Sardegna, Lanusei 13 maggio2011
Quirra sotto sequestro del Gip «Via pastori e bestie dalla zona»

La bomba è esplosa ieri mattina, come una delle tante che nel poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra,
a cavallo fra le province di Cagliari e Ogliastra, esplodono da cinquant'anni senza far rumore.
Questa, invece, è fragorosa: il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Lanusei Paola Murru
ha emesso il decreto di sequestro preventivo dell'intera base militare.

Dodicimila e settecento ettari di terra sono da ieri totalmente interdetti all'attività agropastorale fin qui autorizzata all'interno dell'area, perché le sperimentazioni e le esercitazioni belliche possono aver gravemente compromesso l'ambiente. “Sussiste il fumus - ovvero la probabilità effettiva - del delitto di disastro ambientale, quantomeno colposo, posto in essere con plurime condotte da militari” scrive il gip nel decreto. Nelle stesse ore il procuratore della repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi che, insieme al capo della squadra mobile di Nuoro Fabrizio Mustaro, ha scoperchiato il vaso di Pandora da cui sono fuoriusciti i veleni di Quirra, ha disposto il sequestro probatorio di tutte le sorgenti, i canali, pozzi e condutture che si allacciano all'acquedotto del paese: l'acqua, contaminata dai brillamenti di munizioni eseguiti in questi anni nel poligono, potrebbe essere la causa dei troppi tumori registrati nella zona.

E' la svolta: è la pubblica ammissione che nella base militare più grande d'Europa si sono svolte operazioni capaci di mettere in pericolo la salute di uomini e animali. Una svolta che arriva dopo almeno cinquanta morti sospette e dieci anni di lotte delle associazioni ambientaliste e pacifiste.

Il sequestro preventivo dell'area non bloccherà le attività militari già autorizzate, né quelle commerciali e industriali che hanno avuto il via libera dal ministero della Difesa, ma tutti i pastori che finora hanno frequentato il poligono dovranno uscire dal suo perimetro insieme al loro bestiame. Restano le perplessità per un provvedimento che, nell'intento di proteggerle, colpisce proprio le vittime: «Sessantadue allevatori – afferma la Coldiretti – riceveranno l'ordinanza di sgombero per oltre 10mila capi di bestiame. Già penalizzati nella vendita del latte a causa dell'inchiesta, ora i pastori non potranno più alimentare gli animali, se non sostenendo costi spropositati per l'acquisto di mangimi. Da anni lavoriamo tra mille difficoltà in un'area interessata da continue esercitazioni militari, adesso arriva la mazzata finale». «Siamo al paradosso che i pastori non possono pascolare in un terreno avvelenato, ma altri possono continuare ad avvelenarlo» rintuzza il Movimento Pastori Sardi, che chiede al ministero della Difesa un risarcimento per il danno subito.

Quello di ieri è però un atto dovuto, per proteggere nell'immediato la salute di chi porta quotidianamente le greggi al pascolo nella base, accanto a carri armati utilizzati come bersagli, su un terreno contaminato da cadmio, rame, piombo e antimonio in misura superiore ai valori limite. Molti di loro – il 65 per cento, secondo l'indagine dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari – da quei campi sono tornati ammalati di leucemia. Ed ora saranno le autopsie – si sta procedendo alla riesumazione dei cadaveri – a dire cosa li abbia uccisi.

Le strane esplosioni

I documenti e le testimonianze raccolti dalla squadra mobile di Nuoro e dal corpo forestale raccontano dell'interramento di fusti pieni di materiale tossico, dell'uso di Napalm e di grosse esplosioni con le quali negli anni Ottanta e Novanta venivano distrutte munizioni obsolete provenienti da tutta Italia. Raccontano dell'utilizzo di uranio impoverito, la cui presenza è stata accertata nei tessuti di un agnello a due teste nato proprio nell'area di Quirra. Raccontano di esperimenti industriali che provocano esplosioni surreali. Per il momento nel fascicolo degli indagati sono finiti il generale Tobia Santacroce, 65 anni, ex responsabile del personale a Quirra, accusato di disastro ambientale, e due chimici della SGS, società di ispezioni, che avrebbero falsificato i test ambientali condotti nel poligono per conto del ministero della Difesa. Che, nell'intera giornata di ieri, è rimasto in religioso silenzio.


Quirra, Sardegna, Pastori uccisi dall'uranio? Salme da riesumare
29 marzo 2011

Venti allevatori in Sardegna morti tra il 1980 e il 2010 per tumori emolinfatici.
Lavoravano vicino al poligono di Perdasdefogu-Salto di Quirra. È colpa dell'uranio? «Riesumate quelle salme!».
Lo ordina il procuratore della Repubblica di Lanusei (Ogliastra) Domenico Fiordalisi, nella sua inchiesta sulle morti tra
il personale militare e civile che ha lavorato nel Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra
o nelle aree circostanti. 

I venti allevatori si ammalarono dopo aver condotto al pascolo il loro gregge sui terreni intorno all'area militare.
Fiordalisi ha deciso di riesumare i resti dopo le relazioni tecniche fatte dai veterinari della Asl che hanno esaminato tutti
gli allevamenti di bestiame dell'area attorno al Poligono di Quirra. Le cifre sono impressionanti: che il 65% degli allevatori
si è ammalato di leucemia e molti agnelli sono nati deformi. 

Il magistrato si è convinto che era necessario esaminare le salme anche dopo la scoperta di materiali radioattivi in alcuni magazzini del poligono, rinvenuti durante i sopralluoghi condotti da Maria Antonietta Gatti, responsabile del Laboratorio dei biomateriali del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Modena e Reggio Emilia), e dal fisico nucleare Paolo Randaccio, dell'Università di Cagliari. 

I resti, probabilmente a partire dalla prossima settimana, saranno analizzati dal fisico nucleare Evandro Lodi Rizzini, direttore del Dipartimento di Chimica e fisica dell'Università di Brescia e membro del Cern di Ginevra.
Il procuratore Fiordalisi ha chiesto al perito di eseguire gli esami con metodiche che consentano di individuare
eventuali tracce di contaminazioni radioattive o tossiche. Lodi Rizzini sarà affiancato da un medico legale. 

La decisione del procuratore di Lanusei è stata accolta con favore dal presidente dell'Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle Forze Armate (Anavafaf), Falco Accame. «Il rigore scientifico del professor Lodi Rizzini. che si occupò della questione dell'uranio già all'epoca della commissione Mandelli, con una critica scientifica dei metodi di lavoro utilizzati, è una garanzia - ha detto Accame - che il quasi impossibile compito affidatogli sarà svolto con la massima serietà». 

Soddisfatto anche Francesco Palese, ideatore e curatore del portale Vittimeuranio.com che da anni si occupa dell'uranio impoverito, e il segretario della Commissione d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito, Giuseppe Caforio (Idv). «No comment», invece, dalla delegazione della Commissione d'inchiesta che proprio oggi è arrivata in Sardegna per un sopralluogo nel Poligono sardo. «Le decisioni dei magistrati non si commentano - ha osservato il senatore Gian Piero Scanu (Pd) - come non si commentano le sentenze». Nel fascicolo processuale contro ignoti aperto dalla procura di Lanusei, diventato col passare dei giorni sempre più voluminoso, ora figurano due nuovi capi di imputazione: omicidio plurimo colposo con dolo e disastro ambientale.



Uranio impoverito, solo 30 milioni per le vittime
Via libera per indennizzare le vittime dell’uranio impoverito e, con il provvedimento
approvato dal governo di recente arrivano anche le polemiche.
Si tratta di trenta milioni di euro per indennizzare le vittime dell’uranio impoverito e delle nano particelle.
19 dicembre 2008
Ci sono volute battaglie, proteste in piazza e ricorsi davanti ai tribunali penali e civili ma, alla fine, i “gli invisibili” e i loro familiari hanno ottenuto una piccola vittoria. Ossia il via libera da parte del consiglio dei ministri allo stanziamento di trenta milioni di euro, da spendere nell’arco dei tre anni per risarcire le vittime o i loro familiari. Ad annunciare il via libera al provvedimento, che poi è l’applicazione del provvedimento adottato dallo scorso governo di centrosinistra, è stato il ministro della Difesa La Russa che nel corso di una conferenza stampa, per annunciare il provvedimento, ha detto: «Nei tre anni avremo 30 milioni di euro che, giustamente, vanno a risarcire le vittime dell'uranio e delle nano-particelle. È una cosa che era molto attesa da un numero limitato di persone, ma quando io parlo di grande attenzione a chi presta la propria opera al servizio della nazione significa che non bisogna guardare ai numeri, ma ai singoli casi». 

Davanti alla cifra del rimborso qualcuno ha avuto da ridire. È il caso di Domenico Leggiero, presidente dell’Osservatorio militare, l’associazione che da anni si impegna per sostenere e difendere i diritti dei militari e dei loro familiari. «Davanti al via libera che stanzia i soldi non possiamo che essere soddisfatti - spiega Leggiero - però, attorno a tutta la vicenda non possiamo fare a meno di evidenziare tutti i ma e i i nodi che devono essere ancora sciolti». 

Ricordando le numerose iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e quelle portate avanti in sede giudiziaria con l’avvocato Tartaglia Leggiero spiega che si tratta di «un provvedimento che aspettavamo da anni ed è stato dettato dalla caparbietà delle famiglie che per dieci anni hanno lottato per rivendicare i diritti dei loro cari». Non solo, ad avere un ruolo determinante nella vicenda anche «le avvisaglie delle iniziative giudiziarie che l’Osservatorio sta portando avanti con il sostegno dell’avvocato Tartaglia». Per Leggiero le risorse messe a disposizione dal Consiglio dei ministri sarebbero troppo poche per intervenire e risolvere il problema in maniera complessiva. «A noi risulta che i casi siano adesso 2537 mentre il numero di deceduti sia salito a quota 166 - aggiunge Leggiero - se si guardano questi dati si capisce benissimo che trenta milioni di euro sono troppo pochi per risolvere una situazione sempre più preoccupante». 

È cronaca dei giorni scorsi, benché non legata al provvedimento del Consiglio dei ministri, la decisione della Corte d’Appello di Roma che ha respinto il ricorso del ministero della Difesa contro la sentenza di primo grado che riconosceva un risarcimento pari a un miliardo di lire ai familiari di Stefano Melone, l'elicotterista orvietano morto per un tumore. 

A sollecitare il riconoscimento della causa di servizio e gli indennizzi ai militari colpiti da malattie legate all'esposizione all'uranio impoverito in tutti quei casi in cui l'amministrazione militare non sia in grado di escludere un nesso di causalità' tra gli agenti patogeni e la patologia sono stati, recentemente anche i parlamentari del Pd Carlo Pegorer, Pier Luigi Scanu, Mario Gasbarri, Felice Casson, Mauro Del Vecchio e Silvana Amati con un'interrogazione parlamentare presentata al ministro della Difesa La Russa. Una storia ancora non finita.