Sicilia, Comune di Falcone: colonia di mafia fra Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto.
di Antonio Mazzeo

Nel cuore di una delle zone nevralgiche della nuova mafia, una tranquilla cittadina di provincia che tanto tranquilla non è…

Poteva essere il paradiso. Invece è cemento, cemento, cemento. A destra ci sono la rocca con le rovine e il santuario di Tindari e la straordinaria riserva naturale dei laghetti di Marinello. Dalla parte opposta si scorgono il promontorio di Milazzo e i Peloritani. Di fronte l’azzurro del Tirreno e nello sfondo, nitide, le sette isole Eolie. Falcone, cittadina della provincia di Messina con meno di 3.000 abitanti, poteva essere una delle perle turistiche, ambientali e paesaggistiche della Sicilia. Il territorio, però, è irrimediabilmente deturpato da orribili complessi abitativi, alverari-dormitori per i sempre più pochi turisti dei mesi estivi. Del peggiore, risalente all’inizio degli anni ’80, nessuno ricorda più il nome originale. Lo si conosce come il “Casermone”, una miriade di miniappartamenti di appena 50 mq, a due passi dal mare. Vicine alle spiagge sempre più erose dalle correnti e dalla moltiplicazione di porti e porticcioli sorgono altre strutture soffocanti e impattanti. Ma alla furia di progettisti e costruttori non sono scampate neppure le colline, sventrate da strutture talvolta simili a vere e proprie prigioni per villeggianti.

A colpire ulteriormente il centro abitato e le frazioni collinari ci hanno pensato pure un terremoto nel 1978 e, l’11 dicembre 2008, l’alluvione generata dallo straripamento del torrente Feliciotto. Gli interventi post-emergenza hanno fatto il resto: ulteriori colate di asfalto e cemento senza che mai si mettesse in sicurezza un territorio ad altissimo rischio idrogeologico, fragilissimo e dissestato. E le speculazioni hanno richiamato la mafia, quella potentissima e stragista di Barcellona Pozzo di Gotto e delle “famiglie” affiliate di Terme Vigliatore, Mazzarrà Sant’Andrea e Tortorici. E Falcone, sin troppo debole dal punto di vista sociale, è divenuta facile preda del malaffare.

Sin dai primi anni ’70, l’economia agricola e il vivaismo erano sotto l’assedio della cosca di Giuseppe “Pino” Chiofalo (poi controverso collaboratore di giustizia). Fu proprio a causa di una tentata estorsione ai vivaisti falconesi che egli venne arrestato per la prima volta nel febbraio 1974, unitamente a Filippo Barresi, uno dei suoi più fedeli affiliati del tempo. Poi l’ecomafia poté ingrassare con i lavori autostradali e ferroviari, le megadiscariche di rifiuti di ogni genere, i piani di urbanizzazione selvaggia, i complessi turistico-immobiliari che volevano scimmiottare il disordinato residence di Portorosa della confinante Furnari. E come Portorosa, ville e villini di Falcone sono stati utilizzati come rifugio per le latitanze dorate di boss e gregari di mafia, palermitani e catanesi. Nel comune hanno risieduto stabilmente criminali e killer efferati, come Gerlando Alberti Junior, condannato in via definitiva per aver assassinato, nel dicembre del 1985, la diciassettenne Graziella Campagna di Saponara, testimone inconsapevole degli affari di droga e armi della borghesia mafiosa peloritana.

Ovvio che il  territorio che non poteva restare indenne dalla guerra tra cosche che tra Barcellona e i Nebrodi farà più di un centinaio di morti tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90. Un bagno di sangue per accaparrarsi appalti e sub-appalti di opere pubbliche, gestire cave e discariche, cementificare la costa e i torrenti. Omicidi efferati. Eccellenti. Il 14 dicembre 1987, ad esempio, a Falcone vennero assassinati Saverio e Giuseppe Squadrito, rispettivamente padre e figlio, entrambi pregiudicati e vicini alla criminalità barcellonese. Saverio svolgeva la professione di pescatore, mentre Giuseppe risultava titolare di un’impresa di bitumi. A giustiziare i due, un commando guidato da Pino Chiofalo, giunto nel comune tirrenico qualche ora dopo aver consumato a Barcellona Pozzo di Gotto un altro duplice omicidio, quello di Francesco Gitto, facoltoso commerciante ai vertici della vecchia mafia del Longano, e Natale Lavorini, suo dipendente.

Era originario di Falcone Vincenzo Sofia, inteso “Cattaino”, ucciso il 7 novembre 1991 dopo essere stato sequestrato in un deposito di materiale inerte di Mazzarrà Sant’Andrea. “L’omicidio fu deciso dal mio gruppo per rispondere alla morte di Giuseppe Trifirò “Carrabedda””, ha raccontato il neocollaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, già a capo delle “famiglie” di Terme e Mazzarrà. “Ci eravamo convinti che “Cattaino” fosse vicino ai Chiofaliani ed avesse svolto la funzione di sorvegliare i movimenti di “Carrabedda” nel periodo precedente la sua uccisione”. Sofia fu condotto in una chiesa abbandonata nelle campagne di Novara di Sicilia, dove fu finito con un colpo di pistola calibro 7.65 sparatogli in fronte. Il corpo fu poi occultato nel greto del torrente Mazzarrà, in quello che per anni è stato il cimitero della mafia locale. Il 21 maggio del 1992 fu la volta del falegname Angelo Squatrito a cadere vittima di un agguato mafioso mentre si trovava al lavoro a Terme Vigliatore. Domenico Tramontana (grande estortore- gestore di bar e ristoranti a Portorosa, poi assassinato il 4 giugno 2001) e Filippo Barresi, al tempo latitanti, lo avevano scambiato per errore per Nicolino Amante, un amico di Lorenzo Chiofalo, il figlio di don Pino. Il destino di Amante era tuttavia segnato: verrà assassinato in pieno centro a Falcone diciassette giorni dopo.

Il 5 marzo 1996, ad essere ucciso sul lungomare cittadino, fu il barcellonese Felice Iannello, precedenti per truffa e ricettazione e imputato in un procedimento per furto a un deposito di acque minerali. E originari di Falcone furono pure due vittime di lupara bianca: Francesco Micari, fatto sparire la notte del 12 febbraio 1991 e Vincenzo Bertilone, scomparso il 16 maggio 1996.

Il conflitto modificherà l’organigramma delle cosche locali sino a consacrare leader Santo Gullo. Fu Pino Chiofalo, nei primi anni ’90, a rivelare agli inquirenti l’importanza assunta dal malavitoso falconese. “C’era la guerra di mafia con i barcellonesi e il nostro clan necessitava sempre più di armi efficienti e di qualità. Fu quindi per tale ragione che ci portammo a Lesa, in provincia di Novara, dove risiedeva Filippo Barresi. Costui era in stretti rapporti con un tale che risiedendo in quelle zone, era ben introdotto nel giro del grande traffico di armi dalla Svizzera e da altri paesi europei. Costui è originario di Falcone ed è in stretti rapporti con Rosario Cattafi personaggio tra i più influenti nel grande traffico di armi e di valuta, dedito al riciclaggio di denaro a livello internazionale… Se mal non ricordo tale persona si chiama Santino Gullo e nel suo paese d’origine espletava l’attività di lattoniere. So che lo stesso mantiene frequenti contatti con personaggi malavitosi del milanese ove per frequenti periodi ha anche abitato”.

Gullo era legato pure al boss Domenico Tramontana, insieme a cui fu arrestato nel 1997 per una serie di atti estorsivi perpetrati ai danni dei gestori del cantiere navale e della piscina di Portorosa. Condannato in primo grado a 8 anni di reclusione al processo scaturito dall’operazione “Pozzo” e poi assolto in appello, da qualche mese Santo Gullo ha scelto di collaborare con la giustizia. “Ho militato nel gruppo dei mazzarroti e ho commesso una lunga serie di estorsioni ed omicidi”, ha ammesso. “Io ero il responsabile di Falcone e Oliveri e mi relazionavo con il mafioso barcellonese Carmelo D’Amico”. Gullo ha pure parlato dei suoi rapporti criminali con il boss di Mazzarrà, Tindaro Calabrese, e dell’appoggio di quest’ultimo alla latitanza a Portorosa dei palermitani Salvatore e Alessandro Lo Piccolo, i luogotenenti di Bernardo Provenzano poi finiti in manette nel novembre 2007.

A sostituire Gullo a capo delle cosche operanti tra Patti, Montalbano, Falcone e Oliveri, secondo quanto raccontato da Carmelo Bisognano, ci sarebbe oggi Salvatore Calcò Labruzzo, un allevatore originario di Tortorici, ma residente – sino al suo arresto nel giugno 2011 – nella frazione Belvedere di Falcone. “Costui ha due figli, uno di nome Antonino, di professione veterinario, l’altro di nome Francesco, che dovrebbe svolgere la professione di ballerino”, ha raccontato Bisognano. “Anche Salvatore Calcò Labruzzo è stato organico al gruppo dei mazzarroti dal 1989, quando era ancora in vita Giuseppe Trifirò, detto “Carebbedda”. Quando sono uscito dal carcere, mi sono accorto che anche costui era in una posizione apicale e si occupava in particolare di estorsioni, attentati, contatti con i pubblici amministratori. Gullo e Calcò Labruzzo abitavano e operavano nel medesimo territorio ed erano da sempre in buoni rapporti. Dunque è stato del tutto naturale che, una volta che Gullo fu arrestato, il secondo abbia preso il suo posto”.

Bisognano ha pure accennato alle frequentazioni del tortoriciano con i referenti di punta dei mazzarroti, Tindaro Calabrese e Ignazio Artino: “Calcò Labruzzo è in posizione sostanzialmente paritaria con Artino. So che spesso i due si consigliano e che hanno sempre avuto dei buoni rapporti e li hanno tuttora. Si sono suddivisi il territorio. Volendo fare un esempio, per ciò che riguarda il campo dell’eolico, Artino si occupa della messa a posto nei confronti della società Maltauro tramite un ingegnere originario di Montalbano, il quale si è occupato degli espropri. Salvatore Calcò Labruzzo, invece, si occupa della messa a posto nei  confronti delle imprese Cannizzo e Gullino, che operano sempre nell’eolico, in regime di sub-appalto nei confronti della Maltauro”.

L’attivismo di Calcò Labruzzo nel settore del racket è stato rilevato dalla recente inchiesta “Gotha” sullo strapotere delle cosche della fascia tirrenica della provincia di Messina. Secondo gli inquirenti, in concorso con Enrico Fumia, cognato di Carmelo Bisognano, nella primavera del 2008 egli avrebbe imposto il pizzo alla Italsystem Srl di Petralia Sottana, impegnata nei lavori di consolidamento della strada statale 113, nel tratto tra Patti e Falcone. Il presunto boss si sarebbe pure interessato al grande affaire dello smaltimento dei rifiuti. Secondo quanto riferito dal collaboratore Santo Gullo, fu proprio grazie a Salvatore Calcò Labruzzo che intorno al 2000 egli entrò in contatto con l’imprenditore barcellonese Michele Rotella, padre-padrone dei lavori nella megadiscarica dei rifiuti di Mazzarrà Sant’Andrea, condannato qualche mese fa al processo “Vivaio” a 12 anni per associazione mafiosa. “Calcò Labruzzo mi spiegò che Rotella era un amico in tutto e per tutto”, ha raccontato Gullo. Ma stando a Carmelo Bisognano, Santo Gullo e Calcò Labruzzo avevano posto sotto estorsione anche le aziende interessate ai lavori di un’altra importante discarica di rifiuti, quella di contrada Formaggiara, Tripi.

A Falcone, però, si sospetta che Salvatore Calcò Labruzzo possa aver condizionato pure l’esito delle elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011, che hanno riconfermato sindaco l’avvocato Santi Cirella (ex An e Forza Italia, poi Mpa), con una coalizione di ex socialisti, Pdl e Udc (corrente del sen. Giampiero D’Alia). È di questo avviso il candidato a sindaco sconfitto, il bancario Marco Filiti, presidente del Comitato Rinascita Falconese, sostenuto elettoralmente da Sel, Fli ed ex Pdl. E lo sono pure i consiglieri del gruppo d’opposizione Falcone città futura che in un documento inviato il 3 agosto 2011 al Ministero degli interni e al Prefetto di Messina, affermano che “da notizie di stampa maturate a seguito di indagini giudiziarie, si è avuta conferma che elementi che hanno partecipato attivamente e fattivamente alla determinazione dell’esito elettorale amministrativo, risultano coinvolti in tali fatti criminali”.

Malavitosi, per lo più sconosciuti agli ambienti falconesi, avrebbero percorso il paese, casa per casa, per fare incetta di voti. Alcuni di essi sarebbero stati successivamente riconosciuti nei volti comparsi sugli organi di stampa del 25 giugno 2011, con gli arresti delle operazioni antimafia “Gotha” e “Pozzo 2”. “Durante i giorni della campagna elettorale – dichiara Marco Filiti – ho personalmente segnalato sia alla locale Stazione dei Carabinieri di Falcone che alla Questura di Barcellona, il ripetersi di atti vandalici e intimidatori nei nostri confronti, con il danneggiamento sistematico del nostro materiale elettorale e con la comparsa di scritte ingiuriose sui  nostri manifesti: il tutto è evidentemente verificabile dagli atti depositati”.

A destare inquietudine, poi, la vicenda di Maria Calcò Labruzzo, nipote di Salvatore Calcò Labruzzo (è figlia del fratello, anch’esso allevatore), da anni residente a Milano, ma candidatasi con successo alle amministrative in una lista pro-Cirella. Con ben 159 presenze, è risultata la consigliere comunale più votata di tutti i 36 candidati delle tre liste partecipanti. In paese c’è chi ricorda come Maria Calcò Labruzzo abbia fatto da madrina al battesimo della figlioletta di uno dei figli di don Salvatore. Il di lei fratello, Antonio Calcò Labruzzo, il giorno del suo matrimonio, fu invece accompagnato all’altare dalla moglie del boss. “Il fratello di Maria Calcò Labruzzo è pure titolare di una ditta che sino a pochi mesi prima le elezioni è stata beneficiaria di più determinazioni per svariati interventi sul territorio comunale”, ricorda Rinascita Falconese. Alla stessa azienda furono affidati direttamente i lavori di ripristino della vecchia strada a mare per circa 60.000 euro, tra i primi provvedimenti adottati nel 2006 dall’allora neosindaco Cirella. Parte delle opere vennero però eseguite dall’imprenditore di Castroreale, Salvatore Campanino, cognato del consigliere comunale di maggioranza Francesco Paratore (ha sposato la sorella). Il Campanino ha pure eseguito i lavori di demolizione di alcuni fabbricati fatiscenti, affidati per somma urgenza (valore 31.000 euro) alla cooperativa “Aurora” e di cui sarebbero soci alcuni familiari dei Calcò. Per la cronaca, Salvatore Campanino è stato condannato a 8 anni di reclusione al processo “Vivaio” contro le organizzazioni criminali operanti tra Barcellona, Terme Vigliatore e Mazzarrà Sant’Andrea, mentre compare tra gli indagati eccellenti del recentissimo procedimento “Gotha3”, insieme al boss dei boss Rosario Pio Cattafi, Salvatore Calcò Labruzzo, Tindaro Calabrese, ecc. ecc.

Il sindaco Santi Cirella respinge ogni addebito. “Del presunto clima elettorale inquinato, i consiglieri di minoranza non hanno fatto riferimento alcuno né in campagna elettorale, né tantomeno nella fase post elettorale”, spiega nella querela presentata contro gli estensori del documento pubblico. “Lo stesso Filiti, nel suo blog, ha ringraziato la cittadinanza per l’alto senso civico che ha consentito il regolare svolgimento delle elezioni. Ed è comunque destituito di qualsivoglia fondamento che l’elezione della signorina Maria Calcò Labruzzo sia stata determinata da interventi esterni. Persona dotata di alto senso civico, è dottoressa in giurisprudenza, laureata all’Università Bocconi di Milano, ha superato gli esami per l’abilitazione alla professione di avvocato e intende cimentarsi nel concorso in magistratura”.

Per Cirella, la “gestione della cosa pubblica è stata, sempre, caratterizzata dal massimo rispetto delle norme e ispirata ai principi di legalità e trasparenza”. “La passata amministrazione – aggiunge – si è contraddistinta per aver assunto provvedimenti contro la criminalità organizzata, quali l’adesione nel 2007 al protocollo di legalità Carlo Alberto dalla Chiesa. L’attuale, invece, come primo atto ufficiale, ha disposto che la cosiddetta informativa antimafia sia estesa a tutte le gare ad evidenza pubblica, qualunque sa l’importo delle stesse”.

Rinascita Falconese non è d’accordo e segnala la possibilità di un conflitto d’interessi tra l’amministrazione e l’attività di uno dei maggiori imprenditori di Falcone, Sebastiano Sofia. “Dagli atti delle inchieste in corso emerge con evidenza il ruolo del Bisognano nel favorire l’assegnazione ad imprenditori amici delle opere di metanizzazione nei comuni del comprensorio: e proprio in quegli anni il Sofia Sebastiano eseguì tali interventi non solo a Falcone, ma anche in altri paesi vicini” sottolinea Marco Filiti.

Dopo le elezioni amministrative del 2011, il figlio, Giuseppe Sofia, è stato nominato assessore comunale. “Durante la prima legislatura dell’avvocato Cirella, i più stretti congiunti del Sofia hanno ricevuto alcune concessioni edilizie, una delle quali, nel febbraio 2009, su una porzione di territorio collinare della frazione Sant’Anna dichiarata a rischio di dissesto idrogeologico ed, appena tre mesi prima, evacuata nei giorni dell’alluvione del dicembre 2008”, segnala Rinascita Falconese. Alla ditta dei Sofia sono stati affidati pure i lavori di realizzazione del cosiddetto lungomare per la somma di circa 125.000 euro, circostanza oggetto di denuncia di nove consiglieri nella scorsa legislatura. “È inoltre notoria l’amicizia di Sebastiano Sofia con consiglieri e assessori comunali”, aggiunge il comitato. Alcune foto della scorsa primavera, postate su facebook, ritraggono in posa e sorridenti il costruttore accanto al padre e al fratello della neoconsigliere Maria Calcò Labruzzo e all’assessore in carica Giuseppe Battaglia (delega allo sport, turismo, spettacolo, commercio, settori produttivi, sviluppo economico ed occupazione), ex vicepresidente del consiglio comunale di Falcone.

A gettare ombre sulla gestione delle opere pubbliche ci sono pure i collaboratori di giustizia. Deponendo al processo d’appello “Sistema” sul tavolino mafioso degli appalti nel barcellonese, Santo Gullo si è soffermato sulle modalità con cui le imprese di fiducia dei clan vincevano le gare nei “comuni di riferimento” di Oliveri, Falcone e Mazzarrà. “Parlavano col tecnico, si mettevano d’accordo con lui… quando non c’era il tecnico si portavano tante buste e chi vinceva lo dava in subappalto. Poi si facevano regali sostanziosi ai tecnici comunali”.

Ancora più esplicito l’ex boss Carmelo Bisognano al processo “Vivaio”. “Ad occuparci degli appalti eravamo io e i barcellonesi Sem Di Salvo e Maurizio Marchetta”, ha raccontato Bisognano. “Per pilotare alcune gare, si avvicinavano alcuni funzionari pubblici, come i capi degli uffici tecnici di Falcone, tale Fugazzotto e di Mazzarrà Sant’Andrea, geometra Roberto Ravidà”. E sempre relativamente ad Antonio Fugazzotto, responsabile dell’ufficio tecnico di Falcone dalla seconda metà degli anni ’70, Bisognano ricorda di averlo raggiunto in ufficio, intorno al 2000, per discutere dell’appalto dei lavori di canalizzazione delle acque. “Mi sedetti di fronte la sua scrivania e gli dissi senza mezzi termini che l’appalto doveva essere vinto dall’impresa Mastroeni Carmelo, riconducibile alla famiglia barcellonese ed a Sem Di Salvo che mi diede l’incarico di andare dal tecnico comunale. Ovviamente Fugazzotto acconsentì alla mia richiesta perché conosceva la mia fama di personaggio autorevole sul territorio”.

Gli inquirenti hanno potuto verificare che la gara per il rifacimento dei torrenti venne vinta nell’agosto 2002 dall’associazione temporanea tra le imprese barcellonesi N.C.S. Costruzioni sas (di proprietà di Santa Ofria, moglie del mafioso Sem Di Salvo) e CO.GE.CAL. srl, con un ribasso di appena lo 0,2% sull’importo di gara di 471.000 euro. I lavori vennero poi affidati alla Sud Edil Scavi Srl di Merì, rappresentata da Carmelo Mastroeni, a seguito delle rinunce delle aziende vincitrici e dopo che la stessa N.C.S. era stata rilevata dalla CODIM srl di Barcellona Pozzo di Gotto, nella titolarità di Rosa Carpone, moglie di Carmelo Mastroeni.

“Dopo una prima fase di attrito col sindaco Cirella in cui venne esautorato con la nomina a responsabile di un tecnico esterno, dopo la tragica alluvione che colpì Falcone nel 2008, il geometra Fugazzotto è tornato a fare da regista degli interventi che le imprese hanno messo in opera durante e dopo l’emergenza alluvionale”, spiega Marco Filiti. La tragedia fu trasformata da alcune aziende contigue alla criminalità organizzata in occasione per moltiplicare gli affari. Qualche lavoro finì nelle mani dell’immancabile Salvatore Campanino (anch’egli arrestato nell’ambito dell’operazione “Gotha3”) o dell’imprenditore barcellonese Carmelo Trifirò, finito anch’egli in carcere per associazione mafiosa, ma ciò, secondo il Comitato Rinascita Falconese, “non avrebbe impedito all’attuale amministrazione di liquidargli le somme richieste per gli interventi emergenziali”. Nell’ambito dell’inchiesta “Torrente” gli investigatori hanno avuto modo di accertare che in data 18 dicembre 2008, anche la ditta individuale facente capo a Nunzio Siragusano è stata assegnataria dell’esecuzione di lavori di somma urgenza. Nelle carte dei magistrati, l’imprenditore viene definito “soggetto dai numerosi precedenti giudiziari sofferti” e dall’“acclarata contiguità alla consorteria storicamente retta da Bisognano Carmelo”.

L’ultima sorpresa nel piccolo comune tirrenico sa di squadrette, compassi, cappucci e grandi architetti dell’universo. L’odierno vicesindaco di Falcone, Pietro Bottiglieri, è risultato appartenere infatti alla loggia massonica “Ausonia” di Barcellona Pozzo di Gotto, sotto inchiesta dal 2009 per presunta violazione della legge “Spadolini-Anselmi” che vieta la costituzione di associazioni segrete. “Gli obiettivi che si prefiggono non appaiono riconducibili alla conduzione di studi filosofici ed approfondimenti culturali bensì all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del senatore Domenico Nania”, scrivono i magistrati della DDA di Messina nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione della superloggia.

Pietro Bottiglieri, dopo aver prestato servizio trentennale quale ragioniere del Comune di Falcone, ha espletato il ruolo di esperto contabile nei Comuni di Terme Vigliatore e Furnari (entrambi poi sciolti per infiltrazioni mafiose). Infine l’ingresso nella politica attiva, prima da candidato a sindaco di Falcone nel 2006 e, dopo la sconfitta, da assessore della prima giunta diretta da Cirella. Con le amministrative 2011, Bottiglieri è divenuto il braccio destro del sindaco rieletto. Ciò nonostante sia divenuta pubblica la deposizione di Santo Gullo su un intervento del barcellonese Carmelo Messina, presunto affiliato al gruppo di Carmelo D’Amico, per comporre un rapporto estorsivo che le cosche locali intendevano imporre alla tabaccheria di proprietà dell’odierno amministratore. “Nel 1995 io ed il Calcò Labruzzo abbiamo avvicinato Pietro Bottiglieri”, ha esordito Gullo. “Egli temporeggiò e contattò tale Mida Nunzio, soggetto che si occupava di estorsioni ed amico dei fratelli Ofria… Sem Di Salvo contattò Carmelo Messina e gli disse di comunicare al Bottiglieri di pagare a me ed a Calcò Labruzzo, dal momento che era sempre la stessa cosa. Ricordo che Di Salvo disse o a Barcellona o a Falcone non cambia niente, tanto i soldi vanno a finire sempre alla stessa famiglia”.

“Proprio quest’ultima circostanza evidenzia in maniera inconfutabile che all’interno della coalizione a sostegno del Cirella c’è chi è pienamente consapevole del ruolo di primo piano del Calcò nell’ambito della malavita organizzata” sottolinea Rinascita Falconese. “Abbiamo chiesto all’on. Rita Borsellino di sollecitare il Prefetto di Messina ad attenzionare con urgenza la vita amministrativa della cittadina”, spiega il presidente. “L’europarlamentare ci ha assicurato che il caso-Falcone verrà inserito nel quadro delle iniziative di Sicilia bene comune. L’unico modo per sottrarre il Comune alla cappa asfissiante sotto cui attualmente giace è quella di procedere, nel minor tempo possibile, all’invio di una Commissione prefettizia che accerti le condizioni per lo scioglimento del consiglio comunale e la decadenza dell’attuale sindaco per evidenti e costanti infiltrazioni di stampo mafioso nella gestione dell’amministrazione pubblica”. Con la speranza che a Falcone non si ripeta quanto accaduto nella vicina Barcellona Pozzo di Gotto, due volte graziata dal Governo in meno di cinque anni, nonostante i gravissimi rilievi delle commissioni prefettizie d’inchiesta.
 
 
 

Egr. dott. Mazzeo,
in riferimento Al Suo articolo dal titolo “Falcone colonia di mafia fra Tindari e Barcellona P.G”, apparso su numerosi siti web, si impongono alcune doverose precisazioni, dettate, soprattutto, dalla vasta eco assunta dalla vicenda e dai commenti acriticamente negativi che pretendono far passare l’Amministrazione Comunale di Falcone come liberticida e para-mafiosa.

Anzitutto, teniamo a precisare che non ci sfiora minimamente l’idea di intimidirLa con querele o, peggio ancora, impedire a Lei, o a chicchessia,di esprimere opinioni e di svolgere, in assoluta libertà ed autonomia, qualsivoglia inchiesta giornalistica. Tuttavia, nel preparare l’articolo che ci occupa, data la delicatezza del tema trattato e le possibili ricadute negative in termini di immagine per l’intera comunità, sarebbe stato opportuno, nonché giornalisticamente corretto, ai fini di una più attenta, rigorosa ed imparziale disamina dei fatti, attingere dati ed elementi da più fonti ed, “in primis”, da quella istituzionale, sentendo gli amministratori e\o visionando atti e documenti e quant’altro fosse stato reputato utile ad avere un quadro più completo e sfaccettato delle vicende politico-amministrative e socio-culturali di questa nostra cittadina.

Ella dott. Mazzeo, è stato contattato, o ha contattato il candidato largamente ed ampiamente battuto nell’ultima competizione elettorale.
Obiettività e corretta informazione avrebbero imposto che Ella sentisse anche il Sindaco in carica, riconfermato, mi consenta un briciolo di vanità, a furor di popolo.

Ed invece dott. Mazzeo Ella non mi ha mai cercato, non ha chiesto di incontrarmi. Ella dott. Mazzeo, anziché effettuare gli approfondimenti dovuti, ha scelto di imperniare il Suo lavoro basandosi, esclusivamente, sulle “imbeccate” ricevute da quella parte politica che, bocciata sonoramente dal volere popolare, è vogliosa di agguantare il potere per altre, impraticabili, vie. Così operando, inevitabilmente, ha fornito una immagine del paese estremamente distorta, affatto reale, elencando fatti e circostanze, slegati tra di loro, accaduti in un arco temporale assai vasto, mostrando di non conoscere, neanche geograficamente, il
nostro territorio.
***
Il titolo della Sua inchiesta,“colonia di mafia” già da solo reca un marchio di infamia.
La colonia, per definizione è un territorio la cui sovranità non appartiene alla popolazione autoctona, ma ad una entità esterna, che lo occupa militarmente.
Utilizzando tale titolo, da subito, con inusitata perentorietà, ha inteso sostenere che da almeno quarant’anni la sovranità in questo comune non appartiene ai cittadini falconesi ed agli organi da essi, nel corso del tempo, democraticamente eletti, ma alla mafia.

Da abitante di questo paese mi sento indignato.
Da sindaco ho il dovere di difendere, in tutte le sede istituzionali, una comunità ed un territorio offesi ed oltraggiati.
A me pare dott. Mazzeo che il suo ragionamento sia viziato in radice. Se la premessa da cui Ella parte è corretta, significa che tutti i Sindaci ed i consiglieri degli ultimi 40 anni, vale a dire da quando ha inizio la Sua inchiesta, sarebbero Sindaci e consiglieri voluti ed eletti dalla mafia e le elezioni, nel nostro
comune, si sarebbero tenute e si terrebbero solo pro-forma.
Mi chiedo e Le chiedo, se siamo una colonia di mafia, priva di sovranità, perché il bancario Filiti, indefesso, continua a candidarsi fin dal 1993 avendo rivestito spesso il ruolo di consigliere di maggioranza.
Mi creda, non vi è elezione amministrativa a cui il Filiti, divenuto maggiorenne, non abbia partecipato, seppur con fortune via via decrescenti.
Certo, appena ha puntato in alto (candidato alla presidenza del Consiglio 2006-
Candidato a Sindaco 2011) è stato bocciato dalla comunità Falconese.
Chi lo conosce, politicamente, lo evita.
***
Tanto chiarito, se Ella dott. Mazzeo avrà la pazienza di leggermi, forse si renderà conto che quanto suggeritoLe andava criticamente esaminato, forse si renderà conto che era meglio approfondire gli argomenti trattati, forse si renderà conto, -mi perdoni – di aver davvero sbagliato e di essersi fidato di chi, forse, non meritava la Sua fiducia.

Mi ascolti dott. Mazzeo, senza avere, in questa sede, la pretesa di essere esaustivi, non è affatto vero che Falcone sia cemento, cemento, cemento, né che il territorio sia irrimediabilmente deturpato da orribili complessi abitativi, né le colline sventrate da strutture talvolta simili a vere e proprie prigioni per villeggianti.
Così come non risulta esser vero che vicine alle spiagge sempre più erose dalle cor-renti e dalla moltiplicazione di porti e porticcioli sorgono altre strutture soffocanti e impattanti.

Venga dott. Mazzeo, sarà mio ospite, mi mostri ove Ella ha visto tutto ciò.
Mi indichi, dopo aver consultato la Sua autorevole fonte, quali interventi postemergenza alluvione hanno generato ulteriori colate di asfalto e cemento.
Confrontiamoci. Prenderà, senz’altro, atto che Ella ha confuso il nostro territorio; ha scritto di Falcone avendo in mente altro.
E poi, dott. Mazzeo chi Le ha riferito che a Falcone vengono sempre meno turisti.

La Sua attendibilissima fonte?
Sarebbe stato sufficiente fare un salto sulla nostra meravigliosa spiaggia di finissima sabbia dorata e bagnarsi nel nostro impareggiabile mare, di un verde
cristallino, per osservare quante persone affollano il nostro litorale.
Sarebbe stato sufficiente girare tra le vie del paese per incontrare gente laboriosa, per respirare una aria di libertà, di serenità ed una spensieratezza che proprio non si addicono ad una colonia di mafia.

In verità, dott. Mazzeo, negli ultimi anni, grazie agli interventi compiuti dalle amministrazioni che ho avuto l’onore di guidare, il nostro comune, ha compiuto un salto di qualità.

Venga a trovarci, Le mostreremo quanto di buono abbiamo realizzato.
Questo salto di qualità ci ha consentito di stravincere le elezioni. Altro che voto condizionato dalla mafia.
Non nego, anzi Le confesso, che la lista maggiormente accreditata, al pari della nostra, avendo puntato sul Suo amico bancario Marco Filiti ha facilitato, e non di poco, il nostro compito.

Veda dott. Mazzeo, per qualcuno abituato a vendere fumo, questo territorio non sarà certamente il paradiso, ma lo è per la stragrande maggioranza dei falconesi e per quanti, sempre più numerosi, anno dopo anno, ci i onorano della loro presenza.
Con buona pace di tutti, soprattutto di quanti auspicano il contrario.
***
Veda dott. Mazzeo se Ella avesse avuto la bontà di contattarmi Le avrei indicato, ed avremmo diffusamente parlato dell’unico grande scempio del nostro territorio: la rimozione delle barriere frangiflutto poste a protezione del litorale marino.
Su quest’opera pubblica avrebbe potuto scrivere decine di pagine.
La devastazione del lungomare, (oggi in parte risanata dagli interventi che lo scrivente ha effettuato nella scorsa legislatura) è rimasta impressa nel comune sentire e nella memoria collettiva.

Eppure, Ella, così attento a tutto ciò che deturpa paesaggisticamente il territorio, pregiudicandone la bellezza, tace, nulla dice.
Si inventa, persino, inesistenti colate di cemento, ignorando la distruzione della nostra spiaggia.

Perché mai dott. Mazzeo?
Forse perché all’epoca (2004) dell’amministrazione guidata dal sig. Salvatore Chiofalo, attuale segretario provinciale di SEL, faceva parte, in qualità di assessore ai LL.PP il sig. Franco Paratore, attuale vice-presidente del Comitato Rinascita Falconese ed attuale consigliere di opposizione nel gruppo Falcone Città Futura?

Forse perché consigliere comunale di supporto al Sindaco Salvatore Chiofalo ed all’assessore Franco Paratore era il sig. Carmelo Cambria, attuale componente del Comitato Rinascita Falconese, nonché marito della sig.ra La Macchia Monica Barbara, attuale consigliere di opposizione nel gruppo Falcone Città Futura?
Su detta amministrazione gravano pesantissime responsabilità politiche.
Misteri della libera informazione!!!.
Venga dott. Mazzeo. Venga a sentire cosa dice la gente dei “lavori a mare”.
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Ed ancora, non Le sembra dott. Mazzeo di aver screditato il nostro paese affermando che ville e villini di Falcone sono stati utilizzati come rifugio per le latitanze dorate di boss e gregari di mafia, palermitani e catanesi, senza che tale circostanza, per quanto a nostra conoscenza, sia stata attestata da alcuna sentenza della magistratura?

Ci dica, anzi dica alle forze dell’Ordine, chi sono questi latitanti e dove si sarebbero nascosti. Indichi all’Autorità preposta malavitosi e favoreggiatori.
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Veda dott. Mazzeo, se Ella avesse sentito qualunque cittadino, non di parte, di questo nostro amato paese, avrebbe appreso che la Sua fonte non è nuova a simili attacchi nei confronti dei propri avversari politici.
E’ stato Ella informato che già, in passato, il candidato a sindaco sconfitto, il bancario Marco Filiti, si era scagliato violentemente contro gli amministratori del tempo, formulando attacchi simili a quelli attuali?

Sa dott. Mazzeo come il Filiti ebbe ad esprimersi, in un pubblico comizio, nei confronti dell’allora sindaco in carica, sig. Salvatore Chiofalo, attuale segretario
provinciale di SEL e della amministrazione da questi guidata, di cui faceva parte, in qualità di assessore ai LL.PP il sig. Franco Paratore, attuale vice-presidente del Comitato Rinascita Falconese,: ha contribuito a rendere questo paese un verminaio di appalti, di forniture, di interessi; …. Quattro o cinque ditte fanno le gare di appalto e poi si fanno assieme i lavori ……non è mafia questa Salvatore Chiofalo; basso personaggio che ha fatto del nostro comune un verminaio; ……non sostengo una amministrazione di corrotti e ladri, un verminaio di corrotti; ……..si facevano riunioni di ore per stabilire appalti e forniture; ……..ho rifiutato di reggerti il sacco per fare i tuoi sporchi interessi.
Carino vero!!!

Il sig. Salvatore Chiofalo, all’epoca, querelò il bancario Filiti.
Perché lo fece? Per tappargli la bocca? per intimidirlo? Perché era mafioso? O perché, come credo, quello era l’unico mezzo civile e democratico per tutelare la propria immagine di amministratore, di sindacalista, di uomo e di padre di famiglia, a fronte delle pesantissime accuse che gli erano state lanciate.

Ha letto dott. Mazzeo la delibera del Consiglio Comunale di Falcone, n° 4 del 14/3/2004, nella parte in cui il candidato sindaco sconfitto, sig. Marco Filiti, rivolgendosi amorevolmente all’odierno amico Franco Paratore– vice presidente del comitato Rinascita Falconese - allora ass. ai LL.PP. della giunta presieduta dal sindaco Salvatore Chiofalo così argomentava: …Il consigliere Filiti esprime inoltre dubbi sulla sensibilità antimafia dell’assessore Paratore il quale avrebbe cercato di cambiare le regole degli appalti e di privilegiare, in tal modo, imprese in odore di mafia.

Ci dica dott. Mazzeo, il bancario Filiti, almeno a Lei, ha confidato i nomi delle ditte in odor di mafia che il consigliere Franco Paratore avrebbe tentato di privilegiare?.
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Tanto doverosamente chiarito, non desidero affatto sottrarmi alle pesanti insinuazioni sul presunto, inesistente, condizionamento mafioso delle ultime elezioni.
Perdoni la mia sfacciataggine, ma sull’argomento Ella non mi è sembrato affatto preparato, avendo fornito una visione parziale e di parte.
Le chiedo scusa, lungi da me l’idea di insegnarLe il mestiere, tuttavia suppongo che Ella non abbia avuto cura di verificare l’esito della consultazione elettorale, pensando, magari, che la contesa fosse stata decisa da un pugno di voti, carpiti, magari nottetempo, da loschi figuri che si aggiravano per le vie dell’abitato.

Ed invece, sappia, con preghiera di estendere la notizia a molti incauti commentatori, che il sottoscritto è stato riconfermato sindaco di Falcone in modo netto,
schiacciante ed indiscutibile, avendo riportato 963 voti (quasi il 50%), contro i 729 voti del candidato Filiti ed i 350 del candidato Salpietro.
Mi dia atto dott. Mazzeo, un particolare non di poco conto; una valanga di voti di differenza; un fiume in piena di consensi che ha travolto il bancario Filiti.
L’enorme scarto, riconosca, annulla, in radice la tesi degli sconfitti sul condizionamento mafioso.

E ci dica dott. Mazzeo, durante i vostri colloqui, il bancario Filiti Le ha svelato l’identità dei malavitosi, per lo più sconosciuti agli ambienti falconesi, che avrebbero percorso il paese, casa per casa, per fare incetta di voti?

Veda dott. Mazzeo per discutere, seriamente, della vicenda bisogna individuare (e segnalare tempestivamente alla locale Caserma dei Carabinieri), il soggetto (nome e cognome) che, usando violenza e/o minacce e/o qualunque mezzo atto ad intimidire ha coartato la volontà dell’elettore, il destinatario (singolo o famiglia), di tale attività offensiva, il beneficiario, vale a dire il candidato a cui favore è stato espresso il consenso così carpito.
O parliamo di fatti concreti, facendo nomi e cognomi, o le Sue restano fumose, diffamatorie, illazioni.

Vede dott. Mazzeo, l’ho già dichiarato e lo ribadisco: sono pronto a dimettermi nello stesso momento in cui dovesse essere accertato che anche un solo consenso, espresso a mio favore, non sia stato manifestato liberamente.
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Veda dott. Mazzeo, se Ella avesse avuto cura di avvicinare, di conoscere i protagonisti di questa vicenda, di sentirli, di affrontare con loro le complesse tematiche che ci occupano, certamente, in Lei, alcuna inquietudine avrebbe destato la vicenda della sig.na Maria Calcò, così come avrebbe evitato di accostare, maliziosamente, il consigliere Paratore Francesco ( da non confondere con Paratore Franco) al di lui cognato Salvatore Campanino.
Trattasi, l’uno e l’altra, di persone assolutamente integerrime, di alta dirittura morale e di spiccato senso civico.
Persone che in più di un’occasione, in pubblico, hanno espresso piena, totale ed incondizionata fiducia nell’operato della Magistratura e delle Forze dell’Ordine. Persone che, con molta serenità, ritengono giusto che i loro congiunti scontino la pena eventualmente inflitta, ove ritenuti colpevoli dei reati loro ascritti.

Li incontri, colloqui con loro, si renderà conto che i pregi da me evidenziati sono reali e non dettati da interessi di parte.
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A proposito di consiglieri comunali, dott. Mazzeo, affinchè la vasta platea dei lettori abbia una visione completa, il bancario Filiti Le ha detto chi è l’attuale capogruppo di minoranza, nonchè candidato (bocciato) alla Presidenza del Consiglio Comunale di Falcone?
Questo scommetto che lo sa già, avendo, nel suo articolo, riportato un passo di una mia precedente querela.
Ed allora mi chiedo e Le chiedo: perché Ella nel Suo servizio omette di riferire che capogruppo di minoranza al Comune di Falcone è l’ing. Carmelo Paratore attualmente imputato nel procedimento penale pendente presso il Tribunale di Patti, denominato “colletti bianchi”, che vede coinvolti amministratori, funzionari e forze dell’ordine del comune di Galati Mamertino, per fatti risalenti al 2004?
Quanto sopra, fermo restando il sacro ed inviolabile principio costituzionale della presunzione di innocenza del consigliere comunale capo-gruppo di minoranza, ing. Carmelo Paratore.

A proposito dott. Mazzeo, se mi promette di non dirlo a nessuno, Le confido una cosa, che certamente Le hanno taciuto. La prego non sobbalzi.
Sa chi capeggiava il gruppo più cospicuo che ha sostenuto il bancario Filiti alle ultime elezioni ed espresso circa la metà dei voti da questo conseguiti?
Il dott. Andrea Paratore, già Presidente del chiacchieratissimo ATOME2 ed attuale componente del direttivo provinciale del PDL, già plenipotenziario del Senatore Nania sul territorio, fratello del capogruppo di minoranza ing, Carmelo Paratore.

Ammetta di essere stato gabbato.
Chi l’avrebbe mai detto, il dott. Andrea Paratore azionista di maggioranza della lista Filiti.
Le hanno fatto scrivere che a sostenere il bancario Filiti vi fossero degli ex PDL ed invece, oggi, scopre non solo che tanto ex non sono, ma addirittura che
appartengono a quella corrente del PDL che fa capo a quel Senatore Nania, che Ella, leggendo i suoi scritti, mi pare di capire, ama in maniera viscerale!
Per completezza, sembra che anche i consigliere di opposizione Santo Mancuso appartenga al PDL, componente Nania.

Fidarsi (delle fonti) è bene, non fidarsi è meglio.
Sono certo che ha avuto un attimo di sbandamento; se si è ripreso vado avanti.
Concludo, per dovere di cronaca, col segnalare che oltre al sig. Franco Paratore, quello, per intenderci, che, secondo Filiti tentava di privilegiare imprese in odore di mafia; oltre al sig. Carmelo Cambria – consigliere comunale di maggioranza all’epoca della devastazione del lungomare – tra coloro che hanno fondato il Comitato cittadino Rinascita Falconese, di cui Filiti è Presidente, risulta esservi il sig. Squatrito Carmelo rispettivamente figlio e fratello delle persone da Ella nominate nel Suo articolo.
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 Parliamo, adesso del’ Assessore Giuseppe Sofia.
Sull’argomento Ella esordisce in modo capzioso e malevolo, segnalando un inesistente conflitto di interessi tra l’amministrazione comunale e l’imprenditore Sofia.
A supporto della Sua infondata tesi indica:

a) una diffamatoria insinuazione di Rinascita Falconese secondo cui durante la prima legislatura dell’avvocato Cirella, i più stretti congiunti del Sofia hanno ricevuto alcune concessioni edilizie, una delle quali, nel febbraio 2009, su una porzione di territorio collinare della frazione Sant’Anna dichiarata a rischio di dissesto idrogeologico.
Sappia dott. Mazzeo che il Sindaco non rilascia concessioni edilizie, essendo tale prerogativa di esclusiva competenza del responsabile dell’area tecnica. Le concessioni edilizie neanche passano dalla scrivania del sindaco.
Sappia dott. Mazzeo, che una veloce ricognizione presso l’ufficio tecnico, ha permesso di verificare che la concessione incriminata è stata rilasciata a tale (omissis) e che il Sofia ha acquistato successivamente il terreno ed è subentrato nella titolarità della concessione stessa.

b) l’affidamento dei lavori di realizzazione di una via di fuga nella zona a mare nel 2009, assegnati, per la cronaca, alla ditta Sofia secondo un criterio di turnazione degli incarichi. All’epoca del conferimento di detti lavori, preciso, la Ditta Sofia non era affatto vicina al Sindaco e all’Amministrazione Comunale.

Bene dott. Mazzeo, dov’è il conflitto di interessi. Giuseppe Sofia è stato nominato assessore nel giugno 2011. I fatti da Ella narrati risalgono ad epoche precedenti. Passi per Berlusconi, ma vedere ovunque conflitti di interesse mi sembra esagerato.

Mi dica dott. Mazzeo, sa Ella chi fu il candidato al consiglio comunale sostenuto elettoralmente, in termini di preferenze, dall’odierno assessore Sofia nella consultazione del 2006 ?
Proprio il bancario Filiti, allora candidato (trombato) alla presidenza del civico consesso.
E sa chi era il candidato sindaco di quella coalizione? Non ci crederà: il rag. Pietro Bottiglieri, con il quale il Filiti – non Le sembra vero - ha condiviso una comune battaglia politica, fino a qualche anno addietro.
Eh sì, fulgido esempio di coerenza il bancario Filiti!!!
*
Circa i lavori di metanizzazione di cui parla il Filiti, eseguiti dalla ditta Sofia in anni molto lontani, nulla posso dire. Ad ogni buon conto non comprendo l’attinenza con la mia attuale o passata amministrazione, né con le amministrazioni ancora precedenti.
Peraltro, senza entrare nel merito della vicenda, secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia Bisognano, i fatti non sarebbero andati nel modo riportato dal Filiti.
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A proposito di foto, dott. Mazzeo, se verrà a trovarmi farà uno scoop sensazionale che da, giornalista di razza, non potrà non apprezzare.
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Risulta essere vero – finalmente! – che il sig. Antonio Calcò fratello del consigliere comunale Maria Calcò abbia prestato la sua opera a favore del Comune di Falcone, nel corso della passata legislatura ed, aggiungo, visto che Ella omette, nel rispetto delle leggi vigenti.
E questo che vuol dire dott. Mazzeo. Chiarisca il Suo pensiero. Mi renda edotto dei Suoi ragionamenti.
Le dico solo una cosa: la ditta Calcò ha lavorato, nella passata legislatura, perché in possesso dei requisiti e delle certificazioni di legge. Ogni altra illazione e/o
insinuazione costituisce, sterile, inconducente, diffamatorio esercizio dialettico La presenza del Consigliere Maria Calcò, in questa amministrazione, sotto il
profilo degli incarichi fiduciari, oggi, penalizza non poco la suddetta ditta, a cagione di un codice etico che noi desideriamo rispettare.

Mi creda dott. Mazzeo, con le amministrazioni Cirella, sono finiti i tempi in cui parenti di amministratori - senza violare la legge - per carità -, percepivano incarichi anche per svariate centinaia di milioni.
Venga dott. Mazzeo, venga a trovarmi, avrà nomi, date, cifre.
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Capitolo opere pubbliche.
Ella così esordisce: a gettare ombre sulla gestione delle opere pubbliche ci sono pure i collaboratori di giustizia. Seguono stralci di dichiarazioni rese dai suddetti collaboranti.
Premessa: non si intende, minimamente, entrare nel merito delle dichiarazioni, compito, questo demandato, esclusivamente, alla Autorità Giudiziaria.
Però, mi lasci dire, dott. Mazzeo, affrontando l’argomento Ella tocca il fondo della disinformazione, avendo trattato del problema mentre si occupava delle amministrazioni Cirella, passata e presente. Una evidente, palese, diffamatoria decontestualizzazione.

Sappia dott. Mazzeo che lo scrivente è stato eletto Sindaco, per la prima volta, nel giugno 2006. Lei sa, ed omette di riferire, che l’arco temporale indicato dai collaboratori è abbastanza circoscritto e non supera, a leggere i giornali, l’anno 2003/2004.
Lei dott. Mazzeo, in maniera estremamente maliziosa, ha voluto associare il mio nome, e le amministrazioni da me guidate, alla gestione delle opere pubbliche, di cui parlano i collaboratori. Prenda atto dott. Mazzeo che, nei periodi descritti, non ero io il Sindaco di Falcone.

Per dovere di cronaca, sappia dott. Mazzeo, qualora ciò possa essere rilevante ai fini della Sua inchiesta, che, a far data dal 27/11/2000 e fino all’11/6/2006, Sindaco di Falcone è stato il sig. Salvatore Chiofalo, consigliere comunale di maggioranza era, tra gli altri, il sig. Carmelo Cambria e, dal 15/4/2002, as-sessore ai LL PP il sig. Franco Paratore. Gli ultimi due, come è noto, attuali componenti di Rinascita Falconese.
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Alluvione.
Vede dott. Mazzeo sull’argomento, a suo tempo, ho ampiamente relazionato al sig. Prefetto di Messina ed all’Assessorato Regionale Enti locali.
Se solo Ella mi avesse cercato, Le avrei consegnato copia dell’atto e dei numerosi documenti ad esso allegati.
Alla luce delle contestazioni da Ella mosse, in questa sede, desidero precisare, al fine di evitare malevoli interpretazioni:

a) il reclutamento delle ditte è avvenuto col sistema del “passa parola”, nel senso che chiunque avesse conosciuto ditte e/o imprese, venne invitato a contattarle ed a farle convergere sul territorio comunale per essere avviate, senza indugio alcuno, al lavoro, come richiedeva la situazione emergenziale in corso, previa l’adozione dei provvedimenti amministrativi di rito;

b) da subito e nei giorni successivi molte ditte e/o imprese si recarono nella segreteria del COC, frattanto costituito, ove vennero censite ed avviate al lavoro, previe le cautele di cui al successivo punto;.

c) si stabilì, infatti, senza che alcuna norma di legge lo imponesse, e nonostante, si ribadisce, la gravissima emergenza in corso, che l’avviamento al lavoro doveva rimanere condizionato: 1) alla immediata sottoscrizione da parte della ditta e/o impresa di una dichiarazione attestante la regolarità della propria posizione contributiva, l’inesistenza di carichi pendenti, l’assenza di impedimenti a contrarre con la Pubblica amministrazione; 2) alla esibizione del certificato camerale con dicitura antimafia, pena la revoca dell’incarico.

d) posso serenamente affermare dott. Mazzeo che una ricognizione all’ufficio tecnico, già molto tempo addietro effettuata, mi consente di dire che tutte le ditte e/o imprese, all’epoca operanti sul territorio, sottoscrissero la chiesta dichiarazione sostitutiva e produssero il certificato camerale con dicitura antimafia.

E poi dott. Mazzeo, non Le sembra diffamatorio affermare che l’attuale amministrazione nulla avrebbe fatto per impedire la liquidazione alla impresa Trifilò
delle somme richieste per gli interventi emergenziali?

Lei denigra dott. Mazzeo, essendoLe noto, al pari di Rinascita Falconese, che l’amministrazione non effettua liquidazioni di lavori, compito questo di competenza dell’ufficio tecnico.
Posso, in verità, affermare, perché a conoscenza, che il Responsabile di Protezione Civile attenzionò la problematica, non rinvenendo alcuna norma di legge che impedisse il pagamento.
Non escludo dott. Mazzeo che anche l’Autorità Giudiziaria, a conoscenza dei fatti, possa essere pervenuta ad analoghe conclusioni.
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Per ciò che concerne l’impresa Siragusano posso dirLe, dott. Mazzeo, che questa è l’unica ditta a non aver ricevuto un cent di €. dal Comune di Falcone per le proprie prestazioni, non avendo prodotto, benché richiesti, i documenti di rito, prodromici alla liquidazione.
*
Sappia, dott. Mazzeo che l’impresa Campanino, a parte la fase “patologica” dell’alluvione, non è stata mai destinataria di affidamenti durante le mie amministrazioni, in applicazione di quel codice etico che ritiene inopportuno conferire incarichi fiduciari a parenti di consiglieri comunali.
*
In ultimo, è Ella al corrente dott. Mazzeo che, ai fini delle contenimento delle spese, nella fase di quantificazione e liquidazione delle prestazioni alluvionali non è stato applicato il prezziario regionale, ma praticati prezzi unitari di gran lunga inferiori?
Venga dott. Mazzeo Le farò vedere tutti gli atti ed i documenti.
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Ella dott. Mazzeo, nel colloquiare con i miei avversari, avrà certamente colto in loro una totale, tenace, avversione nei miei confronti.
Non è che per caso questa irriducibile ostilità sia legata al mio modo di essere nel privato ed alle scelte coraggiose operate come sindaco in oltre sei anni di amministrazione?
Forse pago per la mia storia personale, familiare, politica, poco incline a certe logiche ed alle mode del tempo?
Forse pago l’aver assunto sempre, in qualunque circostanza, comportamenti eticamente ineccepibili ?
Forse pago l’essermi schierato sempre, in ogni occasione, dalla parte delle Istituzioni?
Forse pago l’azzeramento della vecchia classe politica Falconese ?
Forse pago il rinnovamento dei metodi amministrativi?
Forse pago l’aver sempre operato nell’interesse, esclusivo, della gente e del territorio, ripudiando logiche clientelari e particolari?
Forse pago gli innumerevoli atti e provvedimenti volti ad elevare i livelli di legalità e trasparenza amministrativa ed impedire infiltrazione di ogni genere ?
Forse pago l’aver adottato, con delibera di Giunta Comunale n° 18 del 14/2/2007, il protocollo di legalità “Carlo Alberto Dalla Chiesa” ?
Forse pago l’aver determinato, la costituzione degli albi delle imprese di fiducia?
Forse pago l’aver richiesto l’estensione della cd. informativa antimafia per gli appalti di opere e lavori pubblici, nonché per l’acquisizione di beni e servizi, per
qualunque importo a base d’asta ?
Forse pago l’aver disposto che: per tutte le procedure ad evidenza pubblica di appalti di opere e lavori pubblici, nonché per l’acquisizione di beni e servizi, a tutti i partecipanti e/o aggiudicatari dovrà, obbligatoriamente essere richiesta, anche in deroga ad espresse disposizioni di legge, la comunicazione antimafia (art. 3 D.P.R. 3/6/1998, n° 252), ovvero il certificato camerale con dicitura antimafia, qualunque sia l’importo a base d’asta e previo inserimento di apposita clausola nei bandi di gara ?
Forse pago l’aver fatto obbligo di inserire in tutti i bandi di gara, qualunque sia l’importo degli stessi, le clausole di autotutela esplicitate nella circolare dell’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici, n° 593, del 31/1/2006 ? ;
Forse pago l’aver disposto, per l’affidamento di lavori, forniture e servizi in economia e/o d’urgenza e/o di somma urgenza, ferma la verifica dei requisiti di legge, l’obbligo di richiedere ai soggetti incaricati la comunicazione antimafia (art. 3 D.P.R. 3/6/1998, n° 252), ovvero il certificato camerale con dicitura antimafia, nonché di far sottoscrivere le clausole di autotutela di cui al protocollo di legalità come richiamate nella circolare dell’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici, n° 593, del 31/1/2006 ?
Forse pago per aver ridotto a rango di evento eccezionale l’affidamento all’esterno, a liberi professionisti, degli incarichi di progettazione e direzione lavori?
Forse pago la decisione dell’amministrazione comunale, da tempo nota a tutti, di costituirsi, per la prima volta nella storia del Comune, parte civile in un processo di mafia?

Veda dott. Mazzeo, le infiltrazioni ed i condizionamenti si impediscono, soprattutto, adottando atti amministrativi efficaci, mirati;
Le chiacchiere e le magliette indossate per moda, mi creda, sono molto meno utili.
Diffidi dott. Mazzeo di chi sventola la bandiera dell’Antimafia, per meri interessi di parte, per acquisire visibilità politica, per risolvere, con tale strumento, contrasti paesani e\o personali.
***
A completamento della mia lunga lettera, Le chiedo, cosa mai avrebbe dovuto, e potuto, porre in essere una Amministrazione Civica dinanzi ad un servizio giornalistico, chiaramente di parte, pubblicato su siti-web anche di richiamo nazionale, in cui vengono formulate tutta una serie di infamanti, false, accuse circa un alone di mafiosità che, da almeno quarant’anni, tutto avvolgerebbe e insudicerebbe in questo Comune, coinvolgendo amministratori, presenti e passati, descritti come una sorta di banda del malaffare in contatto costante con ambienti malavitosi?

Le chiedo, a fronte di tante inesattezze, omissioni, manipolazioni, cosa avrebbe dovuto o potuto porre in essere la civica amministrazione per difendere il buon nome e l’onorabilità dei suoi abitanti, dipinti come un branco di pecore senza alcuna dignità, pronti a farsi intimidire ed a farsi estorcere il voto ?

Quali azioni avrebbe dovuto adottare un qualunque Sindaco che vede definire il proprio paese “ una colonia di mafia”, se non utilizzare l’arma più civile e democratica che esista, affinchè venga fatta piena luce ed accertata la verità?

Come si vuole fare chiarezza e spazzare via le nubi del dubbio e del sospetto? Spettegolando su internet o affrontando la questione in una Aula giudiziaria?

Le amministrazioni passano, dott. Mazzeo, gli uomini politici esauriscono la loro fase pubblica, ma il lerciume che è stato scaricato a piene mani, per scopi contingenti, per beghe politiche, per pura insaziabile sete di potere, su una cittadina e sui suoi abitanti, si ripercuoteranno per anni ed anni con risvolti negativi su una intera comunità.
Lei, purtroppo, si è reso complice, ci auguriamo inconsapevole, di questi novelli savonarola che, bocciati senza appello dalle urne, si fanno alfieri, assolutamente non credibili, di questa strumentale battaglia etica e mossi dalla voglia spasmodica di poltrone, stanno trascinando il paese ed i suoi abitanti nell’immondizia, incuranti che ciò causerà danni immensi per decenni a tutti noi, alla nostra città, ai nostri figli che in essa, auguriamo, cresceranno, lavoreranno e vivranno.

Riconosca dr. Mazzeo la chiara, univoca volontà dell’Amministrazione che mi onoro di guidare a non voler far passare sotto silenzio siffatte gravissime accuse, ma di voler portare le stesse al cospetto dell’Autorità Giudiziaria, unico organo competente a fare, finalmente, chiarezza sulle vicende da Ella sollevate.

Nessun bavaglio, nessuna limitazione del libero pensiero ma accensione dei riflettori per dare la risonanza maggiore possibile alle problematiche evidenziate.

Chiudo dott. Mazzeo, certo che mi ospiterà sul Suo blog, rinnovandoLe l’invito a visitare il nostro paese, il suo territorio, a conoscere i suoi abitanti, il Sindaco, gli assessori, i consiglieri, a farsi un’idea SUA di chi siamo e di cosa vogliamo fare.

Cordialmente.
Il Sindaco di Falcone
Avv. Santi Cirella


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"Poteva essere il paradiso, invece è cemento, cemento, cemento".
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