La sua nascita politica avviene
all’Università di Messina, dove si iscrive nelle frange della formazione
di estrema destra, riconducibile ad Avanguardia nazionale e Msi. Così
entra nel Consiglio di Facoltà dell’Università di Medicina
e Chirurgia,
e poi nel consiglio di Amministrazione
dell’Università di Messina. Dopo la laurea si avvicinerà,
invece, al partito socialdemocratico, diventando pupilllo di Dino Madaudo,
e del professore Clemente Pullé. Ma il cuore del suo percorso politico
è scritto nella relazione finale prefettizia che nel 2005 chiederà
e otterrà lo scioglimento del consiglio di Terme Vigliatore, e di
tutti gli organi amministrativi per infiltrazioni mafiose.
Domenico Scilipoti è consigliere
comunale di Terme Vigliatore - paesino del messinese costola di Barcellona
Pozzo di Gotto - ed è anche stato assessore al bilancio. Così,
già arruolato nelle fila del partito di Di Pietro, la commissione
presieduta dal viceprefetto Nino Contarino, dal comandante dei carabinieri
di Barcellona, Domenico Cristaldi, dal dirigente del commissariato di polizia
di Barcellona p.g. Fabio Ettaro a seguito di 2005, e dal comandante del
nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Messina, comandante
capitano Domenico Rotella, scrive di lui:
“Collegamenti intercorsi tra
Scilipoti Domenico, classe ’57, il quale ricoprirà nel 2002,
seppur per breve tempo, anche
l’incarico di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò,
con personaggi appartenenti
ad una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria”.
Collegamenti con la ‘ndrangheta,
dunque. Mentre nel 2008, nelle fila dell’Idv Scilipoti farà candidare
alle regionali,
Carmelo Munafò, cognato
di Nunziato Siracusa, oggi in carcere per mafia, riconducibile alla cosca
di Terme Vigliatore,
costola dell’organizzazione
mafiosa di Barcellona pozzo di Gotto.
Comproprietario di un immobile,
abusivo, - una palazzina di tre piani, per cui Rosa Carmela Cicero, moglie
di Domenico Scilipoti, presenta
istanza di sanatoria edilizia - assieme a parenti di capi della più
forte ‘ndrangheta calabrese:
“Personaggi che vantano rapporti
di parentela con membri del clan ‘ndranghetista Selitano-Zavatieri”.
Questi sono i “Collegamenti intercorsi
tra Scilipoti Domenico, classe ’57, il quale ricoprirà nel 2002,
seppur
per breve tempo, anche l’incarico
di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò, con personaggi
appartenenti ad una delle più
importanti cosche della provincia di Reggio Calabria”.
Questo si legge di Scilipoti,
oggi uomo decisivo per il governo, nella relazione che porterà allo
scioglimento
del Comune di cui è consigliere,
per infiltrazioni mafiose, ma che non vedrà conseguenze penali per
l’ex Idv.
La Storia dello scioglimento.
Il Comune è lo stesso di Adolfo Parmaliana, segretario cittadino
Ds, morto suicida
perché soffocato dal
vuoto in cui viveva in territorio mafioso. E lo diceva e lo chiedeva a
gran voce Parmaliana:
“Terme Vigliatore ha un consiglio
comunale oggetto di infiltrazioni mafiose”.
Il professore di chimica dell’Università
di Messina, lo aveva denunciato ed era stato ascoltato. Così si
formava
una commissione prefettizia
presieduta dal viceprefetto Antonino Contarino che avrebbe indagato sulle
denunce
di Parmaliana. In quel consiglio
comunale si muoveva Mimmo Scilipoti, l’ex deputato dell’Idv, oggi arruolato
da Berlusconi.
Un canciabannera, si dice così
dalle sue parti. Cambia bandiera, ovvero voltagabbana, dove le bandiere
non sono poche
e le parti sono le direttissime
vicinanze di Barcellona Pozzo di Gotto:
“la Corleone del XXI secolo”,
così l’ha definita la commissione nazionale antimafia.
Le bandiere. Dal Fuan, dove nasce
la sua attività politica al tempo degli studi di medicina, alla
socialdemocrazia, bandiera
che veste già medico,
vicino a Dino Madauda. E poi l’Idv, timbro col quale entrerà in
quel consiglio comunale indagato
dalla commissione prefettizia.
Fino ad oggi, esponente del neo Movimento per la responsabilità
nazionale.
Il territorio. L’informativa
Tsunami, ovvero l’informativa che ancora inquieta la magistratura barcellonese
e messinese,
al vaglio, per competenza, della
Procura di Reggio Calabria. La stessa che arrivò sul tavolo di Francesco
Pignatone dopo
il suicidio di Parmaliana. Perché
fu proprio Parmaliana, con quell’estremo j’accuse, a segnalare ancora l’insabbiamento
di Tsunami. In quella si leggono
i nomi dei “personaggi” - titolo del capitolo dell’informativa – interessati
dalle indagine
dei carabinieri di Barcellona
Pozzo di Gotto, allora capitanati da Domenico Cristaldi, autori di Tsunami.
Tra i nomi anche quello di Scilipoti,
e così scrivono i carabinieri: “gli elementi a loro carico sono
al vaglio della Commissione Prefettizia che, per avere fino a questo momento
accertato una mole di irregolarità superiore a quella già
enorme paventata
in sede proposta, ha ottenuto
ulteriori 50 giorni di tempo, per potere relazionare lo stato di sconquasso
in cui versa il Comune
di Terme Vigliatore”.
Sconquasso che porterà il 23 dicembre del 2005 allo scioglimento del consiglio di Terme per “ingerenze della criminalità organizzata”, con decreto firmato dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Due anni di commissariamento.
Aveva gridato al successo Parmaliana, aveva scritto dei volantini: “Giustizia
è stata fatta:
la legalità ha vinto!
Tanti dovrebbero scappare… se avessero dignità”. Domenico Munafò,
allora Vicesindaco, lo aveva denunciato per diffamazione, per quel volantino.
Alle elezioni successive, giugno 2008, Terme Vigliatore eleggeva 11 dei
15 componenti presenti nella vecchia amministrazione, quella sciolta da
Ciampi. Alle Regionali, invece, Scilipoti inseriva – da segretario provinciale
dell’Idv di Messina – nella lista di candidati Carmelo Munafò, cognato
di Nunziato Siracusa, oggi in carcere per mafia, riconducibile alla cosca
di Terme Vigliatore, costola dell’organizzazione mafiosa di Barcellona
pozzo di Gotto.
Parmaliana, invece, nell’estate del 2008 sarebbe stato rinviato a giudizio. E il 2 ottobre successivo, si sarebbe tolto la vita.
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