PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA: Studio di Impatto Ambientale

Osservazioni al SIA da parte della SIGEA, illustrate nell’ambito della Conferenza stampa tenutasi a Roma il 19 febbraio 2003, organizzata da Legambiente, WWF e Italia Nostra

( a cura del “Consiglio Direttivo”)

1. Osservazioni sui fenomeni geodinamici dell’area dello Stretto

Secondo vari Autori ( vedasi ad esempio gli Atti del X Congresso Nazionale dei Geologi: “Il territorio fragile”, Roma, dicembre 2000) è in atto un sollevamento dell’Aspromonte, con tassi di sollevamento notevoli, pari a 1,1 – 1,4 m/ka, a cui sono connessi fenomeni geodinamici molto importanti, influenzati anche dalla litologia e dalla tettonica. In pratica sono in atto nella fascia costiera che borda l’Aspromonte, tra Scilla e Reggio Calabria ( dove avrebbe sede una “spalla” del Ponte) “deformazioni gravitative profonde di versante” (DGPV), grandi frane (alcune innescate dai terremoti di elevata intensità del 1783 e del 1908) e faglie sismogenetiche. Se di queste ultime è stato preso atto nel SIA, anche se non se ne sono valutati in pieno i loro effetti, le DGPV e le grandi frane non sono state sufficientemente prese in considerazione nel SIA, non diciamo sotto l’aspetto delle misure di mitigazione ma almeno nell’ambito del “Quadro Progettuale”, nel senso di “alternative di progetto”.

Per quanto riguarda il rischio sismico, il SIA si è basato, per i dati da impiegare nelle verifiche sismiche dell’opera di attraversamento, sul “terremoto di riferimento” del 28.12.1908 di Messina, con massima magnitudo stimata di 7,1 Richter. Ciò non appare sufficientemente cautelativo in quanto terremoti che si conoscono, occorsi in varie parti del mondo, hanno raggiunto una magnitudo misurata anche di 8,9.
Perché prendere in esame quindi come terremoto di riferimento quello di Messina e non essere più cautelativi, considerando terremoti con magnitudo maggiore, soprattutto in riferimento a fenomeni di amplificazione locale, viste le morfologie acclivi delle sponde dello stretto di Messina e le proprietà meccaniche dei terreni (vedi più avanti)?
Un altro aspetto da discutere è quello relativo alle scosse che hanno maggiori effetti sui ponti strallati come quello in esame, ossia le scosse relative ai lunghi periodi ( con periodo T > 5 s). Infatti per tali strutture, per la cui stabilità riveste un ruolo notevole l’oscillazione dovuta a cause quali venti e sismi, la durata di un terremoto è il fattore più importante per quanto concerne i possibili cedimenti. Strutture che restano in piedi quando le scosse non durano più di 30 secondi, possono collassare per un numero superiore di secondi di forti scosse (strong motions) continue. Dalla letteratura si evince che in alcuni luoghi le scosse forti sono durate fino a 100 secondi; ad esempio il carattere di lunga durata del terremoto dell’Irpinia del 23.11.1980 è spiegato come il prodotto di una sequenza di scosse succedutesi senza soluzione di continuità, fino a 80 secondi.
Ebbene per il progetto in esame il massimo periodo T preso in considerazione è di circa 30 secondi.
In conclusione, per un’opera così imponente e così a rischio (“ al di fuori delle consuetudini”, come si legge nella Relazione sul Ponte illustrata nella Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nella Adunanza del 26/09/1997), sarebbe opportuno assumere valori dei citati parametri più cautelativi e riverificare i possibili effetti di risonanza in base al periodo di oscillazione delle strutture.

2. Aspetti relativi alla caratterizzazione geologico-tecnica, alla cantierizzazione, alle cave e discariche di inerti.

L’indagine geologica appare generica soprattutto in quanto non sembra esservi stato messo in evidenza il rapporto tra la situazione rilevabile in superficie e la geodinamica profonda conseguente allo “scontro” di placche tettoniche diverse. Fenomeno invece della massima importanza in quantoha determinato la presenza in zona di innumerevoli faglie attive i cui effetti influenzano certamente le caratteristiche geomorfologiche e gli aspetti geomeccanici ed idrogeologici dell’intera area d’interesse.

Motivazioni simili riguardano la caratterizzazione geotecnica. Non sembra infatti che anche in essa siano state approfondite le conseguenze indotte su i terreni interessanti l’opera da parte di impulsi dinamici causati da sisma. A titolo d’esempio non sembra essere stata valutata la variazione dello stato d’addensamento delle sabbie sottoposte ad impulsi dinamici né lo stato fratturativo dei materiali a comportamento rigido.

Non vi sono inoltre dati sufficienti per poter giudicare se esistono interferenze tra le fondazioni del ponte e la falda acquifera. A tal proposito si ricorda la necessità che nel futuro Studio di Impatto riguardante le opere di accesso si descriva in dettaglio l’avanzamento delle gallerie interessanti le rampe.

La stessa necessità di programmazione dell’avanzamento gallerie riguarda il previsto consumo di “smarino” come materiale per l’approvvigionamento d’inerti . Si deve, a tal proposito, prevedere aree atte al procedimento di frantumazione e stoccaggio inerti. Tali aree infatti risultano d’impatto delicatissimo in quanto sede di intensi rumori e di gran quantità di polveri conseguenti alle operazioni di deposito e frantumazione dei materiali rocciosi.

Nei riguardi della “cantierizzazione”, per altro appena accennata, si segnala il pericolo insito nella eccessiva suddivisione dei cantieri in classi diverse (ad esempio: Cantieri Ponte Principali e Secondari, Cantieri Collegamenti ecc.) in quanto ciò può comportare il perdere di vista le principali fonti d’inquinamento (traffico, polveri, rumore, inquinamento di falde, ecc. ) ad essi collegate. Non può essere comunque dato un giudizio corretto sugli effetti ambientali fin tanto che non si conoscano nel dettaglio l’ubicazione e la cartografia riguardante le singole aree di cantiere di lavorazione e di living.

La precedente considerazione vale anche per le cave d’apporto materiali per le quali è necessario conoscere in dettaglio le modalità d’estrazione, di rinaturalizzazione in corso d’opera e la loro “destinazione ultima”, prima di poter esprimere un serio giudizio di impatto ambientale relativamente a questo aspetto.

Anche il problema discariche non pare sufficientemente approfondito ed anche per esso valgono le precisazioni espresse per le cave e per l’approvvigionamento inerti.

3. Aspetti relativi ai geositi

Si è rilevata la mancanza di una analisi dei geositi nell’area di interesse, seppure se ne conosca l’esistenza. Mentre zone umide, coste, biotopi e SIC (siti d’importanza comunitaria) sono stati analizzati sotto gli aspetti vegetazionali e faunistici, sono carenti le considerazioni geologiche.

NB. Tali Osservazioni di SIGEA, nell’ambito di competenza dell’Associazione, sono state incluse tra quelle consegnate al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio nei termini previsti dalla legge.