Siracusa in mano alla "Banda del cemento"
Il «fallimento estetico»
della città Unesco
Patrimonio dell'umanità
Isabella Di Bartolo 19/07/2010

Dal terzo ponte in Ortigia alla demolizione della pensilina allo stadio, passando per un roof-garden a piazza delle Poste. Questi alcuni elementi di «sfregio» alla città annoverati da Giuseppe Patti, docente di Design alla facoltà di Architettura e presidente della sezione locale del Wwf, come emblema del «fallimento estetico» che connota Siracusa da ormai un decennio.
Patti si riallaccia alle critiche mosse da Vittorio Sgarbi sulla mancata consapevolezza culturale del patrimonio aretuseo di chi lo amministra. «Insegno ai miei studenti - dice Patti - che il prodotto industriale risponde alle leggi del mercato. Dalle basilari norme del marketing per il prodotto d'uso si può salire di scala e ragionare di quello territoriale, virtuoso esempio il rilancio del Sud-est che coinvolge anche parte della nostra provincia, ma che sul territorio comunale, urbanizzato e no, stenta a decollare per l'incapacità di comprendere le potenzialità dell'amministrare una città Unesco da parte di molti dei cosiddetti operatori del settore».
Siracusa, per queste ragioni, è vittima di un «fallimento estetico» che si è materializzato con la progettazione e realizzazione di un terzo ponte di collegamento «che ha poco di architettonico» a detta di Patti, «in una città dove l'architettura crea turismo, non si comprende il perchè non si debba realizzare dell'architettura di qualità e non soltanto bandire concorsi che selezionano progetti qualitativamente validi ma che poi non vedranno mai la luce». «L'incapacità di mettere in sicurezza la pensilina dello stadio - aggiunge - con la successiva demolizione cancellando un pezzo di storia dell'architettura del Ventennio. Lo sfregio del roof-garden a palazzo delle Poste. L'intonaco sui bastioni del lungomare di Levante, il più esposto ai venti predominanti che si sbriciolerà quanto prima. L'incapacità di indirizzare l'espansione della città verso sud lontano dalle fabbriche inquinanti». E ancora: l'aggressione del territorio a Tremilia con un aumento del carico urbanistico non calcolato e destinato a far collassare i servizi di urbanizzazione primaria. «Il punto vendita souvenir a casina Cuti - aggiunge Patti -. Molti altri esempi rendono Siracusa priva dello splendore estetico che si merita e che non si guadagna con i "faremo" o "sono interventi provvisori": l'asfalto alla fontana Aretusa è ancora lì come sul lungomare di Levante. E chissà per quanto ci rimarrà in buona compagnia con quello steso sulla banchina della Marina».