Siracusa, città dell'arte negata.
«Esistono chiese, monasteri e conventi della nostra città chiusi da tempo.
Un tetto crollato, un muro lesionato, nessuno interviene ed è la serrata»

Dopo la nostra denuncia sulla chiesa del Collegio
«Ridateci i tanti tesori abbandonati»

Un’opera d’arte è patrimonio di tutti e in quanto tale dev’essere fruibile.
La tesi di Umberto Eco stride con quanto accade a Siracusa dove, nonostante le buone intenzioni e i fiumi di soldi pubblici, monumenti e chiese spesso restano chiuse ai visitatori. L’esempio più recente è quello della chiesa del Collegio:
gioiello di via Landolina a due passi da piazza Duomo, ristrutturata in parte, aperta a singhiozzo e da anni dimenticata.
Oggi, tra rimpalli di responsabilità, si scopre che per renderla pienamente fruibile occorre almeno 1 milione di euro.
Nessuna certezza, tuttavia, né sui tempi entro cui i soldi arriveranno dalla Regione né sui futuri lavori.
«L’altalenante vicenda della chiesa del Collegio dei Gesuiti - commenta lo storico e critico d’arte, Paolo Giansiracusa, presidente di Archeoclub - le continue aperture occasionali alternate a lunghe stagioni di ermetica chiusura, dimostrano quanto scarso e scadente sia il dialogo esistente tra le pubbliche istituzioni e in particolare tra quelle addette alla conservazione e fruizione dei beni culturali pubblici. C’è grande confusioni di ruoli tra le istituzioni locali, ognuno fa finta di non conoscere quale sia il proprio ruolo e nel frattempo cerca le responsabilità dell’altro. Chi ha il compito di predisporre i progetti di restauro, chi quello di reperire le risorse? Chi ha il compito di curare la manutenzione e il restauro, chi ha responsabilità in merito alla sicurezza? Chi deve gestire, chi deve custodire, chi deve garantire la fruizione pubblica?».
Domande che il professore Giansiracusa si pone da anni, e come lui molti suoi colleghi docenti e addetti ai lavori, oltre che comuni cittadini e turisti che si trovano di fronte a chiese transennate, musei chiusi, o aperti in maniera parziale, monumenti
visitabili su richiesta e circuiti turistici inesistenti.
«Dietro ogni azione ci sono precise responsabilità e nomi precisi di enti pubblici - prosegue Paolo Giansiracusa - Ognuno però aspetta che l’altro intervenga, nel frattempo il bene viene cancellato dalla conoscenza pubblica e quindi dal sapere, con il rischio che oltre a essere cancellato dalla memoria storica si perda anche per la negligenza manutentiva.
Non ci vogliono leggi per cambiare questa linea perversa, ma solo tanta buona volontà, buon senso e sensibilità. Il caso del Collegio dei Gesuiti è solo una emergenza tra tante. Si pensi a quante altre chiese, a quanti monasteri e conventi della nostra
città sono chiusi, inspiegabilmente, da tempo immemorabile. Un tetto crollato, un muro lesionato, una porta divelta, un cornicione caduto sono spesso i motivi che hanno fatto scattare la serrata».
L’accenno del docente è ai tanti tesori che costellano l’isolotto di Ortigia e la Borgata: chiese meravigliose e dimenticate.
«Il problema ingenuamente è stato risolto non con l’individuazione dei rimedi, ma con la creazione di barricate e muraglie per impedire l’accesso - aggiunge - Qua e là, senza un piano organico, qualcosa è stato fatto, ma senza la vera volontà di salvare
il monumento. Si pensi in tal senso all’architettura chiesastica di San Filippo Apostolo alla Giudecca, uno dei complessi monumentali più importanti della Sicilia orientale, dove segni dell’Ebraismo si sovrappongono a segni della Cristianità».
Giansiracusa accenna così ai restauri infiniti, ai sopralluoghi, alle perizie e agli interventi di ogni genere che si sono susseguiti senza, tuttavia, giungere a concrete soluzioni. Lavori sporadici, saltuari, non organici che diventano il vero danno del monumento. Che impediscono di ammirare gioielli come la chiesa di Sant’Anna, quella di San Cristoforo, la chiesa dello Spirito Santo, quella di San Giovanello alla Giudecca. E ancora il convento di Sant’Agostino e tanti, tantissimi altri piccoli e grandi edifici sacri della città, chiusi da tempo immemorabile. Giansiracusa si chiede a cosa mai possa servire un cantiere
di restauro a lotti se prima ancora che esso venga portato a compimento è necessario tornare al punto di partenza dei lavori.
«Mi sembra un gioco perverso al quale è necessario porre immediatamente fine - conclude - Ognuno reciti il mea culpa e con l’anno nuovo inizi a operare a favore della città e del territorio, dell’arte e della storia, della sicurezza e della fruibilità».