Al vaglio del pubblico ministero Paolo Ielo l’ipotesi che i lavori assegnati dal 2005 al 2010 a Selex (e poi subappaltati ad altre società come Print System, Arc Trade, Techno Sky, ecc.) siano stati sovrafatturati per creare un fondo “nero” da cui attingere per le tangenti e le regalie da distribuire a consulenti, amministratori pubblici e cassieri di partiti politici. L’inchiesta vede indagati, tra gli altri, la stessa amministratrice Marina Grossi, per reati fiscali e corruzione, Pier Francesco Guarguaglini per “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture” e Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni esterne del gruppo Finmeccanica, per il reato di illecito finanziamento ai partiti. Al direttore dell’aerea vendite di Selex Sistemi Integrati, Manlio Fiore, viene contestato invece di essere stato lo “snodo operativo” per la costituzione del cosiddetto sistema Enav, il meccanismo di attribuzione di commesse che “attraverso illeciti rapporti personali con i poteri pubblici e privati” garantiva “contribuzioni illecite” di denaro con l’uso delle sovrafatturazioni.
Secondo gli inquirenti, Fiore sarebbe intervenuto pure per dirimere una controversia tra Selex Sistemi Integrati e l’onnipotente holding statunitense Lockheed Martin a cui l’Enav ha affidato l’installazione di un radar passivo nell’aeroporto di Trieste. La commessa “contrastava gli interessi della Selex che tale radar aveva in sperimentazione con un programma finanziato dall’Aeronautica militare”, scrivono i magistrati romani. “Per tale ragione intervenne personalmente Manlio Fiore sia pure dovendo sopportare, secondo quanto riferì allo stesso Tommaso Di Lernia della Print System, l’onere di 300.000 euro per “consulenze” che aveva dovuto promettere a tale Di Nardo, rappresentante italiano della Lockheed”.
Le “false” fatture sarebbero state emesse, in particolare,
in occasione dell’ammodernamento degli impianti radar dell’aeroporto di
Palermo Punta Raisi.
Il commercialista Marco Iannilli (collaboratore dell’ex
consulente globale di Finmeccanica, Lorenzo Cola, già condannato
per l’affare Digint, un colossale giro di denaro riciclato nelle banche
di Hong Kong e Singapore), ha ammesso che per i lavori nello scalo siciliano,
nel 2009 “Selex emise nei confronti di Enav fatture per circa 10 milioni
di euro per lavori non eseguiti”. “Enav aveva necessità di implementare
i costi e Selex di fare fatturato e anche qui sono intervenuti i consueti
rapporti di pagamento tra Tommaso Di Lernia e l’amministratore delegato
dell’Enav Pugliesi”, ha verbalizzato Iannilli. Gli inquirenti sospettano
che i surplus delle operazioni Selex-Enav siano finiti pure in mano ad
alcuni partiti politici. A fine gennaio 2010, Di Lernia avrebbe prelevato
206 mila euro da un conto in una banca di San Marino per consegnarli successivamente
al tesoriere dell’Udc Pippo Naro, parlamentare originario di Militello
Rosmarino (Messina) e stretto collaboratore di Gianpiero D’Alia, presidente
del Gruppo Udc al Senato. Naro ha respinto ogni addebito anche se ha ammesso
che in un incontro con l’amministratore di Print System, questi gli avrebbe
promesso un contributo finanziario in vista di una competizione elettorale.
Lernia, però, non avrebbe mantenuto l’impegno.
Sul sistema creato all’interno di Finmeccanica per
“retribuire” amministratori pubblici e partiti ha parlato in particolare
il superconsulente Lorenzo Cola.
Nel corso di due interrogatori in carcere, il 19 novembre
e il 22 dicembre del 2010, Cola ha indicato come dispensatore di tangenti,
il dirigente della holding Lorenzo Borgogni. “Il suo lavoro era quello
di tenere i contatti con i politici che avevano i rapporti con le società
del Gruppo”, ha dichiarato. “Borgogni era a conoscenza, fin da epoca remota,
del sistema di pagamento delle tangenti da parte dei fornitori di Selex
Sistemi Integrati. Lui stesso era beneficiario di una parte di queste tangenti”.
Interrogato, Lorenzo Borgogni ha ammesso la “contropartita” che l’azienda
assicurava alle personalità politiche che agevolavano l’assegnazione
di un appalto. Soldi e non solo. “Chiedevano incarichi di consulenza per
familiari o persone di fiducia e anche assunzioni per i figli o per altri
familiari”.
Negli atti della procura di Roma c’è un passaggio che riguarda uno dei ministri più potenti dell’ultimo governo Berlusconi. “Nella vicenda Optomatica, società che ha ottenuto commesse dall’Enav senza gara, vi era l’interesse del ministro dei Trasporti Altero Matteoli”, scrive il Gip. “Tale società avrebbe finanziato una fondazione che faceva capo a Matteoli”. Per una strana coincidenza del destino, proprio nei giorni in cui esplodeva l’inchiesta Selex-Enav, il ministro Matteoli e l’ad Marina Grossi inauguravano nella base della Marina militare di Messina il centro di formazione nazionale per il Vessel Traffic Management and Information System (VTMIS), il nuovo sistema di sorveglianza marittima realizzato dalla Selex Sistemi. Il VTMS è la rete radar più estesa al mondo: un centinaio d’impianti per la copertura di 7.500 km di coste italiane, come dire un impianto ogni 75 km. Costo complessivo, 400 milioni di euro. Sviluppato per conto del ministero dei Trasporti e della Guardia costiera, il sistema è stato cofinanziato con i fondi “PON Trasporti” dell’Unione europea, nonostante abbia scopi prevalentemente militari ed integri i centri di comando, controllo, comunicazioni e intelligence delle forze armate italiane e Nato.
Gli affari più recenti di Selex Sistemi Integrati non riguardano solo le forniture all’ENAV o alla Guardia costiera. In occasione del Vertice G8 tenutosi a L’Aquila dall’8 al 10 luglio 2009, l’azienda è stata contrattata dal Dipartimento della Protezione civile per la progettazione e l’implementazione del “sistema integrato” tra i sensori C3 impiegati dai ministeri della difesa e dell’interno e dall’Arma dei Carabinieri per la sicurezza dell’evento. “La tecnologia made in Italy di Finmeccanica rappresenta un supporto di straordinario valore a sostegno di attività fondamentali per la buona riuscita del G8 de L’Aquila”, fu il commento di Guido Bertolaso, al tempo gran capo della Protezione Civile. “La diversità dei servizi che Finmeccanica ha messo a disposizione è un contributo di grande importanza per l’intero sistema della protezione civile italiana, impegnata sia nella gestione del summit, sia nelle attività di assistenza alla popolazione della provincia de L’Aquila colpita dal terremoto”.
Lunga la lista delle commesse ottenute dalle forze armate italiane. Nel marzo 2009, Selex ha firmato con la Direzione generale delle telecomunicazioni, dell’informatica e delle tecnologie avanzate della difesa (Teledife) un contratto di oltre 260 milioni di euro per la consegna, entro il 2014, di dodici radar RAT 31 DL per la sorveglianza aerea a lunga portata (dieci in configurazioni fissa FADR e due in quella mobile DADR). “Il sistema ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili”, spiegano i manager di Selex. “In Italia, i radar consentiranno di controllare anche la presenza di missili balistici, comunicheranno con gli altri punti di controllo nazionali e della Nato, riducendo la necessità di personale e quindi dei costi di gestione”. Il primo impianto è entrato in funzione presso la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia). Gli altri undici saranno installati nei centri dell’Aeronautica militare di Borgo Sabotino (Latina), Capo Mele (Savona), Crotone, Jacotenente (Foggia), Lame di Concordia (Venezia), Lampedusa, Marsala, Mezzogregorio (Siracusa), Otranto, Poggio Renatico (Ferrara) e Potenza Picena (Massa Carrara).
In qualità di team leader dell’associazione
temporanea con la SAAB Microwave SA, Selex Sistemi Integrati consegnerà
a Teledife pure cinque sistemi radar controfuoco per la “sorveglianza del
campo di battaglia” e la “localizzazione delle sorgenti di fuoco avversarie”.
Il contratto ha un valore di 83 milioni di euro e prevede pure la gestione
di attività di formazione agli operatori, il supporto all’installazione
del sistema e la sua integrazione con i centri di comando e controllo SIACCON,
precedentemente forniti all’Esercito. I radar potranno cooperare con i
velivoli non pilotati (UAV) e i sistemi di comando e controllo della Nato.
A 238 milioni di euro ammonta invece l’ordine della Direzione generale
armamenti terrestri (giugno 2010) per dotare le forze armate italiane del
sistema digitalizzato Forza NEC (Network Enabled Capability) che consentirà
il “massimo scambio di informazioni operative, tattiche e logistiche da
ogni veicolo e da ogni singolo uomo dislocato sul terreno”. Il programma
è gestito con altre società di Finmeccanica (Selex Elsag,
Selex Galileo, Oto Melara, MBDA Italia ed AgustaWestland) e prevede in
particolare, la “realizzazione e integrazione di posti comando su shelter
e veicoli, apparati di comunicazione, comando e controllo per soldati,
veicoli e velivoli non pilotati, sistemi per l’interoperabilità
completa in ambito Nato e UE, con particolari vantaggi nelle operazioni
fuori area”.
A Selex Sistemi Intergrati andranno infine 5,1 milioni
di euro per l’aggiornamento dei sistemi di pianificazione di missione volo
IAF-MSS (Italian Air Force Mission Support System) da installare a bordo
dei cacciabombardieri “Tornado” dell’Aeronautica. Il sistema Italia rischia
la bancarotta ma guai a tagliare i sistemi di guerra.
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