Chissà cosa sarebbe
stato dei Prestigiacomo senza la politica. Anni fa, le due donne della
famiglia si sono divise per bene i ruoli.
Stefania nei Palazzi e la
sorella primogenita Maria Pia nei Consigli di amministrazione. Prima che
la stella dell’attuale ministra
dell’Ambiente cominciasse
a brillare in Parlamento, le cose non è che andassero proprio benissimo
alle aziende di casa.
Ancora oggi, ci sono ben
957 creditori che bussano alla porta del capostipite Giuseppe Prestigiacomo.
Reclamano 51 milioni
di euro dal 1997, anno del
fallimento del gruppo Sarplast, costato al signor Prestigiacomo una richiesta
di rinvio a giudizio
per bancarotta fraudolenta.
Ma dal 2001, da quando cioè Stefania è diventata per la prima
volta ministro, tutto sembra in discesa.
Le società di famiglia
non hanno più alcun passivo. E il merito è anche e soprattutto
dei clienti illustri:
Eni, Agip, Erg, Esso, Edison,
tanto per fare qualche nome. Clienti per la Prestigiacomo imprenditrice.
Ma soggetti da controllare
e, eventualmente, da multare per la Prestigiacomo politico e ministro.
E chi si è fatto avanti? Prontamente ha offerto
il suo aiuto Maria Pia Prestigiacomo. Una delle sue società la Coemi
(controllata di Fincoe, nel cui cda siede Stefania, almeno fino al 2009)
ha messo su, in quattro e quattr’otto,
il consorzio Cem con altre nove società siracusane.
Insieme hanno costruito una nuova superpetroliera, la Leonis.
Una commessa da 30 milioni di euro, che ne rende all’anno
oltre 20 milioni, grazie al costo giornaliero del noleggio.
La piattaforma Vega A, secondo i magistrati, non sarebbe
però ciò che si dice un impianto modello.
La Procura di Modica ha rinviato infatti a giudizio
i gestori per aver inquinato le falde acquifere, «con modalità
illecite e
nocive per l’ecosistema, ma che avrebbe consentito
risparmi per decine di milioni di euro», si legge nel documento dei
pm. Anche rispetto alla vecchia petroliera c’è molto da molto ridire.
Quando, un paio di anni fa, la Guardia Costiera aveva fatto
delle ispezioni a bordo, aveva riscontrato un tale
stato di degrado da imporre ai proprietari di effettuare nel più
breve tempo
possibile le manutenzioni per ripristinare la sicurezza
ottimale.
Clienti “sotto controllo”
A poche miglia dalla piattaforma off shore c’è
il triangolo industriale Augusta-Melilli-Priolo, in provincia di Siracusa,
che costituisce il più importante polo petrolchimico
dell’Italia meridionale, secondo forse solo a Taranto.
Un vero e proprio dono per l’occupazione, ma una dannazione
per la salute. In Sicilia questa zona è conosciuta ormai come
«il triangolo della morte». Da queste
parti, a Priolo Gargallo, hanno la loro sede quasi tutte le aziende dei
Prestigiacomo.
Tra queste anche la Ved, grosso impianto petrolchimico
che produce vetroresina. Secondo il sostituto procuratore di Siracusa
Maurizio Musco, in quest’azienda (proprietario il
padre Giuseppe, amministratrice Maria Pia) le norme sul lavoro non erano
rispettate adeguatamente. Diversi operai si sono ammalati
gravemente e hanno avuto figli con malformazioni congenite.
Per questo il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio
dei Prestigiacomo; richieste di rinvio a giudizio ci sono state anche per
altri procedimenti aperti sulla Ved e riguardano la
gestione non corretta dei rifiuti industriali. Sparse per il resto della
piana
siracusana, ci sono anche i più prestigiosi
clienti della famiglia di Stefania (l’elenco completo si trova sul sito
internet della Coemi): Eni, Erg, Esso, Enel.
L’aumento esponenziale del numero di tumori e delle
nascita di bambini con malformazioni
è però diventato a un certo punto così
intollerabile che lo Stato ha imposto la bonifica del sito.
Della pratica si è occupata proprio la bella
Stefania, che si è trovata quindi nella difficile condizione di
dover decidere quanto
le sue aziende e soprattutto i suoi clienti dovessero
sborsare per la contaminazione che avevano causato in un’area vastissima.
E la strada scelta, non esattamente a sorpresa, è
stata quella della massima clemenza. Il 7 novembre del 2008, a Roma viene
stipulato l’accordo per la bonifica del polo industriale
di Siracusa-Priolo. La cifra messa in campo è molto consistente:
774
milioni di euro. Di questi, però, solo poco
più di 220 milioni sono a carico delle società che hanno
provocato l’inquinamento. «Un accordo storico che segna una svolta
nei rapporti tra istituzioni, industria e territorio», commentò
giubilante
Prestigiacomo Stefania, ma poteva essere anche Maria
Pia, visti i benefici che ne ricavavano i privati coinvolti.
Tuttavia, in due anni nemmeno un metro quadrato di
terra è stato bonificato. La somma stanziata è stata dirottata
di volta in volta sulle altre emergenze e le società
le hanno provate tutte per perdere tempo.
E le previsioni per il futuro sono ancora più
fosche.
Il Ministero dell’Ambiente ha avviato infatti qualche
settimana fa le procedure per dare vita ad un “condonoambientale”. Facendo
ricorso alla legge 13 del 2009, le aziende come Erg ed Eni possono sottoscrivere
«accordi transattivi» e sborsare,
in questo modo ancora meno.
Sulla bonifiche però, a quel punto, non ci sarà
più nulla da temere.
Sarà l’irreprensibile Stefania a monitorare
e a punire i malfattori. Se ce ne sarà bisogno.
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