L'EDITORIALE
Incoerenze di un caso politico:
dieci domande a Berlusconi
15 maggio 2009 GIUSEPPE D'AVANZO
Repubblica ha chiesto, nei giorni
scorsi, di rivolgere al presidente del Consiglio dieci domande sulle incoerenze
e le omissioni di una storia che molti definiscono "di Veronica" o "di
Noemi" e nessuno azzarda a definire per quel che è o appare: un
"caso Berlusconi". Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni
Letta, lunedì, ha chiesto due giorni per dare una risposta. Quella
risposta non è arrivata. Per non dissimulare, come vuole il nuovo
conformismo dell'informazione italiana, ciò che dovrebbe essere
chiarito, pubblichiamo oggi le domande che avremmo voluto rivolgere al
premier e le contraddizioni che abbiamo ritenuto di riscontrare tra le
sue dichiarazioni e quelle degli altri protagonisti della vicenda.
Silvio Berlusconi ha detto: "Credo
che chi è incaricato di una funzione pubblica, come il presidente
del Consiglio, possa accettare la continuazione di un rapporto [con la
sua consorte, Veronica Lario] soltanto se si chiarisce chi ha provocato
questa situazione". (Porta a Porta, 5 maggio 2009).
Repubblica concorda con Silvio
Berlusconi. E' evidente che, nonostante il frastuono mediatico di queste
ore, non si discute di un divorzio o di una separazione, affare privato
di due coniugi. Come ha chiaro il premier, la questione interroga i comportamenti
di "un incaricato di una funzione pubblica". In quanto tali, quei comportamenti
sono sempre di pubblico interesse e non possono essere circoscritti a un
ambito familiare. D'altronde, la signora Veronica Lario, nelle sue dichiarazioni
del 29 aprile e del 3 maggio, offre all'attenzione dell'opinione pubblica
due certezze personali e una domanda.
Le due certezze descrivono, tra
il pubblico e il privato, i comportamenti del presidente del Consiglio:
"Mio marito frequenta minorenni"; "Mio marito non sta bene".
La domanda, posta dalla signora
all'opinione pubblica e a chi in vario modo la rappresenta, è invece
tutta politica e chiama in causa le pratiche del "potere", il suo modo
di essere, che si degrada e si avvilisce pericolosamente quando a rappresentare
la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza altro merito
che un bell'aspetto e la prossimità al premier.
Ha detto la signora Lario: "Quello
che emerge oggi, attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile,
è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende
la credibilità di tutte le donne (...). Qualcuno ha scritto che
tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido,
quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore". (Ansa,
28 aprile, 22:31)
Silvio Berlusconi ha replicato,
a caldo, evocando un complotto "della sinistra e della sua stampa che non
riescono ad accettare la mia popolarità al 75 per cento (...) Tutto
falso, nato dalla trappola in cui anche mia moglie purtroppo è caduta.
Le veline sono inesistenti. Un'assoluta falsità". (Porta a porta,
5 maggio)
E' il primo ingombro che bisogna
verificare. Questa storia è soltanto una trappola bene organizzata?
E' vero, se di complotto si tratta, che nasconde la mano della sinistra
e della "sua stampa"?
Tre evidenze lo escludono.
Il primo quotidiano che dà
conto della candidatura di una "velina" alle elezioni europee è
il Giornale della famiglia Berlusconi. Il 31 marzo, a pagina 12, nella
rubrica Indiscreto a Palazzo si legge che "Barbara Matera punta a un seggio
europeo". "Soubrette, già "Letterata" del Chiambretti c'è,
poi "Letteronza" della Gialappa's, quindi annunciatrice Rai e attrice della
fiction Carabinieri", la Matera, scrive il Giornale, "ha voluto smentire
i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano. "Dicono
che i ragazzi perdino tempo. Non è vero: io per esempio studio molto"".
"E si vede", commenta il giornale di casa Berlusconi.
Il secondo giornale che svela
"la carta segreta che il Cavaliere è pronto a giocare" è
Libero, il 22 aprile. Notizia e foto di prima pagina con "Angela Sozio,
la rossa del Grande Fratello e le gemelle De Vivo dell'Isola dei famosi,
possibili candidate alle elezioni europee". A pagina 12, le rivelazioni:
"Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore" è il
titolo. "Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl" è il
sommario.
Per Libero le "showgirl", che
dovranno superare un colloquio, sono 21 (in lista i candidati a un seggio
di Bruxelles, come si sa, sono 72). I nomi che si leggono nella cronaca
sono: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora
Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia
Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice,
Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina
Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e "una misteriosa signorina" lituana,
Giada Martirosianaite.
Difficile sostenere che Il Giornale
e Libero siano fogli di sinistra. Come è arduo credere che la Fondazione
farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini, sia un pensatoio vicino al partito
democratico. Il think tank, diretto dal professor Alessandro Campi, vuole
"far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide
della modernità e della globalizzazione". Coerentemente critica
l'uso di "uno stereotipo femminile mortificante" e con un'analisi della
politologa Sofia Ventura avverte che "il "velinismo" non serve". Nell'articolo
si legge: "Assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti
e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto da fare,
allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento.
Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste
si prestano con disinvoltura, denota uno scarso rispetto, da un lato, per
quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità
e il proprio lavoro; dall'altro, per le istituzioni e per la sovranità
popolare che le legittima".
Sofia Ventura conclude: "Le donne
non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono
nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte
di generosi e paterni signori maschi. Le donne sono, banalmente, persone.
Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche
volta lo ricordasse".
Quando la signora Lario prende
(buonultima) la parola per censurare il "velinismo" - e "il ciarpame senza
pudore" del potere - non si muove nel vuoto, ma su un terreno già
smosso dalle rivelazioni dei giornali vicini al premier e dalle analisi
critiche di intellettuali prossimi alla maggioranza di governo.
Questo "caso" non ha inizio con
un intrigo, come protesta Berlusconi, ma trova la sua trasparente ragione
nella preoccupazione di ambienti della destra per un "impoverimento della
qualità democratica di un paese" (ancora la Ventura).
Rimosso il presunto "complotto",
resta il "caso" politico, dunque. Un "caso" che diventa anche familiare,
quando Veronica Lario scopre che Silvio Berlusconi ha partecipato a Napoli
alla festa di compleanno di una diciottenne (Repubblica, 28 aprile). E
ancora una volta politico quando la signora, annunciando la sua volontà
di divorziare, denuncia pubblicamente i comportamenti di un marito che,
"incaricato di una pubblica funzione", "frequenta minorenni", prigioniero
com'è di un disagio che minaccia il suo equilibrio psicofisico.
Il presidente del Consiglio ha
replicato ai rilievi della signora Lario con due interviste alla carta
stampata (Corriere della Sera e la Stampa, 4 maggio) e con un lungo monologo
a Porta a Porta (5 maggio).
In queste tre sortite pubbliche,
la ricostruzione degli avvenimenti di cui si discute (la candidatura di
giovani donne selezionate per la loro bellezza e amicizia con il premier;
il suo affetto per Noemi Letizia, maggiorenne il 26 aprile; la partecipazione
alla festa di compleanno; il lungo sodalizio amicale con la famiglia Letizia)
ha avuto, da parte di Berlusconi, una parola definitiva, ma o contraddittoria
o omissiva.
Berlusconi nega di aver mai avuto
intenzione di candidare "soubrette". "Non avevamo messo in lista nessuna
"velina"" (Corriere, 4 maggio) Noemi lo chiama "papi". Perché? A
chi glielo chiede, replica: "E' uno scherzo, mi volevano dare del nonno,
meglio mi chiamino papi. Non crede?" (Corriere, 4 maggio). Berlusconi è
più preciso con la Stampa (4 maggio): "Io frequenterei, come ha
detto la signora [Lario], delle diciassettenni. E' una cosa che non posso
sopportare. Io sono amico del padre punto e basta. Lo giuro!"
E' la stessa versione offerta
a France2 (6maggio). Quando il presidente del Consiglio spiega le circostanze
della frequentazione con Noemi Letizia - si tratta di un'antica amicizia
di natura politica con il padre, dice - il giornalista lo interrompe per
chiedere: "... dunque [Noemi] non è una ragazza che lei conosceva
personalmente?".
Berlusconi risponde: "No, ho
avuto l'occasione di conoscerla con i suoi genitori. Questo è tutto".
La versione di Berlusconi è
contraddetta in tutti i suoi elementi dalle interviste che Noemi Letizia
concede.
Noemi così ricostruisce
il suo legame affettivo con il presidente del Consiglio: "Mi vuole bene
come a un figlia. E anch'io, noi tutti gli siamo molto legati". (Repubblica,
29 aprile)
Al Corriere del Mezzogiorno,
il 28 aprile, consegna dettagli chiave.
"[Berlusconi, papi] mi ha allevata
(...) E' un amico di famiglia. Dei miei genitori (...) non mi ha fatto
mai mancare le sue attenzioni. Un anno [per il mio compleanno], ricordo,
mi ha regalato un diamantino. Un'altra volta, una collanina. Insomma, ogni
volta mi riempie di attenzioni. (...) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui
mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto
ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me. Poi, cantiamo assieme.
(...) Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice
che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Talvolta è
deluso dal fatto che viene giudicato male, gli spiego che chi lo giudica
male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare
quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando
è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che
soltanto io potevo capire il suo dolore. (...) [Da grande vorrò
fare] la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere
qualunque opportunità. (...) Preferisco candidarmi alla Camera,
al parlamento. Ci penserà papi Silvio".
Nel racconto di Noemi c'è
la narrazione di un rapporto diretto, intenso con il presidente del Consiglio.
Che le fa tre regali per il 16°, 17° e 18° compleanno. Quindi,
si può concludere, Berlusconi ha conosciuto Noemi quindicenne. Nel
loro rapporto non c'è alcun ruolo o presenza dei genitori. Noemi
non vi fa alcun riferimento e non è corretta dalla madre, presente
al colloquio con Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno. Berlusconi
ha tentato di ridimensionare il legame con la minorenne: "Ho incontrato
la ragazza due o tre volte, non ricordo, e sempre alla presenza dei genitori".
I genitori non hanno ancora confermato le parole del premier.
Durante l'incontro con il giornalista,
la signora Anna Palumbo - madre di Noemi - interviene soltanto per specificare
le circostanze in cui Berlusconi ha conosciuto suo marito, Benedetto "Elio"
Letizia. Dice: "[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito
socialista. Ma non possiamo dire di più".
Noemi non è così
evasiva quando affronta una delle questioni decisive per questa storia.
E' addirittura esplicita. Ella ritiene di poter ottenere da Berlusconi
l'opportunità di fare spettacolo o, in alternativa, di essere eletta
in parlamento. Televisione o scranno a Montecitorio. Le aspettative di
Noemi, sollecitate dalle attenzioni (o promesse) di Berlusconi, sono in
linea con le riflessioni critiche di farefuturo, il think tank di Gianfranco
Fini ("Le donne non sono gingilli") e della signora Lario ("Ciarpame senza
pudore").
Quando e dove e come si sono
conosciuti Berlusconi e Benedetto Letizia è un altro enigma di questa
storia che raccoglie versioni successive e contraddittorie.
A Varsavia Berlusconi dice: "[Benedetto]
lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l'autista di
Craxi". (Ansa, 29 aprile, 16:34)
Quando la circostanza è
subito negata da Bobo Craxi ("Cado dalle nuvole. L'autista di mio padre
si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno", Ansa,
29 aprile, 16:57), Palazzo Chigi con un imbarazzato ritardo di venti ore,
smentisce a sua volta: "Si rileva che il presidente Berlusconi non ha mai
detto che il signor Letizia fosse autista dell'on. Bettino Craxi" (Ansa,
30 aprile, 12:30).
Dal suo canto, Letizia non vuole
ricordare in pubblico come e dove e quando ha conosciuto Berlusconi. Chi
lo interroga raccoglie soltanto parole vuote. "Volete sapere come ho conosciuto
Berlusconi? Va bene, ve lo dico, però allora vi racconto anche come
ho conosciuto tutte le persone che conosco...". (Corriere, 10 maggio)
In qualche altra occasione, il
rifiuto di Letizia a raccontare il primo incontro con il futuro premier
è ancora più categorico:
"Non ho alcuna intenzione di
farlo" (Oggi, in edicola il 6 maggio)
Anche Noemi non ha voglia di
offrire rievocazioni: "Non ricordo i particolari [di come è nato
il contatto familiare], queste cose ai miei genitori non le ho chieste.
Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un
dipendente comunale...". (Repubblica, 29 aprile)
Un ricordo vivo del primo incontro
tra Berlusconi e Letizia sembra averlo Arcangelo Martino, un ex assessore
socialista al comune di Napoli, oggi vicino al partito del presidente del
Consiglio. "Fra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino Craxi.
Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all'hotel Raphael, una
consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno del mio staff e quel qualcuno
era quasi sempre Elio Letizia (...) Parecchie volte è capitato che
al Raphael ci fosse Silvio Berlusconi. E' lì che ho presentato i
due che poi hanno fatto amicizia". (Corriere della sera, 10 maggio).
Il ricordo di Arcangelo Martino
è sconfessato con nettezza ancora una volta da Bobo Craxi. "Escludo
categoricamente che il signor Letizia fosse un habitué dell'hotel
Raphael (...) Lo stesso Martino credo che sia passato qualche volta a salutare
mio padre". (Repubblica, 11 maggio)
Chiara anche la smentita di uomini
che furono accanto al leader socialista: Gianni De Michelis ("Mai sentito
nominare Letizia"); Gennaro Acquaviva ("Mai sentito nominare Letizia, neanche
dai napoletani"); Giulio Di Donato ("Questo signor Letizia, nel panorama
napoletano e campano dei socialisti, non esisteva, a mia memoria"). Ancora
più efficace la contestazione di Stefano Caldoro: "Proprio nei primi
anni novanta, abitavo al Raphael tutte le volte che mi fermavo a Roma.
Si scherzava sulla intraprendenza di Martino (...) ma escludo categoricamente
di aver mai visto e sentito che questo Letizia venisse presentato a Craxi.
Perché mai l'avrebbero dovuto presentare? Non era un dirigente,
non era un esponente del sociale, non era un militante" (Ancora Repubblica,
11 maggio 2009).
L'occasione dell'incontro tra
Berlusconi e Letizia è ancora da chiarire. Come i tempi della decisione
del presidente del Consiglio di partecipare alla festa di compleanno di
Noemi. Al Corriere della sera, 4 maggio, così Berlusconi ha spiegato
la sua presenza a Napoli: "Racconto come è andata veramente. Quel
giorno mi telefona il padre, un mio amico da tanti anni. E quando sa che
in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avanzamento
del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno
un attimo al compleanno della figlia. La casa è vicina all'aeroporto.
Non molla. Io non so dir di no. Eravamo in anticipo di un'ora e ci sono
andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per compleanni e
matrimoni".
Berlusconi, dunque, partecipa
alla festa per un atto di affetto nei confronti di Elio Letizia. Non si
parla di Noemi né di altra necessità politica o urgenza di
altra natura. Diversa la versione offerta, lo stesso giorno (4 maggio)
alla Stampa: "Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi
se lasciavo fuori Martusciello (Flavio, consigliere regionale del PdL)
dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere
sia l'ex-questore Malvano (Franco, già candidato a sindaco di Napoli)
sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai
contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia.
A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi venendo a Napoli?
Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché
non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall'aeroporto.
Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita". Così
ci sono andato...".
Berlusconi aggiunge qualche dettaglio
in più nel solco di questa versione, il 5 maggio, durante Porta
a Porta: "Ero al salone del Mobile della Fiera di Rho, imbarazzato per
i cori "Meno male che Silvio c'e", "Magico" e il capitano dell'elicottero
mi ha detto che era in arrivo entro mezz'ora un temporale che ci avrebbe
costretto ad andare in macchina a Linate. Per questo siamo partiti in anticipo
e [visto il tempo a disposizione, prima di] una riunione politica che avevo
in serata [con il ristorante a soli tre minuti dall'aeroporto] sono entrato..."
Anche questa ricostruzione trova
delle evidenze che la contraddicono. Berlusconi giunge a Napoli con un
regalo per Noemi, "cerchi concentrici in oro rosa arricchiti da una cascata
di diamanti bianchi montati su oro bianco, 6mila euro, il ciondolo è
anche nella collezione di Sophia Loren" (Gente, 19 maggio). Si è
molto discusso di questa circostanza che, al contrario, non pare molto
significativa: il presidente potrebbe aver a bordo del suo aereo dei cadeaux
da distribuire secondo necessità.
Più interessante è
che l'aereo di Berlusconi giunga a Napoli con un'ora di anticipo rispetto
all'inizio della festa e il presidente attenda nell'aeromobile per un'ora
prima di muoversi ed entrare "cinque minuti dopo l'arrivo in sala di Noemi"
(Annozero, 7 maggio). Secondo la testimonianza di un fotografo, ingaggiato
dal patron del ristorante "Villa Santa Chiara", si sapeva da sabato 25
aprile dell'arrivo del premier e, in ogni caso, la "bonifica" della sala
da parte della polizia è stata predisposta già nella mattinata,
"alle 15", per alcune fonti del Dipartimento di sicurezza. (Repubblica,
9 maggio).
Sembra di poter dire che non
c'è stato alcun cambio di programma a Rho nel tardo pomeriggio di
domenica 26 aprile. La partecipazione alla festa di Noemi era già
nell'agenda del presidente da giorni, come dimostrano la "bonifica", l'attesa
in aereo, l'arrivo nel ristorante subito quasi contestualmente all'ingresso
della diciottenne come per un copione precedentemente preparato.
C'è un'ultima contraddizione
da sciogliere. La scelta o indicazione delle "veline" da candidare è
stata opera di Berlusconi? A Porta a Porta, 5 maggio, il presidente del
Consiglio sostiene di non aver messo becco nella candidature europee: "Le
candidature per le Europee non sono state gestite direttamente dal premier.
Ad occuparsene sono stati i tre coordinatori del PdL Bondi, La Russa e
Verdini che "da migliaia di segnalazioni sono giunti a 500 schede" per
individuare i 72 candidati si sono orientati secondo le indicazioni del
congresso, spazio ai giovani e alla donne. Tra questi candidati nessuna
è qualificabile come velina" (resoconto delle parole del premier
a Porta a porta, 5 maggio, tratto dal Giornale, 6 maggio). Berlusconi ammette
però di avere discusso con Elio Letizia (non è un dirigente
del PdL né, che si sappia, un iscritto al partito) le candidature
di Malvano e Martusciello e per farlo lo raggiunge addirittura a Napoli
alla festa di sua figlia. La circostanza appare contraddittoria e, senza
altre spiegazioni, inverosimile.
Il rosario di incoerenze che
si incardina sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora
Lario (come Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita di rivolgere
a Berlusconi dieci domande:
1. Quando e come Berlusconi ha
conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio?
2. Nel corso di questa amicizia,
che il premier dice "lunga", quante volte si sono incontrati e dove e in
quale occasioni?
3. Ogni amicizia ha una sua ragione,
che matura soprattutto nel tempo e in questo caso - come ammette anche
Berlusconi - il tempo non è mancato. Come il capo del governo descriverebbe
le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia?
4. Naturalmente il presidente
del Consiglio discute le candidature del suo partito con chi vuole e quando
vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a dire che non si è
occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo
allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né
dirigente del suo partito né cittadino particolarmente influente
nella società meridionale?
5. Quando Berlusconi ha avuto
modo di conoscere Noemi Letizia?
6. Quante volte Berlusconi ha
avuto modo di incontrare Noemi e dove?
7. Berlusconi si occupa dell'istruzione,
della vita e del futuro di Noemi. Sostiene finanziariamente la sua famiglia?
8. E' vero, come sostiene Noemi,
che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la
sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l'accesso alla scena politica
e questo "uso strumentale del corpo femminile", per il premier, non "impoverisce
la qualità democratica di un paese" come gli rimproverano personalità
e istituzioni culturali vicine al suo partito?
9. Veronica Lario ha detto che
il marito "frequenta minorenni". Al di là di Noemi, ci sono altre
minorenni che il premier incontra o "alleva", per usare senza ironia un'espressione
della ragazza di Napoli?
10. Veronica Lario ha detto:
"Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto
di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene.
E' stato tutto inutile". Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli,
dell'Università di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi
nei confronti del sesso, censurati da Veronica Lario, potrebbero essere
l'esito di "una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della
personalità". Quali sono le condizioni di salute del presidente
del Consiglio?
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