Insegno ai miei studenti - dice Patti - che il
prodotto industriale risponde alle leggi del mercato. Dalle basilari norme
del marketing per il prodotto d'uso si può salire di scala e ragionare
di quello territoriale, virtuoso esempio il rilancio del Sud-est che coinvolge
anche parte della nostra provincia, ma che sul territorio comunale, urbanizzato
e no, stenta a decollare per l'incapacità di comprendere le potenzialità
dell'amministrare una città Unesco da parte di molti dei cosiddetti
operatori del settore».
Siracusa, per queste ragioni, è vittima di
un «fallimento estetico» che si è materializzato con
la progettazione e realizzazione di un terzo ponte di collegamento «che
ha poco di architettonico» a detta di Patti, «in una città
dove l'architettura crea turismo, non si comprende il perchè non
si debba realizzare dell'architettura di qualità e non soltanto
bandire concorsi che selezionano progetti qualitativamente validi ma che
poi non vedranno mai la luce». «L'incapacità di mettere
in sicurezza la pensilina dello stadio - aggiunge - con la successiva demolizione
cancellando un pezzo di storia dell'architettura del Ventennio. Lo sfregio
del roof-garden a palazzo delle Poste. L'intonaco sui bastioni del lungomare
di Levante, il più esposto ai venti predominanti che si sbriciolerà
quanto prima. L'incapacità di indirizzare l'espansione della città
verso sud lontano dalle fabbriche inquinanti». E ancora: l'aggressione
del territorio a Tremilia con un aumento del carico urbanistico non calcolato
e destinato a far collassare i servizi di urbanizzazione primaria. «Il
punto vendita souvenir a casina Cuti - aggiunge Patti -. Molti altri esempi
rendono Siracusa priva dello splendore estetico che si merita e che non
si guadagna con i "faremo" o "sono interventi provvisori": l'asfalto alla
fontana Aretusa è ancora lì come sul lungomare di Levante.
E chissà per quanto ci rimarrà in buona compagnia con quello
steso sulla banchina della Marina».
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