“Less boots on the ground and more drones in the sky”.
Quale sicurezza per i voli civili a Sigonella: perchè non si parla dei micidiali droni?
Catania 9/11/2012  Comitato di base NoMuos NoSigonella

Dal 5 novembre sino a mercoledì 5 dicembre il più grande scalo militare Usa e Nato del Mediterraneo ospita il traffico aereo civile del vicino aeroporto internazionale di Catania Fontanarossa dove saranno effettuati i lavori di rifacimento delle piste. Lo scalo catanese è oggi il più grande del Sud Italia con circa 7 milioni di passeggeri l’anno. I passeggeri dovranno raggiungere l’aeroporto di Catania per le operazioni di check-in e controllo sicurezza almeno tre ore prima della partenza prevista, mentre le operazioni di accettazione si chiuderanno 90 minuti prima della partenza.“Dopo il passaggio ai varchi di sicurezza e le eventuali operazioni di dogana e frontiera i passeggeri, ormai in area sterile, verranno trasportati a bordo di bus navetta nella base di Sigonella, scortati da personale della security”, spiega la Sac. I bagagli, invece, giungeranno a bordo di furgoni blindati. La Sac però mette in guardia sulla possibilità di ulteriori ritardi “in considerazione della complessità delle operazioni di sbarco e di trasferimento a Catania dei bus per i passeggeri e dei furgoni per i bagagli”; in questi primi giorni i disagi si stanno moltiplicando.

L’accordo che consentirà di coprire il 60% circa del traffico massimo ospitato a Fontanarossa sta sollevando preoccupanti interrogativi tra chi da un decennio si batte per la riconversione ad uso civile della base di Sigonella e la sua trasformazione in hub mediterraneo. Dalla grande stazione aeronavale di Sigonella decollano quotidianamente i famigerati droni, gli aerei senza pilota utilizzati dalle forze armate statunitensi per la sorveglianza e i bombardamenti in Africa e in Medio oriente. Oltre ad essere strumenti di morte, i velivoli telecomandati rappresentano un rischio insostenibile per il traffico civile e le popolazioni che risiedono nelle vicinanze dello scalo utilizzato per i loro decolli e atterraggi. A questo punto è d’obbligo chiedersi se si potrà volare da Sigonella solo con qualche disagio in più per i passeggeri oppure in condizioni di sicurezza insufficienti. Chi ha voluto che si utilizzasse la grande stazione Usa per il traffico aereo civile è a conoscenza che l’intensità operativa dei droni crescerà in modo esponenziale proprio nel mese di novembre?

Lo scorso 3 settembre, prima che venisse varato il Piano Sigonella, sono state emesse tre notificazioni a tutti i piloti di aeromobili (i cosiddetti “NOTAM”), distinti dai codici B6164, B6166 e B6167, che hanno prorogato sino al 30 novembre 2012 i provvedimenti che impongono la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aerei a Catania Fontanorssa, “causa attività degli Unmanned Aircraft”, gli aerei senza pilota delle forze armate statunitensi e Nato. “Tre NOTAM con identiche prescrizioni sono stati emessi pure per lo scalo di Trapani Birgi nel periodo compreso tra il 31 agosto e il 28 novembre 2012 a riprova che il traffico dei droni sarà intensissimo e riguarderà buona parte dello spazio aereo siciliano.

Due anni fa, l’Aeronautica militare e l’Enac siglarono un accordo tecnico per le attività di aeronavigazione nello spazio aereo italiano dei Global Hawk, gli aeri senza pilota di grandi dimensioni schierati a Sigonella da Washington. Secondo l’accordo le procedure operative dovrebbero essere stabilite “nel rispetto dei principi della sicurezza del volo”, fermo restando che in caso di “operazioni connesse a situazioni di crisi o di conflitto armato” l’impiego dei droni non può essere sottoposto a limitazioni di alcun genere. La pericolosità di questi nuovi sistemi d’arma è documentata in numerosi studi. Eurocontrol raccomanda di prevedere “normalmente rotte specifiche” evitando che i droni “sorvolino aree densamente popolate aree o uno spazio aereo congestionato”.

Sigonella è tutt’altro che un aeroporto isolato e gli aerei che atterrano a Fontanarossa eseguono rotte che sfiorano il perimetro della base militare. Come sia stato possibile autorizzare la trasformazione del grande scalo Usa in “capitale mondiale” dei droni è un interrogativo sino ad oggi senza risposta. Che l’uso dei droni fosse incompatibile con l’ipotesi di trasferire a Sigonella il traffico aereo di Fontanarossa, lo aveva ripetutamente dichiarato il comando del 41° Stormo dell’Aeronautica militare italiana nel corso della prima decade di settembre. In un articolo pubblicato l’8 settembre sul quotidiano La Sicilia, il noto giornalista Tony Zermo, citando fonti militari, aveva rilevato come i velivoli senza pilota “quando atterrano e decollano non possono avere vicini aerei civili”. Tre giorni dopo, il capo ufficio stampa dell’Aeronautica, colonnello Cazzaniga, pubblicava su La Sicilia una nota per spiegare le ragioni che “impedirebbero il regolare flusso del traffico civile e commerciale da e per l’aeroporto di Sigonella”: la presenza dei cavi di arresto installati sulla pista per l’atterraggio dei caccia utilizzati nel 2011 durante la guerra in Libia e – testuale - le operazioni dei velivoli senza pilota (droni). Ciononostante, sotto il pressing dei parlamentari, degli industriali e degli operatori turistici siciliani e dopo un vertice tra i ministri Corrado Passera (sviluppo economico) e Giampaolo Di Paola (difesa), il 13 settembre veniva istituito un tavolo tra l’Enac, l’Ami e la Sac per trovare una soluzione alle “criticità” evidenziate e consentire di trasferire a Sigonella il traffico civile di Fontanarossa. Giorno 16, era ancora Tony Zermo ad annunciare il raggiungimento dell’accordo per l’utilizzo da parte degli aerei di linea di “entrambe le piste di volo” di Sigonella. “L’unica difficoltà che ci può essere è che quando i Global Hawk ,dall’apertura alare di 40 metri, stanno per atterrare o stanno per partire dalla base hanno bisogno di avere tutti gli spazi aerei: e quindi gli aerei commerciali dovranno stare in stand by consumando più benzina del solito. È un costo che le compagnie sosterranno”.

I recenti disagi nei ritardi e nella consegna dei bagagli dimostrano l'esatto contrario, quando si pensa soprattutto a risparmiare, ma il problema sostanziale è quello della sicurezza dei voli civili in Sicilia ed il dirottamento del volo Roma Catania AZ1735 a Palermo per “priorità militari” dimostra la considerazione che hanno i militari USA delle precauzioni per l'incolumità dei viaggiatori (visto che a pochi metri atterrano e decollano ininterrottamente i droni) e del rispetto della sovranità nazionale. Critichiamo inoltre il servilismo di troppi media che non informano l'opinione pubblica della micidiale presenza dei droni a Sigonella e sanno solo ringraziare i “benefattori” militari Usa per la loro demagogica campagna di “sensibilizzazione al rispetto dell'ambiente”, quando quotidianamente gli aerei militari seminano morte e distruzioni in Africa, Medioriente ed Asia. Chiediamo alle forze armate italiane ed a Enav, Enac e Sac maggiori garanzie per i voli civili, fermo restando che la prospettiva di fondo non può che essere la riconversione ad uso civile di Sigonella con lo smantellamento definitivo di tutte le infrastrutture militari per un hub internazionale, Ponte di Pace e cooperazione fra i popoli.



NOTAM Catania Fontanarossa - 4 giugno 2012
Fonte: Associazione Antimafie "Rita Atria"

B4050/12 - STANDARD INSTRUMENT ARRIVAL. FLW STAR SUSPENDED DUE TO 'UNMANNED AIRCRAFT'  ACTIVITY REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3: - ERNAM 1F/1G/1M - 
PIMOR 1P/1S - ALL STAR NDB/VOR RWY 08/26 BOUND TO CTF NDB/VOR RMK: ABOVE  MENTIONED RESTRICTIONS WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS BY CATANIA APP.  REF AIP AD 2 LICC 4. 04 JUN 13:42 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. CREATED: 04 JUN 13:42 2012  
B4049/12 - INSTRUMENT APPROACH PROCEDURE. ALL INSTR APCH PROC RWY 08/26 SUSPENDED DUE TO 'UNMANNED AIRCRAFT' ACTIVITY. RMK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS  WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS BY CATANIA APP REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3  AND AD 2 LICC 5. 04 JUN 13:34 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. CREATED: 04 JUN 13:34 2012  
B4048/12 - STANDARD INSTRUMENT DEPARTURE. FLW SID SUSPENDED DUE TO 
'UNMANNED AIRCRAFT' ACTIVITY REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3 - LIBRO 6A/6B - NELDA 6A/6B -  ERNAM 6A/6B - RCA 6B - PIMOR 6B - PEKOD 5B RMK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS  WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS BY CATANIA APP REF AIP AD 2 LICC 6. 04 JUN 13:33 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. 
CREATED: 04 JUN 13:33 2012  
 
Abbiamo fatto una ricerca con oggetto i Notams dell'Aeroporto di Catania Fontanarossa.
Di nostro interesse sono quelli emessi il 4 giugno 2012:

B4050/12 - STANDARD INSTRUMENT ARRIVAL.
FLW STAR SUSPENDED DUE TO 'UNMANNED AIRCRAFT' ACTIVITY
REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3:
- ERNAM 1F/1G/1M
- PIMOR 1P/1S
- ALL STAR NDB/VOR RWY 08/26 BOUND TO CTF NDB/VOR
RMK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS
BY CATANIA APP.
REF AIP AD 2 LICC 4. 04 JUN 13:42 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. CREATED:
04 JUN 13:42 2012



B4049/12 - INSTRUMENT APPROACH PROCEDURE.
ALL INSTR APCH PROC RWY 08/26 SUSPENDED DUE TO 'UNMANNED AIRCRAFT'
ACTIVITY.
RMK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS
BY CATANIA APP
REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3 AND AD 2 LICC 5. 04 JUN 13:34 2012 UNTIL 01 SEP 23:59
2012 ESTIMATED. CREATED: 04 JUN 13:34 2012B4048/12 - STANDARD INSTRUMENT DEPARTURE.
FLW SID SUSPENDED DUE TO 'UNMANNED AIRCRAFT' ACTIVITY
REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3
- LIBRO 6A/6B
- NELDA 6A/6B
- ERNAM 6A/6B
- RCA   6B
- PIMOR 6B
- PEKOD 5B
RMK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS
BY CATANIA APP
REF AIP AD 2 LICC 6. 04 JUN 13:33 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. CREATED:
04 JUN 13:33 2012
 
 
Abbiamo cercato il significato delle sigle del  Notams:

B4048/12 - STANDARD INSTRUMENT DEPARTURE.
FLW SID SUSPENDED DUE TO 'UNMANNED AIRCRAFT' ACTIVITY
REF AIP ENR 5.2.2.7-1/3
- LIBRO 6A/6B
- NELDA 6A/6B
- ERNAM 6A/6B
- RCA   6B
- PIMOR 6B
- PEKOD 5B
RMK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS
BY CATANIA APP
REF AIP AD 2 LICC 6. 04 JUN 13:33 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. CREATED:
04 JUN 13:33 2012
il cui testo integrale é:
STANDARD INSTRUMENT DEPARTURE. follow Standard instrument departure SUSPENDED DUE TO 
'UNMANNED AIRCRAFT' ACTIVITY reference to Aeronautical information publication En route 5.2.2.7-1/3 - LIBRO 6A/6B - NELDA 6A/6B -  ERNAM 6A/6B - RCA 6B - PIMOR 6B - PEKOD 5B ReMarK: ABOVE MENTIONED RESTRICTIONS  WILL BE APPLIED ON TACTICAL BASIS BY CATANIA Approach control office reference to Aeronautical information publication Aerodrome
2 LICC 6.04 JUN 13:33 2012 UNTIL 01 SEP 23:59 2012 ESTIMATED. 

In pratica questo Notam è valido dal 4 giugno al 1 settembre 2012 ed in esso si dice che è sospeso l'uso della strumentazione standard al decollo dei voli civili a causa dell'attività dei voli militari senza pilota. 



Siamo poi andati a vedere se c'era una legge che regolava i voli degli aerei senza pilota a pilotaggio remoto, è del 2004.
Essa dice:

1. In attesa dell’emanazione di una normativa che disciplini l’aeronavigabilità e l’impiego di APR nel sistema del traffico aereo generale, le Forze armate italiane sono autorizzate ad impiegare APR in dotazione in attività operative e addestrative per la difesa e la sicurezza nazionale.     

2. L’impiego degli APR avviene nell’ambito di spazi aerei determinati e con le limitazioni stabilite nell’apposito documento tecnico-operativo adottato dall’Aeronautica militare, sentita la Forza armata che impiega gli APR, e dall’Ente nazionale per l’aviazione civile, di concerto con l’ENAV Spa, per gli aspetti di gestione e controllo del traffico aereo.

3. Le limitazioni di cui al comma 2, riguardanti i profili di missione, le procedure operative, le aree di lavoro e gli equipaggiamenti, sono stabilite nel rispetto dei princìpi della sicurezza del volo.
    
4. Nel corso di operazioni sul territorio nazionale o all’estero connesse a situazioni di crisi o di conflitto armato l’impiego degli APR non è sottoposto alle limitazioni di cui al comma 2."

Ci chiediamo: 

queste missioni di aerei militari senza pilota italiani, legali perchè consentite dalla legge approvata dal Parlamento, sono o non sono nel rispetto della Costituzione?

E quelle oggetto nei Notams relativi all'Aeroporto di Catania sono di aerei militari senza pilota italiani o americani a Sigonella?



Ce lo chiediamo perchè da articoli trovati in rete:
pare che l'Amministrazione Obama usi gli aerei senza pilota anche per uccidere presunti terroristi e in questi missioni ci sono sempre i cosiddetti "effetti collaterali": uccisioni di bambini, donne e uomini innocenti civili.
Conta ancora qualcosa la volontà popolare in Italia? Noi non abbiamo dato mandato a nessuno in Parlamento
di votare una legge che autorizza gli aerei senza pilota a fare quello che vogliono in occasione di guerre come quella in Libia e in Afghanistan,
volando nel nostro spazio aereo e ponendo gravi limiitazioni al traffico aereo civile
sopratutto in Sicilia, poi continueremo a studiare la situazione in tutta Italia.
Dobbiamo studiare, capire ancora meglio il perchè di queste missioni di aerei senza pilota e quindi mobilitarci per smilitarizzare i nostri territori,
per riprenderci come Popolo la nostra sovranità che ci hanno dato i Padri Costituenti.

Forze speciali e Droni: così l'America combatterà le guerre del futuro
30 gennaio 2012
http://www.meridianionline.org/2012/01/30/forze-speciali-droni-america-guerre-futuro/?quick_view=1

“Less boots on the ground and more drones in the sky”. E’ così che si potrebbe riassumere la strategia anti-terrorismo seguita da Barack Obama durante il suo primo mandato. La visione del Presidente trova conferma nello tsunami di tagli – 487 miliardi di dollari in 10 anni – alle previsioni di crescita del budget del dipartimento della Difesa annunciato a inizio anno con la Defense Strategic Review. Le uniche aree risparmiate sono proprio quelle relative alle operazioni speciali e all’attività dei velivoli senza pilota, i droni.

Gli uomini delle forze speciali e la loro impresa più famosa, la neutralizzazione del pericolo numero uno per Washington, Osama Bin Laden, hanno trovato posto persino nel discorso sullo Stato dell’Unione della settimana scorsa. I militari che hanno preso parte all’operazione sono stati presentati da Obama come l’esempio dell’America migliore, capace di lasciarsi alle spalle contrapposizioni e divisioni politiche pur di raggiungere un obiettivo. Solo poche ore dopo si è scoperto che quegli stessi soldati avevano appena portato a termine un’altra pericolosa missione: il salvataggio di una coppia di occidentali in uno sperduto villaggio della Somalia.

A togliere le castagne dal fuoco nelle aree più instabili e ostili del globo è lo United States Special Operations Command. Nato nel 1987, l’USSOCOM ha un unico scopo: non permettere che un fiasco della portata dell’operazione Eagle Claw  si ripeta mai più. La missione che nel 1980 doveva salvare gli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran venne condotta in maniera dilettantesca e portò a un risultato disastroso: un elicottero RH-53 in fase di decollo entrò in collisione con un aereo da trasporto Hercules C-130, causando la morte di otto persone. L’operazione fu annullata e le speranze di rielezione per Jimmy Carter furono spazzate via in pochi istanti.

L’USSOCOM è un esercito nell’esercito: può contare su un personale in servizio attivo di circa 60 mila elementi ed è composto da unità militari d’elite provenienti dall’Esercito, Aeronautica, Marina e corpo dei Marines. La gran parte delle loro imprese è materiale classificato e solo in rari casi l’opinione pubblica ne viene a conoscenza.

In passato altri Presidenti, oltre Carter, hanno fatto ricorso all’impiego delle forze speciali con risultati spesso deludenti. Sono i casi di Richard Nixon, che nel 1970 tentò – senza riuscirci – il salvataggio di alcuni prigionieri di guerra americani dalla prigione di Son Tay nel Vietnam del Nord, e di Gerald Ford, che nel 1975 riuscì sì a portare in salvo la nave portacontainer Mayaguez, sequestrata in Cambogia dai Khmer Rossi, subendo però la perdita di 15 soldati. Secondo Bob Killibrew, colonnello dell’Esercito in pensione, “Obama sta dimostrando di volersi assumere i rischi che accompagnano le operazioni speciali a un livello mai raggiunto prima”.

Il New York Times ha rivelato che il generale David Petraeus, con l’approvazione del Presidente, ha ordinato a partire dal settembre 2009 un’espansione dell’attività militare clandestina in Iran, Arabia Saudita, Somalia e altri Paesi mediorientali – una direttiva simile a quella emanata dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld nel 2004.

La missione che ha portato all’uccisione di Bin Laden il 2 maggio 2011 ad Abbotabad in Pakistan è stata condotta dal Seal Team 6, la vera star delle operazioni speciali. Un’ottantina le persone coinvolte nel raid pachistano, ma sono i 24 uomini del Seal Team 6 ad espugnare il compound del terrorista.

Il Seal Team Six è un corpo militare ad elevata specializzazione costituito nel 1980 all’interno dei Navy Seals, una delle più famose unità, insieme alla Delta Force, alle dipendenze dell’USSOCOM.

La storia dell’USSOCOM non è però fatta solo di successi. Il 3 ottobre 1993, durante l’operazione Restore Hope in Somalia, due elicotteri Black Hawk vengono abbattuti da alcuni miliziani. Nella battaglia che ne segue muoiono 18 militari americani. L’incidente apre la strada al ritiro di Washington dal Corno d’Africa.

Sono due gli incidenti gravi che si sono verificati sotto la presidenza Obama. Il 6 agosto 2011 un’operazione è finita in tragedia in Afghanistan, quando i talebani hanno abbattuto un elicottero Chinook con 38 persone a bordo, tra cui 22 membri dei Navy Seals (il commando includeva alcuni membri del team che uccise Bin Laden). È stata la più grande perdita di vite umane in un solo giorno nella guerra in Afghanistan. Ci si è interrogati anche sul perché così tanti uomini si trovassero su un singolo elicottero e per una semplice missione di supporto. L’ammiraglio William H. McRaven, dall’aprile 2011 a capo dell’USSOCOM, ha difeso l’impiego dei Seals nel raid in questione, affermando che era la loro “undicesima missione in programma quella notte”.

Il secondo episodio si è invece svolto nel febbraio 2011 e ha riguardato il sequestro nell’Oceano Indiano di due coppie di turisti americani a bordo del loro yacht da parte dei pirati. In quell’occasione i Navy Seals raggiunsero l’imbarcazione troppo tardi: i pirati avevano infatti appena ucciso gli ostaggi.

L’altro versante su cui Obama si è concentrato è quello degli “omicidi mirati” per mezzo dei droni. Al momento del suo ingresso alla Casa Bianca tali azioni erano praticamente confinate al solo Pakistan, ma grazie anche al pressing del segretario di Stato Hillary Clinton, dell’ex direttore della CIA Leon Panetta e del consigliere per l’antiterrorismo John O. Brennan, il Presidente ha deciso di ricorrervi in maniera più massiccia.

Schierati per la prima volta dagli USA nelle guerre dei Balcani negli anni ’90, gli Stati Uniti possono contare attualmente su una flotta di circa 7000 UAV (unmanned aerial vehicle); erano una cinquantina dieci anni fa. Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan, Somalia e Yemen: questi i Paesi in cui i velivoli senza pilota sono stati dispiegati a caccia di insorti e di terroristi affiliati ad Al Qaeda.

La regione nordoccidentale del Pakistan è una delle aree su cui si è concentrata maggiormente la potenza di fuoco dei droni. Secondo New America Foundation, solo in questo Paese dal 2004 ad oggi sono stati registrati 283 attacchi e più di 2000 vittime tra sospetti terroristi e civili.

Il problema delle ‘vittime collaterali’ è uno dei più insidiosi per l’amministrazione Obama per quanto concerne il rapporto sia con l’opinione pubblica sia con i partner stranieri (in particolare Kabul e Islamabad).

I dilemmi morali sollevati dall’utilizzo dei droni non sono affatto trascurabili. In una recente intervista Leon Panetta ha confessato che, avendo dovuto prendere decisioni molto difficili, ha pregato più durante il suo incarico da direttore della CIA che in tutta la sua vita.

Come successo durante l’Amministrazione Bush per le tecniche di interrogatorio da adoperare a Guantanamo, anche Obama ha richiesto e ottenuto un parere legale (non ancora reso pubblico) dal dipartimento della Giustizia sui targeted killing, gli omicidi mirati di sospetti terroristi. Le organizzazioni per i diritti umani hanno evidenziato come l’espressione “targeted killing” sia il genere di eufemismi prediletto da George W. Bush (il riferimento è al dibattito sugli “harsh interrogations”).

Il caso per il quale la consulenza deve essersi dimostrata particolarmente utile riguarda l’assassinio dell’imam Anwar al-Awlaki in Yemen del 30 settembre 2011. Al-Awlaki, nato nello Stato del New Mexico, era a capo dell’ala yemenita di Al Qaeda e aveva pianificato alcuni attentati ai danni degli Stati Uniti, tra cui quello fallito sul volo Amsterdam-Detroit del dicembre 2009. Per la prima volta, l’anno scorso Washington ha ordinato l’omicidio all’estero di un suo concittadino, al di fuori di una zona di guerra. Per Greg Miller del Washington Post “nessun presidente è mai ricorso così tanto alla pratica degli omicidi mirati per difendere la sicurezza nazionale”.

Che Obama stia puntando tutto su questa strategia lo conferma anche la decisione di inviare nelle acque del Golfo Persico una “base militare galleggiante” sulla quale distaccare unità delle forze speciali pronte ad entrare in azione in caso di necessità. Ben presto dunque, se la tensione nella regione dovesse continuare a salire, la lista dei bersagli dei Navy Seals e dei droni potrebbe allungarsi. L’Iran può considerarsi avvisato.


L’irresistibile ascesa dei velivoli senza pilota
Mario Arpino 18/10/2011
http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1885

 L’ “insostenibile leggerezza dei droni”, i velivoli senza pilota guidati a distanza, ed il loro fastidioso ronzio ormai non consentono ai terroristi sonni tranquilli. Ovunque si trovino. Si stima che il loro uso abbia consentito fino ad oggi l’uccisione di alcune centinaia di terroristi, forse più di mille, anche se è difficile capire quanti di questi sono effettivamente tali - ci piace presumere che siano la maggior parte - e quanti invece vittime di informazioni errate, o tardive, oppure di “danni collaterali”. 

Sono sistemi assai precisi, dotati di missili a carica esplosiva limitata, ma che in presenza di un’intelligence altrettanto precisa diventano micidiali. Grazie a tecnologie sempre più sofisticate questi mezzi - noti erroneamente al grande pubblico come “droni”, ma che in realtà sono velivoli pilotati a distanza - stanno emergendo come i sistemi d’arma del terzo millennio. 

Ruoli sempre più estesi
Se in campo civile trovano largo impiego per l’osservazione remota del territorio (calamità naturali, lotta alla criminalità, agricoltura, inquinamento, etc.), è in campo militare che i ruoli sono sempre più estesi. Si va da impiego di carattere strategico - come avviene per il grosso e pesante Global Hawk americano - ospite in questi giorni a Sigonella da dove opera sulla Libia - o a carattere tattico, compito espletato egregiamente dai nostri ricognitori disarmati Pedator e Reaper sulla Libia e in Afghanistan - e prima ancora in Iraq. 

Sono gli stessi modelli che, armati di missili aria-superfice, sono attualmente utilizzati su larga scala dall’United States Air Force (Usaf) e dalla Central Intelligence Agency (Cia). L’impiego in missioni belliche - iniziato sperimentalmente dal presidente George Bush, ma ampliato su larga scala da Barack Obama, sta ormai divenendo parte integrante della dottrina delle forze aeree. Se ne prevede uno sviluppo tale da far si che la metà dei piloti oggi addestrati negli Stati Uniti siano destinati a divenire “piloti virtuali”, in posizioni operative a terra di guida, di controllo e, all’occasione, di apertura del fuoco mirato. 

Per l’impiego in Afghanistan e nello Yemen, nel frattempo, si sta procedendo con i primi richiami in servizio. Sembra che tra Usaf e Cia la disponibilità superi già le 600 unità. L’industria aeronautica, ovviamente, ha capito che in futuro ci sarà una minore richiesta di velivoli da combattimento pilotati e si è già buttata a capofitto sulla progettazione e la realizzazione di questi sistemi, originando una nuova competizione globale. Tra piccoli, medi e grandi, armati o solamente dotati di sensori, i prototipi - ve ne sono anche alcuni nazionali - si contano ormai a centinaia. 

Il quotidiano Usa International Herald Tribune ha recentemente rammentato lo stupore di alcuni visitatori americani quando, invitati nel novembre scorso da solerti operatori commerciali cinesi all’air show di Zhuhai, nella Cina occidentale, hanno assistito alla presentazione di ben venticinque modelli di velivoli non pilotati, e dalla proiezione di un video che mostrava la distruzione di un mezzo corazzato. Successivamente, veniva proiettata un’animazione dove si vedevano alcuni di questi droni all’attacco di una portaerei americana.

Non più monopolio 
I visitatori - commenta l’Herald Tribune - hanno allora compreso che, pur essendo la presentazione di carattere marcatamente commerciale piuttosto che rigorosamente militare, il monopolio statunitense in materia di velivoli armati a pilotaggio remoto stava giungendo al suo epilogo. È solo questione di tempo. Il dibattito attuale sui droni è salito di livello, e si è ormai spostato dal settore tecnologico-industriale e di sicurezza a quello più propriamente giuridico, diplomatico, etico e delle relazioni internazionali. 

Oggi l’impiego di questi velivoli con armamento a bordo, largamente utilizzati dagli americani, è ancora esclusivo. Seguendo ed ampliando concetti di George Bush, Barack Obama è andato molto oltre, stabilendo il principio che gli Stati Uniti sono autorizzati a operare con queste armi, anche attraversando senza autorizzazione i confini di paesi amici, per uccidere in modo mirato coloro che sono percepiti come nemici. Persino se si tratta - come è successo recentemente nello Yemen con il terrorista di al-Qaeda al-Awlaki e del suo aiutante - di cittadini americani. 

C’è voluto, è vero, un permesso speciale della Suprema Corte, ma lo hanno fatto. Per ora solo gli Stati Uniti si sono dotati di questa sorta di “licenza di uccidere”, che anche Israele - ricordiamo l’esecuzione telecomandata di Yassin, lo “sceicco cieco” - ha utilizzato nei casi estremi. Ma cosa accadrebbe se altri paesi, che già possiedono una base tecnologica idonea, imitassero Usa e Israele? 

Non solo etica È molto probabile che prima o poi questa ipotesi si realizzi, perché i vantaggi che hanno reso così attraente per l’amministrazione Obama questo tipo di operazioni sono certamente appetibili anche per altri paesi con problemi di terrorismo. Gli analisti ne elencano una cinquantina che potrebbero, se lo decidessero, essere non lontani da questo tipo di capacità. 

Secondo i tecnici, infatti, armare velivoli già disponibili per sorveglianza, ricognizione od altri usi, anche civili, non sarebbe certo una sfida insuperabile, quando non vi sia la necessità di utilizzare per operazioni lontane sistemi di comando e controllo attraverso satelliti proprietari. Per esempio, tutti i paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) già oggi possiedono la tecnologia necessaria, e con ogni probabilità anche il Pakistan, il Giappone, l’Iran e le due Coree vi sono molto vicini. E perché mai, sia pure in modo più limitato e su distanze inferiori, queste capacità non dovrebbero essere conseguite anche dai maggiori gruppi terroristi?

Qualcosa prima o poi potrebbe sfuggire di mano, anche senza voler arrivare al nucleare, ai missili o, magari, alla “bomba sporca”. Nessuno, per carità, crede davvero all’utopia della guerra etica. Ma, almeno questo ormai appare certo, la strada che stiamo percorrendo non sembra ci stia portando verso un mondo migliore.

Mario Arpino è presidente di Vitrociset S.p.A. (tecnologie avanzate, ingegneria logistica,
integrazione di grandi sistemi, spazio, difesa e reti digitali).
Giornalista pubblicista, è membro del comitato direttivo dello Iai.



Sigonella, in arrivo gli aerei senza pilota 
L’esperto: «Conseguenze per i civili»
CT ZEN Desirée Miranda 13 giugno 2012

La base militare Usa in Sicilia diventa la sede dei droni, velivoli senza pilota umano. I comuni vicini di Motta Sant’Anastasia e Catania non ne sanno nulla, mentre di altissimi prezzi sociali ed economici da pagare parla Luca Cangemi della Federazione della sinistra. E se l’associazione antimafie Rita Atria si chiede se è un’operazione costituzionale, l’esperto dell’aeronautica sottolinea l’immaturità della tecnologia ad oggi disponibile La base aeronavale di Sigonella, in provincia di Catania,  diventa il centro di comando e controllo operativo dell’Ags (Alliance Ground Surveillance), il nuovo sistema di sorveglianza terrestre alleato. In pratica significa che Sigonella sarà la base dei droni, gli aerei senza pilota ma carichi di bombe e missili che sorvoleranno lo spazio aereo e i mari della Sicilia. Ci saranno soprattutto i Global Hawk, i più grandi: con un’apertura alare di oltre 35 metri e una lunghezza di 13, in grado di volare ad una velocità di oltre 600 chilometri orari. Ma sembra che sull’isola arriveranno anche Predator e Reaper. Una tecnologia bellica non proprio sicura al 100 per cento. Ci sono stati casi, infatti, in cui gli aerei computerizzati hanno ricevuto l’input di fine missione e si sono schiantati al suolo o in mare. I loro voli, inoltre, pregiudicheranno l’apertura dell’aeroporto civile di Fontanarossa.

Sul sito dell’associazione antimafie Rita Atria, che per prima ha sollevato il problema dell’invasione dei droni in Sicilia, è possibile leggere che le notifiche ai piloti di aeromobili (Notam) – arrivate a Fontanarossa lo scorso quattro giugno e valide fino al primo di settembre – sospendono «l’uso della strumentazione standard al decollo dei voli civili a causa dell’attività dei voli militari senza pilota». Gli stessi volontari dell’associazione sono andati a cercare i riferimenti di legge per scoprire che quella dedicata è la numero 178 del 14 luglio 2004 in relazione all’utilizzo dello spazio aereo per droni del governo italiano.

Ma la domanda nasce spontanea, diceva un noto presentatore televisivo e pure l’associazione Rita Atria: queste missioni di aerei militari senza pilota italiani, legali perché consentite dalla legge approvata dal parlamento, sono o non sono nel rispetto della Costituzione? E, soprattutto, considerato che si tratta di una normativa italiana e non c’è un corrispettivo europeo che disciplini in via definitiva l’impiego degli aeromobili a pilotaggio remoto nel sistema del traffico aereo generale, le missioni «oggetto nei Notams relativi all’aeroporto di Catania sono di aerei militari senza pilota italiani o americani a Sigonella?». Nessuna sembra preoccuparsi di rispondere.

Uno studio dettagliato su questa nuova tipologia di aerei, è stato invece fatto, nell’ottobre del 2011, dal maggiore dell’aeronautica Luigi Caravita per il Centro Militare di Studi Strategici (Cemis). Se da una parte afferma che «anche grazie all’impiego dei droni la rete terroristica di Al Qaeda continua ad essere indebolita», non dimentica di sottolineare come «lo sviluppo di tecnologie militari ha un impatto su quelle civili». Inoltre, «sistemi complessi completamente autonomi, in grado di portare a compimento una missione da soli senza l’uomo in-the-loop non ne esistono, o non vi è ancora prova certa della maturità tecnologica».

E proprio degli alti prezzi sociali ed economici da pagare parla Luca Cangemi del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra. «Il traffico aereo civile verrebbe gravemente ostacolato con effetti economici disastrosi. E’ stato questo il motivo per cui la base degli aerei senza pilota è stata rifiutata dalla Spagna», spiega. Accusando il governo di «politica di servilismo» e «svendita della sovranità nazionale» nei confronti degli Stati Uniti, promotori del progetto. Insomma, «un altro esempio di come si preferisca tagliare le spese sociali e non quelle di guerra», conclude.

Si tratta di una decisione militare, presa insieme con l’Enac - l’Ente nazionale dell’aviazione civile - per cui i comuni limitrofi all’aeroporto non hanno voce in capitolo. «Io non posso dire nulla, non siamo stati invitati al tavolo delle decisioni, le subiamo e basta» afferma l’assessore alla Gestione del territorio del Comune di Catania, Luigi Arcidiacono. E dall’assessore omologo di Motta Sant’Anastasia, Salvatore Drago arrivano parole simili: «Non ne so nulla, sono decisioni militari». Nulla di certo, dunque, sulla tecnologia impiegata da droni e sulle eventuali misure previste per salvaguardare la popolazione. Di sicuro, al momento, c’è solo che sorvoleranno i cieli siciliani.