Caso Mills, la sentenza conferma il reato di corruzione:
"Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills"
ma il tempo trascorso provoca la prescrizione
e Berlusconi attacca dei giudici
"Siamo in mano a una banda di talebani"

 
L’INIZIO
Il legale Mills è interrogato dai Pm
Greco e Taddei, il 3 dicembre ‘96.
Si indaga sul falso in bilancio Fininvest.
Testimonia in tribunale il 20 novembre ‘97.
LA LETTERA
Il 2 febbraio 2004 Mills scrive al suo commercialista:
«Le persone di Mister B. sanno che
con le mie deposizioni in tribunale,
l’ho tenuto fuori dai guai».
ACCUSA PER BERLUSCONI
Il 30 novembre 2005: Silvio Berlusconi
è accusato di corruzione in atti giudiziari
e concorso in falsa testimonianza per
i soldi finiti a Mills.

Dopo tredici anni e cinque ore di camera di consiglio le Sezioni Unite della Cassazione
decidono che Mills, inventore del comparto estero della Fininvest, è corrotto.


 


La giustizia è arrivata con tre mesi e mezzo di ritardo. L’avvocato inglese David Mills “vince” solo perchè l’avversario non s’è presentato in tempo. L’ architetto della struttura delle 65 società estere che sono state la cassaforte di tangenti e fondi neri, la Fininvest group B- very discreet, è colpevole. È tutto vero, provato e dimostrato: Mills ha reso dichiarazioni «parziali» e false ai giudici di Milano che il 20 novembre 1997 (processo per le tangenti Fininvest alla GdF) e il 12 gennaio 1998 (All Iberian) lo avevano interrogato per dimostrare che le mazzette, compresa quella al psi di Bettino Craxi, erano transitate in società off shore della Fininvest di Silvio Berlusconi.
Èvero che per quelle «parziali» testimonianze Mills è stato poi premiato con i 600 mila dollari promessi dal manager del Biscione, morto nel 2002, Carlo Bernasconi. Soprattutto è vero che Mills è un corrotto.
E quindi, ma per questo passaggio logico bisognerà aspettare le motivazioni, che Berlusconi è stato il suo corruttore.

250 MILA EURO ALLO STATO
Dopo circa cinque ore di camera di consiglio i nove supremi giudici della Corte di Cassazione riuniti nelle Sezioni Unite hanno consegnato al paese un verdetto che peserà molto nel prosieguo della legislatura. Sono le venti e 15 minuti quando il presidente
Torquato Gemelli, il relatore Aldo Fiale si presentano nell’aula magna al secondo piano del palazzaccio ormai buio e deserto da ore per pronunciare una sentenza a suo modo prevista dopo la lunga ed efficace requisitoria del procuratore generale
Gianfranco Ciani.

«Le Sezioni Unite della Cassazione hanno annullato senza rinvio per estinzione del reato la condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione per l’avvocato David Mills»
dice il presidente Gemelli. Mills è a Londra, «soddisfatto», dicono i suoi legali Federico Cecconi e Alessio Lanzi, non si cura di una sentenza italiana che lo definisce corrotto ma non lo spedisce in galera, Soddisfatti anche i legali, che hanno atteso tutto il pomeriggio davanti all’aula magna.
Non lo dicono apertamente ma è chiaro che avrebbero preferito un’assoluzione nel merito. Avrebbero preferito sentirsi dire che il reato - la «corruzione susseguente», i soldi cioè sono stati dati dopo le false testimonianze, «tra il 20 ottobre e l’11 novembre
1999» - non è configurabile in questo caso come reato. Si devono accontentare della prescrizione.

La negazione della corruzione susseguente era il più “forte” degli undici punti del ricorso presentato dalle difese ma anche il più controverso tanto da chiamare in causa le Sezioni Unite. Il pg non ha avuto dubbi e incrociando per un’ora - in piedi a pochi metri da dove meno di un mese fa era seduto attento Berlusconi per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, sentenze passate e articoli del codice, è arrivato alla conclusione che la corruzione susseguente in atti giudiziari ha pieno diritto di cittadinanza nel codice penale. Ribaltato, invece, rispetto all’Appello, il conteggio dei tempi. L’accusa ha sempre fissato il fatto reato in data 29 febbraio 2000, quando Mills entra fisicamente in possesso dei soldi. Il pg, così come i giudici d’Appello, anticipa il fatto reato a un periodo che va dal 20 ottobre all’11 novembre 1999, quando Mills ha «la titolarità giuridica della somma» e «può operare il trasferimento dal fondo Struie al Torrey Global Found». Tre mesi e mezzo prima. Sufficienti
per far scattare la tagliola della prescrizione (10 anni) a novembre scorso.
Domani ricomincia a Milano il processo stralcio a causa della sospensione per il Lodo Alfano - dove per lo stesso reato
è imputato Berlusconi e che ha ancora un anno, due mesi e 40 giorni di vita. Così come il troncone principale è arrivato a sentenza definitiva in tredici mesi (17 febbraio 2009-25 febbraio 2010), lo stesso può succedere per lo stralcio. A Ghedini & c. non resta che accellerare su processo breve e legittimo impedimento. Ma le parole che i supremi giudici scriveranno nelle motivazioni non potranno essere cancellate da nessuna legge su misura.
Nota finale: la sentenza condanna Mills a risarcire la Presidenza del Consiglio, 250 mila euro, che arrivano a Berlusconi.
 
Quella lettera dopo un avviso di accertamento: B. mi ha "donato" 600mila dollari
E dopo 8 ore di interrogatorio i pm gli mostrarono proprio quella missiva
Così la paura del fisco ha incastrato David Mills
21 maggio 2009 PIERO COLAPRICO

MILANO - L'avvocato David Mills, l'uomo del giorno, non spunta per caso. C'è stata una lunga caccia per stanarlo, da parte della procura di Milano e anche di Clyde Narklew, uomo del Serious Fraud Office, diciamo l'uomo del fisco inglese. Questa caccia comincia grazie a una ormai antica rogatoria del pool Mani Pulite all'isola di Man, impegnato a capire come funzionava la galassia estera dei conti Fininvest. Parecchi documenti non si trovano, solo nell'estate del 2003 spunta da un deposito un foglio di carta. È scritto a mano. Si legge, in alto: "David Mills". Poi: "Fininvest". E poi: "Edsaco files to new agent in IOM Rowlinson e Hunter. 3.12.98". Vale a dire: i documenti della Edsaco, grande società fiduciaria di Londra, vanno al nuovo agente alle Isole di Man. 

Mills ha testimoniato in Italia in alcuni processi, ha curato dagli anni Settanta e Ottanta alcuni affari Fininvest nei paradisi fiscali. È un avvocato esperto in "lavatrici": si mettono i soldi in un posto e ricompaiono in un altro. E, tutto sommato, non avrebbe motivi di essere nervoso per quel "pizzino" spuntato all'improvviso. Sino al 20 gennaio 2004 Mills non dà segni di stress. Ma quella mattina apre la posta e trova una lettera del fisco. Un'altra la trova il suo commercialista: "Caro signor Mills", dicono in sostanza, faremo indagini sulla dichiarazione dei redditi del 2002. Non è che ci sono stati guadagni da "donazioni, guadagni inaspettati etc?". 

La parola donazione fa squillare l'allarme nel cranio di Mills, perché lui ha ricevuto - attenzione: sono parole sue - seicentomila dollari in "donazione" dal gruppo di Silvio Berlusconi. "Mills, Fininvest", era scritto sul biglietto riemerso. E c'era una terza sigla, Rawlinson & Hunter. E guarda le combinazioni della vita, che cosa fa Mills? Chiama Bob Drennam, che di quella società è uno degli uomini di punta. Gli va a parlare dei suoi rapporti con la struttura estera di Silvio Berlusconi. 

"Dava l'impressione di essere agitato e preoccupato", dirà Drennam. I due discutono, ma alla fine Mills preferisce consegnarli una lettera a futura memoria, di cui Repubblica ha parlato ieri: "Caro Bob", scrive, racconta di dividendi e onorari provenienti "dalle società di mister B.", e cioè Berlusconi. Spiega di essersi "tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Ed è così che gli arrivano 600mila dollari. Non li ha dichiarati. Forse sono quelli, proprio quelli che cerca il fisco: "Per ovvie ragioni (io in quel momento ero ancora un testimone dell'accusa, ma la mia testimonianza era già stata resa) era necessario che tutto fosse fatto con discrezione", scrive e firma Mills. E se ne va. 

A Drennam si gela il sangue. Rilegge la lettera, chiama un collega, la conclusione è una: "Avevamo un obbligo di procedere alla segnalazione di transazione sospetta". Ma non solo. E il collega di Dreennam, David Barker, interrogato in Inghilterra, aggiunge le sue valutazioni: dalla lettera di Mills "sembrava che lui stesse ammettendo di aver ricevuto un importo considerevole e ammettesse di aver fornito una testimonianza evasiva" ai processi a carico del gruppo Berlusconi. 

"Guilty fear". La "paura del colpevole". È l'avvocatessa inglese, Gillian Jones, che insieme con il collega Khawar Qureshi ha sostenuto davanti alla corte inglese, vincendo alla grande, le ragioni della Procura di Milano, a dire che forse è stata questa la molla per questa mossa autodistruttiva. Mills non immagina le tegola già in volo quando si ritrova a mezzanotte, con il suo avvocato, nella stanza 55, l'ufficio del sostituto procuratore Fabio De Pasquale. Lo hanno fatto parlare otto ore e all'improvviso "Mi viene mostrata - si legge nel verbale - la lettera del 2 febbraio 2004 diretta a Bob Drennam. Dichiaro che la lettera è stata scritta da me e sono molto turbato a rileggerla". 

Molto turbato: crolla. Spiega che i soldi gli sono arrivati da un manager Fininvest su indicazione - dice Mills - "del "dottore", che era il modo con cui abitualmente chiamava Berlusconi". È il 17 luglio del 2004, è la confessione: è la conferma della pista inglese. Il verbale si chiude all'una passata ed è quello che condanna Mills - ma non chi ha ordinato il pagamento - a quattro anni e sei mesi come "falso testimone".



La prova delle menzogne
 26 febbraio 2010 GIUSEPPE D'AVANZO
DAVID MILLS è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore. 

Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l'arcipelago di società off-shore creato dall'avvocato inglese. "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999). "Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Ansa, 20 giugno 2008). Bisogna cominciare dalle parole  -  e dagli impegni pubblici  -  del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione. 

Perché l'interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell'obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse. 

Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c'è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità. Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l'aspetto formale, come si è detto). Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così. Con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, David Mills dà vita alle "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le gestisce per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio "somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che lo ricompensano della testimonianza truccata. 

Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell'avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l'impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese. 

Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica. Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale. Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. Dunque, l'atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.

La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l'efficienza, la mitologia dell'homo faber, l'intero corpo mistico dell'ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo. 

E' la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere. La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell'ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell'infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica. Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l'ombra di quell'avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico. Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l'esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese. Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d'illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato. Non lascerà l'Italia, ma l'affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della "testa dei suoi figli".



Dal rinvio a giudizio con Mister B. alla prescrizione:
l'avventuroso processo all'avvocato Mills
Il legale ha testimoniato al Palazzo di Giustizia di Milano nel novembre 1997 e poi nel gennaio 1998
in due processi a carico del Cavaliere. Per l'accusa, sarebbe stato corrotto dal premier

ROMA - Il processo a David Mills, arrivato alla Cassazione, è nato dalle testimonianze che l'avvocato inglese, già consulente del gruppo Fininvest, ha reso in due processi. Il legale è  arrivato al Palazzo di Giustizia di Milano la prima volta nel novembre 1997 e poi nel gennaio 1998. E' stato testimone in due processi a carico del Cavaliere. Il primo per le tangenti pagate dal suo gruppo alla Guardia di Finanza, il secondo per i fondi neri e le tangenti pagate tramite la All Iberian, società estera della Fininvest (anche se Berlusconi, a lungo, ha negato di conoscerne l'esistenza). 

Nel 2004 il commercialista inglese di Mills scoprì 600mila dollari sul conto del suo cliente. E scrisse al fisco. L'indagine delle autorità di Londra, con i documenti tradotti, vennero mandati a Milano. Mills, interrogato, disse di aver ricevuto quei soldi da Carlo Bernasconi, nel 1999 (allora top manager di Fininvest, nel frattempo deceduto), e che poteva considerarli un regalo. Perché, furono le parole di Mills al suo commercialista in aula a Milano aveva fatto delle curve pericolose per tenere Mister B. fuori da un sacco di guai che gli sarebbero ricaduti addosso se solo avesse detto tutto quello che sapeva. Mills, insomma, è accusato di aver preso i soldi per aver mentito ai processi (soldi ricevuti dopo aver reso le testimonianze) e Berlusconi di aver corrotto un teste. Ecco le tappe principali del processo.

30 ottobre 2006. Berlusconi e Mills sono rinviati a giudizio per corruzione in atti giudiziari.

30 gennaio 2007. Fallisce il primo tentativo di fermare il processo: la Cassazione respinge la ricusazione di Fabio Paparella, il giudice che ha deciso il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 13 marzo 2007. 

18 gennaio 2008. Il tribunale accoglie la richiesta del pm Fabio De Pasquale di correggere l'accusa: la corruzione non si sarebbe consumata il 2 febbraio 1998, ma il 29 febbraio 2000. In pratica, la prescrizione slitta dal 2008 al 2010.

7 marzo 2008. Il tribunale accoglie la richiesta della difesa di Berlusconi di sospendere il processo in occasione della campagna elettorale per le elezioni del 9-10 aprile.

8 maggio 2008. Berlusconi torna presidente del Consiglio.

17 giugno 2008. La difesa di Berlusconi ricusa la presidente del collegio giudicante, Nicoletta Gandus, perché avrebbe manifestato "grave inimicizia" verso l'imputato.

26 giugno 2008. Il Consiglio dei ministri approva il "lodo Alfano", che sospende i processi alle alte cariche dello Stato.

17 luglio 2008. Respinta l'istanza di ricusazione contro la presidente Gandus.

22 luglio 2008. Il lodo Alfano è approvato definitivamente. Il giorno seguente, la legge è promulgata dal capo dello Stato.

4 ottobre 2008. Il processo a Berlusconi è sospeso, in base alla legge Alfano, ma prosegue per Mills.

17 febbraio 2009. Mills è condannato a 4 anni e 6 mesi; per i giudici, è stato corrotto da Berlusconi.

7 ottobre 2009. La Corte costituzionale giudica illegittima la legge Alfano; il processo a Berlusconi dovrà riprendere.

27 ottobre 2009. Respinto l'appello di Mills, resta la condanna a 4 anni e 6 mesi.

4 dicembre 2009. Riprende il processo a Berlusconi; il tribunale riconosce il legittimo impedimento di Berlusconi per partecipare al Consiglio dei ministri, ma non per l'inaugurazione di un cantiere a Reggio Calabria.

25 febbraio 2010. La Cassazione decide sul ricorso di Mills: il reato è prescritto, pur confermando la colpevolezza dell'imputato.