La crisi in Sicilia e le prime risposte... agosto 2009
Stando alle ultime stime della Fed, la banca centrale statunitense, pervenute alla stampa in questi giorni,
per bocca del suo presidente di fresca rinonima Bernanke, a una buona parte degli analisti finanziari
ed ai governi nazionali ci staremmomo avvicinando ad un periodo di ripresa.
Il panorama su queste previsioni non è comunque uniforme, molte sono le voci che invitano a cautela (a partire
da quella di Trichet omologo di Bernanke alla BCE, la banca centrale europea) o che esprimono un forte pessimismo.
Nouriel Roubini l'economista della New York University che, salito agli onori della cronaca per aver saputo preannunciare l'attuale crisi con grande anticipo, ad esempio, sostiene che dopo un breve periodo di apparente ripresa è sempre più probabile
un nuovo precipitare delle economie mondiali nella recessione più cupa.

Tolti alcuni corbacci del malaugurio sembrerebbe comunque
che il sole stia tornando a splendere e che presto saremo tutti felici.
Certo è solo un piccolo particolare, che ciò è quello che dicono coloro i quali questa crisi l'hanno creata,
sono cioè le voci e le ragioni di chi, ricoprendo ruoli differenti e con gradi differenti di responsabilità,
produce le crisi e sostiene le ragioni che le generano.

Ciò che costoro dimenticano di dirci è che le crisi non sono bizzarre congiunture, fenomeni naturali ed inevitabili.
Piuttosto consustanziano insieme ai cicli espansivi le strutture economiche attuali e che non si può dare quindi
sviluppo capitalistico senza crisi.
La semplice osservazione inoltre dell'andamento delle economie mondiali negli ultimi decenni (senza alcuna pretesa
dunque di osservazione scientifica ma comunque con forte valore congetturale) suggerisce anzi l'intensificarsi del ritmo,
dell'intensità e dell'estensione di tali crisi sempre più violente ed pervasive, circostanza questa dovuta alla sempre più
stretta interconnessione e globalizzazione delle economie.

Ciò detto pare comunque che gli indicatori macroeconomici (dal PIL alla produzione industriale ai consumi) a partire dall'anno venturo potrebbero tornare positivi. Questo significherà davvero uscire dalla crisi? Cosa misurano tali indicatori, dalla crisi di chi stiamo uscendo? Aldilà delle questioni astratte sin qui osservate ciò che sta accadendo è che a pagare la crisi saranno i lavoratori. Che uscire dalla crisi non significherà essere tutti un po ' più ricchi (o meno poveri) quanto piuttosto
il ritorno al profitto (non che in questa fase molte grandi multinazionali non abbiano comunque bilanci positivi)
delle grandi industrie e dunque del capitale finanziario internazionale che usciranno dalla recessione, nelle loro intenzioni, scaricandola su di noi. Per far ciò si prevede una forte contrazione del numero degli occupati a livello globale,
milioni di persone si trasformeranno (si stanno già trasformando) da elementi produttivi della società ad esuberi.

Quale è e sarà l'impatto di tutto ciò su di noi e sul nostro territorio?
Come la grande crisi internazionale ha intenzione di declinare la sua exit-strategy nell'ambito siciliano
e quali gli effetti che tutto ciò avrà e sta avendo?
Il nostro territorio presenta caratteristiche bivalenti e per certi versi contraddittorie.
Se il paradigma del sottosviluppo è stato a più riprese, e non senza ragioni, chiamato a descrivere il tessuto economico siciliano e ne costituisce il suo schema interpretativo più comune, non è meno vero che la forte terziarizzazione e le particolari caratteristiche degli investimenti industriali possono essere visti come esempi di messa in opera delle forme più moderne e sperimentali del capitalismo, e perciò più simili alla rapina che allo sviluppo capitalistico classico. In questo milieu di
arretratezza e ferocia i contraccolpi della crisi non possono che essere violentissimi. Tutte le grandi industrie insediatesi sul territorio siciliano (profumatamente sovvenzionate da governi nazionali e regionali) annunciano chiusure o ridimensionamenti. A cominciare dalla FIAT di Termini Imerese che stando alle dichiarazioni del management aziendale è destinata entro il 2011 a veder riconvertire la propria produzione ad un  altro ramo, diverso da quello automobilistico, del gruppo FIAT,
verosimilmente componentistica per auto (di verosimile bisogna parlare perché non vi è stata ancora alcuna comunicazione ufficiale, anzi con lo stile ambiguo che lo contraddistingue l'amministratore delegato FIAT, Marchionne, aveva dapprima annunziato la chiusura dello stabilimento definito assurdo), prospettiva che oltre ad un drastico ridimensionamento degli occupati FIAT vedrebbe l'annullamento dell'indotto. A questo scenario di futura devastazione sociale bisogna aggiungere un presente già tetro dovuto al continuo ricorso alla cassa integrazione, con ricadute pesanti sulle vite dei lavoratori dello stabilimento ma ancora peggiori su quelli del comprensorio industriale. Il caso FIAT, forse il più eclatante, non è certo l'unico. Per tutti i più importanti stabilimenti industriali dell'isola, in particolar modo nella Sicilia occidentale, si prevedono ridimensionamenti e licenziamenti. I cantieri navali di Palermo non hanno commesse per l'autunno, circostanza che ha già messo in ginocchio l'indotto, e per allora si prevedono tagli al personale. Situazioni simili si hanno alla Keller ed all'Ansaldo. Tra grandi, medie, piccole e piccolissime imprese si prevedono circa quattromila licenziamenti. In questo quadro di impoverimento generale di particolare interesse ed enormemente preoccupanti per chi si affanna a mantenere in piedi questo sistema, sono i dati del credito al consumo.

Tra aumento dell'indebitamento e diminuzione dei depositi si calcola che i patrimoni personali
dei piccoli e piccolissimi risparmiatori Siciliani sia calato per più di un miliardo di euro.
Nonostante la necessità, per comprendere ciò che sta avvenendo, di doversi districare tra tutti questi dati, attività spesso difficile anche per il fatto che di frequente gli indicatori economici vengono manipolati da governi ed imprese a scopo propagandistico e/o speculativo, tutto ciò non è che un ozioso passatempo intellettuale se non si ha ben chiaro che la crisi non è una questione di decimali su un qualche indice di borsa, la crisi è un fatto che investe le vite e le abiditudini di tutti e di ciascuno.

Una crisi che solo l'impegno diretto e determinato dei lavoratori,
come nel caso della Innse di Milano, potra' rovesciare insieme a tutta la carcassa
un modo di produzione che non regge piu'.


Le prime risposte alla crisi:

Palermo 28.08.2009 : precari della scuola in lotta. 
 

Procede ormai da tre giorni il presidio e lo sciopero della fame che docenti e personale ATA precari stanno svolgendo di fronte all'ufficio scolastico provinciale di via Praga. 
Tale mobilitazione nasce dalla rabbia per i tagli al personale scolastico precario deciso nella scorsa finanziaria. Più di milletrecento lavoratori, che in tutti questi anni hanno permesso il normale funzionamento delle scuole, dovranno entrare, talvolta dopo decenni di precariato nei vari istituti, nel mondo della disoccupazione a tempo pieno. 

Uomini e donne che su questa, seppur instabile, occupazione avevano costruito un percorso di vita e che spesso investono passione e sacrifici nella loro professione si trovano ora ai margini del mercato del lavoro e con professionalità non appetibili nell'asfittico mercato del lavoro Palermitano (e non solo).
Pur consapevoli delle difficoltà e della durezza della lotta intrapresa, nella mattinata di oggi dopo 78 ore senza cibo uno dei manifestanti è stato colto da malore e trasportato in ambulanza in ospedale, i precari e le precarie della scuola sono comunque determinati a proseguire nelle proteste e annunciano nuove iniziative di lotta a breve.

Disoccupati in età da pensione, via dalla scuola mille precari. La scure dei tagli su docenti e assistenti over 50.
Il provveditore: "Cancellate tutte le 250 supplenze di Lettere alle medie del 2008".
L'Ufficio scolastico occupato da tecnici e insegnanti. Sciopero della fame di due precari
Si estende la protesta dei precari della scuola. Agli assistenti di laboratorio, che dall´altro ieri a Palermo presidiano l´Ufficio scolastico provinciale (l´ex provveditorato agli studi), si sono aggiunti ieri mattina i docenti. Mentre a Trapani, sempre ieri mattina, un centinaio di insegnanti ha occupato gli uffici del provveditorato. In questi giorni di fine agosto, i precari della scuola sono tutti attanagliati dalla stessa paura: perdere il lavoro. Perché, anche se precario, un posto è sempre un posto e gli oltre mille stipendi in meno che la scuola palermitana pagherà dal prossimo mese di settembre ad altrettanti supplenti rischiano di trascinare nel baratro migliaia di famiglie. Dalle nostre parti, vista anche la carenza storica di industrie, piccole e medie imprese, la Pubblica amministrazione è sempre stata una ciambella di salvataggio per l´occupazione. E da quando gli enti locali non bandiscono più concorsi la scuola era stata una buona valvola di sfogo. Ma adesso occorre fare i conti con la coppia Tremonti-Gelmini che in tre anni faranno saltare in Sicilia 10 mila posti. Un duro colpo per la classe sociale siciliana più rappresentativa: quella borghesia impiegatizia che in alcuni casi tramandava il posto da padre in figlio. 

Insomma: il mega taglio agli organici del personale scolastico, voluto dal governo nazionale, in provincia di Palermo rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale. Tra coloro che in queste ore protestano per la perdita del lavoro ci sono pochissimi giovanotti alle prime armi. Il grosso è formato da persone che hanno spento da parecchi anni quaranta candeline e diversi cinquantenni. È lo stesso provveditore agli studi, Rosario Leone, che descrive la geografia dei precari. «Tra i docenti, i giovani (età compresa tra 30 e 39 anni) rappresentano il 30 per cento circa dei precari. Il grosso (il 60 per cento circa) - continua Leone - è formato da persone tra i 40 e i 49 anni e un buon 10 per cento supera i 50 anni». Tra il personale Ata gli over 50 sono di più (il 30 per cento) con alcuni bidelli sulla soglia dei sessant´anni.  
 

Per rendersene conto basta fare capolino nei saloni dove da qualche giorno si assegnano le supplenze per il prossimo anno scolastico. Le teste canute di coloro che hanno da tempo oltrepassato la fatidica soglia dei quarant´anni e le decine di donne con bambini al seguito sono più eloquenti di tante parole. I primi (dallo scorso 24 agosto e fino a venerdì) sono stati gli assistenti amministrativi, gli assistenti tecnici e collaboratori scolastici. Poi toccherà ai docenti: dal 28 agosto. 

Intanto, Giacomo Russo e Francesco Paolo Di Maggio, i due assistenti tecnici palermitani rimasti senza incarico, sono al secondo giorno di sciopero della fame e promettono di «non mollare fino a quando non si troverà una soluzione». 

Secondo i primi conteggi effettuati dagli impiegati del ufficio scolastico provinciale di Palermo le supplenze in meno rispetto al 2008/2009 saranno oltre mille e trecento. Solo a titolo di esempio, basta citare la situazione dei docenti di Lettere della scuola media. «L´anno scorso - spiega il provveditore, Rosario Leone - abbiamo assegnato circa 250 supplenze, quest´anno neppure una». Il perché è presto detto. La riforma Gelmini ha ridotto di due ore l´insegnamento di Italiano, Storia e Geografia in prima media: quanto basta per creare decine di perdenti posto e cancellare tutte le supplenze. 
 
 

Visita il sito dei precari del personale Ata in lotta di Palermo 


 



Palermo: una baraccopoli creata dalle istituzioni
per "risolvere" l'emergenza casaprecariato sociale 
 

Una bidonville alle porte di Palermo. Lo sapevate?... di oltre 30 bambini (alcuni di appena pochi mesi), di 24 famiglie, di donne gravide e altre vedove stipati in un quadrato di terra alla periferia di Palermo. Un campo di proprietà del Comune  allestito con una ventina di container da destinare, forse, ad una crisi differente da quella abitativa. Ma i 15 mq di lamiera colorata senza riscaldamento, con lana di vetro sul tetto come unico coibentante sono ormai la casa di 24 famiglie palermitane  vittime degli sfratti e del caro affitti. 

Le famiglie che "abitano" il campo profughi di via Messina Montagne risultano in gran parte composte da disoccupati storici e da lavoratori precari , ma sempre piu' il disagio abitativo in questa citta' raggiunge lavoratori che un tempo riuscivano  a pagare gli affitti, schizzati enormemente in su' negli ultimi anni. A Palermo l'emergenza abitativa e' arrivata a livelli drammatici e dunque sarebbe stata necessaria la ricerca di una soluzione straordinaria che potesse riuscire ad affrontare il problema. Immediatamente il sindaco Cammarata e l'assessore alla casa Santoro(Pdl-quota alleanza nazionale) producono dopo una attenta riflessione una proposta a livello delle citta' piu' cool d'Europa: un campo fatto di baracche container, destinato alle famiglie  senza casa di Palermo. E dunque anche a Palermo dove non c'e' stato alcun terremoto o alcun evento catastrofico , ci ritroviamo con un campo profughi che l'amministrazione comunale si affretta a definire "temporaneo" e che gia' "ospita" queste famiglie da  oltre due anni. 

E' dunque questa la Palermo della gestione PDL , la citta' delle Emergenze che diventano normalita' , la citta' dei ghetti e dei "non luoghi"che  oscurano i problemi dalla vista delle persone , per farli sembrare risolti. In questi mesi i senza casa di Via Messina Montagne  si sono organizzati in un Comitato di Lotta che intende rivendicare un casa "vera" e denunciare con forza le politiche abitative
dell'amministrazione Cammarata. Una lotta che in questi mesi siamo sicuri sapra' far parlare di se'....
 


Mazzarino: la rivoltà della dignità contro la dismissione
La protesta blocca le autostrade.

Continua a Mazzarino (in provincia di Caltanissetta) la protesta contro il ridimensionamento dell'ospedale "Santo Stefano", innescata dalla morte del giovane, Filippo Li Gambi, rimasto ferito gravemente in un incidente stradale e che i medici non avevano potuto soccorrere perche' la sala operatoria e' chiusa. I dimostranti, che dalla mezzanotte di mercoledi' avevano bloccato in piu' punti la strada 626 Caltanissetta-Gela con autovetture e trattori, e che per 2 giorni si sono incatenati per protesta all'ospedale della tragedia, si sono spostati nella notte sulla bretella autostradale di Caltanissetta, che collega la citta' all'A19 Palermo-Catania. Una mossa che di fatto rende inutilizzabile lo svincolo di Caltanissetta sia in entrata sia in uscita. 

Nella cittadina siciliana  i negozi sono rimasti chiusi  per tutta la  giornata di ieri: saracinesche abbassate (vi erano appesi cartelli con scritto ''Chiuso per protesta ospedale'') e attivita'  fermate per solidarieta' con la famiglia Li Gambi e per salvare l'ospedale.

Dal particolare la protesta tocca il generale, parlandoci di malasanità e di Sud,  degli insuccessi visibili di politiche disastrose nel passato e che già si annunciano peggiori per il futuro. Si contano, solo nell'ultimo mese, almeno 5 casi di morte sospetta ed evitabile nella sola Calabria ...
I cittadini di Mazzarino protestano perche' non vogliono il declassamento del ''Santo Stefano'' che da ospedale passerebbe a presidio territoriale di assistenza, secondo il nuovo piano regionale sanitario e l'applicazione del decreto Russo. La sala operatoria sarebbe stata chiusa per il mancato rinnovo di alcuni contratti dei medici nel periodo delle ferie. Proprio com' e' avvenuto nel reparto di Ostetricia dell'ospedale di Niscemi, altro comune nisseno, dove da due giorni una trentina di gestanti occupa le sale chiuse dal 19 luglio perche' i medici sono in vacanza. 

Gruppi di mazzarinesi hanno occupato, con auto e roulotte, svincoli di strade e la carreggiata della statale 626 Caltanissetta-Gela prima,  della Palermo-Catania poi... ma non è detto che la vicenda si chiuda con gesti di solo sfogo, perché quella messa in piedi dai siciliani è una battaglia per la vita e la dignità, contro le politiche dello spreco, della dismissione dei servizi pubblici, della guerra ai poveri.
 


Il popolo siciliano insorge dopo la morte a Mazzarino( Cl),
del giovane di 23 anni per dissanguamento.
  
Malasanità per negligenza, imperizia, uso non appropriato delle risorse mediche: NO! 

La drammatica morte del giovane è avvenuta per dissanguamento, per chiusura della sala operatoria dell’ospedale di Mazzarino ( 12.000 abitanti), come raccontato da tutte le cronache informative, e,  dopo il tribolato trasporto nell’ospedale attrezzato più vicino: Caltanissetta. 

La tragedia era forse già nell’aria. 

Infatti, i cittadini di Mazzarino già da diverse settimane erano sul piede di guerra. Continue manifestazioni e forte proteste - anche con l’occupazione dei tetti dell’ospedale e scioperi della fame - erano state organizzate contro la decisione assunta dal governo regionale -, presidente Lombardo - presa il 15 giugno. La scelta, che nominalmente sarà operativa dal 1° settembre, definita nel Piano di rivisitazione della struttura ospedaliera e sanitaria in Sicilia, determina di riconvertire il presidio ospedaliero in Pta – Punto territoriale di assistenza -, cioè in uso ambulatoriale. 

Alla protesta avevano aderito e partecipato i cittadini e i consigli comunali degli altri paesi dell’area, utenza di fatto del Santo Stefano di Mazzarino: Riesi, Sommatine,  Barrafranca, Bufera. 

In particolare non vogliono perdere le strutture sanitarie adibite ai casi di emergenza: chirurgia, rianimazione e terapia intensiva. 

L’Azienda ospedaliera di Caltanissetta ( capoluogo provinciale) dista 50 Chilometri da Mazzarino. 

La struttura viaria di tutta l’area interessata al collegamento con il capoluogo è caratterizzata da una situazione alquanto disastrata. Da Mazzarino serve almeno un’ora, ad andare bene. 
 

Giovedì scorso si è consumato il tragico evento. Filippo Li Gambi, con la moto sbatte contro un’auto e, ironia della sorte, proprio a pochissima distanza dall’ospedale. Riporta una lacerazione ad una gamba. Sono le ore 23.00. 

Viene trasportato con un’autoambulanza al pronto soccorso. La sala operatoria è chiusa! Dicono, alcune fonti….per ferie; altre note aggiungono che non erano più stati rinnovati i contratti ai medici dell’unità in oggetto; è più facile e conseguente supporre che la fase del cambio d’uso ospedaliero era stata già avviata, con tutta la “confusione” conseguente. 

Alle ore 24.00 circa viene trasportato all’ospedale di Caltanissetta. 

Il giovane è lucido, il dissanguamento continua, muore poco dopo ( alle 2,45) per choc emorragico. 

Drammatica la testimonianza del padre, 57 anni, ex  brigadiere dei carabinieri andato in pensione una settimana addietro: “ ….lungo il tragitto che lo ha portato all’ospedale S.Elia di Caltanissetta, Filippo mi incoraggiava, mi diceva di non preoccuparmi, che stava bene e poi me lo hanno consegnato morto. Al  S.Elia  Filippo è arrivato vivo e vegeto e poi alle 2.45 di venerdì è spirato. Si può morire per un’emorragia ad una gamba?”. 

 Mercoledì, immediatamente dopo il funerale, il papà del giovane morto, pur straziato dal grande dolore, “armato” di grande coraggio civile e democratico, vestitosi di nero in rispetto al lutto, si incatena davanti all’ospedale. 

 Parte la rivolta popolare. Pur senza il suono delle campane che chiamavano il popolo a raccolta,  chiudono i negozi, si fermano tutte le attività, migliaia di persone scendono in lotta. 

La rabbia è grande. Protestano forte per l’assurda morte di Filippo, richiedono giustizia e certezze per il Loro ospedale. 

In tanti, in centinaia, migliaia, bloccano le strade di accesso, la statale Caltanissetta-Gela. La ferma protesta dura due giorni, compreso la notte. Infine,vanno a bloccare anche la vicina autostrada Catania-Palermo. Alcune persone si incatenano assieme al padre del giovane, iniziando lo sciopero della fame. 

Nella serata di giovedì, oltre 4000 persone sfilano in corteo davanti all’ospedale. 

Il sindaco manda un accorato messaggio al Presidente della Repubblica. 

I cittadini si fermano solo nella tarda mattinata di venerdì, a seguito dell’incontro fatto presso la Prefettura di Palermo. Centinaia di persone si spostano nel capoluogo. 

Poi, di fronte alle dichiarazioni del Prefetto, le manifestazioni vengono momentaneamente fermate. 

Nel frattempo sono iniziate le “pirandelliati”, in onore di Pirandello, il famoso scrittore siciliano –premio Nobel- , grande esperto a descrivere le doppi e triple coscienze, facce e verità che dimorano negli uomini, specie in coloro che per censo, amministrano e spargono scienza e conoscenza. 

Già ieri, giovedì, il Presidente della Regione Lombardo così, tra l’altro,  dichiarava: “ Un sistema sanitario i cui reparti chiudono per ferie, deve essere smontato e rimontato ……”. Oltre alla tragedia di Mazzarinosi riferiva anche agli episodi che stavano accadendo a Niscemi – 29.000 abitanti - ( un grosso paese della provincia di Caltanissetta) dove 30 donne in gravidanza avevano iniziato l’occupazione dell’ospedale dove dal 1° settembre è prevista la chiusura del Reparto di ostetricia e ginecologia  del nuovo ospedale inaugurato il 23 marzo scorso dopo 28 anni di “tribolazioni costruttive”). 

  Oggi, venerdì, nella mezza serata, è stato emesso un comunicato dall’Assessorato regionale alla sanità, in premessa si legge: “ La chirurgia e la sala operatoria dell’ospedale Santo Stefano di Mazzarino non erano chiuse, il personale non era in ferie e garantiva i normali turni di reperibilità notturna sufficienti per intervenire in caso di urgenza…..”. 

 *************** 

 Intanto il papà del povero giovane insiste: “ Me lo hanno ammazzato, chiediamo giustizia, nostro figlio non doveva morire per una lacerazione alla gamba”. 

Il Sindaco, Vincenzo D’Asero,  ha replicato nel corso della serata: “ Il problema è che il protocollo prevede che vi siano tre chirurghi e due anestesisti e quella sera, come nei giorni precedenti, non vi era il personale perché non hanno provveduto a colmare l’organico”. 

Verità e giustizia richiede il popolo di Mazzarino e siciliano tutto.