Falconara Marittima un rigassificatore Api a 16 Km dalla riva:
Sindacati, enti locali e comitati, nelle Marche è guerra del gas
Il governatore: "Serve un rinvio"
Cittadini, lavoratori e amministratori locali sono divisi
tra tutela dell'ambiente e salvaguardia dell'occupazione.
25 amaggio 2011 STEFANIA PARMEGGIANI

FALCONARA (ANCONA) - I treni passeggeri che risalgono la dorsale adriatica diretti a Bologna e quelli che
attraversano l'Appennino verso Roma. Gli aerei che decollano e atterrano dall'aeroporto internazionale Raffaello Sanzio.
La raffineria Api, settanta ettari a ridosso del mare, il lungo pontile e l'attracco delle petroliere, a sedici chilometri dalla costa. La centrale che trasforma gli scarti della lavorazione in energia elettrica, coprendo il 30% del fabbisogno energetico
delle Marche. Siamo a Falconara Marittima, zona classificata ad elevato rischio di crisi ambientale. I lettori, rispondendo
al sondaggio mensile di Repubblica.it, ci hanno inviato qui per saperne di più su un progetto che sta scatenando una guerra
tra enti locali e cittadini. Un caso destinato a fare scuola e che da queste parti molti già chiamano la guerra del gas.

Due impianti sulla stessa riviera. A nord e a sud di Ancona sono stati presentati due progetti per la realizzazione
di rigassificatori. Gaz de France voleva installare un impianto a trentaquattro chilometri da Porto Recanati, ma è stata fermata dai tecnici dell'Agenzia regionale per l'ambiente che hanno dato una valutazione d'impatto ambientale negativa. L'Api sta facendo più strada: la sua nave gassiera potrebbe attraccare a sedici chilometri dalla costa di Falconara marittima, sfruttando strutture già esistenti se si fa eccezione per la conduttura che dovrebbe trasportare il gas sotto il mare e sotto la terra fino
ad allacciarsi alla rete nazionale. Il sindaco di Falconara Goffredo Brandoni (Pdl) è entusiasta, calcola le entrate economiche per il Comune: 900mila euro per il consumo del territorio, bollette del gas più basse e, nel caso venissero autorizzate anche le centrali turbogas proposte dall'Api ma vietate dal piano energetico regionale, due milioni e mezzo di euro e una partecipazione agli utili dell'1%.

Il fronte del no. Legambiente e i comitati di cittadini, il Comune e la Provincia di Ancona, ma anche dodici amministrazioni della riviera del Conero sono contrari al rigassificatore. Temono che sia la testa di ponte per fare passare il progetto delle centrali. "Trent'anni fa l'insalata cresceva gialla, bruciata dai fumi della raffineria - ricorda Franco Budini del comitato di quartiere Fiumesino - poi, grazie agli investimenti dell'Api, le cose sono migliorate. Oggi non vorremmo tornare indietro".

L'allarme tumori. Qualche anno fa, su sollecitazione dei cittadini che si erano rivolti a Medicina democratica, fu commissionata una indagine epidemiologica all'istituto nazionale dei tumori. Risultato: "Si evidenzia un preoccupante tasso di mortalità per tumori nelle zone vicino al sito energetico" anche se, viene messo nero su bianco, il numero degli intervistati è insufficiente. Molte famiglie si sono rifiutate di rispondere per paura di una violazione della privacy. "Non possiamo prendere in considerazione quell'indagine - spiega il sindaco di Ancona Fiorello Gramillano - ma quando si parla di salute deve valere il principio della prudenza".

I rischi ambientali. Dati certi non ce ne sono e il rigassificatore non andrà a incidere sulla qualità dell'aria, ma siamo sicuri che sia veramente a rischio zero? Il primo cittadino di Falconara mostra le valutazioni tecniche dei ministeri e della Regione: "Perché non fidarmi? Dovrei credere che siano tutti corrotti?". Contro la favorevole valutazione d'impatto ambientale è stato presentato ricorso: "Si vuole capire - interviene Gramillano - perché Porto Recanati è stato bocciato e Falconara no. I due impianti sono molto simili". In attesa che il Tar si esprima i cittadini elencano le criticità. Temono che l'ipoclorito di sodio (in pratica varecchina) versato nelle condotte per evitare incrostazioni, con gli anni "sterilizzi il mare". E guardano con sospetto i sedici chilometri che separano la raffineria dalla nave gassiera. "Cosa accadrebbe in caso di incidente? Nessuno pensa all'effetto domino?", chiede Petro Feliciotti, ingegnere di Porto Recanati in prima linea contro l'impianto di Falconara. "La realtà - conclude Leonardo Marotta, tecnico dell'ambiente iscritto al fronte del no - è che sono stati fatto errori metodologici nella valutazione. Questo impianto non è conosciuto o conoscibile".

Il timore di una crisi aziendale. Tutti contrari nonostante la raffineria dia lavoro a 500 dipendenti e l'indotto a quasi duemila. Contrari nonostante l'Api abbia fatto capire che senza una riconversione industriale il suo futuro e quello dei suoi operai potrebbe essere a rischio. Non a caso a pensarla diversamente sono invece i sindacati. "Il rigassificatore creerà 150 posti di lavoro nella fase di realizzazione e quindici in pianta stabile - spiega Gilberto Zoppi delegato sindacale della Cgil - Non sono tanto i nuovi posti a interessarci, ma il mantenimento di quelli attuali perché le entrate economiche attenueranno le perdite della raffineria". I dipendenti dell'Api si schierano compatti con l'azienda: vogliono il rigassificatore, vogliono garanzie per il futuro. "In provincia di Ancona - spiega il presidente della Regione Gian Mario Spacca, eletto come Gramillano con il centrosinistra - non possiamo permetterci una nuova crisi aziendale dopo quelle di Fincantieri e Merloni, sarebbe devastante". "E chi lavora nel turismo allora?", risponde il sindaco di Ancona, che pure, con il rigassificatore, aumenterebbe di un decimo il volume di affari del porto.

Due mesi di tempo per decidere. Da una parte l'emergenza lavoro, dall'altra il diritto alla salute e il rispetto dell'ambiente. Esiste un punto di equilibrio? La Regione Marche ha chiesto al Governo un rinvio di due mesi. Il 12 luglio è convocata la conferenza dei servizi, l'ultimo passaggio prima dell'inizio lavori. "Ci vuole buon senso per trasformare una grave crisi in un'opportunità di crescita - spiega Spacca - ma come prima cosa dobbiamo conoscere il piano del Governo: quanti rigassificatori sono previsti in Adriatico? Se sono tre avremmo difficoltà ad opporci, ma se sono quindici...". Il governatore propone un accordo con l'Api per la riconversione graduale della raffineria in polo energetico integrato: "Potremmo entrare come partner, dividendo gli utili e garantendo rispetto dell'ambiente e tutela della salute". Definisce il progetto fondamentale "per raggiungere l'autosufficienza energetica". Le Regioni che non la raggiungono saranno presto chiamate a far pagare la differenza alle imprese. "Il nostro sistema manifatturiero dà lavoro a trecentomila persone e non si può permettere un nuovo inasprimento fiscale".

"Ma partner di cosa? Di un'azienda che da tre anni dice di essere in perdita?", chiede Anna Maria Ragaini, presidente del comitato contro il rigassificatore. "Non sarebbe meglio investire in energie pulite? Il fotovoltaico negli ultimi anni - conclude il presidente di Legambiente Luigi Quartarelli - è cresciuto moltissimo, ha creato mille posti di lavoro". Tra due mesi la decisione: in gioco molto di più che il futuro di Falconara.
 

RIGASSIFICATORI
"Molti vantaggi e pochi rischi ma il posto va scelto bene"
Antonio Peretto, docente di ingegneria a Bologna e consulente Ue, spiega perché l'Italia
ha bisogno di costruire gli impianti per importare metano allo stato liquido:
"Fondamentali per non soffrire nei periodi di crisi, finora nessun incidente grave"
STEFANIA PARMEGGIANI

BOLOGNA - Che cosa sono i rigassificatori? Perché L'Italia ha deciso di investire su questi impianti?
Ci sono rischi per l'ambiente? Lo abbiamo chiesto al professore Antonio Peretto, docente della facoltà di Ingegneria
dell'Università di Bologna, consulente della Commissione europea per sistemi di produzione dell'energia termica
ed elettrica ad elevato rendimento e per l'abbattimento delle emissioni inquinanti.



Professore, che cosa è un rigassificatore?
"All'origine abbiamo del gas, che per essere trasportato avrebbe bisogno di volumi giganteschi. Viene quindi liquefatto
nel sito di estrazione con un considerevole consumo di energia. E' necessario un sistema di raffreddamento che abbassi
la temperatura ad almeno 160 gradi sotto lo zero. Una volta liquefatto il gas è trasportato, via nave, verso quelle nazioni
che lo richiedono. Per renderlo disponibile alle utenze lo si riporta allo stato gassoso attraverso un impianto che rialza
la temperatura al livello dell'ambiente e quindi scarica il freddo prima utilizzato". 

Ci sono rischi per la sicurezza?
"Di per sé no, ma è ovvio che esistono rischi legati allo stoccaggio di grossi quantitativi di combustibile".

Di che tipo?
"Incidenti come esplosioni, nel caso il sistema andasse in pressione, o incendi".

Si sono mai verificati?
"In letteratura non ci sono casi di incidenti significativi per cui, anche se potenzialmente i rischi non possono essere esclusi,
di fatto non esiste una casistica allarmante".

Quali sono gli aspetti positivi di un rigassificatore?
"L'indipendenza energetica. A differenza di un gasdotto che lega il paese acquirente a quello di produzione,
questo sistema permette anche in scenari di crisi internazionale di evitare la sofferenza energetica.
Non è un vantaggio secondario, anzi è un aspetto di vitale importanza".

Ci sono altri vantaggi?
"Tra carbone, petrolio e gas, quest'ultimo è quello con il minore impatto ambientale.
Però sarebbe opportuno prevedere i rigassificatori in zone isolate".

Quindi non vicino a impianti industriali?
"Nella vicinanza potrebbe esserci un solo aspetto positivo: riutilizzare l'energia spesa a suo tempo per liquefare il gas. Semplificando, invece di disperdere il freddo nell'ambiente, destinarlo agli impianti che possono sfruttarlo".

In mare questo è possibile?
"No, il discorso cade".

Ma la vicinanza con una raffineria non crea problemi?
Ad esempio in caso di incidente non si rischia un effetto domino?
"Sono fondamentali, nella valutazione sui rischi, la distanza e la logistica dei due impianti.
Sia chiara una cosa però,  tra una raffineria e un rigassificatore i problemi maggiori per l'ambiente sono legati alla raffineria"



Regione Marche, Falconara Marittima:
raffinerie, industrie chimiche, rigasificatore: una terra devastata