L'avvocato di Berlusconi risponde al sito dell'Espresso, che cita passi di un articolo uscito nel 2005 sull'Unione sarda:
"Vogliono attaccare il premier a tutti i costi"
"Tombe fenicie, a Villa Certosa, "Solo frammenti romani e ossa"
la replica di Ghedini avvocato di Berlusconi, deputato di forza Italia,
vero redattore del "Lodo Alfano, perito archeologo, paleontologo, osteologo, ect, etc, etc.

ROMA - "Ma quale necropoli? Ma quali tombe fenicie? Ancora una volta, questa notizia dimostra la volontà di attaccare il presidente Berlusconi, anche contro l'evidenza dei fatti". Niccolò Ghedini torna a parlare del caso dei reperti archeologici di Villa Certosa, smentendo l'esistenza di tombe fenicie. In particolare, l'avvocato del Cavaliere contesta la rivelazione dell'Espresso: il sito del settimanale cita un articolo pubblicato nel 2005 dall'Unione Sarda, in cui si legge che "Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco, dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici".

Della presenza di trenta tombe fenicie nella sua tenuta sarda Berlusconi si era vantato con Patrizia D'Addario, come si sente nelle registrazioni messe in linea dall'Espresso. E oggi Ghedini replica, in riferimento al pezzo dell'Unione sarda: "Non si tratta di una necropoli nè di una tomba, ma di un rinvenimento fortuito di pochi frammenti come può accadere di trovare in qualsiasi area italiana. Il 4 febbraio del 2005 il sovrintendente di Sassari è venuto a fare un sopralluogo a villa La Certosa, chiamato dalla proprietà, perchè durante le operazioni di pulizia del sottobosco gli operai avevano trovato un piccolo frammento di anfora e dei pezzetti di scheletro umano, di ossa. La proprietà mi avvisò telefonicamente e immediatamente richiesi l'intervento della locale stazione dei carabinieri, temendo trattarsi di ossa umane che avrebbero potuto anche essere collegate a un evento criminoso".

"I carabinieri - prosegue Ghedini - si recarono subito sul posto e accertarono trattarsi di ossa antiche frammiste a pezzi di ceramica. Dal verbale, che allora fu sottoposto a segreto essendo l'intera area secretata, a firma della dottoressa Angela Antona, si legge: 'L'insieme fa constatare l'originaria presenza di una sepoltura che le qualità della ceramica fanno riferire ad età romana medio-imperiale'".
 
Le 'tombe fenicie' esistono, Ghedini le visitò nel 2005
di Emiliano Fittipaldi e Antonio Massari
La smentita di Niccolò Ghedini sul caso delle tombe fenicie a Villa Certosa convince poco. Non solo perché la frase del presidente del Consiglio registrata dalla D'Addario è ben chiara e comprensibile, ma perché lo stesso Ghedini nel 2005 avrebbe accompagnato personalmente funzionari della sovrintendenza a visionare la scoperta archeologica. Come testimonia un articolo pubblicato dal 2005 dal quotidiano L'Unione Sarda 
 Ghedini, come sempre, smentisce. Patrizia D'Addario? "Non credo sia mai andata a casa di Berlusconi". Le registrazioni pubblicate da L'espresso? "Di poco pregio e inverosimili". Le tombe fenicie di cui parla compiaciuto Berlusconi con i suoi ospiti? "Altra storia miserabile con cui si tenta di gettare discredito nei confronti del presidente" ha detto ieri in una nota, in merito alla necropoli del 300 avanti citata dal Cavaliere.

"Mai Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di 30 tombe fenicie nel suo parco, perché mai nulla di simile si trova o è stato rinvenuto nell'area di Villa Certosa".

Sarà. Ma come spesso capita all'avvocato, la sua smentita convince poco. Non solo perché la frase del presidente del Consiglio registrata dalla D'Addario è ben chiara e comprensibile, ma perché lo stesso Ghedini nel 2005 avrebbe accompagnato personalmente funzionari della sovrintendenza a visionare la scoperta archeologica.

In un articolo dell'Unione Sarda del marzo di quell'anno, che non risulta essere stato smentito, si legge che "Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli".

Esattamente quello che dice Berlusconi a Patrizia. Tutta una montatura? La cosa strana che anche la sovrintendenza dice di non sapere nulla della vicenda. Ora forse la magistratura chiarirà il mistero: un esposto denuncia è stato fatto alla Procura di Roma da parte dell'Osservatorio Internazionale Archeomafie, per accertare "se ricorrano ipotesi di reato". O se, in caso contrario, sia L'Unione Sarda sia il Cavaliere abbiano inventato - e non si capirebbe perché - tutta la storia.


Reperti nel parco della villa Domenica 20 marzo 2005
Anche i magistrati della Procura di Tempio sanno veramente poco del sopralluogo top-secret avvenuto nei giorni scorsi all'interno della tenuta del presidente del Consiglio. In un settore di quell'area sottoposta a segreto di stato da parte
del Ministero dell'Interno, che ha classificato la villa come una delle residenze ufficiali del premier.
L'avvocato Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia
di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco
dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente
al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli. Un pezzo di storia della Sardegna
che evidentemente i proprietari dei terreni hanno tutta l'intenzione di tutelare, tanto che ne è stata subito segnalata 
la collocazione e le caratteristiche alla Soprintendenza archeologica. E il gruppo di funzionari e militari ha potuto,
seguendo un rigoroso itinerario con alcune precise prescrizioni da parte del personale addetto alla sicurezza, arrivare al sito
ed effettuare tutte le verifiche del caso. Insomma, non è vero che i sopralluoghi alla Certosa non si possono fare.
E gli accertamenti della Soprintendenza arrivano a pochi giorni dall'udienza davanti ai giudici della Corte Costituzionale
che dovranno esprimersi sulla ammissibilità del ricorso presentato dalla Procura di Tempio sul mancato sopralluogo
del settembre 2004 nel cantiere top-secret aperto in una delle discese a mare della tenuta. I magistrati galluresi hanno
sollevato infatti un conflitto di attribuzione ritenendo immotivata l'opposizione del segreto di stato all'attività investigativa
su alcuni presunti abusi edilizi attribuiti ai rappresentanti legali della società proprietaria dell'intera area.
I giudici della Corte Costituzionale dovranno dire se esistono gli elementi per ritenere ammissibile il ricorso affidato
dal procuratore della Repubblica di Tempio, Valerio Cicalò, a due docenti universitari, specializzati in diritto costituzionale.
La Procura gallurese aveva deciso di avviare l'iter, dopo che il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, aveva confermato in Parlamento la volontà di opporre il segreto di Stato all'indagine iniziata nel maggio dello scorso anno.


Sorprendente ritrovamento sul litorale laziale: una sepoltura con dentro un uomo.
Armi e la punta della freccia che l'ha ucciso"Nello"
il guerriero di Nettuno nella tomba di 5mila anni fa.
potrebbe essere il corrispettivo di "Oetzi", la mummia del Similaum.
ROMA 31 luglio 2009 Laura Larcan- Lo chiamano "Nello", come il carabiniere che l'ha scoperto il 16 maggio scorso nell'area del poligono militare di Torre Astura, presso Nettuno, a pochi metri dal mare. Alto quasi un metro e settanta centimetri, potrebbe essere stato ucciso da una freccia fatale scagliata contro il suo costato, come quella ritrovata accanto al suo corpo. E' il guerriero preistorico datato al III millennio a. C. con uno scheletro in perfetto stato di conservazione, rinvenuto in una tomba a fossa insieme al suo corredo funebre formato da due pugnali con lama in selce di undici e quattordici centimetri, una punta di freccia di selce e sei vasi in ceramica tutti integri. 

A presentare l'eccezionale scoperta, oggi presso il comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale, il comandante Raffaele Mancino, la sopraintendente archeologica del Lazio Marina Sapelli Ragni e il responsabile archeologico dell'area Francesco Di Mario. Anche il Lazio ha il suo "Uomo di Similaun", per citare la famosa mummia dell'uomo del ghiaccio, che al momento appare quasi contemporanea di "Nello". 

La scoperta ha dell'incredibile. Lo scheletro è stato trovato in una macchia mediterranea incontaminata ma anche in balia delle mareggiate e delle erosioni marine, durante una delle sistematiche attività di controllo delle aree archeologiche. "Stavolta stavamo controllando la zona costiera del Lazio - racconta Raffaele Mancino - l'equipaggio in elicottero dall'alto e la pattuglia a piedi. L'occhio esperto ha individuato una fenditura nel terreno che ci ha insospettito: forse uno scavo clandestino, invece era l'erosione dell'alta marea che aveva scoperto la fossa della tomba. Siamo stati tempestivi; un ritardo e le maree dell'estate avrebbero distrutto tutto". Al momento del rinvenimento, lo scheletro e i reperti erano completamente immersi nell'acqua marina. Il recupero e stato quasi una corsa contro l'alta marea.

Di Mario sottolinea: "L'area era soggetta a mareggiate. Molte ossa sono state spostate in modo innaturale proprio dalle onde del mare. Tant'è che lo scheletro, seppur completo, manca dei piedi, perché erano verso il mare e la mareggiata l'ha trascinati via". E aggiunge: "Le tombe di quel periodo sono a botticella, ma questa è stata trovata a fossa probabilmente scoperchiata dall'erosione del mare". 

E' la sepoltura di un uomo, come indicano le ossa del bacino, oltre ai due pugnali e la freccia di selce. La forma della tomba è ovaloide di circa 180 centimetri di lunghezza e un metro di larghezza scavata nell'argilla. Sulla datazione avverte la sopraintendente: "Ad una prima analisi è riferibile all'eneolitico, fase tra neolitico e bronzo, conosciuta anche come età del rame - racconta Marina Sapelli Ragni - periodo attestato in Italia seppur con rari esempi. Oggi i primi confronti sono con le tombe della necropoli del Gaudo a Paestum". 

Ma il pensiero vola immediato a Oetzi, l'uomo di Similaun: "Sono contemporanei, Oetzi è propriamente del neolitico, Nello dell'enelotico, ma gli studi antropologici verificheranno più nel dettaglio la datazione", avverte Sapelli Ragni. D'interesse, gli elementi del corredo, sei vasi in ceramica disposti intorno al corpo, dove spicca il grande vaso a fiasco vicino ai piedi. Proprio il vaso richiama le somiglianza con la cultura del Gaudo. 

E conferma che il Lazio fosse un punto d'incontro e di flussi migratori. "Nettuno - dice Di Mario - è un territorio frequentato fin dal paleolitico ma anche molto abitato nell'età del bronzo. Questo ritrovamento apre un capitolo nuovo che aggiorna le carte archeologica del comune". Lo scheletro verrà trasferito nel laboratorio del Santuario di Ercole vincitore a Tivoli per essere sottoposto a indagini antropologiche, insieme al corredo che sarà restaurato. 

E per il futuro museale del guerriero "Nello", l'assessore alla Cultura del Comune di Nettuno, Giampiero Pedace rivendica la pertinenza a Nettuno: "Noi abbiamo il Forte Sangallo, struttura museale che già raccoglie testimonianze antiche del territorio e sarebbe la cornice più idonea e perfetta". Dopo l'importante scoperta, la sopraintendenza, d'accordo col reparto dei carabinieri, sta setacciando l'area per verificare la presenza di una necropoli.