La Mega Sigonella.
Militarizzazione, mafie e conflitti
La base nucleare siciliana è al centro di un vasto programma di ampliamento. Un'inchiesta sui nuovi reparti USA ospitati, sul ruolo assunto nei conflitti in Asia ed Africa, sulle iniziative“antiterrorismo” ed anti-immigrazione. I lavori assegnati ad imprese ed alla mafia, il servilismo degli amministratori, le menzogne dei Comandi italiani...

di Antonio Mazzeo
Introduzione
Non esiste in Italia struttura militare come quella di Sigonella che assuma in sé tutte le contraddizioni del modello neoliberista che Washington e i suoi più fedeli alleati tentano d’imporre nel mondo. Guerre sanguinarie, il ricatto degli strumenti di sterminio di massa, militarizzazione del territorio e delle coscienze, violazione dei principi costituzionali, disprezzo per le libertà individuali, sperimentazione di strategie funzionali al nuovo ordine mondiale, sfruttamento intensivo delle risorse, sperpero di ricchezze e capitali, lotta armata alle migrazioni, potenziamento del controllo mafioso e sociale, contribuzione ai processi di distruzione ambientale, cancellazione dei diritti sindacali e precarizzazione del lavoro. Succede tutto questo nella più grande base aeronavale e nucleare USA del Mediterraneo, baricentro dell’ennesimo conflitto nord-sud, il più cruento, il più ideologico, il più imprevedibile per gli sviluppi futuri internazionali.

Ogni operazione bellica degli ultimi trent’anni è stata sostenuta dalla base che sorge nel cuore della Sicilia: creata per contenere la presenza sovietica nel Mediterraneo, l’infrastruttura si è progressivamente trasformata nel trampolino di lancio delle missioni USA e NATO nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente. Guerre per il petrolio innanzitutto, mascherate prima dalla “difesa della democrazia contro il comunismo”, poi dalla “lotta al terrorismo fondamentalista”. Una base che sta crescendo enormemente, che concentra decine di comandi e reparti tra i più importanti delle forze armate e dei servizi segreti statunitensi, che rappresenta il centro strategico di direzione e controllo delle operazioni nell’intero continente africano, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano, che si erge a baluardo della “resistenza occidentale” contro i flussi di migranti provenienti proprio da quelle aree del globo lacerate dalle bombe ospitate nei suoi siti protetti.

Dall’autunno 2003 la base siciliana è al centro dell’ennesimo programma infrastrutturale e di potenziamento funzionale: lavori per centinaia di milioni di Euro che prevedibilmente finiranno nelle mani di imprese in odor di mafia, una costante questa che ha caratterizzato parte degli appalti di costruzione e di fornitura di beni e servizi a Sigonella. Un modello di accumulazione mafiosa che ha contribuito ad accelerare la crescita dei poteri eversivi criminali e la saldatura con i ceti politici ed economici dominanti, con conseguenze devastanti per il territorio e la società, prima fra tutte l’impossibilità a progettare e realizzare nell’isola un modello alternativo e reale di sviluppo.

 I programmi di ampliamento della base, rigorosamente tenuti segreti al Parlamento e ai cittadini, generano contestualmente processi di condizionamento di amministratori, istituzioni, soggetti sociali e stravolgono le regole formali democratiche. In barba ai piani regolatori e alle procedure legislative e di controllo, si è scatenata una vera e propria corsa all’oro americano: aree destinate alla produzione agricola o industriale vengono assegnate all’insediamento di residence per il personale USA; strade e ponti vengono finanziati per assicurare comunicazioni più rapide ai mezzi militari; vincoli ambientali vengono eliminati per trasformare delicate aree costiere o lacustri in infrastrutture sportive e turistiche per il riposo dei nuovi guerrieri dell’apocalisse globale. Di contro enti locali, forze politiche e mass media scelgono di ignorare l’impatto sulla sicurezza delle popolazioni dei depositi di testate e delle discariche realizzati all’interno di zone ad alta emergenza ambientale (il triangolo Augusta-Melilli-Priolo) o sui sempre più numerosi incidenti che vedono protagonisti i velivoli militari e gli automezzi condotti dal personale USA.

Una trama di silenzi ed omissioni, di piccole e grandi menzogne, è stata tessuta attorno ad una base che occulta i suoi strumenti di morte, droga le economie di interi comuni, espropria risorse e territorio. Un cancro cresciuto col consenso dei governi nazionali e regionali, di destra e di centrosinistra, che deve essere estirpato se vogliamo che realmente la Sicilia assuma una vocazione di pace e cooperazione mediterranea. È in atto un processo neoliberista che punta a trasformare il nord Africa in riserva di caccia per le transnazionali che hanno sede nell’Unione europea e negli Stati Uniti (la cosiddetta area di libero scambio euro-mediterraneo). Un processo che accentuerà divari, conflitti, espropriazioni. Sigonella, la baia di Augusta, le basi militari disseminate in Sicilia e nelle sue isole minori hanno il compito di imporre questo modello di penetrazione e di “prevenire” possibili forme di resistenza di governi e realtà politiche e sociali. La sperimentazione di inedite alleanze bilaterali e multilaterali, le misteriose “iniziative” che il governo italiano ha avviato su mandato USA “contro la proliferazione di strumenti di distruzione di massa” e il “terrorismo” militarizzando i corpi di sicurezza e protezione civile (vedi la Pi-esse a cui dedichiamo il capitolo finale di questa ricerca), sono il segnale più evidente di questa tendenza. Su questi temi il movimento pacifista ed anti-globalizzazione ha il dovere di confrontarsi, ponendo nella sua agenda l’obiettivo della smilitarizzazione e riconversione delle basi USA e NATO a partire da Sigonella, la più esposta, la più aggressiva, la più “moderna”.

Una base sempre più in espansione

Nome in codice “Mega III”. È il secondo programma al mondo di investimenti in infrastrutture della Marina militare degli Stati Uniti: 675 milioni di dollari da spendere nel quadriennio 2004-2007 per trasformare Sigonella “nella base più moderna del teatro Mediterraneo”. Il piano è stato formalizzato nel dicembre 2003; il mese successivo sono partiti i primi lavori nella NAS Naval Air Station 1 (Stazione aeronavale) ed entro il prossimo anno saranno avviati quelli a NAS 2, il settore aeroportuale della base siciliana, in vista del potenziamento della linea di volo e del rafforzamento dei sistemi di protezione e sicurezza della base. Sigonella è ormai un cantiere permanente, vero e proprio pozzo di San Patrizio di costruttori e imprese locali che, al riparo dalle norme e dai controlli delle leggi italiane in materia di appalti pubblici e contratti di lavoro, hanno messo le mani su un inarrestabile flusso di denaro. I più recenti programmi di espansione della base militare hanno preso avvio nel 1997 con il varo del “Piano Mega II”, oltre 55 milioni di dollari per la costruzione di 7 nuovi edifici a NAS 1 e NAS 2 più alcune infrastrutture da adibire ad alloggi per gli ufficiali USA. Ad essi si sono aggiunti i 350 milioni di dollari spesi nel biennio 1999-2000 per la rilocalizzazione del complesso “Navy Commissary and Exchange” (un megastore con prodotti di fabbricazione USA)[1] e la creazione di nuovi residence, mentre nel 2001 sono stati stanziati 61 milioni di dollari per la realizzazione del Complesso “Nex/Deca Commissary” più altri 32 milioni per infrastrutture comunitarie varie. Nel biennio 2002-2003 il ROICC[2] di Sigonella ha invece destinato 240 milioni di dollari per la costruzione di numerose unità abitative familiari, di un nuovo deposito combustibile per l’aeroporto militare e di un gasdotto di collegamento con le due nuove centrali di produzione elettrica installate a NAS 1[3]. Infine è stato potenziato il sistema di distribuzione idrica, è stato adeguato alle norme antisismiche il quartiere destinato ad alloggio ufficiali e sono stati creati due nuovi parcheggi coperti a NAS 2.

Oggi con il programma Mega III si punta a ridisegnare l’assetto urbanistico di Sigonella: quando il piano sarà completato, l’80% delle infrastrutture di NAS 1 e il 65% di quelle di NAS 2 saranno demolite per essere ricostruite in altre aree della base; saranno inoltre realizzati 1.115 alloggi familiari in differenti comuni prossimi alla base. A NAS 1 è prevista nello specifico la realizzazione di edifici amministrativi, uffici, centri comunitari, ricreativi e sportivi, ristoranti e pub, circoli giovanili, un ufficio postale, i locali dove ospitare agenzie di viaggio e la sede della Croce Rossa, una clinica dentistica ed una veterinaria, una nuova centrale a gas, finanche un centro religioso[4]. Una prima tranche dei lavori si è conclusa in questi giorni: sono stati così inaugurati il “Security-Telecom Building”[5] che ospita il personale statunitense e italiano (Carabinieri) adibito alla sicurezza del complesso militare e la nuova centrale telefonica; un edificio polivalente con annesso ristorante-fast food e club privato (il “Galley-Club”)[6], un ampio asilo nido e la scuola materna con relativi impianti sportivi e parco giochi per i figli del personale USA[7]. A NAS 2 è stato demolito il vecchio “Fitness Center” che sarà sostituito nel febbraio 2005 da un centro molto più ampio e funzionale per cui è prevista la spesa di 900.000 dollari. È stata inoltre implementata una nuova rete a fibre ottiche per le comunicazioni tra i complessi di NAS 1 e NAS 2. Nei prossimi mesi sarà ampliata l’area destinata a parcheggio in modo che nella base si passi da 776 a 1.067 posti auto; e perché non manchi proprio nulla ai familiari dei militari USA, le autorità della US Navy prevedono infine di completare in un paio d’anni l’”MWR (Morale-Welfare-Recreation) Complex”, il centro polifunzionale ricreativo dotato di due sale teatrali e cinematografiche, biblioteca, piscina, sauna e bowling. Per seguire la realizzazione dei progetti di rinnovamento del Piano Mega III la Marina USA ha inviato appositamente a Sigonella il personale dell’”NMCB 26”, il Reserve Navy Mobile Construction Battalion Two Six che ha sede a Selfridge, Detroit, Michigan.

Nuovi residence per il personale USA. L’affaire Belpasso.

Intanto prosegue a pieno ritmo il piano di potenziamento qualitativo e quantitativo degli alloggi destinati ad ospitare il personale militare e civile USA ed i familiari al seguito: 404 unità abitative sono state consegnate nel comune di Mineo (“Mineo Housing”), mentre sta per prendere il via la realizzazione di nuove abitazioni nel “Marinai Complex”: 118 unità sono state finanziate con il budget dell’anno fiscale 2004 e altre 406 saranno finanziate con i fondi della difesa USA per il 2005. Sempre a Marinai sono stati recentemente completati alcuni campi da gioco e sportivi. Il Comando di Sigonella ha inoltre presentato un programma per il biennio 2006-2008 per rinnovare la cosiddetta “area abitativa 205” a NAS 1 (il residence “Gli Ulivi”): i 205 alloggi oggi esistenti saranno interamente demoliti, le famiglie USA trasferite provvisoriamente in altre abitazioni prese in affitto nei comuni dell’interland etneo, e sarà avviata la realizzazione di un complesso residenziale con 220 alloggi.

Nel territorio del comune di Belpasso, nelle vicinanze degli ingressi principali dello scalo aeroportuale di Sigonella, è stato completato da un paio di mesi quello che è certamente il complesso residenziale più imponente mai messo a disposizione del personale USA in Sicilia. In un’area di 42 ettari sono stati costruiti 526 alloggi indipendenti con annessi impianti sportivi ed aree verdi e ricreative. Gli alloggi sono di proprietà della società Belpasso Housing S.p.A. che li ha affittati al Governo degli Stati Uniti d'America. Il progetto del centro residenziale di Belpasso è stato eseguito dalla Interplan Seconda S.r.l., una società di consulenza diretta dagli architetti Camillo Gubitosi ed Alessandro Gubitosi, entrambi docenti presso l’Università Federico II di Napoli. Questa società vanta nel suo curriculum anche la progettazione dell'impianto urbano del nuovo Quartier Generale delle Forze Alleate dell’Europa Meridionale (AFSOUTH-NATO) realizzato in prossimità del Lago di Patria, 26 Km a nord di Napoli[8] e di varie strutture aeroportuali realizzate tra il 1993 e il 1994 nella base di Aviano (Pordenone) in dotazione all’US Air Force. Nel 1990 Interplan aveva anche firmato con il Ministero della Difesa italiano un contratto per l'elaborazione del Masterplan definitivo per la base aerea NATO di Crotone che in un primo tempo avrebbe dovuto ospitare il 401st Tactical Fighter Wing dell’aviazione USA sfrattato con i suoi cacciabombardieri F-16 dalla Spagna e successivamente ridislocato tra Aviano e Sigonella[9].

I lavori per la costruzione del complesso immobiliare di Belpasso sono stati invece affidati nell'anno 2000 dalla Belpasso Housing alla Impresa Pizzarotti & C. S.p.A. di Parma per un importo di circa 71 milioni di Euro. Tutta da raccontare la storia del piano d’insediamento del megacomplesso residenziale di Belpasso: per portare a termine l’esecuzione dell’opera sono infatti trascorsi 22 anni da quando fu scelta l’area. Ventidue anni in cui non sono mancati i colpi di scena, le inchieste dell’autorità giudiziaria e i ricorsi in sede amministrativa. Risale al marzo 1982 la decisione della US Navy d’insediare in località Passo Noce di Belpasso 200 alloggi per le famiglie dei militari della base di Sigonella; un paio di mesi più tardi due società neocostituite, la Fin.Co.Imm. S.r.l. di Belpasso e la IBSE presentarono all’amministrazione USA un progetto per la realizzazione di un complesso che triplicava l’offerta abitativa ed includeva numerose infrastrutture sportive e ricreative. La US Navy valutò positivamente il piano urbanistico e il progetto venne così depositato al Comune di Belpasso con la richiesta di variante al piano regolatore in quanto l’area prescelta risultava destinata a verde agricolo. Nel 1984 venne commissariato il Comune di Belpasso ma l’iter amministrativo procedette senza intralci e la variante fu firmata dal neocommissario ad acta. Nel novembre dello stesso anno scattò tuttavia una denuncia della Guardia di finanza per interesse privato contro gli amministratori di Belpasso, il commissario e l’amministratore della Fin.Co.Imm., relativamente alla vicenda del progetto residenziale. Due anni dopo però il Tribunale di Catania dichiarò il “non doversi procedere perché il fatto non costituiva reato” ed il Commissario riadottò la variante al PRG. Stavolta però fu la Commissione Urbanistica ad opporsi al progetto e nel luglio 1988 fu ufficializzata la bocciatura del complesso USA in quanto la zona prescelta “non discende da esigenze urbanistiche ed è posta in una zona priva di qualsiasi attrezzatura e di opere di urbanizzazione”. La Fin.Co.Imm. non si perse d’animo e rielaborò un nuovo progetto di lottizzazione confermando la scelta dell’area di Passo Noce. Il Comune di Belpasso chiese allora all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente un parere preventivo di fattibilità del complesso residenziale, parere che fu espresso favorevolmente nel maggio del 1990 con una serie di suggerimenti in sede di rielaborazione del PRG.

Passarono tuttavia altri tre anni prima che la Fin.Co.Imm. adeguasse il progetto alle prescrizioni della Regione. Quando fu richiesto al Comune e all’Assessorato regionale il “pass” per avviare i lavori per il residence USA, nel consiglio comunale di Belpasso si aprì però un aspro dibattito sull’opera che divise le forze politiche. Nel maggio 1994 l’amministratore delegato della Fin.Co.IMM., il geometra Francesco Caruso, scrisse al Sindaco di Belpasso assicurando che l’insediamento non “graverà minimamente di costi la collettività” e che “non sarà richiesta alcuna prestazione di servizi in quanto si provvederà direttamente alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, all’approvvigionamento idrico, allo smaltimento dei liquami ed alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti”. L’amministratore si impegnò anche ad impiegare “oltre duecento lavoratori tra gli abitanti di questo comune”. Se ciò convinse l’Ufficio Urbanistica di Belpasso a valutare favorevolmente la variante al PRG, in consiglio comunale si optò per la sospensione della procedura in attesa di un pronunciamento legale “in tema di linearità, correttezza e legittimità seguita dai tutti gli amministratori dal 1982 sino ad oggi”. Contemporaneamente l’allora sindaco di Belpasso affidò all’architetta Daniela Lima - figlia del potente rais democristiano Salvo Lima assassinato nel 1992 da Cosa Nostra - l’elaborazione della variante al PRG per consentire l’insediamento del villaggio USA. Ottenuto il parere legale, il Consiglio comunale tornò a riunirsi il 19 settembre 1994: dopo un violento dibattito la variante al piano regolatore fu approvata con il voto favorevole di 12 consiglieri. Uno dei 5 consiglieri che votò contro, denunciò in aula la presenza dei rappresentanti della Fin.Co.Imm. alla riunione dei capigruppo in cui era stata predisposta la delibera da presentare in consiglio.

 Quanto accaduto e le successive denunce pubbliche di quello che ormai a Belpasso era conosciuto come l’affare “villaggio Sigonella” richiamarono l’attenzione dell’autorità giudiziaria. Alla vicenda s’interessò particolarmente anche la D.I.A. Direzione Investigativa Antimafia di Catania che in un suo rapporto del novembre 1994 segnalò come il progetto della Fin.Co.Imm. fosse stato presentato alla Marina USA anche se la società era a conoscenza “che a quella data l’area in cui avrebbero dovuto costruire il complesso residenziale era considerata non edificabile”. L’indagine raffreddò gli entusiasmi del Comando statunitense che preferì procrastinare la stipula del contratto di leasing con la Fin.Co.Imm.; per tentare di sbloccare l’empasse entrarono in gioco anche l’allora sindaco di Motta Sant’Anastasia, Angelo Giuffrida, e l’alto funzionario del ROICC di Sigonella Giuseppe Russo, uno degli indagati dell’operazione denominata “Saigon” che nel 1997 rilevò la penetrazione di Cosa Nostra in buona parte degli appalti per la realizzazione d’infrastrutture e la gestione di servizi all’interno della base militare siciliana[10]. Vennero organizzate alcune riunioni top secret tra amministratori, la Fin.Co.Imm. e funzionari italiani e statunitensi; poi nell’aprile 1996 si registrò l’ennesimo colpo di scena: proprio alla vigilia della firma del contratto con la US Navy, il geometra Francesco Caruso decise di sospendere la trattativa dichiarando di non essere più nelle condizioni economiche di ammortizzare l’investimento iniziale. Uscì così la Fin.Co.Imm. a cui subentrò la neocostituita Belpasso Housing S.p.A. che nel 1999 firmò il contratto di leasing con la Marina USA ed affidò la realizzazione del megavillaggio per il personale di Sigonella alla Pizzarotti che, a sua volta, decise di subappaltare i lavori ad una decina di imprese locali.

 Lavori per i soliti noti

La società di Parma del costruttore Paolo Pizzarotti, vecchia conoscenza della stagione di Mani Pulite[11], è un’azienda di fiducia delle forze armate statunitensi: sempre in Sicilia, la Pizzarotti è infatti proprietaria del complesso residenziale di Mineo realizzato in tre fasi tra il 1999 e il 2001 e preso in leasing dal personale di Sigonella[12]. Alla Pizzarotti sono stati affidati nel 1979 i lavori per realizzare una serie di infrastrutture all’interno della Stazione aeronavale di Sigonella quando la base fu scelta dagli strateghi di Washington come baricentro dei nuovi piani di penetrazione militare nel Mediterraneo orientale e in Medio Oriente e come base avanzata in Europa per la Rapid Deployment Force, la Forza d’intervento Rapido delle forze armate USA. “L’appalto venne concesso alla Pizzarotti di Parma che garantiva sicurezza e discrezione, doti confermate dai personaggi politici influenti dell’epoca, buoni amici dei Pizzarotti”, ha commentato su L’Espresso il giornalista Mario La Ferla. “Ma finì male, perché l’impresa italiana fece causa all’amministrazione degli Stati Uniti pretendendo più soldi, senza peraltro ottenerli: sette anni dopo la Cassazione dette ragione agli americani”[13]. Un incidente di percorso che non ha tuttavia impedito all’azienda di Parma di ottenere una fetta consistente dei lavori per la realizzazione della base missilistica nucleare di Comiso (Ragusa) dove nel 1983 furono installati i 112 missili Cruise del programma di riarmo NATO[14] e, più recentemente, l’appalto per la realizzazione nella base dell’US Army di Camp Ederle (Vicenza) di due edifici da adibire a residenze per 300 marines con facciate rinforzate con materiali speciali per resistere alle esplosioni, campi da basket ed altre attrezzature sportive. E per tornare alla provincia di Catania, nel marzo 2002, l’importante azienda internazionale ST Microelectronics S.r.l. ha affidato all'impresa Pizzarotti la realizzazione delle opere civili di una nuova struttura produttiva nell’area industriale di contrada Torrazze[15].

 È proprio la società di Parma una delle maggiori candidate ai nuovi lavori per il piano Mega III di Sigonella, anche se è stato mantenuto il più assoluto riserbo sui bandi di gara per la realizzazione delle opere e sulla lista delle imprese invitate a presentare le offerte e di quelle che si sono aggiudicate la prima tranche dei lavori. Il riserbo è stato presumibilmente dettato per evitare le polemiche verificatesi nell’ottobre 1996 quando la Cooperativa Muratori e Cementisti (C.M.C.) di Ravenna, impresa leader della Lega delle Cooperative, fu prescelta per i lavori del piano Mega II (demolizione e ricostruzione di 4 edifici a NAS 1, infrastrutture aeroportuali e nuovi edifici amministrativi a NAS 2)[16], per un valore di 88,5 miliardi di vecchie lire. In quell’occasione i vertici dell’Impregilo, il colosso Fiat del settore costruzioni, denunciarono che la C.M.C. si era aggiudicata la gara con un’offerta di 2 miliardi e mezzo di lire superiore alla propria; un segno dei tempi, forse, negli anni del governo di centrosinistra guidato dal professore Romano Prodi. “La US Navy che ha commissionato l’opera, ha scelto noi premiando la qualità del progetto che prevede un costo superiore a quello proposto da altre imprese concorrenti”, commentò il presidente della cooperativa Massimo Matteucci. “Gli americani, insomma, hanno avuto fiducia nella nostra affidabilità”. L’azienda ravennate lasciò intendere di avere particolarmente colpito gli americani per l’impegno profuso nella realizzazione del palazzo dell’ONU ad Addis Abeba, un’opera da 130 miliardi di lire in un paese, l’Etiopia, con uno dei più bassi redditi pro capite al mondo. Per quel palazzo la C.M.C. fu poi coinvolta in un’inchiesta giudiziaria per presunte false fatturazioni. Nello stesso periodo (marzo 1995) fu anche notificato un avviso di garanzia all’allora presidente della cooperativa di Ravenna, Paolo Belletti, per false comunicazioni sociali e appropriazione indebita[17]. Miglior sorte comunque a Sigonella, dove la cooperativa restò estranea all’inchiesta “Saigon” sulle infiltrazioni mafiose negli appalti della base militare. Le indagini della D.I.A. rilevarono tuttavia che automezzi della società Sud Trasporti del clan Ercolano erano stati utilizzati per la movimentazione dei container della C.M.C. e che la stessa cooperativa “è risultata essere in collegamento telefonico con la Società Trasporiental dei fratelli Pesce”, imprenditori ritenuti “contigui” al clan Santapaola e veri e propri monopolizzatori di attività economiche e servizi nella base di Sigonella[18]. Secondo gli inquirenti la cooperativa di Ravenna avrebbe affidato in gestione alla Trasporiental i lavori di pulizia di alcuni appartamenti realizzati all’interno della base “pur lamentandone l’esecuzione superficiale”.

 Come la Pizzarotti, anche la cooperativa ravennate vanta una presenza decennale in Sicilia: le due aziende in particolare, sono state prescelte dal Consorzio Italispaca per la realizzazione di ingenti opere pubbliche a Palermo e Catania in compagnia di alcuni imprenditori in odor di mafia. Nella vicina Calabria, anno 1996, la C.M.C. ha invece ottenuto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un contratto a trattativa privata di 85 miliardi di vecchie lire per i lavori di costruzione della nuova Casa di Reclusione di Reggio Calabria (località Rugula di Arghillà)[19]. Per l’occasione la Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna aveva costituito un consorzio con la “cugina” Pizzarotti[20], società con cui avrebbe diviso l’anno successivo i grandi appalti per il potenziamento di Sigonella e finanche la titolarità di un consorzio che ha ottenuto dal governo delle Filippine i lavori per una megacentrale idroelettrica nella Laguna di Bay (Luzon Isle)[21]. Anche a Reggio Calabria non sono mancati i veleni sull’operato della cooperativa “rossa”: l’azienda fu inserita dall’Arma dei Carabinieri nell’elenco delle grandi imprese nazionali prescelte dal “comitato di affari” della provincia per l’acquisizione dei grandi appalti “che poi, di fatto, venivano lasciati alla gestione di imprese locali spesso condizionate o direttamente controllate da sodalizi mafiosi”[22].

 Ai lavori del cosiddetto “Piano Mega II” oltre alla C.M.C. di Ravenna, parteciparono alcune imprese locali: nel febbraio 1997 la Marina degli Stati Uniti affidò la prima tranche dei lavori di ampliamento dell’Air Terminal di Sigonella (valore 4 miliardi di lire), all’impresa Lotos di Acireale, impegnata anche nell’ampliamento degli edifici scolastici e dell’hangar per il ricovero dei velivoli aerei e nei lavori di restauro del commissariato della base siciliana. Qualche mese più tardi i titolari della Lotos Costruzioni S.r.l., Giuseppe Lo Sciuto e Salvatore Tomasello, sarebbero finiti sotto inchiesta nell’ambito dell’operazione “Saigon”: i due furono accusati di essere “vicini” alla famiglia catanese di Cosa Nostra e ai chiacchierati imprenditori Carmelo La Mastra e Francesco e Antonio Pesce, i “signori” degli appalti per i servizi di Sigonella. Ciò non impedì al Comando della US Navy di affidare successivamente alla Lotos altri lavori di costruzione a NAS 2 glissando perfino le proteste di una concorrente, la A.I.A. Costruzioni S.p.A. di Catania, che rilevò come l’azienda di Acireale avesse vinto un appalto senza allegare all’offerta il richiesto certificato anti-mafia. In verità in un primo momento il ROICC di Sigonella aveva deciso di annullare il contratto alla Lotos preferendo l’A.I.A. Costruzioni; poi, però, fu permesso alla prima impresa di “sanare” il vizio formale con un nuovo certificato rilasciato dalla Camera di Commercio in cui si dichiarava che “l’impresa non aveva violato le leggi italiane anti-mafia e che pertanto poteva concorrere all’aggiudicazione di contratti pubblici”. Non mancarono comunque le ombre sull’operato della stessa A.I.A. Costruzioni: le indagini della D.I.A. di Catania hanno potuto accertare che l’allora vice-rappresentante provinciale di Cosa Nostra, Eugenio Galea, aveva ricoperto il ruolo di capo cantiere di questa impresa quando a fine anni ’80 essa aveva ottenuto l’appalto per la realizzazione del complesso ospedaliero “Med/Dental” di Sigonella, valore 17 miliardi e 875 milioni di vecchie lire. Al tempo alcuni lavori in sub-subappalto finirono in mano alla società La.Ra di Motta Sant’Anastasia, di proprietà del presunto mafioso Carmelo La Mastra, e alla I.F.I.C. di Francesco Crisafi, un parente acquisito del boss Benedetto Santapaola, finito in manette proprio un paio di mesi fa nell’ambito della nuova inchiesta sul controllo mafioso degli appalti di Sigonella (“Operazione San Patrizio”)[23].

 Il collaborazionismo di Regione, Provincia e Comuni

A dare una mano ai programmi di ampliamento e potenziamento della base USA di Sigonella ci stanno pensando anche le autorità militari e civili italiane. Recentemente il Genio Militare per la Marina, per conto del Ministero della Difesa, ha pubblicato il bando di gara per un appalto di un milione e ventiseimila Euro per il miglioramento funzionale del deposito munizioni di NAS 2 (località Belpasso) e per la realizzazione di un impianto di irrigazione. L’amministrazione comunale di Lentini, dal canto suo, dopo l’approvazione di una variante al Piano Regolatore (25 marzo 1997), ha offerto al personale USA un’area prossima al Biviere, località protetta per il suo importante valore naturalistico, ove insediarvi un nuovo complesso immobiliare con oltre 150 miniappartamenti, un albergo e un campo di golf[24]. L'Amministrazione si è anche recata presso il Ministero della Difesa per concordare le iniziative in vista dell’“integrazione” tra la città e la comunità militare. “L'obiettivo principale – hanno commentato gli amministratori comunali - è di creare le condizioni affinché i militari, le loro famiglie e i lavoratori della base possano sviluppare a Lentini interessi economici, commerciali, culturali e ricreativi”[25]. I tecnici del Comune di Lentini hanno poi elaborato un progetto di collegamento stradale con Sigonella che “consentirà una riduzione notevole dei tempi di percorrenza, avvicinando finalmente la base alla città”.

 Intanto si lavora a pieno ritmo per realizzare una via di collegamento tra la Strada Statale 417 Catania-Gela e il nuovo complesso abitativo di Mineo destinato al personale militare USA e famiglie; all’arteria sarà anche aggiunto un sottopassaggio con la strada provinciale 131. Il progetto prevede un costo di 2 milioni di Euro circa, ripartito in parti uguali tra l’ANAS e la Provincia di Catania. Ci sono poi in cantiere altri interventi per potenziare la rete viaria intorno alla megainfrastruttura militare. Con la giustificazione di migliorare le “condizioni di sicurezza antiterrorismo”, il presidente della Provincia di Catania, l’UDC Raffaele Lombardo, e gli ufficiali statunitensi Ken Bitar, vice comandante della Naval Air Station, e Cris Kinsey, comandante del ROICC, hanno sottoscritto in aprile un accordo per potenziare le vie di ingresso e di uscita dell’area aeroportuale (NAS 2), lungo le strade provinciali 105 e 69/II. In particolare sulla prima arteria saranno realizzate quattro corsie - due per ogni senso di marcia con corsie per il cambio di direzione - e sarà avviata la completa ricostruzione dell’incrocio tra la strada statale 417 e la provinciale 105, onde assicurare l’accesso da e per queste due arterie. Gli attuali ponti sul fiume Dittaino e sulla SS 417 saranno demoliti e ricostruiti “per rispondere alle nuove normative antisismiche” ed allargati per ospitare le quattro corsie ed il nuovo impianto di illuminazione. I ponti comprenderanno “un apposito camminamento per il passaggio pedonale in totale sicurezza”. Anche per ciò che riguarda la strada provinciale 69 è previsto il suo ampliamento a quattro corsie nel tratto compreso tra l’innesto con la SS 417 e l’ingresso del deposito munizioni di Sigonella.

 Secondo quanto riportato dal settimanale Centonove, il progetto di massima e quello esecutivo delle opere saranno affidati, appaltati ed eseguiti dalla Provincia regionale di Catania “che rimarrà il soggetto pubblico committente, in stretta collaborazione con il Governo americano, rappresentato dall’ufficio ROICC di Sigonella”[26]. Il Governo americano si è impegnato invece a sostenere la progettazione e i lavori “fornendo i fondi necessari per l’adeguamento della rete viaria”. Come ciò sia giuridicamente e tecnicamente possibile non è stato reso noto; del resto sarebbe proprio la prima volta che il costo delle infrastrutture viarie di supporto a Sigonella non ricadrebbe sull’erario statale e/o degli enti locali.

“I rapporti di collaborazione tecnica tra Provincia e autorità militari statunitensi sono improntati alla massima disponibilità, come già dimostrato a Mineo con il Villaggio degli Aranci”, ha dichiarato il presidente Raffaele Lombardo in occasione dell’incontro con gli ufficiali statunitensi. “In questo momento particolarissimo siamo anche accomunati dalla spontanea solidarietà che scaturisce dalle recenti vicende in Iraq”. “Gli interventi sulla rete viaria sono sollecitati dall’adeguamento delle misure antiterrorismo”, gli ha fatto eco il vicecomandante Ken Bitar, “ma i vantaggi in termini di sicurezza stradale saranno per tutti gli utenti”.

 In realtà proprio in tema di “sicurezza stradale” i militari di Sigonella e i familiari al seguito hanno creato non pochi problemi alla collettività. Nel corso del 2002 - secondo i dati del Comando USA - il personale della base ha collezionato ben 664 incidenti automobilistici, con una media di circa 1,8 al giorno. Ancora peggio quanto verificatosi nel corso del 2003, quando gli incidenti di traffico sono stati 792, pari ad una media di 2,17 al giorno. Nel 2004, nel periodo compreso tra l’1 gennaio e il 12 aprile, gli incidenti sono stati 170, 28 dei quali hanno comportato gravi conseguenze per il personale USA. È stato lo stesso comandante di Sigonella, Tim Davison, a sottolineare l’allarme per l’altissima frequenza dei sinistri: “Il numero degli incidenti del personale della base siciliana è molto più alto di quelli registrati in altre basi USA in Italia. Tra le cause principali, lamentiamo purtroppo la guida ad alta velocità, lo stato di ubriachezza, il non posizionamento delle cinture, l’uso di cellulari, ecc.”. Nonostante le sempre più pressanti campagne informative del Comando USA e un più alto numero di militari denunciati per guida in stato di ubriachezza, il 21 aprile 2004 si è registrato l’ennesimo grave incidente. Nei pressi di Sigonella due militari USA si sono scontrati con un’auto in cui viaggiava una famiglia siciliana che ha avuto la peggio: un morto e due feriti gravi[27].

 Intanto l’uso di auto private da parte dei militari di Sigonella continua ad essere incentivato da una politica di forte riduzione dei prezzi dei carburanti. La benzina può essere acquistata mediante un carnet di buoni da 5, 10 e 20 litri rilasciato dal “Navy Exchange Personalized Services” di NAS 2. Il valore del carnet per un totale di 100 litri di benzina è di 44,50 dollari: ciò significa che i militari di Sigonella pagano circa 44 centesimi di dollaro al litro, meno di 40 centesimi di Euro. Ad ogni militare viene assegnato un numero di coupon che varia a secondo della cilindrata dell’auto (tra i 300 e i 400 litri di benzina al mese). I coupon possono essere utilizzati in qualsiasi parte d’Italia nelle stazioni AGIP, IP ed Esso. Analoghi sconti sono previsti per l’acquisto di carburante per auto diesel e a gas. L’enorme differenza di costo della benzina riservata al personale militare di Sigonella rispetto al prezzo di mercato italiano, fomenta uno dei business del mercato nero che prolifera attorno alla base. Sono state le stesse autorità militari ad esprimere forti preoccupazioni in proposito: “Il mercato nero di buoni NATO è un fatto particolarmente grave”, si legge in un editoriale del settimanale The Signature destinato alla popolazione USA di Sigonella. Nel riconoscere il peso economico che grava sui consumatori italiani che “pagano normalmente 4 dollari il gallone di benzina”, l’editoriale sottolinea come “la loro controparte americana paga prezzi americani…”[28].

 I rifiuti di Sigonella fanno gola all’ecomafia

Disinteresse analogo sull’impatto delle triangolazioni di carburante superscontato è stato mostrato da amministratori e politici locali anche per ciò che riguarda la gestione e lo smaltimento dei rifiuti prodotti in enormi quantità dal complesso militare di Sigonella, spesso finiti in discariche illegali. Di norma la base utilizza la discarica consortile di contrada Armicci di Lentini, un’area ormai trasformatasi in una vera e propria bomba ecologica e dove sono smaltiti anche i rifiuti prodotti nei municipi di Lentini, Augusta, Carlentini e Francofonte[29]. Gli investigatori della D.I.A. hanno tuttavia rilevato che la base di Sigonella compare tra gli enti e le istituzioni pubbliche che per anni hanno scaricato rifiuti nella discarica gestita da tale Salvatore Proto, ritenuto un prestanome del clan Santapaola-Ercolano, il quale avrebbe preso parte a numerose gare d’appalto all’interno della base militare siciliana “solo al fine di presentare “offerte di comodo” in favore di società riconducibili a Cosa Nostra”[30].

 “Salvatore Proto annovera precedenti per armi”, si legge in un rapporto della Direzione Antimafia di Catania del 1997, “mentre il figlio Domenico ha precedenti per associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, armi, rapina ed altro. L’altro figlio Orazio è stato denunciato nell’agosto 1992 per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, assieme a Salvatore Pappalardo, alias “Turi Eccellenza”. “Salvatore Proto”, aggiungeva la D.I.A., “ha iniziato la propria attività facendo il camionista ed occupandosi di una cava di sabbia nel comune di Motta Sant’Anastasia, poi trasformata in discarica per rifiuti solidi urbani (...) Il tutto è coinciso con l’elezione a Sindaco di Misterbianco di Nunzio Giardinaro, cognato di Salvatore Proto, fatto questo di cui quest’ultimo ha beneficiato”.

 Secondo il collaboratore di giustizia Filippo Malvagna, grazie alla famiglia Proto fu organizzato un perverso meccanismo spartitorio del business dei rifiuti nel comprensorio etneo e Sigonella. Nella base militare, infatti, ha operato in regime di semi monopolio una ditta gestita direttamente da Salvatore Amato, un congiunto del boss Santapaola che, sempre secondo il Malvagna, avrebbe fatto da collettore delle tangenti versate a Cosa Nostra dalla famiglia Proto per la gestione della discarica di Motta Sant’Anastasia.

In proposito va rilevato che tra le carte sequestrate dall’autorità giudiziaria al funzionario di Sigonella Giuseppe Russo, accusato e poi assolto di aver ricoperto un ruolo centrale nella gestione pilotata degli appalti a Sigonella nei primi anni ’90, fu rinvenuto un memorandum avente per oggetto “la raccolta dei rifiuti a Sigonella”, redatto dal Comandante della base Arrends Steven Skipper il 19 aprile 1993 ed indirizzato appunto allo stesso Giuseppe Russo. Nel memorandum era presente una nota che metteva in discussione il corretto operato del funzionario stesso e che lasciava intendere l’esistenza di presunti “accordi illeciti” tra il Russo, l’allora Sindaco di Motta Sant’Anastasia ed il titolare della S.I.A.S., Salvatore Proto. “Ho firmato la lettera in cui si chiede al Sindaco di Motta il permesso di scaricare nella sua città”, si leggeva in particolare nel documento. Infine una serie di inquietanti interrogativi: “Chi è il proprietario della discarica? E a quali costi? Non abbiamo già pagato l’uomo d'affari del complesso abitativo “205” per portarci via la nostra immondizia? Oppure la vostra divisione dell’housing ha un contratto separato con la S.I.A.S. per farla portare via? Il Sindaco è proprietario della discarica oppure un uomo d’affari?”.

Il memorandum incuriosì inevitabilmente i magistrati che decisero di mettere sotto torchio uno dei soci della S.I.A.S., Giovanni Privitera, che si era aggiudicato con una propria ditta individuale una gara d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti di Sigonella. “Di fatto però, l’appalto venne gestito con la società che mi aveva fatto costituire Salvatore Proto, ossia con la S.I.A.S.”, ha spiegato agli inquirenti etnei Giovanni Privitera[31]. “Subito dopo sono stato buttato fuori e l’appalto è rimasto a loro (...) Non mi sono ribellato anche perché c’era qualcosa che non mi convinceva nella gestione dei lavori e soldi non ne vedevo mai. I due mi imposero di lasciare la società, dopo che avevo detto chiaramente all’amministratore Venerando Tosto che era un ladro, in quanto ero venuto a conoscenza che aveva incassato un assegno di 6.400.000 lire emesso a mio nome da una ditta di Francavilla per la quale avevamo effettuato dei lavori. Il Tosto sino a qualche tempo addietro era impiegato presso il Comune di Sant’Agata Li Battiati; adesso è in pensione e sono venuto a conoscenza che assieme a Salvatore Proto hanno vinto l'appalto per la raccolta dei rifiuti del Comune di Sant’Agata Li Battiati....”.

 Dalle visure camerali è stato possibile appurare che sino all’aprile del 1993 amministratrice unica della SI.A.S. (Siciliana Appalti Servizi) S.r.l., con sede in Sant’Agata Li Battiati, era Nunzia Pappalardo, moglie di Salvatore Proto[32]. La società, di cui è risultato far parte il catanese Domenico Tosto, amministratore unico dal 15 aprile 1993 al 15 aprile 1995, aveva come oggetto sociale “l’appalto dei servizi di raccolta dei rifiuti solidi per conto di enti locali pubblici e privati, la raccolta differenziata, il lavaggio di cassonetti”. Gli accertamenti effettuati presso l’Ufficio contributi lavoratori dipendenti hanno permesso di accertare che i figli di Salvatore Proto, Domenico ed Orazio, avevano lavorato alle dipendenze della S.I.A.S., il primo dal 1987, il secondo dal 1989. A riprova della “unicità criminale” della gestione di appalti e servizi a Sigonella fu possibile inoltre riscontrare gli stretti legami d’affare tra la SI.A.S. della famiglia Proto e la cooperativa Bosco Etneo di Alfio Bosco, cognato dell’imprenditore Carmelo La Mastra. La Bosco Etneo, dopo essersi aggiudicata a Sigonella il contratto denominato “Drying Beds Maintenace”, nel dicembre 1993 aveva affidato alla SI.A.S., con il consenso americano, il trasporto di rifiuti speciali derivanti dai depuratori di NAS 1 e 2.

 È alla Giano Ambiente S.r.l. che la Marina USA affida invece lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri prodotti nelle infrastrutture sanitarie della base di Sigonella. Alla stessa società è stata anche affidata la bonifica delle aree della Stazione aeronavale interessate dai lavori della C.M.C. di Ravenna previsti dal piano Mega II di fine anni ’90. La Giano Ambiente fa parte del Gruppo Giano S.p.A., holding immobiliare di partecipazioni industriali con sede a Messina e ufficio di rappresentanza nella centrale via Brera a Milano[33]. Fondata nel 1983, la Giano Ambiente opera nel settore bonifica, trasporto, smaltimento e trattamento rifiuti in Italia, Germania, Francia ed Austria e vanta un fatturato annuo di circa 4 milioni di Euro. Essa è una delle aziende di fiducia della Marina Militare italiana: la Direzione Commissariato in Sicilia le affida la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti delle basi navali di Augusta, Messina e Catania; l’impresa esegue inoltre lo smaltimento dei rifiuti industriali e tossici prodotti negli impianti di Priolo e Gela di proprietà delle principali aziende petrolchimiche[34].

 Amministratore della Giano Ambiente e principale azionista del Gruppo Giano è il noto manager siciliano Gaetano Mobilia, già direttore dei Cantieri Navali Rodriquez S.p.A.[35], azienda leader nella produzione di navi ed aliscafi per uso civile e militare, recentemente acquisita da una new company[36] costituita dalla Immsi (holding immobiliare di proprietà di Roberto Colannino), da Banca Intesa e dalla Ge Capital, società del colosso multinazionale General Electric, “contractor” delle forze armate USA per lavori di “ricostruzione” in Iraq per due milioni di dollari. Lo scorso aprile Gaetano Mobilia è stato rinviato a giudizio con l’accusa turbativa d'asta, falso e abuso d'ufficio insieme all'ex presidente dell'Autorità portuale di Messina, il prof. Giuseppe Vermiglio, e all’ex segretario dell'ente, il diessino Franco Barresi, nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione (luglio 2001) alla Compagnia del Mare del Gruppo Giano S.p.A. della Cittadella fieristica di Messina, un’area costiera di oltre 60.000 metri quadrati. Già nel febbraio del 2002 il Tribunale aveva interdetto il Mobilia per due mesi dall'esercizio dell'attività d'impresa e dalla possibilità di ricoprire incarichi direttivi all'interno delle società del suo gruppo. Il nome di Gaetano Mobilia è poi comparso nel rapporto 1998 di Greenpeace sulle Ecomafie: il manager sarebbe risultato legato alla ODM (Ocean Disposital Management) di Giorgio Comerio, azienda con sede nelle Isole Vergini più volte sotto inchiesta per traffici di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi destinati ad alcuni paesi africani. Il manager messinese ha anche fatto parte del consiglio di amministrazione della Servizi Ambientali di Filippo Duvia, società coinvolta a fine anni ’90 nello scandalo dei rifiuti occultati nella discarica di Pitelli a La Spezia[37]. La Giano Ambiente è stata infine la principale subappaltatrice dei lavori di realizzazione della metropolitana di superficie di Messina. Alla guida dei lavori la Francesco Ventura S.r.l. di Paola (Cosenza): negli scarni appunti sequestrati a Salvatore Riina durante il suo non ancora chiarito arresto del 15 gennaio 1992, compare il nome della società calabrese accanto alla scritta “lavori a Licata (ferrovie)”[38]. Gli inquirenti non hanno saputo accertare le ragioni di questo interesse del boss corleonese.

Una base che spreca acqua e divora energia

Il collaborazionismo delle autorità pubbliche italiane a favore del personale militare e civile di Sigonella non si è fermato tuttavia alla predisposizione di infrastrutture viarie e discariche ed all’assunzione dei costi di gestione e servizi. Esiste infatti una inspiegabile tolleranza verso le modalità di utilizzo delle risorse del territorio (acqua, energia, ecc.) del tutto sproporzionate alle reali dimensioni della base militare e al numero di addetti che la occupano. Sigonella, ad esempio, consuma annualmente oltre 258 milioni di galloni d’acqua (circa 700.000 galloni al giorno), la quale viene interamente prelevata dai pozzi esistenti nella piana di Catania per poi essere trasferita a NAS 1 e NAS 2 dove viene depurata dall’alta presenza di minerali. Poiché ogni gallone corrisponde a 3,785 litri, il consumo annuo della base è di oltre 976 milioni e 530.000 litri d’acqua; considerato che all’interno di Sigonella vivono ed operano stabilmente circa 4.500-5.000 persone, se ne desume che il consumo pro-capite è di circa 210.000 litri all’anno, un valore nettamente più alto del consumo medio di una città italiana di grandi dimensioni (circa 180.000 litri al giorno per abitante dove però solo il 35-40%, circa 70.000 litri, è realmente imputabile al consumo casalingo, mentre il resto è destinato ad usi civili, industriali ed agricoli). Il costo del rifornimento idrico e della relativa potabilizzazione incide sul budget della base per 4,80 dollari ogni 1.000 galloni, con una spesa complessiva di 1.226.400 dollari all’anno. Una cifra ritenuta insostenibile dalle autorità USA che hanno intrapreso campagne di sensibilizzazione del personale e delle famiglie finalizzate a ridurre quelli che loro stesse definiscono “sprechi ed abusi, specie tra i residenti del nuovo Mineo Housing”.

Sigonella divora poi ogni anno energia per oltre 4 milioni di dollari. Come se ciò non bastasse, con proprio decreto del 24 maggio 2002, la Regione Siciliana ha autorizzato il Comparto ENEL di Palermo a realizzare un elettrodotto di circa Km. 12,800 a 150 KW per collegare la ricevitrice di Paternò alla cabina primaria di Sigonella con l'utilizzo di conduttori retti da sostegni[39]. Per il suo indubbio impatto sul territorio -  l'intervento in oggetto attraversa importanti zone agricole ed i fiumi Dittaino e Simeto - l’iter amministrativo per l’autorizzazione è durato 8 anni; ci sono state alcune modifiche al progetto iniziale (la Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Catania ha ottenuto ad esempio che i tralicci dell'elettrodotto venissero arretrati di 150 metri dai corsi d'acqua che interferiscono con l'elettrodotto stesso), ed è stato necessario ottenere preventivamente il parere favorevole e la relativa variante al PRG dei comuni di Belpasso e Paternò e del Consorzio A.S.I. di Catania. L’autorizzazione è stata però concessa senza che gli enti abbiano realizzato uno studio di valutazione d’impatto ambientale dell’elettrodotto, ritenendo sufficiente che esso non interferisse con eventuali ambiti insediativi residenziali. Per questo ennesimo regalo alle autorità militari gli enti locali ci hanno anche rimesso finanziariamente: l’Assessorato all’Industria ha infatti ritenuto non ammissibile il contributo regionale del 35% dell’opera richiesto dal Consorzio A.S.I. di Catania, così quest’ultimo insieme all’ENEL e ai Comuni di Belpasso e Paternò dovranno cofinanziare la realizzazione dell’elettrodotto. Il contributo regionale è stato invece ammesso per la costruzione delle nuove linee di trasmissione elettrica tra la centrale di Pantano D'Arci e la base di Sigonella (costo 388.150 Euro) interpretando in modo estensivo la previsione di finanziamento in vista “del potenziamento delle reti di distribuzione dell’energia elettrica nei poli industriali A.S.I. per eliminare e/o ridurre agli standard europei le interruzioni di elettricità nei processi di lavorazione”[40].

 Sempre in tema di consumi energetici va anche segnalato che dall’aprile 2003 è operativo l’accordo sottoscritto dalla US Navy, l’ENEL e il Monte dei Paschi di Siena che assicura ai militari di Sigonella correntisti presso l’istituto toscano, ampi risparmi sulle tariffe ed una sostanziale riduzione dell’IVA sulle bollette elettriche. Secondo il ROICC questo provvedimento garantisce risparmi di circa 360 dollari all’anno per ogni nucleo familiare.

 A corollario delle attività di “collaborazionismo” è opportuno aggiungere che sono sempre più frequenti le visite alle infrastrutture militari di Sigonella di scuole pubbliche siciliane o gli inviti da parte di amministrazioni comunali di rappresentative o bande musicali USA a feste, eventi culturali e meeting sportivi. A ciò, purtroppo, non si sono sottratte anche alcune organizzazioni nazionali che dichiarano la propria appartenenza al composito movimento pacifista. Una formazione mista di militari USA di Sigonella e del 41° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana (il team “AmerItalia”) ha partecipato a Rimini al Torneo Nazionale di pallavolo organizzato dalle ACLI nel giugno 2003, subito dopo l’occupazione militare dell’Iraq. Il mese successivo, sempre a Rimini e sempre su invito delle ACLI, l’”US Soccer Sigonella” ha partecipato invece ad un torneo internazionale di calcio.

Storie e misfatti della grande stazione militare USA

La storia di Sigonella iniziò nel 1956 quando gli Stati Uniti progettarono di realizzare in Sicilia una base per l'aviazione della US Navy ed in particolare per ridislocare i pattugliatori P-2 “Neptunes” dopo la decisione di abbandonare lo scalo di Hal Far nell’isola di Malta a causa del sovraffollamento delle sue infrastrutture.

Le prime attrezzature giunsero a Sigonella via nave da Malta il 31 giugno del 1957. La US Navy avviò contemporaneamente nel territorio del comune di Motta Sant'Anastasia la costruzione degli alloggi per il personale militare americano e l'Aeronautica militare italiana si occupò della supervisione tecnica del progetto. Il primo aereo USA ad atterrare nella facility fu un R4QD “Type Marine 1665” che giunse da Napoli l’8 agosto 1957 ma l'attività regolare di volo prese il via solo nel 1959 con l'atterraggio di un velivolo F-84 dell'AMI. Nello stesso anno la base di Sigonella fu inaugurata ufficialmente con la denominazione di "Naval Air Facility 1"; vi giunsero i primi militari statunitensi che tuttavia in una prima fase alloggiarono a Catania in prefabbricati realizzati presso l’ex “Magazzino Generale” nei presi del cimitero comunale.

 Le prime infrastrutture realizzate a Sigonella furono l’edificio amministrativo (“Housing Office”), una cappella, il cinema-teatro, la cucina e la sala mensa, alcuni negozi e depositi alimentari, le caserme 171, 172 e 173, gli alloggi ufficiali, l’infermeria, l’impianto di potabilizzazione dell’acqua ed il sistema fognario, il posto di controllo (“Security”), l’edificio “Navy Exchange” con annesso snack bar, la stazione elettrica. Solo nel 1961 furono approntate le prime unità abitative familiari e fu aperto uno sportello bancario del Banco di Sicilia[41], mentre 5 anni più tardi entrarono in funzione alcuni impianti sportivi, una piscina e la stazione radiotelevisiva AFN. Nel 1965 il personale USA di stanza nella base aveva già raggiunto le 560 unità.

A partire della seconda metà degli anni '60 la base di Sigonella si trasformò in uno dei principali punti di rifornimento per le operazioni della VI Flotta nel Mediterraneo. In seguito all'aumento dell'instabilità e della conflittualità in Medio Oriente e nel sud-est asiatico negli anni '70, l’infrastruttura militare triplicò le sue dimensioni. Secondo quanto dichiarato nel 1980 dall'Ammiraglio Iselin dello Stato Maggiore della Marina USA durante un'audizione alla Camera dei Rappresentanti, 35 milioni di dollari erano stati spesi nell'ultimo decennio per il potenziamento di Sigonella, mentre per il futuro fu annunciata una spesa ulteriore di 60 milioni di dollari per quella che era destinata a diventare il "fulcro delle nostre operazioni nel Mediterraneo"[42]. Con l’aumento del numero e delle responsabilità dei reparti ospitati, nel luglio del 1981 il comando della Marina USA in Europa elevò Sigonella a “Naval Air Station” (NAS).

Attualmente Sigonella è la principale installazione terrestre della Marina USA nella rotta aeronavale tra l’oceano Atlantico e l’area mediorientale e sicuramente quella che ha avuto la più rapida espansione al mondo. La base è stata posta a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti sulla base di un “Memorandum” firmato l'8 aprile 1957 che ne prevede l'utilizzo per attività operative e di supporto logistico ai velivoli statunitensi, secondo le direttive del Capo di Stato Maggiore della Marina USA[43]. I particolari del “Memorandum” bilaterale sono segreti anche se, in teoria, dovrebbero uniformarsi ai principi stabiliti dall'"accordo-quadro" firmato da Italia e Stati Uniti nell'ottobre 1954 che disciplina la concessione in uso delle basi militari. Secondo tale accordo le installazioni statunitensi nel nostro Paese dovrebbero essere poste sotto il comando italiano, mentre al comandante USA spetterebbe il controllo del proprio personale e dei propri equipaggiamenti; inoltre gli USA si obbligherebbero ad utilizzare tali installazioni "per adempiere esclusivamente ad impegni NATO", mentre la sicurezza delle aree dovrebbe essere "di esclusiva competenza italiana"[44]. Rispondendo a un'interrogazione parlamentare il 16 febbraio 1984, l'allora sottosegretario di Stato per la Difesa Vittorio Olcese ha affermato che "l'aeroporto militare di Sigonella rientra nel novero delle installazioni le cui attrezzature e servizi sono dati in uso alle Forze degli Stati Uniti in base ad accordi stipulati in sede NATO", pur non escludendo che "il Governo in singoli casi, in relazione alla necessità di salvaguardare anche vitali interessi nazionali" potesse di volta in volta "concedere apposite autorizzazioni per l'utilizzo di basi militari italiane"[45]. Sempre secondo il governo, in caso di operazioni decise in ambito NATO le autorità americane non avrebbero l'obbligo di preavvertire quelle italiane, mentre per compiti non previsti dall'Alleanza, scatterebbe la richiesta di autorizzazione per l'uso delle basi e delle infrastrutture. Lo “status” del personale militare e civile degli Stati Uniti operante all’interno della base di Sigonella e delle loro famiglie è regolato invece dal cosiddetto “Status of Forces Agreement” sottoscritto bilateralmente da Italia ed USA: prevede che tutti debbano essere soggetti alla legge italiana e che nel caso siano commessi reati vada applicata la giurisdizione del paese ospitante. Una sorta d’immunità è invece garantita per gli eventuali crimini commessi “nell’adempimento delle proprie funzioni” o in caso d’“incidenti che possano accadere all’interno delle installazioni militari”.

 Nonostante le dichiarazioni di principio è tuttavia opinione generale che la base di Sigonella non possa essere annoverata tra le infrastrutture "comuni" istituite nel quadro NATO, ma che al contrario essa vada classificata come "base statunitense" a tutti gli effetti[46]. In proposito è opportuno soffermarsi sulle conclusioni a cui sono giunti alcuni parlamentari della Commissione Difesa del Senato dopo una visita alle basi di Sigonella e Comiso effettuata il 13 e 14 maggio 1986: "Dai dati raccolti, le due basi militari sono impropriamente definite “basi NATO”; in realtà esse comprendono vaste aree date in concessione agli USA, che dispongono di strutture, equipaggiamenti e reparti (...) sui quali esercitano comando esclusivo. I comandi italiani sono responsabili della sicurezza generale delle basi e delle forze nazionali, ma il loro intervento sulla gestione delle forze e dei mezzi USA può esercitarsi solo entro ambiti limitati... Nella base aerea di Sigonella il comando italiano ha il potere di autorizzare il movimento degli aerei americani. Tuttavia non risulta definita la possibilità italiana di interferire nell'impiego di aerei USA di stanza a Sigonella per iniziative dirette o di supporto alla VI Flotta che abbiano finalità diverse da quelle della NATO. In altri termini l'Italia non appare pienamente garantita da un uso delle forze USA improprio, deciso da altri e tale da poter coinvolgere il nostro Paese..."[47].

 A quasi vent’anni da quella visita non è stato approntato nessuno strumento tecnico o giuridico per sanare la grave limitazione della sovranità nazionale determinata dalla presenza del tutto autonoma delle forze USA ed in particolare delle unità aeronavali della VI Flotta che solo in rari casi rispondono alla catena di Comando Alleata. Dal punto di vista delle attività finalizzate alla sicurezza e alla protezione delle infrastrutture che giuridicamente dovrebbero essere riservate al personale italiano, siamo di fronte invece ad una preoccupante involuzione. Nel luglio del 1997 il parlamentare di Rifondazione Comunista Giovanni Russo Spena in una interrogazione ai ministri della Difesa e dell'Interno, aveva denunciato l’implementazione di un programma di osservazione e perlustrazione in funzione di ordine pubblico dei "dintorni" della base di Sigonella (specificatamente nell’area compresa tra Motta Sant’Anastasia a Misterbianco) con l’utilizzo esclusivo di personale statunitense. Il programma comprendeva tra l’altro anche la “segnalazione” e “l’archiviazione di notizie di incidenti, furti e reati in genere”: concretamente era stato creato un vero e proprio “osservatorio” chiamato significativamente “Security Blotter” (tampone di sicurezza) con relativa centrale telefonica a cui indirizzare le segnalazioni (la “Crime stopper's hotline”). Come rilevato dall’on. Russo Spena, il programma ha rappresentato una vera e propria rottura del “monopolio della sicurezza da parte dello Stato italiano sul territorio nazionale, principio sancito dalla Costituzione italiana". Il processo è ulteriormente degenerato con gli attentati dell’11 settembre 2001 ed il varo della strategia USA della cosiddetta “guerra preventiva”. Nelle strade che si diramano esternamente alla base, alle vetture di Carabinieri e Polizia di Stato si sono affiancate le sempre più numerose “Alfa Romeo 166” di colore bianco della Polizia Militare statunitense, che come chiarito dallo stesso comando italiano di Sigonella, “possono fermare individui o mezzi ritenuti sospetti se in prossimità di sedi USA, anche perciò nei pressi dei villaggi-residence presenti nei diversi comuni vicini a Sigonella”. “In questo caso – si aggiunge – gli agenti  statunitensi devono immediatamente fare intervenire le forze dell’ordine italiane che hanno competenza d’azione”[48].

Da un anno a questa parte al personale di sicurezza della Marina USA è stato infine delegato l’addestramento sulle “tecniche di controllo” dei militari italiani in forza presso la base aerea italiana. A riprova dell’extraterritorialità di cui gode la base di Sigonella va poi segnalato che segretamente a fine 2003 è stato predisposto un nuovo “Accordo Tecnico” tra Italia e Stati Uniti per regolare “l’utilizzo delle installazioni militari di Sigonella”. Così ancora una volta il Parlamento è stato espropriato dei suoi poteri di controllo ed indirizzo della politica internazionale e di difesa.

 In questo quadro di reiterate violazioni delle norme legislative e dei principi salvaguardati dal dettato costituzionale, s’inseriscono le pesanti discriminazioni a danno dei circa 900 dipendenti civili italiani assunti a Sigonella dalla US Navy o dai contractors per lavorare negli uffici tecnici, nel settore della manutenzione, nelle mense, nei reparti amministrativi e commerciali, ecc.. Mentre i Comandi impongono norme contrattuali e classificazioni di ruoli e titoli di studio previsti dall’ordinamento giuridico USA, vengono deliberatamente ignorati gli accordi sindacali nazionali sul personale civile della Difesa[49]. Nel corso del recente seminario su “Mafia e militarizzazione: i misteri di Sigonella” tenutosi a Catania il 10 maggio 2004[50], presente l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia alcuni lavoratori della base hanno denunciato la sempre più “diffusa pratica delle assunzioni "atipiche" e dei contratti "capestro" con la “crescente precarizzazione del rapporto di lavoro, l’intensificarsi dello sfruttamento, l’asservimento totale dei sindacati tradizionali…”. Per ciò che riguarda le imprese italiane che hanno ottenuto la gestione del terminal aereo, esse starebbero accumulando notevoli profitti tagliando i salari e sperimentando vere e proprie forme di ricatto sui lavoratori della base. L’ultimo escamotage contrattuale adottato è stato quello della cosiddetta “penalizzazione delle assenze per malattia”: oggi bastano 7 giorni in un anno per fare perdere oltre 1.700 Euro al dipendente ammalato. “Piattaforma calata dall’"Olimpo" sulla testa dei rappresentanti sindacali”, commentano i lavoratori in mobilitazione. “Essi non solo non si oppongono minimamente ma firmano immediatamente ed unanimemente, conseguendo 5 assunzioni clientelari, una per sindacato...”.

 Non mancano poi gli atteggiamenti di disprezzo verso le decisioni delle autorità giudiziarie italiane o le aperte ritorsioni contro alcuni dei lavoratori più sindacalizzati. Nonostante una sentenza emessa dal Tribunale di Catania il 12 febbraio 2004, le autorità statunitensi si sono rifiutate ad esempio di riassumere un dipendente italiano della “Navy Exchange” licenziato illegalmente nel settembre 2000. Tre mesi più tardi il comando della base militare americana ha poi deciso il licenziamento di 4 dipendenti civili, violando l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e le norme previste dal contratto nazionale di lavoro della categoria. Ai lavoratori sono state contestate infrazioni che potevano al massimo prevedere un richiamo scritto, ma non certo il licenziamento. La stessa CISL di Catania, in un suo comunicato, è giunta a definire “insostenibile” la situazione vissuta dai dipendenti civili nella base militare. “Non è la prima volta”, ha commentato il sindacato, “che si è costretti a segnalare i comportamenti discutibili del comando militare della base, dove lo Stato italiano mostra la sua impotenza a far rispettare leggi che nel territorio sarebbero ritenute "normali". In questa difficile situazione, dove manca il dialogo e ogni certezza del diritto, i lavoratori italiani sono vessati e senza alcuna tutela. Quasi fosse in preda a un delirio di onnipotenza, il comando militare statunitense si mette sotto i piedi la legge italiana, non riconoscendone le norme vigenti”.

“Ad aggravare ulteriormente la situazione”, continua il comunicato emesso della CISL, “dobbiamo registrare l'atteggiamento arrogante del comandante che, come a prendersi beffe dei lavoratori, ha comunicato ai reparti i nomi dei lavoratori da licenziare senza che essi ne abbiamo ancora avuto comunicazione ufficiale e senza nemmeno informare le organizzazioni sindacali. Qualcosa ci fa pensare che anche questi ultimi licenziamenti siano forme di ritorsione, per arrivare all'occupazione dei posti da parte di personale americano. È pratica normale del comando di Sigonella, infatti, essere sempre pronto a sanzionare i lavoratori italiani, mentre nessun provvedimento viene preso nei confronti dei corresponsabili dirigenti civili americani”.

 Il sindacato rivela altresì come in violazione delle norme vigenti, sia stato creato segretamente all’interno della base un “non meglio identificato ufficio investigativo, costituito da personale del tutto non qualificato”. Tale ufficio, spiega la CISL, “con azioni persecutorie e facendo leva su una vera e propria rete illegale di informatori, procede a interrogatori dei dipendenti con sistemi che sollecitano la delazione e tendono a mettere i lavoratori uno contro l'altro. Siamo di fronte, in pratica, a un governo straniero che si dice amico, ma che nella sua struttura militare si fa incubatore di deviazioni. C'è una sorta di certezza di impunità che pervade ogni azione del comando militare…”[51].

Una cittadella a stelle e strisce nel cuore della Sicilia

Dal punto di vista prettamente logistico la base sorge nel territorio dei comuni di Lentini (Siracusa) e Motta Sant’Anastasia (Catania) e comprende due settori distinti NAS 1 e NAS 2 (Naval Air Station 1 e 2). Il primo ospita gli uffici amministrativi e di sicurezza, gli alloggi per gli ufficiali, alcuni servizi per il personale quali ad esempio un “Centro legale” (trasferito solo nel 1986 da Napoli), un “Fleet Mail Center” (Centro Postale della Marina), il “Navy Federal Credit Union”, il “Navy Exchange Mall”[52], differenti strutture di tipo ricreativo e sportivo[53], le infrastrutture scolastiche per i figli del personale USA[54], un centro commerciale con negozi, ristoranti e fast food[55]. NAS 2 sorge invece a circa 10 miglia di distanza dalla prima stazione aeronavale e comprende le due zone militari operative degli Stati Uniti e della NATO, altri centri residenziali, commerciali e ricreativi[56], un “Air Terminal”[57], due piste di atterraggio di 2.500 metri, due aree di parcheggio in grado di garantire la "prontezza operativa" ad una ottantina tra aerei da trasporto, cacciabombardieri, pattugliatori ed elicotteri da combattimento, numerose infrastrutture per la sistemazione del personale, delle apparecchiature e dei materiali, i depositi munizioni, i sistemi radar e di intercettamento[58]. Sempre a NAS 2 risiede il personale italiano del 41° Stormo antisommergibile e dell’88° gruppo di volo dell’Aeronautica militare (circa 1.200 militari in servizio). A circa 3 chilometri da NAS 2, accanto alla Strada Statale che collega Catania a Caltagirone e Gela, nel territorio del comune di Belpasso, è presente una terza area militare in cui sono stati realizzati un Centro trasmissioni ed una decina di depositi sotterranei atti ad ospitare periodicamente munizioni e sistemi d'arma.

Oltre ai residence e alle caserme esistenti all’interno di NAS 1 e NAS 2 i militari USA e le loro famiglie occupano alloggi e unità abitative in una quindicina di comuni alle pendici dell’Etna e in una decina di comuni costieri. I centri maggiormente interessati dall’insediamento del personale di Sigonella sono: l’Housing 205 “Gli Ulivi” (205 unità); Mineo Housing (404), Acireale (21), Motta Sant’Anastasia (15), Sant'Agata li Battiati (14), San Pietro Clarenza (10), Camporotondo (65), il complesso “Garden Stars” di Paternò (127), Costanzo (104), Gravina di Catania (89), Belpasso (526). Tutte le abitazioni disponibili in affitto sono registrate presso uno specifico ufficio di Sigonella che fornisce al personale USA la consulenza per la scelta. Gli affitti variano tra i 400 e i 900 dollari al mese, secondo la sistemazione[59]. Sino a qualche anno fa parte del personale USA che giungeva a Sigonella alloggiava anche presso l’albergo a tre stelle “Sigonella Inn” che sorge in contrada Fontanazza nel comune di Motta Sant’Anastasia. L’hotel è stato però recentemente confiscato perché ritenuto di proprietà mafiosa ed è stato assegnato al Consorzio “Libertà e legalità” creato da 12 comuni della provincia di Catania[60].

Dal punto di vista operativo la base di Sigonella ospita più di una quarantina tra comandi operativi e di appoggio alla flotta integrati nella rete del Comando Navale USA in Europa (CINCUSNAVEUR) e definiti "Special Quality Assurance Commands"[61]. Tra i reparti schierati dagli Stati Uniti nella Naval Air Station assume rilevanza il 24° Fleet Logistic Support Squadron "VR-24", uno Squadrone di Supporto Logistico della Marina trasferito da Napoli in Sicilia a fine anni ‘70 a cui vengono assegnate le funzioni di trasporto, rifornimento e munizionamento delle unità della VI Flotta in transito nel Mediterraneo. Il “VR-24”, definito "Squadrone COD" ("Carrier on-board delivery"), ha in forza 3 aerei da trasporto CT-39 “Sabreliner”, 3 elicotteri RH-53 "Sean Stallion", 10 aerei turboelica G-2A “Greyhound” e 4 velivoli C130 F “Hercules”[62] che garantiscono il collegamento aereo tra la base di Sigonella, gli alti comandi USA di Napoli e le installazioni della Marina USA nello scacchiere mediterraneo. Il 24° Squadrone assicura infine il sostegno logistico alle operazioni di collegamento aereo con il molo e il deposito di combustibile e munizioni della vicina baia di Augusta, classificata in ambito militare quale "NATO facility": essa è utilizzata per lo stoccaggio delle munizioni e quale deposito POL (Petroleum, Oil and Lubrificants - petrolio, nafta e lubrificanti) dalle forze navali della NATO e della VI Flotta USA. Presso il "terminal POL" di Augusta opera un Distaccamento militare della US Navy ("US Naval Air Facility Detachment - US Naf Det")[63]. Dal “terminal petrolifero” si diramano le condutture di un oleodotto che giunge alla base di Sigonella per la distribuzione del carburante ai velivoli aerei ivi schierati[64]. In funzione di collegamento opera inoltre l’”Executive Transport Department” (ETD), il dipartimento per il coordinamento del trasporto VIP da Sigonella ai Comandi COMNAVEUR di Napoli. Dallo scorso 13 aprile sono stati dismessi i 3 aerei VP-3A “Catbird” sino ad allora utilizzati; essi verranno presto sostituiti dai nuovi C-20A Gulfstream III.

 Sigonella ospita poi il 25° Squadrone Antisommergibile "VP-25" della US Navy, dotato di 9-12 aerei P-3 "Orion" per il pattugliamento marittimo a lungo raggio. La missione originaria dello Squadrone era la guerra antisottomarino ("ASW" - Anti-Submarine Warfare) e il minamento dei fondali; con la scomparsa dell’Unione Sovietica e lo smantellamento della sua flotta, il dispositivo "ASW" predisposto nel Mediterraneo è divenuto sproporzionato rispetto i potenziali “rischi” reali, così le operazioni della US Navy si sono sempre meno orientate al pattugliamento e sempre di più invece alle attività di Intelligence-Sorveglianza-Riconoscimento (ISR) e vigilanza del traffico aeronavale e all’intervento “anti-terrorismo”. Le informazioni raccolte dagli “Orion” vengono trasmesse ai Centri di Controllo di Sigonella e Napoli, mentre le operazioni di pattugliamento sono dirette dal “Sigonella’s Tactical Support Center”. Classificato anche come “Nato Marittime Air Control Authority”, questo Centro di Supporto Tattico coordina le operazioni dei velivoli NATO ed in particolare dei velivoli Atlantic dell’Aeronautica italiana.

Lo sforzo operativo del 25° Squadrone Antisommergibile USA si è fatto particolarmente dirompente con lo scoppio dei conflitti nei Balcani ed i velivoli sono ormai costantemente utilizzati nel “monitoraggio” di Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Serbia e Montenegro. Con il recente attacco all’Iraq, un distaccamento del “VP-25” è stato insediato presso la base di Souda Bay (Creta) e il controllo marittimo in “funzione anti-terrorismo” è stato esteso dallo Stretto di Gibilterra al Mediterraneo orientale. Il 25° Squadrone è inoltre preposto al supporto delle esercitazioni navali USA e NATO e alla raccolta di informazioni sullo schieramento navale di Paesi “non amici” e dei mercantili e delle unità navali sospettate di trasportare migranti e merci “illegali”. Il contrasto dei flussi migratori è realizzato in accordo con i paesi rivieraschi dell’Alleanza Atlantica; sempre più frequentemente i dati d’intelligence dello Squadrone “antisommergibile” della US Navy sono “trasferiti” alle autorità militari italiane che poi intervengono per bloccare, dirottare o sequestrare navi cargo sospettate di trasportare migranti “clandestini”[65].

I velivoli "Orion" in forza al “VP-25” sono del tipo “P-3C” a doppia capacità di armamento: prodotti dal colosso militare-industriale USA Lockheed, possono essere armati con bombe nucleari di profondità del tipo B 57 con una potenza distruttiva sino a 20 kiloton o con siluri convenzionali antisottomarino MK-46[66]. L'"Orion" è equipaggiato con attrezzature che permettono la ricerca, l'identificazione, l'inseguimento e la distruzione delle unità di superficie e dei sottomarini. Per una missione di ricerca a bassa altitudine, il raggio operativo del velivolo è di 1.300 miglia marine con un'autonomia di volo superiore alle 10 ore. Per una missione ad alto livello, il raggio di azione dell'”Orion” può superare le 1.600 miglia nautiche con un'autonomia di circa 14 ore. Il carico standard di armi è di 4 missili e 4 bombe di profondità[67]. Al 25° Squadrone sono inoltre assegnati alcuni elicotteri da combattimento antisottomarino SH-3D/H “Sea King”, anche questi dotati della doppia capacità di armamento, nucleare e convenzionale.

Una presenza risolutiva in ogni guerra

Dal 1984 Sigonella ospita l’Helicopter Combat Support Squadron Four HC-4 “Black Stallions”[68], l’unico della Marina USA dotato di 9 elicotteri pesanti MH-53E “Sea Dragon”[69] (i più grandi delle forze armate) per il trasporto di uomini, mezzi e munizioni. Lo squadrone assicura il sostegno alle operazioni delle forze militari USA in Europa, Africa e Medio Oriente e garantisce il ponte aereo tra la base siciliana, le portaerei in navigazione nel Mediterraneo e nel Mar Rosso e la base avanzata del Marine Corp di Guam (Oceano Indiano).

Lo squadrone conta attualmente su 275 unità (35 ufficiali e 240 effettivi); onde potenziare la versatilità dei reparti e il supporto logistico alle forze navali USA, l’HC-4 rilocalizza a rotazione uno o due velivoli presso basi terze esistenti nella vasta area di responsabilità. In particolare dal 1992 è operativo un distaccamento dello squadrone di Sigonella (“Detachment One”) presso l’aeroporto internazionale di Manama (Bahrein) per coordinare più dell’80% dei voli cargo della Marina USA nel Golfo Persico; nel novembre 2001 è stato invece distaccato un reparto (“Detachment Two”) ad Al Fujayrah, Emirati Arabi Uniti, per contribuire alle operazioni della flotta USA in previsione dell’attacco all’Iraq.

L’HC-4 “Black Stallions” partecipa a tutte le esercitazioni navali USA e NATO nello scacchiere mediterraneo e non c’è stata crisi o evento bellico negli ultimi vent’anni in cui i suoi mezzi e i suoi uomini non abbiano interpretato un ruolo chiave. Gli elicotteri sono stati utilizzati a protezione di tutte le visite effettuate dai Presidenti USA in Europa e Medio Oriente; più recentemente (1998-1999) hanno condotto il presidente Bill Clinton nei suoi viaggi in Irlanda del Nord, Francia, Israele e Palestina mentre nel 2000 sono stati integrati nel dispositivo multinazionale di “vigilanza” del vertice G-8 di Genova. L’HC-4 è stato impegnato nelle evacuazioni del personale della forza multilaterale presente in Somalia dopo il fallimento della missione di “peacekeeping” (1993), dell’ambasciata statunitense in Liberia (1996) e del personale straniero in fuga dalla guerra civile che ha insanguinato la Sierra Leone (1997); nell’agosto 1996, l’HC-4 ha finanche garantito il trasporto del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di altri 25 rappresentanti del governo di Tel Aviv in una inutile missione mediterranea di “dialogo” con i palestinesi. Le missioni più recenti hanno riguardato la campagna “umanitaria” nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) nel 1997; il bombardamento aereo del Kosovo e della Serbia nella primavera del 1999; le operazioni di guerra in Afghanistan nel 2001-2002[70] e in Iraq (2003). Durante la cosiddetta missione “Enduring Freedom”, nei tre mesi precedenti l’attacco all’Iraq, lo Squadrone di stanza a Sigonella ha assicurato il trasporto alle unità navali di oltre 1.500 passeggeri; nel febbraio 2003 una parte dei velivoli è stata direttamente trasferita nel teatro di guerra mediorientale.

L’Helicopter Combat Support Squadron Four HC-4 “Black Stallions” è stato vittima recentemente di due gravi incidenti, l’ultimo dei quali mortale. Il 26 giugno 2002 un MH-53E, durante la fase di decollo da Sigonella, è precipitato violentemente sulla pista: l’elicottero è andato interamente distrutto ma l’equipaggio USA ha riportato solo ferite lievi. L’anno successivo, il 15 luglio 2003, un altro velivolo “Sea Dragon” è invece precipitato nei pressi di un distributore di benzina di contrada Andolina, nel comune di Ramacca (Catania). Nell’incidente sono morti i 4 membri dell’equipaggio, ma data la vicinanza dell’area d’impatto con il centro abitato, si sarebbero potuto avere conseguenze molto più gravi per la popolazione locale. Secondo un testimone oculare, prima di precipitare al suolo, il mezzo militare avrebbe emesso del fumo nero e avrebbe tentato senza successo un atterraggio di emergenza. Le due tragedie hanno ulteriormente evidenziato lo “status” extraterritoriale di cui godono i mezzi e gli uomini in forza alla base USA di Sigonella: sia nel caso dell’incidente a Sigonella che in quello di Ramacca le indagini sono state precluse all’autorità giudiziaria italiana. “A Sigonella – ha spiegato il comandante del 41° Stormo dell'Aviazione militare italiana, il colonnello Claudio Salerno – l’Italia non ha subito danni, né ha avuto problemi. Tutto è quindi di competenza dei colleghi statunitensi che nomineranno una commissione ispettiva per stabilire le cause dell’incidente”[71]. Nel caso invece dell’MH-53E precipitato nelle campagne di Ramacca, nonostante sul luogo fossero giunte due squadre dei Vigili del fuoco e dei carabinieri, il loro intervento non è stato autorizzato dalle autorità militari e come segnalato dalle cronache dei quotidiani locali “a domare le fiamme e a transennare l'area della sciagura è stata una squadra specializzata americana”[72].

Vent’anni fa, il 12 luglio 1984, un’analoga cortina impenetrabile fu creata dalle forze armate statunitensi attorno ai resti di un quadrigetto C141B “Starlifter” dell’US Air Force precipitato in contrada Biviere, alle porte della città di Lentini, dopo essersi levato in volo da Sigonella per dirigersi a Nairobi (Kenya)[73]. Nell’impatto morirono i 9 militari a bordo; anche allora fu ostacolato il soccorso ai mezzi locali e fu sottratta l’indagine alle autorità italiane. Le autorità USA mantennero il massimo riserbo sul carico trasportato dal velivolo militare ma alcuni organi di stampa ipotizzarono la presenza a bordo di armi nucleari. Su quel misterioso incidente aereo e sull’impatto ambientale delle industrie e delle discariche di rifiuti speciali presenti nell’area Augusta-Priolo-Melilli oggi indaga la Procura di Siracusa interessata a chiarire le cause dell’altissimo tasso di malformazioni congenite registrate nel comprensorio. Tra il 1991 e il 2000 almeno mille bambini della provincia di Siracusa sono nati con gravi handicap fisici o mentali; 50 di questi solo nei comuni di Carlentini, Lentini e Francofonte. Mentre la media nazionale delle malformazioni è dell'1,54%, nel siracusano la media è del 5,5%. Nonostante la media si sia abbassata negli ultimi anni essa continua a mantenersi sopra la soglia “rischio” stabilita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: il 2%.
 


Principali missioni dell’HC-“Black Stallions” di Sigonella

DATA OPERAZIONE LUOGO
4 20 ottobre 1983 – 26 febbraio 1984
 Marg – 2
Libano
8 agosto – 1 ottobre 1984  Intense Look  Mediterraneo centrale
22 settembre 1984 – 19 maggio 1986  Distaccamento c/o ambasciata USA Beirut Libano
14 giugno – 30 novembre 1985 Crisi USA – Libia e Vicenda Achille Lauro Mediterraneo centrale
20 gennaio – 27 giugno 1986 Crisi USA-Libia Mediterraneo centrale
 agosto 1990 – 4 aprile 1991 Desert Shield/Storm  Mar Rosso, Medio Oriente, Iraq
5 agosto 1990 – 31 dicembre 1991  Shardp Edge  Liberia
17 gennaio – 4 aprile 1991 Desert Shield Arabia Saudita, Egitto, Turchia
6 aprile – 14 luglio 1991 Provide Comfort Kurdistan iracheno
aprile 1992 –  30 novembre 1995  Southern Watch Bahrein
1 luglio 1992 – oggi Nato Joint Evdeavor Ex Yugoslavia
1 agosto 1992 – 15 dicembre 1994 Restor Hope/Vigilant Warrior Somalia
2 febbraio –  9 marzo 1995  United Shield Medio Oriente
1 dicembre 1995 – oggi  Distaccamento Bahrein Medio Oriente
aprile – maggio 1996 Assured Response Mediterraneo centrale, Balcani
marzo – aprile 1997  Silver Wake Albania
marzo – giugno 1997  Noble Obelisk Sierra Leone
aprile – maggio 1997
 
Guardian Retrieval Zaire
giugno 1998  Deliberate Falcon  Kosovo
giugno – ottobre 1998  Deliberate Forge Balcani
agosto 1998  Autumn Shelter Rep. Democratica Congo
agosto 1998  Albania Security Contingency Albania
dicembre 1998  Desert Fox Iraq
gennaio – luglio 1999  Iraq No Fly Enforcement Bahrein
31 gennaio –  10 luglio 1999
 Nato Noble Anvil
Balcani
marzo – giugno 1999   Shining Hope Kosovo, Albania
24 maggio – 
10 giugno 1999
 Bombardamento  Kosovo-Serbia
 Balcani
giugno – luglio 1999 Joint Guard Kosovo, Macedonia
20 agosto – 
12 settembre 1999 
 Avid Response (Terremoto) Turchia
3 – 25 novembre 1999
 Supporto logistico  
Visita presidente USA Grecia, Italia, Macedonia

La servitù del traffico aereo civile

 Sigonella è sede del Dipartimento per le Operazioni (“Operations Department”) della Marina USA nel Mediterraneo; esso supporta le operazioni del Comando navale USA in Europa e dirige il traffico aereo (“Air Traffic Control” - ATC) di tutti i velivoli USA e le attività della “Ground Electronics Maintenance Division” (GEMD), la speciale divisione preposta al controllo delle operazioni aeree e dei sistemi di comunicazione e di sicurezza elettronica della base (“Electronic Security System” - EES). Oltre che a NAS 1 e NAS 2, distaccamenti EES sono presenti nella baia di Augusta, nella stazione di telecomunicazioni di Niscemi (“Naval Computer Telecomunication Station” COMSTA)[74], presso il cosiddetto “Pachino Target Range” (l’area nei pressi di Ispica, Ragusa, utilizzata per le esercitazioni a fuoco dei velivoli di Sigonella), e nella base aeronavale di Souda Bay (Creta).

Il Dipartimento per le Operazioni di Sigonella sovrintende inoltre le attività dell’”Air Services Cooordinator Mediterranean” (ASCOMED) e del “Command Post” che fornisce il supporto logistico ai voli di trasporto passeggeri e merci dell’”Air Mobility Command” e del “Military Airlift Command” (MAC) delle forze armate degli Stati Uniti. All’“Operations Department” è infine subordinato il denominato “Mediterranean Express” (MEDEX) che utilizza i velivoli C-130 e C-9 della Naval Reserve, 2 aerei da trasporto UC-12M e 2 C-26 “Metroliners“ della US Navy per il trasferimento di uomini e mezzi in tutto il bacino sino all’Africa meridionale, Israele, Norvegia e Gran Bretagna.

Nella base di Sigonella sorge la “Naval Computer and Telecommunication Station - NCTS Sicily” che fornisce l’assistenza alle telecomunicazioni e alle attività informatiche della Marina e dei reparti schierati nella base, nonché alle operazioni del Dipartimento della Difesa e delle forze armate USA e multinazionali. La “NCTS” ha il compito di decodificare e sistematizzare i dati raccolti dalle unità aeree e navali e di trasferirli ai differenti Comandi USA. Nella base è inoltre presente una divisione di telecomunicazione via satellite (“SATCOM Division”) legata alla NAVCASMED (Naval Communications Area Master Station Mediterranean) di Napoli che in stretto collegamento con il centro sorto a Niscemi a fine anni ’80, provvede alle trasmissioni della Flotta USA e all'appoggio di altre comunicazioni tattiche nell'area del Mediterraneo e del Mar Rosso, garantendo tra l'altro il comando e il controllo delle forze sottomarine di attacco dotate di missili balistici. La “SATCOM Division” cura la manutenzione del terminal satellitare terrestre e delle attrezzature del “Digital Comunication Subsytem (DCCS)”.

A Sigonella sorgono poi gli impianti di comunicazione del Centro Operativo di Controllo Aerei Antisommergibili (ASWOC) della US Navy, abilitato alla raccolta ed alla elaborazione di tutte le informazioni fornite dagli aerei da pattugliamento marittimo delle forze armate statunitensi ed alleate. L’ASWOC di Sigonella svolge contemporaneamente il ruolo di Autorità di Controllo Marittimo Arereo (Maritime Air Control Authority - MACA) dell’Alleanza Atlantica e di Centro di Supporto Tattico (Tactical Support Center - TSC) per il Comando Sorveglianza e Riconoscimento Marittimo delle Forze armate statunitensi, per la VI Flotta e per i velivoli NATO assegnati al Comando delle forze aeree del Mediterraneo[75]. Da trent’anni a questa parte il Centro di Supporto Tattico di Sigonella svolge una funzione centrale in tutte le missioni USA ed alleate; in particolare va segnalato il suo contributo alle operazioni di pattugliamento aereo durante il recente conflitto in Kosovo quando il velivolo P-3C “Orion” fu utilizzato per la prima volta nella storia, oltre che alla “protezione” delle unità navali statunitensi schierate nel Mare Adriatico, in operazioni di bombardamento aereo.

Dal gennaio 1991 è stato distaccato a Sigonella un reparto (“Detachment Four”) del “Navy Center for Tactical Systems Interoperability” (NCTSI), il centro d’intelligence e data link della Marina USA che dipende dal Comando di San Diego (California). Nonostante siano 4 i distaccamenti NCTSI esistenti a livello mondiale, quello di Sigonella è l’unico in assetto operativo ed esegue le sue funzioni su richiesta del Comando CINCUSNAVEUR in numerose attività in ambito europeo[76]. A Sigonella è stato infine installato il cosiddetto “JMAST” (Joint Mobile Astore Support Terminal), un sistema automatico C4I (Command, Control, Communications, Computers and Intelligence) per il controllo video ed elaborazione dati su tutte le operazioni delle forze navali e dei Comandi navali USA. Il JMAST della base siciliana è l’unico terminale operativo in Europa.

I sistemi radar e telecomunicazioni della base militare sovrintendono le attività dei velivoli civili in rotta sui cieli siciliani. Come specificato dallo stesso ministro della difesa italiano Antonio Martino, il radar militare di Sigonella fornisce il servizio di controllo e di avvicinamento indifferentemente a velivoli militari e civili in arrivo e partenza dagli aeroporti di Sigonella e Catania-Fontanarossa[77]. Così, caso unico in Italia dove il traffico aereo civile è sottoposto al controllo di radar dell’ente nazionale ENAC, in un raggio di 150 Km. dall’area compresa tra Sigonella e Fontanarossa gli aerei civili escono dal monitoraggio della rete radar nazionale e sino all’atterraggio sono soggetti all’esclusivo controllo della rete militare. “Ciò sottopone l’aeroporto di Fontanarossa ad una pesante servitù militare che ne condiziona non solo lo sviluppo ma anche l’attività quotidiana”, ha denunciato il presidente del CEPES di Palermo, Nicola Cipolla. “Esiste il costante pericolo per la vita dei passeggeri e degli equipaggi, che difatti si rifiutano di partire o atterrare quando le condizioni di visibilità diretta sono messe in difficoltà dalle difficili condizioni atmosferiche o perfino dall’emissione di fumi e ceneri dall’Etna, come è successo nel novembre 2003”[78]. La scarsa sicurezza dei voli a Catania Fontanarossa, specie durante gli eventi vulcanici, è stata confermata dal comandante dell'Alitalia e presidente dell'ISFC (Comitato italiano sicurezza del volo) Silvano Manera: “Le ceneri vulcaniche sono molto pericolose in quanto possono provocare seri danni ai motori dell'aereo e ridurre a zero la visibilità dei finestrini. Inoltre c'è il rischio di infiltrazioni delle ceneri nel sistema di aerazione dell'aeroplano”. “Dal 1973 al 2000 – ha ricordato ancora il comandante Manera - ci sono stati 1.000 aerei danneggiati in tutto il mondo a causa delle eruzioni vulcaniche con un danno stimato in oltre 250 milioni di dollari. In Alaska ed Indonesia si sono verificati i casi più eclatanti dove due Jumbo hanno avuto avarie a tutti e quattro i motori e solo poco prima di precipitare sono riusciti a riprendere il controllo… A Catania-Fontanarossa ci sarebbe un piano alternativo per trasferire i voli all’aeroporto di Sigonella dove però l'atterraggio è consentito solo di giorno a vista, a pochi piloti autorizzati ed in più ci sono delle restrizioni in relazione alle condizioni del vento…”[79]. Difficile comprendere come queste carenze strutturali dello scalo militare e le limitazioni ambientali (vento, cenere dell’Etna, ecc.) non abbiano invece alcuna conseguenza sulla sicurezza dei voli dei velivoli USA e NATO…

Dato poi che le funzioni militari hanno sempre e comunque priorità sulle operazioni civili, succede sempre più spesso che il radar per il controllo degli scali a Fontanorossa non venga messo “in funzione” con la conseguenza di forti limitazioni del traffico aereo e di una sensibile riduzione degli standard di sicurezza per i passeggeri. Durante le imponenti attività militari a Sigonella nei mesi in cui venivano scatenati gli attacchi in Afghanistan ed Iraq, ad esempio, gli atterraggi a Fontanorossa sono stati ridotti anche di quattro volte ed i velivoli sono stati dirottati a Reggio Calabria o Palermo Punta Raisi[80]. Una inspiegabile “avaria” al sistema di telecomunicazioni della base (DMS) tra l’8 ed il 12 dicembre 2000, ha persino impedito la trasmissione all’Ente Nazionale di Assistenza al Volo (ENAV) delle informazioni relative ad una vasta esercitazione aeronavale organizzata dalla US Navy nel basso Tirreno, presente la portaerei “USS Truman”. È accaduto così che ben 8 voli civili partiti dalla Sicilia e diretti al centro-nord Italia si siano trovati pericolosamente ed inconsapevolmente al centro delle esercitazioni rischiando la collisione con i caccia militari statunitensi. Sulla vicenda è stata avviata un’inchiesta dalle autorità preposte alla sicurezza del traffico aereo che hanno criticato duramente il comportamento del Comando della Naval Air Station di Sigonella e dell’Aeronautica militare italiana. In particolare l’AMI è stata accusata di essere stata “perfettamente al corrente dei programmi delle missioni, dei relativi piani di volo degli aerei e perfino degli orari programmati dei voli” dell’esercitazione USA e di aver omesso inspiegabilmente di “rigirarli” all’ENAV[81].

 Le atomiche siciliane

Esistono altri reparti specializzati che fanno di Sigonella il “baricentro” di tutte le operazioni strategiche USA nel Mediterraneo. Presso le infrastrutture della base sono stati assegnati infatti un “Costruction Battalion” (Battaglione Costruzioni); un “Mobile Seebee Battalion” (il Battaglione di genieri della Marina USA a cui è attribuito il compito di preparare le spiagge rimuovendo gli eventuali ostacoli in caso di operazioni da sbarco)[82]; l'EOD “Group Det Two” (un'unità specializzata nella manutenzione delle testate nucleari); l’Explosive Ordnance Disposal Mobile Unit Eight Detachment “Thunderstealers” (EODMU 8)[83] che ha lo scopo di identificare la presenza di mine, cariche di profondità e armi convenzionali e nucleari inesplose e che rappresentano una minaccia alle unità e al personale della Marina; il “Mobile Mine Assembly Unit Five” (MOMAU 5), un’unità mobile di assemblaggio mine, bombe antisottomarino ed anti-nave MK-63 per le operazioni di guerra e le esercitazioni del Comando USA, della VI Flotta e della NATO[84]; un “Naval European Meteorology and Oceanography Detachment” il cui Comando è ospitato a Rota, Spagna; una filiale della rete SEB (Southern European Broadcasting Service) della ARTF (Armed Forces Radio and Television Service) che fornisce al personale della base programmi televisivi in lingua inglese.

 A Sigonella è inoltre operativa la “Navy Environmental and Preventive Medicine Unit Seven” (NEPMU-7), l’unità di supporto sanitario della VI Flotta e del Corpo dei Marine e di individuazione, prevenzione e cura di eventuali attacchi con agenti chimici e biologici[85]. Dal 1993 è in funzione a NAS 1 l’“US Naval Hospital”[86], l’ospedale a cui viene affidata anche la cura del personale della Marina in forza sulle unità di stanza nel Mediterraneo, nella Stazione di Comunicazione Navale (NAVCOMSTA) di Nea Makri (Grecia) e nella Naval Support Acitivity di Souda Bay (Creta)[87]. Sempre a NAS 1 ha sede il “Veterinary Detachment Europe - Central Mediterranean Branch” (edificio 162) che dispensa i servizi veterinari a Sigonella e Souda Bay. Altre infrastrutture sanitarie e dentistiche minori sono operative a NAS 2.

Nel 1998 è stata attivata un’unità del NJROTC (“Naval Junior Reserve Officer Training Corp”), il centro addestrativo per il personale superiore predisposto ai velivoli HC-4 ed EA-6B “Prowler”, una versione dell'aereo biposto “Intruder” utilizzato per la guerra elettronica[88]. Sigonella ospita inoltre l'”Aircraft Intermediate Maintenance Department (AIMD)”, il Dipartimento per la manutenzione intermedia dei velivoli aerei in grado di eseguire i complessi lavori di riparazione dei velivoli imbarcati sulle unità della V e VI Flotta USA e delle marine alleate della NATO. L’AIMD di Sigonella è anche utilizzato per la riparazione delle componenti aeree e dei motori dei caccia da guerra dipendenti dal Comando centrale europeo delle forze armate USA.

Il 30 marzo 2004 è stato attivato a Sigonella il “Defense Distribution Depot” dipendente dalla Defense Logistics Agency (DLA). Esso ha sede presso il “Supply Warehouse” (Magazzino di Rifornimento) della base ed è uno dei 23 Centri di Distribuzione della Difesa realizzati tra Stati Uniti, Europa e Giappone. Il DDS di Sigonella risponde alla necessità di accrescere la distribuzione di servizi e beni in un’area dove sono in notevole aumento i potenziali utenti: tra i destinatari si segnalano principalmente l’Aviation Support Division (ASD) e l’Aviation Intermediate Maintenance Detachment (AIMD), tuttavia il deposito sarà anche a disposizione delle unità navali, dei caccia da guerra e degli squadroni aerei che opereranno nel Mediterraneo. Come ha spiegato il generale Kathleen M. Gainey, comandante del DDC (Defense Distribution Command) da cui dipende il deposito di Sigonella, i servizi e i beni saranno messi a disposizione anche dei reparti dell’Aeronautica e dell’Esercito USA che si troveranno a transitare nell’area. ”La scelta di realizzare il DDD nella base siciliana – ha spiegato Kathleen M. Gainey – si deve proprio al fatto che si prevede a medio termine una ulteriore espansione delle sue funzioni logistiche”.

 Sigonella ricopre un ruolo fondamentale nello stoccaggio e nella manutenzione di testate e munizioni per le unità della VI flotta ed i reparti dell’aviazione USA e NATO. Nella base opera infatti il “Weapons Department” con 101 militari che movimentano annualmente armi per 80 milioni di libbre (una libbra corrisponde a 450 grammi circa). L’infrastruttura è classificata dai vertici militari statunitensi quale "Special Ammunitions Depot" (“deposito di munizioni speciali”), in quanto è a Sigonella che viene effettuato lo stoccaggio delle bombe nucleari del tipo B 57 utilizzate per la guerra antisottomarino[89]. Essa è l'unica base aeronavale degli USA nel Mediterraneo preposta a questo scopo e le bombe antisom custodite sono stimate intorno alle 100 unità[90]. Esse vengono messe a disposizione oltre che ai P-3C “Orion” della US Navy, anche agli aerei britannici da pattugliamento marittimo "Nimrod MR.2" che operano nel bacino in ambito NATO. Una ventina circa di queste testate nucleari sono destinate ai velivoli "Atlantic" debitamente preposti, in forza al 41° Stormo dell'Aeronautica Italiana che come abbiamo visto ha sede presso l’aeroporto di Sigonella[91].

 Il numero delle testate nucleari ospitate a Sigonella cresce in particolari periodi di esercitazione o di crisi internazionale, quando la base aeronavale funziona da centro di manutenzione per le armi nucleari destinate alle unità navali della VI Flotta e ai velivoli aerei imbarcati. Periodicamente vengono dislocate a Sigonella anche le testate nucleari del tipo B 43, B 61 e B 83 con potenza distruttiva variabile da 1 kiloton a 1,45 megaton, in dotazione ai caccia dell'US Air Force operativi nelle basi tedesche e britanniche e presso la base aerea di Aviano (Pordenone) e che vengono periodicamente trasferiti nel Mediterraneo. Generalmente si tratta dei cacciaintercettori F-15J “Eagle”, dei cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon”, dei velivoli anticarro A-10 “Thunderbolt”, dei cacciabombardieri F-111 F del “Tactical Air Command” USA[92]. Altri velivoli a “doppia capacità” nucleare e convenzionale che fanno scalo a Sigonella sono gli aerei monoposto A-4M “Skyhawh” per il sostegno ad operazioni di guerra anfibie, i biposto A-6E “Intruder”, gli A-7E “Corsair” e i caccia monoposto F-18 A “Hornet” (entrambi utilizzati per operazioni di attacco e  bombardamento), gli S-3A “Viking” impegnati nella raccolta di informazioni di carattere elettronico sui radar e sui sistemi di comunicazione avversari e nel pattugliamento e la guerra antisottomarino (SIGINT - Signal Intelligence)[93]. Questi aerei della Marina USA sono abilitati al trasporto di bombe nucleari del tipo B 43 ad alto potenziale (1 Megaton), B 57 e B 61 (con potenze distruttive variabili da 100 a 345 kilotons)[94].

Ciononostante le autorità militari statunitensi ed italiane continuano a mantenere il più assoluto riserbo sul numero totale di ordigni atomici ospitati a Sigonella, giungendo perfino a negarne l’esistenza davanti ai parlamentari italiani in visita presso le installazioni della Stazione aeronavale siciliana. “Il comandante della base parlando di ordigni con testate nucleari ci ha detto che fino al 1991 erano presenti nella base, sul dopo ci è stato posto il segreto militare”, ha raccontato ai giornalisti l’on. Paolo Cento (Verdi) a conclusione di un incontro della Commissione Difesa, il 30 marzo 2003, con i vertici di Sigonella. “Noi avevamo deciso di interrompere la nostra visita perché ci era stato vietato, per motivi di sicurezza, di controllare anche gli arsenali, ma alla fine da Roma hanno fatto un passo indietro concedendo la legittima autorizzazione”, ha aggiunto l’on. Russo Spena di Rifondazione Comunista, lamentando tuttavia come l’”ispezione” sia stata permessa solo in un’area della base e non dove invece esisterebbero i bunker sotterranei preposti al deposito di armi nucleari[95]. Ai parlamentari è stata perfino omessa l’informazione che a Sigonella era stato avviato dall’Aeronautica militare italiana il trasferimento della componente dei velivoli anti-sommergibile sino ad allora ospitata presso l’aeroporto di Cagliari-Elmas. La decisione di concentrare nello scalo siciliano tutti i velivoli antisom “Breguet 1150 Atlantic” [96] dell’AMI è stata formalizzata solo a dicembre dal ministro Antonio Martino in una risposta scritta ad un atto ispettivo del sen. Luigi Malabarba (PRC); la ridislocazione è stata motivata “in considerazione sia della carenza di espansibilità dell’aeroporto di Elmas, sia dei crescenti interessi da parte dell’Aviazione civile (probabile passaggio di “status” dell’aeroporto di Elmas da “militare aperto al traffico civile” a “civile”) e delle altre Forze armate / Corpi armati dello Stato (Marina militare, Capitanerie di Porto, Carabinieri e Guardia di Finanza)”. “Tale scelta – ha aggiunto il ministro - è stata, altresì, determinata dall’indiscussa importanza che la base di Sigonella riveste quale “polo” prettamente militare, nonché, in un ampio disegno strategico, dall’alta valenza della base medesima, tenuto conto della sua posizione in relazione ai potenziali Teatri di crisi internazionale”. È opportuno rammentare in proposito che i pattugliatori marittimi “Atlantic”, come i “cugini” P-3C “Orion”, hanno oramai assunto un ruolo fondamentale nelle operazioni di identificazione e contenimento di navi e mercantili sospettate di trasportare migranti “illegali”.

E Sigonella va alla guerra…

Con sempre maggiore frequenza nella base siciliana la US Navy rischiera a rotazione per periodi medio-lunghi alcuni dei suoi principali squadroni per partecipare a cicli di esercitazione nell’area mediterranea e mediorientale o direttamente ad operazioni belliche. Nell’autunno del 2002, ad esempio, è giunto a Sigonella dalla base di Jacksonville (Florida), il VP-16 Patron Squadron Sixteen “War Eagles”[97], dotato di 9 velivoli P-3C ”Orion”; esso è stato sostituito nel febbraio 2003, in concomitanza con l’ultimatum di Gorge Bush a Saddam Hussein, dal VP-8 Patron Squadron Eight “Fighting Tigers” di stanza a Brunswich (Maine)[98]. Questo squadrone, dotato di 10 nuovi P3 “Orion” in cui sono state migliorate le apparecchiature per garantire la sorveglianza video dei campi di battaglia ed assicurare un’autonomia di volo sino a 12 ore, durante le operazioni di guerra in Iraq, ha compiuto oltre 200 missioni di volo “in vigilanza antisottomarino, pattugliamento marittimo e soprattutto per finalità “ISR”, di intelligence, sorveglianza e riconoscimento”. Per supportare le attività navali nel Mediterraneo nell’aprile 2003 è stato trasferito a Sigonella dalla base aeronavale di Corpus Christi, Texas, l’Helicopter Mine Counter Measures Squadron One Five “HM-15”, anch’esso dotato di elicotteri MH-53E. Cinque mesi più tardi è giunto invece in sostituzione del VP-8 “Fighting Tigers”, il VP-45 Patron Squadron Four Five “Pelicans”, che ha operato sino ad un paio di mesi fa tra la Sicilia, il Medio Oriente, i Balcani e l’Africa Occidentale[99]. L’ultimo squadrone che ha trovato sede presso la base di Sigonella è il VP-26 Patron Squadron Twenty Six “Tridents”, anch’esso di stanza a Brunswich; giunto nei primi di marzo del 2004 dovrebbe restare in Sicilia per 6 mesi. Intanto ha già avuto il tempo di partecipare all’imponente esercitazione multinazionale antisom “Dogfish”, conclusasi un mese fa ad Augusta.

A Sigonella sono periodicamente dislocati gli aerei cisterna KC-130 e KC-135 utilizzati dagli Stati Uniti per il rifornimento in volo dei velivoli in transito nel Mediterraneo centrale; in più occasioni è stata registrata la presenza degli aerei radar AWACS Boeing E-3A "Sentry" della Forza NATO di “Allarme in volo a distanza” e degli aerei da ricognizione "U2" delle forze aeree USA che raggiungono un'altezza in quota di 21.336 metri ed un'autonomia di volo di 11.265 chilometri[100]. La base fornisce anche il supporto tecnico-logistico ai velivoli antisommergibile dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica durante le loro operazioni nell’area ed in particolare ai pattugliatori “Nimrod MR.2” della Royal Air Force (RAF) britannica.

Dal punto di vista numerico, gli aerei stabilmente schierati a Sigonella sono una cinquantina; nei periodi di crisi i velivoli possono raggiungere però le 85-100 unità. Di norma il solo Comando dell'Aviazione di Marina USA compie da Sigonella 125 voli la settimana, tra cui 2 voli commerciali che collegano direttamente la base siciliana con gli Stati Uniti. Durante la recente Operazione “Iraqi Freedom” è stato calcolato che a NAS 2 siano atterrati 12.000 aerei con oltre 29.000 passeggeri a bordo. Buona parte del traffico era diretto alle basi statunitensi in Kuwait e Bahrein e alle basi greche di Souda Bay e di Akrotiri dove hanno stazionato per lungo tempo le portaerei “Truman” e “Roosevelt”. Sempre nei giorni dei bombardamenti aerei, a Sigonella si sono realizzati i rifornimenti dei velivoli che giungevano dalle basi statunitensi e che erano diretti contro obiettivi civili e militari in Iraq. La locale divisione per il rifornimento carburanti (“Fuels Division”) ha fornito oltre 200.000 galloni di carburante al giorno contro una media in periodi “normali” di 60-90.000 galloni. Buona parte del carburante è stato trasferito negli aerei cisterna KC-135 operativi nel rifornimento in volo dei cacciabombardieri. Secondo fonti ufficiali della Marina USA, nel febbraio 2003 il “Weapons Department” di Sigonella ha movimentato 1.905.000 tonnellate di munizioni ed esplosivi fornendo perfino centinaia di missili alle unità di superficie impegnate nello scacchiere di guerra. Un suo distaccamento ha anche operato direttamente nel Golfo Persico per coordinare l’installazione di 122 “Tomahawk Land Attack Missile” (la versione convenzionale dei missili Cruise terrestri già installati in Sicilia nel 1983 nelle basi di Comiso e Sigonella); ad esso si sono affiancati gli uomini di un altro reparto di stanza a Sigonella, il “Naval Computer and Telecommunication Station - NCTS Sicily” che ha supportato le operazioni di “prevenzione” di improbabili azioni di risposta irachena con missili da teatro. Un’escalation delle operazioni e della presenza militare si è anche registrata nella vicina baia di Augusta dove in meno di 4 mesi hanno attraccato 98 unità navali USA con oltre 11.000 tonnellate di “merci” movimentate (annualmente sono 155 circa le unità che attraccano ad Augusta con una movimentazione di circa 7.600 tonnellate).

Mentre la Sicilia orientale assumeva il ruolo di trampolino avanzato delle operazioni di morte delle forze armate USA in Medio Oriente, governo ed autorità militari italiane si ostinavano a negare qualsivoglia coinvolgimento del nostro Paese. Nonostante i dati sul numero di voli e sulle armi caricate a Sigonella venissero settimanalmente pubblicati nel bollettino interno della Naval Air Station The Signature, il comandante del 41° Stormo Antisom dell'aviazione militare italiana, colonnello Giorgio Russo, non perdeva l’opportunità di dichiarare alla stampa che “condizioni ed attività nella base” si mantenevano “normali”. “Non ci sono variazioni di rilievo, a parte l'allerta salito a Charlie che è legato all'evolversi della situazione internazionale, ma per il resto è routine”, aggiungeva il col. Russo. Analoghe menzogne sono state espresse dai parlamentari siciliani della Casa della Libertà, preoccupati forse di non perdere consensi tra l’allarmata popolazione locale. “Nella base militare di Sigonella si è avuta la conferma del rispetto degli accordi internazionali e dello stato di non belligeranza dell'Italia", dichiaravano congiuntamente i deputati di Forza Italia, Udc e An a conclusione dell’”ispezione” della Commissione difesa del 30 marzo 2003. “Sigonella non è coinvolta nella guerra in Iraq. La conferma ci è stata data dal comandante che ha garantito come nessun materiale bellico è partito, né partirà mai dalla base aerea per essere impiegato in guerra…”.

L’iniziativa Pi-esse

La base dei misteri e delle bugie ha infine assunto un ruolo di primo piano nella sperimentazione della più recente delle iniziative USA-Europa nella campagna globale contro il mostro mediatico del “terrorismo” internazionale. Si tratta della cosiddetta PSI (Proliferation Security Initiative), un “piano d'interdizione dei trasferimenti di armi di distruzione di massa o di loro componenti”, cui aderiscono ufficialmente 11 paesi (Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Australia, Giappone, Olanda) e di cui, ancora una volta, parlamento e cittadini sono stati tenuti del tutto all’oscuro. In realtà, più di un piano multinazionale si dovrebbe parlare di un’iniziativa USA dove alcuni alleati occidentali svolgono mere funzioni di contorno. Lo confermano le parole dello stesso Consigliere per gli Affari politico-militari dell’ambasciata USA a Roma, Gary Robbins, che ha definito la PSI “un’iniziativa americana che è stata lanciata dal governo USA e che coinvolge diversi paesi partner con cui stiamo lavorando congiuntamente per sviluppare modalità di lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e il terrorismo ed in particolare ai loro spostamenti attraverso gli spazi internazionali”.

Data la posizione geostrategica della Sicilia nello scacchiere mediterraneo è proprio nei mari e nei cieli dell’isola che si stanno svolgendo alcune delle esercitazioni più qualificate della Proliferation Security Initiative. Il 18 febbraio 2004, ad esempio, è stata simulata un’intercettazione in volo di un aereo cargo USA, levatosi da Sigonella e diretto ad ovest tra la penisola iberica e il nord Africa, “sospettato” di trasportare Plutonio 239 per la produzione di testate nucleari. Due caccia F-16 del 37° stormo dell'Aeronautica militare italiana decollati dall'aeroporto di Trapani Birgi hanno poi “costretto” l’aereo cargo ad atterrare nelle piste dello scalo siciliano. Qui sono intervenuti carabinieri, militari dell'aeronautica, vigili del fuoco degli speciali nuclei NCBR[101] “con doppie tute antiradiazioni e bombole di ossigeno e particolari attrezzature per rilevare eventuali radiazioni”, artificieri della polizia di Stato con tute e maschere antigas. Si è trattato in pratica di un’esercitazione militare diretta e coordinata dalla Marina USA, in cui sono stati impegnati enti e reparti italiani formalmente preposti alla difesa dell’ordine pubblico e alla protezione civile, riconvertiti ad hoc alla guerra NBC contro il “terrorismo”. A Trapani-Birgi erano presenti 18 osservatori dei paesi aderenti al PSI ed i rappresentanti di nazioni che in futuro dovrebbero entrare a far parte del “programma di sicurezza” predisposto da Washington: Belgio, Malta, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Grecia e Irlanda[102].

Due mesi più tardi Sigonella con la vicina baia di Augusta è tornata ad essere protagonista dei programmi PSI. Dal 19 al 22 aprile le coste della Sicilia orientale sono state interessate dall’esercitazione multinazionale d’interdizione marittima ”Clever Sentinel” della Proliferation Security Iniziative in cui si è simulata l’identificazione di una nave cargo adibita al trasporto di strumenti di distruzione di massa. Secondo i poco fantasiosi strateghi del Pentagono l’unità navale “avrebbe imbarcato materiale proveniente da una centrale nucleare dimessa per conto di un’organizzazione terroristica mediorientale” ma veniva fortunatamente intercettata mentre era in transito tra il Mediterraneo centrale e il Mar Ionio e infine condotta sino al porto militare di Augusta. Anche stavolta la composizione del personale impegnato nell’esercitazione è stato di tipo “misto”: oltre ai militari di reparti navali ed aerei di Italia, Francia, Olanda e Spagna ed ai marinai USA imbarcati nel cacciatorpediniere “USS Gonzales” (DDG 66) e nella nave-comando del Military Sealift “MV PFC Eugene A. Obregon” (T-AK 3006), vi prendevano parte la Guardia Costiera, i nuclei NBCR dei Vigili del Fuoco e alcuni funzionari del Ministero degli Interni, degli Affari Esteri[103], della Difesa, delle Finanze, dei Trasporti ed Infrastrutture “coordinati dalla Presidenza del Consiglio”[104]. Ad essi si aggiungeva l’immancabile lista di “osservatori internazionali”: norvegesi, britannici, ungheresi ed una rappresentanza qualificata di Singapore. Esercitazioni e missioni, si sa, oltre ad un’occasione per mostrare muscoli, professionalità e prontezza, sono la migliore vetrina per i sistemi d’arma prodotti dalle industrie belliche nazionali…
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Note

[1] Tutti i beni venduti dal “Navy Exchange and Commissary” vengono importati in Italia senza essere gravati da alcuna tassa. Il duty free sulle importazioni è garantito da un accordo bilaterale Italia-USA che riconosce l’esenzione per quei beni “riservati ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi e degli alleati della NATO, ai membri civili in forza alle imprese private che hanno ottenuto contratti da esse e ai loro familiari”. L’accordo sui prodotti venduti duty free dal “Navy Exchange” si estende anche al personale militare italiano assegnato al Comando Militare alleato ed agli staff, scuole ed altre entità NATO. Dal punto di vista formale, pertanto, la vendita o il trasferimento di questi beni a persone “non autorizzate” è illegale. Tuttavia è noto come grazie alle importazioni di beni esenti da tasse doganali nelle basi USA in Italia si sia sviluppato un vero e proprio business con il dirottamento dei prodotti (soprattutto elettrodomestici, carburante, sigarette e generi alimentari) nel “mercato nero”. In questo affare si è storicamente infiltrata la piccola e grande criminalità.

[2] La sigla ROICC sta per “Resident Officer in Charge of Costruction” ed indica l’Ufficio della Marina USA preposto alla stipula di contratti per appalti, forniture e servizi.

[3] Il gasdotto di Sigonella è stato realizzato dalla società SmediGas di Belpasso.

[4] Il nuovo centro religioso è stato inaugurato il 18 marzo 2004. Può ospitare sino a 400 persone ed è destinato principalmente alle attività di culto cattolico e protestante e alla pratica di altre religioni: secondo il sito ufficiale della Naval Air Station, ebraismo ed islamismo, “Chiesa di Cristo”, “Santi dell’Ultimo Giorno”, “Gospel”, “Avventisti del Settimo Giorno”, “Pentecostali”.

[5] Il complesso “Security and Telephone Exchance” è costato 760.000 dollari e sorge nei pressi del cancello principale di NAS 1.

[6] Il “Galley-Club” comprende una struttura di 2.100 metri quadrati composta da The Galley (il ristorante “The Etna Eatery” con fast food e sala cene VIP) e dal vero e proprio Club (il pub “The Crater” dotato di piste da ballo e sala eventi). Il “Galley-Club” è stato realizzato nei pressi dell’area in cui sta sorgendo il nuovo “MRW-Complex”, alla fine della via pedonale di congiunzione con il Centro Amministrativo-Cappella di NAS 1 che ospitava la ex clinica dentistica ed il centro veterinario della US Navy.

[7] L’asilo e la scuola materna sono stati realizzati accanto alla “Stephen Decauter Secondary School” e hanno comportato lavori per 2,8 milioni di Euro.

[8] Il nuovo Quartier Generale AFSOUTH sorge in un'area di 183.780 mq ed in 3 aree satelliti di 35.056 mq. L'impianto urbano include 9 edifici per circa 90.000 mq, uno spazio per uffici, laboratori, officine di manutenzione, aree speciali, residenza, commercio, servizi bancari e postali, ristorazione, istruzione, medicina ambulatoriale e pronto soccorso. La Interplan Seconda S.r.l. ha anche progettato il Quartier Generale Italiano (QGI) che occuperà un'area a ovest del Complesso Principale di Lago di Patria, compresa fra il lotto dedicato al Centro Comunitario NATO e quello dedicato all'Edificio Nazionale Inglese. Il quartiere militare di Lago di Patria ospita attualmente circa 2.500 persone.

[9] Per ciò che riguarda la base NATO di Crotone, il lavoro della Interplan Seconda S.r.l. incluse il monitoraggio finanziario dell'operazione, la stima e il controllo dei costi di costruzione, il coordinamento di tutte le attività propedeutiche alla realizzazione. Il progetto di Interplan prevedeva un nuovo aeroporto, un’area di manutenzione velivoli, un’area industriale ed amministrativa, servizi e attività commerciali, strutture mediche, residenze del personale, strutture ricreative.

[10] Il processo davanti alla terza sezione del Tribunale di Catania si è concluso nel maggio 2004 con l'assoluzione di tutti i 16 imputati di associazione mafiosa in concorso, estorsione e turbativa d'asta. Con Giuseppe Russo sono stati assolti Francesco Pesce, Antonino Pesce, Carmelo Scuderi, Carmela Rita Rodella, Salvatore Tomasello, Giuseppe Cutrona, Cesare Quattrocchi, Adriana Roccamo, Raymond Watkins, Salvatore Di Stabile, Salvatore Proto, Giuseppe Raimondo, Mario Bassini, Giuseppe Sciuto, Giovanni Alonzo.

[11] Il costruttore Paolo Pizzarotti ha dovuto ammettere davanti ai giudici di aver versato a Severino Citaristi, il cassiere della DC, 500 milioni per potersi aggiudicare alcuni appalti per la realizzazione dell’aeroporto Malpensa di Milano. Nel giugno del 1999, proprio alla vigilia dell’affidamento dei lavori per il villaggio di Belpasso, Paolo Pizzarotti è stato sospeso dall’incarico nel Consorzio TAV-Alta Velocità della linea ferroviaria Roma-Napoli, insieme ad alcuni amministratori campani e agli imprenditori Agostino Di Falco (amministratore della società ICLA) e Giovanni Donigaglia della Cooperativa Costruttori d’Argenta.

[12] Nel complesso residenziale di Mineo, i primi di settembre 2003, si è verificata la fuoriuscita di gas naturale durante i lavori di un subappaltatore, con il rischio, fortunatamente sventato, di un’esplosione che avrebbe potuto recare gravi danni alle persone e alle infrastrutture del villaggio USA. Per diversi giorni le abitazioni sono rimaste senza forniture di gas; inoltre si è verificata la fuoriuscita di acqua dalle condutture idriche (In The Signature, 12 settembre 2003).

[13] Mario La Ferla, “Agli yankee piace rosso”, L’Espresso, 24 ottobre 1996.

[14] A Comiso, la Pizzarotti si aggiudicò in particolare uno degli appalti più “chiacchierati”, quello per la demolizione delle vecchie infrastrutture aeroportuali e di costruzione degli alloggi per le truppe (circa 38 miliardi di lire dell’epoca), che scatenò una vera e propria orgia di subappalti, alcuni dei quali finiti ad aziende legate a personaggi in odor di mafia. Per approfondire l’intreccio mafia-militarizzazione relativo alla realizzazione della base missilistica di Comiso si consulti l’ampia raccolta di articoli della sezione “Missili e Mafia” di www.terrelibere.it/memoriacomiso.

[15] La nuova struttura produttiva della ST Microelectronics S.r.l. è composta di 5 edifici destinati ad uffici, supporto, produzioni, impianti e materiali chimici. L'importo complessivo dell'appalto ammonta all'importo netto di Euro 72.159.484,67.

[16] Il nome “Mega II” fu formulato dal Comando della US Navy dopo un piano di costruzione similare realizzato a Napoli e chiamato appunto “Mega I”. Il progetto “Mega II” ha incluso anche il rinnovo dell’Alloggio degli ufficiali adiacente alla “Navy Lodge” di NAS 1, la costruzione di un Centro giovanile, il rinnovo del Quartiere Ufficiali a NAS 2, la demolizione e ricostruzione di un “Auto Hobby Shop” sempre a NAS 2 (nell’area del vecchio “Auto Hobby Shop” è stato insediato un residence per ufficiali). Contemporaneamente all’avvio del Mega II, nel 1997 le autorità statunitensi hanno proceduto all’acquisizione di circa 6 ettari di terreno ad est di NAS 1, dove sono stati realizzati campi da basket e da tennis, piste per il footing, zone ristoro. Il costo di quest’ultimo programma è stato di un milione di dollari.

[17] All’ex presidente della C.M.C. è stata contestata la presunta costituzione di fondi in nero per 3 miliardi e 800 milioni di vecchie lire.

[18] Come già segnalato al processo “Saigon” di Catania i fratelli Antonio e Francesco Pesce sono stati assolti.

[19] L'intervento per la nuova Casa di Reclusione di Reggio Calabria è consistito principalmente nella realizzazione dei seguenti edifici: caserma agenti, direzione, semiliberi, alloggi di servizio, alloggio del direttore e maresciallo, posto di controllo, centrali tecnologiche, accettazione nuovi giunti e colloqui, blocco di detenzione e infermeria, blocco di detenzione, isolamento, sala polivalente e cappella, laboratori e magazzini.

[20] Sempre nel 1996 le Ferrovie della Calabria S.r.l. affidarono la realizzazione delle opere civili e di armamento ferroviario e la costruzione del deposito di Cosenza all’Associazione temporanea d'Imprese avente come mandataria la Imprepar S.p.A. (già Impregilo S.p.A.) e mandante l'Impresa Pizzarotti, subentrata all'ICLA Costruzioni Generali S.p.A. di Napoli. La Pizzarotti è subentrata alla ICLA anche nei lavori di ristrutturazione del Palazzo di Giustizia di Roma dopo il fallimento dell’azienda partenopea ritenuta “vicina” all’ex ministro DC Cirino Pomicino.

[21] Il contratto per un valore di 48 milioni di dollari è stato affidato nel marzo 2001 al consorzio tra le imprese C.M.C. di Ravenna (50%) e Pizzarotti di Parma (50%). L’impatto ambientale dell’opera nelle Filippine è enorme: sono stati scavati pozzi e gallerie, dragati canali e fiumi, rimodellate dighe. Il 18 novembre 2002 l’ingegnere della C.M.C., Dario Patrizi, 61 anni, è stato ucciso nelle Filippine mentre si trovava a bordo della sua jeep diretta all’impianto idroelettrico in via di costruzione. Il veicolo è stato bloccato da ignoti assalitori che hanno aperto il fuoco contro il professionista ravennate.

[22] Cfr. Gazzetta del Sud, 23 dicembre 1992. Sulla presenza della C.M.C. in Calabria ci sono poi le dichiarazioni del senatore Nello Vincelli, recentemente scomparso, in sede di dibattimento al processo per l’omicidio dell’ex Presidente delle Ferrovie dello Stato Lodovico Ligato. Facendo riferimento ad una serie di riunioni che si sarebbero svolte a Roma nei giorni successivi l’omicidio Ligato per decidere la gestione di 650 miliardi di lire per in opere pubbliche stanziati con il cosiddetto “decreto Reggio”, Nello Vincelli raccontò che vi avrebbero partecipato alcuni politici e imprenditori calabresi ed “un rappresentante della cooperativa di Ravenna”, poi inserita nel consorzio per la realizzazione delle opere finanziate. “La presenza della C.M.C.”, ha specificato Nello Vincelli, “rispondeva alla prassi di associare le cooperative di sinistra, così da garantirsi dall’opposizione politica da parte delle forze d’opposizione”. In un successivo incontro, sempre secondo l’ex parlamentare, si sarebbe raggiunto l’accordo sulla spartizione dei lavori e sulle tangenti da versare agli amministratori reggini (In Gazzetta del Sud, 14 febbraio 1997).

[23] A Sigonella, oltre alla realizzazione del complesso ospedaliero, l’A.I.A. Costruzioni ha partecipato ai lavori per la distribuzione dell’alta tensione della base e alla costruzione delle fognature e dell’impianto di depurazione. Come la C.M.C. di Ravenna e la Pizzarotti Parma anche l’A.I.A. Costruzioni ha fatto parte del gruppo di aziende prescelte dal Consorzio Italispaca; l’azienda è risultata mandataria di due consorzi guidati dalla Vianini Lavori di Roma accanto ad imprese di proprietà della famiglia Rendo di Catania.

[24] L’approvazione della variante è stata fatta su richiesta della “principessa” Carla Borghese dopo un iter amministrativo controverso durato oltre dieci anni. La decisione è stata presa da una maggioranza “anomala” del consiglio comunale PDS-AN.

[25] La Sicilia, 26 luglio 2003.

[26] Centonove, 23 aprile 2004.

[27] Tra gli “incidenti automobilistici” il più singolare è accaduto lo scorso 31 ottobre 2003: quattro militari statunitensi in servizio nella base di Sigonella sono stati arrestati a Catania dalla polizia, dopo aver tentato di sottrarsi ad un controllo e speronato con la loro automobile l'auto della polizia. Gli agenti erano intervenuti davanti a una discoteca dopo la segnalazione del furto di un portafoglio da parte di uno degli avventori. I militari USA alla vista dell'equipaggio della volante si erano dati alla fuga ma dopo un breve inseguimento erano stati bloccati. Per essi è poi scattata la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.

[28] The Signature, Sigonella, Sicily, 1 agosto 2003.

[29] Si stima che attualmente nella discarica di contrada Armicci vi siano stoccati rifiuti per oltre l00 tonnellate.

[30] Alla titolarità o alla gestione diretta di Salvatore Proto sono riconducibili le ditte S.I.A.S. S.r.l., Pappalardo Nunzia S.n.c. e S.a.s. di Pappalardo Nunzia & C., e le imprese individuali Pappalardo Nunzia e Privitera Giovanni.

[31] Sia la S.I.A.S. che la Privitera Giovanni avevano la stessa sede sociale in via Cagliari a Sant’Agata Li Battiati; inoltre avevano partecipato fittiziamente alla gara “Janitorial Service” presso la base di Sigonella, vinta nel settembre 1990 dalla Soc. Coop. Trasporiental dei fratelli Pesce.

[32] La moglie di Salvatore Proto è risultata anche amministratrice della Pappalardo Nunzia & C. s.n.c. con sedi a Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, società avente come oggetto la gestione di discariche per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani, il trasporto di merci su strada, gli sbancamenti in genere. Della stessa società sono risultati farne parte i suoi tre figli Domenico, Rosa e Orazio Proto. A Nunzia Pappalardo è riconducibile l’omonima impresa individuale con sede a Misterbianco avente anch’essa per oggetto lavori di movimento terra e lo smaltimento dei rifiuti solidi e speciali. Nunzia Pappalardo è risultata infine socio accomandatario della Primavera di Pappalardo Nunzia & C. S.a.s., con sede in Zafferana Etnea, oggetto sociale la compravendita di beni immobili e la realizzazione di edifici.

[33] Le altre aziende del gruppo Giano S.p.A. sono: Logica S.r.l. (progettazione, realizzazione e manutenzione di impianti industriali); Ecosistemi S.r.l. (trattamenti innovativi dei residui industriali); Compagnia del Mare Messina hub navale S.r.l. (gestione attività culturali e turistiche); Verdemare S.r.l. (agriturismo); Compagnia delle Costruzioni S.r.l. (costruzione e vendita immobili). La Giano S.p.A. fa parte del “Consorzio per il rilancio della zona falcata di Messina”, l’area industriale e militare su cui sono rilevanti gli interessi di tipo speculativo anche in vista della realizzazione del Ponte sullo Stretto. Tra i partner del Consorzio, la Rodriquez Cantieri Navali e la Tourist Ferry Boat, società di navigazione della famiglia Franza, proprietaria del Messina Calcio neopromosso in serie A.

[34] Più specificatamente la Giano Ambiente di Messina è cliente della Erg Petroli S.p.A. di Roma, per cui segue i lavori di “smaltimento terreni” delle Stazioni del Centro-Sud Italia e delle Isole e lo smaltimento dei rifiuti della raffineria di Priolo; della Enichem S.p.A. (smaltimento rifiuti industriali dell’impianto di Mantova e dei fanghi mercuriali dell’impianto di Gela); della Shell Italia S.p.A. (smaltimento terreni inquinati da idrocarburi delle stazioni in tutto il territorio nazionale); della ENI-Agip Petroli S.p.A. (trattamento e smaltimento definitivo di circa 1.500 tonnellate di rifiuti e recupero ceneri presso lo stabilimento di Priolo e smaltimento acque della “Centrale ENI” di Bronte); dell’Enel S.p.A. (smaltimento delle apparecchiature contenenti PCB in tutto il territorio siciliano); delle Ferrovie dello Stato S.p.A. (bonifica delle sottostazioni con presenza di amianto ed rifiuti tossici nocivi); di Trenitalia S.p.A. (smaltimento rifiuti vari ferrovie in Sicilia). Giano Ambiente collabora con una rete di impianti per il trattamento e lo smaltimento (termodistruzione, depurazione o discarica); in Sicilia, in particolare, ha realizzato la discarica per i rifiuti solidi urbani (250.000 metri cubi) a Tripi (Messina) ed eseguito i lavori di “miglioramento” della megadiscarica di Bellolampo (Palermo). Negli ultimi anni l’azienda ha anche operato nella raccolta rifiuti dei Comuni di Messina, Milazzo, Montalbano Elicona, Pace del Mela, Villafranca Tirrena; attualmente gestisce un Centro autorizzato per la raccolta carta a Milazzo ed un’area stoccaggio rifiuti nell’area A.S.I. di Villafranca Tirrena ed è partner di università (Messina, Siena), CNR, agenzie regionali, enti locali, associazioni industriali, istituti professionali nella realizzazione di progetti di ricerca, master, ecc..

[35] La Rodriquez Cantieri Navali S.p.A. controlla a sua volta importanti società della cantieristica commerciale e militare italiana e internazionale: Intermarine, Conam, Rodriquez Engineering, Rodriquez Yachts, Rodriquez Marine System, Rodriquez Logtec, Rodriquez Infrastrutture, Rodriquez Cantieri Navali do Brasil. I 4 cantieri in Italia (Messina, Sarzana, Pietra Ligure e Napoli) progettano e costruiscono imbarcazioni da 14 a 150 metri, in fibra di vetro, carbonio, alluminio e acciaio.

[36] Sino al trasferimento alla newco, la Cantieri Navali Rodriquez S.p.A. era controllata dalle società Ustica Lines di Vittorio Morace, Mrs, Ge Capital e dalla Comecam, azienda di proprietà delle famiglie messinesi Franza e Cuzzocrea e della Giano Ambiente di Gaetano Mobilia (la Comecam ha ceduto le proprie quote del 24,5% incassando 4,5 milioni di Euro). Alla vigilia del cambio di proprietà, i cantieri di Messina hanno affidato all’avvocato Filippo Battaglia la trattativa per la fornitura di pattugliatori e guardiacoste alla marina militare venezuelana e la creazione di una joint venture con la società Dianca di proprietà delle forze armate del Venezuela. Filippo Battaglia è stato al centro di importanti indagini sui traffici d’armi a paesi sotto embargo; recentemente è stato però assolto dal Tribunale di Catania insieme a faccendieri ed imprenditori vicini a Cosa Nostra. In passato è stato anche indagato – e poi prosciolto - dal Tribunale di Caltanissetta nell’ambito della cosiddetta inchiesta sui “Sistemi criminali” relativa ai presunti mandanti esterni della stagione delle stragi del 1992-1993. In occasione della visita della delegazione ufficiale del Venezuela ai Cantieri Rodriquez, ottobre 2003, anfitrione il Battaglia, il Consiglio Comunale ha donato all’avvocato il Grest della città di Messina.

[37] Cfr. Centonove, 17 aprile 1998. Di un’altra azienda implicata con la ODM in traffici di rifiuti radioattivi, la londinese Trd Limited, è risultato essere azionista l’avvocato ticinese Marco Gambazzi, già vicepresidente della Lloyds Adriatico e presidente della finanziaria Geam-Sofinvest SA di Lugano che nei primi anni ’90 ha detenuto il pacchetto di minoranza della Cantieri Navali Rodriquez S.p.A.. La Geam-Sofinvest rientrava nella titolarità di finanzieri Pierluigi Sicilia e Riccardo Rodriquez, figlio quest’ultimo del fondatore dei cantieri navali messinesi e cognato di Gaetano Mobilia.

[38] Cfr: E. Bellavia, S. Palazzolo, Voglia di mafia. La metamorfosi di Cosa nostra da Capaci a oggi, Carocci editore, Roma, 2004, pag. 37. Tra il 1995 e il 1997 la Francesco Ventura S.r.l. ha eseguito i lavori di costruzione del collegamento ferroviario tra il Porto di Gioia Tauro e la stazione di Rosario in associazione temporanea con la COMIL S.p.A. di Catania, società poi dichiarata fallita, che negli stessi anni era impegnata presso la base della US Navy di Napoli-Capodichino alla realizzazione degli edifici "Navy Exchange Building", "Club" e "Dining", per un importo di circa 15 miliardi di lire. La COMIL S.p.A. ha inoltre realizzato il Laboratorio di Fisica Nucleare dell’Università di Catania ed è entrata in consorzio con la COGEI del Gruppo Rendo per le opere pubbliche previste dal piano del Consorzio Italispaca; in associazione temporanea con l’A.I.A. di Catania e il colosso francese Dagremont ha realizzato una parte del nuovo impianto di depurazione delle fognature urbane ed industriali del Comune di Catania.

[39] Si veda in proposito il Decreto 24 maggio 2002 della Regione siciliana avente come oggetto l’”Autorizzazione del progetto dell'E.N.E.L. per la costruzione di un elettrodotto a 150 KV per collegare la ricevitrice Paternò alla C.P. Sigonella”, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.

[40] D.D.G. n° 1893/Serv.2/280, Regione Siciliana - Assessorato Industria, Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana, Palermo, 18 dicembre 2002.

[41] Successivamente al Banco di Sicilia è subentrato il Credito Italiano che ha aperto due sportelli a NAS 1 e 2.

[42] Committee on Appropriations, House of Rapresentatives, Hearing on Military Costruction Appropriations M.C.A. for Fiscal Year 1981, Washington, 1980, pag. 695.

[43] Ministro della Difesa, Documentazione informativa allegata alla lettera al Presidente della Commissione Difesa del Senato in merito alla "progettata visita alle basi Nato in Italia",  Protoc.  242/4, Roma, 28 febbraio 1986.

[44] M. Tedeschini Lalli, “Il difficile status delle basi: italiane, Nato o statunitensi?”, Il Messaggero, 14 aprile 1986.

[45] V. Olcese, Risposta scritta all'interrogazione parlamentare n. 5-00341, Camera dei Deputati, Roma, 16 febbraio 1984.

[46] Si veda in proposito: S. Marchisio, Le basi militari nel diritto internazionale, Giuffrè Editore, Milano, 1984, pag. 121.

[47] “Visite di una delegazione del Senato alle basi NATO di Sigonella e Comiso”, Parlamento e Forze Armate, n. 3, marzo 1986.

[48] S. Barbagallo, “Sigonella più ampi i poteri Usa”, La Sicilia, 9 ottobre 2001.

[49] Il sindacato confederale che certamente non ha mai brillato per conflittualità con i comandi USA, ha indetto uno sciopero di 8 ore il 2 settembre 2003 per protestare contro la mancata applicazione dell'accordo nazionale sulla classificazione del personale, già sottoscritto dai sindacati ma rimesso in discussione dai pareri legali della controparte statunitense. Secondo il sindacato “l'accordo, infatti, permetteva di superare le difficoltà nel reclutare il personale italiano legate al sistema classificativo americano, che non può trovare applicazione in Italia, in quanto il nostro sistema scolastico, e quindi anche i titoli di studio, non trovano riscontro nel sistema americano”. “Dopo tanti anni di richieste per risolvere la questione e l'accordo tra i rappresentanti del governo statunitense e le organizzazioni sindacali – ha commentato Tony Fiorenza, segretario provinciale Fisascar Cisl - questo non è stato ancora applicato... Questo significa mettere a rischio, nel futuro, sia la certezza e l'autorevolezza di chi ha firmato quegli accordi in rappresentanza delle rispettive parti, sia la validità di quanto si sottoscrive” (Cfr. La Sicilia, 1 settembre 2003).

[50] Il seminario di Catania è stato organizzato da Attac Catania, Attac Caltagirone, ARCI, Collettivo La Tarantola, Collettivo Kamurria, CEPAS, CISS, www.Terrelibere.it, Centro Impastato, Casa Comune di Augusta, Messina Social Forum, S.In.Cobas e ha visto la partecipazione di Nicola Cipolla (Cepes), on. Elettra Deiana (PRC - Commissione Difesa), Ivano Di Modica (Casa Comune), on. Giuseppe Lumia (DS – Commissione Antimafia), Antonio Mazzeo (Terrelibere.it), Umberto Santino (Centro Impastato). A conclusione dei lavori è stata lanciata la campagna “Sigonella da base della morte a ponte dei popoli” per la smilitarizzazione e la riconversione dell’infrastruttura.

[51] Poiché il comando USA ha espresso la propria intenzione a non reintegrare i dipendenti licenziati, CISL e UIL hanno richiesto l’intervento della Prefettura di Catania.

[52] Nell’edificio “Navy Exchange Mall”, vero e proprio centro commerciale, sono ospitati un Ufficio Postale, una libreria con annessa rivendita di quotidiani e riviste statunitensi, il “T-shirt shop”, l’”Optical Shop”, il “Frame Shop”, il “British/Italian Souvenir Shop”, il “Sight and Sound Shop” (vendita di apparecchiature e materiale video-fotografico, computer, ecc.). Sono inoltre presenti il "Sweet Candy Corner" che vende dolci tipici USA ed italiani ed il “The Home Furnishing Center” per la vendita di elettrodomestici, materiale elettrico ed informatico.

[53] Tra le infrastrutture di NAS 1 finalizzate alla ricreazione, allo sport e alla cultura si segnalano: l’”Activity Zone” che può essere affittata al personale USA per party e feste e in cui sono organizzate corsi di lingua italiana ed aerobica; l’”Adventures Unlimited & Co.”, un centro che mette a disposizione attrezzature sportive e da campeggio; l’agenzia turistica “Angie's Travel”; un cinema-teatro; il club “City Beat” che dispensa concerti e feste da ballo; il ristorante “The Garden Restaurant”, il “Golden Anchor Pub & Conference Center”, club musicale e centro sociale; l’”Information, Tours and Travel (ITT)” preposto all’organizzazione di viaggi ed escursioni in Sicilia e all’estero ed alla prenotazione di ristoranti ed hotel; la “Library”, biblioteca con una dotazione di oltre 25.000 volumi; il “Market Street Grill”, ristorante e steak-house; il “Teen Center”, centro sociale, internet point e sala videogiochi per i ragazzi compresi tra i 13 e i 18 anni; il “Tenpins!”, sala bowling con annesso snack bar e ristorante.

[54] Le infrastrutture educative comprendono un asilo, una scuola elementare e media (“Family Member School Stephen B. Decatur”) e tre istituti superiori-universitari dipendenti dalla University of Maryland, dalla Embry-Riddle Aeronautical University e dal City College di Chicago, i quali offrono differenti corsi di studio e di specializzazione. La “Stephen Decatur School” dipende dal Department of Defense Overseas School e dalle sezioni decentrate dei Comandi USA di Vicenza e Wiesbaden (Germania). Nell’istituto di Sigonella sono iscritti un migliaio circa di studenti e vi lavorano 80 insegnanti.

[55] Si segnala in proposito il club “Lava Lunge”, l’”Auto Hobby Shop”, i ristoranti-bar "Bee Bar", "Subway", “Bowling Alley”, il supermercato “Seven Day Store, il negozio HiFi “Sight 'N Sound”.

[56] Nell’area commerciale-ricreativa di NAS 2 è presente tra gli altri il ristorante “Da Michele”, mentre è stato inaugurato nel 1998 il “Nex Auto Port” per la vendita di accessori auto. Ci sono poi il “Jox Sports Bar” (club dove è possibile assistere ad eventi sportivi televisivi o giocare a biliardo e ai video games); lo snack bar “Take 5” con tavoli da ping pong e video games.

[57] Annualmente l’Air Terminal di Sigonella riceve 120.000 passeggeri ed opera 24 ore su 24. Le operazioni di movimentazione passeggeri e merci sono affidate con contratto privato dalla US Navy ad aziende private italiane. Dal novembre 2002 è il Consorzio Algese a gestire il servizio dell’Air Terminal. Algese è una joint venture di tre società (l’Alisud, la Gescac e Servisair) ed occupa 233 dipendenti. Originariamente l’Air Terminal fu gestito dalla sola Alisud, società fondata nel 1956; nella seconda metà degli anni ’90 all’Alisud subentrò un consorzio italo-statunitense composto dalle società Pae, Aviation Management e Climega Sud. L’arrivo a Sigonella del consorzio coincise con la grande stagione di lotte dei dipendenti civili di Sigonella (il cosiddetto “Popolo dei cancelli”) contro il programma di tagli occupazionali e salariali ed il peggioramento delle condizioni di lavoro e dell’agibilità sindacale all’interno della base predisposto dal trio Pae-AM-Climega. Come recentemente denunciato da alcuni lavoratori, con il ritorno dell’Alisud e del Consorzio Algese si è registrato un ulteriore peggioramento delle condizioni lavorative e l’ennesimo attacco ai diritti sindacali.

[58] A NAS 2 ci sono anche altri negozi e bar-ristoranti ad uso esclusivo del personale USA: un secondo “Seven day Store”, il "Pizza Villa" (ristorante-pizzeria italiano), il “Bee Bar” ed un locale della catena “Burger King” recentemente inaugurato presso il terminal aereo.

[59] È opportuno segnalare che negli ultimi due anni il Comando USA ha denunciato ripetuti e gravi atti di vandalismo all’interno dei residence, con danneggiamenti di strutture e beni. Sono state avviate inchieste interne per identificare e punire gli autori.

[60] I Comuni che costituiscono il Consorzio “Libertà e legalità” sono: Catania, Acicastello, Acicatena, Acireale, Belpasso, Mascali, Mascalucia, Misterbiano, Motta Sant’Anastasia, Paternò, Ramacca e San Gregorio.

[61] P. Finocchiaro, “Sigonella base strategica al centro del Mediterraneo”, Gazzetta del Sud, 13 agosto 1990.

[62] IRDISP, Quello che i Russi già sanno e gli italiani non devono sapere, Roma, 1983, pag. 8.

[63] E. Melandri, S. Semenzato, Bella Italia armate sponde, Irene edizioni, Roma 1989, pag. 238.

[64] Poco fuori dal centro abitato di Augusta, in località Palombara, sorge il Centro Operativo Protetto della Marina ("TLC Palombara"), sede alternata al Centro di Comando e Controllo della M.M. di Santa Rosa (Roma); esso ospita il COMEDCENT, il Comando Navale NATO da sempre assegnato agli italiani e che sovrintende alle operazioni delle forze aeronavali dell'Alleanza nell'area del Mediterraneo centrale, ed il CINCNAV, il Comando in Capo della Squadra Navale nazionale. Nei pressi del Centro Operativo di Palombara, in un'area ricadente nel territorio del comune di Melilli, sorge il Deposito Generale della Marina Militare di Cava Sorciara, dove sono state immagazzinate per anni armi chimiche la cui produzione risalirebbe agli anni precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e che oggi è utilizzato per lo stoccaccio temporaneo delle testate e dei sistemi d’arma destinati alle unità della VI Flotta.

[65] Il 5 agosto 2002 i reparti della Marina USA di Sigonella hanno trasferito al SISMI una comunicazione sulla presenza nella motonave “Sara” (battente bandiera dell'isola del Tonga ed in sosta nei pressi della costa di Gela) di 15 cittadini pakistani ritenuti appartenenti a cellule terroristiche filo Al Qaida. In seguito è intervenuta la Marina militare italiana che ha fermato la motonave; il comandante, interrogato, ha riferito che i pakistani erano stati imbarcati a Casablanca “su ordine degli armatori”. “Ben presto – si legge nell’informativa delle autorità inquirenti – egli si sarebbe accorto che i nuovi venuti non erano in possesso di cognizioni marinare e tenevano un comportamento a dir poco inquietante in quanto, oltre a non contribuire alle incombenze della vita di bordo, facevano gruppo a sé e talora si riunivano inneggiando al Pakistan ed ai Talebani. Gli armatori, informati di ciò, gli avrebbero dato istruzioni per un trasbordo, mai avvenuto, di dette persone su altra nave in acque internazionali, e ciò avrebbe giustificato il girovagare della nave tra la Sicilia e l'Africa, finché non si era verificata un'avaria”. La vicenda presentava di per sé alcuni lati oscuri: la nave aveva cambiato repentinamente la rotta ed invece di dirigersi verso il porto libico di destinazione si era trasferita in acque italiane a sud della Sicilia; dopo essere stata avvistata vicino al litorale ragusano la nave si era fatta identificare con un nome diverso da quello successivamente individuato sulla prua; il nome della nave era stato cambiato per cinque volte dall'armatore che aveva acquistato cargo (un imprenditore greco residente in Romania). Nonostante le tante zone d’ombra, le autorità italiane hanno preferito credere alla versione dei marittimi rumeni che hanno accusato i 15 pakistani di “condotta allarmante”. A questi ultimi sarebbero stati sequestrati falsi documenti, consistenti somme di denaro e appunti codificati. I servizi di informazione della Marina militare statunitense avrebbero decifrato i documenti: stando alla ricostruzione della Procura di Caltanissetta “la conferma che si tratti di gruppi terroristici è giunta dal ritrovamento di numerosi appunti su carta, con annotati nomi di persone e, accanto, una dicitura in pakistano che significa “persona che unisce in matrimonio””. L'annotazione sarebbe apparsa per la prima volta nelle indagini antiterrorismo nel processo per il primo attentato alle torri gemelle del '93. “Un riferimento convenzionale che indica l'appartenenza ad organizzazioni terroristiche secondo quanto ci ha suggerito l'intelligence americana”, ha spiegato ai giornalisti il procuratore di Caltanissetta, Francesco Messineo (Cfr. La Sicilia, 12 settembre 2002). Subito dopo il sequestro della nave, accanto agli investigatori e ai magistrati italiani è comparso anche Samuel Worth, capo dell'USNCIS (Servizio segreto della Marina statunitense) di stanza a Sigonella, a riprova di come la US Navy abbia seguito la contraddittoria vicenda anche nella fase istruttoria. Ancora oggi è aperto presso il Tribunale di Caltanissetta un procedimento penale per associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico nei confronti dei 15 marittimi pakistani.

[66] J. Handler, W. Arkin, Nuclear Warships and Naval Nuclear Weapons: A Complete Inventory, Neptune Papers n. 2, Washington, 1988, pag. 19.

[67] House of Rapresentatives, Hearing on M.C.A. for Fiscal Year 1984, Washington, 201-2-4 13-3-1984, pag. 330.

[68] Lo Squadrone di Combattimento HC-4 fu attivato nel luglio 1965 presso il NAS di Lakehurst  (New Jersey). Otto anni più tardi lo squadrone assunse compiti di combattimento anti-sottomarino; nei primi anni ’80, con l’entrata in funzione dei nuovi elicotteri Sikorsky CH-53E “Super Stallion”, l’HC-4 fu trasformato in squadrone di supporto logistico.

[69] L’ MH-53E “Sea Dragon” ha un’autonomia di volo di 650 miglia nautiche ed una velocità massima di 150 nodi. Può trasportare carichi sino a 16 tonnellate.

[70] Durante il conflitto in Afghanistan lo squadrone HC-4 ha operato presso lo scalo aereo di Karachi (Pakistan).

[71] Cfr. La Sicilia, 27 giugno 2002.

[72] Cfr: La Sicilia, 16 luglio 2003

[73] Per una lista completa degli incidenti militari verificatisi in Sicilia negli anni ’80 e relativi alla presenza della base di Sigonella e del porto di Augusta si veda: A. Mazzeo, Non solo Ustica. Il rischio militare in Sicilia, Armando Siciliano Editore, Messina, 1990.

[74] Si tratta della “Naval Radio Transmitter Facility N8” che assicura le trasmissioni HF e LF ai comandi USA in Europa e nello scacchiere mediterraneo.

[75] Il Centro ASW di Sigonella fu inaugurato nel 1968. All’inizio fu classificato come “Anti-Submarine Classification and Analysis Center”; quattro anni più tardi l’infrastruttura fu elevata ad “Air ASW Tactical Support Center (TSC)” e destinata alla pianificazione e all’analisi delle missioni degli squadroni P-3 installati nella base.

[76] Il ”Detachment Four” NCTSI ha giocato un ruolo centrale nella raccolta ed elaborazione dati delle operazioni militari USA “Enduring Freedom”, “Northern Watch”, “Juniper Cobra”, “Destined Glory”, “Clean Hunter”, “Dynamic Mix”. Il gruppo di stanza a Sigonella si addestra oggi per garantire il proprio intervento e il trasferimento “on-call” di apparecchiature e tecnici in ogni area dell’Europa.

[77] Ministero della Difesa, Risposta scritta ad interrogazione del senatore Malabarba N. 4-03839, Roma, 9 dicembre 2003.

[78] Oltre ad essere privo di radar di controllo ed avvicinamento, l’aeroporto di Fontanarossa non è dotato degli appositi apparati tecnologici (radar-lidar-wind profiler) preposti alla individuazione delle nubi vulcaniche, come invece avviene in tutti gli altri aeroporti del mondo interessati dal medesimo fenomeno. Lo scalo subisce poi la pesante servitù militare rappresentata dall’esistenza della stazione elicotteri della Marina (Maristaeli), tra le più grandi d’Italia; l’area demaniale ospita inoltre reparti di volo di Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera e dei Vigili del Fuoco. La richiesta di trasferire a Sigonella questi reparti per “ampliare” le capacità recettive dello scalo catanese ai charter e ai velivoli per il trasporto merci è stata fatta da diverse forze politiche, ma le autorità militari si sono dette indisponibili per il “sovraffollamento” di Sigonella. Intanto a Fontanarossa sono in corso investimenti pubblici per circa 170 miliardi di vecchie lire ai quali si aggiungeranno presto i finanziamenti previsti dagli accordi Stato-regione e ed i fondi ex articolo 17 della società di gestione SAC, in via di privatizzazione.

[79] Cfr. La Sicilia, 14 dicembre 2002. Durante la chiusura dello scalo di Catania-Fontanarossa nel periodo compreso tra il 21 e il 30 novembre 2002 per lavori alla pista, parte dei voli passeggeri sono stati dirottati a Sigonella, nell’area della base che ospita il 41° Stormo antisom dell’AMI. La precarietà della struttura e le priorità di ordine militare hanno però limitato fortemente l’attività civile: gli aerei hanno potuto operare solo dall'alba al tramonto perché “le procedure di atterraggio militari sono diverse da quelle civili”; la struttura, “per problemi logistici”, ha ospitato soltanto il 50% delle tratte programmate a Fontanarossa ed alcune compagnie sono state costrette a spostare i voli sull'aeroporto di Reggio Calabria.

[80] Si veda in proposito l’articolo di Salvo Barbagallo, “Sigonella, più ampi i poteri Usa”, La Sicilia, 9 ottobre 2001.

[81] In riferimento ai cosiddetti “AIRPROX” (i rischi di collisione in volo) avvenuti nei cieli del basso Tirreno tra il 13 ed il 15 dicembre 2000, le autorità di vigilanza hanno specificato che “secondo la comunicazione del Comandante della NAS di Sigonella, datata 12 gennaio 2001 (nella quale costui prova a giustificare il mancato inoltro all’ENAV della notifica originata dalla USS "Truman" a causa dell’avaria), il personale di Sigonella avrebbe, comunque, provveduto a passare le informazioni ed a richiedere le approvazioni riguardanti tali voli operativi al personale a ciò addetto della "Italian Air Force" … Dal che risulterebbe che tutta l’attività, non portata direttamente a conoscenza dell’ENAV, era però nota ai reparti dipendenti dallo Stato Maggiore AM e dalla DAT, per cui almeno il tipo d’informazione riguardante i tempi, i luoghi e le modalità dell’esercitazione avrebbero potuto essere acquisiti anche a manovre iniziate, onde attuare gli eventuali provvedimenti di reinstradamento del traffico aereo civile”.

[82] V. Gualerzi, “Base di Sigonella, punto di snodo per armi nucleari”, Il Manifesto, 11 agosto 1990.

[83] L'EODMU 8 è un distaccamento dell’EOD Unit Two della US Navy che ha sede nella base di Little Creek (Virginia) ed è sotto la responsabilità dell’area del Comando CINCLANTFLT. Il distaccamento è stato assegnato a Sigonella nell’ottobre del 1991 per supportare le operazioni dirette dal Comando della Marina USA in Europa (CINCUSNAVEUR) e quelle che le vengono assegnate in Europa, Africa e Medio Oriente dai Servizi segreti statunitensi e dal Dipartimento di Stato. I reparti sono dotati di sofisticate apparecchiature sonar per condurre le ricerche sottomarine anche a profondità elevate. L’EODMU 8 è stato operativo nel nord Afghanistan in occasione dell’”Enduring Freedom” (gennaio 2002). A fine gennaio 2003 il reparto è stato impegnato in una singolare esercitazione nel poligono di Drazzi (Agrigento): la simulazione di un “attacco di una forza terroristica legata ad Al Qaeda con bombe e granate di un accampamento dei Marine installato in una remota regione del Medio Oriente”. Il personale militare USA è poi intervenuto per ritrovare le armi non esplose e disattivarle.

[84] I team di MOMAU-5 vengono distaccati periodicamente per esercitazioni in Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Grecia, Turchia, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait ed Israele. I velivoli che utilizzano le bombe sono gli F-14, gli F-18, i P-3.

[85] A partire dell’autunno 2003 un team della Navy Enviromental and Preventive Medicine Unit Seven (NEPMU 7) è stato distaccato a Monrovia (Liberia) in supporto della Joint Task Force Liberia.

[86] Nell’“US Naval Hospital” di Sigonella sono operativi i reparti di cardiologia, ostetricia, oftalmologia, optometria, ortopedia, pediatria, medicina interna, radiologia, medicina aerea, dietetica, medicina generale, dermatologia, terapia fisica, medicina dentale e neurologia.

[87] House of Rapresentatives, Hearing on M.C.A. for F.Y.1988, Washington, 1987, pagg. 982-986.

[88] L’EA-6B- “Prowler” è in grado di "spazzare" dall'etere qualsiasi segnale radar o radio: quando i sistemi elettronici di bordo captano la frequenza di un radar, scaricano nell'etere segnali molto più potenti sulla stessa frequenza finendo per oscurare completamente i sistemi avversari. Il "Prowel" è  inoltre in grado di “ingannare” i radar avversari, facendo apparire falsi aerei nei terminali.

[89] J. Handler, W. Arkin, Nuclear Warships and Naval Nuclear Weapons: A Complete Inventory, Neptune Papers n. 2, Washington, 1988, pag. 19.

[90] E. Melandri, S. Semenzato, Bella Italia armate sponde, cit., pag. 13.

[91] W. Arkin, R. Fieldhouse, Nuclear Battlefields - Global links in the Arms Race, Ballinger Publishing Company, Cambridge USA, 1985, pag. 224.

[92] J. Handler, W. Arkin, Nuclear Warships and Naval Nuclear Weapons: A Complete Inventory, cit., pagg. 17-18.

[93] Interarma News, n. 2, 1991, pag. 50.

[94] Lo scalo di Sigonella fornisce un supporto tecnico e logistico alle operazioni dei cacciaintercettori F-104 ed AM-X, dei bombardieri MRCA “Tornado” e di altri velivoli da combattimento assegnati a Stormi dell’Aeronautica militare italiana di base in altre regioni d'Italia inviati in esercitazione nel Mediterraneo centrale. Anche questi velivoli possono essere adibiti al trasporto di testate atomiche.

[95] Dopo la visita a Sigonella della Commissione difesa del 30 marzo 2003, i parlamentari della Casa della Libertà (Giuseppe Palumbo, Ilario Floresta, Pino Firrarello di Forza Italia; Filippo Drago dell' Udc e Fabio Fatuzzo di An) hanno contestato le dichiarazioni dei Verdi e di Rifondazione Comunista definendo “provocatorio” l’atteggiamento che questi ultimi avrebbero tenuto nei confronti del comandante della base. “Hanno ostinatamente tentato di coartare il comandante per fargli violare i vincoli di segretezza senza tener conto che le loro pressanti richieste non potevano essere soddisfatte se non nei limiti posti dalla legge a cui, non solo gli ufficiali italiani di Sigonella, ma gli stessi deputati devono attenersi”. Per comprendere le dimensioni del servilismo dei deputati della maggioranza di governo, tutti siciliani, è opportuno ricordare che gli stessi hanno definito la visita a Sigonella “esaustiva e soddisfacente” perché "ha consentito di verificarne l'organizzazione in tutti i suoi aspetti normativi e gestionali”. “È stato ampiamente constatato che è una base militare italiana, comandata da ufficiali italiani, e che ospita alcuni reparti NATO come ogni altra base militare 'atlantica’”. I parlamentari hanno infine dato “atto al comandante dell’ampia disponibilità dimostrata nei confronti della delegazione parlamentare a cui è stata 'aperta' la base senza alcuna esclusione che non fosse conseguente ai protocolli firmati nel 1954 dallo Stato italiano e mantenuti in vigore da tutti i governi succedutisi” (Cfr. La Sicilia, 31 marzo 2003).

[96] Il “Breguet 1150 Atlantic” è un pattugliatore marino con un equipaggio di 13 uomini, un'autonomia di 9.000 chilometri e 13 ore di volo ed una velocità massima di 650 chilometri all'ora.

[97] Lo Squadrone VP-16 era già stato distaccato a Sigonella dalla Marina Usa nel 1996; i suoi P-3C “Orion” operarono per l’occasione ad Entebbe, Uganda, “nel sostegno ai profughi e ai rifugiati presenti al confine con lo Zaire”.

[98] Il Patron Squadron Eight “Fighting Tigers” era già stato a Sigonella dal febbraio all’agosto 2000 per partecipare ad una serie di esercitazioni USA e NATO nel Mediterraneo.

[99] Il VP-45 Patron Squadron Four Five “Pelicans” è normalmente di stanza presso la base aeronavale di Jacksonville, Florida.

[100] In particolare gli U-2 hanno operato da Sigonella in occasione dell’attacco alla Serbia, al Montenegro e al Kosovo nella primavera del 1999. In quell’occasione dalla base siciliana furono smistati armamenti, munizioni e materiali vari alle navi della marina USA che si trovavano in Adriatico e alle basi di Aviano, Bari e Tuzla (Bosnia).

[101] La sigla NCBR indica le parole Nucleare, Chimico, Biologico e Radiologico.

[102] Cfr: La Sicilia, 19 febbraio 2004. Solo a titolo di cronaca è opportuno segnalare che poco meno di un mese prima dall’esercitazione PSI, il 25 gennaio 2004 un caccia F-16 dello Stormo di Trapani Birgi era precipitato in mare ad una quindicina di chilometri dalla base mentre era di ritorno da una missione addestrativa. Fortunatamente il pilota è riuscito a lanciarsi prima dell’impatto del velivolo con l’acqua ed è stato tratto in salvo da un elicottero HH-3F della squadriglia di ricerca e soccorso della stessa base dell'aeronautica italiana.

[103] Nell’occasione era presente ad Augusta il Consigliere Paolo Cuculi, del neo-dipartimento “Disarmo e non proliferazione” del Ministero degli Affari Esteri.

[104] S. Salemi, “Augusta, quattordici paesi impegnati in esercitazione navale antiterrorismo”, Gazzetta del Sud, 24 aprile 2004