Sono tornati i migranti a Cassibile: come ogni anno, quando ricomincia la stagione della raccolta delle patate, sono in centinaia a ritrovarsi in questo piccolo paese in provincia di Siracusa. Cassibile si snoda lungo un'unica strada, per l'anagrafe ci vivono poco più di mille abitanti, il suo posto nella storia l'ha guadagnato con la firma dell'armistizio tra Italia e forze alleato nel '43, e oggi un edificio proprio all'inizio del paese ospita una moschea. Gli abitanti di Cassibile mal sopportano l'"ondata" africana che tutti gli anni si insedia nel paese. Eppure gli immigrati portano avanti la stagione della patata, prezioso tubero per l'economia locale. Tutti si servono di questi lavoratori. All'alba è un via vai di camioncini che raccolgono persone da portare nei campi, ma anche a fare qualche lavoretto di edilizia o quel che ci scappa. Ma la presenza di tanti ragazzi la sera nella piazza del paese, il fatto che molti di loro dormano letteralmente sotto gli alberi quando non possono pagare uno degli esosi affitti piazzati sul mercato siracusano, ha già fatto scoppiare qualche atto di intolleranza, e una manifestazione lo scorso anno per denunciare la loro presenza. C'è che dice che questa sarà «la prossima Rosarno», con la «caccia al nero» e tutto ciò che ne consegue. Poche settimane fa il ministero dell'Interno ha montato una tensostruttura, c'è posto per dormire per circa 120 persone, possono usufruirne i lavoratori che hanno un regolare permesso di soggiorno, un tentativo di smorzare la tensione che si taglia con il coltello.
Ma certo non basta dare un tetto ai lavoratori. Ne
è convinta la Rete antirazzista di Catania, che sta anche organizzando
il primo maggio proprio a Cassibile: «Il principio di uguale lavoro
per uguale salario deve diventare la bussola dell'associazionismo antirazzista
e del sindacalismo conflittuale o si innescheranno sempre di più
guerre fratricide tra poveri», dice Alfonso Di Stefano della Rete.
La proposta, allora, è di provare a spezzare il micidiale meccanismo
che caratterizza il lavoro in agricoltura: anche se sei regolare, anche
se un permesso di soggiorno in tasca ce l'hai, sono pochi gli imprenditori
che ti fanno un contratto in regola. Le aziende agricole un po' schiacciate
dai prezzi stracciati imposti dalla distribuzione, un po' per una precisa
politica che mira al maggior profitto a tutti i costi, utilizzano questa
procedura: contratto regolare per due-tre lavoratori, e dietro una schiera
di persone che faticano al nero. Ed ecco l'idea della Rete antirazzista:
lanciare la campagna «Io non assumo in nero». «Vogliamo
fare in modo che gli imprenditori che accettano di offrire contratti regolari
di lavoro possano sopravvivere alla concorrenza sleale di chi si avvale
del lavoro irregolare - dice Di Stefano - bisogna ripartire dai diritti
dei lavoratori. Ed è importante farlo in una terra come questa,
dove gli italiani hanno rimosso le lotte bracciantili di quarant'anni fa,
che causarono anche dei morti tra i lavoratori». L'obiezione è
semplice: e chi un permesso non ce l'ha? La Rete non dimentica i cosiddetti
clandestini. Anzi, è proprio da loro che bisogna cominciare, la
manodopera più ricattabile che ci sia. «Occorre favorire la
regolarizzazione di chi emerge dal lavoro nero. Come prevede in parte la
direttiva europea - ricorda Di Stefano - che permette a chi denuncia lo
sfruttamento l'ottenimento di un permesso, che dovrebbe essere per lavoro».
Ma come fare per convincere gli imprenditori ad assumere
in regola? Semplice: assicurando loro un guadagno. Per questo la Rete ha
messo di mezzo i gruppi di acquisto solidale - i Gas - quei circoli di
cittadini che in tutta Italia si organizzano per acquistare cibo biologico
e sicuro. Questa volta i Gas sono chiamati a comprare non un prodotto biologico
ma un prodotto etico: patate raccolte senza sfruttare i lavoratori. Per
far circolare l'idea è stato lanciato un appello, che sta girando
a livello nazionale. Se l'impresa funzionasse anche singoli, associazioni,
partiti dovrebbero impegnarsi ad acquistare patate dagli imprenditori che
non sfruttano i lavoratori. Un ostacolo sta nella quantità di tuberi
da ordinare: «Almeno una tonnellata per le ordinazioni fuori Sicilia»,
dice Di Stefano (nel box a fianco c'è un'alternativa, ndr). Ma è
pur vero che la patata non è un prodotto deperibile: anzi, una volta
veniva conservata per mesi nelle cantine. Il prezzo stabilito, per ora,
è di 65 centesimi al chilo. Se cominciassero a fioccare ordinazioni
l'idea è anche quella di coinvolgere una ditta di trasporti confiscata
alla mafia, da allora penalizzata dal mercato "tradizionale" e che lavora
per le aziende di prodotti biologici. Si tratterebbe, insomma, di mettere
insieme esperienze che cercano di contrastare le regole drogate del mercato,
facendo convergere gli interessi degli imprenditori, dei lavoratori e degli
acquirenti. Forse è un sogno, ma sempre meglio che aspettare la
prossima Rosarno.
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E allora perché gli altri imprenditori assumono
al nero?
Non lo so. Magari qualcuno lo mettono in regola e
poi gli altri li fanno lavorare al nero e li mettono in fondo al campo,
dove non guarda nessuno. Comunque se ti beccano sono problemi: 4 mila euro
di multa, ne vale la pena? Io ho una causa aperta da cinque anni perché
un giorno venne un lavoratore al posto di un altro che avevo assunto, e
siccome erano i primi giorni non me ne ero neanche accorto. Adesso tutte
le mattine i lavoratori mi devono mostrare i loro documenti.
Ma chi assume in nero le fa concorrenza sleale?
E' ovvio.
Quanti lavoratori ha quest'anno?
Abbiamo appena iniziato, per adesso solo cinque. Più
avanti con la stagione incrementeremo i lavoratori, almeno speriamo.
Ha avuto qualche problema?
Più che altro devo dire che è sempre
più difficile assumere lavoratori regolari. E' paradossale, ma la
burocrazia ci si mette di mezzo. Quest'anno, per esempio, alla questura
di Siracusa avevano introdotto la procedura per cui il rinnovo del permesso
di soggiorno doveva essere chiesto due mesi prima della scadenza, invece
che fino a due mesi dopo. Lavoratori con cui sono in contatto da anni rischiavano
di perdere il documento. Ma ora la questura sembra essere tornata indietro.
Pensa che la campagna "Io non assumo in nero" sia utile?
Penso di sì, è una bella iniziativa,
che incoraggia chi cerca di seguire le regole. Per me sarebbe importante
poter sapere che venderò il prodotto, avere la possibilità
di programmare.
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Bene aderire anche senza bio
Roberto Li Calzi è il titolare dell'azienda
biologica «Le Galline felici», che si trova a Siracusa e Catania,
e rappresenta il punto di riferimento dei Gruppi di acquisto solidale della
Sicilia. Li Calzi ha subito condiviso la proposta della Rete antirazzista
di Catania, ed è certamente la persona migliore a cui chiedere se
c'è qualche possibilità che i Gas italiani aderiscano all'iniziativa:
«I Gas ormai da molto tempo sostengono anche le iniziative etiche
- spiega Li Calzi - quindi sono interessati a premiare le aziende che non
sfruttano i lavoratori, come in questo caso», spiega. «Ma -
aggiunge - punto imprescindibile dei Gas è il prodotto biologico,
e questo potrebbe essere un elemento che scoraggia le richieste».
Le patate che producono gli agricoltori a Siracusa, in effetti, non sono
biologiche. «Diversa la valutazione di chi avanza riserve perché
il prodotto non sarebbe a 'chilometro zero': in questo momento le patate
si raccolgono solo in queste zone». E in quanto alla quantità
di prodotto, dice Li Calzi: «Credo che sarà difficile trovare
gruppi in grado di ordinare una tonnellata di patate, ma noi siamo disposti
a inserire ordini per la 'patata etica' nei nostri trasporti: quindi se
ne possono ordinare anche solo cinque o sei cassette». Insomma, il
principale ostacolo all'iniziativa sta nella genuinità del prodotto,
ma è chiaro che gli ordini possono arrivare anche da singoli, associazioni,
insomma da chiunque possa superare questa pregiudiziale.
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Dopo il 1° marzo a Cassibile, inizia la campagna “ Io non assumo in nero” Dopo i terribili giorni di Rosarno e la positiva esperienza
del 1° marzo a Cassibile, quest’anno vogliamo costruire una campagna
di rilievo nazionale a difesa dei diritti dei migranti stagionali supersfruttati
nelle campagne siracusane.
Da anni a Cassibile ci si preoccupa esclusivamente di contenere la visibilità dei migranti in paese, quando tornano dal lavoro, anche se pagano (chi può, altrimenti dorme in mezzo agli alberi) esosi affitti e consumano come i locali abitanti.Da anni si aspettano le ultime settimane per provvedere ad un’accoglienza, sempre d’emergenza, (addirittura l’anno scorso neanche quella), ma solo per poche decine di migranti “regolari”; una regolarità pretesa per offrire loro un posto letto, ma ignorata quando si tratta delle garanzie contrattuali e delle tutele sindacali. E’ drammatico che ciò si ripeta in una terra dove 42 anni fa ci furono eroiche lotte bracciantili, che riuscirono a debellare a livello nazionale le piaghe delle gabbie salariali e del caporalato. A Cassibile come a Rosarno la maggioranza dei migranti sono regolari (rifugiati, richiedenti asilo, in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno, da poco licenziati, alla ricerca di nuova occupazione), ma questa maggioranza con il passare del tempo viene spinta verso l’irregolarità (grazie a vergognose leggi razziali come la Bossi-Fini ed il recente “pacchetto sicurezza”), se non dimostra i contributi versati. Il principio di “Uguale salario per uguale lavoro” o diventa la bussola dell’associazionismo antirazzista e del sindacalismo conflittuale o la differenziazione etnica dei salari può innescare fratricide guerre fra poveri, contrapponendo lavoratori italiani ai migranti e fra gli stessi migranti di diverse nazionalità, soprattutto in presenza dell’attuale devastante crisi economica. Rivendichiamo inoltre l’ottenimento del permesso di soggiorno per chi denuncia chi sfrutta il lavoro nero, ribaltando in senso estensivo i contenuti della direttiva europea n.52 del 18/6/’09. Quest’anno, anche in seguito all’assemblea nazionale
dei GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale) in Sicilia,
Vogliamo e possiamo dimostrare che si può combattere il lavoro in nero, senza criminalizzare le vittime e con la loro partecipazione individuare chi si arricchisce con la piaga del caporalato e la consolidata rete di complicità. La lezione di civiltà, dataci dai migranti in rivolta contro i poteri criminali a Castelvorturno ed a Rosarno, deve incoraggiare la costruzione di una nuova stagione di lotta per i diritti di tutti i lavoratori, che veda i migranti come protagonisti della costruzione del proprio/nostro futuro, libero dal razzismo e dallo sfruttamento. |
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