Rapimento Abu Omar, 01 febbraio 2010 il giudice: da Sismi conoscenza o compiacenza.
La responsabilità penale di Pollari non era stata accertata  a causa del segreto di Stato opposto dai governi Prodi e Berlusconi.
Abu Omar, le motivazioni della sentenza Il giudice accusa il Sismi: "Sapeva"
"Si è finito con l’estendere il segreto di Stato in modo assolutamente abnorme fino al rischio di trasformare
quest’ultimo in una possibile eccezione assoluta e incontrollabile allo Stato di diritto così come finora conosciuto."

MILANO 1 febbraio 2010 - Il rapimento di Abu Omar, l'Imam sequestrato a Milano nel febbraio 2003, avvenne ad opera
della Cia con la "conoscenza e forse la compiacenza" del Sismi, allora diretto dal generale Nicolò Pollari. Ma la responsabilità penale dei servizi segreti nazionali non è stata accertata a causa del segreto di Stato apposto dai governi Prodi e Berlusconi
e confermato dalla Corte Costituzionale con una sentenza che costituisce "un paradosso logico e giuridico di portata assoluta
e preoccupante". All'esito del processo furono condannati gli agenti Cia mentre per gli ex vertici del sismi, Nicolò Pollari
e Marco Mancini, fu disposto il non doversi procedere per l'esistenza del segreto di Stato.

E' uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con la quale, il 4 novembre scorso, il giudice Oscar Magi condannò per
il rapimento, 'solo' gli agenti della Cia e dichiarò il non doversi procedere per i funzionari ed ex funzionari del Sismi.
Scrive infatti il giudice nelle motivazioni del verdetto depositate oggi: "L'esistenza di una autorizzazione organizzativa a livello territoriale nazionale da parte della massime autorità responsabili da parte del servizio segreto Usa lascia presumere che tale attività sia stata compiuta quanto meno con la conoscenza (o forse con la compiacenza) delle omologhe attività nazionali,
ma di tale circostanza non è stato possibile approfondire le evenienze probatorie (pur esistenti) per l'apposizione
- opposizione di segreto di Stato da parte delle attività governative italiane".

Il Caso Abu Omar fa riferimento al rapimento e trasferimento in Egitto, suo paese di origine, dell'Imam di Milano
Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, ed alle successive vicende. La questione è stata riportata
dalla stampa internazionale come uno dei più noti e meglio documentati casi di extraordinary rendition eseguiti
dai servizi segreti statunitensi nel contesto della guerra globale al terrorismo.

Abu Omar è stato sequestrato il 17 febbraio 2003 a Milano da dieci agenti della CIA e un maresciallo dei carabinieri che fino
a un anno e mezzo fa ha lavorato nella sezione antiterrorismo del Ros di Milano. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti
e quanto dichiarato dallo stesso Nasr, l'imam è stato rapito a Milano mentre si recava alla moschea e trasportato presso
la base di Aviano per essere trasferito in Egitto dove è stato recluso, interrogato e avrebbe subito torture e sevizie.

Seppure il governo italiano abbia negato di aver ricoperto alcun ruolo nel sequestro, alle indagini condotte dai procuratori aggiunti Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici sono seguiti i rinvii a giudizio per i servizi americani, di 26 agenti della Cia tra cui il capocentro di Roma e referente per l'Italia della Cia fino al 2003 Jeffrey W. Castelli e il capocentro di Milano Robert "Bob" Seldon Lady, mentre per i servizi Italiani, del Generale Nicolò Pollari, vertice del Sismi, del suo secondo Gustavo Pignero morto l'11 settembre del 2006, Marco Mancini e dei capicentro Raffaele Ditroia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra.



Il giudice Oscar Maggi, davanti al quale si è svolto il processo per il sequestro dell'ex imam di Milano Abu Omar, nelle motivazioni della sentenza scrive che da parte del Sismi, allora diretto dal generale Pollari, c'è stata «conoscenza... o forse compiacenza» nel rapimento.

Scrive infatti il giudice nelle motivazioni del verdetto depositate oggi: «l'esistenza di una autorizzazione organizzativa a livello territoriale nazionale da parte della massime autorità responsabili da parte del servizio segreto Usa lascia presumere che tale attività sia stata compiuta quanto meno con la conoscenza (o forse con la compiacenza) delle omologhe attività nazionali, ma di tale circostanza non è stato possibile approfondire le evenienze probatorie (pur esistenti) per l'apposizione - opposizione di segreto di Stato da parte delle attività governative italiane».

All'esito del processo furono condannati gli agenti Cia mentre per i funzionari del Sismi fu disposto il non doversi procedere per l'esistenza del segreto di Stato.

Il giudice della quarta sezione penale del tribunale di Milano Oscar Magi, pur ribadendo la sua «assoluta obbedienza» ai dettami della sentenza della Consulta sul segreto di Stato, ritiene che, nella sentenza stessa, vi siano «elementi di possibile pericolosità interpretativa». «Consentire che gli imputati di una gravissima vicenda penalmente perseguibile possano andare esenti da una corretta valutazione delle loro responsabilità - annota il giudice in riferimento al non doversi procedere disposto per i funzionari del Sismi -, perchè, i loro rapporti con servizi segreti di altri paesi e gli assetti organizzativi e operativi del loro servizio, pur se
collegati al fatto reato in questione, sono coperti da segreto di Stato significa, in termini molto semplici, ammettere che gli stessi possano godere di un'immunità di tipo assoluto a livello processuale e sostanziale, immunità che non sembra essere
consentita da nessuna legge di questa Repubblica».

«Rimane un giudizio fortemente negativo per chi, in qualità di servitore dello Stato, ha sicuramente partecipato ad attività di ostacolo e sviamento delle indagini che altri servitori dello Stato stavano svolgendo per accertare la commissione di un reato molto grave quale il sequestro di persona».