Magistrati in rivolta contro Berlusconi:
Toghe rosse per il sangue versato.
«Quello che è accaduto è inaudito. La parte che ha perso una causa utilizza i suoi giornali
e le sue tv contro il giudice  della sentenza. È un caso di gravissima intimidazione.
In alcune regioni italiane sono i mafiosi che mandano altri mafiosi sotto casa dei giudici».
Il No dei magistrati alle intimidazioni: Rispondiamo solo alla legge e alla Costituzione
le assemblee di protesta e di dibattito convocate dall'Associazione Nazionale Magistrati in tutta Italia, nascono dalla profonda e sincera preoccupazione per i continui tentativi di delegittimare ed intimidire sia la giurisdizione nel suo complesso, sia i singoli magistrati in relazione a processi specifici o in relazione delle sentenze pronunciate, Persino il rapporto tra istituzioni e organi di garanzia è stato messo in discussione.
Mentre la tensione e l'attenzione si concentrano su una impropria contrapposizione, di cui la magistratura è vittima, nulla di serio, concreto e duraturo viene proposto per restituire efficenza all'organizzazione giudiziaria e per ricondurre il processo alla ragionevole durata.
A questo appuntamento la magistratura arriva compatta: sia nelle componenti, sia con le spontenee e massicce adesioni agli appelli in favore del collega Mesiano. Cio' testimonia il sentimento di solidarietà ad un collega attaccato violentemente solo per aver fatto il proprio dovere, e che ha poi tenuto un comportamento esemplare; ma testimonia sopratutto il rifiuto verso qualsiasi intimidazione.
Forse certe strategie non nascono a tavolino. Ma neppure nasono dal nulla: dal "cappello umano" del magistrato che si vuole di parte, al calzino stravagante del giudice, che si vorrebbe dimezzato, piu' che terzo; alla stucchevole reiterazione di epiteti nei confronti di magistrati, ogni occasione sembra buona per denigrare l'ordine giudiziario e descrivere i palazzi di giustizia come sedi di partito frequentate da magistrati militanti. Nessun ufficio giudiziario merita queste infondate e ridicole definizioni, tanto meno quello di Milano. Da Milano, e dall'intero Paese, la magistratura ribadisce che intende continuare a vestire solo la toga e a rispondere solo alla legge. In primis alla Costituzione.
La giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati Roma 28 ottobre 2009.
IL PEDINAMENTO DEL GIUDICE MESIANO E' UNA VERGOGNA
Luca Palamara, Presidente e segretario dell'Associaziona Nazionale Magistrati 16 ottobre 2009 
Siamo esterrefatti e indignati per la gravissima campagna di denigrazione e di aggressione nei confronti del giudice
Raimondo Mesiano, da parte dei giornali e delle televisioni del gruppo Fininvest e della famiglia Berlusconi.
Ieri "Mattino 5", il programma di intrattenimento di Canale 5, ha pedinato il giudice Mesiano, filmandolo abusivamente
nei suoi spostamenti privati, peraltro assolutamente normali; e ciò nonostante definendo «stravaganti» i suoi comportamenti.

MILANO 29 ottobre 2009- «Se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue dei magistrati che hanno pagato con la vita la difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino». Il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, usa quest' unica frase per replicare alle ultime accuse del premier, che martedì in tv, intervenendo in diretta a Ballarò e commentando la condanna a David Mills, aveva affermato che «la vera anomalia in Italia sono i giudici comunisti di Milano». La misura è colma. Robledo usa parole forti, che compattano tutta la magistratura. L' Anm definisce «ridicole» le ultime sortite del premier: «Noi applichiamo solo la legge». Da Siracusa dà voce alla sua indignazione il procuratore Ugo Rossi: «Definire comunisti i colleghi delle procure che lavorano seriamente è inammissibile. Il lavoro dei magistrati, peraltro, trova poi conferma nelle pronunce dei giudici. Ed allora o siamo tutti comunisti o non possono esserlo solamente le procure». In serata, con tono garbato, replica anche il presidente della sezione d' appello milanese, da7vanti a cui martedì scorso Mills è stato condannato. «I magistrati - afferma Flavio Lapertosa - sono tecnici del diritto con il dovere dell' imparzialità e non giudicano in base alle proprie idee politiche». Il giudice abbandona la sua riservatezza per precisare meglio il messaggio. «Nessun magistrato del collegio che ha giudicato l' avvocato inglese è ideologizzato - sottolinea - . Non possiamo essere etichettati come "comunisti" solo quando emettiamo decisioni contrarie ai desideri dell' interessato. Ci tengo a precisare che proprio due anni fa abbiamo assolto Berlusconi nella vicenda Sme. Quindi, non si può dire proprio che siamo toghe rosse». Quanto alle accuse dell' avvocato-onorevole Niccolò Ghedini sul «processo lampo» subito da Mills, Lapertosa è lapidario: «I processi d' appello per loro natura hanno durata breve, in quanto si svolgono in poche udienze. Del resto, anche per il processo Sme l' iter fu veloce». Il fatto che, come hanno lamentato gli avvocati della difesa di Mills, non siano state ammesse nuove prove, rientra nel normale andamento del processo in fase di appello. «L' ammissione di nuove prove in secondo grado - spiega il magistrato - ha carattere di eccezionalità e si fa solo quando il giudice di appello non è in grado di prendere una decisione con le prove a sua disposizione». Nel caso in esame, «l' istruttoria fatta in primo grado dal tribunale è stata lunga e articolata - prosegue Lapertosa - in quanto è durata circa due anni, in cui sono state acquisite numerose prove documentali e testimoniali. Senza dimenticare poi che tutta questa vicenda ha preso l' avvio dalla confessione, anche se poi ritrattata, dell' imputato». Il clima che si respira in tribunale a Milano, soprattutto nelle ultime settimane,è pesante. Prima il "pedinamento" televisivo del giudice Raimondo Mesiano, "colpevole" di aver condannato la Fininvest a un risarcimento record, ma soprattutto messo nel mirino per il suo scatto di anzianità. Poi, l' instancabile ritornello del premier sui «giudici comunisti». Oggi, nell' aula magna del Tribunale milanese sarà presente Luca Palamara, presidente dell' Anm, per un' assemblea straordinaria. Un appuntamento nato proprio «dal clima di delegittimazione e intimidazione che ha visto episodi particolarmente allarmanti nell' ultimo periodo». - EMILIO RANDACIO


Un' infamia le accuse di faziosità se continua così sciopero inevitabile
29 ottobre 2009

ROMA - È stanco Giuseppe Cascini. Il segretario dell' Anm quasi non trova più aggettivi per difenderei suoi colleghi dagli attacchi del Cavaliere. «Troppi, continui, sempre più pesanti». Forse porteranno presto allo sciopero. Berlusconi vi chiama tutti «comunisti». Perché state scendendo di nuovo in guerra con lui? «L' accusa di faziosità politica è tra le più gravi e infamanti che si possa rivolgere a un giudice. Imparzialità e indipendenza sono beni primari del nostro sistema giudiziario e non possono essere messi costantemente in discussione in questo modo». È l' ennesimo insulto di Berlusconi: come reagite? «La situazione è ben oltre il limite di guardia. Non c' è decisione giudiziaria sgradita ai suoi desiderata cui non seguano aggressioni e insulti nei confronti del magistrato. Questo non succede in alcun paese al mondo. Sono molti i casi all' estero di processi intentati nei confronti di uomini politici, anche di rango elevato, basta pensare a quelli recenti in Francia, ma mai lì si è assistito a questa reiterata azione di denigrazione e delegittimazione. Né mai si sono visti tentativi così ripetuti e reiterati di interferire per legge sui processi». Condivide le parole del suo collega di Milano Robledo? «Molti magistrati italiani hanno pagato con la vita la loro fedeltà alle istituzioni e non è retorica ricordarne oggi il sacrificio di fronte a insulti così volgari». Oggi farete assemblee in tutt' Italia, quanto peseranno le riprese su Raimondo Mesiano? «Quello che è accaduto è inaudito. La parte che ha perso una causa utilizza i suoi giornali e le sue tv contro il giudice della sentenza. È un caso di gravissima intimidazione. In alcune regioni italiane sono i mafiosi che mandano altri mafiosi sotto casa dei giudici». La vostra base vi ha chiesto lo sciopero. Lo farete? «Continueremo a protestare contro questo degrado della vita pubblica, ma è certo che se si va avanti così sarà inevitabile giungere anche allo sciopero». Ma cosa la preoccupa di più in questo momento: gli insulti del premier oppure le leggine che Ghedini sta preparando? «Le offese ai giudici e, peggio, le accuse di faziosità politica o addirittura di perseguire disegni eversivi minano alla radice la credibilità del sistema giudiziario e sono un danno gravissimo per il Paese e per le sue istituzioni. Qualunque mafioso si sente oggi più libero di insultare i suoi giudici, di intimidirli, di minacciarli, di urlare al complotto ai suoi danni». E le leggi ad personam? «I continui interventi legislativi più o meno esplicitamente finalizzati a interferire su procedure giudiziarie in corso hanno finito per trasfigurare completamente il processo penale, trasformandolo in un mostro ingestibile. Come se non bastasse all' ipergarantismo selettivo di queste leggi si contrappongono misure fortemente repressive e securitarie nei confronti della devianza marginale. Con il risultato che le galere sono piene di poveri diavoli, mentre nelle aule di giustizia processi per reati gravissimi si concludono o con l' indulto o con la prescrizione». Ma tra prescrizione ulteriormente tagliata, legittimo impedimento obbligatorio, processi alle alte cariche trasferitia Roma cosa ritiene più dannoso? «Penso che questo modo di legiferare sia un danno in primo luogo per Berlusconi: non è pensabile continuare a cucire norme su una singola vicenda giudiziaria in quanto così si scardina il sistema e si viola palesemente il principio di uguaglianza». - (l.mi.)