Quelli che vivono rovistando nei cassonetti
Viaggio in un campo rom

Fikreta, nata a Mostar in Bosnia, arrivata a Roma 18 anni fa, subito dopo la guerra:
"Raccogliere gli oggetti che trovo nei cassoni, rivendere il ferro agli sfasciacarrozze e il resto nei mercatini.
Un lavoro che, secondo me, è onesto. Non sporco, non mendico, non mando i miei figli a chiedere l'elemosina".
"La mia famiglia ha solo questa risorsa, e rilascio regolare fattura"

ROMA 9 agosto 2008 - "Se passerà il divieto di frugare nei cassonetti, io non saprò più come mantenere la mia famiglia.
E allora che sia il Comune ad aiutarmi a trovare una soluzione". Fikreta Suleimanovjc, rom bosniaca di 40 anni, abita nel campo autorizzato di via Salviati, a Roma. Per lei e per le altre donne dell'insediamento sono giorni di forte apprensione.

Il 6 agosto infatti, il sindaco Gianni Alemanno ha annunciato un'ordinanza che vieta il rovistaggio nei cassonetti della città. Un provvedimento che ha scatenato fortissime polemiche da parte delle associazioni di solidarietà e che, nel giro di poche ore, è stato ritirato.

"Ci siamo fermati per ulteriori verifiche" ha detto il sindaco che ha fatto una temporanea marcia indietro. Lasciando però nell'incertezza intere famiglie rom che vivono proprio di quell'attività: il recupero e la vendita dei rifiuti dei cassonetti.

Fikreta abita nel primo settore del campo (il secondo è quello dei korakhané, e le due parti sono separate da una lamiera arrugginita alta due metri). Cinquanta container, sito autorizzato dal Comune, costruito nel 1999 per ospitare i rom sgomberati dal Casilino 700. Trecentocinquanta persone circa, un numero sempre in aumento per la nascita, costante, di neonati.

E' nata a Mostar in Bosnia, e a Roma ci è arrivata 18 anni fa, subito dopo la guerra. "E da allora - racconta - il mio lavoro è questo: raccogliere gli oggetti che trovo nei cassoni, rivendere il ferro agli sfasciacarrozze e il resto nei mercatini. Un lavoro che, secondo me, è onesto. Non sporco, non mendico, non mando i miei figli a chiedere l'elemosina".

La sua giornata tipo comincia molto presto: sveglia alle cinque del mattino e poi con la macchina via verso la zona di Cinecittà ("perché lì c'è un altro campo dove mi conoscono e mi lasciano fare", spiega). Con un gancio di ferro e il baule aperto, la raccolta comincia subito. "Raccolgo tutti i rifiuti abbandonati - dice - biciclette, forni, lavastoviglie, scaldabagni, materassi, reti del letto, macchine da cucire, lampadari, ferri, scarpe, vestiti, cavi, pezzi di elettrodomestici da cucina. Tutte cose abbandonate accanto ai cassoni verdi, oppure buttate dentro. Io carico tutto in macchina e torno al campo".

A mezzogiorno un altro giro di perlustrazione, e nel pomeriggio il secondo passaggio: "Vado dagli sfasciacarrozze che comprano tutto. Mi danno più o meno dieci centesimi e io riesco a fare anche 50 euro al giorno. Mi rilasciano una regolare fattura. Grazie alle ricevute finora ci ho potuto fare la dichiarazione dei redditi, che mi ha permesso di rinnovare il permesso di soggiorno. Sono pure iscritta alla Camera di commercio con la dicitura di artigiano autonomo".

Quello che non smercia agli sfasci, Fikreta lo rivende nei mercatini. Si aggancia da abusiva accanto alle bancarelle regolari oppure si mette per strada, con un telo per terra. "Chi viene a comprare? Sia italiani che stranieri". Persone che acquistano scarpe, oggetti, vestiti per pochissimi euro.

"Ma che mi bastano - dice Fikreta - per mantenere la mia famiglia. Il Comune mi passa 120 euro al mese per mantenere libri e quaderni dei ragazzi, ma non sono sufficienti per tutto".

Tutto il campo rom è una specie di magazzino all'aperto di ferraglie accatastate, di motori da sezionare, ruote di biciclette, lamiere di ferro, elettrodomestici, assi da stiro, batterie delle auto, tricicli. Un piccolo bazar di rottami da aggiustare e rivendere. In gran parte prelevati dalla città che vomita rifiuti, altre volte dalle cantine come servizio richiesto da chi cambia o vende casa e vuole liberarsi della roba inutile e quindi chiama i rom, altre ancora, forse, rubata.

"Ma quello dei cassonetti - assicura Fikreta - è un lavoro onesto. E io sono molto arrabbiata con quei rom che lo fanno e lasciano sporco tutto intorno. Spero davvero che il sindaco ci ripensi".
 
Maroni: "Basta insicurezza" Superpoteri ai sindaci

Le amministrazioni locali potranno intervenire contro spaccio, mendicanti e ambulanti
Collaborazione con le forze dell'ordine, "perché i soldati in città sono la strada giusta"
A disposizione dei primi cittadini per la sicurezza 100 milioni di euro

ROMA - Poteri speciali ai sindaci contro spacciatori e prostitute. Così vuole il ministro Maroni che ha concesso alle amministrazioni locali superpoteri per scacciare dalle città mendicanti e mercatini di griffe false. L'applicazione dei decreti sicurezza, ha spiegato il ministro, prevede l'opportunità ai sindaci di intervenire con ordinanze autonome urgenti contro "lo spaccio di droghe, la prostituzione, l'accattonaggio e i venditori ambulanti abusivi". Maggiori capacità di intervento anche contro chi danneggia il patrimonio pubblico e occupa abusivamente gli immobili. "E per far questo - ha sottolineato il ministro dell'Interno Roberto Maroni - saranno messi a disposizione delle amministrazioni locali cento milioni di euro da investire nella sicurezza urbana". 

"I sindaci saranno ufficiali di governo", ha detto il ministro Roberto Maroni al termine di un incontro con l'Anci, l'Associazione nazionale comuni italiani. "Saranno in grado di imporre una stretta all'illegittimità strisciante, per salvaguardare l'incolumità pubblica e offrire maggiore sicurezza ai cittadini". 

Firenze era già intervenuta sui lavavetri un anno fa; Verona aveva emesso un'ordinanza anti lucciole; il sindaco di Novara recentemente ha ordinato il coprifuoco di notte nei parchi pubblici a gruppetti di tre persone. Da oggi, gli interventi dei sindaci non saranno più uscite estemporanee, ma scelte concordate d'intesa con i prefetti e le forze dell'ordine. "Perché i soldati in città - ha ribadito Maroni - sono la strada giusta per garantire maggiore sicurezza ai cittadini e per far capire ai delinquenti che lo Stato c'è e non arretra". 

Annunciando l'introduzione dei decreti sicurezza che concederanno superpoteri ai rappresentanti dei cittadini, il ministro dell'Interno ha promesso alle amministrazioni locali la restituzione dell'Ici abolita. "Entro il 15 dicembre - ha annunciato Maroni - consegneremo la seconda e conclusiva tranche relativa all'Ici non riscossa dai comuni". Il primo 50% dell'Ici non riscossa fu restituita ai comuni un mese fa. 
 

Il sindaco annuncia l'ordinanza anti"rovistaggio", pratica diffusa tra vagabondi e nomadi
Critiche le associazioni di volontariato: "Si trovi il modo di dare cibo a chi non ne ha"
Roma, dure critiche al Sindaco Alemanno In serata lo stop al provvedimento: "Ci siamo fermati per ulteriori verifiche"
'Divieto di rovistare nei cassonetti'

ROMA - Scoppia la polemica sull'ordinanza annunciata dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che prevede il divieto di rovistare nei cassonetti della spazzatura. Una misura che colpisce soprattutto vagabondi e nomadi, che tra i rifiuti cercano oggetti e vestiti da riciclare o da vendere. Dopo la dura reazione delle associazioni di solidarietà, che contestano il provvedimento, in serata arriva la parziale retromarcia: "Ci siamo fermati per ulteriori verifiche". 

Grazie al decreto che concede più poteri ai sindaci, i circa 6000 vigili urbani della capitale - la longa manus del sindaco - si avviano non solo all'armamento ma anche ad allargare le loro competenze in materia di sicurezza e incolumità pubblica. Un'idea di quello che saranno i futuri compiti della municipale l'ha fornita lo stesso Alemanno. Dopo le ordinanze antiborsoni, contro gli ambulanti abusivi in strada, e antibivacco, ha annunciato altre ordinanze contro la mendicità molesta, compresi i lavavetri, e una più specifico contro il commercio abusivo. 

Di misure contro il "rovistaggio" si era già parlato durante il consiglio straordinario sulla sicurezza dello scorso 7 luglio. In quell'occasione il Pdl aveva presentato un ordine del giorno in cui si leggeva che in molti "frugano nei cassonetti" e così facendo "compromettono lo stato igienico-sanitario di diverse strade che rimangono puntualmente, dopo il passaggio dei rovistatori, colme di spazzatura". L'odg impegnava il sindaco a emettere "apposita ordinanza comunale al fine di vietare in maniera tassativa il rovistaggio e recupero di rifiuti già collocati all'interno dei cassonetti, incaricando il Corpo della Polizia municipale e le forze dell'ordine al rispetto del succitato provvedimento". 

"Siamo a buon punto", ha detto in mattinata il sindaco, annunciando a breve il varo della nuova norma che andrebbe "a favore del decoro della città". Un provvedimento che però non ha trovato il plauso della Comunità di Sant'Egidio: "Ci auguriamo - ha detto il portavoce, Mario Marazziti - che contemporaneamente venga trovato il modo di offrire il necessario aiuto a chi ha come unica risorsa, e parlo di anziani, senza fissa dimora e di chi non arriva alla fine del mese, quella di rovistare nei cassonetti". 

Perplessità anche da parte del segretario della Uil-Fpl Roma, Daniele Ilari: "Non è la singola ordinanza che risolve il problema, il rovistaggio, peraltro è un problema assai marginale". "Capisco la giusta preoccupazione per la tutela della salute e dell'igiene delle persone, ma chi rovista nei cassonetti per mangiare deve avere opportunità per vivere", ha ribadito don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele. 

Alle critiche ha prima ribattuto l'assessore alle Politiche sociali del Campidoglio, Sveva Belviso, secondo cui l'annuncio "non può essere interpretato da alcuni come un modo per affamare i poveri di Roma, perché questi sono quotidianamente al centro delle nostre attenzioni e dei nostri sforzi". 

Poi, in serata, è arrivata la parziale marcia indietro di Alemanno. "Sull'ordinanza anti rovistaggio ci siamo fermati per ulteriori verifiche - ha detto il sindaco - abbiamo preso in considerazione le osservazioni critiche della Comunità di Sant'Egidio e adesso ci sarà un confronto con le associazioni di volontariato per verificare che non ci siano conseguenze sociali negative". Queste le intenzioni: "Cercheremo di evitare che il rovistaggio generi infezioni e dispersione della spazzatura nelle strade o nei luoghi pubblici. E' un meccanismo per garantire soprattutto igiene per i cittadini".