Precari in piazza: "Più si taglia più si raglia Gelmini dimettiti".
Esasperati, raggirati, sfiniti dalla precarietà. In piazza a Roma per la “Dignità e il futuro della scuola pubblica”.
03 ottobre 2009
l’”istruzione è in catene” e insegnanti, bidelli con la maschera simbolo del precario senza voce sul volto, hanno lasciato
le occupazioni per manifestare tutti insieme e gridare l’unico coro: Gelmini dimettiti”. Arrivano da Palermo e Milano,
da tutte le città d’Italia, cantano slogan e srotolano striscioni. Una protesta che va avanti da fine agosto, quando
gli studenti erano ancora in vacanza e i precari arrampicati sui tetti.

Pino La Fratta ha 36 anni, docente a Campobasso:
“Non è possibile cancellare con un colpo di spugna otto anni di insegnamento - spiega -. Specializzarsi, sostenere Master...
e notare che l’interesse del governo è sempre quello: cancellarci”. “Bisogna reagire” aggiunge Amalia Perfetti, 46 anni,
di Frosinone, con accanto la figlia Beatrice al primo anno di liceo: “Più si taglia, più si raglia. Ribelliamoci.
Il futuro dei giovani è nella conoscenza e non nelle politiche diseducative di questo governo”.

Eccole dunque le ragioni del corteo dei precari del Coordinamento nazionale, con al fianco il sindacato Flc-Cgil, gli studenti della Rete, dell’Udu e l’Uds. Oltre 30mila manifestanti (secondo gli organizzatori, 5mila per la questura).
Una “marcia” allegra e battagliera partita da Piazza della Repubblica, un passaggio a Piazza del Popolo per amplificare dal palco della libertà di stampa la protesta che non cessa, nonostante la soluzione-tampone dei contratti di disponibilità
della Gelmini. E’ una misura che “ammazza i precari” - sottolinea Antonella Vaccaro, 38 anni, maestra precaria di Napoli,
dal palco dell’Fnsi. E non sottrae critiche all’informazione: “Il vostro silenzio è stato assordante cari giornalisti - dice al microfono -. L’informazione nazionale titolava sule escort mentre docenti e Ata in tutt’Italia si arrampicavano sui tetti
e facevano lo sciopero della fame”.

Gli slogan.

Nunzia Torretta, collaboratrice scolastica, la sua rabbia l’ha messa per iscritto in un cartellone:
“Mamma Rai dei precari
non parli mai/ Ordina Silvio di tacere/ e tu disattendi il tuo dovere”.
Antonino Geraci, 55 anni, insegnate di educazione fisica, diffonde la sua storia: “Da 27 anni precario e buttato sul lastrico.
Due figli e un mutuo”. Mariella Tramontano di Napoli vorrebbe recitare alla Gelmini il verbo lavorare:
“Io lavoravo bene e con passione/tu ministro lavori male ma esegui bene/egli lavorava con la escort e non alla Ford/
noi non lavoreremo più/ voi lavorerete per fotterci/essi non avranno più la scuola pubblica”.

Sono orami le 18 quando il corteo dei precari lascia la piazza per dirigersi sotto le finestre del ministero dell’Istruzione.
In calendario un’assemblea pubblica per decidere nuove forme di lotta. E il faccia-faccia con l’altro spezzone dei precari,
quelli aderenti ai Cobas che hanno volutamente snobbato “il bellissimo abbraccio” dell’informazione ai precari.