Tregua per le strade, il Cairo festeggia la festa del Profeta
Annalena Di Giovanni 17 febbraio 2011
Ieri al Cairo e’ arrivata la tempesta di sabbia a battere le strade impolverando i marciapiedi
appena dipinti dai volontari di piazza Tahrir, ancora impegnati a pulire la citta’.

La luce marrone e il vento caldo hanno inveito per tutto il giorno fra strade lasciate deserte per via della festa – ieri era il compleanno del Profeta Maometto – e anche per la profonda stanchezza che, dopo giorni di rivolta e poi di festa, ha colpito tutti come una febbre. Bloccati gli scioperi di questi giorni per via del ponte, chiuse le banche e quindi le transazioni, il Cairo e’ arrivata tranquilla al tramonto. Finche’, di nuovo, e’ esplosa la festa. E mentre in strada si scendeva con tamburi e bandiere, a Zamalek i ragazzi della rivoluzione – o meglio l’ombrello di piccole associazioni, gruppi, bloggers e cani sciolti – si sono trovati di nuovo per discutere orizzontalmente il da farsi. Soprattutto, il come organizzarsi politicamente in vista delle elezioni per soppiantare i vecchi partiti, tutti fallimentari nel rappresentare le nuove forze sociali. Ma anche per come mediare con le autorita’ transitorie che tentano in qualche modo di tenere sotto controllo un paese che insiste a controllarsi da solo. L’esercito, e’ sempre piu’ chiaro in questi giorni, non e’ in grado di imporsi. Troppi pochi uomini, e un margine di azione garantito solo dalla fiducia del “popolo egiziano” (cioe’ quello che ha protestato per 18 giorni), sono tutto cio’ su cui il Consiglio Supremo delle Forze Armate che si e’ sostituito a Mubarak a titolo temporaneo puo’ contare. Tutto cio’ non basta, e lo dimostra il fatto che ogni singolo giorno arrivano nuove concessioni. Se lunedi’ i generali chiamavano i “ragazzi del 25 gennaio” ad aiutarli per frenare gli scioperi e mantenere il paese calmo per i 10 giorni in cui un consiglio di saggi avrebbe riscritto la costituzione, ecco che ieri i generali si sono arresi nominando uno dei piu’ veementi oppositori di Mubarak fra i giudici, Tareq el Bishri, a capo della commissione per riscrivere il testo fondamentale del nuovo Stato egiziano. E se i vertici dell’esercito hanno tutto l’interesse a mantenere al potere una classe di politici e affaristi che ha fatto fruttare i proventi delle forze armate per anni, ecco che anche il governo di Ahmad shafiq – lui stesso veterano dell’Aviazione – comincia a scricchioalare sotto le richieste di epurazione dei manifestanti. Ieri sono saltati Ismail al Shaer e Adly Fayed, entrambi ex direttori della sicurezza per il Ministero degli Interni, entrambi caduti in discgrazia per aver ordinato di sparare sui manifestanti. E se i lavoratori hanno festeggiato a casa ieri, chi e’ rimasto in strada e’ stata la polizia, ansiosa di una ricolnciliazione col popolo oltre che di vedersi lo stipendio aumentato. Qualche sporadica protesta fuori dal Cairo da parte dei lavoratori dello zucchero e dei pescatori ha lasciato intendere che anche oggi sara’ una giornata di rivendicazioni sindacali, in attesa di capire che ne sara’ della Costituzione, che l’esercito vorrebbe veder redatta entro fine mese e votata ad aprile. “Quello che l’esercito deve capire”, spiegava ieri Ahmad, dei ragazzi del 25 gennaio, prima di entrare all’ennesima riunione di coordinamento, “e’ che adesso vogliamo tutto. Epurazione del governo, potere ai comitati civili, costituzione, aumenti di salari, processo per Mubarak e la sua classe di businessmen, rientro dei capitali rubati, ritiro delle legislazioni d’emergenza. Non lo vogliamo domani o dopodomani. Vogliamo tutto subito. E l’esercito sa di poter restare in controllo della situazione finche’ noi glielo permettiamo, e sa che vogliamo tutti le stesse cose. Tanto per ribadirlo, infatti, venerdi’ torniamo in piazza Tahrir a manifestare”.
 
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