Scilipoti, dalla 'Ndrangheta a Palazzo Grazioli
Si parte dal Fuan e si finisce con vicinanze alla ‘ndrangheta:
il curriculum politico il messinese Domenico – Mimmo - Scilipoti
il "Responsabile" che tiene in piedi il governo Berlusconi.
L'Unità - Manuela Modica - 16 dicembre 2010 -

La sua nascita politica avviene all’Università di Messina, dove si iscrive nelle frange della formazione di estrema destra, riconducibile ad Avanguardia nazionale e Msi. Così entra nel Consiglio di Facoltà dell’Università di Medicina e Chirurgia,
e poi nel consiglio di Amministrazione dell’Università di Messina. Dopo la laurea si avvicinerà, invece, al partito socialdemocratico, diventando pupilllo di Dino Madaudo, e del professore Clemente Pullé. Ma il cuore del suo percorso politico è scritto nella relazione finale prefettizia che nel 2005 chiederà e otterrà lo scioglimento del consiglio di Terme Vigliatore, e di tutti gli organi amministrativi per infiltrazioni mafiose.

Domenico Scilipoti è consigliere comunale di Terme Vigliatore - paesino del messinese costola di Barcellona Pozzo di Gotto - ed è anche stato assessore al bilancio. Così, già arruolato nelle fila del partito di Di Pietro, la commissione presieduta dal viceprefetto Nino Contarino, dal comandante dei carabinieri di Barcellona, Domenico Cristaldi, dal dirigente del commissariato di polizia di Barcellona p.g. Fabio Ettaro a seguito di 2005, e dal comandante del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Messina, comandante capitano Domenico Rotella, scrive di lui:
“Collegamenti intercorsi tra Scilipoti Domenico, classe ’57, il quale ricoprirà nel 2002,
seppur per breve tempo, anche l’incarico di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò,
con personaggi appartenenti ad una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria”.

Collegamenti con la ‘ndrangheta, dunque. Mentre nel 2008, nelle fila dell’Idv Scilipoti farà candidare alle regionali,
Carmelo Munafò, cognato di Nunziato Siracusa, oggi in carcere per mafia, riconducibile alla cosca di Terme Vigliatore,
costola dell’organizzazione mafiosa di Barcellona pozzo di Gotto.

Comproprietario di un immobile, abusivo, - una palazzina di tre piani, per cui Rosa Carmela Cicero, moglie
di Domenico Scilipoti, presenta istanza di sanatoria edilizia - assieme a parenti di capi della più forte ‘ndrangheta calabrese:
“Personaggi che vantano rapporti di parentela con membri del clan ‘ndranghetista Selitano-Zavatieri”.

Questi sono i “Collegamenti intercorsi tra Scilipoti Domenico, classe ’57, il quale ricoprirà nel 2002, seppur
per breve tempo, anche l’incarico di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò, con personaggi
appartenenti ad una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria”.

Questo si legge di Scilipoti, oggi uomo decisivo per il governo, nella relazione che porterà allo scioglimento
del Comune di cui è consigliere, per infiltrazioni mafiose, ma che non vedrà conseguenze penali per l’ex Idv.

La Storia dello scioglimento. Il Comune è lo stesso di Adolfo Parmaliana, segretario cittadino Ds, morto suicida
perché soffocato dal vuoto in cui viveva in territorio mafioso. E lo diceva e lo chiedeva a gran voce Parmaliana:
“Terme Vigliatore ha un consiglio comunale oggetto di infiltrazioni mafiose”.

Il professore di chimica dell’Università di Messina, lo aveva denunciato ed era stato ascoltato. Così si formava
una commissione prefettizia presieduta dal viceprefetto Antonino Contarino che avrebbe indagato sulle denunce
di Parmaliana. In quel consiglio comunale si muoveva Mimmo Scilipoti, l’ex deputato dell’Idv, oggi arruolato da Berlusconi.
Un canciabannera, si dice così dalle sue parti. Cambia bandiera, ovvero voltagabbana, dove le bandiere non sono poche
e le parti sono le direttissime vicinanze di Barcellona Pozzo di Gotto:
“la Corleone del XXI secolo”, così l’ha definita la commissione nazionale antimafia.

Le bandiere. Dal Fuan, dove nasce la sua attività politica al tempo degli studi di medicina, alla socialdemocrazia, bandiera
che veste già medico, vicino a Dino Madauda. E poi l’Idv, timbro col quale entrerà in quel consiglio comunale indagato
dalla commissione prefettizia. Fino ad oggi, esponente del neo Movimento per la responsabilità nazionale.

Il territorio. L’informativa Tsunami, ovvero l’informativa che ancora inquieta la magistratura barcellonese e messinese,
al vaglio, per competenza, della Procura di Reggio Calabria. La stessa che arrivò sul tavolo di Francesco Pignatone dopo
il suicidio di Parmaliana. Perché fu proprio Parmaliana, con quell’estremo j’accuse, a segnalare ancora l’insabbiamento
di Tsunami. In quella si leggono i nomi dei “personaggi” - titolo del capitolo dell’informativa – interessati dalle indagine
dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, allora capitanati da Domenico Cristaldi, autori di Tsunami.

Tra i nomi anche quello di Scilipoti, e così scrivono i carabinieri: “gli elementi a loro carico sono al vaglio della Commissione Prefettizia che, per avere fino a questo momento accertato una mole di irregolarità superiore a quella già enorme paventata
in sede proposta, ha ottenuto ulteriori 50 giorni di tempo, per potere relazionare lo stato di sconquasso in cui versa il Comune
di Terme Vigliatore”.

Sconquasso che porterà il 23 dicembre del 2005 allo scioglimento del consiglio di Terme per “ingerenze della criminalità organizzata”, con decreto firmato dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Due anni di commissariamento. Aveva gridato al successo Parmaliana, aveva scritto dei volantini: “Giustizia è stata fatta:
la legalità ha vinto! Tanti dovrebbero scappare… se avessero dignità”. Domenico Munafò, allora Vicesindaco, lo aveva denunciato per diffamazione, per quel volantino. Alle elezioni successive, giugno 2008, Terme Vigliatore eleggeva 11 dei 15 componenti presenti nella vecchia amministrazione, quella sciolta da Ciampi. Alle Regionali, invece, Scilipoti inseriva – da segretario provinciale dell’Idv di Messina – nella lista di candidati Carmelo Munafò, cognato di Nunziato Siracusa, oggi in carcere per mafia, riconducibile alla cosca di Terme Vigliatore, costola dell’organizzazione mafiosa di Barcellona pozzo di Gotto.

Parmaliana, invece, nell’estate del 2008 sarebbe stato rinviato a giudizio. E il 2 ottobre successivo, si sarebbe tolto la vita.


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