LE GRANDI INCOMPIUTE
Sono le due mega-opere costruite nell'ex Arsenale
e nell'ex ospedale militare: una, la grande area dove si sarebbe dovuto
svolgere il vertice dei grandi del mondo - andata in gestione per 40 anni
a prezzo di saldo alla Mita Resort di Emma Marcegaglia, l'unica che da
questa storia ci ha davvero guadagnato e guadagnerà; l'altra, l'hotel
cinque stelle plus, costato, solo quello, 75 milioni, 742 mila euro a stanza
e però nessun imprenditore ne vuole sapere. Uno scenario desolante
che Repubblica ha documentato con un video esclusivo e con una serie di
immagini. Un viaggio dentro una delle più grosse "incompiute" nella
storia delle opere pubbliche (progettata, appaltata, eseguita e consegnata
in poco più di un anno). E sulla quale sono aperte due indagini.
Cosa ha lasciato in eredità alla Maddalena il G8 mancato? Quanto
è costato? Chi ci ha speculato trasformando quello che doveva essere
un volano per la stagnante economia dell'isola - già penalizzata
da mezzo secolo di monocultura militare - in un affare per pochi? Quale
futuro avranno le strutture tirate su in fretta e furia che ora languono
nel silenzio generale e nell'imbarazzo di molti?
DOPO LA BEFFA I DANNI
Ci sono fantasmi che producono fantasmi. E i fantasmi
costano. Anche solo per tenerli in vita. Era il 23 aprile 2009 quando Berlusconi
annunciò lo spostamento del G8 nell'Abruzzo colpito dal terremoto.
Nove mesi e 327 milioni dopo (tanto sono costati, stando ai dati della
Protezione civile, i lavori alla Maddalena) la scena sull'isola "scippata"
- come ripetono i 12mila abitanti e il sindaco Pd Angelo Comiti - è
desolante. Il problema non sono i cantieri ancora aperti (sul lato est
dell'ex Arsenale) e le ruspe che lavorano per ampliare un'area che Berlusconi
aveva candidato ad ospitare una decina di incontri internazionali (finora
ci hanno fatto solo il vertice italo-spagnolo). E nemmeno la nuova corsa
contro il tempo per la Louis Vuitton Cup, a maggio, che tutti aspettano
come un cerotto per curare le ferite. Il problema è che le strutture
che dovevano accogliere Obama e gli altri sette capi di Stato versano,
oggi, in condizioni penose. "Dopo il danno la beffa, e ora i danni", chiosa
l'assessore provinciale all'ambiente Pierfranco Zanchetta.
TUTTO IN MALORA
Entri nella hall dell'albergo 2, quello che avrebbe
ospitato Barack Obama e la delegazione americana. Cammini sul pavimento
di marmo bianco intarsiato che i potenti della terra non hanno mai calpestato.
Piove dentro. L'acqua scende dal tetto dove hanno costruito la piscina.
Il vento e le infiltrazioni hanno provocato danni: parti di soffitti crollati,
tubi e cavi a vista perché i pannelli che li contenevano sono venuti
giù. Dei tappeti disegnati da Antonio Marras - lo stilista sardo
che ha curato tutti gli interni delle aree ospitalità dell'ex Arsenale
militare - tra un po' si avrà traccia solo sull'ambizioso catalogo
delle opere della struttura della missione G8 (affidata all'ingegner Mauro
della Giovampaola). Lo stesso vale per i quadri fotografici "navali" di
Luca Cittadini. Pareti scrostate per l'umidità, calcinacci, attrezzi
lasciati lì in attesa che qualcuno li riprenda in mano: così
appare oggi la hall dell'hotel con vista sulla darsena che può ospitare
700 barche. "Lo stato di queste strutture è una delle tante vergogne
e ora qualcuno dovrà risponderne" dice Pio Palazzolo, memoria storica
dell'isola e già componente del Comitato paritetico per le servitù
militari in Sardegna.
L'ARCHISTAR DELUSO
Accanto alla hall c'è un edificio che doveva
essere un teatro. Le porte sono scardinate, così come quelle della
"Casa sull'acqua" - o sala conferenze - la strabiliante scatola di vetro
posata sul mare progettata dall'architetto Stefano Boeri. Il vero gioiello
dell'ex Arsenale, costo, comprensivo dell'area delegati, 52 milioni e 100.
"Gli edifici vanno usati, altrimenti deperiscono", ragiona Boeri. Dice
di aver lavorato - assieme a 1600 operai impiegati giorno e notte - "per
garantire una doppia vita a queste strutture: per il G8 e per il dopo G8.
Ma io non ci vado da un mese... Com'è la situazione adesso?". Magari
quello che chiamano hotel Obama, al centro dell'Arsenale, in futuro ospiterà
flussi ininterrotti di convegnisti e di ricconi che approderanno qui coi
loro megayacht. Ora però ha un aspetto desolante. Comunque lontano
dall'aggettivo "affascinante" usato da Vasco De Cet, dirigente della Mita
Resort. A piano terra la zona spa è completamente abbandonata: tutto,
gli hammam, le saune, la grande vasca idromassaggio al centro della sala,
parquet e vista mozzafiato sul mare, i lettini per i messaggi, quelli della
zona relax, i bagni, gli spogliatoi, tutto è in balia del freddo
e dell'umidità. Poi c'è la "stecca", un edificio basso e
lungo e stretto, tipo striscia. Dovevano essere piccoli appartamenti. Ma
i pavimenti non ci sono ancora, un colpo di maestrale ha scoperchiato una
parte del tetto e chissà con l'aria che tira che fine faranno gli
intarsi in finto marmo - in realtà polistirolo - che decorano gli
angoli delle pareti esterne.
CATTEDRALE NEL DESERTO
A che cosa servirà questo paradiso di cemento,
pietra e vetro costruito alla velocità della luce? Centocinquantamila
metri quadrati e un futuro incerto: la Louis Vuitton Cup a primavera, e
poi? "Io spero che diventi un polo nautico e multifunzionale, così
com'era stato pensato", dice ancora Boeri, "ottimista" ma forse non fino
in fondo. Il vero problema, però, l'opera che davvero preoccupa
di più, è l'ex ospedale militare. Sedicimila e 800 metri
quadri trasformati in un hotel di lusso. Facciata bianca che corre lungo
la strada, con il mare di fronte ma non accessibile perché nessuno
ha pensato di fare un accesso all'acqua cristallina, una banchina, una
spiaggia. Un'opera da 75 milioni, 101 camere costate ognuna 742 mila euro.
Spettrale. Una scatola vuota - questa sì riscaldata tutto il giorno
e illuminata di notte con livide luci violette che sbattono sulla facciata.
Nessuno lo vuole l'hotel. Il bando di gara, il 23 settembre 2009, è
andato deserto. "A quale imprenditore conviene prendersi una struttura
così, con questi costi e con tutte le pecche che presenta? Bertolaso
promise che sarebbe stata fatta una nuova gara - stringe le spalle l'assessore
Zanchetta - e che c'era una catena alberghiera interessata. Ma, ad oggi,
tutto tace". Intanto è cresciuta l'erba davanti alla facciata che
a prima vista ricorda un po' la Casa bianca. C'è un guardiano. Potrebbe
restare lì a lungo. Se e fino a quando qualcosa si muoverà.
Chi ha il dovere politico di prendere in mano il "pacco" dell'hotel e levare
le castagne dal fuoco? "La proprietà è ancora della Marina
militare (a differenza dell'ex Arsenale già ceduto alla Regione)
- informa il sindaco Comiti - Potrebbero anche decidere di riprendersela
loro e farci qualcosa. A meno che a breve diventi anche questo della Regione".
CONTI ALLE STELLE
I costi. Tutto iniziò il 28 maggio 2008 e tutto
finì, con la bella favola spezzata, il 31 maggio 2009. "Volevamo
rilanciare quest'isola, farla decollare come una Davos mediterranea - dice
l'ex presidente della Regione Renato Soru - e invece, se va bene, ci ritroveremo
con un grande villaggio turistico avulso dalla città". E se invece
andasse male, visto che l'aria non sembra delle più elettrizzanti?
"Non ci voglio nemmeno pensare. Siamo sardi e non permetteremo che queste
opere, costate uno sproposito, molte anche inutili, rimangano lì
a marcire dopo che il governo ha avuto la non brillante idea di dirci che
eravamo su Scherzi a parte". Il non-G8 alla Maddalena è costato
327 milioni (il conto finale era 377 ma 50 sono stati risparmiati dopo
il trasferimento all'Aquila). 209 milioni sono stati spesi per demolire,
bonificare (era pieno d'amianto, 22 milioni solo per questo) e ristrutturare
l'Arsenale. Dice Soru: "Il colmo è che sono costruzioni compiute
e inutilizzate. Nella fretta è stato speso più del necessario,
e nella fretta è stato svenduto - praticamente regalandolo alla
Mita Resort - l'Arsenale. La Regione, proprietaria della struttura, è
stata tagliata fuori, e oggi è totalmente immobile".
CHI CI HA GUADAGNATO
La Mita Resort, dunque. Alla società di Emma
Marcegaglia è andata di lusso. La base di gara per l'assegnazione
della gestione dell'Arsenale prevedeva una quota minima una tantum di 40
milioni (da versare sul conto del soggetto attuatore, responsabile per
conto di Bertolaso per contratti e pagamento dei lavori) e la proposta
di un canone annuale di concessione destinato alla Regione Sardegna. Si
è presentata solo la Mita Resort: 41 milioni una tantum e canone
da 600 mila euro l'anno alla Regione spalmato su 40 anni (50 mila euro
al mese). In tutto 68 milioni. Niente male come affitto per 30 anni più
10 (indennizzo post-trasferimento all'Aquila). Che cosa ci faranno ancora
all'Arsenale non è dato sapere (a parte la Louis Vuitton). "Questa
struttura a regime potrà ospitare più di 5mila persone, sarà
uno snodo cruciale per la nautica da diporto", promette il manager Vasco
De Cet.
DUBBI DA CHIARIRE
C'è ancora molto da capire qui alla Maddalena.
Come è andata davvero l'assegnazione degli appalti? I carabinieri
del Ros, su ordine della procura di Firenze, hanno avviato un'indagine
ancora aperta. Un altro problema sono i soldi stanziati per lavori che
non sono stati ancora eseguiti. Sugli isolotti di Razzoli e Santa Maria,
che fanno parte dell'arcipelago-parco naturale, ci sono due fari della
prima metà dell'800 che dovevano essere recuperati. Novecentomila
euro di spesa ma i fari sono ancora lì come prima. Una storia su
cui sta indagando la Guardia di Finanza di Olbia-Tempio Pausania.
ACCAMPATI IN TENDA
Chiarissima è invece la situazione per i maddalenini
che speravano, con le opere del G8, di trovare un lavoro. A fronte del
maxi-investimento, oggi, non c'è nemmeno un assunto. Gli unici che
avevano avuto uno stipendio (molto precario) erano i 23 guardiani della
Nautilus, una subappaltata per la sorveglianza dell'Arsenale. Domenica
notte sono stati liquidati con una stretta di mano da De Cet della Mita
Resort. Che faranno, adesso? Sono ancora accampati fuori dai cancelli,
al freddo e con le tende sollevate dalle raffiche di vento. Dicono che
non se ne andranno. Ma il piatto resterà vuoto. "Con opere da 330
milioni, in proporzione, si dovevano creare almeno 500 posti di lavoro.
E invece niente". Luigi Plastina, guardiano licenziato, dorme da una settimana
in tenda con la moglie, un forno da campeggio e l'acqua sotto i piedi.
"Questo è il mio G8".

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