Il radar anti-migranti nell’inferno
di Melilli-Augusta-Priolo
24 novembre 2011 Antonio Mazzeo
L’ultimo regalo della ex ministra
Stefania Prestigiacomo agli abitanti del triangolo della morte Melilli-Augusta-Priolo,
l’area a più alto rischio
ambientale di tutto il Mediterraneo. Si tratta di uno dei radar acquistati
dalla Guardia di finanza in Israele
per far la guerra ai migranti,
lo stesso che era stato installato nella riserva naturale del Plemmirio,
Siracusa, e poi smantellato per non deludere
i concittadini elettori della
prima donna dei berlusconiani doc di Sicilia, fortemente preoccupati per
le sue potenti emissioni elettromagnetiche.
“Lo trasferiremo da un’altra parte, lontano dai centri
abitati”, aveva annunciato la Prestigiacomo. Detto e fatto. Adesso il radar
anti-migranti si mostra in tutta la sua pericolosa grandezza puntando al
Golfo di Augusta, in cima ad una collina calcarea di località Cugnicello
Palombara, nel comune di Melilli, all’interno di quella che sino al 2000
era una delle più importanti stazioni per le telecomunicazioni della
Marina militare e delle forze Usa e Nato. Peccato che il nuovo impianto
della Gdf è tutt’altro che distante dalle popolazioni: a due passi
c’è Melilli con i suoi 12.000 abitanti; più sotto i centri
di Priolo Gargallo ed Augusta e chilometri e chilometri di raffinerie ed
industrie petrolchimiche, interminabili file di camini, torri e ciminiere
che avvelenano l’ambiente e il territorio. Un golfo, quello tra Augusta
e Siracusa, che di sbarchi di migranti nell’ultimo secolo non è
ha visti ancora, ma che invece è meta tutti i giorni, 365 giorni
all’anno, delle soste di petroliere, navi portacontainer zeppe di sostanze
altamente tossiche, finanche sottomarini e portaerei a propulsione nucleare.
La più grande pattumiera d’Europa, esposta al rischio sismico e
ai maremoti, dove la follia delle transnazionali dell’energia vorrebbe
costruire perfino un immenso rigassificatore.
Con la stazione di telerilevamento delle fiamme gialle
c’è da scommettere che l’inquinamento elettromagnetico toccherà
livelli record. La baia è una selva di antenne a microonde: ci sono
gli impianti del Centro telecomunicazioni secondario della Marina militare
di Augusta, sede alternata al Centro di comando e controllo di Santa Rosa
(Roma) per la gestione delle operazioni aeronavali nel Mediterraneo centrale.
E la stazione del Fleet Logistic Support Site della US Navy di Augusta
per i collegamenti Tlc con le basi di Sigonella e Niscemi e con le unità
della VI Flotta in navigazione nel Mediterraneo.
“Il nuovo radar si configura come un grande mostro
che irradierà con le sue onde buona parte del territorio della Sicilia
sud/orientale”, scrive il Movimento per la difesa del cittadino di Melilli
che chiede l’immediata rimozione dell’impianto. “Atteso che la sua irrazionale
installazione può comportare rischi per la salute dei Cittadini,
si vanno a creare servitù militari permanenti ed aggiuntive, in
un’area che è stata oggetto di recupero urbanistico da parte del
Comune, un non senso giuridico e sostanziale”.
Il triangolo della morte petrolchimica e nucleare
è una delle aree a più alta densità militare del paese.
La città di Augusta ospita una delle maggiori basi della marina
militare italiana, sede del Comando Marittimo Autonomo in Sicilia e dell’Arsenale
navale in cui vengono riparate le grandi unità da guerra nazionali
e Nato. Banchine e pontili consentono sino a 40 posti d’ormeggio, le fregate
e le corvette dispiegate nel Canale di Sicilia per contrastare i flussi
migratori e le imbarcazioni da guerra e i sottomarini di Stati Uniti e
alleati atlantici. A Punta Cugno e San Cusumano sorgono due enormi depositi
di combustibili, utilizzati anche in ambito Usa e Nato, mentre all’interno
delle grotte carsiche di Cava Sorciaro (Melilli), vicino al nuovo radar
anti-migranti, c’è uno dei più grandi depositi munizioni
della Marina in Italia, anch’esso a disposizione delle forze armate degli
Stati Uniti d’America e degli alleati atlantici. Un bunker dove è
stipato qualsiasi strumento di morte, forse perfino le testate atomiche
per i mezzi Usa. E, come denunciato dall’on. Francesco Rutelli (al tempo
parlamentare radicale), magazzino utilizzato sino a qualche anno fa per
lo stoccaggio di armi chimiche di produzione nazionale (“tavolette di difenilcloroarsina
e fiale di fosgene ed acido cianidrico”), risalenti agli anni precedenti
lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Un mixer bellico micidiale arricchitosi oggi con l’Advanced
Coastal Surveillance Radar (ACSR), modello EL/M-2226 ACSR, progettato e
realizzato da Elta Systems, società controllata dal colosso industriale
militare ed aerospaziale israeliano IAI. Un radar della famiglia di trasmettitori
in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano emettendo microonde
continue, con frequenza e ampiezza variabili, pericolosissime per la salute
dell’uomo e per le specie vegetali e animali. Un’insostenibilità
ambientale talmente nota all’ex ministra Prestigiacomo che, grazie al pressing
sui vertici della Guardia di finanza, è riuscita ad ottenere in
tempi record il dirottamento del radar nel vicino inferno di Melilli. Una
vittoria di Pirro, dato che adesso le emissioni coprono una vasta superficie
che si estende da Carlentini sino alle porte del capoluogo. Diversamente
è andata per gli altri siti destinati ad “accogliere” i radar delle
fiamme gialle, tutti all’interno di aree naturali protette (Gagliano del
Capo in Puglia, Flumininaggiore, Sant’Antioco e Tresnuraghes in Sardegna).
Qui le mobilitazioni e le azioni dirette delle popolazioni e i motivati
ricorsi ai tribunali amministrativi regionali hanno permesso di scongiurare
sino ad oggi l’installazione dei sistemi di sorveglianza anti-migranti.
Situazioni assai mal digerite dagli amministratori della società
romana chiamata per trattativa diretta dalla Gdf a fissare tralicci e antenne,
AlmavivA S.p.A., che teme di perdere un affare di 5.461.700 di euro (Iva
esclusa), quasi un miliardo e 100milioni per cada installazione radar.
“Noi abbiamo bloccato i lavori prima dei pronunciamenti
del Tar. Ma stiamo valutando anche altri siti, magari all’interno di esistenti
zone militari in modo da vedere se riusciamo a venire a capo del problema…”,
aveva annunciato in un’intervista radiofonica l’ingegnere Piero Rossini,
responsabile sicurezza di AlmavivA. Importante contractor nel settore delle
nuove tecnologie di Nato e forze armate italiane, il gruppo vanta un capitale
sociale di 140 milioni di euro, fatturati annui per 865 milioni e un’inedita
compagine di dirigenti e consiglieri di grande livello. Presidente è
l’ingegnere Alberto Tripi, già manager IBM ed ex consigliere IRI,
poi fondatore di COS S.p.A. (società leader nella fornitura di servizi
informatici e call center) e attuale presidente di InItalia, il consorzio
per l’informatica costituito da AlmavivA, Engineering ed Elsag Datamat
(gruppo Finmeccanica). Amministratore delegato è il figlio Marco
Tripi, ex dirigente della Banca nazionale del lavoro; vicepresidente Giuseppe
Cuneo, sino al 2004 amministratore delegato di Elsag. Tra i membri del
consiglio di amministrazione compaiono, tra gli altri, l’ex Ragioniere
generale dello Stato Andrea Monorchio, poi presidente dei collegi sindacali
di Eni, Fintecna e Telespazio; Antonio Amati, già direttore generale
Telecom e Ad di Voinoi (Gruppo Acea); l’ex direttore di Rai1 Maurizio Beretta,
alla guida della Lega Calcio e nuovo responsabile della struttura Identity
and Communications di UniCredit.
Ancora più composito e per certi versi inquietante
l’elenco delle società che detengono il pacchetto azionario di AlmavivA
S.p.A.. Primo azionista AlmavivA Technologies Srl della famiglia Tripi;
poi, in ordine, Ge Capital S.p.A. divisione finanziaria del Gruppo General
Electric; la Rai Radio Televisione Italiana; la Confederazione Generale
dell’Agricoltura Italiana; la C.I.A. Confederazione Italiana Agricoltori;
la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti; le immancabili Assicurazioni
Generali; Visualnet Srl e Ligestra Srl (Gruppo Fintecna). Le associazioni
di categoria degli agricoltori in combutta con l’azienda pubblica per i
servizi radiotelevisivi e le holding private della finanza, delle assicurazioni
e dei call center per brevettare tecnologie e sistemi informatici per il
settore militare e l’ordine pubblico ed installare i radar israeliani contro
i richiedenti asilo in fuga dall’Africa o il Medio oriente. È sempre
più disumano il volto del capitalismo d’Italia.