30 ottobre 2009
Domenica primo novembre ore 11. Doppio appuntamento
per protestare contro la decisione del vescovo
Giuseppe Betori di allontanare don Alessandro Santoro
dalla comunità delle Piagge per aver «celebrato»
il matrimonio di una donna nata uomo, ma anche contro
il silenzio di una parte dei «democratici» di Firenze.
Il primo appuntamento è un’azione diretta non-violenta,
il cosiddetto «frozen», congelamento. In un posto comunicato
via email all’ultimo momento centinaia di persone si troveranno insieme
[a ognuno tra i partecipanti è chiesto di indossare come segno di
riconoscimento un indumento dalle tinte accese]. Alle ore 17,45 un suono
forte e distinguibile sarà il segnale di avvio
dell’azione: per tre minuti esatti dal suono ognuno
si «congelerà» nella posizione assunta in quell’istante,
rimanendo in silenzio e immobile fino al secondo suono chiaro e distinguibile.
L’azione si concluderà con questo secondo segnale. Ai partecipanti
viene suggerito di pensare all’allontanamento di don Santoro e dunque di
mettersi, ad esempio, le mani tra i capelli,
di abbracciarsi, di mimare il vescovo Betori, di darsi
un bacio… L’azione sarà fotografata e ripresa da fotografi delle
redazioni giornalistiche/radio presenti, i quali riceveranno la comunicazione
dell’evento solo alcune ore prima.
Il secondo appuntamento è quello di domenica
con l’ultima messa di don Alessandro Santoro presso la comunità
delle Piagge [via Lombardia 1]. In queste ore stanno arrivando da ogni
parte al centro sociale Il Pozzo, che da quindici anni ospita le celebrazione
della comunità di don Alessandro, decine di messaggi di solidarietà.
Privati cittadini, gruppi laici, cattolici e di
altre religioni, associazioni, esponenti politici,
intellettuali: tutti, per motivi diversi, han voluto far sentire il proprio
sostegno non solo ad Alessandro ma all’esperienza umana, spirituale, sociale
e politica che anche grazie a lui è nata e cresciuta alle Piagge,
in quartiere difficile che ha saputo sollevarsi e diventare il luogo dell’utopia
che si realizza.
Numerosi altri sacerdoti hanno intanto annunciato che
celebreranno la messa nelle prossime settimane al posto del sacerdote che
il vescovo vorrebbe inviare: tra loro, Paolo Tofani [8 novembre], don Vitaliano
Della Sala [15 novembre], don Raffaele Palmisano [22 novembre], don Andrea
Gallo [29 novembre], don Andrea Bigalli [6 dicembre], don Armando Zappolini
[13
dicembre], don Diego Fognini [20 dicembre]. Intanto,
una lettera collettiva è stata consegnata stamani dalla Comunità
delle Piagge al vescovo Betori, che ieri in tarda serata ha fatto sapere
di non poter concedere loro un incontro, proponendo in sua vece un delegato.
La lettera rinnova l’indignazione e la delusione per questo «atteggiamento freddo e superficiale che riduce a mera pratica burocratica una storia di quindici anni, senza tenere minimamente conto delle persone che l’hanno vissuta e resa possibile».
Inoltre si ribadisce il profondo dissenso per la decisione di sollevare don Alessandro Santoro dal suo incarico pastorale. La Comunità, che ieri criticava Betori per non aver mai visto di persona la realtà delle Piagge, riassume nello scritto le numerose attività portate avanti in campo spirituale, educativo, lavorativo, sociale ed economico, invitando nuovamente il vescovo a rivedere la propria decisione.
Anche a Carta arrivano email di solidarietà
per Alessandro Santoro, da anni compagno di strada del giornale.
Tra gli altri, scrive Andrea Bagni di Firenze: «Quando
penso a qualcosa di bello in questa città, qualcosa che dia il senso
di un legame profondo, la speranza e la pratica di un cambiamento collettivo,
qualcosa di cui andare orgogliosi a Firenze, finisco per
pensare alle Piagge. Non è una questione di
Politica o di Religione, con le maiuscole. Su certe cose non so nemmeno
quanto mi ritrovo. Io penso di essere abbastanza ateo. Solo mi sembra che
senza padri onnipotenti non scompaia per nulla il tema della fratellanza.
Anzi.
Alle Piagge ho visto persone che fanno un dono grandioso
del loro vivere. E’ questione di impegno, di vita e relazioni umane, di
senso e felicità delle cose che si fanno, che si vivono. Se non
siamo capaci di partire da questa intensità dell’esperienza personale
e politica, che tiene insieme l’esistenza e la liberazione da questa esistenza,
i bisogni e i sogni, non saremo capaci di
ricostruire nulla di nuovo e di decente politicamente.
Non si pone il problema della rappresentanza se non
esiste qualcosa da rappresentare. Diventa il circo squallido che abbiamo
sotto gli occhi. Penso a qualcosa che esiste altrove, autonomamente: una
comunità politica [non etnica o religiosa], non una base muta del
consenso o una somma di interessi. Una rete di donne e uomini che costruiscono
relazioni mentre costruiscono
se stessi, e s’inventano anche un po’, di tutti i
generi»
| A messa alle Piagge: L'ultima
di don Santoro, rimosso dal vescovo.
Un «appello» a partecipare alla messa di domenica 2 novembre, ore 11, alle Piagge, Firenze. Quando mi chiedo perché reagisco con fastidio ai toni anticlericali che vengono adoperati nella polemica su contraccettivi e simili, la risposte che mi vengono in mente sono nomi e cognomi: Alex Zanotelli, Pierluigi Di Piazza, Gianni Fazzini, Filippo Mondini e Giorgio Poletti, Antonio Rovelli, Andrea Gallo, Albino Bazzotto, Daniele Moschetti… E Alessandro Santoro, beninteso. Preti, missionari, che ho incontrato facendo Carta, cioè razzolando nei cortili della società. Persone che affermano, anzi fanno, la lotta per la pace e la sperimentazione di altri consumi, una socialità accogliente e il rifiuto del razzismo, la tutela dei beni comuni e la pura e semplice democrazia [che non è quella che si vede in tv]. L’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, ovviamente conosce meglio di me la parola di Cristo, che io cito a memoria [grazie agli anni dai Salesiani] e che dice più o meno: chi dà scandalo ai bambini, gli si leghi una pietra di mulino al collo e lo si getti nell’acqua. «Scandalo» è la parola che usa la Comunità delle Piagge per esprimere lo stato d’animo comune dopo la rimozione di Alessandro, colpevole – come è noto – di aver celebrato un matrimonio non tanto formale ma molto affettuoso tra un uomo e una donna nata uomo. Betori aveva spiegato il provvedimento dicendo che i cristiani delle Piagge erano «sconcertati e confusi». E loro rispondono che no, non sono affatto sconcertati o confusi, ma scandalizzati del fatto che il vescovo, «ad un anno dalla nomina a Firenze non ha sentito la necessità di incontrare e conoscere da vicino la nostra realtà», e anche perché la punizione è stata comunicata prima alla stampa che alla Comunità e allo stesso Santoro. «Vogliamo dire altrettanto chiaramente a tutte e a tutti, anche al vescovo – scrive la Comunità delle Piagge – che il nostro lavoro sul territorio, condiviso e costruito quotidianamente con gli abitanti del quartiere, e non solo, va avanti. E’ per noi inconcepibile fermare anche solo per un’ora quel laboratorio di innovazione sociale, quel mosaico di attività che ogni giorno si ricrea: dal doposcuola per i bambini alla scuola di alfabetizzazione per adulti e stranieri; dal recupero e riciclaggio dei rifiuti all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; dal commercio equo e solidale al fondo di microcredito; dal giornale l’Altracittà alla casa editrice Le Piagge. Quel luogo di aggregazione e di sostegno rappresentato dal centro sociale Il Pozzo è la spina dorsale della Comunità e non sarà piegato da nessuna volontà esterna». Quando i nostri amici delle Piagge dicono «nel
quartiere e non solo» alludono anche, tra molte altre cose, all’incontro
che Carta ha organizzato, insieme a loro, proprio lì, al Pozzo,
il 10 e 11 ottobre scorsi: duecentocinquanta persone a discutere di «democrazia
chilometro zero», ossia di come rovesciare il procedimento e ricostruire
la democrazia dai luoghi dove i cittadini vivono. C’era gente venuta da
tutto il paese, dalla Val di Susa che si oppone alla Tav alla Sicilia contro
la mafia, dai vicentini anti-base ai promotori dell’economia solidale.
Che la cosa, assai improbabile coi tempi che corrono, sia riuscita si spiega
principalmente con la sede in cui si è svolto l’incontro, le Piagge
appunto, la cui Comunità negli anni ha accumulato un prestigio molto
più diffuso di quanto monsignor Betori sospetti.
Ci sentivamo a casa, con quelli delle Piagge e il loro
prete dai modi spicci, le parole dirette e la capacità di trasmettere
affetto senza quasi parlare. Questa, dice la Comunità nel commentare
l’irruzione del potere ecclesiale, è «la Chiesa capace di
sporcarsi le mani con gli ultimi, di tutti quelli che difendono la dignità
umana».
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