Sicilia: La giunta Lombardo senza maggioranza:
"Si è dissolta dopo bocciatura del Dpef"
Tensione all'assemblea regionale dopo il no al Documento di programmazione economica
Il governatore alla ricerca di una nuova maggioranza: "Ci vorrà almeno un mese"
Primi tentativi di accordi PD/MPA...
Si dimette l'assessore regionale alla Presidenza, Gaetano Armao
attaccato dall'opposizione per un conflitto d'interessi

PALERMO 2 dicembre 2009- Il centro-destra siciliano è ufficialmente in frantumi, e il governatore Raffaele Lombardo
ne ha preso atto davanti all'Assemblea regionale: "Con il voto che ha bocciato il Dpef si è verificata una dissoluzione
della maggioranza" ha detto il presidente della Regione, intervenendo a Palazzo dei Normanni nel dibattito sulla crisi
della maggioranza esplosa nelle settimane scorse dopo la bocciatura trasversale del Dpef all'Ars e sul programma
del futuro esecutivo.

La seduta aveva all'ordine del giorno il voto sulla mozione di sfiducia (tecnicamente, il ritiro di tutte le deleghe) presentata
dal Pd contro l'assessore alla Presidenza, Gaetano Armao, al quale è stato contestato un palese conflitto d'interessi nella gestione della vicenda dei termovalorizzatori. Lombardo è riuscito ad aggirare l'ostacolo del voto convincendo l'assessore
a rinunciare spontaneamente alle deleghe, mossa che ha costretto il Pd a ritirare la sua mozione, e subito dopo si è presentato in aula per annunciare come intende ricostruire la sua maggioranza.

"Il sistema Regione va riformato con determinazione, senza mugugni con la partecipazione di chi ci crede", ha detto, prendendo atto dei voti contrari del Pdl ufficiale e dell'Udc. "Se avessi trovato una via diversa l'avrei percorsa" ha aggiunto. "Non abbiamo alternative rispetto a questo percorso di riforme".

Ora si riparte con un nuovo programma con chi ci sta, ''con chi ci crede'', ha spiegato il governatore, aprendo a soluzioni politiche diverse. "I siciliani non vogliono le elezioni anticipate" ha avvertito. I rappresentanti degli imprenditori e i sindacati, ha aggiunto Lombardo, "ci hanno reso atto di avere trovato in questo governo un interlocutore attento e disponibile, "ci hanno espresso rammarico per l'instabilità, le liti e le beghe", ma "ci hanno incitato ad andare avanti perché la Regione torni ad essere promotrice di sviluppo".

Un primo, prudentissimo, segnale di disponibilità è arrivato dal Pd, che però pretende la rottura ufficiale tra Lombardo e Berlusconi. "Il gruppo del PD all'Ars ribadisce che la crisi dell'alleanza di centrodestra che ha sostenuto Lombardo ha ormai raggiunto l'epilogo: continuare a nascondere questo dato è causa della paralisi politico-amministrativa che investe il governo della Regione" si legge in un documento del Pd, diffuso dopo la riunione a Palazzo dei Normanni del gruppo, riunione alla quale hanno partecipato il capogruppo Antonello Cracolici, il segretario regionale, Giuseppe Lupo, e Filippo Penati, coordinatore della segreteria politica di Pierluigi Bersani. "Sancire il fallimento della maggioranza è condizione essenziale per verificare la possibilità di aprire una stagione delle riforme".

In base allo Statuto siciliano, nessun voto dell'Assemblea può mettere in crisi il governo regionale, che dunque rimane in carica nella pienezza dei suoi poteri. Lombardo ha già chiesto "almeno un mese" per la ricerca di una nuova maggioranza.