Le mani della mafia sul ponte
La gara del Ponte sullo Stretto la vince L'Impregilo, me lo ha detto Dell'Utri.

ROMA - «Cosa nostra tende a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere d'interesse strategico nazionale, quale, ad esempio, il ponte sullo Stretto di Messina». Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella relazione al Parlamento relativa al primo semestre di quest'anno. Per questo la Dia, «in linea con il vigente quadro normativo di riferimento», è impegnata «a rendere ancora più incisiva la rete dei controlli di natura preventiva sulle cosiddette grandi opere».

Un'azione che si muove su «due chiare direttrici: migliorare il sistema della prevenzione anticipando le verifiche antimafia nei confronti delle imprese interessate alla realizzazione dell'opera, così intervenendo, per tempo, con l'esclusione dai lavori di quelle non in regola con la normativa antimafia; tutelare le attività di cantiere prevenendo ogni forma di pressione criminale in ordine alla realizzazione delle grandi opere, mediante sia l'attività di accesso svolta dai gruppi interforze, sia il contestuale potenziamento della sorveglianza e del controllo del territorio da parte delle forze di polizia».

«Le infiltrazioni nel sistema di aggiudicazione e di esecuzione degli appalti pubblici - segnala ancora la Dia - rappresentano un momento di grande interesse per le cosche attive in Sicilia e nelle altre zone del Paese. I sodalizi, attratti dalle ingenti risorse finanziarie, considerato l'elevato livello tecnico delle opere da realizzare, tendono ad affidare ruoli di responsabilità a uomini d'onore dotati di cultura multidisciplinare, professionisti preparati e competenti».

Intanto però il procuratore della Repubblica Antonio Pizzi e il pm Walter Mapelli precisano, in una nota ufficiale, che non è mai stato intercettato alcun parlamentare nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura di Monza sulla gara d'appalto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. I due titolari dell'indagine si riferiscono ad articoli apparsi su alcuni quotidiani.

«La procura di Monza - è scritto nella nota - in merito alle notizie di stampa concernenti le indagini in corso sulla gara di appalto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina precisa di aver agito ed agire nell'osservanza della più stretta legalità e di non aver chiesto autorizzazioni o comunque eseguito intercettazioni su utenze di pertinenza di parlamentari della Repubblica». L'inchiesta sull'assegnazione dei lavori per il ponte, una costola di quella su Impregilo (tra gli indagati risultano l'ex presidente Paolo Savona e l'ex ad Giorgio Romiti), è ancora a carico di ignoti: i reati ipotizzati sono corruzione o e turbativa d'asta.
 
Ponte sullo Stretto, telefonata sospetta
Carlo Pelanda ex Presidente dell'asssociazione Buongoverno fondata da ell'Utri parla con l'amico Paolo Savona:" L'appalto sul Ponte lo vince l'Impregilo, me lo ha detto Dell'Utri"
Tra le conversazioni intercettate ce ne sarebbe una in cui l'economista Carlo Pelanda spiega a Savona che la gara per il Ponte sullo Stretto sarebbe stata vinta da Impregilo. Inoltre Pelanda nella conversazione avrebbe sostenuto di aver saputo dal senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri del probabile esito della gara per l'assegnazione dell'appalto. Su questa vicenda gli inquirenti, a quanto si apprende, dovrebbero compiere accertamenti e una serie di atti istruttori per far luce sulla gara di aggiudicazione del Ponte.
I magistrati che conducono l'inchiesta, il sostituto procuratore Walter Mapelli ed il capo della procura di Monza, Antonio Pizzi, hanno ascoltato Savona che avrebbe spiegato: «Era una legittima previsione: Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obiettivamente il concorrente più forte».
Verifiche dei pm di Monza sulla conversazione tra il presidente della società e un amico economista vicino al deputato forzista 
"Ponte sullo Stretto Vincerà Impregilo"
Telefonata intercettata prima dell'appalto: me l'ha detto Dell'Utri
di LUCA FAZZO e FERRUCCIO SANSA                         
MILANO - "La gara per il ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo". Quando i pm di Monza hanno letto i brogliacci delle intercettazioni
telefoniche sono rimasti colpiti. Il colloquio intercettato infatti si svolge tra Paolo Savona - al momento dell'intercettazione presidente di
Impregilo, una delle due cordate in gara per il ponte - e Carlo Pelanda, economista e amico di Savona. Una frase che ha sollevato l'attenzione
degli inquirenti anche perché al telefono Pelanda sostiene di avere saputo da Marcello Dell'Utri del probabile esito della gara per l'appalto più
costoso mai assegnato in Italia. Sarebbe stato il senatore di Forza Italia a dare assicurazioni in tal senso. In effetti, il 13 ottobre la gara è stata
vinta da Impregilo. La frase di Pelanda a Savona viene captata per caso. I microfoni degli investigatori stavano registrando le conversazioni
telefoniche dei vertici di Impregilo (oggi rinnovati) nell'ambito di un'inchiesta per falso in bilancio e false comunicazioni sociali che si trascina da
tempo, e nella quale sono indagati a vario titolo Paolo Savona e Pier Giorgio Romiti, figlio dell'ex presidente di Fiat. Il sostituto procuratore
Walter Mapelli e il suo capo, il procuratore di Monza Antonio Pizzi, al ponte non ci pensano nemmeno. Ma, a partire dalla fine dell'estate,
molte delle comunicazioni registrate iniziano a riguardare proprio la gara: sono le settimane decisive, è in gioco l'appalto del secolo, un'opera
da 3,88 miliardi di euro. In lizza sono rimasti soltanto due concorrenti, dopo il ritiro delle cordate straniere: Impregilo e Astaldi.

Per entrambi i concorrenti è una partita decisiva. L'affare è colossale sia che il ponte venga costruito, ma anche (o soprattutto, come
sostengono in molti) che resti sulla carta, visto che il contratto prevede una penale stratosferica in caso di recesso da parte dello Stato (il 10
per cento dell'importo totale, cioè 388 milioni, più le spese già affrontate dal general contractor) dopo la definitiva approvazione dell'opera
prevista per il 2006. Così le telefonate, i contatti a tutti i livelli sono incessanti. Nulla, però, di penalmente rilevante. Poi arriva quella telefonata
che gli investigatori ascoltano e riascoltano. Che passano ai pubblici ministeri. Pizzi e Mapelli si consultano a lungo sul da farsi. E alla fine, nel
corso di un interrogatorio di Paolo Savona, gli domandano: "Il professor Pelanda le ha detto che voi avreste vinto la gara per il ponte. Come
faceva a saperlo? E Marcello Dell'Utri che cosa c'entra?". Savona risponde: "Era una legittima previsione: Pelanda mi stava spiegando che noi
eravamo obiettivamente il concorrente più forte". I pm di Monza, tuttavia, sono convinti di avere in mano altri elementi per nutrire qualche
dubbio sulla gara di aggiudicazione. Paolo Savona e Carlo Pelanda (economista ed editorialista del Foglio e del Giornale) si conoscono da
anni, hanno scritto libri insieme, niente di strano che si sentano e che parlino anche del Ponte. Ma Pelanda chiama in causa il suo amico
Marcello Dell'Utri, senatore di Forza Italia, stretto collaboratore di Berlusconi. Anche Pelanda e Dell'Utri si conoscono: Pelanda è stato
presidente dell'associazione "Il Buongoverno", fondata proprio dal senatore. In Procura c'è molta cautela: non si vuole danneggiare Impregilo,
la più grande impresa della zona, soprattutto adesso che i vertici coinvolti nell'inchiesta sono cambiati. Ma da quelle parole e dagli altri elementi
raccolti, il procuratore Antonio Pizzi (già noto per essersi occupato delle inchieste sul Banco Ambrosiano e le Bestie di Satana) potrebbe
decidere di avviare un'inchiesta per turbativa d'asta. E se questa inchiesta venisse aperta nel fascicolo potrebbe comparire anche un altro nome
importante: quello dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che figura nei brogliacci delle intercettazioni per alcuni contatti con
Pelanda. L'ex presidente e l'economista sono infatti in buoni rapporti. Pelanda è stato consigliere della Presidenza della Repubblica (mentre
oggi risulta consulente del ministro della Difesa Antonio Martino). A questo si riferiva lo stesso Cossiga quando, durante la puntata di Porta a
Porta del 5 ottobre, ha rivelato: "Sono stato intercettato da un pm mentre parlo con un mio amico che brigava per ottenere gli appalti del
Ponte". (3 novembre 2005)

Le intercettazioni pubblicate sul nostro giornale
in cui si annunciava la vittoria certa dell'azienda
Roma, la Procura chiede i nastri 
L'Impregilo diventa caso politico
I Verdi chiedono lo stop all'appalto per il Ponte sullo Stretto

ROMA - La procura di Roma acquisirà l'intercettazione di un colloquio telefonico tra Paolo Savona (all'epoca presidente di Impregilo) e l'economista Carlo Pelanda disposta dai pm di Monza e resa nota stamani da "la Repubblica".

Nell'intercettazione si annuncia la vittoria dell'Impregilo. L'allora presidente Pelanda sostiene di aver saputo da Marcello Dell'Utri del probabile esito della gara. Il procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni e il pm Adriano Iasillo hanno dunque chiesto ai colleghi di Monza tutti i documenti. A Roma il Ponte è oggetto di due diverse inchieste: una riguardante l'impatto ambientale dell'infrastruttura sul territorio, l'altra, inerente a presunte infiltrazioni mafiose nei lavori delle Grandi opere in programma in Italia.

I magistrati romani, inoltre, hanno sentito oggi in qualità di persona informata sui fatti Pietro Ciucci, dal 2002 amministratore delegato della società Stretto di Messina, per avere chiarimenti in merito alle regole sull'impatto ambientale. In questa inchiesta, risultano già iscritti sul registro degli indagati Alberto Fantini, referente del gruppo istruttore della speciale commissione del ministero dell'Ambiente, dell'architetto Franco Luccichenti e del professor Giuseppe Mandaglio per i reati di falso in atto pubblico, abuso d'ufficio e falso per soppressione.

Anna Donati, capogruppo dei Verdi alla commissione lavori pubblici, ha chiesto chiarimenti. "Nessun lavoro va affidato alla Impregilo, fino alla conclusione dell'inchiesta". Ed Ernete Realacci, Margherita: "Questa inchiesta è una conferma ai nostri dubbi su una gara d'appalto in cui concorrono solo due soggetti".

"Sospendete il contratto con la Impregilo"
4 Novembre 2005 
ROMA - Sospendere la stipula del contratto con Impregilo, fino a quando non saranno risolti i tanti nodi ambientali contestati, anche da Bruxelles, al progetto preliminare del Ponte. E' quanto chiedono i senatori dell'Unione in una mozione al governo, prima firmataria la Verde Anna Donati, all'indomani della notizia dell'apertura di un fascicolo sulle procedure di gara da parte della procura di Monza. 

La mozione, a firma dei capigruppo di opposizione, in commissione Lavori Pubblici, Luigi Zanda (Dl), Paolo Brutti (Ds), Mauro Fabris (Udeur) e dei senatori Luigi Malabarba (Prc) e Gianfranco Pagliarulo (Pdci), chiede inoltre al governo di «escludere il rischio di pagamento di penali fino all'approvazione del progetto definitivo e riferire in Parlamento qualsiasi decisione sugli elementi costitutivi del contratto, per rendere pubbliche e trasparenti le procedure sull'appalto del ponte sospeso più lungo a mondo». 

Infine, si chiede di prevedere azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori della Stretto di Messina Spa, in caso di mancato rispetto dei principi di buona amministrazione. e di aggiornare la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, come ribadito esplicitamente da Bruxelles. «Le violazioni della normativa ambientale - scrivono i parlamentari dell' Unione - rilevate recentemente anche dalla Commissione Europea rappresentano incognite di straordinaria rilevanza per l'opera e se non si cambia il progetto preliminare, nel rispetto delle direttive comunitarie, andrà definitivamente perduto il cofinanziamento europeo».

Cosa Nostra continua a contaminare l'ambiente economico ed imprenditoriale, puntando a rafforzare «la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere dì interesse strategico nazionale, quale, ad esempio, il ponte sullo stretto di Messina». Lo rileva la Relazione semestrale della Dia inviata al Parlamento.

Dell'Utri e ancora il terminale di Cosa Nostra 
Lo affermano i Pubblici Ministeri di Palermo
Antonio Ingroia e Domenico Gozzo.