28 gennaio 2010 Berlusconi istiga all'odio razziale:
"Meno extracomunitari uguale meno criminali".
In base alla Direttiva 2000 / 43 /CE del Consiglio sono da vietare i “comportamenti indesiderati adottati
per motivi di razza o di origine etnica e aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una persona e di creare
un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo” (art.2, comma 3).

LEGGE 13 OTTOBRE 1975, n. 654 (GU n. 337 SUPPL.ORD. del 23/12/1975)
RATIFICA ED ESECUZIONE DELLA CONVENZIONE INTERNAZIONALE SULLA ELIMINAZIONE DI TUTTE LE FORME DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,APERTA ALLA FIRMA A NEW YORK IL 7 MARZO 1966.
URN: urn:nir:stato:legge:1975-10-13;654

Preambolo

LA CAMERA DEI DEPUTATI ED IL SENATO DELLA REPUBBLICA HANNO APPROVATO;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
LA SEGUENTE LEGGE:
ART.1.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA È AUTORIZZATO A RATIFICARE LA CONVENZIONE INTERNAZIONALE SULL'ELIMINAZIONE DI TUTTE LE FORME DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,APERTA ALLA FIRMA A NEW YORK I 7 MARZO 1966.

ART.2.

PIENA ED INTERA ESECUZIONE È DATA ALLA CONVENZIONE DI CUI ALL'ARTICOLO PRECEDENTE A DECORRERE DALLA SUA ENTRATA IN VIGORE IN CONFORMITÀ ALL'ARTICOLO 19 DELLA CONVENZIONE STESSA.

ART.3.

SALVO CHE IL FATTO COSTITUISCA PIÙ GRAVE REATO,AI FINI DELL'ATTUAZIONE DELLA DISPOSIZIONE DELL'ARTICOLO 4 DELLA CONVENZIONE È PUNITO CON LA RECLUSIONE DA UNO A QUATTRO ANNI:

a)  CHI DIFFONDE IN QUALSIASI MODO IDEE FONDATE SULLA SUPERIORITÀ O SULL'ODIO RAZZIALE; 
b)  CHI INCITA IN QUALSIASI MODO ALLA DISCRIMINAZIONE,O INCITA A COMMETTERE O COMMETTE ATTI DI VIOLENZA O DI PROVOCAZIONE ALLA VIOLENZA,NEI CONFRONTI DI PERSONE PERCHÉ APPARTENENTI AD UN GRUPPO NAZIONALE,ETNICO O RAZZIALE. 

È VIETATA OGNI ORGANIZZAZIONE O ASSOCIAZIONE AVENTE TRA I SUOI SCOPI DI INCITARE ALL'ODIO O ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE.CHI PARTECIPI AD ORGANIZZAZIONI O ASSOCIAZIONI DI TAL GENERE,O PRESTI ASSISTENZA ALLA LORO ATTIVITÀ,È PUNITO PER IL SOLO FATTO DELLA PARTECIPAZIONE O DELL'ASSISTENZA,CON LA RECLUSIONE DA UNO A CINQUE ANNI.
LE PENE SONO AUMENTATE PER I CAPI E I PROMOTORI DI TALI ORGANIZZAZIONI O ASSOCIAZIONI.

ART.4.

ALL'ONERE ANNUO,DERIVANTE DALL'ATTUAZIONE DELLA PRESENTE LEGGE,VALUTATO IN L.2.050.000,SI PROVVEDE PER GLI ANNI FINANZIARI 1974 E 1975 MEDIANTE RIDUZIONE,RISPETTIVAMENTE,DEGLI STANZIAMENTI DEL FONDO SPECIALE DI CUI AI CAPITOLI 3523 E 6856 DEGLI STATI DI PREVISIONE DELLA SPESA DEL MINISTERO DEL TESORO PER GLI ANNI MEDESIMI.

IL MINISTRO PER IL TESORO È AUTORIZZATO AD APPORTARE, CON PROPRI DECRETI,LE OCCORENTI VARIAZIONI DI BILANCIO.

LA PRESENTE LEGGE,MUNITA DEL SIGILLO DELLO STATO,SARÀ INSERTA NELLA RACCOLTA UFFICIALE DELLE LEGGI E DEI DECRETI DELLA REPUBLICA ITALIANA.È FATTO OBBLIGO A CHIUNQUE SPETTI DI OSSERVARLA E DI FARLA OSSERVARE COME LEGGE DELLO STATO.

DATA A ROMA,ADDÌ 13 OTTOBRE 1975

LEONE
MORO - RUMOR - GUI - REALE - COLOMBO
VISTO,IL GUARDASIGILLI:REALE

Annesso A

CONVENTION INTERNATIONALE SUR L'ELIMINATION DE TOUTES LES FORMES DE DISCRIMINATION RACIALE 


Annesso A

CONVENTION INTERNATIONALE SUR L'ELIMINATION DE TOUTES LES FORMES DE DISCRIMINATION RACIALE 

omissis

Annesso B

TRADUZIONE NON UFFICIALE N.B.- I TESTI FACENTI FEDE SONO UNICAMENTE QUELLI INDICATI NELLA CONVENZIONE. CONVENZIONE INTERNAZIONALE SULL'ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

Preambolo

GLI STATI PARTI DELLA PRESENTE CONVENZIONE,
CONSIDERANDO CHE LO STATUTO DELLE NAZIONI UNITE È BASATO SUI PRINCIPI DELLA DIGNITÀ E DELL'UGUAGLIANZA DI TUTTI GLI ESSERI UMANI,E CHE TUTTI GLI STATI MEMBRI SI SONO IMPEGNATI AD AGIRE,SIA CONGIUNTAMENTE SIA SEPARATAMENTE IN COLLABORAZIONE CON L'ORGANIZZAZIONE,ALLO SCOPO DI RAGGIUNGERE UNO DEGLI OBIETTIVI DELLE NAZIONI UNITE,E PRECISAMENTE:SVILUPPARE ED INCORAGGIARE IL RISPETTO UNIVERSALE ED EFFETTIVO DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI PER TUTTI,SENZA DISTINZIONE DI RAZZA,SESSO,LINGUA O RELIGIONE, 
CONSIDERANDO CHE LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO PROCLAMA CHE TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED UGUALI PER DIGNITÀ E DIRITTI E CHE CIASCUNO PUÒ VALERSI DI TUTTI I DIRITTI E DI TUTTE LE LIBERTÀ CHE VI SONO ENUNCIATE,SENZA ALCUNA DISTINZIONE DI RAZZA,COLORE OD ORIGINE NAZIONALE, 
CONSIDERANDO CHE TUTTI GLI UOMINI SONO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE ED HANNO DIRITTO AD UNA UGUALE PROTEZIONE LEGALE CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE ED OGNI INCITAMENTO ALLA DISCRIMINAZIONE, 
CONSIDERANDO CHE LE NAZIONI UNITE HANNO CONDANNATO IL COLONIALISMO E TUTTE LE PRATICHE SEGREGAZIONISTICHE E DISCRIMINATORIE CHE LO ACCOMPAGNANO,SOTTO QUALUNQUE FORMA E IN QUALUNQUE LUOGO ESISTANO,E CHE LA DICHIARAZIONE SULLA CONCESSIONE DELL'INDIPENDENZA AI PAESI ED AI POPOLI COLONIALI,DEL 14 DICEMBRE 1960 (RISOLUZIONE N.1514 XV DELL'ASSEMBLEA GENERALE) HA ASSERITO E PROCLAMATO SOLENNEMENTE LA NECESSITÀ DI PORVI RAPIDAMENTE ED INCONDIZIONATAMENTE FINE, 
CONSIDERANDO CHE LA DICHIARAZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULL'ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE DEL 20 NOVEMBRE 1963 (RISOLUZIONE N.1904 XVIII DELL'ASSEMBLEA GENERALE) ASSERISCE SOLENNEMENTE LA NECESSITÀ DI ELIMINARE RAPIDAMENTE TUTTE LE FORME E TUTTE LE MANIFESTAZIONI DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE IN OGNI PARTE DEL MONDO,NONCHÉ DI ASSICURARE LA COMPRENSIONE ED IL RISPETTO DELLA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA, 
CONVINTI CHE QUALSIASI DOTTRINA DI SUPERIORITÀ FONDATA SULLA DISTINZIONE TRA LE RAZZE È FALSA SCIENTIFICAMENTE, CONDANNABILE MORALMENTE ED INGIUSTA E PERICOLOSA SOCIALMENTE,E CHE NULLA POTREBBE GIUSTIFICARE LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,NÈ IN TEORIA NÉ IN PRATICA, 
RIAFFERMANDO CHE LA DISCRIMINAZIONE TRA GLI ESSERI UMANI PER MOTIVI FONDATI SULLA RAZZA,IL COLORE O L'ORIGINE ETNICA COSTITUISCE UN OSTACOLO ALLE AMICHEVOLI E PACIFICHE RELAZIONI TRA LE NAZIONI ED È SUSCETTIBILE DI TURBARE LA PACE E LA SICUREZZA TRA I POPOLI NONCHÉ LA COESISTENZA ARMONIOSA DEGLI INDIVIDUI CHE VIVONO ALL'INTERNO DI UNO STESSO STATO, 
CONVINTI CHE L'ESISTENZA DI BARRIERE RAZZIALI È INCOMPATIBILE CON GLI IDEALI DI OGNI SOCIETÀ UMANA,
ALLARMATI DALLE MANIFESTAZIONI DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE CHE HANNO ANCORA LUOGO IN CERTE REGIONI DEL MONDO E DALLE POLITICHE DEI GOVERNI FONDATE SULLA SUPERIORITÀ O SULL'ODIO RAZZIALE,QUALI LE POLITICHE DI _APARTHEID_,DI SEGREGAZIONE O DI SEPARAZIONE, 
RISOLUTI AD ADOTTARE TUTTE LE MISURE NECESSARIE ALLA RAPIDA ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA E DI OGNI MANIFESTAZIONE DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALI NONCHÉ A PREVENIRE ED A COMBATTERE LE DOTTRINE E LE PRATICHE RAZZIALI ALLO SCOPO DI FAVORIRE IL BUON ACCORDO TRA LE RAZZE ED A COSTRUIRE UNA COMUNITÀ INTERNAZIONALE LIBERA DA OGNI FORMA DI SEGREGAZIONE E DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, 
RICORDANDO LA CONVENZIONE SULLA DISCRIMINAZIONE IN MATERIA DI IMPIEGO E DI PROFESSIONE ADOTTATA DALL'ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO NEL 1958 E LA CONVENZIONE SULLA LOTTA CONTRO LA DISCRIMINAZIONE IN MATERIA DI INSEGNAMENTO ADOTTATA NEL 1960 DALL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L'EDUCAZIONE,LA SCIENZA E LA CULTURA, 
DESIDEROSI DI DARE ESECUZIONE AI PRINCIPI ENUNCIATI NELLA DICHIARAZIONE DELLE NAZIONI UNITE E RELATIVI ALL'ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE NONCHÉ DI ASSICURARE IL PIÙ RAPIDAMENTE POSSIBILE L'ADOZIONE DI MISURE PRATICHE A TALE SCOPO, 
HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:
PARTE PRIMA
ARTICOLO 1.

1.NELLA PRESENTE CONVENZIONE,L'ESPRESSIONE _DISCRIMINAZIONE RAZZIALE_ STA AD INDICARE OGNI DISTINZIONE, ESCLUSIONE,RESTRIZIONE O PREFERENZA BASATA SULLA RAZZA,IL COLORE, L'ASCENDENZA O L'ORIGINE NAZIONALE O ETNICA,CHE ABBIA LO SCOPO O L'EFFETTO DI DISTRUGGERE O DI COMPROMETTERE IL RICONOSCIMENTO,IL GODIMENTO O L'ESERCIZIO,IN CONDIZIONI DI PARITÀ,DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI IN CAMPO POLITICO, ECONOMICO,SOCIALE E CULTURALE O IN OGNI ALTRO SETTORE DELLA VITA PUBBLICA.

2.LA PRESENTE CONVENZIONE NON SI APPLICA ALLE DISTINZIONI,ESCLUSIONI,RESTRIZIONI O TRATTAMENTI PREFERENZIALI STABILITI DA UNO STATO PARTE DELLA CONVENZIONE A SECONDA CHE SI TRATTI DEI PROPRI CITTADINI O DEI NON-CITTADINI.

3.NESSUNA DISPOSIZIONE DELLA PRESENTE CONVENZIONE PUÒ ESSERE INTERPRETATA COME CONTRASTANTE CON LE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE DEGLI STATI PARTI DELLA CONVENZIONE E CHE SI RIFERISCONO ALLA NAZIONALITÀ, ALLA CITTADINANZA O ALLA NATURALIZZAZIONE,A CONDIZIONE CHE TALI DISPOSIZIONI NON SIANO DISCRIMINATORIE NEI CONFRONTI DI UNA PARTICOLARE NAZIONALITÀ.

4.LE SPECIALI MISURE ADOTTATE AL SOLO SCOPO DI ASSICURARE CONVENIENTEMENTE IL PROGRESSO DI ALCUNI GRUPPI RAZZIALI OD ETNICI O DI INDIVIDUI CUI OCCORRA LA PROTEZIONE NECESSARIA PER PERMETTERE LORO IL GODIMENTO E L'ESERCIZIO DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI IN CONDIZIONI DI EGUAGLIANZA NON SONO CONSIDERATE MISURE DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,A CONDIZIONE TUTTAVIA CHE TALI MISURE NON ABBIANO COME RISULTATO LA CONSERVAZIONEDI DIRITTI DISTINTI PER SPECIALI GRUPPI RAZZIALI E CHE NON VENGANO TENUTE IN VIGORE UNA VOLTA CHE SIANO RAGGIUNTI GLI OBIETTIVI CHE SI ERANO PREFISSE.

ART.2.

1.GLI STATI CONTRAENTI CONDANNANO LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE E SI IMPEGNANO A CONTINUARE,CON TUTTI I MEZZI ADEGUATI SENZA INDUGIO,UNA POLITICA TENDENTE AD ELIMINARE OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE ED A FAVORIRE L'INTESA TRA TUTTE LE RAZZE,E,A TALE SCOPO:

a)  OGNI STATO CONTRAENTE SI IMPEGNA A NON PORRE IN OPERA ATTI O PRATICHE DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE VERSO INDIVIDUI,GRUPPI DI INDIVIDUI OD ISTITUZIONI ED A FARE IN MODO CHE TUTTE LE PUBBLICHE ATTIVITÀ E LE PUBBLICHE ISTITUZIONI, NAZIONALI E LOCALI,SI UNIFORMINO A TALE OBBLIGO; 
b)  OGNI STATO CONTRAENTE SI IMPEGNA A NON INCORAGGIARE,DIFENDERE ED APPOGGIARE LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE PRATICATA DA QUALSIASI INDIVIDUO OD ORGANIZZAZIONE; 
c)  OGNI STATO CONTRAENTE DEVE ADOTTARE DELLE EFFICACI MISURE PER RIVEDERE LE POLITICHE GOVERNATIVE NAZIONALI E LOCALI E PER MODIFICARE,ABROGARE O ANNULLARE OGNI LEGGE ED OGNI DISPOSIZIONE REGOLAMENTARE CHE ABBIA IL RISULTATO DI CREARE LA DISCRIMINAZIONE O PERPETUARLA OVE ESISTA; 
d)  OGNI STATO CONTRAENTE DEVE,SE LE CIRCOSTANZE LO RICHIEDONO,VIETARE E POR FINE CON TUTTI I MEZZI PIÙ OPPORTUNI,PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI COMPRESI,ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE PRATICATA DA SINGOLI INDIVIDUI,GRUPPI OD ORGANIZZAZIONI; 
e)  OGNI STATO CONTRAENTE S'IMPEGNA,OVE OCCORRA,A FAVORIRE LE ORGANIZZAZIONI ED I MOVIMENTI INTEGRAZIONISTI MULTIRAZZIALI E GLI ALTRI MEZZI AD ELIMINARE LE BARRIERE CHE ESISTONO TRA LE RAZZE,NONCHÉ A SCORAGGIARE QUANTO TENDE A RAFFORZARE LA SEPARAZIONE RAZZIALE. 

2.GLI STATI CONTRAENTI,SE LE CIRCOSTANZE LO RICHIEDERANNO,ADOTTERANNO DELLE SPECIALI E CONCRETE MISURE IN CAMPO SOCIALE,ECONOMICO,CULTURALE O ALTRO,ALLO SCOPO DI ASSICURARE NEL MODO DOVUTO,LO SVILUPPO O LA PROTEZIONE DI ALCUNI GRUPPI RAZZIALI O DI INDIVIDUI APPARTENENTI A TALI GRUPPI PER GARANTIRE LORO,IN CONDIZIONI DI PARITÀ,IL PIENO ESERCIZIO DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI.TALI MISURE NON POTRANNO AVERE,IN ALCUN CASO,IL RISULTATO DI MANTENERE I DIRITTI DISUGUALI O DISTINTI PER SPECIALI GRUPPI RAZZIALI,UNA VOLTA CHE SIANO STATI RAGGIUNTI GLI OBIETTIVI CHE SI ERANO PREFISSI.

ARTICOLO 3.

GLI STATI CONTRAENTI CONDANNANO IN PARTICOLAR MODO LA SEGREGAZIONE RAZZIALE E L'_APARTHEID_ E SI IMPEGNANO A PREVENIRE,VIETARE ED ELIMINARE SUI TERRITORI SOTTOPOSTI ALLA LORO GIURISDIZIONE,TUTTE LE PRATICHE DI TALE NATURA.

ARTICOLO 4.

GLI STATI CONTRAENTI CONDANNANO OGNI PROPAGANDA ED OGNI ORGANIZZAZIONE CHE S'ISPIRI A CONCETTI ED A TEORIE BASATE SULLA SUPERIORITÀ DI UNA RAZZA O DI UN GRUPPO DI INDIVIDUI DI UN CERTO COLORE O DI UNA CERTA ORIGINE ETNICA,O CHE PRETENDANO DI GIUSTIFICARE O DI INCORAGGIARE OGNI FORMA DI ODIO E DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,E SI IMPEGNANO AD ADOTTARE IMMEDIATAMENTE MISURE EFFICACI PER ELIMINARE OGNI INCITAMENTO AD UNA TALE DISCRIMINAZIONE OD OGNI ATTO DISCRIMINATORIO,TENENDO CONTO,A TALE SCOPO,DEI PRINCIPI FORMULATI NELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO E DEI DIRITTI CHIARAMENTE ENUNCIATI NELL' ARTICOLO 5 DELLA PRESENTE CONVENZIONE,ED IN PARTICOLARE:

a)  A DICHIARARE CRIMINI PUNIBILI DALLA LEGGE,OGNI DIFFUSIONE DI IDEE BASATE SULLA SUPERIORITÀ O SULL'ODIO RAZZIALE,OGNI INCITAMENTO ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,NONCHÉ OGNI ATTO DI VIOLENZA,OD INCITAMENTO A TALI ATTI DIRETTI CONTRO OGNI RAZZA O GRUPPO DI INDIVIDUI DI COLORE DIVERSO O DI DIVERSA ORIGINE ETNICA, COME OGNI AIUTO APPORTATO AD ATTIVITÀ RAZZISTICHE,COMPRESO IL LORO FINANZIAMENTO; 
b)  A DICHIARARE ILLEGALI ED A VIETARE LE ORGANIZZAZIONI E LE ATTIVITÀ DI PROPAGANDA ORGANIZZATE ED OGNI ALTRO TIPO DI ATTIVITÀ DI PROPAGANDA CHE INCITINO ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE E CHE L'INCORAGGINO,NONCHÉ A DICHIARARE REATO PUNIBILE DALLA LEGGE LA PARTECIPAZIONE A TALI ORGANIZZAZIONI OD A TALI ATTIVITÀ; 
c)  A NON PERMETTERE NÉ ALLE PUBBLICHE AUTORITÀ,NÈ ALLE PUBBLICHE ISTITUZIONI,NAZIONALI O LOCALI, L'INCITAMENTO O L'INCORAGGIAMENTO ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE. 
ARTICOLO 5.

IN BASE AGLI OBBLIGHI FONDAMENTALI DI CUI ALLO ARTICOLO 2 DELLA PRESENTE CONVENZIONE,GLI STATI CONTRAENTI SI IMPEGNANO A VIETARE E AD ELIMINARE LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE IN TUTTE LE SUE FORME ED A GARANTIRE A CIASCUNO IL DIRITTO ALLA EGUAGLIANZA DINANZI ALLA LEGGE SENZA DISTINZIONE DI RAZZA, COLORE OD ORIGINE NAZIONALE O ETNICA,NEL PIENO GODIMENTO DEI SEGUENTI DIRITTI:

a)  DIRITTO AD UN EGUALE TRATTAMENTO AVANTI I TRIBUNALI ED A OGNI ALTRO ORGANO CHE AMMINISTRI LA GIUSTIZIA; 
b)  DIRITTO ALLA SICUREZZA PERSONALE ED ALLA PROTEZIONE DELLO STATO CONTRO LE VIOLENZE O LE SEVIZIE DA PARTE SIA DI FUNZIONARI GOVERNATIVI,SIA DI OGNI INDIVIDUO,GRUPPO OD ISTITUZIONE; 
c)  DIRITTI POLITICI,ED IN PARTICOLARE IL DIRITTO DI PARTECIPARE ALLE ELEZIONI,DI VOTARE E DI PRESENTARSI CANDIDATO IN BASE AL SISTEMA DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE ED EGUALE PER TUTTI,IL DIRITTO DI PARTECIPARE AL GOVERNO ED ALLA DIREZIONE DEGLI AFFARI PUBBLICI, A TUTTI I LIVELLI,NONCHÉ IL DIRITTO DI ACCEDERE,A CONDIZIONI DI PARITÀ,ALLE CARICHE PUBBLICHE; 
d)  ALTRI DIRITTI CIVILI QUALI: 
i)  IL DIRITTO DI CIRCOLARE LIBERAMENTE E DI SCEGLIERE LA PROPRIA RESIDENZA ALL'INTERNO DELLO STATO; 
ii)  IL DIRITTO DI LASCIARE QUALSIASI PAESE,COMPRESO IL PROPRIO,E DI TORNARE NEL PROPRIO PAESE; 
iii)  IL DIRITTO ALLA NAZIONALITÀ; 
iv)  IL DIRITTO A CONTRARRE MATRIMONIO ED ALLA SCELTA DEL PROPRIO CONIUGE; 
v)  IL DIRITTO ALLA PROPRIETÀ DI QUALSIASI INDIVIDUO,SIA IN QUANTO SINGOLO SIA IN SOCIETÀ CON ALTRI; 
vi)  IL DIRITTO ALL'EREDITÀ; 
vii)  IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI PENSIERO,DI COSCIENZA E DI RELIGIONE; 
viii)  IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI OPINIONE E DI ESPRESSIONE; 
ix)  IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI RIUNIONE E DI PACIFICA ASSOCIAZIONE; 
e)  I DIRITTI ECONOMICI,SOCIALI E CULTURALI, ED IN PARTICOLARE: 
i)  I DIRITTI AL LAVORO,ALLA LIBERA SCELTA DEL PROPRIO LAVORO,A CONDIZIONI DI LAVORO EQUE E SODDISFACENTI,ALLA PROTEZIONE DALLA DISOCCUPAZIONE,AD UN SALARIO UGUALE A PARITÀ DI LAVORO UGUALE,AD UNA REMUNERAZIONE EQUA E SODDISFACENTE; 
ii)  IL DIRITTO DI FONDARE DEI SINDACATI E DI ISCRIVERSI A SINDACATI; 
iii)  IL DIRITTO ALL'ALLOGGIO; 
iv) IL DIRITTO ALLA SANITÀ,ALLE CURE MEDICHE,ALLA PREVIDENZA SOCIALE ED AI SERVIZI SOCIALI; 
v)  IL DIRITTO ALL'EDUCAZIONE ED ALLA FORMAZIONE PROFESSIONALE; 
vi)  IL DIRITTO DI PARTECIPARE IN CONDIZIONI DI PARITÀ ALLE ATTIVITÀ CULTURALI; 
f)  IL DIRITTO DI ACCESSO A TUTTI I LUOGHI E SERVIZI DESTINATI AD USO PUBBLICO,QUALI I MEZZI DI TRASPORTO, GLI ALBERGHI,I RISTORANTI,I CAFFÈ,GLI SPETTACOLI ED I PARCHI. 
ARTICOLO 6.

GLI STATI CONTRAENTI GARANTIRANNO AD OGNI INDIVIDUO SOTTOPOSTO ALLA PROPRIA GIURISDIZIONE UNA PROTEZIONE ED UN MEZZO DI GRAVAME EFFETTIVI DAVANTI AI TRIBUNALI NAZIONALI ED AGLI ALTRI ORGANISMI DELLO STATO COMPETENTI,PER TUTTI GLI ATTI DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE CHE,CONTRARIAMENTE ALLA PRESENTE CONVENZIONE,NE VIOLEREBBERO I DIRITTI INDIVIDUALI E LE LIBERTÀ FONDAMENTALI NONCHÉ IL DIRITTO DI CHIEDERE A TALI TRIBUNALI SODDISFAZIONE O UNA GIUSTA ED ADEGUATA RIPARAZIONE PER QUALSIASI DANNO DI CUI POTREBBE ESSERE STATA VITTIMA A SEGUITO DI UNA TALE DISCRIMINAZIONE.

ARTICOLO 7.

GLI STATI CONTRAENTI SI IMPEGNANO AD ADOTTARE IMMEDIATE ED EFFICACI MISURE,IN PARTICOLARE NEI CAMPI DELLO INSEGNAMENTO,DELL'EDUCAZIONE,DELLA CULTURA E DELL'INFORMAZIONE, PER LOTTARE CONTRO I PREGIUDIZI CHE PORTANO ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE E A FAVORIRE LA COMPRENSIONE,LA TOLLERANZA E L'AMICIZIA TRA LE NAZIONI ED I GRUPPI RAZZIALI ED ETNICI,NONCHÉ A PROMUOVERE GLI SCOPI ED I PRINCIPI DELLO STATUTO DELLE NAZIONI UNITE,DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO,DELLA DICHIARAZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULL'ELIMINAZIONE DI TUTTE LE FORME DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE,E DELLA PRESENTE CONVENZIONE.

SECONDA PARTE
ARTICOLO 8.

1.VIENE ISTITUITO UN COMITATO PER L'ELIMINAZIONE DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE (QUI APPRESSO INDICATO _IL COMITATO_) COMPOSTO DI DICIOTTO ESPERTI NOTI PER IL LORO ALTO SENSO MORALE E LA LORO IMPARZIALITÀ,CHE VENGONO ELETTI DAGLI STATI CONTRAENTI FRA I LOROCITTADINI E CHE VI PARTECIPANO A TITOLO PERSONALE, TENUTO CONTO DI UNA EQUA RIPARTIZIONE GEOGRAFICA E DELLA RAPPRESENTANZA DELLE VARIE FORME DI CIVILTÀ NONCHÉ DEI PIÙ IMPORTANTI SISTEMI GIURIDICI.

2.I MEMBRI DEL COMITATO SONO ELETTI A SCRUTINIO SEGRETO DALLA LISTA DI CANDIDATI DESIGNATI DAGLI STATI CONTRAENTI.OGNI STATO CONTRAENTE PUÒ DESIGNARE UN CANDIDATO SCELTO TRA I PROPRI CITTADINI.

3.LA PRIMA ELEZIONE AVRÀ LUOGO SEI MESI DOPO LA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA PRESENTE CONVENZIONE. ALMENO TRE MESI PRIMA DELLA DATA DI OGNI ELEZIONE,IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE INVIA AGLI STATI CONTRAENTI UNA LETTERA PER INVITARLI A PRESENTARE LE PROPRIE CANDIDATURE ENTRO UN TERMINE DI DUE MESI.IL SEGRETARIO GENERALE COMPILA UNA LISTA PER ODINE ALFABETICO DI TUTTI I CANDIDATI COSÌ DESIGNATI,CON L'INDICAZIONE DEGLI STATI CONTRAENTI CHE LI HANNO DESIGNATI,E LA COMUNICA AGLI STATI CONTRAENTI.

4.I MEMBRI DEL COMITATO SONO ELETTI NEL CORSO DI UNA RIUNIONE DEGLI STATI CONTRENTI,INDETTA DAL SEGRETARIO GENERALE PRESSO LA SEDE DELLA ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.IN TALE RIUNIONE,OVE IL QUORUM È FORMATO DAI DUE TERZI DEGLI STATI CONTRAENTI,VENGONO ELETTI DEL COMITATO I CANDIDATI CHE OTTENGONO IL MAGGIOR NUMERO DI VOTI E LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI VOTI DEI RAPPRESENTANTI DEGLI STATI CONTRAENTI PRESETI E VOTANTI.

5.A) I MEMBRI DEL COMITATO RESTANO IN CARICA QUATTRO ANNI.TUTTAVIA,IL MANDATO DI NOVE TRA I MEMBRI ELETTI NEL CORSO DELLA PRIMA ELEZIONE AVRÀ TERMINE DOPO DUE ANNI;SUBITO DOPO LA PRIMA ELEZIONE,IL NOME DI QUESTI NOVE MEMBRI SARÀ SORTEGGIO DAL PRESIDENTE DEL COMITATO.

B) PER COLMARE LE CAUSALI VACANZE,LO STATO CONTRAENTE IL CUI ESPERTO ABBIA CESSATO DI ESERCITARE LE PROPRIE FUNZIONI DI MEMBRO DEL COMITATO NOMINERÀ UN ALTRO TRA I PROPRI CONCITTADINI,CON RISERVA DELL'APPROVAZIONE DEL COMITATO.

6.

LE SPESE DEI MEMBRI DEL COMITATO,PER IL PERIODO INCUI ASSOLVONO LE LORO FUNZIONI IN SENO AL COMITATO SONO A CARICO DEGLI STATI CONTRAENTI.

ARTICOLO 9.

1.GLI STATI CONTRAENTI S'IMPEGNANO A PRESENTARE AL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE, PERCHÉ VENGA ESAMINATO DAL COMITATO,UN RAPPORTO SULLE MISURE DI CARATTERE LEGISLATIVO,GIUDIZIARIO,AMMINISTRATIVO O DI ALTRO GENERE CHE SONO STATE PRESE PER DARE ESECUZIONE ALLE DISPOSIZIONI DELLA PRESSENTE CONVENZIONE:A) ENTRO IL TERMINE DI UN ANNO A PARTIRE DALL'ENTRATA IN VIGORE DELLA CONVENZIONE,PER OGNI STATO INTERESSATO PER CIÒ CHE LO RIGUARDA E B) IN SEGUITO,OGNI DUE ANNI ED INOLTRE OGNI VOLTA CHE IL COMITATO NE FARÀ RICHIESTA.IL COMITATO PUÒ CHIEDERE AGLI STATI CONTRAENTI DELLE INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI.

2.IL COMITATO SOTTOPONE OGNI ANNO ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE,PER IL TRAMITE DEL SEGRETARIO GENERALE,UN RAPPORTO SULLE PROPRIE ATTIVITÀ E PUÒ DARE SUGGERIMENTI E FARE RACCOMANDAZIONI DI CARATTERE GENERALE, IN BASE AI RAPPORTI ED ALLE INFORMAZIONI CHE HA RICEVUTO DAGLI STATI CONTRAENTI,TELI SUGGERIMENTI E RACCOMANDAZIONI DI CARATTERE GENERALE,UNITAMENTE,OVE OCCORRA,ALLE OSSERVAZIONI DEGLI STATI CONTRAENTI,VENGONO PORTATE A CONOSCENZA DELL'ASSEMBLEA GENERALE.

ARTICOLO 10. 1.IL COMITATO STABILISCE IL PROPRIO REGOLAMENTO INTERNO. 

2.IL COMITATO NOMINA IL PROPRIO UFFICIO PER UN PERIODO DI DUE ANNI.

3.IL SERVIZIO DI SEGRETERIA DEL COMITATO È FORNITO DAL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE.

4.IL COMITATO TIENE NORMALMENTE LE PROPRIE RIUNIONI PRESSO LA SEDE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.

ARTCOLO 11.

1.QUALORA UNO STATO CONTRAENTE RITENGA CHE UN ALTRO STATO CONTRAENTE NON APPLICHI LE DISPOSIZIONI DELLA PRESENTE CONVENZIONE,PUÒ RICHIAMARE L'ATTENZIONE DEL COMITATO SULLA QUESTIONE.IL COMITATO TRASMETTE ALLORA LA COMUNICAZIONE ALLO STATO CONTRAENTE INTERESSATO.ENTRO UN TERMINE DI TRE MESI,LO STATO CHE HA RICEVUTO LA COMUNICAZIONE MANDA AL COMITATO LE GIUSTIFICAZIONI O DELLE DICHIARAZIONI SCRITTE CHE CHIARISCANO IL PROBLEMA ED INDICHINO,OVE OCCORRA,LE EVENTUALI MISURE ADOTTATE DA DETTO STATO PER PORRE RIMEDIO ALLA SITUAZIONE.

2.OVE,ENTRO UN TERMINE DI SEI MESI A PARTIRE DALLA DATA DEL RICEVIMENTO DELLA COMUNICAZIONE INIZIALE DA PARTE DELLO STATO DESTINATO,IL PROBLEMA NON SIA STATO RISOLTO CON SODDISFAZIONE DI ENTRAMBI GLI STATI,SIA MEDIANTE NEGOZIATI BILATERALI CHE MEDIANTE QUALSIASI ALTRA PROCEDURA DI CUI POTRANNO DISPORRE,SIA L'UNO CHE L'ALTRO AVRANNO IL DIRITTO DI SOTTOPORRE NUOVAMENTE IL PROBLEMA AL COMITATO STESSO NONCHÉ ALL'ALTRO STATO INTERESSATO.

3.IL COMITATO NON PUÒ OCCUPARSI DI UNA QUESTIONE CHE GLI È SOTTOPOSTA IN CONFORMITÀ DEL PARAGRAFO 2 DEL PRESENTE ARTICOLO CHE DOPO ESSERSI ACCERTATO CHE TUTTI I RICORSI INTERNI A DISPOSIZIONE SONO STATI UTILIZZATI O ESPERITI CONFORMEMENTE AI PRINCIPI GENERALEMTE RICONOSCIUTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE.TALE REGOLA NON VIENE APPLICATA QUANDO LE PROCEDURE DI RICORSO SUPERANO DEI TERMINI RAGIONEVOLI.

4.IL COMITATO PUÒ RIVOLGERSI DIRETTAMENTE AGLI STATI CONTRAENTI PER CHIEDERE LORO TUTTE LE INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI RELATIVE ALLA QUESTIONE CHE GLI VIENE SOTTOPOSTA.

5.ALLORCHÈ,IN APPLICAZIONE DEL PRESENTE ARTICOLO,IL COMITATO ESAMINA UNA QUESTION,GLI STATI CONTRAENTI INTERESSATI HANNO DIRITTO DI NOMINARE UN RAPPRESENTANTE CHE PARTECIPERÀ,SENZA DIRITTO DI VOTO,AI LAVORI DEL COMITATO PER TUTTA LA DURATA DELLE DISCUSSIONI.

ARTICOLO 12

1.A) DOPO CHE IL COMITATO HA RICEVUTO E VAGLIATO TUTTE LE INFORMAZIONI CHE SONO RITENUTE NECESSARIE,IL PRESIDENTE NOMINA UNA COMMISSIONE CONCILIATA AD HOC (QUI APPRESSO INDICATA _LA COMMISSIONE_) COMPOSTA DI CINQUE PERSONE CHE POSSONO ESSERE O MENO MEMBRI DEL COMITATO.I MEMBRI SONO NOMINATI CON IL PIENO ED UNANIME CONSENSO DELLE PARTI IN CONTROVERSIA E LA COMMISSIONE PONE I PROPRI BUONI UFFICI A DISPOSIZIONE DEGLI STATI INTERESSATI, ALLO SCOPO DI GIUNGERE AD UNA AMICHEVOLE SOLUZIONE DEL PROBLEMA, BASATA SUL RISPETTO DELLA PRESENTE CONVENZIONE.

B) SE GLI STATI PARTI NELLA CONTROVERSIA NON GIUNGONO AD UN'INTESA SULLA TOTALE O PARZIALE COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE ENTRO UN TERMINE DI TRE MESI,I MEMBRI DELLA OMMISSIONE CHE NON HANNO OTTENUTO IL CONSENSO DEGLI STATI PARTI NELLA CONTROVERSIA VENGONO SCELTI A SCRUTINIO SEGRETO TRA I MEMBRI DEL COMITATO ED ELETTI A MAGGIORANZA DI DUE TERZI DEI MEMBRI DEL COMITATO STESSO.

2.I MEMBRI DELLA COMMISSIONE PARTECIPANO A TITOLO PERSONALE.ESSI NON DEVONO ESSERE CITTADINI DI UNO DEGLI STATI NELLA CONTROVERSIA,NÈ CITTADINI DI UNO STATO CHE NON SIA PARTE DELLA PRESENTE CONVENZIONE.

3.LA COMMISSIONE ELEGGE IL PROPRIO PRESIDENTE ED ADOTTA IL PROPRIO REGOLAMETO INTERNO.

4.LA COMMISSIONE TIENE NORMALMENTE LE PROPRI RIUNIONI PRESSO LA SEDE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE O IN OGNI ALTRO LUOGO CONVENIENTE CHE VERRÀ STABILITO DALLA COMMISSIONE STESSA.

5.IL SEGRETARIO DI CUI AL PARAGRAFO 3 DELL' ARTICOLO 10 DELA PRESENTE CONVENZIONE PONE EGUALMENTE I PROPRI SERVIGI A DISPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE OGNI VOLTA CHE UNA CONTOVERSIA TRA GLI STATI PARTI COMPORTI LA COSTITUZIONE DELLA COMMISSIONE STESSA.

6.TUTTE LE SPESE SOSTENUTE DAI MEMBRI DELLA COMMISSIONE VENGONO RIPARTITE IN UGUAL MISURA TRA GLI STATI PARTI NELLA CONTROVERSIA,SULLA BASE DI VALUTAZIONI ESEGUITE DAL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.

7.IL SEGRETARIO GENERALE SARÀ AUTORIZZATO,OVE OCCORRA,A RIMBORSARE AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE LE SPESE SOSTENUTE,PRIMA ANCORA HEE IL RIMBORSO SIA STATO EFFETTUATO DAGLI STATI PARTI NELLA CONTROVERSIA IN CONFORMITÀ DEL PARAGRAFO 6 DEL PRESENE ARTICOLO.

8.LE INFORMAZIONI RICEVUTE ED ESAMINATE DAL COMITATO SONO POSTE A DISPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE,E LA COMMISSIONE PUÒ CHIEDERE AGLI STATI INTERESSATI DI FORNIRLE OGNI INFORMAZIONE SUPPLEMENTARE AL RIGUARDO.

ARTICOLO 13

1.DOPO AVER STUDIATO IL PROBLEMA IN TUTTI I SUOI ASPETTI,LA COMMISSIONE PREPARA E SOTTOPONE AL PRESIDENTE DEL COMITATO UN RAPPORTO CON LE SUE CONCLUSIONI SU TUTTE LE QUESTIONI DI FATTO RELATIVE ALLA VERTENZA TRA LE PARTI E CON LE RACCOMNDAZIONI CHE RITIENE PIÙ OPPORTUNE PER GIUNGERE AD UNA AMICHEVOLE RISOLUZIONE DELLA CONTROVERSIA.

2.IL PRESIDENTE DEL COMITATO TRASMETTE IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE A CIASCUNO DEGLI STATI PARTI NELLA CONTROVERSIA. I DETTI STATI FANNO CONOSCERE AL PRESIDENTE DEL COMITATO,ENTRO IL TERMINE DI TRE MESI,SE ACCETTANO O MENO LE RACCOMANDAZIONI CONTENUTE NEL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE.

3.ALLO SPIRARE DAL TERMINE DI CUI AL PARGRAFO 2 DEL PRESENTE ARTICOLO,IL PRESIDENTE DEL COMITATO COMUNICA IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE NONCHÉ LE DICHIARAZIONI DEGLI STATI PARI INTERESSATI AGLI ALTRI STATI PARTI DELLA CONVENZIONE.

ARTICOLO14

1.OGNI STATO CONTRAENTE PUÒ DICHIARARE IN OGNI MOMENTO DI RICONOSCERE AL COMITATO LA COMPETENZA DI RICEVERE ED ESAMINARE COMUNICAZIONI PROVENIENTI DA PERSONE O DA GRUPPI DI PERSONE SOTTO LA PROPRIA GIURISDIZIONE CHE SI LAMENTINO DI ESSERE VITTIME DI UNA VIOLAZIONE,DA PARTE DEL DETTO STATO CONTRAENTE,DI UNO QUALUNQUE DEI DIRITTI SANCITI DALLAPRESENTE CONVENZIONE.IL COMITATO NON PUÒ RICEVERE LE COMUNICAZIONI RELATIVE AD UNO STATO CONTRAENTE CHE NON ABBIA FATTO UNA TALE DICHIARAZIONE.

2.OGNI STATO CONTRAENTE CHE FACCIA UNA DICHIARAZIONE IN BASE AL PARAGRAFO 1 DEL PRESENTE ARTICOLO PUÒ ISTITUIRE O DESIGNARE,NEL QUADRO DEL PROPRIO ORDINAMENTO GIURIDICO NAZIONALE,UN ORGANISMO CHE AVRÀ LA COMPETENZA DI ESAMINARE LE PETIZIONI PROVENIENTI DA INDIVIDUI O DA GRUPPI DI INDIVIDUI SOTTO LA GIURISDIZIONE DI DETTO STATO CHE SI LAMENTINO DI ESSERE VITTIME DI UNA VIOLAZIONE DI UNO QUALUNQUE DEI DIRITTI ENUNCIATI NELLA PRESENTE CONVENZIONE CHE ABBIANO ESAURITO GLI ALTRI RICORSI LOCALI A LORO DISPOSIZIONE.

3.LA DICHIARAZIONE FATTA IN CONFORMITÀ DEL PARAGRAFO 1 DEL PRESENTE ARTICOLO,NONCHÉ IL NOME DI OGNI ORGANISMO ISITUITO O DESIGNATO AI SENSI DEL PARAGRAFO 2 DEL PRESENTE ARTICOLO SONO DEPOSITATI DALLO STATO CONTRAENTE INTERESSATO PRESSO IL SEGRETARIO GENERALE DELLA ORGANIZZAZIONE DEL NAZIONI UNITE CHE NE INVIA AGLI ALTRI STATI CONTRAENTI.LA DICHIARAZIONE PUÒ ESSERE RITIRATA IN QUALSIASI MOMENTO MEDIANTE NOTIFICA INDIZZIATA AL SEGRETARIO GENERALE,MA TALE RITIRO NON INFLUISCE IN ALCUN MODO SULLE COMUNICAZIONI DELLE QUALI IL COMITATO È GIÀ INVESTIO.

4.L'ORGANISMO ISTITUITO O DESIGNATO CONFORMEMENTE AL PARAGRAFO 2 DEL PRESENTE ARTICOLO DOVRÀ TENERE UN REGISTRO DELLE PETIZIONI E COPIE DEL REGISTRO CERTIFICATE CONFORMI SARANNO DEPOSITATE OGNI ANNO PRESSO IL SEGRETARIO GENERALE PER IL TRAMITE DEI COMPETENTI CANALI,RESTANDO INTESO CHE IL CONTENUTO DELLE DETTE COPIE NON VERRÀ RESO PUBBLICO.

5.CHI ABBIA RIVOLTO UNA PETIZIONE E NON RIESCA AD AVERE SODDISFAZIONE DALL'ORGANISMO ISTITUTO O DESIGNATO CONFORMEMENTE AL PARAGRAFO 2 DEL PRESENTE ARTICOLO,HA IL DIRITTO DI INVIARE IN MERITO,ENTRO SEI MESI,UNA COMUNICAZIONE AL COMITATO.

6.A) IL COMITATO,SOTTOPONE A TITOLO CONFIDENZIALE QUALSIASI COMUNICAZIONE CHE GLI VENGA INVIATA ALL'ATTENZIONE DELLO STATO CONTRAENTE CHE SI SUPPONE ABBIA VIOLATO UNA QUALSIASI DELLE DISPOSIZIONI DELLA CONVENZIONE,MA L'IDENTITÀ DELL'INDIVIDUO O DEI GRUPPI DI INDIVIDUI INTERESSATI NON DOVRÀ ESSERE RILEVATA SENZA IL CONSENSO ESPLICITO DI DETTO INDIVIDUO O DEL DETTO GRUPPO DI INDIVIDUI.

IL COMITATO NON RICEVE COMUNICAZIONE ANONIME.

B) ENTRO I TRE MESI SEGUENTI LO STATO IN QUESTIONE COMUNICA PER ISCRITTO AL COMITATO LE PROPRIE GIUSTIFICAZIONI O DICHIARAZIONI A CHIARIMENTO DEL PROBLEMA CON INDICATE,OVE OCCORRA, LE MISURE EVENTUALMENTE ADOTTATE PER PORRE RIMEDIO ALLA SITUAZIONE.

7.A) IL COMITATO ESAMINA LE COMUNICAZIONI TENENDO CONTO DI TUTTE LE INFORMAZIONI CHE HA RICEVUTO DALLO STATO CONTRAENTE INTERESSATO E DALL'AUTORE DELLA PETIZIONE.

IL COMITATO ESAMINERÀ LE COMUNICAZIONI PROVENIENTI DALL'AUTORE DI UNA PETIZIONE SOLTANTO DOPO ESSERSI ACCERTATO CHE QUEST'ULTIMO HA GIÀ ESAURITO TUTTI I RICORSI INTERNI DISPONIBILI.TUTTAVIA,TALE NORMA NON VIENE APPLICATA ALLORQUANDO LE PROCEDURE DI RICORSO SUPERANO UN TERMINE RAGIONEVOLE.B) IL COMITATO INVIA I PROPRI SUGGERIMENTI E LE EVENTUALI RACCOMANDAZIONI ALLO STATO CONTRAENTE INTERESSATO ED ALL'AUTORE DELLA PETIZIONE.

8.IL COMITATO INCLUDE NEL PROPRIO RAPPORTO ANNUALE UN RIASSUNTO DI TALI COMUNICAZIONI E, OVE OCCORRA,UN RIASSUNTO DELLE GIUSTIFICAZIONI E DELLE DICHIARAZIONI DEGLI STATI CONTRAENTI INTERESSATI UNICAMENTE AI PROPRI SUGGERIMENTI ED ALLE PROPRIE RACCOMANDAZIONI.

9.IL COMITATO HA LA COMPETENZA DI ADEMPIERE LE FUNZIONI DI CUI AL PRESENTE ARTICOLO SOLTANTO SE ALMENO DIECI STATI PARTI DELLA CONVENZIONE SONO LEGATI DA DICHIARAZIONI FATTE IN CONFORMITÀ DEL PARAGRAFO 1 DEL PRESENTE ARTICOLO.

ARTICOLO 15.

1.IN ATTESA CHE VENAGANO REALIZZATI GLI OBIETTIVI DELLA DICHIARAZIONE SULLA CONCESSIONE DELL'INDIPENDENZA AI PAESI ED AI POPOLI COLONIALI,CONTENUTA NELLA RISOLUZIONE 1514 (XV) DELL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE,IN DATA 14 DICEMBRE 1960,LE DISPOSIZIONI DELLA PRESENTE CONVENZIONE NON LIMITANO PER NULLA IL DIRITTO DI PETIZIONE ACCORDATO A TALI POPOLI DA ALTRI STRUMENTI INTERNAZIONALI O DALL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE O DALLE SUE ISTITUZIONI SPECIALIZZATE.

2.A) IL COMITATO CONFORMEMENTE AL PARAGRAFO I DELL' ARTICOLO 8 DELLA PRESENTE CONVENZIONE RICEVE COPIA DELLE PETIZIONI PROVENIENTI DAGLI ORGANI DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE CHE SI OCCUPANO DI QUESTIONI CHE ABBIANO RAPPORTO DIRETTO CON I PRINCIPI E GLI OBIETTIVI DELLA PRESENTE CONVENZIONE, ED ESPRIME IL PROPRIO PARERE E FA LE PROPRIE RACCOMANDAZIONI CIRCA LE PETIZIONI RICEVUTE AL MOMMENTO DELL'ESAME DELLE PETIZIONI PROVENIENTI DAGLI ABITANTI DI TERRITORI SOTTO AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA O NON AUTONOMI O DI OGNI ALTRO TERRITORIO AL QUALE SI APPLICHI LA RISOLUZIONE 1514 (XV) DELLA ASSEMBLEA GENERALE,E CHE RIGUARDINO QUESTIONI PREVISTE DALLA PRESENTE CONVENZIONE,DELLE QUALI I SUMMENZIONATI ORGANI SONO INVESTITI.

B) IL COMITATO RICEVE DAGLI ORGANI COMPETENTI DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE, COPIE DEI RAPPORTI CONCERNENTI LE MISURE DI ORDINE LEGISLATIVO, GIUDIZIARIO,AMMINISTRATIVO O ALTRO RIGUARDANTI DIRETTAMENTE I PRINCIPI E GLI OBBIETTIVI DELLA PRESENTE CONVENZIONE CHE LE POTENZE AMMINISTRANTI HANNO APPLICATO NEI TERRITORI CITATI AL COMMA A) DEL PRESENTE PARAGRAFO ED ESPRIME DEI PARERI E FA DELLE RACCOMANDAZIONI A TALI ORGANI.

3.IL COMITATO INCLUDE NEI SUOI RAPPORTI ALLA ASSEMBLEA GENERALE UN RIASSUNTO DELLE PETIZIONI E DEI RAPPORTI RICEVUTI DAGLI ORGANI DELL'ORAGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE, NONCHÉ I PARERI E LE RACCOMANDAZIONI CHE GLI SONO STATI RICHIESTI DAI SUMMENZIONANTI RAPPORTI E PETIZIONI.

4.IL COMITATO PREGA IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE DI FORNIGLI TUTTE LE INFORMAZIONI RIGUARDANTI GLI OBIETTIVI DELLA PRESENTE CONVENZIONE,DI CUI ESSO DISPONGA E RELATIVE AI TERRITORI CITATI AL COMMA A) DEL PARAGRAFO DEL PRESENTE ARTICOLO.

ARTICOLO 16.

LE DISPOSIZIONI DELLA PRESENTE CONVENZIONE CONCERNENTI LE MISURE DA ADOTTARE PER DEFINIRE UNA CONTROVERSIA O PER TACITARE UNA LAGNANZA VENGONO APPLICATE INDIPENDENTEMENTE DALLE ALTRE PROCEDURE DI DEFINIZIONE DI VERTENZE O TACITAZIONI DI LAGNANZE IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONI PREVISTE DAGLI STRUMENTI COSTITUTIVI DELL'ORGANIZZAZIONE DELLENAZIONI UNITE E DELLE SUE ISTITUZIONI SPECIALIZZATE O NELLE CONVENZIONI ADOTTATE DA TALI ORGANIZZAZIONI,N' VIETANO AGLI STATI CONTRAENTI DI RICORRERE AD ALTRE PROCEDURE PER LA DEFINIZIONE DI UNA CONTROVERSIA,IN BASE AGLI ACCORDI INTERNAZIONALI GENERALI O PARTICOLARI CHE LI LEGANO.

TERZA PARTE
ARTICOLO 17.

1.LA PRESENTE CONVENZIONE È APERTA ALLA FIRMA DI OGNI STATO MEMBRO DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE O MEMBRO DI UNA QUALSIASI DELLE SUE ISTITUZIONI SPECIALIZZATE,DI OGNI STATO PARTE DELLO STATUTO DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA NONCHÉ DI OGNI ALTRO STATO INVITATO DALL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE DELLE NAZIONI UNITE A DIVENIRE PARTE DELLA PRESENTE CONVENZIONE.

2.LA PRESENTE CONVENZIONE È SOTTOPOSTA A RATIFICA E GLI STRUMENTI DIRATIFICA SARANNO DEPOSITATI PRESSO IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.

ARTICOLO 18.

1.LA PRESENTE CONVENZIONE RESTERÀ APETA ALL'ADESIONE DI OGNI STATO CITATO AL PARAGRAFO 1 DELL'ART. 17 DELLA CONVENZIONE.

2. L'ADESIONE AVVERRÀ MEDIANTE IL DEPOSITO UNO STUMENTO DI ADESIONE PRESSO IL SEGRETARIO GENERALE DELLA ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.

ARTICOLO 19.

1.LA PRESENTE CONVENZIONE ENTRERÀ IN VIGORE TRENTA GIORNI DOPO LA DATA DEL DEPOSITO PRESSO IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE,DEL VENTISETTESIMO STRUMENTO DI RATIFICA O DI ADESIONE.

2.PER OGNI STATO CHE RATIFICHERÀ LA PRESENTE CONVENZIONE O CHE VI ADERIRÀ DOPO IL DEPOSITO DEL VENTISETTESIMO STRUMENTO DI RATIFICA O DI ADESIONE,LA PRESENTE CONVENZIONE ENTRERÀ IN VIGORE TRENTA GIORNI DOPO LA DATA DEL DEPOSITO,DA PARTE DELLO STATO IN QUESTIONE,DEL PROPRIO STRUMENTO DI RATIFICA O DI ADESIONE.

ARTICOLO 20.

1.IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE RICEVERÀ E COMUNICHERÀ A TUTTI GLI STATI CHE SONO O POSSONO DIVENIRE PARTI DELLA PRESENTE CONVENZIONE,IL TESTO DELLE RISERVE CHE SARANNO STATE FORMULATE ALL'ATTO DELLA RATIFICA O DELL'ADESIONE.OGNI STATO CHE SOLLEVI DELLE OBIEZIONI CONTRO LA RISERVA NE INFORMERÀ IL SEGRETARIO GENERALE ENTRO IL TERMINE DI 90 GIORNI A PARTIRE DALLA DATA DI TALE COMUNICAZIONE,CHE ESSO NON ACCETTA LA RISERVA IN QUESTIONE.

2.NON SARÀ AUTORIZZATA ALCUNA RISERVA CHE SIA INCOMPATIBILE CON L'OGGETTO E LO SCOPO DELLA PRESENTE CONVENZIONE,DEL PARI DI OGNI ALTRA RISERVA CHE ABBIA PER EFFETTO LA PARALIZZAZIONE DEL FUNZIONAMENTO DI UNO QUALSIASI DEGLI ORGANI DALLA CONVENZIONE.UNA RISERVA VERRÀ CONSIDERATA COME RIENTRARE NELLA CATEGORIA DI CUI SOPRA,QUANDO I DUE TERZI ALMENO DEGLI STATI PARTI ALLA CONVENZIONE SOLLEVINO DELLE OBIEZIONI.

3.LE RISERVE POSSONO IN OGNI MOMENTO ESSERE RITIRATE MEDIANTE NOTIFICA INDIZZIATA AL SEGRETARIO GENERALE.LA NOTIFICA AVRÀ EFFETTO ALLA DATA DEL SUO RICEVIMENTO.

ARTICOLO 21.

OGNI STATO CONTRAENTE PUÒ DENUNCIARE LA PRESENTE CONVENZIONE MEDIANTE NOTIFICA INVIATA AL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.LA DENUNCIA AVRÀ EFFETTO UN ANNO DOPO LA DATA IN CUI IL SEGRETARIO GENERALE NE AVRÀ RICEVUTO NOTIFICA.

ARTICOLO 22.

OGNI CONTROVERSIA TRA DUE O PIÙ STATI CONTRAENTI IN MERITO ALL'INTERPRETAZIONE O ALL'APPLICAZIONE DELLA PRESENTE CONVENZIONE,CHE NON SIA STATA DEFINITA MEDIANTE NEGOZIATI O MEZZO DI PROCEDURE ESPRESSAMENTE PREVISTE DALLA DETTA CONVENZIONE, SARÀ PORTATA,A RICHIESTA DI UNA QUALSIASI DELLE PARTI IN CONTROVERSIA,DINANZI ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA PERCHÉ ESSA DECIDA IN MERITO,A MENO CHE LE PARTI IN CONTROVERSIA NON CONVENGANO DI DEFINIRE LA QUESTIONE ALTRIMENTI.

ARTICOLO 23.

1.OGNI STATO CONTRAENTE PUÒ FORMULARE IN OGNI MOMENTO UNA DOMANDA DI REVISIONE DELLA PRESENTE CONVENZIONE MEDIANTE NOTIFICA SCRITTA INDIRIZZATA AL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.

2.L'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE DECIDERÀ SULLE EVENTUALI MISURE DA ADOTTARE AL RIGUARDO DI TALE RICHIESTA.

ARTICOLO 24.

IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE INFORMERÀ TUTTI GLI STATI CITATI AL PARAGRAFO 1 DELL' ARTICOLO 17 DELLA PRESENTE CONVENZIONE:

a)  DELLE FIRME APPOSTE ALLA PRESETE CONVENZIONE E DEGLI STUMENTI DI RATIFICA E DI ADESIONE DEPOSITATI CONFORMEMENTE AGLI ARTICOLI 17 E 18; 
b)  DELLA DATA ALLA QUALE LA PRESENTE CONVENZIONE ENTRERÀ IN VIGORE IN BASE ALL' ARTICOLO 19 ; 
c)  DELLE COMUNICAZIONI E DELLE DICHIARAZIONI RICEVUTE IN BASE AGLI ARTICOLI 14 ,20 E 23; 
d)  DELLE DENUNCIE NOTIFICATE IN BASE ALL' ARTICOLO 21 . 
ARTICOLO 25.

1.LA PRESENTE CONVENZIONE,I CUI TESTI INGLESE, CINESE,SPAGNOLO,FRANCESE E RUSSO FANNO EGUALEMENTE FEDE,SARÀ DEPOSTITATA NEGLI ARCHIVI DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.

2.IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE FARÀ AVERE UNA COPIA DELLA PRESENTE CONVENZIONE CERTIFICATA CONFORME A TUTTI GLI STATI APPARTENENTI AD UNA QUALSIASI DELLE CATEGORIE CITATE AL PARAGRAFO 1 DELL' ARTICOLO 17 DELLA CONVENZIONE.

IN FEDE DI CHE I SOTTOSCRITTI,DEBITAMENTE AUTORIZZATI DAI RISPETTIVI GOVERNI,HANNO FIRMATO LA PRESENTE CONVENZIONE,CHE È STATA APERTA ALLA FIRMA A NEW YORK,IL 7 MARZO 1966.

(SEGUONO LE FIRME)

Legge n. 205/93 (legge Mancino)
“Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”
Pubblicato nella Gazz. Uff. 27 aprile 1993, n. 97 e convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 25 giug no 1993, n. 205 (Gazz. Uff. 26 giugno 1993, n. 148).
Si ritiene opportuno riportare anche la premessa del presente decreto-legge.
Per il regolamento, vedi il D.M. 4 agosto 1994, n. 569.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di apportare integrazioni e modifiche alla normativa vigente in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, allo scopo di apprestare più efficaci strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di intolleranza e di violenza di matrice xenofoba o antisemita;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 23 aprile 1993;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri dell’interno e di grazia e giustizia;

Emana il seguente decreto-legge:

Art. 1. Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
1. (1).
1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre  1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì  disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:
a) obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma1-ter;
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinta e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;
c) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;
d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni (2).
1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di grazia e giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a) (2).
1-quater. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato (2).
1-quinquies. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art.3, L. 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter (2).
1-sexies. L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati (2).

Note:
(1) L’articolo che si omette, modificato dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205, sostituisce l’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654.
(2) Comma aggiunto dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205.
Art. 2. Disposizioni di prevenzione.
1. Chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila (3).
2. E’ vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno (3).
3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 del presente decreto, nonché di persone sottoposte a misure di prevenzione perché ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all’articolo 18, primo comma, n. 2-bis) (3/a), della legge 22 maggio 1975, n. 152 si applica la disposizione di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’articolo 178 del codice penale o dell’articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327 (4).

Note
(3) Comma così sostituito dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205.
(3/a) L’art. 18, primo comma, n. 2-bis), di detta legge (numero introdotto dal comma 1 del presente articolo nella formulazione originaria) estendeva le disposizioni della L. 31 maggio 1965, n. 575, anche a coloro che avessero compiuto atti obiettivamente rilevanti in ragione dei quali dovesse ritenersi che facessero parte delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art.3 della L. 13 ottobre 1975, n. 654, ovvero, in pubbliche riunioni, avessero compiuto
manifestazioni esteriori od ostentato emblemi o simboli propri o usuali delle medesimene organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi. In conseguenza della sostituzione del comma 1 del presente articolo con un nuovo testo, operata dalla legge di conversione, nel quale non è più presente il n. 2-bis dianzi citato, il richiamo a detto numero deve ritenersi privo di valore giuridico.
(4) Comma così modificato dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205. Art. 3. Circostanza aggravante. 1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà (4). 2. Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98 del codice penale, concorrenti con l’aggravante di cui al comma 1, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento  conseguente alla predetta aggravante.

Note:
(4) Comma così modificato dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205. Art. 4. Modifiche a disposizioni vigenti. –
1. (5).

Note:
(5) Sostituisce il secondo comma dell’art. 4, L. 20 giugno 1952, n. 645. Art. 5. Perquisizioni e sequestri.
1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l’autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell’immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di
polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l’autorizzazione telefonica del magistrato competente, possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.
2. E’ sempre disposto il sequestro dell’immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari, ovvero taluni degli oggetti indicati nell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. É sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché degli emblemi, simboli o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell’immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l’immobile sia in
proprietà, in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.
3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la confisca dell’immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. É sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2. Art. 6.

Disposizioni processuali.
1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, si procede in ogni caso d’ufficio.
2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all’arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché, quando ricorre la circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975 (6).
2-bis. All’articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: “, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654” (7).
3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.
4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n.654.
5. Per i reati indicati all’articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall’articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini. (6) (8).

Note:
(6) Seguiva un periodo soppresso dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205. (7) Comma così inserito dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205.
(8) Comma soppresso dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205. Art. 7. Sospensione cautelativa e scioglimento.
1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654 o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’attività di organizzazioni, di associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell’articolo 3 della legge 25 gennaio
1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982 (4).
2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma. 3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell’articolo 5, comma 1, il Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell’organizzazione, associazione,
movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana (9).
Note:
(4) Comma così modificato dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205.
(9) Comma così modificato dalla legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205.
Art. 8. Disposizioni finali.
1. Il settimo comma dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.
2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell’articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 9. Entrata in vigore.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
 


 

Direttiva 2000/43/CE 
Consiglio del 29 giugno 2000
(in GU 19 luglio 2000, n. L 180)

Parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica
 
 

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 13,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Parlamento europeo,

visto il parere del Comitato economico e sociale,

visto il parere del Comitato delle regioni,

considerando quanto segue:

Il trattato sull'Unione europea segna una nuova tappa nel processo di creazione di un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa.

Conformemente all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, l'Unione europea si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, principi che sono comuni a tutti gli Stati membri e dovrebbe rispettare i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario.

Il diritto all'uguaglianza dinanzi alla legge e alla protezione di tutte le persone contro le discriminazioni costituisce un diritto universale riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, dalla Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, dai Patti delle Nazioni Unite relativi rispettivamente ai diritti civili e politici e ai diritti economici, sociali e culturali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, di cui tutti gli Stati membri sono firmatari.

È importante rispettare tali diritti e libertà fondamentali, tra cui il diritto alla libertà di associazione. È altresì importante riguardo all'accesso ai beni e ai servizi e alla fornitura degli stessi, rispettare la protezione della vita privata e familiare e delle transazioni operate in tale contesto.

Il Parlamento europeo ha adottato numerose risoluzioni sulla lotta contro il razzismo nell'Unione europea.

L'Unione europea respinge le teorie che tentano di dimostrare l'esistenza di razze umane distinte. L'uso del termine "razza" nella presente direttiva non implica l'accettazione di siffatte teorie.

Il Consiglio europeo riunitosi a Tempere il 15 e 16 ottobre 1999 ha invitato la Commissione a presentare quanto prima proposte di attuazione dell'articolo 13 del trattato CE per quanto riguarda la lotta contro il razzismo e la xenofobia.

Gli orientamenti in materia di occupazione per il 2000, approvati dal Consiglio europeo di Helsinki del 10 e 11 dicembre 1999, ribadiscono la necessità di promuovere le condizioni per una partecipazione più attiva sul mercato del lavoro, formulando un insieme coerente di politiche volte a combattere la discriminazione nei confronti di gruppi quali le minoranze etniche.

Le discriminazioni basate sulla razza o sull'origine etnica possono pregiudicare il conseguimento degli obiettivi del trattato CE, in particolare il raggiungimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà. Esse possono anche compromettere l'obiettivo di sviluppare l'Unione europea in direzione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Nel dicembre del 1995 la Commissione ha presentato una comunicazione intitolata "Contro il razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo".

Il 15 luglio 1996 il Consiglio ha adottato un'azione comune (96/443/GAI) nell'ambito dell'azione intesa a combattere il razzismo e la xenofobia(5) in cui gli Stati membri si impegnano ad assicurare un'effettiva cooperazione giudiziaria per quanto riguarda i reati basati sui comportamenti razzisti o xenofobi.

Per assicurare lo sviluppo di società democratiche e tolleranti che consentono la partecipazione di tutte le persone a prescindere dalla razza o dall'origine etnica, le azioni specifiche nel campo della lotta contro le discriminazioni basate sulla razza o l'origine etnica dovrebbero andare al di là dell'accesso alle attività di lavoro dipendente e autonomo e coprire ambiti quali l'istruzione, la protezione sociale, compresa la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria, le prestazioni sociali, l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.

Qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata sulla razza o l'origine etnica nei settori di cui alla presente direttiva dovrebbe pertanto essere proibita in tutta la Comunità. Tale divieto di discriminazione dovrebbe applicarsi anche nei confronti dei cittadini dei paesi terzi, ma non comprende le differenze di trattamento basate sulla nazionalità e lascia impregiudicate le disposizioni che disciplinano l'ingresso e il soggiorno di cittadini dei paesi terzi e il loro accesso all'occupazione e all'impiego.

Nell'attuazione del principio della parità di trattamento a prescindere dalla razza e dall'origine etnica la Comunità dovrebbe mirare, conformemente all'articolo 3, paragrafo 2, del trattato CE, ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità tra uomini e donne, soprattutto in quanto le donne sono spesso vittime di numerose discriminazioni.

La valutazione dei fatti sulla base dei quali si può argomentare che sussiste discriminazione diretta o indiretta è una questione che spetta alle autorità giudiziarie nazionali o ad altre autorità competenti conformemente alle norme e alle prassi nazionali. Tali norme possono prevedere in particolare che la discriminazione indiretta sia stabilita con qualsiasi mezzo, compresa l'evidenza statistica.

È importante proteggere tutte le persone fisiche contro la discriminazione per motivi di razza o di origine etnica. Gli Stati membri dovrebbero inoltre, se del caso e conformemente alle rispettive tradizioni e prassi nazionali, prevedere una protezione per le persone giuridiche che possono essere discriminate per motivi di razza o origine etnica dei loro membri.

Il divieto di discriminazione non dovrebbe pregiudicare il mantenimento o l'adozione di misure volte a prevenire o compensare gli svantaggi incontrati da un gruppo di persone di una determinata razza od origine etnica e tali misure possono permettere le organizzazioni delle persone in questione se il loro principale obiettivo è la promozione di speciali necessità delle stesse.

In casi strettamente limitati, una differenza di trattamento può essere giustificata quando una caratteristica collegata alla razza o all'origine etnica costituisce un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa, la finalità è legittima e il requisito è proporzionato. Tali casi dovrebbero essere indicati nelle informazioni trasmesse dagli Stati membri alla Commissione.

Le vittime di discriminazione a causa della razza o dell'origine etnica dovrebbe disporre di mezzi adeguati di protezione legale. Al fine di assicurare un livello più efficace di protezione, anche alle associazioni o alle persone giuridiche dovrebbe essere conferito il potere di avviare una procedura, secondo le modalità stabilite dagli Stati membri, per conto o a sostegno delle vittime, fatte salve norme procedurali nazionali relative a rappresentanza e difesa in giustizia.

L'efficace attuazione del principio di parità richiede un'adeguata protezione giuridica in difesa delle vittime.

Le norme in materia di onere della prova devono essere adattate quando vi sia una presunzione di discriminazione e, per l'effettiva applicazione del principio della parità di trattamento, l'onere della prova debba essere posto a carico del convenuto nel caso in cui siffatta discriminazione sia dimostrata.

Gli Stati membri non sono tenuti ad applicare le norme in materia di onere della prova ai procedimenti in cui spetta al giudice o ad altro organo competente indagare sui fatti. I procedimenti in questione sono pertanto quelli in cui l'attore non deve dimostrare i fatti, sui quali spetta al giudice o ad altro organo competente indagare.

Gli Stati membri dovrebbero promuovere il dialogo tra le parti sociali e con organizzazioni non governative ai fini della lotta contro varie forme di discriminazione.

La protezione contro le discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica sarà di per sé rafforzata dall'esistenza in ciascuno Stato membro di un organismo o di organismi incaricati di analizzare i problemi in questione, studiare possibili soluzioni e fornire assistenza concreta alle vittime.

La presente direttiva fissa requisiti minimi, lasciando liberi gli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli. L'attuazione della presente direttiva non dovrebbe servire da giustificazione per un regresso rispetto alla situazione preesistente in ciascuno Stato membro.

Gli Stati membri dovrebbero prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive applicabili in caso di violazione degli obblighi risultanti dalla presente direttiva.

Per quanto concerne le disposizioni che rientrano nel campo di applicazione di contratti collettivi, gli Stati membri possono affidare alle parti sociali, a loro richiesta congiunta, il compito di mettere in atto la presente direttiva, fermo restando che gli Stati membri devono prendere le misure necessarie che permettano loro di garantire in qualsiasi momento i risultati imposti dalla direttiva.

In base ai principi di sussidiarietà e proporzionalità enunciati all'articolo 5 del trattato CE lo scopo della presente direttiva, volta a garantire un elevato livello di protezione contro la discriminazione in tutti gli Stati membri, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e dell'impatto dell'azione proposta, essere meglio realizzato a livello comunitario. La presente direttiva non va al di là di quanto è necessario per il raggiungimento di tale obiettivo,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1
Obiettivo

La presente direttiva mira a stabilire un quadro per la lotta alle discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica, al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento.

Articolo 2
Nozione di discriminazione

Ai fini della presente direttiva, il principio della parità di trattamento comporta che non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta a causa della razza o dell'origine etnica.

Ai fini del paragrafo 1:

a) sussiste discriminazione diretta quando, a causa della sua razza od origine etnica, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in una situazione analoga;

b) sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere persone di una determinata razza od origine etnica in una posizione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone, a meno che tale disposizione, criterio o prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari

Le molestie sono da considerarsi, ai sensi del paragrafo 1, una discriminazione in caso di comportamento indesiderato adottato per motivi di razza o di origine etnica e avente lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo. In questo contesto, il concetto di molestia può essere definito conformemente alle leggi e prassi nazionali degli Stati membri.

L'ordine di discriminare persone a causa della razza o dell'origine etnica è da considerarsi una discriminazione ai sensi del paragrafo 1.

Articolo 3
Campo di applicazione

Nei limiti dei poteri conferiti alla Comunità, la presente direttiva si applica a tutte le persone sia del settore pubblico che del settore privato, compresi gli organismi di diritto pubblico, per quanto attiene:

alle condizioni di accesso all'occupazione e al lavoro sia indipendente che autonomo, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, indipendentemente dal ramo d'attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale, nonché alla promozione;

all'accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali;

all'occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e la retribuzione;

all'affiliazione e all'attività in un'organizzazione di lavoratori o di datori di lavoro o in qualunque organizzazione i cui membri esercitino una particolare professione, nonché alle prestazioni erogate da tali organizzazioni;

alla protezione sociale, comprese la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria;

alle prestazioni sociali;

all'istruzione;

all'accesso a beni e servizi e alla loro fornitura, incluso l'alloggio.

La presente direttiva non riguarda le differenze di trattamento basate sulla nazionalità e non pregiudica le disposizioni e le condizioni relative all'ingresso e alla residenza di cittadini di paesi terzi e di apolidi nel territorio degli Stati membri, né qualsiasi trattamento derivante dalla condizione giuridica dei cittadini dei paesi terzi o degli apolidi interessati.

Articolo 4
Requisiti essenziali e determinanti per lo svolgimento dell'attività lavorativa

In deroga all'articolo 2, paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono stabilire che una differenza di trattamento basata su una caratteristica correlata alla razza o all'origine etnica non costituisca discriminazione laddove, per la natura di un'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, tale caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa, purché l'obiettivo sia legittimo e il requisito proporzionato.

Articolo 5
Azione positiva

Allo scopo di assicurare l'effettiva e completa parità, il principio della parità di trattamento non osta a che uno Stato membro mantenga o adotti misure specifiche dirette a evitare o compensare svantaggi connessi con una determinata razza o origine etnica.

Articolo 6
Requisiti minimi

1. Gli Stati membri possono introdurre o mantenere, per quanto riguarda il principio della parità di trattamento, disposizioni più favorevoli di quelle fissate nella presente direttiva.

2. L'attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione contro la discriminazione già predisposto dagli Stati membri nei settori di applicazione della presente direttiva.

CAPO II
MEZZI DI RICORSO ED ESECUZIONE

Articolo 7
Difesa dei diritti

1. Gli Stati membri provvedono affinché tutte le persone che si ritengono lese, in seguito alla mancata applicazione nei loro confronti del principio della parità di trattamento, possano accedere, anche dopo la cessazione del rapporto che si lamenta affetto da discriminazione, a procedure giurisdizionali e/o amministrative, comprese, ove lo ritengono opportuno, le procedure di conciliazione finalizzate al rispetto degli obblighi derivanti dalla presente direttiva.

2. Gli Stati membri riconoscono alle associazioni, organizzazioni o altre persone giuridiche che, conformemente ai criteri stabiliti dalle rispettive legislazioni nazionali, abbiano un legittimo interesse a garantire che le disposizioni della presente direttiva siano rispettate, il diritto di avviare, in via giurisdizionale o amministrativa, per conto o a sostegno della persona che si ritiene lesa e con il suo consenso, una procedura finalizzata all'esecuzione degli obblighi derivanti dalla presente direttiva.

3. I paragrafi 1 e 2 lasciano impregiudicate le norme nazionali relative ai termini per la proposta di azioni relative al principio della parità di trattamento.

Articolo 8
Onere della prova

Gli Stati membri prendono le misure necessarie, conformemente ai loro sistemi giudiziari nazionali, per assicurare che, allorché persone che si ritengono lese dalla mancata applicazione nei loro riguardi del principio della parità di trattamento espongono, dinanzi a un tribunale o a un'altra autorità competente, fatti dai quali si può presumere che vi sia stata una discriminazione diretta o indiretta, incomba alla parte convenuta provare che non vi è stata violazione del principio della parità di trattamento.

Il paragrafo 1 si applica fatto salvo il diritto degli Stati membri di prevedere disposizioni in materia di prova più favorevoli alle parti attrici.

Il paragrafo 1 non si applica ai provvedimenti penali.

I paragrafi 1, 2 e 3 si applicano altresì alle azioni promosse ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2.
5. Gli Stati membri non sono tenuti ad applicare il paragrafo 1 ai procedimenti in cui spetta al giudice o all'organo competente indagare sui fatti.

Articolo 9
Protezione delle vittime

Gli Stati membri introducono nei rispettivi ordinamenti giuridici le disposizioni necessarie per proteggere le persone da trattamenti o conseguenze sfavorevoli, quale reazione a un reclamo o a un'azione volta a ottenere il rispetto del principio della parità di trattamento.

Articolo 10
Diffusione delle informazioni

Gli Stati membri fanno in modo che le disposizioni adottate in virtù della presente direttiva, insieme alle pertinenti disposizioni già in vigore, siano portate all'attenzione delle persone interessate con qualsiasi mezzo appropriato, in tutto il loro territorio.

Articolo 11
Dialogo sociale

Gli Stati membri, conformemente alle tradizioni e prassi nazionali, prendono le misure adeguate per incoraggiare il dialogo tra le parti sociali al fine di promuovere il principio della parità di trattamento, fra l'altro attraverso il monitoraggio delle prassi nei luoghi di lavoro, contratti collettivi, codici di comportamento, ricerche o scambi di esperienze e di buone pratiche.

Laddove ciò sia conforme alle tradizioni e prassi nazionali, gli Stati membri incoraggiano le parti sociali, lasciando impregiudicata la loro autonomia, a concludere al livello appropriato accordi che fissino regole antidiscriminatorie negli ambiti di cui all'articolo 3 che rientrano nella sfera della contrattazione collettiva. Tali accordi devono rispettare i requisiti minimi fissati dalla presente direttiva e dalle relative misure nazionali di attuazione.

Articolo 12
Dialogo con le organizzazioni non governative

Al fine di promuovere il principio della parità di trattamento gli Stati membri incoraggiano il dialogo con le competenti organizzazioni non governative che, conformemente alle rispettive legislazioni e prassi nazionali, hanno un interesse legittimo a contribuire alla lotta contro la discriminazione fondata sulla razza e l'origine etnica.

CAPO III
ORGANISMI PER LA PROMOZIONE DELLA PARITÀ DI TRATTAMENTO

Articolo 13

Gli Stati membri stabiliscono che siano istituiti uno o più organismi per la promozione della parità di trattamento di tutte le persone senza discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica. Tali organismi fanno eventualmente parte di agenzie incaricate, a livello nazionale, della difesa dei diritti umani o della salvaguardia dei diritti individuali.

Gli Stati membri assicurano che tra le competenze di tali organismi rientrino:

- l'assistenza indipendente alle vittime di discriminazioni nel dare seguito alle denunce da essi inoltrate in materia di discriminazione, fatto salvo il diritto delle vittime e delle associazioni, organizzazioni o altre persone giuridiche di cui all'articolo 7, paragrafo 2,
- lo svolgimento di inchieste indipendenti in materia di discriminazione,
- la pubblicazione di relazioni indipendenti e la formulazione di raccomandazioni su questioni connesse con tali discriminazioni.
CAPO IV
DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 14
Conformità alla direttiva

Gli Stati membri prendono le misure necessarie per assicurare che:

tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative contrarie al principio della parità di trattamento siano abrogate;

tutte le disposizioni contrarie al principio della parità di trattamento contenute nei contratti collettivi, nei contratti di lavoro individuali, nei regolamenti interni delle aziende, nelle regole che disciplinano le associazioni con o senza fini di lucro e in quelle che disciplinano il lavoro autonomo e le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro siano o possano essere dichiarate nulle e prive di effetto, oppure siano modificate.

Articolo 15
Sanzioni

Gli Stati membri determinano le sanzioni da irrogare in caso di violazione delle norme nazionali di attuazione della presente direttiva e prendono tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni che possono prevedere un risarcimento dei danni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano le relative disposizioni alla Commissione entro 19 luglio 2003 e provvedono poi a notificare immediatamente le eventuali modificazioni successive.

Articolo 16
Attuazione

Gli Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro 19 luglio 2003 o possono affidare alle parti sociali, a loro richiesta congiunta, il compito di mettere in atto la presente direttiva per quanto riguarda le disposizioni che rientrano nella sfera dei contratti collettivi. In tal caso gli Stati membri si assicurano che, al più tardi entro 19 luglio 2003 le parti sociali stabiliscano mediante accordo le necessarie disposizioni, fermo restando che gli Stati membri devono prendere le misure necessarie che permettano loro di garantire in qualsiasi momento i risultati imposti dalla direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

Articolo 17
Relazione

1. Entro 19 luglio 2005 e successivamente ogni cinque anni, gli Stati membri trasmettono alla Commissione tutte le informazioni necessarie per consentirle di redigere una relazione destinata al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione della presente direttiva.

2. La relazione della Commissione tiene conto, ove opportuno, dei pareri dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, nonché delle posizioni delle parti sociali e delle organizzazioni non governative competenti. Conformemente al principio dell'integrazione di genere, la relazione fornisce altresì una valutazione dell'impatto delle disposizioni adottate su donne e uomini. Alla luce delle informazioni ricevute, la relazione contiene all'occorrenza proposte volte a rivedere e aggiornare la presente direttiva.

Articolo 18
Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

Articolo 19
Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Lussemburgo, addì 29 giugno 2000.

Per il Consiglio
Il Presidente
M. Arcanjo