Servizio idrico in Sicilia torna in mano ai Comuni
 Giovedì 20 Dicembre 2012

Palermo. 20/12/2012 «La Regione riconosce l'acqua quale patrimonio pubblico da tutelare e trattare in quanto risorsa limitata, di alto valore ambientale, culturale, economico e sociale; considera altresì l'accesso all'acqua quale diritto umano, individuale e collettivo e indirizza prioritariamente i propri obiettivi alla salvaguardia dei diritti e delle aspettative delle generazioni future». E' l'incipit dell'articolo unico del disegno di legge, approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'assessore all'Energia e Servizi di pubblica utilità, Nicolò Marino, che prevede il riassetto complessivo del servizio idrico integrato, anche nel rispetto dell'esito del referendum del mese di giugno del 2011. Entro il ...31 dicembre del 2013, le attuali Autorità d'ambito saranno messe in liquidazione e le competenze saranno assegnate ai Comuni che potranno esercitarle in forma singola o associata, «secondo le indicazioni contenute in un apposito Decreto presidenziale che disciplinerà la fase transitoria e la verifica delle gestioni esistenti». Nelle province in cui le gestioni privatistiche non sono mai partire, per esempio la provincia di Siracusa, sarà annullato il commissarimento. Laddove il servizio è già gestito da privati o è in corso di affidamento, evidentemente, si apriranno dei contenziosi. «Viene avviato - si legge ancora nel disegno di legge - il processo di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato, negli Ambiti territoriali eistenti e la fase di liquidazione delle Ato, per la quale le funzioni di commissari straordinari e liquidatori saranno assunte dai presidenti dei consigli di amministrazione delle disciolte autorità». Per il presidente della Regione, Rosario Crocetta, si ristabilisce un principio universale: «L'acqua è un patrimonio dell'umanità e, pertanto, deve esserne garantito a tutti l'uso. Soprattutto, agli indigenti che devono potere disporre di una quantità minima garantita. Non dovrà più accadere che a chi non può permettersi di pagare bollette salate, venga chiuso il contatore in maniera selvaggia. Vuol dire che i più poveri pagheranno tariffe inferiori, mentre chi può permetterselo pagherà qualcosa in più. E' un problema di giustizia sociale».