Niente mezze misure per l'Associazione nazionale magistrati.
Scempio penale. «Questa è la resa dello Stato di fronte alla
criminalità. Noi abbiamo il dovere di denunciare la gravità
delle conseguenze di questa legge». Così Giuseppe Cascini,
segretario dell'Anm, commenta su Ecoradio il sì del Senato al processo
breve. «Il presidente del Consiglio continua ad avere scarso senso
delle istituzioni usando espressioni ingiuriose nei confronti dei magistrati
- rileva Cascini - per reagire a questa pretesa persecuzione giudiziaria
la maggioranza e il governo decidono di distruggere l'intera giustizia
penale in Italia.
Si stanno mettendo in discussione le fondamenta dello
Stato democratico».
Il male principale, secondo il segretario del sindacato
delle toghe, «è realmente il tema della durata dei processi.
Abbiamo indicato una serie di interventi possibili
anche senza investimenti per garantire una migliore funzionalità
della macchina giudiziaria. In Italia, purtroppo, ogni volta che si parla
di riforma della giustizia vengono fuori solo due temi: le vicende personali
del presidente del Consiglio e come fare per dare maggiore potere alla
politica per controllare i magistrati.
La giustizia che riguarda tutti i cittadini - conclude
Cascini - non interessa nessuno».
Leggendo con attenzione il decreto passato ieri al
Senato, emerge poi un vero scempio contabile. Un mancato incasso per la
casse dello Stato che si aggira su centinaia di milioni di euro. Non solo
negata giustizia per i cittadini che vedranno dichiarati morti processi
ancora non conclusi. Anche un danno erariale di cui, chissà quando,
sarà possibile avere un conteggio preciso. Siccome il processo breve
prima versione era ad alto rischio di incostituzionalità, proponenti
e relatori si sono dati da fare per allargarne il più possibile
i campi di applicazione oltre il penale, coinvolgendo anche i reati contabili
e le persone giuridiche,
la responsabilità amministrativa delle società,
quelle di Berlusconi comprese.
La verità è che sarebbe più giusto definire il processo breve una norma non per una persona sola (Berlusconi) ma «per la casta» (il copyright è di Gianpaolo D’Alia, Udc), in difesa dei privilegi e degli abusi della casta. I reati contabili, ad esempio. Il Pd sta preparando un’interrogazione parlamentare per sapere nel dettaglio quanti sono i procedimenti davanti ai vari distretti della Corte dei Conti destinati a morire con il processo breve, a quanto ammonta il danno erariale e a quanto il mancato incasso per lo Stato, cioè il risarcimento a cui sono stati condannati i vari amministratori che hanno sprecato e frodato le casse pubbliche. Il senatore Casson ha un dato che parla di 500 milioni di euro di danno erariale (inferiore è la cifra del risarcimento). Angelo Buscema, presidente del sindacato delle toghe contabili, ha avviato un monitoraggio nei vari distretti per avere nel dettaglio i giudizi che da subito verrebbero spazzati via dal provvedimento (decadono i procedimenti se dalla citazione a giudizio sono trascorsi cinque anni senza che si sia arrivati a un giudizio di I grado).
Le regioni più interessate sono Lazio, dove pendono giudizi di responsabilità per le consulenze ministeriali e sul caso Rai-Meocci, Lombardia (inchieste su appalti, sanità e assunzioni facili da parte del sindaco Moratti) e Campania dove sono incardinate da più di cinque anni molti giudizi che riguardano i rifiuti. I magistrati contabili spiegano che il problema non è la lunghezza dei loro processi quando il fatto che spesso devono sospenderli in attesa del penale.
Tra i sicuri beneficiati dalla norma emerge, in pieno
conflitto di interesse, il senatore Giuseppe Valentino, ex di An, che ha
un giudizio pendente davanti alla Corte dei Conti
del Lazio per una storia di sprechi e consulenze quando era sottosegretario
alla Giustizia con il Guardasigilli Roberto Castelli. Bene: Valentino è
anche l’autore delle norma, colui che materialmente
l’ha scritta per salvare, quindi, se stesso. Altri
beneficiati sono lo stesso Castelli (anche lui ha dato una mano a scrivere
il testo), gli onorevole Iole Santelli e Alfonso Papa, tutti del Pdl, coinvolti
in quella stagione di consulenze facili.
Un’altra faccenda che rischia di essere cancellata riguarda l’ex cda della Rai, a maggioranza di centrodestra, che nel 2005 nominò Alfredo Meocci direttore generale Rai pur essendo incompatibile. La Procura regionale della Corte dei Conti ha chiesto 50 milioni a 16 sedici persone tra cui l’ex direttore generale Flavio Cattaneo e l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco.
Tra i beneficiati risultano, al momento, anche il sindaco di Milano Letizia Moratti per un procedimento che ancora una volta riguarda assunzioni e consulenze al comune di Milano. E molti amministratori campani che in questi anni hanno sperperato decine di milioni di euro con il business dei rifiuti.
Il processo breve è un’amnistia generale. Non
solo penale. Anche, soprattutto, contabile. Per non parlare dei benefici
per le società tra cui Telecom (dossier Tavaroli), Impregilo (750
milioni di illecito profitto negli appalti dei rifiuti), la Green holding
di Grossi e Italease imputata per omessa vigilanza
sui presunti reati commessi da ex manager della banca. Più casta
di così.
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